C- 3 71 é
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPAM SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI K
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE B
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
VOL. XXXIL
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
M D C C C X L V.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
G
GOV
G.
rOVEBNATORE di Roma, Git-
hernator Roniae , Praefeclus Ur-
bis. Il più degno, come vice-camer-
lengo, dei quattro prelati di Mo-
chetti dignitari della Sede aposto-
lica, che governa l'alma Roma, ca-
pitale dello stato della romana
Chiesa, metropoli del cristianesimo,
e residenza del sommo Pontefice.
Egli è capo e presidente del tri-
bunale e congregazione criminale
del govwno, direttore generale di
polizia nei dominii ecclesiastici , e
presidente de' pubblici spettacoli. E
ancora il capo dei corpi politici
militari dei carabinieri e bersaglieri
pontificii , non che del corpo dei
vigili detti pompieri , e li dirige
tanto neir amministrativo che nel
disciplinare sotto la dipendenza del
cardinale segretario di stato.
Orìgine del governatore di Roma,
vice- camerlengo.
Anticamente e come dicemmo
.all'articolo Governatore (Fedi),
GOV
incominciando da Romolo, il pre*
fetto della città di Roma era uno
de' primi magistrati che la gover-
nava neir assenza dei re, de' conso-
li, e degli imperatori. II suo po-
tere fu alquanto diverso secondo i
tempii ed ebbe un'autorità molto
maggiore sotto gì' imperatori. Ave-
va soprattutto il governo della città
di Roma ; giudicava di tutti i de-
litti commessi nella città, e cento
miglia air intorno ; condannava a
morte senza appello, ed anche in
forza della Novella 62 aveva la
preferenza nel senato , e andava
avanti a quelli ch'erano stati con-
soli, ed erano di famiglia patrizia ;
aveva inoltre la sopraintendenza
de' viveri, della polizia, dell'ornato
e della navigazione. Eravi ancora
in Roma ne' tempi posteriori un
prefetto eh' era come un governa-
tore, ma molto diverso dall'antico;
poiché il suo potei'e non si estese
che a quaranta miglia fuori della
città, mentre quello dell' antica Ro-
ma , si estendeva a cento miglisi
6 GOV
come si è detto. V. Prefetto ni
Roma. Quando gì' imperatori d' o-
)-ìente nei VI secolo chiamarono
esarcato quella parte d' Italia che
dalle invasioni barbariche era re-
stata soggetta al loro dominio, ne
appellarono Esarca {Vedi) il gover-
natore. Ne fu primo Longino, che
nel 568 stabiTi sua sede Ravenna,
dando il titolo di Duca {Vedi) al
governatore di Roma. Questa città
fu per lungo tempo governata dai
greci a mezzo di tal duca , che
r esarca spediva da Ravenna ; e
l' ultimo di questi governatori o
duchi terminò nell'anno 726 o ver-
so il 780, quando i romani spon-
taneamente conferirono la sovranità
del ducato romano al Papa s. Gre-
gorio II, dopo avere cacciato da
Roma il duca che abitava il resto
del palazzo imperiale sul colle Pa-
latino. JNel pontificato di s. Leo-
ne III, che mori nell'anno 8i6,
già i Papi chiamavano duchi i
governatori che ponevano nelle cit-
tà ; in Roma pe*ò per alcun tem-
po governò il Patrizio (Vedi), in-
di tornò a riprendere autorità l'an-
tico prefetto, e nel secolo XII con
maggior potere, ma ligi agli impe-
ratori da' quali ricevevano il manto
della dignità; finché Innocenzo III
Io costrinse nel 1 198 a prestargli
il giuramento di ubbidienza e fe-
deltà, diminuendosi quindi a poco
a poco il suo potere. In vece si
pumentò quello del cardinale Ca-
merlengo della santa romana Chie-
sa ( Vedi), che divenuto primario
ministro pontifìcio , gli restò ad-
dossato il principal peSo del gover-
no politico, e 1' universale ammi-
nistrazione degli affari economici
nei dominii della Sede apostolica;
p siccome non poteva bastare alla
ijipltepjicilà delle sue inctimbenze,
GOV
si elesse alcuni ministri por coa-
diuvarlo nell' esercizio della carica,
che poi vennero nominati dai Papi.
Elessero diverse volte i cardinali
camerlenghi un vice-camerlengo, di
alcuni de' quali ce ne dà notizia
Gaetano Marini negli Archiatri
pontificii y come di Berengario di
Securreto della diocesi di Vaison,
chierico di camera, e vice-camer-
lengo del Pontefice Gregorio \ ai
19 luglio 1274» g'^ custode della
camera , essendo camerlengo Gu-
glielmo di s. Lorenzo ; di Pietro
Accoramboni da Gubbio, chierico
di camera nel i3o4, e vice-camer-
lengo del Papa Clemente V nel
i3o8; di Corrado Caraccioli ve-
scovo di Mileto, che da vice-ca-
merlengo Bonifacio IX fece camer-
lengo a'3o marzo 139T, non che
arcivescovo di Nicosia, e poi car-
dinale; e di Benedetto Guidalotti
di Perugia chierico di camera, no-
minato luogotenente del camerlen-
go o vice-gerente nel camerlenga-
to, vice-canierarii locumtenens , da
Martino V nel 1424. Prima del
Guidalotti era stato, come dovre-
mo ripetere, dal camerlengo Con-
ziè, assente dalla curia papale per
attendere alla legazione di Avigno-
ne, dichiarato suo vice-gerente nel
camerlengato Lodovico Alamandi
poi cardinale, deponendo da tal
grado Giovanni patriarca d' Antio-
chia, nominato nel ì^ì5: ]\Iarlino
V approvò la deputazione dell' Ala-
mandi in vice-camerlengo.
Inoltre il cardinal camerlengo
si elesse anticamente un uditore
che poi divenne uditore generale
della camera, un governatore per
la città di Roma, perchè vegliasse
agli affari criminali della città e
suo distretto, ed un tesoriere che
poscia fu il tesoriere generale, dap-
GOV
poiché le dette tre cariche essendo
divenute principalissime , vennero
nominate con maggiore giurisdizio-
ne e<l autorità dai Pontefici. JNel
capitolato e pace conchiusa a' 27
ottobre 14^4 ^'"^ •' Pontefice In-
nocenzo VII, ed il popolo romano,
fra le altre cose venne stabilito,
che si dovessero eleggere i sette ri-
formatori della repubblica romana,
unitamente a tre altri cittadini du
deputarsi dal Papa ogni due mesi,
cioè i conservatori, e che fosseio e
si chiamassero governatori dtlV al- '
ma città, ed il loro ufficio fosse di
spendere pei bisogni della repub-
blica, amministrar le sue rendite,
e pagare le provvisioni e regalie
al senatore di Roma e suoi offi-
ciali , senza però intromettersi nei
negozi civili e criminali estranei
alla camera. Francesco di Conziè
o Congié arcivescovo di Narbona
deputato al governo di Avignone,
benché camerlengo di s. Chiesa ,
mentre stava al concilio di Costan-
za, dichiarò nel luglio i4i7 per
suo luogotenente nell' uffizio del ca-
merlengato, e finché fòsse per du-
rare la sua assenza dalla curia ro-
mana, il suddetto suo nipote Lo-
dovico Alamandi. Divenuto Ponte-
fice nel medesimo concilio agli 1 1
novembre \^i'j Martino V, questi
confermò l' Alamandi nella carica
di vice-camerlengo, con bolla dei
21 dello stesso mese, dicendo in
essa. " Ti eleggiamo per luogote-
nente del nominato Francesco no-
stro camerlengo, e nella di lui as-
senza per quel tempo in cui sarà
lontano dalla curia romana , con
1' uffizio, giurisdizione, grazie, sigil-
li, onori, e pesi soliti e dovuti al
camerlengo della Sede apostolica
prò tempore. Anche alla pienezza
di fede su quelle cose che vengono
GOV y
ordinate allo stesso camerlengo dai
sommi Pontefici, ti si debba asso-
lutamente credere. Anche ti eleg-
giamo cappellano, commensale con-
tinuo della prefata sede, e nostro
cameriere con 1' uso del rocchetto,
cappa, cappello, chiavi, ed altre in-
segne di tal fatta, solite a conce-
dersi ai camerlenghi , cappellani ,
commensali, e camerieri. Decretan-
do, che quelle cose le quali in ap-^
presso saranno a te commesse da
noi coir oracolo della nostra viva
voce, o che per te o per altri per
tua delegazione saranno ordinate
onde si eseguiscano coli' oracolo del-
la stessa nostra viva voce, abbiano
quel vigore come se tu fossi ca-
merlengo nostro, e della Sede apo-
stolica, e come se a te fossero sta-
te ordinate e commesse mediante
una bolla ". Il Garampi nelle Os-
servazioni sul valore delle antiche
monete pontifìcie, avverte che il
vice-camerlengo dopo avere eserci-
tato il suo officio sotto il Papa che
lo avea fatto, veniva cambiato dal
nuovo Pontefice, il quale eleggeva
un altro individuo a vice-camer-
lengo. Dalla costitu/.ione 175 di
Sisto V, presso il ^pm. V, part. I,
Bull. Magn. et in Jppend. con-
st. 44> s' rileva che il vice-camer-
lengo era un offiziale della santa
Sede ch'esercitava apposito uffizio,
e che fornito delle ordinarie facol-
tà in alcuni atfari e cause, faceva
le veci del cardinal camerlengo, e
che talvolta fu diverso dal gover-
natore di Roma ; e che in appres-
so il titolo di vice-camerlengo, cam-
biate alquanto le cose, si riunì nel
governatore di Roma.
Il medesimo GaramjM, loco cita*
to, p. i57, nella nota 1, dice che
il titolo di governatore fu nel se»
colo XV assai più cospicuo, e moU
8 GOV
to meno comune di quello che sia
al presente : governatori erano i
presidi delle provincie con facoltà
amplissima, poiché se un cardinale
vi risiedeva appellavasi legato ; se
un prelato, per lo più uvea il titolo
di governatore. Il simile praticossi
anche nelle città più cospicue, dove
a contenere a freno il popolo sole-
vasi costituire un governatore : co-
sì fece Eugenio IV nel i434> ^'"
lorchè dovette allontanarsi da Ro'
ma, avendovi costituito per gover-
natore Giuliano arcivescovo di Pisa,
il Garampi dice nel i436. Il Pa-
pa fuggì dalla città per la ribellio-
ne di alcuni romani, sollevatisi pei
danni che ricevevano da Nicolo
Fortebraccio, onde posero in pri-
gione il cardinal Condulmieri, ca-
merlengo di s. Chiesa, e nipote del
Pontefice. Dice inoltre il Garampi,
che si credè per avventura, che il
vice-camerlengo , benché ricevesse
le sue facoltà immediatamente dal
Papa, pure non fosse sufficiente a
potere con questo solo titolo esclu-
dere in molti casi le giurisdizioni
privative di altri tribunali, ed in
jspecie del maresciallo della curia, e
del senatore di Roma. Pertanto fu
munito di più estese facoltà, e de-
corato con un titolo che quasi equi-
valeva a quello di legato apostolico,
appellandosi Gubernator in alma
Urbe, ejiisque territorio et districlu,
et in camera apostolica vicecame-
rarius , et camerarii locumlenens.
Altrettanto dice il eh. Olivieri nel-
la sua dotta opera, Jl senato ro-
mano, a p. 287, con qualche diver-
sità che qui noteremo. Con breve
pontificio de' io febbraio i434 fu
eletto senatore di Roma Biagio de
Narni, sotto il quale il popolo ro-
mano si levò a tumulto, e carico
di ferite il senatore fu deposto dal'
GOV
r officio; furono ad esso sostituiti
sette cittadini col titolo : guberna^
tores libertatis romanorum, senalO'
ris qfficium exercentes , ec. Tro-
vandosi i romani molto più mala-
mente governati, nel dicembre circa
del 1434» deliberarono ritornare
air ubbidienza di Eugenio IV clie
erasi ritirato in Firenze , il quale
neir allontanarsi da Roma, essendo
in carcere il cardinal camerlengo,
costituì un vice-camerlengo che si
appellò Gubernator in alma Urbe,
ejusque ea Indi a questo offiziale
furono dal Papa concesse più eslese
facoltà di quelle dategli dallo stes-
so Papa immediatamente dopo la
sua partenza da Roma, onde esclu-
dere in molti casi le giurisdizioni
privative di altri tribunali, ed ia
ispecie del maresciallo della curia,
e del senatore, ed in progresso di
tempo questo officiale da straordi-
nario eh' era stato creato, passò ad
essere ordinario. Così ebbe origine
il governatore di Roma, e comin-
ciò fino da questo a diminuirsi la
giurisdizione del senatore, mentre
la carica di prefetto di Roma era
divenuta più onorifica che autore-
vole : r ultimo prefetto di Roma
fu d. Taddeo Barberini, creato dal-
lo zio Urbano VIII nel i63i.
Giurisdizione, autorità, prerogative
e privilegi del governatore di
Roma, vice-camerlengo j e del
tribunale del governo.
Il cav. Lunadoro nella Relazio-
ne della corte di Roma, dell' edi-
zione antica del 1646, a p- G'j,
ecco quanto dice di monsignor
governatore di Roma, il quale, co-
me aggiunge a p. 244> pi'ecede
al senatore di Roma, agli amba-
sciatori, ec. , perchè è la prim^i
GOV
persona in Roma dopo i cardina-
li. » 11 governatore di Roma nel
civile, nel quale ha ordinariamen-
te due luogotenenti, conosce le
cause di salari e delle mercedi
sommariamente, e manu regia, e di
dare ed avere di povere persone.
£ nel criminale , nel quale tiene
un luogotenente, ha generale giu-
risdizione in Roma, e prevenzione
con tutti i tribunali : ha molti
giudici, un capo notaro, il quale tie-
ne sotto di sé molti scrittori, gli
emolumenti del quale vanno alla
Carità (cioè all' arciconfraternita),
chiamandosi quel notariato della
Carità : ha bargello con trecento
birri ; e quando sua signoria illu-
strissima (ora ha il titolo di ec-
cellenza reverendissima) va per Ro-
ma, con duce buona guardia d'a-
labardieri, vestiti lutti ad un mo-
do, a spese della reverenda came-
ra apostolica, e sono soldati ita-
liani, ed hanno il loro capitano di
guardia, che suol essere un fami-
gliare di monsignor governatore,
pure pagato dalla reverenda came-
ra ". 11 medesimo Lunadoro fu
ristampato ed accresciuto nella sua
Relazione^ e nel 1774 con illu-
strazioni del celebre Francescan-
tonio Zaccaria. Nel tom. II, cap.
XXXI, Del governatore ili Rorna^
e della congregazione criminale
del governo, si legge come appres-
so. » Soleva il cardinale camer-
lengo sceglierai più ausiliari mi-
nistri, onde poter abbracciare in-
teramente il ministero tutto della
vasta sua giurisdizione. 11 princi-
pale di detti ministri era da lui
destinato in sua vece al governo di
Roma, e perciò governatore della
città e vice-camerlengo appella vasi,
e così appellasi pur di presente. Col-
r andar poscia degli anni addiveu*
GOV 9
ne, che i sorami Pontefici vollero
riserbare a sé medesimi l'elezione di
tale governatore, al quale, avendo e-
glino compartite particolari facoltà,
accordarono che costituire potesse
un tribunale suo proprio, f^. il
cardinal Petra , Comment. conslit.
apost. t. IV, ad const. I, Urbani
VII, n. 10. Innalzato viene a que-
sta dignità imo de'pih insigni e be-
nemeriti prelati della santa SeAe^
trascelto per lo più dal ceto dei
chierici di camera, e consacrato
ordinariamente vescovo. Tal posto
è risplendentissimo più che qualun-
que altro, poiché rimane fregiato
da più e più ornatissimi privilegi
e diritti, e suolsi confermare anche
in sede vacante. Una volta tal ca-
rica era instabile, e durava sino
a prescritto tempo ; ora chi l'oc-
cupa non viene rimosso, se non
che per essere eletto alla dignità
cardinalizia. V. Santa Maria, Notit.
Rom. dir. p. 2 55. Il governatore
di Roma, quale vice -camerlengo,
precede gli altri chierici tutti, e ri-
mane in posto superiore ai mini-
stri, prelati, patriarchi , ed agli
ambasciatori, s\ nelle cavalcate che
nelle cappelle. Esce in pubblico
vestito di rocchetto scoperto, col
corteggio di carrozze tirate da ca-
valli guarniti di Hocchi neri al
capo, e custodito ai lati da schie-
ra di soldati a piedi muniti d'ar-
mi, ed uno de' famigliari di lui
porta nelle solenni funzioni il
bastone di comando^ che al gover-
natore è restituito da sua Santità
il giorno che viene creato. »
» E siccome il cardinal vicario
ha piena autorità sopra tutte le
cause civili , che hanno riguardo
a persone ecclesiastiche ed a luo-
ghi pii, cos'i il governatore di Ro-
ma abbraccia non solamente la
IO GOV
cause criminali e della città e del
<lislrelto, ma ancora 1? controver-
sie civili vertenti tra secolari e
laiche persone. Si deve inoltre
avvertire, che quanto alle cause
di n>ercede, e le «tesse persone ec-
clesiastiche, e le medesime case re-
iif^iose possono essere convenule
innanzi al governatore medesimo,
benché vi s'interponesse per anche
l'obbligo canitrate, non altrimenti
che viene a' laici permesso di ri-
correre al tribunale del cardinal
▼icario per cause di simil falla.
f^. la costit. 1 14 di Benedetto
XIV, Roinanae Curiae, e la 21
dello slesso Pontefice pubblicala
a'2 1 dicembre i'j\S, che permet-
te al governatore di frammischiar-
si in quelle sole cause di ecclesia-
stici, o di luoghi pii, che non ol-
trepassano la somma di scudi
venticinque. Egli medesimo pre-
siede alla congregazione criminale
del governo, che si tiene nelle di
lui stanze ogni martedì di ciascu-
na settimana ; a questa congrega-
zione intervengono i due prelati
assessori del governo , 1' avvocato
della reverenda camera apostolica,
l'avvocato de'poveri, il procurato-
re fiscale generale, i luogotenenti,
i sostituti numerari, il procuratore
de'poveri, altro procuratore e no-
laro per la Carità. 11 governatore
non porge mai voto, ma conside-
ra i sulFragi, attende le concoi*-
danze o discordanze dei voti, e
rende di tutto informala sua San-
tità allorché si porla all' udienza,
cioè il mercoledì e sabbato, quan-
tunque a lui sia permesso ancor
di porlaivisi qualunque altra vol-
ta il richieggano le circostanze,
lìgli ha inoltre più altre facoltà
ed incumbenze, e specialmente in-
torno agli aliali della congregazio-
GOV
ne della visita delle carceri. Così
in tempo di carnevale interviene
egli coi conservatori di Roma al-
le pubbliche corse, che dipendono
dai cenni di lui; e non può per-
sona veruna mascherarsi, se prima
uscito non sia alla luce l'editto da
lui promulgato a tal elfetlo. I dus
assessori sono prelati^ ed abbrac-
ciano le cause criminali spettanti
al governo. V ha un luogotenente
civile, eletto pure dal Pontefice,
il quale pressoché tutti li giorni
della settimana decide le civili
controversie nel foro stesso del go-
verno. Havvi un secondo luogotenen-
te, e v'ha pure l'uditore del gover-
natore medesimo; questo uditore
gli assiste nello studio delle cause
civili, e i()rma gli oppoi1:uni atti
e decreti a nome di lui. Vi sono
ancora più luogotenenti sostituti
numerari e soprannumerari; v'ha
dieci nolari sostituti col loro ca-
po, e col sostituto di quello ; v'han-
no in ultimo luogo più squadre
di birri col loro capitano, detto il
bargello di Roma : le accennate
persone sono tutte addette all' at-
tuale servizio di questo tribunale.
V. il cardinal de Luca, Rtlal. Rom.
Cur. disc. 36, num. 18 ".
Ottaviano Vestii, nella Pratica in
romanae aulae actionein, eie. , Ro-
mae 1609, nel lib. II, cap. V
traila De Gubernatove Urbis ejus-
que auditorio, et ditione, e dal
sommarium che riportiamo si po-
trà rilevare ciò eh' egli dice. i.
Gubernator Urbis intra quadrage-
simum dumlaxat lapidem jurisdi-
ctionem habet. 2. Curia Sabello-
rum, quae sic appellatur, est ma-
rescallus Urbis, et de ejus polesta-
te. 3. Praevenlio locum habet
inter curiam Sabellorum et sena-
torem Urbis. 4- Gubernator Urbis
4.
GOV
excommunicare non valet etiam in
oiussis vigore obbligalionis in for-
nia carti. 5. Giibernatoris oi'ficium
in quo consistat. 6. Gubernator
duos vicarios habet. 7. Judicandi
ratio niultiplex fuit olim Komae
in capitalibus judiciis. 8. Parrici-
dium anliquitus non soliim paren-
tis, sed cujuscuraque honiinis cae-
des appellabatur g. Gubernator
Urbis aequiparatur quaestoii , et
praefecto Urbis. Jacobo Coliellio
nella Notitia cardindlatus , etc. ,
roinanae aulae qfjìcialibus , Ro-
inae iG5i3, discorre al cap. XL:
Di'. Fice-camerarìo , et Guherna-
tore Urbis. I punti principali so-
no: Gubernator Urbis appella-
tur etiam \icecamerarius. Guber-
nator Urbis quare sic dictus. Gu-
bernatoris Urbis praeeminentiae ,
ac f'acullates quales sint ; et de i-
psius oiIìcialii)us. Gubernator Urbis
praefccli Urbis similitudineni gerit.
Gubernator Urbis antiquitibus mi-
litaribus indulus vestibus. Guberna-
toris Urbis baculus quid signiflcel.
Ilunoldo Pietlemberg gesuita, nella
Notitia congtTgationnm et tribuna-
Uumcuriae romanae ,\V\\(\e%\i i6g3,
nel cap. XIV, De Camera jépo-
statica, § 4? ^^ Gubernatore Ur-
bis Romanae , premette questo
sommario al suo trattato, i. Gu-
bcrnatori commissus est gladius
Ecclesiae tcmporalis. 2. Quo licet
dignior sit gladius spiritualis audi-
toris. 3. Praecedit tanien guber-
nator camerariumj caeterosque of-
lìciales, etiam oratores principum.
Cognoscit causas civiles et cri-
niinales, sed istas cuni limitatione.
5. Mas vero^ et causas publicae
quiclis piaecipue. 6 et 7. Privi-
legia gubernatoris, 8. In civilibus
liabet unum locumtenentem. g.
Ubi et quando bue ju^ dicat. 10.
GOV II
Ad quem fìat appellatio a locum-
tenente. 11. Locumtenenlis cmo-
lumenta. 12. Duos babet locum-
tenenles ciiminales cum substìtutis,
ubi et quando babeatur tribunal
criminale, et qui intersint. i3. Mo-
dus in eo procedendi. Inoltre a
p. 143 e seg. il p. Plettemherg
parla : Gubernatores nominantur in
consistoriis secretis, et eorum ju-
risdictio. Gubernatoribus commit-
titur legatio per breve aposto-
licum.
Sisto V con la costituzione
Eomanus Ponti/ex, data XV jul,
i5go, confermò al governatore di
Koma le facoltà come vice-ca-
merlengo. Clemente IX nel 1G67
abolì la carica di governatore di
Borgo, il tribunale e le carceri, ed
aflìdò la giurisdizione al governa-
tore di Roma come vice-governa-
tore di Borgo, di che ne trattam-
mo all'articolo GovEn.vATonE, tranne
r epoca della sede vacante in cui
tale giurisdizione la consegnò al
governatore del conclave. Inno-
nocenzo XII concesse dei privile-
gi ed esenzioni agli alabardieri di
monsignor governatore di Roma.
Clemente XII nel 1732 soppresse
l'ofllzio di governatore del concla-
ve, di che pure parlammo al ci-
tato articolo Governatore, destinò
in vece governatore perpetuo del
conclave il prelato maggiordomo
prò tempore, conferendo al gover-
natore di Roma, anche in sede
vacante, la giurisdizione di Borgo
e Città Leonina. Dipoi Clemente
XII col chirografo Avendo noi op-
portunamente provveduto colla fab-
brica delle carceri nuove annesse
air ospizio di s. Michele a Ripa-
grande, sottoscritto a' 17 maggio
1738, e diretto a monsignor Mar-
cellino Gorio governatore, stabili
li GOV
cVie non si potessero trasmettere
e ritenere nelle carceri suddette per
le donne, se non quelle condan-
nate ad effettiva relegazione , e
che queste prima dovessero tras-
portarsi alle carceri nuove , per
ivi descriversi in cancelleria i no-
mi, cognomi, padre , patria, età,
delitto pel quale erano condanna-
te dai tribunali di Roma e dello
stato a qualche pena, rimettendo
1' esecuzione di tali prescrizioni ai
prelati governatori prò tempore ,
perchè a questi dovevano tutti i
capi de' tribunali di Roma e dello
slato dare parte delle donne che
condannavano. Attribuì ancora Cle-
mente XII ai governatori il prov-
vedere dette carceri di tutti i ne-
cessari ministri sì per la custodia
che per la salute delle anime,
con analoghi stipendi, come pure
la privativa amministrazione delle
medesime, e giurisdizione se le de-
tenute ivi avessero commesso qual-
che delitto. In seguito avendo il
tribunale del cardinal vicario tras-
messo più volte alle carceri di s.
Michele donne disoneste, rilenen-
dole ad arbitrio , Benedetto XIV
nel 1746, confermando il decre-
tato da Clemente XII, proibì sif-
fatte innovazioni. Inoltre Benedet-
to XIV con la costituzione Rerum
hiimanariwt, data a' 16 dicembre
1747, Bull. Magn. t. XVIIj p.
1 1 5, provvide al buon regolamen-
to del tribunale del governo, e fra
le molle altre cose prescrisse il
numero de' giudici, cioè due luo-
gotenenti, al primo de'quali fosse-
ro assegnati cinquanta scudi il
mese, e al secondo quaranta, oltre
la mancia per Natale di trenta
scudi per ciascuno; due loro sosti-
tuti, il primo con trenta scudi il
mese, il secondo con venticinque ;
GOV
qualtio sostituti fiscali con quin-
dici scudi mcnsuali per ciascuno;
sei sostituti fiscali soprannumerari
con dieci scudi al mese per uno;
oltre il capo notaro e suo sostitu-
to primario, il quale farebbe anco-
ra le funzioni di segretario, e dieci
notari sostituti con scudi dieci al me-
se per cadauno. Pel trasporto dei
condannati alle galere, dispose che
la camera apostolica pagherà al
bargello mille scudi 1' anno. Con
altra poi del 1749» Justiliae già-
dium, de' 22 maggio, e moto-pro-
prio. Avendo noi passala, presso
il Bull. tom. XVIII, p. 40, sta-
bilì Benedetto XIV il metodo che
doveva osservarsi nel medesimo
tribunale del governatore di Roma,
nelle sue settimanali congregazioni
e nella visita de'carcerati, aggiun-
gendo al dello governatore altri
due ponenti , che sieno ponenti
del governo ed assessori. Confermò
ai governatori di Roma, anche in
qualità di vice-camerlenghi di s.
Chiesa, tutte e singole facoltà e
preminenze che godevano in vir-
tù del breve di sua deputazione.
Prescrisse che i bargelli, tanto di
Roma che di campagna, dovesse-
ro tenere completi i rolli dei bir-
ri, e quelli di campagna coi loro
cavalli. Dispose alcune provviden-
ze contro gli oziosi, e di vigilanza
sui pellegrini. Finalmente col mo-
to-proprio , Animati dal giusto,
sottoscritto a' 7 novembre 1 749»
presso il loco citato, p. 4^, Bene-
detto XIV prescrisse quali debba-
no essere i giudici, relatori, difen-
sori e notari nel tribunale del go-
verno, e di altri Tribunali di Ro-
ma {f^edi).
Pio VII con la costituzione Pos-
diuturnas , terlio kal. novcmbris
i8oo, De jurisdictionibus tribuna*
GOV
liurn, et judicum criminalium, fu-
diciorum forma ec, molte cose pre-
scrisse pel migliore ordinamento del
tribunale del governo, massime coi
numeri 36, sulla congregazione del
tribunale ; 44> sul ministero parti-
colare del governo ; 55 e seg. sul-
l'onorario dei magistrati ed impie-
gati del tx'ibunale, ec. Nel capo poi
De aliis instilutionibus, nel num. 3
sì stabilisce un uffizio di polizia
composto di due soggetti col nome
di ufiiziali di polizia, sotto l'imme-
diata dipendenza di monsignor go-
vernatore; nel num. 5 si dice che
al bramato effetto della polizia e
tranquillità pubblica di Roma sa-
ranno eletti per organo della se-
greteria di stato tre deputati per
ciascun rione col titolo di Presi-
denti del Rione, ì' uno del ceto de-
gli ecclesiastici, l'altro del ceto dei
cavalieri, il terzo di quello de' cit-
tadini, i quali avranno una parti-
colare ispezione su tutto ciò che ris-
guarda il costume, l'educazione del-
le famiglie^ e la concordia fra i pri-
vati; invigileranno sugli oziosi, vi-
ziosi ed irreligiosi; comporranno le
private dissensioni, risse, ec. ; pro-
cederanno secondo le materie cou
intelligenza de' parrochi, ed opere-
ranno a mezzo d'insinuazioni, cou-
sigli, e ne' casi di bisogno coli' ar-
resto personale; in caso d'inutili-
tà delle loro insinuazioni , giusta
r indole degli affari , ne faranno
rappresentanza o al cardinal vica-
rio, o a monsignor governatore di
Roma, a* quali inoltre daranno cou-
to dello stato dei rispettivi rioni
una \olta il mese, dichiarandosi
che la loro rappresentanza deve
essere distinta, onorata, ubbidita e
rispettata.
Le attribuzioni della direzio-
ne geqerale di polizia si esteu-
GOV i3
dono nella sorveglianza in genere
per tutto ciò che si riferisce allo
spirito pubblico ; al regolamento
disciplinale de' luoghi di reclusione
e di condanna per titolo politico ;
alle misure di prevenzione pel man-
tenimento del buon ordine, per ga-
rantire la pubblica e privata sicu-
rezza, per impedire ogni specie di
delitti ; alle misure correzionali e
di punizione sulle contravvenzioni
alle leggi e regolamenti di polizia,
ed altro riferibile a materie preto-
riali. Quanto alle indagini , esse si
fanno per la scoperta de' delitti oc-
culti, per l'arresto de' delinquenti
e disertori ec. Le provvidenze ri-
feribili alla sanità pubblica sono
per impedire lo sviluppo dell'idro-
fobia, l'ammasso di sostanze fetide,
la vendita di commestibili nocivi ec;
gl'incendi, gli annegamenti ed altri
infortunii. Inoltre la polizia rilascia
patenti per l'apertura ed esercizio del-
le botteghe, pel trasferimento e voltu-
ra delle medesime ; ai vetturini, fac-
chini e servitori di piazza. Rilascia
i permessi per le corse , spari ed
altre dimostrazioni di pubblica al-
legrezza , pei cantanti e suonatori
ambulanti, pel porto d'armi da cac-
cia ed a personale difesa , per la
reposizione de' fieni, per l'apertura
nelle ore vietate delle botteghe di
pubblico concorso. Rilascia ancora
i passaporti e i visti alle carte di
sicurezza ai viaggiatori statisti o
stranieri ; ed alle porte di Roma
tiene degli ufficiali civici incaricati
della ispezione de' passaporti. La
direzione generale di polizia ha cor-
rispondenza diretta con tutte le au-
torità delle Provincie dello stato
pontificio, e dirama gli ordini , ed
ha corrispondenza coi suddetti pre-
sidenti regionari di Roma, e coi go-
vernatori della Comui'ca.
i4 GOV
Finalmente nel niim. 6 della co-
stituzione Post cliiilurnas si dice ,
che sarà nominata dalla segreteria
di stato una deputazione di cava-
lieri, per la sopiaintendenza ad o-
gni sorte di pubblici spettacoli del-
la città di Boma , rimanendo per
altro presso i prelati governatoli
l'emanazione del permesso degli
spettacoli, tutto ciò che appartiene
alle persone privilegiate, il diritto
della legislazione da pubblicarsi pel
buon ordine e tranquillità degli
spettacoli stessi, l'esercizio delle pe-
ne sui trasgressori , e tutto ciò in
somma che può impegnare l'auto-
rità coercitiva e giudiziale. Salva
poi la giurisdizione del cardinal vi-
cario sulle qualità morali degli spet-
tacoli, che per essenza del suo mi-
nistero ad esso privativamente ap-
partiene, e salva ancora la giuris-
dizione sulla qualità politica dei
medesimi a monsignor governato-
re, d' intelligenza col cardinal se-
gretario di stato; nel resto appar-
tenga alla nuova deputazione la
decenza dello spettacolo che si rap-
presenta , i mezzi della rappresen-
tanza, la definizione delle partico-
lari differenze fra gli a potanti e
gli apocati, che non hanno bisogno
di discussione giudiziale, la vigilan-
za dell'esecuzione delle leggi pro-
mulgate dai governatori , le prov-
videnze sul fatto alle piccole con-
troversie che nascono fra gli spet-
tatori , e finalmente tutlociò che
contribuisce nell' interno e nell' e-
sterno regolamento al decoro del-
lo spettacolo, ed alla quiete e buon
ordine pubblico, tenendo a giorno
monsignor governatore dei loro or-
dini e disposizioni. Possono final-
mente prevalersi della forza fino
all'atto inclusivo dell'arresto, ren-
dendone inteso dopo l'esecuzione il
GOV
ministro del governo destinato allo
spettacolo quali mque siasij aflincliè
monsignor governatore entri ad
esercitare la sua potestà coercitiva
sulle rappresentanze de' cavalieri
suddetti , ai quali inoltre a tutti
gli accennati effetti sarà dato gra-
tuitamente un luogo convenevole
in ciascuno spettacolo ad arbitrio
del governatore, e che servirà co-
me di luogo di loro residenza. Le
erudizieni sugli spettacoli si posso-
no leggere in diversi articoli del
Dizionario f massime a Giuochi e
Teatri.
ilVel i8i5 si pubblicò in Roma
per la terza volta il libro intitola-
to , Pratica della curia romana ,
dove a pag. 2 5, cap. IV, Del tri-
bunale del governo e sua giuris-
dizione, si dice che questo tribu-
nale ha due giurisdizioni, civile e
criminale, e si descrive la giurisdi-
zione ed organizzazione civile e cri-
minale secondo le leggi d' allora.
Quindi Pio VII a' 6 luglio i8i 6
pubblicò il moto-proprio. Quando
per ammirabile disposizione , nel
quale sono diverse disposizioni ri-
guardanti monsignor governatore
di Roma e il tribunale del gover-
no. Siccome poi all'articolo 243 si
promettevano disposizioni sulla for-
za esecutrice, con editto del cardi-
nal Consalvi suo segretario distato
de' 2 3 del successivo ottobre, sul-
l'organizzazione della polizia di Ro-
ma e dello stato pontificio, che in-
comincia con queste parole: Ogni
colta nazione riconosce i regola-
menti di polizia come basi primor-
diali dell'ordine pubblico ( Il Di-
zionario della lingua italiana, de-
finisce Polizia: La vigilanza del
magistrato civile , per la quale si
preveggono e si evitano i delitti, e
si mantengono le città sicure 'e
GOV
tranquille), slabilì le presidenze
regionarie, ed il corpo de' carabi-
nieri pontificii , dichiarando quelle
e questi dipendenti dal prelato go-
Ternatore di Roma, che dichiarò
capo della polizia, aggiungendo ai
suoi titoli quello di Direttore ge-
nerale della Polizia. Della forza
esecutrice degli antichi birri e dei
loro bargelli se ne tratta all'arti-
colo Birri [P^edi); delle presiden-
ze regionarie di Roma , e dei ri-
spettivi presidenti, al voi. Vili, p.
7 1 e seg. del Dizionario ; e del
corpo politico-militare de' carabinie-
ri pontificii all'articolo Milizie Pon-
tificie. In seguito Pio VII a* 22
novembre 1817 emanò il molo-
proprio, Nello stabilire in tutto il
nostro stato, dove sono molte di-
sposizioni risguardanti il prelato
governatore di Roma ed il tribu-
nale del governo. Altre leggi si
possono vedere nel moto-proprio
di Leone XII, Nel compiere il pri-
mo anno, pubblicato a' 2 i dicem-
bre 1827. Questo Papa emanò an-
cora altre leggi , e dichiarò presi-
dente del corpo de' vigili detto dei
Pompieri [Fedi), il governatore di
Roma. Finalmente il regnante Pon-
tefice Gregorio XVI , colle note
nuove leggi ci diede un regolamen-
to legislativo e giudiziario per gli
affari civili, il regolamento sui de-
litti e sulle pene, ed il regolamen-
to organico di procedura crimina-
le. Con tali disposizioni molte cose
appartengono al prelato governa-
tore ed al' tribunale del governo,
il quale al presente si compone
come si riporterà qui appresso. Le
disposizioni emanate da Leone XII
e da Giegorio XVI , con quanto
spetta a monsignor governatore e
suo tribunale, autorità di giurisdi-
zione ed altre particolarità , sono
GOV i5
rlpwlate nella Raccolta delle leg-
gi e disposizioni di pubblica ammi-
nistrazione, che si pubblicano nel-
r odierno pontificato. Diremo per
ultimo che gode pure il tribunale
del governo il privilegio di cono-
scere le cause di mista giurisdizio-
ne , in concorso coi tiibunali del-
l'A. C. e del Vicariato. Il medesi-
mo Papa nel i833 istituì il corpo
de' bersaglieri pontificii pel servi-
gio armato di polizia in alcune
Provincie del suo stato, lo dichia-
rò dipendente dal cardinale segre-
tario per gli all'ari di stato inter-
ni, e per esso immediatamente da
monsignor governatore di Roma ,
direttore generale di polizia. Di
questo corpo se ne tratta al cita-
to articolo MmziE Pontificie.
Tribunale del governo.
Prelato governatore di Roma , vi-
ce-camerlengo di santa romana
Chiesa, direttore generale di po-
lizia.
Prelato primo assessore, che in as-
senza o impotenza di monsignor
governatore, suole farne le veci.
Prelato secondo assessoi'e.
Avvocalo de' poveri , eh' è sempre
uno degfi Avvocati concistoriali
[Fedi), de' quali si parla in più
luoghi del Dizionario, come al-
l'articolo Difensore ec. Dell'av-
vocato de' poveri se ne tratta an-
cora all'articolo Camera Aposto-
lica , Poveri, ec. Al presente
l'avvocalo de' poveri l»a un av-
vocato concistoriale per coadiu-
tore.
Avvocato del fisco , eh' è sempre
un avvocato concistoriale.
Procuratore generale del fìsco. Al
voi. XXV, p. 81 e seg. del Di-
zionario, non solo jsì discorre del-
iG GOV
l'avvocato del fisco e del procu-
ratore generale del fisco, tua e-
ziaudio s' indicano gli altri luo-
ghi ove si tratta di ambedue,
come al voi. VII, p. 66, ove di-
cesi del giuramento che presta-
no in un all'avvocato de' pove-
ri avanti il tribunale della pie-
na camera.
Due luogotenenti.
Quattro sostituti luogotenenti.
Procuratore de' poveri.
Procuratore de' poveri per la Ca-
rità.
Procuratore de' poveri per la sacra
congregazione di consulla, e per
la Comarca di Roma.
Procuratore de' poveri presso la sa-
cra consulta.
Otto giudici processanti.
Capo-notaro, amministratore per
la Carità, e cancelliere.
Un sostituto del capo-notaro.
Otto notari sostituti processanti,
compreso il decano.
Il notaro archivista.
Il notaro attuario.
Giudici e notari soprannumeri, in
numero indeterminato.
Il segretario per gli affari crimi-
nali della Comarca di Roma
(Fedi).
La deputazione de' pubblici spet-
tacoli si compone di monsignor go-
vernatore presidente e di sei depu-
tali nobili romani, non che dell'as-
sessore generale di polizia e del se-
gretario redattore. La direzione ge-
nerale di polizia si compone del
governatore direttore generale di
polizia , dell' assessore generale di
polizia, del capo d'ufficio de' passa-
porti e delle presidenze regionarie
di Roma. Qui ci sembra opportu-
no riportare alcuni brani del suc-
citato editto suir organizzazione del-
GOV
la polizia. » Ogni colta nazione ri-
conosce i regolamenti di polizia co-
me basi primordiali dell'ordine pub-
blico. Erano essi in vigore in Ro-
ma fino dai tempi più remoti {f^.
gli articoli CAPo-Riom e Capotori),
e con energico zelo ne facevano ri-
spettare le sanzioni i più distinti
magistrati. I vantaggi che la socie-
tà ne risentiva animarono quindi
i sommi Pontefici, fia' quali più
distintamente Paolo II, Sisto IV,
Innocenzo Vili e Sisto V, a darne
i più sensati e provvidi regolamen-
ti, affinchè con questa specie di po-
lizia avesse più facili i mezzi di
esecuzione. Negli statuti di Roma,
riformati ed illustrati dalla sa. me. di
Gregorio XIII, mentre si suddivi-
se la vastità dell'abitato in altret-
tanti rioni, se ne scelsero i capi,
ed a questi fu attribuita l'autorità
d'invigilare sopra i costumi de'cit-
tadini , di resistere alle violenze,
comporre le dissensioni, e richia-
mare ad una utile industria la per-
niciosa classe degli oziosi ". Segue
r istituzione de' presidenti, vice-pre-
sidenti, segretari, ispettori di poli-
zia, de' quali si parla al citato luo-
go del voi. Vili del Dizionario ,
p. 7 I . « La polizia delle provincie
sarà in relazione con la polizia ge-
nerale di Roma , che ne formerà
centro. I legati e delegati di tutto
lo stato saranno capi di polizia nel-
le loro Provincie. Gli uffiziali dei
carabinieri corrisponderanno coi me-
desimi. I legali e delegati dovran-
no organizzarla secondo le istru-
zioni che riceveranno dalla segre-
teria di stato. Ove poi non risiede
il legato o delegato , o un magi-
strato di polizia, e dove sia stazio-
nato un ufficiale o basso ufficiale
de' carabinieri, questi eserciteranno
le funzioni di polizia , secondo le
GOV
islifuzioni di questo corpo, di con-
certo col governatore locale, e quan-
do occorra col governatore distret-
tuale, fermi sempre restando i lo-
ro regolamenti per T intelligenza e
rapporti militari al colonnello del
corpo. A tutti i tribunali ordinari
sarà data una forza corrispondente
in luogo de' birri, ed un ispettore
di polizia. Si accordeià loro anche
una somma mensuale per le spese
degli esploratori segreti ", Anche
per quanto concerne i pubblici spet-
tacoli e la polizia, nella suddetta
Raccolta delle leggio vi sono le a-
naloghe disposizioni.
Altre notìzie di monsignor gover-
natore di Roma, cioè elezione ,
possesso, ed altre attribuzioni.
Intervento del governatore al cor-
so pel carnevale, anche fregiato
della dignità cardinalizia e di
quella di prò- governatore. In-
tervento alle funzioni pontifìcie j
sede vacante ; esequie pel-gover'
natore. Palazzo Madama resi-
denza del governatore, dì alcu-
ni ujfiziali, del tribunale del go-
verno, e della direzione generale
di polizia.
Il Pontefice elegge il prelato go-
vernatore di Roma a mezzo d' un
biglietto del cardinale segretario per
gli affari di stato interni, e poscia
fa spedire all'eletto il consueto
breve apostolico della dignità. Quan-
do il nuovo governatore dovrà
prendere il possesso, sia col riceve-
re dal Papa il bastone del coman-
do, sia per passare a farsi ricono-
scere, e prendere possesso avanti il
pieno tribunale della camera apo-
stolica, combinata l' ora e il giorno
con monsignor maestro di camera
del Papa, quando piacerà a questi
GOV 17
di dargli il bastone, il governatore
ne previene con biglietti il cardi-
nal camerlengo, ed il prefetto dei
cerimonieri pontificii, cui spelta av-
visare ed intimare tutti i rispettivi
membri della stessa reverenda ca-
mera , perchè si ritrovino in tal
giorno nelle consuete stanze del
palazzo apostolico col cardinal ca-
merlengo. Nel giorno dunque del
possesso, il cardinale ultimo gover-
natore , accompagnato da due di-
staccamenti di carabinieri e di
pompieri sino al portico Vaticano
o alla piazza del Quirinale presso
s. Silvestro, secondo il palazzo che
abita il Pontefice (e prima lo era
dagli alabardieri), in treno nobile si
porta neir anticamera pontifìcia, per
restituire al Papa il bastone del
comando, ed il nuovo governatore
vi si reca con tre carrozze, con
servitori a piedi con livree di gala
come i cocchieri, ed i cavalli della
prima carrozza ove incede monsi-
gnor governatore accompagnato da-
gli individui della sua anticamera,
sono ornati con fiocchi e ciuffi in
testa di seta paonazza, distintivo che
usano i prelati di fiocchetti, ec. Il
Papa si trova sedente in trono ^
vestito di raozzetta e rocchetto, as-
sistito dal maggiordomo, dal mae-
stro di camera, dal prefetto delle
cerimonie , e dalla camera se-
greta ; quindi ammette alla sua
presenza il cardinale già governa-
tore, e il prelato suo successore ;
il primo tenendo il bastone del
comando in mano. Il secondo si
pone genuflesso innanzi al Ponte-
fice , ed assistito dal maestro di
cerimonie, legge questo giuramen-
to. « Ego N. N. gubernator Urbis,
et vice-camerarius, ab hac bora in
antea fidelis et obediens ero Beato
Petro apostolo, sanctaeque roraanae
VOI. wxn,
i8 GOV
Ecclcsiac, et vobis sanctissimo do-
mino nostro Papae N. N. vestris-
que successori bus canonice intran-
tibus. Non ero in Consilio, aut con-
scnsu, vcl facto, ut sanctitas vestra
vitam perdat, aut membrum , seu
capiatur mala captione, aut in
canidem , vel successores vestros
vioicnter manus quomodolibet in-
gerantur, vel injuriae aliquae in-
fcrantur quovis quaesito colore.
Consilium vero, quod sanctitas ve-
stra mihi creditura est per se, aut
nuncios suos, seu littcras ad ejus-
dem , vel illorum damnum me
sciente nemìni pandam. Papatum
romanum, et regalia Beati Petri,
et omnia jura romanae Ecclesiae,
quae habet , ubique manutenebo
prò viribus, et defendam, nec non
adjutor ero ad relinendum, et de-
fèndendum contra oranem homi-
nem. A donis, et muneribus, escu-
Icntis, et poculentis moderate ta-
men, exceplis ubslinebo. Officium
vice-camerariatus, mihi a sanctitate
vestra commissuui , bene, et fideliter
geram, et iu eo servabo juslitiam,
et prò posse meo ab aliis faciam
observari. Quae supradicta omnia,
et singula spondeo, voveo, ac juro.
Sic me Deus adjuvet, et haec san-
cta Dei evaugelia ". E ciò dicendo
il nuovo governatore pone le ma-
ni suir immagine del Crocefisso
impressa nel hbi-o del giuramento,
e la bacìa. Allora il Papa prende
dalle mani del cardinale il bastone
del comando, e Io consegna al nuo-
vo governatore, pi'onunziando que-
sta formola, facendo tre volte l' at-
to della benedizione : Accipe baca-
luni jurisdiclionis et auctoritatis.
In nomine Patris ^Jf et Filii -^
et Spiritus ^ sancii. Amen. Quin-
di il nuovo governatore bacia ì
piedi al Pontefice , e dopo breve
GOV
udienza, preceduto dalla sua corte
e dal suo aiutante di camera |ior-
tante il detto bastone, si reca nelle
stanze del medesimo palazzo, ov'è
adunato il tribunale della camera;
ed il cardinale già governatore, sen-
za corteggio di carabinieri e pom-
pieri ritorna alla sua particohu-e
residenza. Anticamente il nuovo
governatore nel portarsi a prende-
re il bastone passava per la sca*
letta segreta che conduce alle ca«
mere pontificie , e dopo averlo ri-
cevuto scendeva per la scala grande.
Giunto il governatore, ove tro-
vasi adunata la camera apostolica,
il cardinal camerlengo impone al
prelato il rocchetto e la cappa, e lo
ammette all' amplesso, il quale vie-
ne dato al governatore, anche da
tutti i prelati componenti il tribu-
nale medesimo. Nel caso poi che
per qualche circostanza il nuovo
governatore non abbia potuto fare
nelle mani del Papa il detto giu-
ramento, lo presta in allora nelle
mani del cardinal camerlengo, pre-
sente il tribunale della camera a-
postolica. In seguito di ciò monsi-
gnor governatore si asside presso
il cardinal camerlengo, prendendo
cosi possesso formale della sua ca-
rica. Indi il governatore passa a
visitare il cardinale segretario di
slato o degli affari interni, dimo-
rante nella pontificia l'esidenza , e
poi asceso in carrozza , uscito dal
palazzo apostolico viene ne' memo-
rati luoghi circondato dai due di-
staccamenti di carabinieri in nu-
mero di circa cinquanta, e di pom-
pieri iu numero di circa settanta ,
e tutti in alto uniforme, che ave-
vano accompagnato al medesimo
palazzo il cardinale già governato-
re, e con questo corteggio si condu-
ce a visitare nell'altro palazzo apo-
GOV
sfolico r altro cardinale segretario
di stato o degli affari interni, e poscia
passa alla propria residenza governa-
tifa del palazzo Madama. Quivi per-
venuto, monsign. governatore prende
possesso della sua carica nell' officio
criminale, ov'è ricevuto formalmen-
te da monsignor procuratore gene-
rale del fisco, dai luogotenenti, e dal
ministero processante, e suole per
atto di possesso firmare un , man-
dato di rilascio, accordando grazia
ad un detenuto o condannato per
titolo pretoriale. Indi monsignor
governatore si porta subito a visi-
tare gli ulìfìci criminali, gli uffici di
polizia, e il corpo di guardia , nei
quali luoghi con breve ed analogo
discorso suole impegnare gì' indivi-
dui tutti di tali uiKci al zelante
disimpegno dei rispettivi loro im-
pieghi, con la dovuta fedeltà, ener-
gia ed onoratezza. Nelle ore po-
meridiane il governatore con treno
nobile, preceduto dall'aiutante di
camera col bastone del comando,
passa a visitare la patriarcale basi-
lica vaticana, e dopo ovvero in al-
tro giorno, nello stesso modo di
forma pubblica, fa la sua prima
visita di stretta osservanza al car-
dinal decano, che la riceve in abi-
to cardinalizio, per quindi eseguire
quest' atto di rispetto con tutti i
venerandi individui del sacro col-
legio. Qui noteremo che il prelato
governatore creato cardinale , la
mattina che ha ricevuto in conci-
storo pubblico il cappello cardina-
lizio, in uno de' suindicati luoghi,
dopo eh' è uscito dal palazzo apo-
stolico, un drappello di carabinieri
a cavallo in alta uniforme lo ac-
compagna alla sua residenza. Il
nuovo governatore poi, finche non
ha ricevuto il bastone del coman-
do, non suole intervenire alle fun-
GOV .()
zioni nella cappella pontificia. Al
pro-governatore non si dà il basto-
ne del comando, e finche dura il
pro-governatorato il bastone si con-
serva presso il Papa; giacché il
camerlengo riceve il bastone, ma
non lo ritiene, perciò non usa questo
segno onorifico ed autorevole. Que-
sto bastone del comando lo descri-
vemmo al voi. IV, p. 19 del Di-
zionario j al voi. VII, p. 67 di-
cemmo come il cardinale camerlen<
go di s. Chiesa riceve il bastone
del comando dal Papa, e come al-
la sua presenza lo passa al gover-
natore , pronunziando la formola :
Prendi questo bastone ^ e sii il vi-
ce-camerlengo. Altre formole ag-
giungono : de consensu Domini No-
stri Papae. Non deve recare me-
raviglia se al governatore si dà
nella sua creazione il bastone del
comando dal Pontefice, e poi nuo-
vamente a lui si consegna dal nuo-
vo cardinale camerlengo , dappoi-
ché deve riflettersi , che quando il
Papa dà il bastone al governato-
re, colla formola che abbiamo ri-
portato di sopra, in essa non si
nomina affatto il vice-camerlenga-
to, ma soltanto la giurisdizione e
l'autorità come governatore. Laon-
de la qualifica di vice-camerlengo la
riceve il governatore dal camerlen-
go di consenso del Papa.
Ecco poi come il nominato
Cohellio spiega il significato di
questo bastone. •< Baculum quo-
que ligneum ab ipso Pontifice,
statim ac gubernator electus est ,
receptum ante se in publicuiu
prodeuntera per unum ex familia-
ribus suis gestare facit gubernator ;
hunc autem loco fascium , quibus
romanorum raagistratus utebantur,
et a lictoribus gestabantur, succes-
sisse puto ; et baculum raagis ac-
ao GOV
comodabatur magistiatibns cccle-
sìasticìs, et apertum jurisdictionìs ,
et jusdicendi simbòlum esse, multis
probat antìquorum exemplis Buien-
gerì US, lib. f, De vest. Pontif. episc.
et sacr. cap. i6, et cap. Sa; qui
de sceptro, seu baculo Pontifìcis
agit, et de baculo episcopali : quod
ctiam Lazarus Bayfr. in lib. De re
vestiar. cap. io. Livii testimonio
in X secundi belli punici, de baculo,
sive Scipione eburneo loquendo com-
probat iis verbis, ibi. Massinissam
primuin regeni appellatum , exi-
rniisq. ornatum laudibus , aurea
corona, aurea patera, sella curali
eburnea, et Scipione eburneo donat.
Et a romanis, cum reges constitue-
l'unt, scipionem eburneum datum
fuisse affirmat Tacitus, lib. 4 ^n-
nal.: ad Ptolomaeum missus est a
senaloribus y qui scipionem ebur-
neum, togam pictam, antiqua pa-
trum munera darei ; quem quidem
eburneum scipionem ab eodem Pon-
tifice receplum hodie senator Urbis,
dura aurea veste ornatus in pu-
blicum prodit, prae manibus habere
solet ". Monsignor governatore fa
ora uso del bastone del comando
diverse volte, cioè : nel giorno del
suo possesso, in cui gli viene con-
segnato con tutte le formalità dal
santo Padre; il primo giorno di
carnevale, ed il giovedì grasso, por-
tandosi formalmente al corso; e
nel giorno solenne del Corpus Do-
mini di ogni anno. L' usa ancora
quando il nuovo Papa gli restitui-
sce il bastone medesimo.
Il governatore di Roma, come
■vice- camerlengo, è il primo prelato
della camera apostolica , dopo il
cardinal camerlengo di s. Chiesa.
Come prelato domestico, intimo fa-
migliare e commensale del Papa ,
sino agli ultimi del decorso secolo
GOV
riceveva dal palazzo apostolico la
parte di pane e vino, come si ha
dai ruoli palatini di cui parlammo
all'articolo Famiglia Pontifìcia {P^e-
di), dove ne abbiamo riportati di-
versi. 11 governatore ha l'udienza
ordinaria dal Pontefìce il mercole-
dì e sabbato mattina, e vi si reca
in mantelletta e rocchetto. In sua
assenza ed impotenza, col medesi-
mo abito si reca all' udienza dei
Pontefìce il prelato primo assessore
del tribunale del governo, come
quello che ne fa in tali casi le veci.
Anche anticamente monsignor go-
vernatore di Roma avea 1' udienza
in detti giorni : ogni mercoledì ave-
va r udienza ordinaria il prelato
avvocato de' poveri. Monsignor go-
vernatore mandava il martedì e
venerdì in sala pontifìcia un suo
famigliare dal decano del Papa ,
per sapei'e a che ora doveva re-
carsi all' udienza, e quando questa,
secondo le stagioni, incominciava.
Ciò faceva perchè tutti gli altri
ministri mandavano in sala dai
governatore per conoscere l'ora
stabilita , onde regolarsi per non
mancare ai loro doveri. Anticamen-
te in assenza od impotenza del
governatoi'e , veniva ammesso al-
l' udienza pontifìcia il prelato prò*
curatoi'e fiscale genei-ale : ciò si
praticò a tutto il pontificato di Pio
VI. Quando in Roma si deve ese-
guire alcuna sentenza capitale, nei
giorno precedente il governatore
ne dà partecipazione al Pontefice,
già istruito di tutto , con lettera
con sigillo di cera di spagna nera,
e del seguente tenore. « Beatissimo
Padre. Qualora non piaccia alla
Santità vostra di ordinare diver-
samente, domattina... alle ore... in
via de* Cerchi subirà la morte col
taglio della testa (talvolta si ag-
GOV
giunge, esemplare col taglio ed
esposizione della testa, come tal-
volta la morte è di fucilazione j
N. N. che convìnto reo di. . . . fu
condannato alla suddetta pena. Di
(juanto si è superiormente disposto
per la esecuzione della giustizia, il
sottoscritto governatore di Roma
rassegna a Vostra Beatitudine la
dovuta rispettosa partecipazione ,
mentre prostrato al bacio del sacro
piede implora riverente 1' apostolica
benedizione ". Segue la data e la
sottoscrizione. Anticamente la sen-
tenza di morte si eseguiva in Ro-
ma nella rupe Tarpea sul monte
Caprino presso il Campidoglio ( Fe-
di ) j ma nel pontificato d' Inno-
cenzo Vili cominciò ad eseguirsi
sulla piazza del Ponte s. Angelo
( Fedi ). Si è fatta talvolta nella
piazza del Popolo, ed in Castel s.
Angelo ( Fedi), ed ora ordinaria-
mente si fa sul piazzale prossimo alla
chiesa della Madonna de' Cerchi.
L' A rcicon fraternità della Miseri-
cordia {Fedi) assiste i condannati
al supplizio^, li aiuta a fare una
buona morte, e ne seppellisce con
suffragi i cadaveri ; e l' Arcicon-
fraternita degli agonizzanti [Fedi)
prega e fa pregare per la buona
morte dei condannati a morte. Tra
i pii luoghi che fanno eguale eser-
cizio, nomineremo l' Arciconfrater-
nila delle anime più bisognose del
purgatorio ^ sotto V invocazione di
Cesile Maria, e di s. Giuseppe, di
cui parlammo al voi. XVI, p. i3o
e seg. del Dizionazio. Nel medesi-
mo volume a p. 129, come àgli
articoli Arciconfraternite, e Confra-
ternite di Roma, si parla del pri-
vilegio che prima alcune di esse
godevano, di liberare un condanna-
to a morte o alla galera in vita.
11 governatore prima della visi-
GOV ai
ta graziosa o generale delle carceri
nuove o Innocenziane, porta al Pa-
pa un opuscolo con questo titolo :
Lista de' carcerati esistenti nelle
carceri nuove di Roma, fatta tan-
na ... . per la visita generale ed
anche graziosa da tenersi la mat-
tina di giovedì .... in dette car-
ceri. In questo opuscolo sono de-
scrìtti i nomi , cognomi , patria e
delitti de' carcerati , lo stato degli
atti , il tribunale processante col
nome e cognome de' rispettivi giu-
dici e notari , e la denominazione
del luogo della prigione di secreta
o di larga. Siccome il governatoi'e
è il presidente di questa , ce ne
permetteremo un cenno , dicendo
prima che la visita graziosa è di-
versa da quella che si fa ogni me-
se dal prelato primo assessore del
governo, nella quale si chiama ad
uno ad uno ogni carcerato di se-
greta per intendere se i processi
sieno in corso o in ritardo , e di
ambedue diremo dell' origine. Nel
1625 l'Amydeno nel pubblicare ii|
Roma l'erudito suo libro. De pie-
tate romana, a p. 94, cap. X, De
carcerum visitatione, et carcerato-
rum subventione , tratta dell' argo-
mento , e fa menzione delle arci-
confraternite che hanno per istitu-
zione di visitare i carcerati , che
hanno cura di essi, e delle opere
che fanno in loro favore: e&se so-
no Varciconfratemita della Miseri-
cordia summentovata, della Carità
esistente in s. Girolamo della Ca-
rità [Fedi), e della Pietà de" car-
cerati. Dipoi nel i655 il beneme-
rito Gio. Battista Scanarolo mode-
nese, arcivescovo di Sidonia, che fu
per quarant' anni procuratore dei
carcerati, pubblicò la celebre ope-
ra De visitatione carceratorum, di
cui abbiamo altra edizione del 1675,
2» GOV
ove notò i molti beni derivati ai
carcerati dalla visita graziosa , e
molte utili cose notò intorno alla
procedura criminale, ed alle carce-
ri in vantaggio ed utilità de' pri-
gioni. Nella camera della visita gra-
ziosa, esistente nelle carceri nuove,
per memoria vi è un quadro con
l'effigie del grand' uomo, quale da
ultimo fu posta in fronte oM' Elogio
che ne pubblicò in Roma nel 1842
V erudito avv. Oreste Raggi. Quin-
di nel 1698 Carlo Bartolomeo Piaz-
za coli' Eusevologio romano , nel
tratt. V ciba dato il cap. XXXllI,
Della visita delle prigioni. Primie-
ramente con l'autorità dello stesso
Scanaroto, 1. I, § 6, tit. De relax, in
visit. grat.y dice che la visita gra-
ziosa del s. Natale e di Pasqua eb-
be origine in venerazione a tali so-
lennità , e secondo la spiegazione
che ne dà Niceforo Calisto. Ag-
giunge che chiamavansi anticamen-
te queste visite graziose Stative,
che celebravansi dai romani con
gran celebrità nel primo di gen-
naio, e che gli imperatori cristiani
le appellarono religio anniversario
obligaiionis.
L' istituzione in Roma della vi-
sita delle prigioni si deve al Ponte-
fice Eugenio IV nell'anno i435,
con la quale congiungendo la giu-
stizia e la misericordia verso i car-
cerati, ordinò che i magistrati del-
l'ordine giudiziario, ed i procura-
tori de' poveri si recassero due vol-
te il mese alle prigioni, ascoltasse-
ro ciascun detenuto, ne esaminas-
sero le cause, diminuissero in certi
casi le pene, componessero i carce-
rati per debiti coi creditori , altri
ne liberassero, tranne i rei de' più
gravi delitti noverati dallo Scana-
rolo, ed i recidivi. Nel collegio o
magistrato della visita delle prigio-
GOV
d'i i successori del Pontefice Eugenio
IV, come Alessandro VI nel ìf\i)iy
che vuoisi fosse il primo ad aggiun-
gere al governatore altri visitato-
ri, Paolo III con la costituzione 44»
Pio IV colla costituzione 58, s. Pio
V con la costituzione 68, ec. , ne
ampliarono le prerogative, ed ac-
crebbero il numero di quelli da
cui venne composto, e dei giudici
di quasi tutti i tribunali di Roma,
perchè i detenuti appartengono a
diversi di essi ; cioè dei prelati go-
vernatore di Roma ; uditore della
camera ; luogotenente criminale del
cardinal vicario; chierico di came-
ra presidente delle carceri, con fa-
coltà di decidere le liti civili ; del
prelato dell' arciconfraternita della
Carità de' cortigiani di s. Girolamo;
del prelato della Pietà de' carcera-
ti, e del vicegerente del cardinal vi-
cario, ambedue aggiunti da Clemen-
te IX ; di un ponente di consulta
aggiunto da Innocenzo XI; dell'av-
vocato e procuratore de' poveri ;
dell' avvocato e procuratore fiscale,
con altri giudici, notari e ministri
di giustizia. Tutti i nominati, ogni
giovedì non impedito dalla festa,
dovevano fare la visita delle car-
ceri, due volte alle carceri nuove,
una a quelle di Campidoglio, ed
una alle segrete. In queste visite i
carcerati dicevano le loro ragioni ,
o per essi gli avvocati e procura-
tori, e la congregazione della visi-
ta sommariamente emanava qual-
che accordo o concessione ragione-
vole, cioè nelle cause civili di de-
biti con dilazioni o pagamenti a
tempo, in quelle criminali con mo-
derarne la condanna : dalla con-
gregazione non potevasi appellare
ad altri. La [congregazione, secondo
il suo istituto, mandava due volle
all'anno a visitare le galere. Quia-
GOV
Ji passa il Piazza a parlare delle
tlue visite graziose o generali delle
carceri, con l'intervento dei mon-
signori governatore, uditore della
camera, e loro luogotenenti crimi-
nali ; il presidente delle carceri, i due
avvocati e procuratori del fisco, e dei
poveri, il visitatore delle carceri se-
grete, il luogotenente criminale del
cardinal vicario , e i prelati delle
due mentovate arciconfraternile del-
la Carità e della Pietà de* carcera-
ti. In queste visite si liberavano tut-
ti quei poveri od altri detenuti per
casi non gravi, sj civili che crimi-
nali , tranne quelli che il Piazza
registra.
Il Lunadoro, eno^miando la sol-
lecitudine e zelo di que' Papi che
dimostrarono la loro paternità an-
co verso ì carcerati , nel t. II , p.
145 della sua Relazione, narra co-
me Paolo V bramoso perchè le lo-
ro cause venissero sollecitamente
spedite, con la costituzione 7 1 fon-
dò la Congregazione delle carceri
sotto la presidenza di monsignor
governatore di Roma e dell'udito-
re della 'camera, chierico di came-
ra presidente delle carceri , avvo-
cato e procuratore generale del fi-
sco, di due luogotenenti criminali
del governo di Roma, del luogote-
nente criminale dell' uditore della
camera, dell'avvocato e di due pro-
curatori de' poveri , del visitatore
delle carceri segrete , del commis-
sario de' galeotti, del luogotenente
criminale del cardinal vicario, e di
altri due prelati capi delle arcicon-
fraternile della Carità e della Pie-
tà. Tali personaggi furono stabili-
ti per visitale le carceri di Tordi-
nona, e di Corte Savella, indi quel-
le dette nuove. Visitatori delle car-
ceri di Canj[)idoglio vennero desti-
nati i due prelati presidenti delle
GOV 23
carceri, l'avvocato de* poveri, l'av-
vocato ed il procuratore del fisco,
i nominati due procuratori de* po-
veri , il senatore di Roma , il suo
uditore, i tre conservatori di Ro-
ma, i collaterali del tribunale di
Campidoglio, il 5uo giudice de'ma-
leficii col procuratore fiscale, il com-
missario delle carceri e de' galeotti,
ed in primo luogo il governatore
di Roma in vece del camerlengo
di s. Chiesa. Aggiunge il Lunadoro
che l'ordinaria congregazione si tie-
ne ogni settimana il giovedì, ed in
questa si spediscono le cause più
gravi , si condannano i rei , si
risolvono le liti civili come quelle
dei debitori , e si prendono altri
provvedimenti. La congregazione
chiamata meno continua si fa una
volta il mese, per visitar quelli che
l'estano nelle carceri più segrete per
cause più gravi: vi si tratta del-
le spedizioni de' loro processi , e
s' interpongono gli opportuni sta-
bilimenti. Parla quindi delle due
visite graziose di Pasqua e Natale,
in cui vengono posti in libertà i
rei di piccoli delitti, quelli cui re-
sta poco a terminare la pena di
detenzione, e que' debitori che so-
no liberati dai menzionati pii isti-
tuti, col pagamento del loro dare.
Benedetto XIV colla summentova-
ta bolla Justitiae gladìuni , ema-
nò provvedimenti sulla visita delle
carceri, fece analogo e stabile re-
golamento, determinando per le
carceri di Campidoglio , e per le
carceri nuove tre visite distinte e
sepaiate , cioè la visita ordinaria ,
la visita straordinaria, e la visita
graziosa. La visita ordinaria vol-
le che si facesse ogni giovedì al-
ternativamente alle dette due pri-
gioni , e che fosse in arbitrio di
monsignor governatore intervenire
•4 GOV
a quella di Campidoglio, e nella
pongregazione d' ambedue le visite
il governatore sedesse a capo ta-
vola. Comandò che la visita doves-
se unicamente attendere ed invigi-
lare pel rilascio di coloro che non
debbono restare più lungamente
carcerali, e pel disbrigo delle cau-
se in rapporto a quelli che per
giustizia non debbono rilasciarsi.
La visita straordinaria volle che
si facesse ogni mese all' improvvi-
so, dovendo consistere nella visita
,di tutte le stanze, camere ed offi-
cine tanto larghe che segrete, e
tutte le infermerie, per riconoscere
e provvedere che sieno tenute con
la dovuta polizia. I visitatori de-
vono pure riconoscere il vino, il
pane ed altre cibarie; e devono
interrogare i carcerati se sono da
alcuno gravati. Con queste disposi-
zioni Benedetto XIV non intese to-
gliere ai deputati dell'arciconfrater-
nita della Carità la facoltà di vi-
sitare in altri tempi e a loro ar-
bitrio le cose suddette , com' erano
soliti lodevolmente di fare. Dichia-
rò il Pontefice che la visita straor-
dinaria per le carceri di Campi-
doglio fosse a peso del senatore di
Homa in compagnia d' un assesso-
re del tribunale del governo e di
altri ; e quanto alle carceri nuove,
che la visita straordinaria fosse a
carico del governatore di Roma in-
sieme all'altro assessore del gover-
no, prelato della Carità, avvocato
de' poveri o suo sostituto, fiscale
generale, e due procuratori della
camera e della Caiità. La visita
graziosa poi Benedetto XIV ordi-
nò che si facesse due volte all'an-
no tanto in Campidoglio, quanto
alle carceri nuove , cioè prima di
Natale e prima di Pasqua di Ri-
surrezione, ad effetto di ordinare il
GOV
rilascio non solo de' carcerali per
delitti leggieri, con qualche precet-
to o senza, secondo le circostanze
de' casi ; ma ancora de' carcerati
per debito civile, qualora in favore
de' medesimi concorrano le cause
espresse nella della costituzione di
Paolo V. Laonde il prelato gover-
natore per antica consuetudine , e
in forza delle facoltà , come capo
della visita graziosa che faccvasi
ogni mese, e che ora si fa soltan-
to in tutta formalità nelle tre ri-
correnze di Pasqua, dell'Assunta e
del Natale , suole graziare i con-
dannati a pena di piccola deten-
zione, e riferisce alla sovrana cle-
menza le suppliche de' condannati
all'opera o alla galera. Inoltre il
governatore eziandio per antica con-
suetudine può graziare e diminui-
re di tre mesi la pena de' con-
dannati. Altre notizie sulla congre-
gazione o tribunale della visita e
sua giurisdizione, come del modo
di procedere , si riportano nella
citata opera. Pratica delta curia
romana tom. II, pag. laS e seg.
P^. l'articolo Carceri.
La celebrazione del carnevale di
Roma con maschere, corse di ca-
valli e festini, ed il buon ordine^
è di giurisdizione di monsignor
governatore, che con autorizzazio-
ne sovrana ne emana il bando,
il lutto al modo che dicemmo al-
l'articolo Carnevale di Roma [Fe-
di), insieme alla pompa con la
quale in compagnia di monsignor
procuratore generale del fisco , o
in sua assenza o impotenza del pri-
mo luogotenente del governo, si
reca formalmente con nobile tre-
no per tutto il corso alla loggia
posta nell'angolo del palazzo di s.
Marco detto di Venezia, termine
del medesimo corso, e ripresa dei
GOV
barberi corridori. Qui appresso ri-
porteremo quattro cerimoniali del
modo come altrettanti cardinali
pro-governatori si recarono al cor-
so nei carnevali, cioè due del se-
colo passato e due del corrente.
» Sabato 3o gennaio 17 17-
Questa mattina il cardinal Scotti
pro-governatore di Roma è tor-
nato dal palazzo apostolico, e si è
pubblicato il solito bando delle
maschere. Dopo pranzo per le ven-
ti ore si sono trovati tutti e tre
li barigelli con tutti i loro birri,
ec. Verso le ventidue ore i signo-
ri conservatori di Roma, cioè mar-
chese del Bufalo seniore , conte
Bussi, Maurizio d'Aste, e priore
de' capo -rioni marchese Minutilli
CalTarelii , vestiti tutti e quattro
col rubbone di lastra d' oro, sono
venuti con le livree del popolo
romano, e fiocchi negri ai cavalli
di ciascuna delle tre carrozze, per
servire il cardinale pro-governato-
re, quali smontati a pie della
scala scoperta, e salita la medesi-
ma scala, hanno incontrato il me«
desimo cardinale, che veniva con
tutto il suo corteggio in abito con
rocchetto, con il quale tornati in-
dietro, ed accostatasi la carrozza
di sua eminenza, in quella sono
entrati il cardinale, poi i suddetti
conservatori, e priore de'capo-rioni,
secondo il grado ed anzianità loro.
Nella seconda carrozza, che veni-
va ad essere la prima dei conser-
vatori, vi erano il fiscale genera-
le, il fiscale di Campidoglio, e li
gentiluomini del cardinale quanti
ne poterono capire, nel resto cia-
scuno si accomodò secondo il do-
vere. Il modo di camminare le
carrozze era questo. Prima la car-
rozza de' fiocchi cremisi del cardi-
nale, poi le tre carrozze de' fiocchi
GOV 25
negri dei conservatori, appresso le
due di seguito del cardinale, ed in
ultimo quella del priore de'capo-
rioni. Il signor senatore di Roma
mandò le sue scuse, nell' istesso
tempo che giunsero i conservatori,
per mezzo del fiscale di Campido-
glio, appoggiate ad un incomodo
all' improvviso sopraggiuntogli di
dolori di corpo. Partito adunque
il cardinale nel modo che si è
detto dal palazzo del governo, or-
dinò che si andasse verso il cor-
so per la strada piìi comoda
per entrare nel medesimo al pa-
lazzo detto de' Gaetani , da do-
ve si portò a smontare alla so-
lita loggia del palazzo di s. Mar-
co, dove smontato e preceduto da
tutti i conservatori, entrato il car-
dinale nella loggia, si ritrovarono
preparate otto sedie, tutte di vel-
luto cremisi, ma di qualità diver-
se; mentre una era con trine e
fiangie d'oro pel cardinale, l'altra
con trine e fi-angie di seta pel sena-
tore, e altre quattro pure con trine
e frangie di seta pei conservatori e
priore, ma di grandezza minore a
quella del senatore, altre due pure
di velluto con fi-angie e trjne di
seta pel fiscale generale e pel fi-
scale di Campidoglio, ma di qua-
lità e grandezza minore a quelle
de'conservatori e priore. Termina-
ta la corsa de ' cavalli, i conserva-
tori e priore hanno accompagnato
il cardinale sino alla carrozza, ed
entrato esso nella medesima col
suo seguito, gli fecero un inchino,
e partì il cardinale restituito al
palazzo del governo alla prima a-
ve maria della notte, essendo se-
guila la corsa di buon'ora, e senza
alcun disturbo".
M Memoria della funzione occorsa
aireccellentìssimo magistrato roma-
i5 GOV
no nel carnevale del 1754» in cui
si trovava pro-governa lore di Ro-
ma il cardinal Cosimo Imperiali.
Quattro giorni prima del sabato
primo giorno di carnevale fu man-
dato il pro-scriba con carrozza e
due fedeli a far sapere al cardi-
nale , che i conservatori nel pri-
mo giorno di carnevale suddetto
circa le ore ventuna e mezzo si
sarebbero portali al di lui palaz-
zo per andare secolui unitamente
per il corso, ed al luogo solito
de! palazzo veneto alla ripresa.
Difatti il giorno dopo pranzo del
primo sabato di carnevale, dopo
ricevuto 1' omaggio dagli ebiei,
partirono dal Campidoglio con il
solilo corteggio, pallii, ed altro,
ed in tal guisa per la strada pa-
pale del GesU si giunse al palaz-
zo del governo, essendosi mandato
l'avviso anticipatamente per un fe-
dele che TEE. loro erano per istra-
da, ove giunte, ed entrale le car-
rozze avanti le scale del secondo
cortile, furono subito V E E. loro
incontrate dai gentiluomini del car-
dinale, dai quali furono serviti
mentre ascesero le scale, ed incon-
trandosi col cardinale nei piano
superiore di dette scale, presero
in mezzo il cardinale con conve-
nevoli complimenti, essendosi frat-
tanto accostata la carrozza del car-
dinale, passarono in essa prima il
cardinale e poscia per ordine TEE.
loro, in portiera il priore, e non
altri , con 1' ordine delle car-
rozze essendo la prima quella del
cardinale, la seconda la prima del-
l' EE. loro , la terza e la quarta
dell' EE. loi'O, la quinta e sesta
del cardinale ^ la settima dell'EE.
loro. Con questo ordine partiro-
no dal palazzo del governo per
andare alla ripresa, ove fermatasi
GOV
la prima carrozza, e salito avanti
il corteggio e gentiluomini, scese-
ro i conservatori, il prioie, ed il
cardinale; salite le scale alla me-
glio, essendo il luogo angusto nel-
l'ingresso della stanza solita, fece-
ro luogo al cardinale che con un
inchino entrò pel primo in detta
stanza seguito incontanente dall'EE.
loro. Fu fatto attaccare il pal-
lio fuori della solila fìnestra, e si
trattennero l' EE. loro col cardi-
nale che fu servito da due gentil-
uomini togati del solito rinfresco
che si fa dall'ambasciatore dell'im-
peratore residente in quel palaz-
zo, e così V EE. loro dagli altri
aiutanti di camera dell'ambascia-
tore in detta stanza, ove si atte-
se la corsa, terminata la quale fu
fatto consegnare il pallio e premi
ai vincitori. Si accostarono le carroz-
ze del cardinale, che partì servito
sino fuori la porta di detta stan-
za, e nel principio delle scale dal-
l' EE. loro , essendo anche prima
dispensati dal cardinale con tutta
gentilezza di praticare ulteriori con-
venienze, bensì fu fallo servire
il cardinale dal suddetto pro-scri-
ba esercente in qualità di gentil-
uomo dell' EE. loro sino alla car-
rozza. Partito il cardinale i con-
servatori e priore de' capo-rioni
fecero accostare le loro carrozze, e
ritornarono alla loi'o residenza del
Campidoglio ".
» A dì 3 febbraio 1834. Re-
lazione di quanto fu praticato nel
carnevale in cui intervenne il car-
dinal Grimaldi pro-governatore di
Homa. Diversi giorni prima del
lunedì primo giorno di carnevale
(essendosi ommesso il primo gior-
no a cagione della vigilia della
Purificazione), il maestro di camera
dei conservatori di Roma si por-
GOV
lò al palazzo di residenza del car-
dinal pro-governatore a partecipar-
gli a nome loro che il senatore e
conservatori nel giorno prinao di
carnevale si sarebbero condotti se-
condo il consueto al corso, e che
alle ore ventuna e un quarto cir-
ca sarebbero montati nella pro-
j)ria carrozza , onde ciò gli fosse
di sua norma. 11 caixlinale ringra-
ziòj e rispose che anch'egli si sa-
rebbe condotto alla ripresa al pa-
lazzo di Venezia , in forma priva-
ta però, e dalla parte di s. Mar-
co, essendo questa la mente della
suprema segreteria di stato. In fatti
in quest'oggi alle ore 21, prestato il
solito omaggio dai fattori dell'uni^'
versila israelitica, il magistrato ro-
mano colle solite formalità si unì
al senatore ^ e condottisi a pie
della cordonata del Campidoglio
montarono nelle rispettive carroz-
ze, e con il solito corteggio e tre-
no si portarono alla ripresa, tian-
sitando giusta la consuetudine pel
corso, ove giunti vennero ricevuti
sul ripiano della scala dal mae-
stro di camera dell' ambasciatore
d'Austria, e passarono nella came-
ra di residenza che ancora non e-
ra giunto il cardinale. Dopo alcu-
ni istanti, dalla parte di s. Marco
giunse il cardinal pro-governatore,
vestito coU'abito viatorio di ferra-
iolone, coi servitori montati, e pi'C-
ceduto da due velette di carabi-
nieri a cavallo, e seguito da due
altre. Fermata la carrozza , scese
il cardinale, e venne complimen-
tato suir ingresso dai maestri di
aimera dell'ambasciatore, senatore
e conservatori , ed in tal modo
corteggiato ascese nella superiore
camera, ove all'ingresso della me-
desima, e precisamente avanti la
soglia dalla porla, eruvi a ricc-
GOV 27
vcrlo il senatore coi conservatoli
e priore de' capo-rioni ; ed intro-
dottosi pel primo nella carne ra il
cardinale, lo seguirono i conserva*
tori e priore. Attendendo la car-
riera de' barberi furono serviti
dall'ambasciatore di lauto rinfresco.
Terminata la corsa e fatti conse-
gnare i consueti premi, il cardi-
nale complimentato dal senatore
e magistrato romano, ed accompa-
gnato dai maestri di camera sud-
detti alla porta della strada^ mon-
tò nella propria carrozza, e si
trasferì alla sua residenza. Altret-
tanto poi fecero il senatore e ma-
gistrato. Nell'anno i838 pel car-
dinale Ciacchi pro-governatore di
Roma, si praticarono eguali for-
malità , meno per altro che il
cardinale vi intervenne in abito
corto ".
" A dì 29 gennaio 1842. Re-
lazione di ciò che nel detto gior-
no primo di carnevale venne pra-
ticato mentr* era pro-governatore
di Roma il cardinal Vannicelli-
Casoni. Avendo i conservatori man-
dato alcuni giorni innanzi il car-
nevale il loro maestro di ca-
mera al cardinale, per udire la
sua volontà intorno al suo in-
gresso pel corso, a fine di rego-
larsi, rispose il cardinale, che a-
vrebbe tenuto il medesimo conte-
gno che in simili occasioni prati-
carono i suoi antecessori i cardi-
nali Grimaldi e Ciacchi, ma più
precisamente si sarebbe attenuto a
tuttociò che venne eseguito dal
primo. Nel dopo pranzo pertanto
di questo primo giorno di carne-
vale, dopo avere ricevuto il ma-
gistrato romano 1' omaggio dall'u-
niversità degli ebrei, si unirono
al senatore, e si trasferirono colle
solite lòrmulilà ullu ripresa dei
28 GOV
barberi, transitando pel corso. Ar-
rivati alla residenza del palazzo
di Venezia prima che giungesse il
cardinale, smontarono e l'attesero
nella camera superiore. Trascorsi
appena alcuni istanti si vide giun-
gere dalla via di s. Marco, prece-
duto da due velette, e da un plu-
tone di carabinieri a cavallo, non
che seguito da altro simile, con
ti'e carrozze. Smontò il cardinale
dalla prima , e venne sulla porta
d' ingresso della strada ricevuto
dai maestri di camera dell' amba-
sciatore, senatore e conservatori,
ed avendolo complimentato ascese
il cardinale alla superiore camera,
essendo vestito dell' abito viatorio
detto di ferraiolone. Neil' ingresso
di essa, e due passi lungi dalla
soglia della porla si trovarono a
complimentarlo il senatore e con-
servatori, i quali presolo in mez-
zo, pel primo passò nella camera,
e venne seguito dai nominati.
Nell'intervallo che vi fu per fare
eseguire il secondo sparo de'mor-
tari, e quello di attendere la car-
riera, il cardinale, il senatore, e i
conservatori furono visitati dall'am-
basciatore d' Austria in abito di
formalità, e dal medesimo fatti
servire di rinfresco. Eseguita la
carriera, furono consegnati i soli-
ti premi ai cavalli vincitori, ed il
cardinale si licenziò dai mentovati
signori, i quali fatti i loro con-
venevoli complimenti , ascese in
carrozza accompagnato dai suddet-
ti maestri di camera. Indi il sena-
tore e i conservatori fecero ritor-
no al Campidoglio. Il cardinal pro-
governatore intervenne ogni gior-
no con lo stesso corteggio, meno
per altro (escluso il giovedì, ed
ultimo giorno, i quali giorni por-
tò seco i due plutoni di carabi -
cov
nieri come nel primo) i plutoni
superiormente indicati, ma bensì
un picchetto e due velette di ca-
rabinieri a cavallo".
Passiamo ora a dire dell' inter-
vento di monsignor governatore di
Boma alle cappelle pontifìcie, ed
alle funzioni che assiste o celebra
il sommo Pontefice. Sebbene di
tuttociò che appartiene al gover-
natore circa questo intervento, n' è
stato parlato all' artìcolo Cappelle
Pontificie, ed in altri relativi luo-
ghi, qui faremo im breve riepilogo
delle cose principali. Abbiamo det-
to che monsignor governatore nelle
funzioni in cappella siede incontro
al Papa per essere pronto ad ogni
suo cenno, e nelle processioni or-
dinarie e solenni lo precede, perciò
riporteremo un bel passo del diario
del cerimoniere Paride de Grassi ,
ricavato dalla p. Il degli Atti ce-
rimoniali raccolti dal p. Gattico ,
ove descrive a p. 8 il ritorno di
Giulio II da Ostia , e il suo in-
gresso in Roma a' i8 ottobre i5o5,
dal qual passo si rileverà il privi-
legio antichissimo del governatore
di andare nelle cavalcate entro la
guardia svizzera, sempre vicino al
Papa f e sotto i suoi occhi , come
nelle altre funzioni. « Hodie Papa
audivit missam lectam in eccles. s.
Pauli super uno altari, tunc novi-
ter parato apud altare majus, ita
ut quasi idem videretur esse cura
altari majori prout in ordinario.
Et nota, quod ista die Papa man-
da vit gubernatori Urbis, quod am-
plius non discurrat ad capita vico-
rum et viarum cum baroncello et
satellitibus, ut solebat; quia, ut
dixit, non decet praelatos sic dis-
currere , cum tumultu ; ac etiam
ut Papa possit intelligere a guber-
natore maturius querelantium sue-
GOV
cessi ve fìendarum ante Se eun-
tium. Propterea voluit, quod ipse
gubernator vadat ante se junctus
cum capitaneo guardiae, ad ejus
dexteram. Et sic ista die incoepit ".
]n quanto al nonainato baroncello,
antico impiego esercitato dalla fa-
miglia Orsini de' Cavalieri , lo che
vuoisi ricordato dal cane eh' è in-
serito nel loro stemma, ecco quan-
to lasciò scritto l' Amydenio. « A
Vigilum, sive Astitorum Praefecto
deduclum volunt nomea Cavaliere
familiae Cavalierorum y ante tria
saecula deinde Baroncello , hodie
corrupto vocabulo Barigello dicto;
quod munus publicum antiquitus
Romae apud primarios residebat
Urbis nobiles. Ncque ab hac no-
minis interpretatione declinai Gen-
tis Jcon, quum canis vigilantiae,
et obsequentiae in hoc magistrata
praecìpue requisitae, symbolus a
prìscis notetur, et recentioribus ".
Abbiamo, De arte Baroncelliy tra-
ctatus parvus distributus in XII
capita, et in quolibet capite datur
ratio artis hujus. Bononiae 1766,
typ. de Vulpe. Nel possesso pre-
so del Laterano nel 14^4 ^^ ^^'
nocenzo Vili , il vice-camerlengo
con bacolo in mano seguiva il Pa-
pa, dopo il magistrato romano, il
maresciallo della curia ossia soldano
che andava spargendo moneta, ed
il decano della rota portatore del-
la mitra. Il vice-camerlengo ince-
deva col sacrista , e dopo di lui
cavalcavano i protonotari. Quando
il Pontefice andava per città alle
cappelle, anche pei funerali di car-
dinali defunti, incedeva a cavallo
innanzi la croce papale monsignor
governatore : ciò fu praticato sino
al secolo passalo, ed allora caval-
cava anche il principe assistente
al soglio.
GOV 29
Nelle cappelle, vesperi ed altre
funzioni che il Papa celebra nelle
cappelle palatine, o se abita al Va-
ticano nella contigua basilica, mon-
signor governatore si porta al pa-
lazzo apostolico, assume la cappa,
e con essa attende in anticamera
segreta che il Pontefice col suo
corteggio, fra cui il principe as-
sistente al soglio ed il senatore, si
rechi a piedi alla sagrestia della
cappella per pararsi , precedendolo
a destra del principe assistente al
soglio , e del senatore ; e dopo la
funzione il governatore con la stes-
sa precedenza accompagna il Papa
nella sua ìntima camera : altret-
tanto il governatore fa nei conci-
atori pubblici, ne' quali pure assu-
me la cappa , cos'i nelle prediche.
In cappella il governatore siede
rimpetto al Papa, e nel primo po-
sto del banco de' prelati di fioc-
chetti : quando i vescovi assumono
i paramenti sagri, allora il gover-
natore passa a sedere al banco dei
protonotari apostolici , cioè al pri-
mo posto, e dopo di lui^ gli altri
tre prelati di fiocchetti. È da av-
vertirsi che il governatore di Ro-
ma, se fosse arcivescovo assistente,
nelle sagre funzioni non assume
mai ì paramenti sagri, ma deve
restare sempre in cappa per di-
chiarazione di Benedetto XIV, fat-
ta nel 1744- Jl cursore pontificio
avvisa monsignor governatore delle
cappelle, concistori ed altre funzio-
ni per ischedula, in quelle cioè che
ha luogo la schedula. 11 governa-
tore riceve l'incensazione e la pa-
ce prima del principe assistente
al soglio, e dopo i vescovi assisten-
ti al medesimo. Nelle cappelle del-
la Purificazione e della domenica
delle Palme , appena queste e le
candele sono state benedette dal
^o Gov r.ov
Papa , il governatore si reca al si all'arlorazione, poiché si unisco-
trono papale e consegna al cardi- no coi vescovi assistenti clie pan-
nai decano le tre prinac candele e menti si scalzano delle scarpe. La
palme, che il cardinale consegna al ragione di questo uso può dedur-
Ponteflce, e poi a suo tempo il si dal Ceremoniale de' vescovi^ lib.
governatore ritorna al trono pon- II, cap. XXV, num. 87, nel qua-
tifìcio per ricevere la candela e la le si dice, che i secolari, quantun-
palrna dal Papa , e le ceneri nel que magnati, fanno precedere in
t\\ primo di quaresima. Quando il tale occasione il clero in segno di
Pontefice ha benedetto solennemen- umiltà. Lo stesso si dice al cap.
te nel sabbato in albis gli Agnus XVllI, num. 11 e 12 dello stes-
Dei^ monsignor governatore si con- so libro , pel giorno delle Cene-
duce al trono papale per ricever- ri. E perciò i prelati di fiocchetti
ne un pacchetto j quando poi la incedono dopo i vescovi in detta
distribuzione delle candele, delle funzione, come di minor grada
palme e degli Agnus si fa dal car- d'ordine sacro,
dinaie celebrante, monsignor mag- Nel volume IX, pag. 53 del
giordomo, e non altri, è condotto Dizionario ^ dicemmo come il go-
da un cerimoniere all' altare ia vernatora in cappa, col cardinale
cornu evangelii, e consegna il pac- primo diacono e il prelato mag-
chetto degli Agnus del cardinale giordomo, siede presso il portone
celebrante ad un cardinale diaco- custodito dagli svizzeri, nel defila-
no, il quale lo pone nella mitra mento della processione del Cor-
dei cardinal celebrante, ed il go- pus Domini. Né anche in questa
vernatore ritorna al proprio stallo, circostanza il governatore se fosse
All' adorazione della croce nel ve- vescovo assume il piviale; se lo è
ncrdi santo, secondo le Brevi in- il maggiordomo, questo lo indossa,
ciicazioni dei cerimonieri ponlifi- ed allora il governatore gli cede
cii, i vescovi non assistenti pre- la mano. Se il governatore fosse
cedono il governatore , e que- cardinale progovernatore, non as-
sto vi si reca avente a sinistra siste al defilamento della proces-
il principe assistente al soglio, ed sione. Delle pretensioni dell' am-
in sua mancanza incede con esso basciatore imperiale, che nel 1696
il prelato di fiocchetto che vie- pretendeva non incedere col prin-
ne dopo di lui; alcuni cerimoniali cipe assistente al soglio, col quale
pongono i vescovi non assistenti conducevano in mezzo il governa-
dopo i prelati di fiocchetti, come tore nella detta processione , ne
lessi nel rotolo con cui i medesi- parlammo al citato voi. p. 61, ed
mi cerimonieri regolano ogni anno al voi. I, p. 3o3. Del modo come
tale adorazione. Ma l'uso della cap- il governatore di Roma interveni-
pella pontificia, siccome si ricava va alla cavalcata del possesso del
dalle memorie degli antichi mae- Papa, e di quello come ora v'in-
slri di cerimonie, si è, che i ve- cede, se ne parla al voi. Vili, p.
scovi non assistenti debbono pre- 177 e p. i8o del Dizionario, di-
cedere i prelati di fiocchetti. Per cendosi a p. 1 52 come cavalcava net-
tale ragione i vescovi non assisten- le cavalcate che avevano luogo nel-
ti depongono le scarpe nel portar- le cappelle della ss. Annunziata, di
GOV
«;. Filippo, della Natività e di s.
Carlo, Il vice-camerlengo col pre-
fetto di Roma, senatori, conserva-
tori, ec. ed altri, nel 14^2 incon-
trarono fuori di Roma l' imperatore
Federico 111; e nel pontificato di
Alessandro VII il governatore di
Roma andò ad incontrare verso
Pontemolle la regina di Svezia
Cristina, preceduto da una compa-
gnia di cavalleggieri, e da un pag-
gio col bastone e cappello , a ca-
vallo sopra una chinea, assistito da
ottanta alabardieri, da una guardia
con casacche rosse, e un buon nu-
mero di palafrenieri, e seguito dai
conservatori, dal priore de* capo-
rioni, dagli oilìciali del suo tribu-
nale , e da altri cavalieri romani
che corteggiavano il magistrato.
Nelle relazioni de' Possessi dei
Papi raccolte dal Cancellieri , la
prima menzione che si fa del go-
vernatore, dopo quella riportata
del vice-camerlengo, è nel possesso
di Paolo III nel i534, ove si di-
ce : Conservatores habiterunt suas
dijferentias cimi oratoribus. Pa-
pa inte.lligcns jitssit eos ciim gu-
ùernatore procedere, et per vias, et
trivia amovere impedimenta, sicque
faclum fuil. La seconda menzione
è nel possesso di s. Pio V, che lo
prese nel i566, ove si legge la
precedenza eh' ebbe il governatore
sugli oratori de' principi. In equi-
tando ad Laieranum de mane ora-
tores volehant ire ante c.ruceni ini-
vu'diale posi gubernatoreni Urbis,
(juìbus dijci de ordine S. S. qnod
irent ante gnbernatorenij vel rcce-
derenty et sic parverunt, licei aegro
animo. Il non rinvenire prima me-
morie del governatore nelle caval-
cate de'possessi, ciò deriva che le de-
scrizioni antiche o erano brevissime,
o non enumeravano tutti quelli che
GOV 3i
v'intervenivano, ancorché costituiti
nelle prime cariche. Nella descrizione
del possesso di Sisto V del i585,
dopo gli scudieri e camerieri si leg-
ge, Gubernator Urbis, et senalor
a sìnistrìs ipsius, post dictos ora-
tores. Nel possesso del iSgo di
Gregorio XIV, dopo gli ambascia-
tori procedeva il governatore di
Roma a diritta del cesareo , con
veste paonazza e rocchetto, gual-
drappa e finimenti paonazzi : avea
seco sei stafFieii di livrea verde e
bianca. Nel possesso d' Innocen-
zo IX nel iSgi, dopo i conserva-
tori cavalcava il governatore in
mezzo dell'oratore veneto a destra,
e di quello del duca di Savoia a
sinistra ; indi veniva la croce pa-
pale. Nel possesso di Clemente Vili
nel I Sga non v' intervenne il se-
natore di Roma come nel pre-
cedente, per la controversia cogli
ambasciatori, ed il governatore ca-
valcò avente a destra 1* ambascia-
tore di Savoia, ed a sinistra Gio.
Francesco Aldobrandini parente del
Papa , e poi succedeva la croce
pontifìcia. Nel possesso di Leone
IX nel i6o5 il governatore ince-
dette solo dopo gli ambasciatori ,
avanti la croce pontifìcia ; in quel-
lo di Paolo V cavalcò tra gli am-
basciatori di Francia e di Vene-
zia ; in quello di Gregorio XV nel
1621 dopo di loro; in quello di
Innocenzo X nel i644) vestito al
solito di rocchetto e mantelletta ,
cavalcò alla destra dell' ambascia-
tore imperiale Savelli maresciallo
di s. Chiesa, indi i principi e no-
bili romani nel ritorno accompa-
gnarono il Papa nelle sue camere,
usque ad anticamerani bussolne
scricae. Ab illustrissimo vero Urbis
gnbernaforej et oratore imperaloris
usque ad proprium cubiculuni au-
32 GOV
dienlìae. Nel possesso di Alessan-
dro VII del i655 il governatore
incedette coli* ambasciatore veneto;
in quello di Clemente IX nel 1667,
cavalcò in mezzo all'ambasciatore
di Francia, ed al contestabile Co-
lonna, principe assistente al soglio,
con numerosa servitù ; in quello
di Clemente X nel 1670, tra gli
ambasciatori di Portogallo e di
Venezia, in mantelletta e rocchet-
to, et suo pileo quotidiano; equi-
tabat tamen equum suum Jlocculo
nigro a fronte pendente phaleratum
stragulo pontificali. Nella relazione
del possesso preso da Innocenzo XI
nel 1676 si legge: Orator Galliae
noluit medius incedere inter orato-
rem p^enetiaruni, et coniestabilem ,
nec medium habere gubernalorem
Urbis, sed ivit a dextris oratoris
Venetiarum ; comestabilis ivit pa-
rum ante, sed a sinistris. Guber-
nator vero Urbis retro eos. Nel
possesso di Clemente XI nel 1701,
secondo il solito tra le guardie
svizzere, il governatore cavalcò a
destra del contestabile Colonna ,
principe assistente al soglio; in
quello d'Innocenzo XIII nel 1721,
a destra del fratello del Papa, d.
Giuseppe Lotario Conti, dichiarato
principe del soglio ; in quello di
Clemente XIII nel 1758, a destra
del contestabile ; similmente in quel-
lo di Clemente XIV nel 1769,
che ritornando al palazzo pontificio
in carrozza, fu preceduto a caval-
lo dallo stesso governatore , prin-
cipe del soglio, ambasciatore di Bo-
logna, conservatore e priore de' ca-
po-rioni. Nel possesso di Pio VI
nel 1775 il governatore egualmen-
te cavalcò alla destra del contesta-
bile; in quello di Pio VII nel 180 1
solo, ed al solito avanti la croce
papale. Nei possessi di Leone XII,
GOV
di Pio VIII, e del regnante Gre-
gorio XVI, il prelato governatole
cavalcò al modo detto nel citato
voi. Vili, p. 180.
In esecuzione della legge di Gre-
gorio X, che colla morte del Papa
cessano tutti gli ufliziali della san-
ta Sede, confermata pure da Pio
IV, che prescrisse dovere i cardi-
nali in sede vacante confermare
tutti gU uffizìalì, compreso il gover-
natore di Roma, e questo e quel-
li rimuovere ed altri eleggere nel-
la prima congregazione generale
de' cardinali dopo la morte del
Pontefice; monsignor governatore,
al modo che dicemmo al voi. XVI,
p. 292 del Dizionario, consegna al
cardinal decano il bastone del co-
mando, e quindi si ritira. Allora t
cardinali ne ballottano la conferma
o la esclusione, e se è confermato,
viene dai Cerimonieri ammesso nel-
l'aula ov'è adunato il sacro colle-
gio, e nelle mani del cardinal de-
cano fa il seguente giuramento:
M Ego N. N. gubernator Urbis, et
vicecamerarius spondeo, voveo, et
juro, quod fidelis ero b. Petro apo-
stolo, sacro eminentiss. et RR. S.
R. E. cardinalium collegio, futuro
Pontifici, ejusque successoribus ca-
nonice intrantibus, et fideliter exer-
cebo officium gubernatoris Urbis, et
vicecamerariatus mihi commissum:
sic me Deus adjuvet, et haec sau-
cta Dei evangelia ". Quindi il go-
vernatore si reca allo stallo del car-
dinal camerlengo, il quale gli re-
stituisce il bastone del comando, e
con genuflessioni ringrazia i cardi-
nali, e parte. Dipoi rinnova indi-
vidualmente i ringraziamenti all'a-
bitazione d' ogni cardinale. Se non
fosse il governatore confermato, il
nuovo deve prestare il detto giu-
ramento, ricevere il bastone del
GOV
coniando, e praticare gli accennati
ringraziamenti. Il governatore se
ha affari si reca all' udienza o del
sacro collegio nelle congregazioni
generali, o in quelle serali de'capi
d' ordine presso il cardinale deca-
no. Quando poi i cardinali si so-
tto rinchiusi in conclave, il gover-
natore si porta all' udienza dei
cardinaH capi d' ordine alle ruote.
]Vel giorno in cui i cardinali en-
trano processionalmente in concia-
■vcj il governatore v' incede a fian-
co del cardinal decano. Per V ac-
cesso alle ruote del conclave, an-
che monsignor governatore fa co-
niare le medaglie, come si è det-
to al voi. XV, p. 3o8 del Dizio-
nario, Eletto il nuovo Papa, il go
vernatore gli rassegna il bastone
del comando, quale gli viene re-
stituito.
All' articolo Funerali sì è ripor-
tato il cerimoniale di quelli pei
prelati governatori defunti , e qui
aggiungeremo qualche altra analoga
erudizione. Essendo morto nel palaz-
zo del governo, d'anni settantaquat-
tro, monsig. Francesco Calfarelli go-
vernatore di Roma, vice-camerlen-
go ed uditore di rota, a' 12 di-
cembre 1711, il suo cadavere fu
vestito dell'abito prelatizio di man-
telletta e rocchetto , ed in carroz-
ca accompagnato da due parrochi,
aventi i cavalli i soliti flocchi, da-
gli alabardieri colle alabarde rivol-
tate, e da due altre carrozze co' suoi
famigliari , venne trasportato alla
chiesa di s. Maria sopra Minerva :
la pompa era illuminata da dieci
torcie di cera, e da quattro di pe-
ce portate dai palafrenieri. II ca-
davere fu esposto sul letto come i
cardinali, vestito di cappa, col ca-
po verso la porla non essendo sa-
cerdote, ed a' piedi fu collocato il
VCL. XXXII.
GOV 33
cappello pontificale, essendo ai quat-
tro lati altrettanti palafrenieri col-
le solite banderuole di seta nera
colle insegne dei defunto. Il letto
el'a pure contornato da cento can-
delotti accesi, oltre i quatti'o can-
delabri ai lati con torcie, tutte di
cera bianca. La relazione che ne
fece un cerimoniere pontificio è
del seguente interessante tenore.
» Extra presbyterium aptata fuit
sedes supra praedellam strato coo-
pertam, et ante genufiexoriura, pa-
riter strato, seu tapete coopertum
cum pulvinaribus pio emineutissi-
mo camerario, qui tamen non in-
terfuit podagra laborans, et prope
dictam sedem aptata fuerunt sca-
mna cum unico gradu pannis eoo-
perta prò dd. clericis camerae; ex
parte vero epistolae aptata fuerunt
alia scamna similia prò camerali-
bus, et bine inde alia scamna hu-
miliora prò reliquis offìcialibus, no-
tarìis, et ex quibus tamen nullus
interfuit, auditores rotae non invi-
tati fuerunt, quia prò illis locus
non erat: nam praecedentiam qui-
dem babent supra clericos carne-
rae} sed in isto actu clerici came-
rae non cedunt, quia ab eorum
capite, nempe eminentissimo came-
rario separari non possunt. Judi-
ces gubernatoris , scilicet locumte-
nens, substituti, notari etc. , non
interfuerunt, credo propter praece-
dentiam. Interfuerunt igitur clerici
camerae cappis induti ex parte, ut
supra dicti evangelii, et ex alia par-
te epistolae thesaurarius generalis,
pariter cappa indutus, advocatus
fiscalis, commissarius generalis ca-
merae , advocatus pauperum , et
procurator fiscalis. Illustrissimus
Castellus archiepiscopo Marciano-
politanus ordinis praedicatorum mis-
sam cantavit, cui inservierunt cap-
3
34 GOV
pellani substituti cappellae cardi-
nalìliae, nec non clerici, et subcle»
ricus cappellae pontificiae. Facla
fuit distributio cerae, nempe cleri-
eis camerae, et omnibus camerali-
bus datae fuerunt candelae duarum
libi-arum , et altera unius librae :
celebrans habuit candelam trium
librarum, ministri vero, clerici, et
alii duarum librarum. Tota eccle-
sia parata fuit pannis nigris cum
insignibus defuncti, ut moris est".
Nel numero 8729 del Diario di
Roma del l'j^i si legge la descri-
zione del funere di monsignor Bon-
delmonte governatore di Roma, e-
seguito nella chiesa di s. Giovanni
de' fiorentini. 11 cadavere fu espo-
sto sopra alto letto vestito degli
abiti sacerdotali, con cento cerei e
quattro torcie, oltre le quattro ban-
deruole ventilate dai suoi famiglia-
la in lunghi abiti di lutto. La mes-
sa fu cantala da monsignor Rossi
arcivescovo di Tarso, con scelta mu-
sica, e servita dai ministri della
cappella pontificia. Vi assisterono
nelle banche coperte di panni pao-
nazzi , a comic evangelii i monsi-
gnori chierici di camera, ed in al-
tre banche più basse, dalla slessa
parte, i notari ed altri uffiziali del
tribunale del governo; dalla parte
a cornu epistolae, parimente nelle
banche come sopra, monsignor te-
soriere , i monsignori avvocalo fi-
scale della R. C. A. , avvocato dei
poveri, e fiscale di Roma , e nelle
altre banche più basse vi assiste-
rono i giudici e sostituii dello stes-
so tribunale del governo. Termina-
te r esequie il cadavere restò tumu-
lato nella stessa chiesa. Finalmente
nei numeri 94 e 96 del Diano di
Roma del 1775 sono riportati i fu-
nerali di monsignor Giovanni Po-
teuziani di Rieti governatore di
GOV
Roma, morto a' 2 1 novembre. Iti
si dice che vestito il cadavere de-
gli abiti prelatizi, fu esposto in una
sala del suo palazzo sopra alto let-
to ricoperto con nobile coltre, con
quattro cerei accesi, ed oltre l'al-
tare della cappella domestica ve
ne furono eretti due altri, ne' quali
fu celebrata la messa ne' due giorni
che restò in casa il cadavere. I
solenni funerali gli furono celebrati
nella chiesa parrocchiale di s. Luigi
de' francesi. La messa venne can-
tata da monsignor Contessini arci-
vescovo di Atene , accompagnata
dai cantori pontificii, e servita dai
ministri della sagrestia papale: vi
assisterono il tesoriere, i chierici di
camera, ed i membri dei tiibunali
criminali del governo. Il cadavere
fu tumulato nella medesima chiesa.
Anticamente il governatore di
Roma ed il suo tribunale non ave-
vano residenza stabile, e si soleva
prendere casa a pigione. Il cardinal
Stefano Nardini forlivese presso la
chiesa di s. Tommaso in Parione
edificò un palazzo, ove fondò un
collegio, e morendo nel i484 lasciò
r edifizio air arciconfraternita del
ss. Salvatore. Indi il cardinal Gian-
nantonio Serbelloni , esaltalo nel
i56o dallo zio Pio IV, ampliò ed
abbellì il palazzo , per cui fu col-
locata corrispondente iscrizione. Ur-
bano Vili, secondo il racconto del
diarista Giacinto Gigli , comprò il
palazzo per residenza del governa-
tore di Roma, e vi collocò ancora
gli uffizi civili e criminali, e i giu-
dici: uno de' primi governatori ad
abitarlo fu monsignor Ariberli, a-
mico di d. Olimpia Maidalchioi, e
fatto governatore da Innocenzo X.
Nel pontificato di Benedetto XIV
la dateria apostolica acquistò dal-
l'imperatore Francesco 1 granduca,
GOV
di Toscana il palazzo Medici detto
Madama, per trasferirvi lu residen-
za del proprio tribunale; ma invece
la camera apostolica ne desiderò la
proprietà, dando alla dateria quei
compensi che indicammo al voi.
XIX, p. 122 del Dizionario. Allora
Benedetto XIV accrebbe di fabbri-
che il palazzo Madama , indi dal
palazzo Nardini a strada Papale, fece
trasportare la residenza del gover-
natore, del suo tribunale ed uffi-
zi al palazzo Madama , laonde re-
stò al palazzo Nardini il nome di
Governo vecchio , cosi alla via, ed
in vece il palazzo Madama prese il
nome di Palazzo del Governo, del
quale andiamo a darne un cenno.
Questo palazzo rimane incontro
a quello de' Giustiniani ; ma per-
chè dal lato di levante non è com-
piuto, come non lo è da quello in
faccia a mezzogiorno, cosi l'ingres-
so principale trovasi colla sua fac-
ciata compiuta rivolto a ponente
presso la piazza Navona. Caterina
de' Medici figlia di Lorenzo il Ma-
gnifico duca di Urbino e signore
di Fiienze, lo fece fabbricare pri-
ma di andare in Francia sposa al
delfino, e^oi famosa regina, per cui
fu detto il palazzo di Madama.
Ne fu architetto Luigi Cigoli, altri
vogliono che vi abbia avuto mano
anche Paolo Marrucelli. Gl'inten-
denti dicono che l'opera riuscì di
brutta apparenza , sia pegli ornati
grevissimi che per altro , tuttavia
non manca la facciata di nobiltà.
11 portone è fiancheggiato da co-
lonne in travertino che reggono la
loggia del piano nobile, su cui ele-
vasi il secondo piano, e su quello
i mezzanini , terminando 1' edifizio
un cornicione gigantesco. L'interno
ha un portico in colonne di gra-
nito, una parte del quale rimane
GOV 35
chiusa nelle stanze che servono a-
gli uffizi, e un'altra porzione vede-
si entro un giardinetto. Le scale
sono spaziose e comode, gli appar-
tamenti hanno ampiezza e imponen-
za, e in molte stanze di quello nobile
veggonsi dei fregi coloriti a fresco eoa
garbo e buon disegno. A* nostri giorni
vi fu collocata anco la direzione ge-
nerale di polizia, e l'uffìzio della
vidimazione de' passaporti e per le
carte di soggiorno. 11 Galletti a p.
220 del suo PrimicerOy avverte che
nel palazzo già de' granduchi di
Toscana, poi della camera aposto-
lica che lo fa abitare dai governa-
tori, tra la chiesa di s. Eustachio e
piazza Madama già detta de Lom-
bardi, vi sono vestigi di terme, le
quali è slato disparere tra gli an-
tiquari se fossero di Nerone o di
Alessandro Severo , o pure che
quelle stesse fabbricate già da Ne-
rone , e poi ampliate da Alessan-
di*o, formando un sol corpo di gran-
dissima magnificenza , prendessero
anche il nome dello stesso Alessan-
dro , come pare molto probabile.
Dice inoltre il Galletti, che Vitto-
re parlando delle terme di Nerone
soggiunge: Quae postea Alexan-
drinae, e queste carte fanno vede-
re, che già la loro denominazione
era quella assoluta di Terme Ales-
sandrine. Parla ancora il Galletti
dell'o/vz/or/'o Salvator is in ihermisy
chiesa che sus&iste ancora, e viene
ad essere come incorporata nel pa-
lazzo Madama, ove con gran divo-
zione si venera l' immagine del Sal-
vatore. Di questa antichissima chie-
suola ne parlammo in diversi luo-
ghi, come ai voi. XII, p. 76 e seg.,
e XXVI, p. 23i e seg. del Dizio-
nario. Ridolfino Venuti nella Ro-
ma moderna j a p. 612, dice che i
vestigi notabili delle terme di Ne-
36 GOV
rone e di Alessandro Severo im-
peratori, furono demoliti nella ri-
duzione del palazzo per uso del go-
verno sotto Benedetto XI V. Il Can-
cellieri nel suo Mercato riporta le
seguenti notizie su questo palazzo.
La piazza fu già detta Lombarda
(così chiamata dall'antica chiesa ed
ospedale di san Giacomo de' lom-
bardi, unita a quella del Salvatore,
poi incorporata alla chiesa di s. Ma-
ria in Cellis , sulle quali si eresse
l'odierna chiesa di s. Luigi de' fran-
cesi, delle quali parlasi ne' luoghi
poc'anzi citati), e poi soprannomi-
nata Madama , perchè così chia-
mavasi Margherita d'Austria figlia
naturale di Carlo V, vedova di A-
lessandro de' Medici primo duca di
Firenze, destinata in isposa di Ot-
tavio Farnese, figlio di Pier Luigi
duca di Parma, che abitò in quel
palazzo, che da lei acquistò la stes-
sa denominazione. Nel 1 644 > P^i'
r elezione d' Innocenzo X , in due
sere furono fatte due grandi giran-
dole, con tale artifìcio che cadendo
nella vicina piazza Navona, la rico-
prirono con istraordinaria vista. Di-
poi nel i65i nello scuoprirsi la ma-
gnifica fontana di piazza Navona ,
molti mereiai, fruttaroli, ferrivecchi
si fermarono in piazza Madama, e
per un 'tempo essi ed altri vi fe-
cero il mercato. Nel 1727 coll'inter-
vento di molta nobiltà, e con ab-
bondanza d' ogni sorte di rinfre-
schi, nel palazzo Medici a piazza
Madama si tenne l' accademia dei
Quirini alla presenza della grandu-
chessa Violante di Baviera ; indi
essa diede nel medesimo palazzo una
grandiosa festa da ballo agli sposi
marchese Filippo Corsini, e duches-
sa Ottavia Strozzi. Ivi ancora abitò
il principe Clemente Augusto ni-
pote della granduchessa, ed arci ve-
GOV
scovo elettore di Colonia. Nel 1 7 ^3
vi furono celebrati dagli arcadi i
giuochi olimpici. In questo palazzo
oltre monsignor governatore , vi
hanno l'abitazione il procuratore
generale del fisco , i due luogote-
nenti ed altri addetti al tribunale
del governo di cui vi sono tulli gli
uffizi , il corpo di guardia dei ca-
rabinieri , una carcere criminale,
ed una carcere di polizia , oltre al-
cune camere di deposito per gli
arrestati da soggettarsi ad esam^
Serie dei vice-camerlenghi e
governatori di Roma.
Oltre i vice camerlenghi nomi-
nati superiormente, trattando del-
l'origine del prelato governatore
di Roma, noteremo i seguenti, e t
governatori di Roma, con l'autori-
tà del Gararapi, del Marini, del
Cardella, del Novaes, e di altri,
non che delle annuali Notizie di
Roma: quelli elevati al cardinala-
to hanno le loro biografie.
Oddo de Varris o Poccia, forse
di Tivoli, cubiculario di Martino
V che nel 1428 lo fece luogote-
nente del camerlengo e del teso-
riere. Tra le notizie che di lui ci
dà il Garampi nelle Osservazioni
a p. 79 e 80 dell'appendice, con
r Infessura racconta che agli ir
aprile i432 Eugenio IV voleva
far prendere Oddo Poccia vice-ca-
merlengo da Stefano Colonna, per
sapere dove stavano le robe e i
denari di s. Chiesa, ma Stefano
disubbidì.
Francesco Condulmieri venezia-
no, nipote di Eugenio IV, che lo
fece vice-camerlengo, a' 19 settem-
bre 143 1 cardinale, ed a'2 3 gen-
naio 1432 camerlengo di s. Chie-
GOV
sa, dopo la morte di Francesco
Conziè.
Angelo Cavacela, che nel i433
dal vescovato d'Arbi o Arba Euge-
nio IV passò a quello di Parenzo,
fu luogotenente del tesoriere e del
camerlengo.
G'mnvitello Vitelleschi nobile di
Comete, oriondo di Foligno, Eu-
genio IV lo nominò governatore
di Roma, o prefetto di tal città,
durante nella quale carica fece con-
dannare a morte molte persone,
« tra queste alcune di conto ; nel
1437 lo creò cardinale.
Giuliano arcivescovo di Pisa fu
costituito governatore di Roma da
Eugenio IV.
Tommaso Parenlucelli o Calan-
di'ini di Sarzana, nel i443 Euge-
nio IV lo fece vice-camerlengo
pontifìcio, e nell' anno i446 cardi-
nale ; nel seguente anno gli suc-
cesse nel papato col nome di K\-
colò V.
Giovanni Carvajal spagnuolo, u-
ditore di rota, fatto da Eugenio
IV governatore di Roma, e nel
i44^ cardinale.
Astorgio Agnensi o Agnesi pa-
trizio napoletano, vescovo di diver-
se chiese, vice-cancelliere, e dopo
la morte di Eugenio IV fatto go-
vernatore o sia prefetto di Roma,
come sì esprìme il CardcUa nella
sua biografia, quietò un tumulto
eccitato da Stefano Porcario patrì-
zio romano, e ne fu premiato da
Nicolò V nel i44^ ^^^ dignità
cardinalizia.
Nicolo de Amigdanis vice-ca-
merlengo di Nicolò V. Narra il
Novaes, che secondo la storia della
congiura di detto Porcari, scritta
dal vicentino Pietro de Godes ,
l'Amigdanis fu benemerito di aver-
la scopevta, quindi fu maudalo
GOV 37
dal Papa col soldano delle carceri
ad arrestare il ribelle che fu im-
piccato al muro di Castel s. An-
gelo a' 9 gennaio i^SZ', e poco
dopo in Campidoglio lo furono i
di lui complici.
Pìeranlonio Colonna romano ,
altri dicono Antonio, da Pio II nel
14^9 fatto governatore o prefetto
di Roma allorquando partì pel
congresso di Mantova, secondo il
Novaes. Ma il Garampi dice che
Pio II a' i5 gennaio i4^9 ^^ce
governatore Galeozzo vescovo di
Mantova, ad esempio di Eugenio
IV, che in partire da Roma nomi-
nò un governatore, ed aggiunge che
conoscendosi tal carica troppo ne-
cessaria per la quiete pubblica del-
la città di Roma, questo officio
da straordinario ch'era stato fino
allora divenne ordinario. Dunque
il Colonna sarà stato solo prefetto
di Roma, e tale lo descrivemmo
all'articolo Colonna.
Girolamo Landò arcivescovo di
Gaeta come lo chiama il Marini,
essendo in Siena Pio II lo fece
vice-camerlengo a* 26 agosto 1^60.
Il Garampi lo dice arcivescovo di
Candìa, che nell'offizio agli 1 1 gen-
naio gli successe Stefano Nardini
arcivescovo di Milano, il quale eb-
be a successore Alessio Cesarei da
Siena arcivescovo di Benevento,
ma nel luglio 14^4 ^^ Ancona di
nuovo dichiarò Girolamo vice-ca-
merlengo per morte di Alessio.
Vianesio Albergati a' 2 9 agosto
1464 f" dichiarato vice-camerlen-
go da Paolo II, e durò in tutto
il pontifìcato.
Stefano Nardini di Forlì, già
vice camerlengo, venne eletto da
Paolo II governatore di Roma,
nella qual carica meritossi gli ap-
plausi del popolo romano : Sisto
^8 GOV
JV lo creò cardinale a' 7 maggio
1473. Il palazzo da lui fabbricato
servì poi di abitazione ai gover>
natori come si disse.
Auxia di Poggio di Valenza,
arcivescovo di Monreale, Sisto IV
lo fece governatore di Roma , e
'vice-camerlengo, indi a' 7 maggio
1473 lo creò cardinale.
Galeotto de Oddis perugino, prò-
tonotario apostolico, fatto vice-ca>
merlengo da Sisto IV,
Vianesìo ^/ierg^jf/ bolognese, già
vice-camerlengo nel pontificato di
Paolo II, soggetto di gran virtù e
prudenza, rettore della provincia
del Patrimonio, Sisto IV lo nomi-
nò luogotenente del camerlengo,
e nel i474 governatore di Roma,
morì dopo l'ottobre i47^'
Lorenzo Zane, uno de' più cospi-
cui soggetti della corte pontificia,
come dimostra il Garampi a pag.
126 e seg., arcivescovo di Spalato,
commendatore del patriarcato di
Gerusalemme, tesoriere nel ponti-
ficato di Paolo II, con altre più
gravi incombenze, e ad un tempo
commissario della Romagnola e
governatore generale di tutta la
Marca d'Ancona. Da governatore
di Perugia, Sisto IV a' 7 dicem-
bre i47^ lo costituì governatore
di Roma, e di tutto il suo distret-
to, e nel gennaio i477 1° nomi-
nò luogotenente del camerlengo ;
morì poco dopo la coronazione di
Innocenzo Vili, essendo patriarca
d'Antiochia e vescovo di Trevisi, il
primo ottobre 1484, ed il Burcardo
descrisse i decorosi funerali cele-
bratigli nella chiesa di s. Maria
sopra Minerva.
Giacomo Vannucci vescovo di
Perugia, fu governatore di Roma
p vice-camerlengo nel 147801479
eolto Sisto IV.
GOV
Bartolomeo Maraschi, già mae-
stro di casa, e maestro della cap>
pella pontificia, uffizio che allora
soleva conferirsi a qualche vesco-
vo, perchè dovea presiedere a tut-
ti ì ministri della cappella, luogo-
tenente del camerlengo, e nel 1480
vice-camerlengo al primo ottobre,
ed in tale anno e nel seguente
governatore di Roma, poi teso-
riere.
Domenico jélhergati nel i48a
e nel 148 3 fu governatore di Ro-
ma per Sisto IV, il quale nel pri-
mo marzo i483 lo costituì anche
maresciallo della curia romana.
Giovanni Alimento de Nigris mi-
lanese, consanguineo della duchessa
Bianca, protonolario apostolico, nel
1484 a' 16 giugno da Sisto IV fu
assunto al cospicuo grado di go-
vernatore di Roma, e insieme vi-
ce-camerlengo della camera apo-
stolica, poi chierico dì camera e
vescovo di Città di Castello.
Antonio Unieoli di Gualdo Ta-
dino, vice camerlengo, ed incarica-
to d'importanti missioni da Sisto
IV, e da Innocenzo VIII.
Giovanni Borgia il seniore, spa-
gnuolo, arcivescovo di Monreale,
da Innocenzo Vili fatto governa-
tore, e dallo zio Alessandi-o VI
cardinale nel 1492.
Bartolomeo de Morenis manto-
vano, famigliare d'Innocenzo Vili
nel 1487, governatore di Roma
e vice-camerlengo.
Gondisalvo arcivescovo di Tar-
ragona, eletto governatore e vice-
camerlengo nell'agosto 1492 da
Alessandro VI.
Gio. Andrea arcivescovo di Ra-
gusi fu fatto governatore di Ro-
ma e vice-camerlengo da Ales-
sandro VI, prese possesso della ca-
rica a' 2 settembre i494> '"'^' ^i
GOV
4 giugno 149^ ^u spedito nunzio
in Francia.
Andrea de'Spirìtìy di nobile fami-
glia di Viterbo, da chierico di ca-
mera ch'era, a' 12 dicembre i49^
fu dal cardinale camerlengo Raf-
faele Riario costituito suo luogo-
tenente, e vice-gerente della came-
ra apostolica, in cui era già deca-
no e insieme prolonotario aposto-
lico. Da altre notizie si ha che ai
3i ottobre i49^ '^ cardinale lo
confermò nello stesso u/Iizio insie-
me con Giovanni arcivescovo di
Ragusi altro suo luogotenente, e
insieme vice-camerlengo. Incorse
Andrea nella disgrazia di Alessan-
dro VI, che a* 6 gennaio i5o3 lo
lece cacciare in prigione di Castel
s. Angelo, e nel i5o4 morì.
Giova/ini de F'alles, Alessandro
VI Io fece governatore e vice-ca-
merlengo nel 1 496, e successore
a Gio. Andrea arcivescovo di Ra-
gusi ; era canonico di Messina e
protonotario apostolico, prendendo
possesso dell'uffizio a' 26 agosto.
Pietro Isualles o Isvagles di
Messina successe al precedente de
Valles, ed esercitava la carica ai
19 febbraio i497> nel qual giorno
fu fatto vescovo di Reggio, e car-
dinale a' 28 settembre i5oo: era
ancora governatore a' 16 novem-
bre.
Francesco Remolino di Lerida,
uditore di rota, promosso da A-
lessandro VI a governatore di Ro-
ma, fatto cardinale a' 3o maggio
i5o3.
Gaspare Pou protonotario apo-
stolico fu fatto da Alessandro VI
governatore.
Per morte di Alessandro VI_, ac-
caduta a' 18 agosto i5o3, nella se-
guente mattina sedici cardinali
nella sagrestia della Minerva eles*
GOV 39
sero governatore di Roma il ve-
scovo di Ragusi Giovanni , asse-
gnandogli per guardia duecento sol-
dati, come riporta il Burcardo nei
Conclavi de" Pontefici : forse questi
è quel Gio. Andrea già governa-
tore del Papa defunto.
Nicolò Bonafede di Fermo o
di s. Giusto, poi vescovo di Chiu-
si, Giulio II dì 11 novembre i5o3
lo fece governatore, ed era anco-
ra in ofllzio a' 9 aprile i5o5. Di
questo celebre personaggio da ul-
timo ne pubblicò l'interessante vi-
ta il eh. conte Monaldo Leopardi.
Marco P^igerio di Savona vesco-
vo di Sinigaglia, e parente di Giu-
lio II, che lo fece governatore di
Roma, prefetto di Castel s. Ange-
lo, e cardinale agli 1 1 dicembre
i5o5, secondo il Cardella ed il
Novaes.
Michele Claudio, il Garampi lo
fa successore nel governatorato a
Nicolò Bonafede a' 20 giugno i5o5,
per nomina di Giulio II che pui-e
lo nominò vescovo di Polignano,
indi di Monopoli, e se ne hanno
memorie sino al giugno i5o8.
Lorenzo Fieschi genovese a'3o
novembre i5o5 fu da Giulio II
fatto governatore, e divenne ve-
scovo d'Ascoli, di Brugnalo e di
Monreale : era ancora governatore
a'3o dicembre i5i2.
Per morte di Giulio II, che ter-
minò di vi vere a' 2.1 febbraio 1 5 1 3,
il cardinal camerlengo di consenso
del sacro collegio diede il basto-
ne del comando al vescovo di Tre-
viso Bernardo Rossi di Parma, co-
me governatore di Roma, premesso
il giuramento fatto alla presenza
di due conservatori di Roma, e
de' cardinali, come si ha dal padre
Gattico, Acta caerernonialia.
Per morte di Leone X nel di*
4o GOV
oembre i52i, il detto p. Gattioo
narra che fu eletto governatore
di Roma Gianvincenzo Caraffa
arcivescovo di Napoli , che giurò
nelle mani del cardinal CarvajaI
il più antico de' vescovi, e ricevè
il bastone di sua giurisdizione, as-
segnandogli il sacro collegio in a-
iuto per capitano d. Costantino
Comneno principe di Macedonia
che pure giurò. Il Burcardo agr
giunge che i cardinali nominarono
custode del sacro palazzo monsi-
gnor Francesco Eroli od Ercoli di
JNarni vescovo di Spoleto^ col sig.
Annibale Rango. Il Caraffa fu poi
creato cardinale da Clemente VII.
Per morte di Adriano VI nel
i533, narra il Martinelli riporta-
to dal p. Gattioo : Full intimaiio
cardinalibus de obitu, et venerunt,
et in aula paramenti deputarunt
gubernaiorem Urbis R. d. archie-
pìscopum N., gubernatorent palalii
R. d. Pelro de Flisco prius guber-
naiorem Urbis , irt capitaneum
collegii magnificum d. Georgium
de Caesarinis, in capitaneum pa-
latii d. N. hispanum, tfuia prius
erat una cum aliis, in baroncellum
Paulum ronianum In congre-
gatione jurarunt deputati guberna-
tory et capitanei fidelitatem coUe-
giOf ut audio etc.
Gio. Girolamo de Rossi di Par^
ma, figlio del conte Traili e di
Bianca figlia di Girolamo Riario
e di Caterina Sforza. Essendo ve-
scovo di Pavia, si trovò governatore
di Roma nel 1527, quando sotto
Clemente VII fu saccheggiata. Pri-
ma che il nemico superasse le mu-
ra delU città, avendone il Papa
affidata la difesa a Renzo da Ce-
ri, il governatore arringò il popo-
lo romano, ascendendo il pulpito
f\cllu chiesa d' Araceli, ad armarsi
GOV
per combattere l'inimico, al moda
che narrano il Bernini nel tom.
IV, p. 370 dell'/stona dett eresie^
ed il p. Casimiro da Roma a p.
4^4 delle Memorie i.storìche della
chiesa di Araceli. Il primo lo chia-
ma aspro e crudele anco co'buo«
ni, inesorabile contro i delatori
d'armi. Paolo III lo privò della sua
chiesa e lo fece porre in Castel
s. Angelo per essere stato imputa-
to dell'omicidio commesso a dan?
no del conte Alessandro Langoschi.
Giovanni Maria Ciocchi del
Monte, in tempo di Clemente VII
due volte fu governatore di Roma,
e nel sacco di Roma salvò la vi-
ta per una cappa di cammino, co-
me dicemmo al voi. VII, pag. igS
del Dizionario. Giovanni divenne
cardinale e poi Papa col nome d'i
Giulio III, Il Vitale scrive, che
in tempo che Roma nel 1527 e-
ra in mano dell'esercito di Borbo«
ne, fu fatto governatore e senatore
di Roma certo La IVIotte nipote d^
Borbone.
Francesco Pesaro nobile veneto,
vescovo di Zara, a' 20 settembre
i528 fu costituito da Clemente
VII govei-natore di Roma, e dopo
un anno, cioè a'28 settembre, i52q
gli fu sostituito il suddetto Già.
Maria Ciocchi del Monte. Partì
Clemente VII a*7 ottobre del mcT
desimo anno per andare a Bolo-
gna a coronarvi l'imperatore Car-
lo V, ed il Pesaro fu destinato
dal Papa : Gubem. gen. curiae
nostrae, et illam secjuentium, cioè
in efuibuscumque civitatibus , terris
et locis ad quae nos ad civ. Ba-
noniae eundo, stando, et ex ilio,,
redeundo declinare vel esse con-
tingerei, generalis gubernator et C.
A. praesidens super curiales et
mriam sequenles ac commeaUis^
GOV
eoooe leggesi nel breve della de-
putazione medesima spedito a' aS
settembre iS^g. Biagio Martinelli
da Cesena cerimoniere pontifìcio
nel suo diario mss. fa parimenti
menzione del Pesaro, che nella co-
spicua qualità di governatore del-
la curia assistè all'augusta funzio-
ne della coronazione di Carlo V.
Nel i53o rassegnò la chiesa di
Zara, e conseguì il patriarcato di
Costantinopoli, il quale pure ri-
nunziò.
Gregorio Magalotti romano, ai
i3 agosto i532 Clemente VII, es-
sendo governatore di Roma, lo e-
lesse vescovo di Lipari , indi lo
traslatò a Chiusi a'24 agosto i534)
onde di lui parla 1' Ughelli, Italia
sacra t. I, p. 782, e t. Ili, p.
65o. Il Ratti nel t. II, p. aSg e
284> Della famiglia Sforza, narra
il seguente strepitoso tatto. Giulia-
no Cesarini romano, figlio di Gio.
Giorgio, signore potente ed arbi-
tro del favore del popolo romano
di cui era gonfaloniere, mosso da
spirito di vendetta contro il vesco-
vo Magalotto oriondo d' Orvieto,
governatore di Roma, perchè stan-
do egli in Bologna in compagnia
del Papa (quando questi per la se-
conda volta vi si recò nel i533)
lo comprese nella legge proibitiva
sulla delazione d'armi, ordinando a-
gli sgherri di carcerarlo e frugarlo
nella persona. Dipoi ai i4 marzo
i534 mentre il governatore in
Roma ritornava dal Campidoglio
in visita pauperum de mane, seb-
bene Giuliano fosse scortato da
pochi uomini a cavallo, quando
il governatore era accompagnato
da tutti i suoi alabardieri, forzan-
do Giuliano la sua guardia lo fe-
rì colla spada , tagliandogli di
p^ttp uqc( mano. Clemente VII
GOV 4t
sebbene ne fosse rimasto aspra-
mente commosso, pure all' inter-
cessione di alcuni cardinali, e for-
se anche sul riflesso che il popo-
lo di Roma, in modo singolare at-
taccato al Cesarini, avrebbe potuto
eccitare un qualche tumulto, si la-
sciò piegare a non procedere a ri-
gore di giustizia contro Giuliano,
al quale non fece soffrire alti*a
pena, che la pubblicazione di una
fiera sentenza emanata contro di
lui dai chierici di camera, che pe-
rò non ebbe effetto. Il Cancellieri
nelle Memorie istoriche delle sagre
teste, p. 78, racconta che il gon-
faloniere Giuliano Cesarini per a-
ver ferito il governatore fu ban-
dito con grossa taglia, e dipinto
ignominiosamente nella facciata del
Campidoglio sopra la finestra a cro-
ce che si vede al torrione dalla,
parte di Araceli, con la spada e
cappa in testa, senza cappello, e
in giubbone. Vi stette sino alla
morte di Clemente VII, che poco
prima di morire gli fece grazia
di rimetterlo , e cassare detta pit-
tura infamante.
Benedetto Conversino, fu goverT
natore di Roma dì Paolo III. Si
legge nel p. Gattico , che alla
morte di Clemente VII, succeduti!
nel i534 , dal sacro collegio fu
confermato in governatore monsir
gnor Bernardino dalla Barba ve-
scovo: dunque il suddetto monsi-
gnor Magalotto era partito pel suo
vescovato di Chiusi, e Bernardino
.eragli successo.
Filippo Archìnto fu fatto da
Paolo III a' 6 maggio i538 go-
vernatore e vice- camerlengo , di-
cendosi nel breve in Curia nostra
nos seguente, perchè lo incaricò del
buon reggimento di tutta la nu?
uierosa comitiva, che seguì il P-^i
42 o o V
pa nel viaggio a Nizza, senza ri-
iijovere il Conversino dairufYìzio.
Michele Pranzino si ponti no pri-
ma fu dichiarato da Clemente VII
commissario generale della came-
ra in Roma e nel suo distretto,
indi Paolo III a' 12 luglio i54i
lo creò protonotaiio apostolico e
governatore di Roma, surrogandolo
in questo oHlcio a Pietro Angelini:
contemporaneamente fu successi-
■vamente vescovo di Marsi e di
Casale che poi rinunziò. Essendo
cessato dal governatorato, Paolo
IV pensò di crearlo nuovamente
governatore di Roma, e gliene fe-
ce esibire l' uffizio, ma egli non
l'accettò; condusse indi il rimanen-
te de' suoi giorni al servizio di
Ercole II duca di Ferrara, e in
questa città finì di vivere.
pilos Roverella vescovo d'Asco-
li fu creato da Giulio III gover-
natore di Roma a' iS febbraio
I 55o, pochi giorni dopo la sua e-
lezione.
Gio. Michele Saraceni napole-
tano, arcivescovo di Acerenza, Giu-
lio III lo dichiarò successore al
precedente governatore a' 29 di-
cembre i55o, ed a' 20 dicembre
i55i lo creò cardinale: il Garam-
pi dice a' 20 novembre.
Gio. Girolamo de Rossi parmi-
giano, vescovo di Pavia, che Pao-
lo III, come abbiamo detto, per
alcuni supposti suoi delitti lo chia-
mò a Roma nell'anno i539, e
racchiuse in Castel s. Angelo , co-
stituendo amministratore del suo.
vescovato sino al termine della
causa Alessandro Pallantieri. La
chiesa di Pavia fu data al cardi-
nal del Monte, il quale dimenti-
cando le vessazioni che gli avea
mosso per impedirgli il possesso
dei vescovato, divenuto Giulio HI
GOV
Io reintegrò della sede vescovile ,
ed inoltre lo costituì governatore
di Roma a' 22 novembre iS.Ti.
Girolamo Butinoni vescovo di
Sagona, chierico di camera, com-
mendatario dell'abbazia di Chiara-
valle del distretto di Piacenza, fu
fatto da Giulio HI a' 2 1 gennaio
i555 governatore di Roma, e mo-
rì in Prato nel i564' Nel Cardel-
la e nel Novaes si dice, che An-
nibale Bozzuti poi cardinale , fu
nominato governatore di Roma e
del conclave , nelle sedi vacan-
ti per morte di Giulio HI, e Mar-
cello II.
Carlo Grassi bolognese, fatto ve-
scovo di Montefiascone e Comete
nel i555 da Paolo IV, per mor-
te del quale, nella sede vacante, ai
29 agosto 1559 fu fatto dai car-
dinali governatore di Roma. Pio
IV nell'anno i565 lo fece chierico
di camera, e s. Pio V nel i56g
agli 8 giugno nuovamente lo di-
chiarò governatore di Roma, in-
di nel maggio iSyo lo creò car-
dinale. Si legge nel p. Gattico ,
che nella sede vacante di Pio IV
fu confermato il governatore che
era il seguente.
Alessandro Pallantieri di Castel
Bolognese, di cui ci danno molte
notizie il Gararapi nelle Osserva-
zioni a p. 293, ed il Marini nel
tom. I, p. 427, avendo costui da-
to un singoiar esempio della va-
rietà della fortuna, ce ne permet-
teremo un cenno. Da amministra-
tore della chiesa di Pavia, da Giu-
lio HI fu fatto nel 1 552 commissario
generale della camera , e notaro
della medesima. Paolo IV Caraffa
nel 1 555 gli conferì l' uffizio di
procuratore fiscale, e poi glielo
tolse nel 1 557, perchè accusato di
frodi commesse nell' amministra-
GOV
zionc dell' annona , ed estorsioni
nelle provincia di Marittima e
Campagna, sicché fu carcerato in
Castel s. Angelo, poi in Tordinona
o Torre di Nona. Ma Pio IV di-
chiarò che fu iniquamente accu-
sato, e lo ripristinò nell' uflìzio di
procuratore fiscale, e come tale as-
sistè al processo fattosi nel i56o
contro i Carafli nipoti del defunto
Paolo IV. Fu poi dell medesimo
Pio IV a' 26 aprile i563 promos-
so a governatore di Roma, nella
quale carica continuò a tutto V an-
no i566, essendo stato confermato
dal sacro collegio nella sede vacan-
te in cui fu eletto s. Pio V. Questi
nel primo gennaio 1567 lo fece
governatore della Marca d'Ancona,
dopo aver deposto i fasci nelle pon-
tifìcie mani; ma nell'agosto iSGg
fu fatto venire in Roma e carce-
rato nelle prigioni del s. oifizio.
Imputato di gravissimi delitti , s.
Pio V lo fece sottoporre a rigoi'oso
esame , destinando per giudice e
commissario apostolico Pietro Do-
nato Stampa canonico di s. Pietro,
assessore del s. oftlzio. Formati e
finiti i processi nel iDyi fu il Pal-
lantieri condannato ad essere de-
capitato, come in effetto si eseguì,
essendo allora in età d'anni ses-
santasei , ed il Pallavicino nella
Storia del cotte, di Trento, dice che
si meritò tal condanna per irrego-
larità commesse nella testura e
relazione del processo contro i Ca-
raffi, dopo essergli stati confiscati i
beni, degradato dall' ordine sacer-
dotale, e consegnato ai giudici lai-
ci. J^. Caraffa Famiglia.
Monte de Valenti da Trevi, s.
Pio V a' 22 maggio iSyo lo di-
chiarò governatore di Roma , che
vi fu poi confermalo, sì dal sacro
collegio nella sede vacante per
GOV 43
morte di s. Pio V, che dal suc-
cessore Gregorio XIII a' 14 mag-
gio 1572.
Lodovico Taberna milanese, ab«
breviatore di parco maggiore, ve-
scovo di Lodi, a' 28 agosto i5y3
Gregorio Xill lo fece governatore,
poi tesoriere.
Corrado Asinari, di nobilissima
famiglia, a' 29 dicembre 1576 Gre-
gorio XIII lo promosse al gover-
natorato di Roma, indi fu fatto
vescovo di Vercelli ai 29 maggio
1589.
Francesco Sangiorgio fu nomi-
nato governatore da Gregorio XllI,
e in sua morte venne confermato
dal sacro collegio.
Mariano Pierbenedelii di Came-
rino, vescovo di Martorano consa-
crato dal cardinal Peretti, il quale
divenuto Papa nel i585 col nome
di Sisto V, lo chiamò in Roma,
ove con amplissime facoltà, e straor-
dinaria giurisdizione lo destinò alla
carica di governatore , che ripu-
gnante accettò. Rilòrmò l' avidità
di alcuni giudici e di alcuni mi-
nistri del tribunale, ed estirpò i
sicari, gli assassini, i malviventi sì
in Roma che altrove, gastigando i
rei senza riguardo, per cui in pre-
mio fu crealo cardinale a'i4 dicem-
bre 1589.
Borsino meritò di essere fallo
governatore di Roma da Urbano
VII a' i5 settembre 1590.
Girolamo Matteucci di Fermo
arcivescovo di Ragusi, poi vescovo
di Sarno, governatore di Ravenna,
di Ancona, e di Marittima e Cam-
pagna, donde Sisto V nel 1587
lo mandò nunzio alla repubblicit
di Venezia. Poscia fu fatto go-
vernatore nell'interregno di Sisto V,
venendo costituito nella medesima
dignità nel 1 590 da Gregorio XIV.
44 Gov
Questi a' 24 aprile 1591 lo spedì
ili Francia commissario generale
delle milizie ecclesiastiche, e Cle-
mente VII! Io inviò nel Belgio, il
qual Pontefice a'27 novembre «597
lo dicliiarò commissario generale del-
le truppe pontificie alla ricupera di
Ferrara. Ma mentre viveva nel-
l'aspettativa di essere promosso al
cardinalato, morì nel 1609 in
Viterbo di cui era vescovo.
Per morte di Gregorio XIV,
nell'ottobre 1^90, i cardinali con-
fermarono monsignor Borsino nel
governatorato , che avendo ras-
segnato il bacolo ossia bastone del
comando al cardinal decano, giurò
al cardinal camerlengo.
Domenico Toschi di Reggio di
Modena , fu da Clemente Vili
dopo il 1595 fatto governatore di
Koma , e sotto di lui con raro
esempio non successe omicidio alcu-
no ; venne creato cardinale nel i 599.
Ferdinando Taverna milanese,
nipote del suddetto Lodovico gover-
natore di Roma, dopo aver esercir
tato l' uffizio di governatore nello
slato ecclesiastico, Clemente Vili
lo dichiarò di Roma nel 1599, ma
incontrò l' odio del pubblico per la
severità da lui usata nel suo gover-
no, a cagione delle famose giustizie
fatte eseguire sotto il medesimo Cle^
mente Vili [Fedi)^ massime per
la capitale sentenza subita da Ono-
frio Santacroce. Ad istanza del
cardinal Pietro Aldobrandini Cle-
mente Vili a' 9 giugno i6o4 Io
creò cardinale, quindi si ritirò nel-
la sua villa Taverna in Frascati ,
di cui parlammo al voi. XXVll,
p. 1 54 del Dizionario.
Nella vita di Leone XI, che nel
l6o5 il dì primo di aprile successe
a Clemente Vili, e regnò ventisei
giorni , si legge chp confermò il
GOV
governatore di Roma, e nel dargli
il bastone del comando gli disse
che amministrasse la giustizia a
tutti, ma senza rigore.
Benedetto Ala fu fatto governa-
tore di Roma nel i6o5 da Pao-
lo V, e cavalco nel suo possesso.
Berlinghiero Gessi bolognese, ve-
scovo dì Rimini, nel 16 18 Pao-
lo V lo chiamò in Roma, e lo fece
governatore dell' alma città t nella
morte del Papa restituì il bacolo
o bastone del comando al cardinal
decano, il quale lo passò al cardi-
nal camerlengo, ma fu invece con-
fermato; giurò ai cardinali fedeltà,
e si ebbe il bastone della dignità.
Di poi Gregorio XV lo confer-
mò nella carica, conferendogli in
pari tempo quella di prefetto dei
palazzi apostolici, ed Urbano Vili
Io creò cardinale , dopo avere e-
sercitato sotto di lui ambedue gli
uffizi.
Gio. Girolamo Lomellino geno-
vese, da chierico di camera Urba-
no Vili lo fece governatore di
Roma, poi tesoriere e cardinale.
Girolamo Grimaldi genovese, da
vice-legato del Patrimonio, Urba-
no Vili lo fece nel 1628 gover-
natore di Roma , indi nunzio a
Vienna, e gli conferì altre cariche,
indi lo creò cardinale.
Lorenzo Imperiali genovese , da
chierico di camera e commissario
delle armi, nei principii dell'anno
i653 Innocenzo X lo fece gover-
iiatore, e dopo un anno con plau-
so cardinale. Con questa dignità
in tempo della peste Alessandro
VII lo dichiarò governatore. Sotto
il di lui governo nacque il tram-
busto tra i soldati corsi e l'amba-
sciatore di Francia, per cui fu co-
stretto a giustificarsi a Parigi.
4 riberli fu fallo governatore ds»
GOV
Innocenzo X , e si tirò addosso il
generale disprezzo: facendo il Pa-
pa temere di sua vita, si ritirò per
paura alla chiesa del Gesù, ma es-
sendo migliorato tornò alla resi-
denza governativa in Parione. Nar-
ra il Cancellieri nel %uo Mercato,
che alcuni per disprezzo tagliarono
le code e le orecchie ai suoi be-
stiami, a' quali dicevano per insul-
to : Arri Berto. Morto Innocen-
zo X a' 7 gennaio i655, il prelato
A riberti fu deposto dalla carica ,
ed in vece eletto monsignor Giu-
lio Rospigliosi di Pistoia, arcivesco-
vo di Tarso, a pieni voti , che il
nuovo Papa Alessandro VII fece
segretario di stato e cardinale, e
che poi gli successe col nome di Cle-
mente IX. Si legge nel p. Gattico,
Acta caeremonialia : monsignor A-
riberti dopo avere rassegnato il ba-
stone del comando fu escluso da
quarantasei voti dal governatorato;
in vece fu eletto monsignor Ro-
spigliosi con cinquantuno voti, il
quale ricevette dal cardinal camer-
lengo il bastone di vice-camerlen-
go, giurò al cardinal decano, e nel
giorno passò in casa del cardinal
camerlengo a giurare come vice-
camerlengo.
Carlo Bonelli romano, appena
eletto Alessandro VII nel i655 lo
fece governatore, e come tale in-
tervenne nella solenne cavalcata del
suo possesso : poi fu fatto arcive-
scovo e nunzio , e dal medesimo
Papa cardinale.
Federico Borromeo milanese, pa-
triarca d' Alessandria, da Alessan-
dro VII fu fatto governatore di
Roma, quindi nel!' elezione di Cle-
mente IX nel 1667 fu promosso
a nunzio di Spagna dopo aver ca-
valcato nel possesso come governa-
tore; il successore lo creò cardinale.
GOV 45
Pompeo Varese venne fallo go-
vernatore da Clemente IX, poscia
conièrmato nel 1670 da Clemente X.
Luigi Bevilacqua nobile ferra-
rese, da governatore di Fabriano
fu tatto uditore di rota, e da Cle-
mente X surrogato nella carica del
Concessum a monsignor Fagnani
divenuto cieco. Indi il medesimo
Papa con breve de* 4 marzo 1671
lo elevò alla carica di governatore
di Roma e vice-camerlengo, e nel
1675 lo destinò nunzio all'impe-
ratore per conchiudere la pace, fa-
cendolo patriarca d' Alessandria, e
quindi lo mandò a stipular la pace
di Nimega. Morì in Roma nel 1680,
e fu sepolto in s. Maria della Vit-
toria, ove il cardinal Albizi lo avea
consacrato vescovo.
Giambattista Spinola genovese,
arcivescovo di Matera, poi di Ge-
nova, Clemente X lo nominò go-
vernatore , ed Innocenzo XI nel
1676 Io confermò, e poi nel 1681
lo creò cardinale. Continuò ad eser-
citare la carica anche fregiato del-
la dignità cardinalizia nel resto del
pontificato , nella sede vacante , e
nel pontificato di Alessandro Vili
nel 1691 la lasciò, subentrando-
vi il nipote, dopo aver incontrato
gravi vertenze con alcuni amba-
sciatori per le franchigie.
Giambattista Spinola genovese,
nipote del precedente , fu fatto da
Alessandi'O Vili governatore di Ro-
ma, indi nel iGg^ Innocenzo Xll
lo creò cardinale : sostenne con
gran fortezza la sua rappresentan-
za contro le pretensioni degli am-
basciatori sulle franchigie.
Ranuccio Pallavicini di Parma,
segretario del concilio, fu fatto gover-
natore di Roma, e nel 1706 car-
dinale da Clemente XI.
Francesco Caffarelli romano ,
46 GOV
uditore di rota, colla ritenzione di
tale uUlzio Ciementc XI nel 170G
lo fece governatore di Koma , e
mori nel 171 1 : di sopra abbiamo
riportato la sua elezione e fune-
rali.
Bernardino Scolti milanese, udi-
tore di rota , Clemente XI nel
1 7 1 1 lo dichiarò governatore di
Boma ritenendo l' uditorato, indi
nel 1715 lo creò cardinale.
Alessandro Falconieri romano,
Clemente XI prima lo fece uditore
di rota, e colla ritenzione di que-
sto uUlzio anche governatore di
Roma, che continuò ad esercitare
eziandio nei pontificati d'Innocen-
zo Xlll, e di Benedetto XIII che
nel 179.4 lo c»eò cardinale.
Giambattista Spinola genovese,
da segretario di consulta Bene-
detto XIII lo creò governatore, e
dopo sei anni nel 1733 Clemente
XII lo creò cardinale.
Marcellino Gorio fu promosso
al governatorato da Clemente XII,
e lo era nel 1 738.
Bondelnionle fu fatto governatore
di Roma nel 1740 da Benedetto
XIV , cavalcò nel suo possesso , e
mori nel giugno dell'anno seguente,
come dicemmo di sopra parlando
del suo funerale.
Raniero Simonetti patrizio di O-
simo e Cingoli, da nunzio di Napo-
li nel 1743 Benedetto XIV lo fece
governatore, e nel 1747 lo creò
cardinale.
Cosimo Imperiali di Genova,
da chierico di camera nel 174?
Benedetto XIV lo creò governa-
tore, e nel 1 757 cardinale.
Cornelio Monti Caprara bolo-
gnese venne nominato governa-
tore di Roma nel 1759 da Cle-
mente XIII, ed intervenne al pos-
sesso solenne della basilica Latera-
GOV
nense : dipoi lo stesso Papa lo creò
cardinale a* 23 novembre 1761.
Antonio Casali romano , da se-
gretario di consulla Clemente XIII
lo fece governatore , e come tale
fece parte della cavalcata pel pos-
sesso di Clemente XIV, che a* 12
dicembre 1770 lo promosse al car-
dinalato, indi lo pubblicò a' 1 5 mar-
zo 1773. Continuò nella carica col
titolo di pro-governatore sino alla
morte del Papa avvenuta a' 22 set-
tembre 1744» per la quale si di-
mise dalla carica, ed allora il sacro
collegio elesse il seguente prelato.
Giovanni Potenziani di Rieti ,
maestro di camera di Clemente
XIV, nella prima congregazione
cardinalizia della sede vacante per
morte del medesimo Clemente XIV,
fu costituito governatore di Roma,
nel qual posto lo confermò il nuo-
vo Pontefice Pio VI, quindi come
di sopra si è narrato, mori a' 21
novembre ij'j5.
Giovanni Cornaro veneziano fu
fatto da Pio VI successore nel go-
vernatorato al precedente, essendo
uditore di rota^ ìndi nel primo giu-
gno 1778 lo creò cardinale.
Ferdinando Alarla Spinelli na-
poletano, governatore di Roma per
volere di Pio VI , che nel 1755
lo creò cardinale.
Ignazio Busca di Milano, da
nunzio apostolico di Brusselles Pio
VI lo fece governatore, e poi nel
1789 creò cardinale.
Giovanni Rinuccini fiorentino ,
fatto governatore di Roma da Pio
VI, quindi nel 1794 creato cardi-
nale.
Carlo Crivelli milanese, arcive-
scovo di Patiasso, Pio VI lo diede
in successore al precedente nel go-
vernatorato di Roma, e poscia Pio
VII lo creò cardinale a' 2 3 feb-
GOV
braio dell'anno 1801, Monsignor
Baldassarri nella Relazione delle av-
versila e patimenti di Pio VI, tona,
II, p. 4oo, nari-a com'egli si tro-
vò governatore quando Roma fu
occupata dai repubblicani francesi,
e siccome fedelissimo ed afTeziona-
tissimo al Papa fu chiuso in Ca-
stel s. Angelo.
Francesco Guidobono Cavalchi-
ni di Tortona fu fatto da Pio VII
nel 1 80 1 governatore di Roma ,
quindi nel concistoro de' i4 agosto
1807 Io creò cardinale riserbandolo
in petto, ed a cagione delle note
politiche vicende il Papa non potè
pubblicarlo prima del 6 aprile 1818.
Oltre quanto di lui dicemmo nella
sua biografìa, parleremo di questo
degno porporato all'articolo Leone
Xll (Vedi). Siccome il Cavalchini
nell'esercizio della carica fu arre-
stato dai francesi invasori dello stato
ecclesiastico, Pio VII nominò pro-
governatore Tom/naso brezzo di
Palermo, poi cardinale; quindi fece
dopo di lui egualmente pro-gover-
natore monsignor Francesco Ser-
litpi romano, ch'era uditore di rota,
poscia promosso al cardinalato. Re-
stituita Roma e i dominii pontifìcii
a Pio VII nel 1814, questi nomi-
nò prò- governatore di Roma e di-
stretto, colla presidenza delle car-
ceri, il cav. Giacomo Giustiniani
romano, che avendo poi riprese le
insegne prelatizie lo spedi delega-
to in Bologna a ripristinare il go-
verno pontificio. Allora Pio VII no-
minò prò- governatore il prelato
Stanislao Sanseverino di JN'apoli ,
che funse l'uffizio sino al ritorno
in Roma di monsignor Cavalchini,
che riassunse l'esercizio della cari-
ca nel settembre 18 14. Tanto il
Sanseverino, che il Giustiniani fu-
rono poi annoverati al sacro col-
GOV 47
leglo, il primo da Pio VII, il se-
condo da Leone XII.
Tiberio Pacca di Benevento, Pio
VII dopo la promozione alla sacra
porpora di monsignor Cavalchini
lo fece pro-governatore di Roma,
e dopo pochi mesi lo dichiarò ef-
fettivo; ma per le note vicende es-
sendo fuggito nel 1821, Pio VII
nominò pro-governatore monsignor
Gaspare Bernardo Pianelti di Jesi
come primo assessore del governo,
quindi fece governatore il seguente.
Tommaso Bernetli di Fermo,
da assessore delle armi Pio VII
nel i8ai lo promosse alla ca-
rica di governatore di Roma , e
tale fu confermato nella sede va-
cante. Leone XII lo mandò in Rus-
sia con carattei-e d' ambasciatore
per felicitare, e per assistere alla
coronazione in Mosca del regnante
imperatore Nicolao I : in tale tem-
po fece da prò- governatore monsi-
gnor Nicola Clarelli Paracciani di
Rieti, come primo assessore del go-
verno, al presente cardinale. Leo-
ne XII agli 8 ottobre 1826 fece
monsignor Bernetti cardinale, poi
suo segretario di stato, nel quale
uffizio fu pur destinato dal Papa
che regna Gregorio XVI, che poi
lo nominò vice-cancelliere di s. Chie-
sa, dignità ch'esercita.
Gio. Francesco Marco-y-Catalan
spagnuolo, uditore di rota, Leone
XII nel 1826 colla ritenzione del-
l'uditorato lo fece governatore di
Roma, ed a' 1 5 dicembre 1828
cardinale.
Benedetto Cappelletti di Rieti,
delegato apostolico di Urbino e Pe-
saro, Leone XII nel dicembre 1828
lo dichiarò governatore di Roma ,
cui sono uniti il vice-camerlengato
e la direzione generale di polizia.
Esercitò tali uilìzi nelle sedi vacau-
48 GOY
ti per Leone XII e per Pio Vili ,
e funse il governatorato sotto quei
Papi, e sotto il regnante die a 2
luglio i832 lo pubblicò cardinale.
Nicola Grimaldi di Treia, da se-
gretario di consulta il regnante
Gregorio XVI nel iBSa lo fece go-
vernatore di Roma , ed a' 4 gen-
naio 1B34 cardinale, indi legato a -
postolico di Forlì.
Luigi Ciacchi di Pesaro, da de-
legato di Macerata il Papa che re-
gna nel 1834 lo dichiarò governa-
tore di Roma, e a' 12 febbraio
i838 cardinale: funse il pro-go-
vernatorato decorato della dignità
cardinalizia come il predecessore e
il successore.
Luigi Pannicelli Casoni di Ame-
lia, da pro-legato di Bologna Gre-
gorio XVI nel i838 lo fece pro-
governatore e poi governatore ; in-
di pubblicato cardinale a* 24 gen-
naio 1842, e fatto legato prima di
Forlì, poi di Bologna che al pre-
sente governa.
Giuseppe Antonio Zacchia della
diocesi di Luni Sarzana, uditore di
rota, dal regnante Pontefice nel
184^ promosso a governatore di
Roma^ vice-camerlengo e direttore
di polizia, attribuzioni e gravi uf-
fìzi che attualmente disimpegna con
zelo, impegno ed attività.
GOYAX (Goyasen). Città con
residenza vescovile nel Brasile, nel-
la provincia del suo nome , la
quale occupa il centro dello stes-
so impero del Brasile. Il vasto
territorio della provincia di Goyax
non era in origine che una co-
marca della provincia nel i749-
Ebbe per suoi primi coloni degli
avventurieri, attirativi dalla vista
dell'oro, che serviva di ornamento
alle donne degl' indiani, e di cui
scopersero le miniere dopo molle
GOY
ricerche. GÌ' indiani che avevano
dapprima mostrato ostili disposi-
zioni contro i portoghesi, si ricon-
ciliarono in fine con essi, loro in-
dicando pure il luogo ove trova-
vano la maggior quantità d'oro;
poscia i coloni vi giunsero in fol-
la, ed il paese si popolò rapida-
mente. Dal 1749 ^1 1809 questa
provincia restò tutta intera sotto
la giurisdizione di un solo ouvi-
dorf ma ai 18 marzo 1809 fu
divisa in due comarche, una delle
quali prese il nome di t. Joao
das duas Barras, e l'altra quello
di Villa-Boaf nome del capoluo*
go della provincia. Ciascuna di
queste comarche contiene otto ter-
ritorii o Julgados. Nella prima co-
marca vi sono i territorii di Ara-
yas. Cavalcante, Conceicaco , san
Felis, Flores, Natividade , Porto
Real, e Trahyras. Nella seconda,
Araxa, Crixa, s. Crux, Dessembo-
que, s. Luzia, Meja ponte. Pillar
e Villa-Boa. Questa politica divi-
sione non essendo per altro fonda-
ta sulla disposizione fìsica del pae-
se, ed in conseguenza poco atta
a farne chiaramente conoscere la
geografia, si eseguì la divisione in
sei distretti, adottata dall' autore
della Corografia brasiliana , e
tracciata dai limiti naturah. Questi
distretti sono : Nova-Beira, Caya-
ponia, e Goyax all'ovest, e Pa-
rannan, Rios das Velhas, e Tocan-
tin all'est. Tutte le questioni pe-
rò sono oggidì eliminate colla di-
visione amministrativa della pro-
vincia nelle due comarche di Go-
yax e di s. Joao-das duas Bar-
ras.
Villa-Boa è il capoluogo della
provincia e comarca di Goyax,
verso il centro della provincia me-
desima , giace in luogo basso sul
GOY
iio Vfermeiho , die Ja divide in
due parti pressoché eguali comu-
nicanti fra esse per mezzo di tre
ponti. E grande, ma mediocremen-
te fabbricala ; vi si osserva però
il palazzo del governatore, la ca-
sa comune, la tesoreria, e la zec-
ca, un piccolo forte munito di
due pezzi di cannone, che servono
i giorni delle feste, una bella fon-
tana , ed un delizioso passeggio
pubblico. 11 calore vi è intenso
durante la stagione asciutta, ma
le notti riescono freschissime. Ab-
bastanza operoso è quivi il com-
mercio, le miniere d'oro produtti-
vissime, e la popolazione assai rag-
guardevole. JVon era in origine
che un villaggio chiamato s. An-
na, quando nel 1739, sotto il
regno di Giovanni V, vi sì costrus-
se la citta, la quale ora conta più
di ottantamila abitanti. Filar, Ouro-
Fino, e Santa Crux sono tre vil-
laggi importanti della provincia
di Goyax, per la quantità notabi-
le d'oro che trovasi ne' suoi tei ri-
torii. 11 distretto poi dei Diamanti
formò un tempo, e tuttora forma
la ricchezza maggiore del Brasile.
Lungo le rive del Rio-Claro si é-
stende, che influisce a destra nel-
l'Araguay, ed ha fornito gemme
di pura acqua e di grande di-
mensione. La città capitale della
comarca di s. Joao das duas Bar-
ras è la Kalividade posta in riva
ad un piccolo afìfluente del Manoel-
Alvez. Aguaquente o Acquacalda
è un villaggio distinto, posto a
mezza lega dal confluente del Rio
das Almas, e dal Maranhao pres-
so di un lago profondo. L' oro e-
ravi abbondante all' epoca della
.«iua fondazione, che fu l'anno 17 32,
in guisa che per oggetto di gua-
dagno vennero a stabilirvi.si dodi-
VOI, xxxu.
GOY 4()
cimila Individui. Vi si tiovò il
celebre masso d'oro di quarantatre
libbre, che si conservava nel mu-
seo di Lisbona sino all' invasione
francese di quella metropoli. Vil-
laggi importanti sotto pure Caval-
cante e Couceicao, non che Porto
Reale.
11 somma Pontefice Leone XIT,
con la lettera apostolica Sollicitet
catholici gregis cura, idibus julii
anni 1826, eresse la sede vescovi-
le di Goyax nell' America meri-
dionale, nell'impero del Brasile, con
la residenza del vescovo in Villa-
Boa. Dichiarò la sede e il vesco-
vo sufl'raganei dell' arcivescovato
di i. Salvatore della Baia di tutti
i santi. Eresse in cattedrale la
chiesa dedicala a Dio in onore di
s. Anna, il cui edifizio è ampio
e decente. Stabili che il capitolo
fosse composto di due dignità, la
prima delle quali fosse 1' arcidia-
cono, con dieci canonici compre-
se le due prebende di teologo
e penitenziere, oltre altri preti e
chierici pel divino servizio. La cu-
ra delle anime nella cattedrale
viene amministrata da un eccle-
siastico deputato; avvi il fonte
battesimale, ed è 1' unica parroc-
chia ch'esista nella città. Vi è l'o-
spedale , non il seminario, che de-
vesi erigere cóme il monte di pie-
tà. In luogo dell' episcopio il go-
verno supplisce al vescovo in altro
modo. Ln diocesi fu stabilita am-
pia, e contenente più luoghi, e
che ogni nuovo vescovo fosse tas-
sato nei registri della camera apo-
stolica in fiorini 116, ascendimi
vero ad bismille, et qualiiorceri'
ttim sentala romana aliquibiis o-
nerihus gravata. Il regnante Papa
Gregorio XVI , nel concistoro dei
?.5 luglio i844> dichiarò per pri-
r
So GOZ
rno vescovo monsignor Fianceso
Ferreira de Azevedo, traslato da
Castoria in partibus, nominalo a
tal sede dall' odierno imperatore
del Brasile Pietro II. Questa dio-
cesi si estende dal nord al sud per
piìt di quattrocento leghe ; non
vi ha città propriamente detta che
la sola in cui sta la sede, e porta
il nome della medesima provincia;
nell'immenso territorio sono spar-
se alle distanze di 20, 3o, o /\.o
leghe una dall'altra trentaquattro
parrocchie intersecate da tribù sel-
vaggie, che vivono di caccie e di
rapine. Il presente vescovo da al-
cuni si dice il terzo o quarto, ma
sarà di tal numero quando vi si
calcoli il vescovo in partibus che
l'ha finora governata spiritualmen-
te, dappoiché propriamente il pri-
mo vescovo è il nominato.
GOZARTE o BEZADDA. Sede
vescovile della Zabdicena giacobit
ta, dipendente da Manfriano , si-
tuala all'occidente e sulle rive del
Tigri, dodici miglia sopra Mossul.
Ne furono vescovi Basilio Marcia-
no del 1172, Giuseppe del i243»
Giovanni del 1266, Dioscoro del
1285, il quale viene ritenuto au-
tore d' una liturgia siriaca , e
Chaleph che nel i455 fu fatto
patriarca col nome d'Ignazio.
GOZIA, Gothia. Sede vescovile
del Chersoneso di Tracia, dipen-
dente dal patriarca di Costanti-
nopoli. Ne sono registrati per ve-
scovi: Teofilo che intervenne al
concilio di Nicea, egli è notalo
ne'calendàri greci a' i5 settembre
per avere istruito il martire Ni-
cela, che fu bruciato vivo per or-
dine di Atalarico. Filoslorgio è di
parere che Teofilo sia lo slesso
che il vescovo Ulfila ordinalo da
Eusebio di Nicomedia, dopo la vit-
GOZ
toria di Costantino . A Teofìlo
succedette il di lui segretario Se-
lena, ed a questo Uni la eh' ebbe
a successori più vescovi riportati
neir Oriens Chrisl, tom. 1, pag.
1239.
GOZZADINI MARCAXTOifio, Car-
dinaie. Marcatonio Gozzadini, nobile
bolognese, nel iSgS ottenne le in-
segne di dottore in Bologna , ed
essendo divenuto eccellente giure-
consulto e famoso avvocato, datosi
a patrocinare le cause nella curia
romana , fu eletto collaterale di
Campidoglio, nel quale uffizio di-
pertossi con tanta integrità e va-
lore, che il popolo romano lo ebbe
in grandissima estimazione. Innal-
zato al pontificato a' 9 febbraio
1621 il suo cugino col nome di
Gregorio XV , questi lo nominò
subito cameriere segreto, e canoni-
co di s. Pietro; quindi a' 2 1 luglio
lo creò cardinale prete del titolo
di s. Eusebio, per cui il popolo ro-
mano, per singolare dimostrazione
di esultanza, gli fece un donativo
di cinquemila scudi. Il Martinelli
nella storia della chiesa di s. Agata
dimostra che il cardinale fu fatto
dell'ordine de' diaconi, con la chie-
sa di s. Agata per diaconia, di cui
restaurò la sagrestia col campanile
che minacciava rovina , ed abbellì
con vaga e nobile fontana il giar-
dino adiacente alla chiesa , e con
altre amenità : di più alla sua mor-
te lasciò una somma considerabile
per restaurare la porla di quel-
r antico tempio. II Novaes dice che
passò al titolo di s. Eusebio, dopo
essere stalo diacono di s. Agata.
Nel 1622 Gregorio XV Io fece
vescovo di Tivoli, dove celebrò il
sinodo, e poscia nei primi di giu-
gno del seguente anno lo trasferì
a Faenza. Intervenne al conclave
GOZ
per l'elezione di Urbano Vili; ma
per gì' incomodi che in esso soffrì,
dopo pochi giorni dacché n' era
uscito, una lenta febbre lo condus-
se al sepolcro in Roma nello stesso
anno 1628, in età di quarantano-
"ve anni, universalmente compianto
per la sua affabilità, piacevolezza,
integrità di costumi, e dottrina con-
giunta ad esemplarità di vita. Eb-
be sepoltura nella chiesa di s. An-
drea della Valle, con una onore-
vole iscrizione , postavi da Bonifa-
cio Gozzadini suo erede.
GOZZADINI Ulisse Giuseppe,
Cardinale. Ulisse Giuseppe Gozza-
dini patrizio bolognese, pronipote
del cardinale Marcantonio, nacque
in Bologna a' 20 ottobre i65o.
Mostrò sino dai primi anni gran
vivacità e prontezza di spirilo, la
quale spiccò in singoiar modo nel-
la difesa delle pubbliche conclusio-
ni, che sostenne con tale applauso,
che fu fatto degno di essere am-
messo con rarissimo esempio nel
collegio dei dottori dell'uno e del-
l'altro diritto, prima di avere ri-
portato in quella facoltà la laurea
dottorale. Il cardinal Boncompagno
arcivescovo di Bologna gli conferì
la prebenda teologale, che ritenne
fino al 1693. Destinato professor
di legge in quella celebre universi-
tà, ne esercitò l' incarico con som-
ma lode e riputazione per venti
^nni. Per salute intraprese un viag-
gio in Francia e nelle Fiandre, che
gli riuscì vantaggioso , indi in età
di quaranl' anni si portò in Ro-
ma per interessi di famiglia, quan-
do ottenne un canonicato e la pre-
benda di teologo nella basilica va-
ticana , nella quale ne' tentpi sta-
biliti e determinati recito con Uni-
versale soddisfazione le dotte sue
lezioni, come avea fatto in Bolo-
GOZ 5f
gna. Entrò in grazia d' Innocen-
zo XII , che lo annoverò tra gli
avvocati concistoriali. Io fece se-
gretario de' memoriali e de* bre-
vi ai principi, e lo avrebbe pro-
mosso ad altre cariche, se Ulis-
se per male di calcoli non fosse
stato costretto di condursi a Fi-
renze , ove se ne liberò. Clemente
XI lasciò all' arbitrio suo la riten-
zione d'uno de' due impieghi, on-
de il Gozzadini amò restare segre-
tario de' brevi , e poscia lo consagrò
arcivescovo di Teodosia in partibus,
adoperandolo in diversi gravi affa-
ri, finché a' i5 aprile 1709 lo creò
cardinale dell' ordine de' preti , e
per titolo gli conferì la chiesa di
s. Croce in Gerusalemme. Inoltre
lo fece vescovo d' Imola, e passa-
ti tre anni legato di Ravenna. Fi-
no dai primi giorni del suo vesco-
vato compose ed aggiustò con mi-
rabile prudenza e soavità le fasti-
diose controversie che da lungo
tempo erano tra il capitolo ed il
magistrato della città ; e avendo
trovato il palazzo episcopale in pes-
simo stalo, si applicò a ripararlo
ed abbellirlo , lasciandovi parte
considerabile de' suoi mobili a pro-
fitto de' successori. Accrebbe le ren-
dite della mensa vescovile, e fece
ridurre in epilogo, scritto di nitido
carattere in otto volumi, tutti gli
antichi stromenti riguardanti i fon-
di e i beni della sua chiesa, che poi
furono collocati nell'archivio della
medesima. A sue spese fece eziandio
stampare la storia de' vescovi d'I-
mola , descritta da Anton Maria
Manzoni canonico della cattedrale,
avendo inoltre fabbricato, per bene
di tutta la diocesi , in gran parte
e da' fondamenti il seminario. Cle-
mente XI lo dichiarò legato pon-
tificio in Parma , deputandolo a
rt^ G o z
benedii'e solennemente, accotópagnn-
to da tre vescovi, le nozze Ira E-
lisabetta Farnese, e Filippo V re
di Spagna. D'ordine del Papa si
portò pure ai confini della lega-
zione ad incontrare il re d' Inghil-
terra Giacomo III , allorquando
dalla Francia passò in Roma : lo
alloggiò nel proprio palazzo , ed
accompagnò per tutta la provincia.
Nell'anno santo 1725 ai pellegrini
che passavano per recarsi a Roma,
fece apparecchiare un ospedale ,
dove ogni sera faceva loro appre-
stare da cena, a cui assisteva egli
medesimo, servendo loro colle pro-
prie mani; e dopo averli ricreati
col pascolo della divina parola, li
confortava con divoti ragionamen»
ti, ed accomiatava con abbondanti
limosine. Pel medesimo oggetto fe-
ce aprire un'ampia casa pei sa-
cerdoti pellegrini , nella quale li
accoglieva colle più gentih ed ob-
bliganti maniere. Intervenne ai co-
mizi per le elezioni d' Innocenzo
XIII, e Benedetto XIII, ne' quali
ebbe molti voti pel pontificato. Re-
stituitosi alla sua chiesa perseverò
ne' doveri di zelante e sollecito pa-
store, con celebrare sinodi, correg-
gere abusi, consagrare e riedificare
templi e spedali, visitar con dili-
genza anche ne' luoghi alpestri la
diocesi^ sovvenire i miserabili e sin-
golarmente i vergognosi, e ristorare
le chiese rovinate dai terremoti.
Quando alcuno de' suoi ecclesiastici
avea commesso qualche mancanza,
il cardinale segretamente chiamato-
lo a sé, con mansuetudine e carità
Io correggeva , laonde ne otteneva
l'emendazione, senza che nulla il
pubblico conoscesse. Conferiva le
parrocchie ai sacerdoti che risplen-
devano sopra gli altri per dottrina
e per specchiati costumi , tenendo
GR.i
lontani da' benefizi quelli che vi
aspiravano per mezzo d' impegni
ed interposizioni di persone auto-
revoli e potenti, essendo solito di-
re, che questi aspiranti volevano
entrare neh' ovile non per la por-
ta , ma per la finestra. Recitava
ogni giorno le ore canoniche in gi-
nocchioni, impiegando notabile tem-
po nell'orazione mentale e nella
lettura de' libri santi. Visitava gli
infermi anco della più misera con-
dizione, compartendo loro la pon-
tificia benedizione se prossimi a
morire. Facilissimo ad ammettere
all'udienza, talvolta incontrava 'le
persone abiette per animarle, e per
sbrigarle subilo. Pieno di buone
e sante operazioni, mori in Imola
a' 20 marzo 1728, d'anni settan-
totto. Ebbe sepoltura in quella
cattedrale, in nobile ed elegante
mausoleo di marmo, che gli fece
costruire Alessandro Maria Gozza-
dini suo fratello. Amò teneramente
i letterati, e fu autore di qualche
opera, di che tratta il Bonamici
neir appendice al trattato sugli
scrittori delle lettere pontificie, di-
cendo che il Gozzadini procurò ma
non potè interamente discostarsi
dall'inetto stile di scrivere, ch'era
in voga al suo tempo. Da Gio.
Battista Rondoni, già segretario di
questo cardinale si ha : Ulisxis Jo'
sephi S. R. E. cardinalis Gozza-
dilli bononiensis vitae compendiunu
Bononiae 1728.
GRABATARII. Erano quelli i
quali un tempo differivano al pun-*
to di morte a ricevere il battesi-
mo, otide assicurarsi l' eterna bea-
titudine, appoggiandosi al principio
che questo sagramento cancelli non
solo l'originale, ma anche tutti i pec-
cati attuali. Si chiamarono ancora
Clinici e Leclicarii, V. Battesimo.
GRA.
GRADI o GRADINI dell' al-
TABE. Anticamente secondo tutte
le apparenze, ordinariamenle l'al-
tare aveva un solo gradino, mentre
in oggi se ne vedono due, tre ec:
neir Ordine romano sono sempre
due. Su questo punto vanno letti
f^li articoli Altare , Chiesa , e gli
altri relativi. Nei diversi articoli
delie Chiese di Roma , parlammo
ancora dei gradini esteriori de' sa-
gri templi. Dell'origine dei gradini
dell'altare e de'loro ornamenti, dei
vasi preziosi, candellieri, reliquie,
dittici sacri, e sacre Immagini, ne
trattiamo a (juell'articolo. All'artico-
lo Scala santa [Fedi), diremo di
quelli santifìcati dal Redentore nella
sua passione. Degli scalini per discen-
dere ne' battisteri, com' erano nelle
vasche e peschiere delle antiche ter-
me, ne discorre il p. Lupi, Disser-
tazioni tom. I, p. II 3. y. Batti-
STERio, e Fonte battesimale. Per
gli scalini del trono e della catte-
dra o soglio pontificio, P^. Trono,
si possono consultare Ezechiele e.
IV, V. i4, De lege gradiis altaris
prohibente ; e Spencero, De legihus
hehraeorum. I pagani non volevano
che le scale dell' altare avessero più
di tre gradini, come si può legge-
re in Aulo Gelilo 1. io, e i5. 11
Cancellieri nel suo Af eretto parla del-
la scalinata lunghissima della chiesa
d' Araceli , fatta dai divoti ginoc-
chioni, come Giulio Cesare e Clau-
dio salirono in ginocchioni gli sca-
lini del tempio di Giove Capitoli-
no. Dice ancora che le scale della
chiesa de' ss. Michele e Magno in
Borgo, furono ascese dai fedeli in
ginocchioni ; essendosi altrettanto
praticato, come si notò al suo ar-
ticolo, cogli scalini della vecchia
basilica vaticana. Scrive il Torrigio
nelle Grolle valicane : •< Ex vcleri
GRA"
53
kalendarlo il junii, decem millia
martyrum. Habemus de eorum re-
liquiis, et eo die multitudo mulie-
rum confluii ad basilicam , flexis
genibus gradus ascendentium , et
faculas accensas in manu gestan»
tium, sacrumque pio martyrìbus po-
stulantium ". Abbiamo notato altro-
ve, che anticamente i sommi Pontefi-
ci si facevano solennemente coronare
sulle scale della basilica vaticana.
GRADISCA o GRADISRA (Gr<x-
discan ). Città vescovile unita a Go-
rizia, piccola ed un tempo forte, del
circolo di Gorizia, nel regno illirico :
essa è posta sulla riva destra dell' I-
sonzo, capoluogo di distretto. E cinta
da mura e fosse, e difesa da un vec-
chio castello. I veneziani la fabbri-
carono nel 147^} quando i turchi
minacciavano per questo lato i' I-
talia. Fu presa da Massimiliano I
nel i5ii, ed assediata dai vene-
ziani negli anni i6i6 e 1617. Di-
venne capoluogo della contea del
suo nome, e nel i64i fu venduta
dall' imperatore Ferdinando III ai
principi di Eggenberg. Estintasi
questa casa, fu sottoposta ad un
capitano particolare. Sotto il cessato
regno italico era il capoluogo di
una vice-prefettura nel dipartimen-
to Passeriauo, dipoi venne compe-
netrata nel regno illirico.
La sua sede vescovile, come di-
cemmo all'articolo Gorizia ( Fe-
di ), fu unita a quella dell' arcive«
scovato e metropoli di Gorizia, dal-
lo stesso Pontefice Pio VI che l'a-
veva istituita in concattedrale della
medesima. La chiesa cattedrale è
dedicata a Dio, in onore dei prin-
cipi degli apostoli i ss. Pietro e
Paolo, ed ha il suo capìtolo. Nella
città vi sono altre chiese e di-
versi stabilimenti di beneficenza e
d' istruzione.
54 ORA.
GRADMONT o GRANDE MONI
Gabriello, Cardinale. Gabriello de
Gradinont o Grnndenaont, nobile
francese oriondo della Navarra, pe-
rito in ogni genere di lettetatuia,
e assai sperimentato nel maneggio
degli affari politici, ne' quali segna-
tamente si distinse, dedicatosi allo
stato ecclesiastico, fu successivamen-
te promosso da Leone X nel i520
al vescovato di Consera ns, e da
Clemente VII nel i5i^ a quello
di Tarbe, mentre il re Francesco
I lo fece maestro delle suppliche ,
e gli addossò onorevoli e splendi-
de ambascerie, e fra le altre nel
i^aG lo sped\ suo ambasciatore in
Inghilterra al re Enrico Vili, af-
finchè ottenesse] da quel sovrano,
che la principessa di Vallia o Galles,
già promessa sposa del delfino , fos-
se impalmata dal duca d'Orleans suo
figlio secondogenito. Circonvenuto
in tale occasione il Gradmont dalla
politica e dalla fina accortezza del
cardinal Volse! , recitò nel senato
alla presenza dello stesso re un' o-
razione, con la quale disapprovò
come meno lecito il matrimonio
dello stesso Enrico Vili con Ca-
terina d' Aragona zia di Carlo V.
Fu nel numero degli ambasciatori
che la reggente di Francia mandò
in Ispagna alla corte di Madrid ,
per effettuare la liberazione di Fran-
cesco I re di Francia. Stava an-
cora in Madrid dopo la partenza
del re, quando giunta a notizia di
Carlo V la lega che formato ave-
vano Ira loro Francesco I ed En-
rico Vili, fece contro il diritto delle
genti chiudere in carcere il Grad-
mont. Avendo però i due re fatto
lo stesso cogli ambasciatori di Car-
lo V, questi fu obbligato a rila-
sciarlo. Compito il suo ministero
si restituì in Francia, ma la sua
GRÀ
dimora in quel regno non fu di
lunga durata, imperocché fu tosto
dal re mandato nuovamente in In-
ghilterra con segrete istruzioni di
maneggiare lo scioglimento del ma-
trimonio di Enrico Vili con Ca-
terina d' Aragona , e di proporre
quello di Margherita d' Orleans ,
vedova di Carlo duca d'Alencoive
sorella di Francesco I, maritata poi
con Enrico II re di Na varrà. Poco
tempo dopo fu spedito ambascia-
tore in Roma a Clemente VII dal
re, ad istanza del quale il Papa
a* 19 marzo i53o lo creò cardi-
nale prete del titolo di s. Giovan-
ni a porta Latina; indi nel 153*2
lo stesso Clemente VII gli conferì
il vescovato di Poitiers, essendo già
arcivescovo di Bordeaux, divenen-
dolo di Tolosa nel i533, dopo a-
ver rinunziato in favore del fra-
tello Carlo la metropoli di Bor-
deaux. Procurò il cardinale l'ab-
boccamento di Clemente VII con
Francesco I in Marsiglia, e morì
in Balma presso Tolosa nel i534.,
universalmente compianto. Il suo
cadavere fu trasferito a Balache nel-
la diocesi di Bajona, ed ebbe nella
tomba de' suoi maggiori onorevole
sepoltura.
GRADO, Gradusj Aquae Gra-
datae. Città patriarcale ora nell'Il-
liria, edificata nell' isola che ha Io
stesso nome, all' imboccatura e sul-
la foce della Natisa, in vicinanza
delie lagune di Marano. La sua
antica chiesa eretta dal patriarca
Elia, prima dedicata a s. Eufemia,
ed ora ai titolari i ss. Ennagora
e Fortunato, conserva pur anco le
vestigia della sua passata magnifi-
cenza, e specialmente nel pavimen-
to di mosaico, nel coro e nella se-
dia patriarcale di marmo, veden-
dovisi anche in altri luoghi alcuni
GRA
considerabili pezzi d' antichità dei
secoli barbari. Ha un piccolo por-
to, il quale non riceve che barche
pescherecce, poiché i due porti che
j)ossedeva anticamente sono adesso
interrati. Decadde sino dal tempo
in cui fu trasferita la sede del ve-
neto governo da Eraclea a Mala-
niocco, indi a Rivoalto, perchè al-
lora abbandonata venne dalle no-
bili famiglie, che avevano influen-
za nel governo; oggi conta pochi
abitanti che ritraggono il loro so-
stentamento dalla coltivazione del-
le vigne, degli orti, dalla pesca e
dal tralTico del pesce salato. Deve
la sua origine agli abitanti di A-
quileìa (Vedi), che quivi fuggiro-
no dalle armi devastatrici dei bar-
bari, e specialmente dalle stragi di
Attila nel ^5^. Nella occasione me-
desima ivi essendo con esso loio
passato il patriarca di quella città
chiamato Paolino, sotto il pontifi-
cato di s. Benedetto I, portò seco
lui tutti i tesori della sua chiesa.
Probino suo successore essendo mor-
to pochi mesi dopo, Elia greco di
nazione, che ne occupò la sede, ve-
dendo che non poteva ritornare con
sicurezza in Aquileia, anche per
evitare le insidie dei nemici della
cattolica fede, nel 579 ottenne dal
Pontefice Pelagio II che la sua se-
de fosse per sempre trasferita a
Grado, dove avea egli fatto fabbri-
care la memorata chiesa sotto l'in-
vocazione di s. Eufemia martire.
11 Papa per tale motivo riunì un
concilio a Grado a' 3 novembre, e
nominò per presiedervi in sua ve-
ce il sacerdote Lorenzo. Fuvvi let-
ta la lettera pontificia di Pelagio
li, nella quale in virlù delle lut-
tuose circostanze, acconsentiva che
la sede patriarcale fosse nella città
di Grado, che nominò altresì me-
GRA 55
tropoli di lutto il paese della Ve-
nezia e dell' Istria. Quel Papa spe-
rava con ciò che i vescovi d'Istria,
separali già da lungo tempo dalla
Chiesa romana pel famoso affare
dei tre capitoli, si riunirebbero al-
la santa Sede, ma disgraziatamen-
te succedette tutto al contrario;
giacché Elia e dìeciotto vescovi che
componevano quel concilio, prote-
starono nuovamente contro il quin-
to concilio generale, per conserva-
re, com'essi dicevano, al concilio di
Calcedonìa tutta la sua autorità.
Severo che nel 58g succedette ad
Elia, essendo stato obbligato da
Smaragdo esarca di Ravenna di
abiurare lo scisma de' tre capitoli,
con tre altri vescovi dell'Istria, e
non avendolo fatto se non per ti-
more, dichiarossi anche più forte-
mente contro il concilio generale
quinto coi suoi tre vescovi. Quelli
di Trento, di Udine, di Vicenza,
di Verona, di Treviso, di Feltre,
di Pola, e di Belluno eransi assog-
gettati alla Chiesa romana. Essen-
do morto Severo nel 6o5, gli sci-
smatici elessero per patriarca d' A-
quileia l'abbate Giovanni, col con-
senso di Agilulfo re de' longobar-
di, il quale aveva abbracciata la
religione cristiana. I cattolici ordi-
narono Candiano o Candidiano di
Rimini nel 610 in patriarca di
Grado, morto il quale nel 6 1 5,
venne nominato per succedergli E-
pifanio de oppido Humagi. Così
si videro due patriarchi, 1' uno ad
Aquileia, l'altro a Grado, scismati-
co r uno , e cattolico 1' altro. Qui
appresso daremo la serie de' pa-
triarchi di Grado, in seguito dei
nominati, coll'autorità dell'Ughelli,
Italia sacra, lom. V, pag. 1075
e seg.
Nel 616 divenne patriarca di
«6 i&RA
Grado Cipriano di Pela, &iccomé
uomo santissimo. Dopo la sua mor-
ie nel 63o, col favore de' longo-
bardi invase la sede B^ortunato e-
ketico ariano , traditore della re<
pubblica di Venezia ; ma il Papa
Onorio I depose Fortunato , e gli
sostituì Primogenio suddiacono re-
gionario della Chiesa romana, co-
me si La dal Labbé e dal Baro-
nie. Inoltre Onorio I estinse lo
scisma de' vescovi d' Istria, che a-
vevano preso a difendere da più
di seltan l'anni prima i tre capìto-
li, sotto Papa Vigilio. Nel 65o fu
eletto patriarca di Grado Massimo
dalmata; nel 670 Stefano di Pa-
renzo ; nel 675 Agatone justino-
politano ossia di Trieste ; nel 685
Cristoforo di Pola, e nel 717 Do-
nato piacentino fatto dal Papa s.
Gregorio II. Intanto gì' imperatori
ci' oriente riconquistarono ai lon-
gobardi la costa marittima di Ve-
nezia e dell' Istria , ed ottennero
dal Pontefice che nominasse a Gra-
do un vescovo cattolico, che sareb-
be chiamato patriarca come quel-
lo d'Aquileia. Adunque s. Gregorio
II, e l'immediato s. Gregorio III
terminarono lo scisma fra le sedi
di Aquileia e di Grado : la dio-
cesi d' Aquileia fu smembrata in
due parti, una delle quali venen-
do attribuita al vescovo di Grado,
anche a questo venne concesso il
pallio pontificio dal Papa, col titolo
e dignità di patriarca. Il Kinaldì
all'anno 63 1 però narra, acciocché
la chiesa Gradense non fosse me-
no dell'Aquileiese, i sommi Ponte-
fici la illustrarono col pallio e col
nome patriarcale, per cui si acce-
se tra esse emulazione, perpetue
discordie ed odii fomentali poscia
dai principi secolari, dappoiché l'e-
sarco di Ravenna ed il Papa fa-
GRA
vorirono il patriarca di Grado,
mentre i longobardi protessero il
patriarca d'Aquileia, che per sicu-
rezza trasportò la sede all'antica
città di Forum Julii, onde fu chia-
mato patriarca Forojuliense, come
dicemmo all'articolo Cividale (far-
cii). E siccome l'esarca non cessò
mai di tribolare Aquileia, cosi i
longobardi non si rimasero mai di
molestare Grado. Laonde, continua
il Rinaldi, Lupo duca del Friuli,
essendo entrato con un esercito a
cavallo per la strada fatta antica-
mente per mare nell' isola di Grado
presso ad Aquileia, e predando la
città, portò via i tesori della chiesa
aquileiese ch'erano stati recati a
Grado dal patriarca Paolo o Pao-
lino quando fuggì da' longobardi
nel loro ingresso in Italia.
Nel 724 f" eletto patriarca di
Grado Antonio abbate benedettino
della ss. Trinità di Brondolo, il quale
ebbe per successori: nel 749 Emiliano
arcidiacono di Grado; nel 757 Vi-
telliano di Lucca ; nel 766 Gio-
vanni di Trieste; nell'SoS Fortu-
nato pur di Trieste; nell' 83o Ve-
nerio di Rivoalto; neir854 Vitto-
re veneto; nell' 854 Vitale Parte-
cipazio veneto ; nell* 880 Pietro
veneto; nell' 884 Vittore giunio-
re veneto; nel 902 Giorgio ve-
neto; nel 903 Vitale gìuniore ve-
neto; nel 906 Domenico figlio di
Pietro doge di Venezia ; nel 907
Lorenzo- veneto ; nel 919 Marino
Contarini ; nel 953 Bono veneto ;
nel 962 Vitale Barbolano veneto;
nel 963 Vitale Candiano figlio del
doge Pietro; nel io 12 Orso Or-
seolo figlio del doge Pietro ; nel
1 045 Domenico Balcano veneto ;
nel 1045 Domenico Marengo ve-
neto, perché il predecessore visse
soli sette giorni nel patriarcato.
GRk
Essendo Papa s. Gregorio VII fu
eletto a patriarca di Grado Dome-
nico Carbone veneto, il quale eb-
be in successore nel 1094 Gio-
vanni Saponario; nel medesimo an-
no Pietro Badoaro veneto. Flami-
nio Cornaro, Ecclesiae venetae an^
tiquis monumenti s, corregge l'Ughel-
li con provare che Giovanni Sapo-
nario fiorì dieci anni prima, cioè che
nel luglio 1084 fu fatto patriarca,
al quale nello stesso anno succes-
se Pietro, Fu promosso a questo
patriarcato nel 1 102 Giovanni Gra-
denigo, che seguendo lo scisma del-
l'antipapa Burdino, ossia Gregorio
Vili, fu deposto dal Pontefice O-
iiorio II. Nel ii3o fu assunto al-
la sede patriarcale Enrico Dando-
Io, cui Innocenzo li sommo Pon-
tefice confermò l'uso del pallio, ed
il privilegio della delazione delia
croce : furono suoi successori , nel
1182 Giovanni Segnale; nel 1201
Benedetto Falerio priraicero di s.
Marco, a cui Innocenzo III negò il
pallio, solo per essere indignalo coi
•veneziani per la presa di Zara fat-
ta colle armi de' crociati destinale
perla Palestina; nel 121 1 Angelo
Barocci veneto; nel i238 Leonardo
Quirini veneto primicero di s. Mar-
co; nel 1244 Lorenzo dell'ordine
de' predicatori, ma una caria pro-
dotta dal Cornaro dimosti-a che il
patriarca Leonardo Quirini era vi-
vo a' 28 agosto i25o. L' Ughelli
disse che a Lorenzo successe nel
1255 fr. Angelo Maltraversi vene-
to dell'ordine de' predicatori, tras-
lato da Alessandro IV dall' arcive-
scovato di Creta ; ma il Cornaro
pone fra Lorenzo e il Maltraver-
so, Jacopo Belligno ai'cidiacono, il
(|uale a' 7 marzo i255 era già e-
letlo patriarca, e mori a' 7 giu-
gno. Diveaue patriarca di Grado
GRA 57
nel 1272 Giovanni d'Ancona ve-
scovo Monovacense , trasferito al
patriarcato dal b. Gregorio X ; nel
1279 Guido dell'ordine eremitano
di s. Agostino; nel 1289 Lorenzo
di Parma dell'ordine de' predica-
tori; nel 1295 fr. Egidio di Fer-
rara dell'ordine de' predicatori, fat-
to da Bonifacio Vili, che nel 1296
celebrò nella basilica patriarcale di
Grado un concilio provinciale, o-
ve furono stabiliti trentatre utilis-
simi canoni riportati dall' Ughelli,
Nel i3io Angelo vescovo Moto-
nense divenne patriarca di Grado;
nel i3i3 fr. Paolo de Pilastris fio-
rentino, dell'ordine de' predicatori;
nel i3i6 per compromesso il ca-
pitolo elesse Marco de Vinca ve-
neto, e Giovanni XXII lo confermò;
nel i3i8 vi traslatò questo Papa
dalla chiesa di Torcello Domenico;
nel i332 lo stesso Pontefice nomi-
nò patriarca Dino toscano de' conti
di Radicofani ; nel i337 Andrea di
Padova vi fu traslatato dalla sede
Clodiense da Benedetto XII ; nel
i355 da quella di Creta vi fu tras-
ferito il veneto Orso Delfino; nel
1367 dal medesimo arcivescovato
di Creta vi fu traslatato Francesco
Quirini veneto; nel 1372 fr. Tom-
maso Frignano di Modena genera-
le de' minori, fatto da Gregorio XI,
indi nel 1378 creato cardinale col
titolo de' ss. Nereo ed Achilleo da
Urbano VI; nel i383 Urbano; nel
1389 Pietro Amelio francese, ago-
stiniano e sagrista pontificio ; nel
i4oo Pietro; nel i4o6 Giovanni
Zamboni di Murano, fatto da In-
nocenzo VII ; nel i4o8 Francesco
Landi veneto , che intervenne al
concilio di Pisa ove fu eletto Ales-
sandro V, il quale, al dire del Ba-
sca pè ne' P^escovi di ]}iovara, con
altrij era slato patriarca di Grado :
58 ORA.
il Landi nel 1 4 > i ^^ creato cardi-
naie da Giovanni XXIII. Nel i4o9
fu esaltato alla sede patriarcale Leo-
nardo Delfino veneto; nel i4'27
Biagio Molina veneto, già arcive-
scovo Jadrense: però il Cornaro
chiama col nome di Giovanni il
Delfino, e muove dubbio contro il
Wadingo, il quale pretende che
Giovanni sia dell' ordine suo ; così
corregge 1' Ughelli sulla morte del
j)atriarca Biagio, che la dice acca-
duta nel ì^^Cf. Forse in quell'an-
no rinunziò egli il patriarcato, giac-
ché vi sono documenti che lo di-
cono vivo a' 3 giugno i447- Certo
è che fa fatto patriarca di Grado
nel 14^9 Marco Condulmieri ve-
neto, parente del Papa Eugenio IV,
sotto dei quale la chiesa di Civita
o Città Nova fu unita al patriar-
cato di Grado, indi nel i44^ ^^1
nominato Pontefice fu trasferito al
patriarcato di Alessandria : allora
Eugenio IV dichiarò patriarca di
Grado Domenico Michieli nobile
veneto, personaggio buono e dolio,
che mori nel i45i nel pontificato
di Nicolò V. Questo Pontefice vo-
lendo dimostrare la sua considera-
zione ed affetto all'illustre città di
Venezia, capitale della possente re-
pubblica veneta, con bolla degli 8
ottobre i^5i unì il patriarcato al
vescovato di Castello, trasportando
la sede patriarcale con tutti i suoi
diritti a Venezia, indi fece primo
patriarca di Venezia s. Lorenzo Giu-
stiniani veneto, il quale tuttora ha
degni successori nel patriarcato. Va
notato che il Baronio ne' suoi reti-
nali, seguendo il Dandolo, all'anno
io5o, nura. 3, scrisse che la trasla-
zione del patriarcato di Grado a
Venezia fu fatta da s. Leone IX,
ma fu confutalo. F. Venezia. Nella
piazza di s. Silvestro di Venezia ,
QUA
come si apprende da Flaminio Cor*
naro, Ecclcsiae J^enetae ec, ebl)e-
ro lungamente loro sede i patriar-
chi di Grado, ciò ch'ebbe origine
allorché Pop|>one patriarca d'Aqui-
leia saccheggiò barbaramente la
città di Grado , e tulio vi mise a
feiro e fuoco senza perdonarla nem-
meno ai monisteri ed alle chiese, il
che avvenne essendo patriarca Or-
so Orseolo. Per altro solo nel i 179
cominciarono i patriarchi di Grado
ad avere ivi stabile sede, avendo
nel precedente anno il Papa Ales-
sandro III scritto al doge Mali-
piero una lettera di raccomanda-
zione , perchè ad Eurico patriarca
di Grado volesse dar mano aiuta*
trice nella traslazione della residen-
za patriarcale a Vinegia. Dal me-
desimo Flaminio Cornaro s'impa-
ra, che in oriente aveva il patriar-
cato di Grado non pochi beni , e
specialmente quelli ch'egli descrive
a p. 89 : Bona patriarchatns Gra-
densis posila in Costantinopoli.
Concila di Grado.
Il primo concilio si pretende sia
stato celebrato nell'anno 579, in
cui fu pubblicala la traslazione del-
la sede del patriarcato di Aquileia
nella città di Grado; ma il p. Man-
si nel tom. I, col. 4^' ^ 4^2> •''■
porta un estratto della dissertazio-
ne del p. Rubeis sullo scisma di
Aquileia, nella quale egli dimostra
che un tale concilio è assolutamen-
te supposto : primieramente perchè
gli atti di quella riunione, citati da
diversi scrittori , sono assai diversi
gli uni dagli altri ; secondariamen-
te perchè non è possibile che in
tempi sì difficili si avesse trovato
un sì gran numero di vescovi, co-
me si dice; finalmente perchè pre-
GRA
temlesi di citare una lettera di Pa-
pa Pelagio II, eletto soltanto nel
585 (il Novaes dice nel ^78), nel-
la quale non solamente non è fat-
ta menzione alcuna di quel conci-
lio, ma sembra ancora che quel
Pontefice non ne avesse scritto pre-
cedentemente. Su questo concilio
va letto quanto diremo coU'autori-
tà del Novaes , nella biografia di
Pelagio II.
Il medesimo p. Mansi, col. 1869
e 1370, parla di un concilio cele-
brato in Grado dal patriarca Do-
menico Carbone nell'anno io66,
relativamente ad alcuni diritti che
il parroco di s. Maria di Murano
rivendicava contro il vicario di s.
Stefano del medesimo luogo, e di-
ce che è fatta menzione di quel
concilio , come anche del suo de-
creto, negli atti del concilio tenuto
a Venezia nel n5i, secondo la
nuova edizione dell' Ughelli, alla
quale il p. Mansi manda il lettore.
Inoltre il p. Mansi, t. I, col. 43 1
e 432, cita un altro concilio tenu-
to in Grado , al quale presiedette
il patriarca Domenico già vescovo
di Torcello, con l'intervento di ot-
to vescovi. Il concilio s' incominciò
a celebrare a' i5 luglio i33o, ed
in esso vennero accordate delle in-
dulgenze a coloro, i quali contri-
buissero alla costruzione di una
chiesa in onore di s. Giovanni e-
vangelista nella diocesi di Con-
cordia.
GR ADOLFO (s.), abbate di
Fontenelle. f^. Vandregesuo (s.).
GRADUALE o GRADALE, Gra-
dalis. Antifona che si dice o canta
dopo r epistola , e si dice sempre
fuorché nel tempo pasquale, in di
cui luogo allora si dicono o can-
tano due versetti, come si ha dal-
la rubrica del sabbato m albis. JNun
GRA 59
si dice il graduale nel tempo [xi-
sqiiale, perchè questo indica una
lamentazione, che non conviene ad
un tempo di somma allegrezza <jua-
le è il pasquale: né osta che il me-
desimo graduale si dica e canti dal
giorno di Pasqua sino al sabbato
in albis esclusivamente , dappoiché
dicesi solo nella prima settimana
pei nuovi battezzati, acciò intenda-
no che nella loio vocazione, in cui
sono stati chiamati , debbono di
continuo esercitarsi ed affaticare ,
non attendendosi il riposo e la co-
rona, come spiega Ruperto lib. 8,
cap. 2. Il Macri nella Notizia dei
vocah. ecci, verbo Graduale, dice
chiamarsi anche Responsoriiim Gra-
duale e Cantatorium, sebbene egli
sia di parere che il Cantatorio fos-
se piuttosto il libro nel quale con-
teiievansi i graduali di tutto l'an-
no, che il graduale. Fu allresì dato
il nome di Graduale al libro che
contiene tuttociò che si canta dal
coro in tempo della messa , come
chiamasi Antifonario il libro che
contiene le antifone di tutto l'anno.
Giovanni Beleth chiamò il gradua-
le Graduarius, nel cap. 59 De div.
ofjic. I quìndici salmi che gli ebrei
cantavano nel salire i quindici gra-
dini del tempio di Salomone, si
chiamarono salmi graduali, come
abbiamo da Durando lib. 5, cap.
a ; laonde furono anche detti can-
ticwn graduum et ascensionis , se-
condo la voce ebraica Amahaloth.
V. S.4LMI. Il graduale o gradale
che si dice o canta dopo l'epistola,
soggiunge il Macri , fu cos'i nomi-
nato, non perché si cantasse sopra
i gradini dell' altare , come alcuni
pensarono, ma bensì perchè si can-
ta mentre sui gradini dell'altare
chiede il diacono la benedizione
del celebrante per andare sul pul-
6o GRA
]jito a cantare il vangelo, adluchè
non si stia tutlo quel tratto in si-
lenzio , citando il Bellarmino , De
Missa lib. 2, cap. i6.
In Roma e nella cappella pontifìcia
sogliono i cantori misurare il canto
del graduale piìi presto o più lento,
rispettivamente alle funzioni del dia-
cono. Tuttavolta non mancano scrit-
tori gravissimi, i quali abbraccian-
do la prima opinione, citano in
loro favore le seguenti parole del-
l'ordine romano: Cantar curn cari'
intorio ascenda, et dicit responso-
riuni graduale. Altri dissero chia-
marsi con tal nome il graduale ,
perchè anticamente si cantava vi-
cino ai gradini del pulpito in cui
si leggeva il vangelo. Anastasio Bi-
bliotecario racconta che s. Celesti-r
no I Papa del 4^3 fu il primo ad
istituire i graduali, ciò che ripeten-
do il Gavanto aggiunge che anche
sotto di lui s'incominciò a cantarlo.
Aggiunge il Macri che i graduali
sono stati composti da s. Ambro-
gio, da s. Gelasio I e da s. Grego?
rio I, ma ciò non va esente da cri-
tica, perchè s. Ambrogio mori nel
397 , il Pontefice s. Celestino I fu
eletto nel seguente secolo, Gelasio I
nel 49^> 6 s- Gregorio I nel 5go.
Sigeberto all'anno ^16. e Ruperto,
De divin. offic. lib. 2, cap. 1 1, sono
le autorità citate dal Macri. Il p.
Fumagalli nelle Amichila longo-
bardiche toni. Ili, p. 22, osserva che
la chiesa ambrosiana non ha am-
messo mai sequenza alcuna, né gra-
duali^ e dice che chi ha preteso di
attribuire a s. Ambrogio quelli che
dopo r epistola si recitano nella
chiesa romana , l' ha preteso senza
jagione, dappoiché non sembra cre-
dibile che s. Ambrogio componesse
i graduali di cui non v' è stato mai
r uso nella sua chiesa ; però nota
GRA
che v'hanno bensì nell' uffizio qual-
che volta dei rcsponsori graduali ,
ma non consta che ai tempi di lui
fossero questi in uso , sebbene il
Macri disse che nel rito ambrosia-
no il graduale viene chiamato Psal-
mellus, in significato di certo respon-
sorio che si canta nel mattutino
de' giorni feriali di quaresima. Gli
spagnuoli ebbero diflìcoltà in accet-
tare il graduale come cosa nuova,
perchè il concilio Tolelano IV avea
proibito si cantasse cosa alcuna fra
l'epistola ed il vangelo.
Significa il graduale la fatica o la
pratica, e la penitenza, e per questo
motivo si canta in tuono grave , ed
ecco come si esprime Ruperto, De
div. off. lib. I, cap. 34 : Graduale
ad poenitentiani respicit lamentum^
cantus asper , et gravis, adeo ut
illud excellenlibus efferre vocibus
nec usus, nec decus sit ; significai
enini non requiem remuneralorum,
sed laborem operanliuni. Laonde si
lascia di cantare , come abbiamo
detto, nel tempo pasquale, il qua-
le è simbolo della beatitudine e del
riposo eterno. Nell'ottava della Pen-
tecoste, ancorché vi fossero stati pre-
senti i nuovi battezzati, con tutto
ciò non si cantava il graduale, per
essere quella settimana simbolo del-
la futura gloria, come spiega il più
volte citato Ruperto abbate, lib. I,
e. 34- Il Quarti però non è inte-
ramente persuaso della ragione ad-
dotta da Ruperto, ma crede piut-
tosto che si dica il graduale nel-
l'ottava di Pasqua , per additare
l'afflizione in cui erano gli aposto-
li , essendo noto che non furono
consolati se non otto giorni dopo
la Risurrezione, quando Gesù Cri-
sto comparve in mezzo ad essi. V.
Messa , ed il Lambertini, Del sa-
grifizìo della Messa tom. II ; non
GRA
che Mìssal. Roman, par. I, lil. io,
n. 2. Nel 1779 in Venezia fu stam-
pato il Graduale Romanunt de
tempore j et sanctis , il lutto come
l'Ali ti fonarlo.
GRAMMATICO Benedetto, Car-
dinale. V. Benedetto V Papa.
GRAMMOJNT o GRAINDMOiST.
Congregazione monastica fondata
da s. Stefano nel 1073, come si ha
dalla holla di s. Gregorio VII ema-
nata il primo maggio a favore di
tal santo, che la stabili in Mureto
villaggio del Limosino nella dioce-
si di Limoges. Cominciò questo or-
dine nel 1026, al riferire del Bel-
luacense nel suo Specchio istorico,
lib. 26, cap. 46, da Stefano nobile
del castello non di Mureto, ma di
Thiers nelI'Avergnese, il quale es-
sendo stato ammaestrato nella vita
monastica dal beato Milone arcive-
scovo di Benevento, e desideroso
di vivere solitario, si trasferì in un
monte presso Mureto , ed ivi con
frasche si fabbricò un piccolo tu-
gurio, ove menò vita aspra e pe-
nitente, ed è perciò che sulle pri-
me pochi discepoli potevano resi-
stere al rigoroso tenore di vita, e
fu visitato da due cardinali legati,
Papareschi che divenne Pontefice
Innocenzo II, e Pier Leone poi an-
tipapa Anacleto II. Tuttavolta essi
crebbero per divina disposizione, e
racconta il Mirco al e. 54 della
Cronaca benedettina, che furono da
Stefano istruiti secondo la regola
di s. Benedetto, ed allora si diede
incoroinciamento all' ordine, che
Stefano governò santamente fino
alla morte, avvenuta agli 8 feb-
braio del 1124, in età di quasi
ottanta anni: fu sepolto occulta-
mente per quiete de' religiosi nel-
la chiesa di Mureto. Gli successe
Pietro abbate^ il quale per celeste
GRA 61
avviso trasferì i religiosi a Gram-
mont o Grandmont , monte assai
freddo, distante sei leghe da Limo-
ges, ove fabbricò un monislero con
chiesa, e vi seppellì il santo fon-
datore, ed ebbe cosi principio l'ab-
bazia di Grammont capo dell' or-
dine che da essa prese il nome :
Grandis Mons , Grandimonlium*
Narrano diversi storici, che succes-
sore di s. Stefano fu certo Stefano
di Lisiaco , che scrisse la regola
dell'ordine, componendola da quan-
to aveva udito e veduto dal santo
fondatore. Alcuni dicono che il vi-
vere di questi religiosi , in origine
fu quello degli eremiti , e che s.
Stefano diede loro la regola di s.
Benedetto, con alcune costituzioni
da lui aggiunte. Altri scrivono che
i monaci in principio non seguiva-
no alcuna regola, modellandosi ad
esempio di s. Stefano, ma che ver-
so l'anno ii5o posero in iscritta
ciò che erasi praticato fino allo-
ra, per servire di regola, la quale
fu approvata da Adriano IV nei
II 56, e poi altri Pontefici vi fe-
cero alcuni cambiamenti, come A-
lessandro III, Urbano III e Celesti-
no III, ii quale nel 1189 canoniz-
zò il fondatore: già però l'ordine
era stato riconosciuto e confermalo
non solo dal nominato s. Gregorio
VII, ma ancora da Uibano II net
1095, nel celebre concilio di Cler»*
raont. I religiosi vivevano di limo-
sine recate al loro monistero, e del
lavoro delle proprie mani, non es-»
sendo permesso ad alcuno di que-
stuare per la città. Abitavano ia
celle separate, ma rinchiuse in uà
medesimo chiostro. Ne mitigarono
altresì il vivere austero Innocenzo
III nel 1202, Onorio III nel 1218,
e Gregorio IX nel i234; dopo i
quali vi fecero notabili variazioni
62 ORA
i Pontefici Innocenzo IV nel I247>
e Cleiiìcnte Y nel i3og. Questo
Papa nel i3o6 con sette cardinali
crasi portato aGramraont, vi dimo-
rò quindici giorni, e vi sedò le diffe-
renze che tenevano in divisione quei
religiosi.
Siccome san Stefano nell'eser-
gìzìo della piìi profonda umiltà, ri-
cusò sempre il nome di maesti-o e
di abbate, permettendo solo quello
di correttore^ per cui l'ordine sino
al i3i8 fu governato da priori ,
nel quale anno Giovanni XXII, nel
ritornarlo alla sua piena osservan-
za, eresse il priorato in abbazia, ne
fece nominare abbate Guglielmo
Belliceri, e gliene fece dare le in-
segne dal cardinal Nicola vescovo
d' Ostia. I re di Francia e d' In-
ghilterra protessero V ordine e gli
fondarono molte case , esentandole
da ogni pubblica imposizione, ed i
romani Pontefici accordarono all'or-
dine parecchi privilegi. Nella sola
Francia si contarono più di sessan-
ta monisteri, e quando il moniste-
ro di Grandmont aveva il titolo di
priorato, gli altri chiamavansi cel-
le, ed i religiosi buoni uomini. Sul
principio il numero de' frati con-
versi era maggiore di quello dei
sacerdoti e chierici, locchè cagionò
per parte dei primi gravi dissen-
sioni, sopite dai Papi Lucio 111, ed
Innocenzo III principalmente. Rife-
risce il cardinal di Yitriaco che
questi monaci vivevano al modo
de' cistcrciensi ; la cura delle cose
temporali era affidata ai laici, poi
esclusi dal governo dei monisteri
per le accennate vertenze, e perchè
ne abusavano; riferisce pure che
questi religiosi vestivano di tonaca
di lana bianca rozza, quale co-
privano con altra sottile , con pa-
zienza e cappuccio nero. Il p. Ro-
ORA
nanni nel Catalogo degli ordini re-
lìgiosi par. I, a p. CXV ci dà l'im-
magine come vestiva s. Stefano, ed
a p. CXVI come vestivano i mo-
naci riformati, de'quali andiamo a
parlare. Il p. Mabillon nel secondo
volume degli Atti dei santi pub-
blicò la storia di quest'ordine, e
pretende che la regola che seguì
fosse quella de'benedettini di Cala-
bria. 11 p. Martene nel quinto vo-
lume de' suoi Aneddoti produsse il
libro suir istruzione de' novizi di
Grandmont ; e nel volume sesto
della sua gran collezione ci diede
due istorie de' priori di Grandmont.
Vi. furono inoltre tre monisteri di
religiose di quest' ordine , cioè di
Drouille-la-Blanche, di Drouille-la-
Noire, e di Castenette. Le monache
vestivano di nero, secondo le pre-
scrizioni di Clemente V, che l'im-
pose pure ai religiosi.
Non si deve tacere che alcuni
dissero essere stato quest' ordine
osservante della regola agostiniana,
o almeno che la seguisse prima di
adottare la benedettina, ed il p.
Giovanni 1' Evéque religioso gran-
di montano scrisse un'apologia per
provare che l' ordine suo era sog-
getto alla regola di s. Agostino,
dicendo fra le altre cose, che dal
Papa Giovanni XXII i religiosi fu-
rono qualificati per canonici rego-
lari, conventuali, coUegiati, ed istal-
lati, e negli Annali poi si ritrat-
ta, scrivendo che l' ordine suo è
un ordine particolare, che da ere-
mitico divenne cenobitico, con re-
gola particolare. In progresso di
tempo, essendo I' ordine molto de-
caduto dall' antica osservanza, d.
Carlo Fremont religioso del me-
desimo, ne intraprese la riforma,
e con costanza e zelo gli riuscì di
stabilirla, osservando ad lilterani la
GRA
regola mitigata da Innocenzo ÌV.
Con la protezione pertanto del car-
dinal Richelieu diede principio alla
riforma a'4 agosto 164^ nella prio-
ria di Epoisse \icino a Dijon, do-
ve con la licenza del proprio ab-
bate si ritirò con d. Giuseppe
Roboni, altro religioso di Grand-
mont, che fu il primo ad abbrac-
ciare la riforma. Questo moniste-
vo fondato nel 1189 da Odone
duca di Borgogna, era rovinato
quando la pietìi de' fedeli mossa
dalla fama della santa vita de're-
ligiosi lo restaurò. Ad onta delle
contraddizioni de' correligiosi , d.
Carlo co' suoi compagni nel i65o
fondò un nuovo monistero della
riforma nella città di Thiers, pa-
tria di s. Stefano. 11 re Luigi XIV
autorizzò siffatta fondazione^ e per-
mise ai religiosi riformati di ri-
cevervi i novizi. Nel 1668 la stes-
sa riforma fu introdotta nel con-
vento di Chavanon nella diocesi
di Clermont; nel 1679 '" quello
di s. Michele di Grandmont nella
diocesi di Lodeve ; nel i68i in
quello di Lovie nella diocesi di
Chartres, e quindi in altri ancora.
In quello di Thiers, che fu il più
ragguardevole della riforma , d.
Carlo Fremont stese gli statuti
della medesima, de' quali i princi-
pali articoli sono l'assiduità all'uf-
fìzio ed alla orazione, in cui i
religiosi dovevano impiegare più di
ott'ore del giorno; l'astinenza della
carne si dentro che fuori del mo-
nistero, da cui non erano dispen-
sati che i soli infermi; il digiuno
di quasi otto mesi dell'anno, e la
solitudine, non dovendo i religiosi
uscire dal monistero che di rado,
e mai per visitare i parenti. II
p. Fremont dopo aver governato
con somma lode per trent' anni il
GRA fi.l
monistero di Thiers, conoscendo che
avvicinavasi l'ora estrema, vi si
preparò con molti esercizi di pie-
tà e di mortificazione ; ed esor-
tando i suoi religiosi a meditare
continuamente i misteri della ss.
Trinità, e di Gesù Cristo nella sua
vita nascosta menata in Nazareth,
in età di circa settantanove anni
morì nel 1689. Dopo la di lui
morte la riforma non fece pro-
gressi, ed i religiosi della medesi-
ma restarono interamente dipen-
denti dal generale dell'ordine, non
formando corpo separato dagli al-
tri della comune osservanza. I re-
ligiosi riformati presero l'antico a-
bito dell'ordine, cioè una veste di
panno grossolano collo scapolare,
un cappuccio aguzzo di color ne-
ro, ed una cintura di cuoio. Il
p. Flaminio Annibali minore os-
servante nel Compendio della sto-
ria degli ordini regolari, nel lom.
I, p. 168 ci dà quella di questo
ordine.
GRANATA (Granaien). Città
con residenza «rei vescovi le nella
Spagna, capitale del regno del suo
nome, e capoluogo di provincia,
residenza di un capitano generale,
di un governatore militare, e del-
le principali autorità della piovin-
cia. Granata o Granada, provincia
della Spagna, che ha il titola di
regno, forma la parie sud-est del-
l'Andalusia, ed è assai montuosa.
Si può dire che questo paese sia
un incantesimo per la sua posi-
zione, fertilità, e pel clima : la
coltivazione è migliore nel regno
di Granata, che nel restante del-
l' Andalusia; le produzioni sono
abbondanti ed assai variate, ma
le manifatture di questo paese
perdettero la loro importanza do-
po r espulsione de' mori. La prò-
64 ORA. GRà
vincia di Granala faceva parte Id pianura, e principalmente abf-
deirantica Belica: fu eretta in re- tato da tintori ed artefici di seta,
gno dai mori dopo averla invasa Granata propriamente detta, oc-
nell'anno 712, che vi si manten- cupa la testa della pianura, ed u-
nero sino al 1 49*21 e fu l'ultima na parte dei valloni fra le mon-
provincia dell'Andalusia che Fer- tagne. E cinla di alle mura in
dinando V riunì alla monarchia rovina , fiancheggiate da grosse
spagnuola. Al tempo della con- torri. Le strade sono per la mag-
quista, si permise a molti mori gior parte strette ed irregolari ; I^
di restare nel paese, e di profes- case, molto bene fabbricale , ri-
sarvi il loro culto ; ma nell' anno chiamano alla memoria il gusto
i5oo furono essi talmente perse- de'mori pel loro esterno triste, es-
guilati, che il maggior numero si sendovi però l'interno assai como-
vide obbligato di fuggire, seco tras- do, e bene appropriato al clima ;
portando le principali sorgenti della un gran numero di esse è abbel-
prosperilà di quel regno. Secondo lito con fontane, e con getti di
la divisione della Spagna, decretata acqua che hanno il doppio van-
dalle cortes nel 1822, le provin- taggio di rinfrescare 1' atmosfera
eie di Granata, Malaga, Almeria, nella eslate, e d' provvedere ai bi-
ed alcune piccole porzioni di sogni degli abitanti. Sonovi mol-
quelle di Siviglia e di Jaen for- te belle piazze pubbliche , e fra
marono quasi interamente il re- queste le principali El-Campo, la
gno di Granata. piazza Mayor, e la Bivarambla ;
La città di Granata è posta in tutte sono cinte di belli edifizi, e
una situazione vantaggiosa e ri- l'ultima decorata da una magni-
dente, si estende sopra due colli- fica fontana di diaspro. Gli edifi-
lle, alla estremità della fertile pia- zi più osservabili sono la caltedra-
nura chiamata P^ega de Granata, le, di cui si ammira la cupola, le
a poca distanza della Sierra Ne- colonne e le pitture a fresco, e
vada, e presso al confluente del nella quale si vedono i mausolei
Dario o Duero che l'attraversa, e in marmo di Ferdinando V, e di
del Genil che bagna le sue mura Isabella sua moglie, ed incontro
■verso il sud. L' aspetto n'è bello, quelli di Filippo I e di Giovanna
ed il clima temperato dalla vici- sua moglie ; il convento de'girola-
nanza delle montagne. Ha circa mini fondato da Gonzalvo di Cor-
tre leghe di perimetro, compresi i dova, che racchiude il mausoleo
sobborghi, e si divide in quattro in marmo di questo gran capita-
parti che sono : Granata propria- no ; quello di Santa Croce; il va-
mente detta, i'Alhambra, l'Albay- sto e beli' ospedale di s. Giovanni
zin, e l'Antiquerula. L'Alhambra è di Dio da questi fondato, la cui
una gran fortezza di mezza lega statua si vede nella facciata, e
di circuito, situata sopra una delle quello reale situato sulla piazza
colline che dominano la città e la del Campo; l'Alcaxeria, grand'edi-
pianura; 1' Albayzin è un sobbor- fizio che Serviva di bazar sotto i
go sulla collina opposta, ove un mori, e che contiene ancora mol-
lempo stava un forte; Anliqueru- te botteghe; il palazzo della can-
la è un altro sobborgo eretto nel- celleria, ov'è il supremo tribunale
«jet paese, la cui facciata è aclorna
dì belle colonne d' alabastro ; il
palazzo arcivescovile, ed in fine
quello dell' Alhambra, eretto nella
fortezza dello stesso nome dai re
mori, considerato conr)e il piti bel
monumento di architettura more-
sca, ed i cui superbi avanzi atte-
stano la magnificenza, il lusso ed
il buon gusto di questi antichi so-
vrani; una porzione di questo pa-
lazzo fu distrutta per sostituirvene
un altro incominciato da Carlo I,
ossia Carlo V imperatóre, e che
rimase incompleto. A lato dell'AI-
hambra sta il piccolo palazzo detto
la Generalifa^i cui i mori avevano
fatto un delizioso soggiorno ; i giar-
dini, i boschetti, e le numerose
fontane , che ne facevano 1* orna-
mento , sono al presente negletti
od in rovina ; ma l'interno degli
appartamenti merita per anco la
attenzione per i belli ornamenti
d' architettura moresca, geroglifici,
iscrizioni arabe, finissimi marmi e
diaspri ch'essi rinchiudono, lo stes-
so essendo delle corti che ne pre-
cedono l'ingresso ; la famosa cor-
te dei leoni è soprattutto osser-
vabile per la stupenda colonnata
in marmo che la cinge, e pel vasto
bacino che ne occupa il mezzOj al di
sopra del quale s'innalza una su-
perba cupola di alabastro, soste-
nuta da dodici leoni di marmo, e
sormontata da una più piccola, da
dove si slanciava un getto d'ac-
qua, che ricadeva in cascata nel
bacino, dopo essere stato ingros-
sato dalle acque che gettavano le
dodici gole dei leoni. L'anfitea-
tro pei combattimenti de' tori, e-
retto in pietra, è uno de'migliori
della Spagna.
Granata possiede oltre la catte-
drale, ventitre altre chiese parroc-
voi.. xxxit,
GRA 65
chialì, due delle quali erano anti-
camente moschee. Eranvi trent'ot-
to conventi e monisteri, dieci ospe-
dali, due prigioni, un monte di
pietà, un granaio pubblico^ varie
caserme per l' infanteria e la ca-
valleria, un teatro, degli ameni
passeggi lungo il Genil ed il Bar-
ro , una università stabilita nel
1 53 1 dall'imperatore Carlo V, sei
collegi, un'accademia di matemati-
ca^ una scuola di disegno, ed una
società economica. L' industria nel-
le manifatture di questa città, che
fu portata a un sì alto grado di
splendore sotto i mori, più non e-
sisteva nel secolo XVII. Questa
città è patria di molti uomini il-
lustri, fra' quali nomineremo Fer-
dinando del Castillo istorico, Lui-
gi di Granata domenicano celebre
predicatore. Alonzo Caro pittore e
scultore, Diego Mendoza e Luigi
de Leon poeti, il gesuita Suarez ,
MarmoI , e molti altri eccellenti
nelle scienze e nelle arti; ma il p.
Luigi di Granata, benemerito del-
l' eloquenza e morale cristiana , fU
maestro della vita spirituale a s.
Francesco di Sales, e ad altri asce-
tici. I dintorni di questa città sono
bellissimi : la Vega o pianura di
Granata ha circa dieci leghe di
diametro e trenta di circonferenza,
essendo irrigata dal Darpo, dal Ge-
nil, dal Dilar , dal Vagro, e dal
Monachil. È coperta di praterie,
foreste di querele, boschi d'aranci,
ortaglie, canne da zuccaro, biade,
lino ed ogni sorta di legumi. Vi
si vede quasi nel centro il Soto de
Roma, bosco di olmi giovani, di
frassini ec. I re mori vi ebbero un
palazzo o casa di delizia, di cui i
conquistatori presero possesso. Dal
i8i3 il Soto de Roma divenne
proprietà del duca di Wellington.
5
66
GRA
Nel 1755, scavandosi in un campo
nelle vicinanze <li Granata, venne-
ro scoperti gli avanzi di una città,
che credesi l'antica FAliheris od El-
vira, in cui si trovarono preziose
dovizie letterarie, come manoscrit-
ti greci , latini , arabi, ec , ed in
particolare gli atti del concilio di
Elvira [Fedi), sciitti sopra lami-
ne di piombo. Laonde Granala vie-
ne pure chiamala Elliberis, Illibe-
ris, od lUipula. 11 numero de'suoi
abitanti si fa ascendere ad ottanta-
mila circa , mentre all' epoca del
dominio arabo dicesì che ne con»
lava quattrocentomila.
Questa celebre città fu fondata
dai mori, dai saraceni od arabi
che r hanno abitata per lungo tem-
po, ma gli scrittori non vanno d'ac-
cordo tra loro ne sul tempo pre-
ciso della sua fondazione, né in-
torno air origine del suo nome.
IVell'anno 711 i mori se ne im-
possessarono, nel secolo X vi fon-
darono la città, e fece da quel tem-
po parte degli stati dei re di Cor-
dova, mentre nel io3i v'incomin-
ciarono ì re africani a risiedere.
Dipoi nel ia35 divenne capitale
del nuovo regno del suo nome, e
fa famosa per le sue ricchezze, per
la potenza, per la magnificenza e
splendidezza de' suoi edifìzi, per le
arti e l' industria che vi fiorirono.
Oppose una lunga resistenza agli
«forzi dei re cattolici, e nel i49'^
regnando Boadilla fu presa da Fer-
dinando V il Cattolico, dopo un
assedio di più di un anno, e die-
ci anni di fiera guerra, estinguen-
dosi così il dominio de' saraceni
nella Spagna, dopo che in essa e-
rano entrali settecento ottant'anni
prima, sotto il regno di d. Rode-
rico, avendo avuto origine l'invasio-
ne per l'incontinenza d'un re e la
GRA
vendetta d'un vassallo ; e si vuole
che allora Ferdinando V cacciasse
dalla iSpagna ottocentomila tra e-
brei e maomettani, ad onta che
molti vi restassero. L'espugnazione
di Granata seguì a' 5 novembre
149I) ed il prìncipal merito della
conquista venne attribuito a Fer-
dinando Gonzales di Cordova ossia
Gonzalvo detto il gran capitano j
che ivi morì nel i5r5 d'anni set-
tantadue. Una delle cause che de-
terminarono Isabella regina di Lio-
ne e di Castiglia, e moglie di Fer-
dinando V, alla spedizione del Co-
lombo in America, fu il felice e-
sito della guerra e conquista di
Granata, per la quale nel pontifi-
cato d'Innocenzo Vili furono fatte
strepitose feste in Roma , che de-
scrive il Cancellieri nelle Disserta-
zioni epistolari bibliografiche, a p.
268 e seg. Narra il Rinaldi all'an-
no 1492» num. I, che Ferdinan-
do V a* 2 gennaio ebbe in suo
potere Granata secondo i patti sta-
biliti nella fine del precedente an-
no, ed essendosi alzata e posta nel-
l'altissima rocca la Croce, egli che
slava in mezzo dell'esercito schie-
rato, appena la vide, smontò da
cavallo, e genuflesso a terra co' sa-
cerdoti e capitani delle milizie re-
se le dovute grazie a Dio per ave-
re ripristinato la religione cristia-
na nel regno di Granala, e resti-
tuito questo agli spagnuoli. La cit-
tà di Granata fu 1' ultimo asilo e
l'estremo baloardo del potere dei
mori in Ispagna ; ve ne restarono
ancora, come dicemmo, motte fa-
miglie, che contribuirono a ren-
derla più florida sino al secolo
XVI ; ma la loro espulsione tota-
le a quest' epoca fu cagione della
decadenza di Granata. Il re di Spa-
gna Filippo III uel 16 IO, ad istan-
GllA
M (lei Pontefice Paolo V , cacciò
dalla Spagna iiovecenloniila mao-
mettani.
La sede vescovile di Granata
vuoisi eretta nel quarto secolo ,
vantando per primo suo vescovo
s. Cecitìo martire ; i suoi successo-
ri continuarono regolarmente a go-
vernarla, finché venne elevata al
grado di metropoli nell'aprile i493
da Alessandro VI, con bolla ripor-
tata nel Bull. Rom. tom. IV, pag.
2 3o, restandovi unito il titolo del-
la sede di Elvira. Il Papa ne di-
chiarò suffragane! i vescovi di Ma-
laga, di Giiadix, e di AInìeria; ma
al presente due sono le sedi suffra-
ganee di «juesta metropolitana, cioè
Almeria e Malaga. Per primo ar-
civescovo Alessandro VI dichiarò
Ferdinando di Talavera dell'ordi-
ne di s. Girolamo , Iraslatandolo
dal vescovato d'Avila, il quale mori
nel iSoy. Gli successe Antonio di
Boxas della casa di Posa , eletto
nel i5o9 da Giulio 11: fu fatto
governatore di Castiglia nel i5ig,
patriarca delle Indie nel i524> in-
di trasferito all'arcivescovato di Bur-
gos, ove mori nel i5i6. I più di-
stinti arcivescovi di Granata furo-
no i seguenti. Fr. Pietro de Alva
girolaniino, nominato da Carlo V
nel 1 5^6, e preconizzato da Cle-
mente VII, morto nel iSaS in o-
dore di santità, dopo di aver fon-
dalo i due collegi di s. Michele, e
della s. Croce, dai quali uscirono
soggetti distinlissirai tanto nello
stato ecclesiastico, che nel civile.
S. Tommaso da Villanova dell'or-
dine di s. Agostino , provinciale
della provincia d' Andalusia e di
Castiglia, fu fatto arcivescovo di
Granata nel 1542 da Paolo III,
ma il santo ricusò la dignità. Pie-
tro Guerrero di Leza nella prò»
GHA 67
vincia di Riosa, teologo delle chie-
se di Siguenza e Cuenca, fu no-
minato arcivescovo nel i546 da
detto Papa ; intervenne al concilio
di Trento che poi fece stampare
e pubblicare nella sua arcidiocesi;
riformò l'università di Granata, e
morì nel iSyS in odore di santi-
tà, e colla riputazione d' uno de'più
grandi teologi del suo secolo. Gio-
vanni Mendes di Salvatierra, dot-
tore dell'università di Alcalà, teo-
logo della chiesa di Cuenca, fu da
Gregorio XIII nel 1576 fatto ar-
civescovo: operò importanti ripa-
razioni alla sua chiesa, e demoPi
la torre Turpiana, nella quale Iro-
varonsi moltissime reliquie, che co-
no ancora in veneratione, e mori
in odore di santità nel i588. Si-
sto V gli die in successore il ven.
Pietro Baca de Castj-o-y-Quinones
di Boa, figlio del viceré del Perù,
dottore in diritto civile e canoni-
co, versatissimo nelle lingue greca
ed ebi-aica, stimato da s. Andrea
e da s. Giovanili della Croce ; do-
po ave»" rinunziato l'arcivescovato
di Tarragona, Filippo li lo costrin-
se ad accettare questo di Granata :
discopri molte preziose reliquie na-
scoste, fondò l'abbazia ed il collegio
di MoutesacrOj che fu sempre con-
siderato un seminario di scienza e
di virtù, e trasferito nel 1609 al-
l'arcivescovato di Siviglia, ivi mo-
rì santamente. Fr. Bartolomeo Pet-
torani napoletano dell'ordine |di s.
Francesco, inviato da Urbano Vili
missionario nell'oriente, convertì e
battezzò il figlio dell' imperatore
d'Etiopia, e lo condusse a Roma
a prestare ubbidienza al Papa; la
congregazione di propaganda ^de
se ne servì in molte opere arabe
ed orientali, finché eletto alle sedi
di Calahona e di Granata ricusò
68 GRA
tutto, e morì nel 1688. II novero
degli arcivescovi di Granata del
passato e del corrente secolo si
legge nelle annuali Notizie di Ro-
ma. Per naorte dell'arcivescovo Gio-
vanni Emmanuele Moscoso-y-Pe-
ralta, Pio VII nel concistoro dei
19 dicembre 18 14 traslatò dalla
chiesa di Ter ve l a questa metro-
politana monsignor Biagio Gioachi-
no Alvarez de Palma, nato in Xe-
res de la Frontiera, diocesi di Si-
viglia, per morte del quale la sede
è ancora vacante.
La cattedrale, magnifico edifizio,
è dedicata a Dio in onore dell'As-
sunzione in cielo della B. Vergine
Maria, il cui capitolo si compone
di otto dignità, la maggiore delle
quali è il decano, di dodici cano-
nici compresi il penitenziere ed il
teologo, di sette integri, e dieci di-
midii portionarii , di quattordici
cappellani, e di altri preti e chie-
rici addetti all'uffìziatura ecclesia-
stica. La cura delle anime nella
cattedrale viene esercitata dall' ar-
cipiete, ultima delle otto dignità ,
coadiuvato da due altri sacerdoti ;
ivi è il fonte battesimale, e molte
reliquie che vi sono in grande ve-
nerazione. La sagrestia è dovizio-
sa di ricchi paramenti ed arredi
sacri; e poco distante dalla me-
tropolitana è l'episcopio, palazzo
ampio e cospicuo. Oltre la catte-
drale vi sono nella città due col-
legiate, ventidue parrocchie col bat-
tisterio, dieciotto tra conventi e mo-
nisteri, diecisette monisteri di re-
ligiose, seminario con alunni, di-
versi sodalizi, il monte di pietà ed
altri pii stabilimenti. Vi fiorivano
principalmente i girolamini, i cer-
tosini, i gesuiti, i domenicani, gli
agostiniani, ed i francescani. Am-
pia è l'arcidiocesi, in cui vi sono
GRA
cinque collegiate, e centosessanta
chiese parrocchiali. Ogni arcivesco-
vo è tassato ne' libri della camera
apostolica in fiorini tremila, verus
miteni ilhrum valor eH 80,000
circiter ducatorunt illius monetae
nonnuUis pensionibus anliquis gra-
vati, come si legge nell'ultima pro-
positio di questa chiesa, ove pure
è notato cuni reservatione pensio-
num 7291 ducatorunt auri de ca-
mera et juliorum deceni monetae
romanae, computatis antiquis prò
personis nominandis ante dieta regi
Catholico gratis et acceplis.
GRAN BRETTAGNA. Isola del-
l' Oceano , che comprende i regni
d' Inghilterra ( J^edi), e di Scozia
[P^edi). Furono ivi tenuti tre con-
cilii contro i pelagiani che chia-
mansi i concilii della Gran Bret-
tagna. Il primo fu tenuto nell'an-
no 449» 'l secondo nel 5 12, ed il
terzo nel 5rg. Regia tom. VII e
X; Labbé tom. IH e IV; Ardui-
no tom. II ; e Anglic. tom. I.
GRANCOLAS Giovanni, teologo
parigino, il quale fece grande onore
alla Sorbona per la sua profonda
erudizione. Fu zelante oppositore
del giansenismo; morì nel 1732,
e lasciò diverse opere. Le princi-
pali sono: i." Commentario istori-
co sopra il breviario romano: fu
tradotto in latino e stampato a
Venezia nel 1784; 2." Critica
degli autori ecclesiastici j 3.° //
quietismo contrario alla sacra ScriC-
tura j 4'° Dell'antichità delle ceri-
monie dei sacramenti j 5." un Trat-
tato di liturgia; 6.° La scienza
dei confessori; 7.° un Trattato
della messa e delU uffizio divino ;
8.° Storia compendiosa della chie-
sa, della città e dell'università di
Parigi: questa storia fu soppressa
per le rimostraaze del cardiuale di
GRA
NoaìHes. Abbiamo inoltre una sua
traduzione francese delle Catechesi
di s. Cirillo di Gerusalemme, con
note e dissertazioni dommaliche ;
ed una dell'Imitazione di Gesù
Cristo.
GRANDUCA, e GRANDUCA-
TO. ^. Duca, e Ducato.
GRANELLI Giovanm, gesuita,
teologo, oratore e poeta italiano
assai distinto, nato a Genova nel
1703, ed allevato in Venezia. Fu
professore di belle lettere nell'uni-
versità di Padova, poi venne man-
dalo a Bologna dai suoi superiori
per studiarvi la teologia. Ivi per
sollievo si applicò alla poesia, e
compose per gli esercizi pubblici
dei collegi dei gesuiti alcune tra-
gedie che ottennero grandissimo
npplauso, quantunque secondo le
legole del suo ordine escluse ne
avesse le parti di donne. Termi-
nato nel 1786 il suo corso teolo-
gico, fu destinato al ministero del-
la predicazione, in cui acquistossi
altissimo concetto. Poich'ebbe pre-
dicato nelle prime cattedrali d'Ita-
lia, fu chiamato a Vienna nel 1761
dall'imperatrice Maria Teresa, che
volle rinnovare in quella città l'uso
dei sermoni italiani. Il p. Granelli
occupò gli ultimi ventanni della
sua vita fra il ministero del pul-
pito e r insegnamento della teolo-
gia, di cui venne fatto professore
in Modena. Era rettore del colle-
gio di quella città, bibliotecario e
teologo del duca Francesco HI, il
quale si compiaceva assai de' suoi
trattenimenti, quando fu rapito da
una breve malattia il giorno 3 di
marzo del 1770. Abbiamo di lui:
1 .° Lezioni morali, sloriche, critiche
e cronologiche sui libri della Ge-
nesi, dell'Esodo, dei Numeri, del
Deuteronomio, di Giosuè, dei Giù-
GRA 69
dici, dei Re; i." Quaresimale e
panegirici; 3." quattro volumi di
discorsi e poesie, (n cui trovansi
le sue quattro tragedie intitolale :
Sedecia, Manasse, Dione, e Sriloy
che il dottore Andres non esita di
annoverare fra le prime tragedie
italiane.
GRANGE Giovanni, Cardinale.
Giovanni de la Grange francese, di
antica famiglia del Beaujolois nella
diocesi di Lione, vestì l'abito di s.
CenedettOj e divenuto dotto nel gius
canonico, e nel i357 abbate di
Fecamp e Sandonisiano, fu asse-
gnato da Innocenzo VI per com-
pagno al cardinal Guido di Bou-
logne legato nella Spagna, per so-
pire la guerra accesa tra i l'è di
Castiglia e d'Aragona. Carlo V re
di Francia avendo conosciuta la di
lui abilità gli diede luogo nel suo
consiglio, e gli affidò 1' educazione
della regia prole, facendolo inoltre
ministro delle finanze; quindi nel
1 372 Io nominò al vescovato di
Amiens, e gli procurò colle sue i-
stanze la dignità cardinalizia, a cui
lo elevò a'3o dicembre 1875 Gre-
gorio XI, dichiarandolo dell'ordine
de' preti col titolo di s. Mai-cello.
Segui il Papa nel viaggio a Ro-
ma, che nel 1378 lo spedì a Luc-
ca per riconciliare i fiorentini, che
erano in guerra aperta con la
Chiesa romana , e lo stesso fece
coi viterbesi eh' eransi alienati dal
Pontefice. Udita la morte di Gre-
gorio XI, da Lucca si trasferì a
Pisa, dove intesa l'elezione di Ur-
bano VI, pertossi a Roma , e lo
riconobbe per legittimo Pontefice.
Ma essendo stato da lui accolto
con poca buona grazia, e taccialo
d'avarizia e d'ambizione, non che di
perfidia nel prolungare la guerra
tra la Francia e l' Inghillerta, su-
70 GRA
bito si parili dalla ciltà, ed insie-
me coi cardinali francesi promosse
in Fondi 1' elezione dell' antipapa
Clemetìle VII, che lo fece vescovo
Tuscolano. Mori nello scisma nel
i4o2 in Avignone, e fu tumulato
con epitaffio, sebbene altri dicano
che il suo cadavere fu trasferito ia
Amiens, e sepolto nella cattedrale.
GRANGE d'ARCHIEN Eicrico,
Cardinale. Enrico de la Grange
d' Archien , nobile francese de' si-
gnori d' Archien e Montigni , nac-
que in Francia a' i3 aprile 1609.
Si diede al mestiere delle armi , e
come cavaliere gerosolimitano si
portò a Malta, ove con gran co-
raggio e valore fece le sue caro-
■vane. Dopo avere militato in al-
cune campagne, dal re di Francia
fU fatto capitano di cavalleria, in-
signito dell' ordine dello Spinto
Santo, e destinato al governo del-
la città di Verdun. Tolta moglie
ti ebbe due maschi e cinque fem-
mine, una delie quali fu maritata a
Giovanni Sobiescki palatino di Po-
lonia, che in seguito fu assunto al
trono di quel regno col nome di
Giotanni III . Rimasto vedovo ,
quantunque si trovasse nell'avan-
zata età di ottantasei anni , gli
Tenne desiderio di essere aggi'egato
al sacro collegio, per cui ad istan-
za del genero re, Innocenzo XII
a' 12 dicembre 1695 Io creò car-
dinale diacono di s. Nicolò in Car-
cere. Dopo la morte di Giovan-
ni III il cardinale portossi in Ro-
ma colla vedova figlia la regina
Maria Casimira, ove nel colore del-
le vestimenta cardinalizie non volle
seguire le regole osservate dai car-
dinali nelle vigilie, nella quaresima,
nelle solennità ed altri tempi, ve-
stendo di rosso a suo piacere, ad
onta de' replicati avvisi onde uni-
GRA
formarsi alle rubriche. Finalmente
dopo aver favorito col suo suffra-
gio l'elezione di Clemente XI, nel-
la decrepita età di centocinque an-
ni, e quaranta giorni, come si leg-
ge nel suo epilaftìo , e dodici di
cardinalato , fini di vivere in Ro-
ma a' 24 maggio 1707, e fu se-
polto nella nazionale chiesa di s.
Luigi de' francesi , dove sopra la
porta che introduce alla sagrestia
gli fu eretto un avello di marmo
col suo busto espresso al vivo, con
breve elogio. Il Cardella sostiene
che il cardinale mori nella detta
età, contro quelli che dicono aver
egli terminati i suoi giorni di no-
vantott' anni. Osserva il Novaes ,
che sebbene questo cardinale non
avesse letteratura, né cognizione de-
gl' interessi dei principi, fu tuttavia
di santa vita.
GRANGIA o GRANCIA. Pode-
re appartenente al monistero, ov-
vero abitazione soggetta a qualche
abbazia, di cui è membro. Dice
il Macri nella Notizia de' vocab.
eccl.y che questa è voce usata tia
ì monaci nelle loro costituzioni, e
che se vuoisi ponderare la sua ve-
ra etimologia, questo vocabolo si-
gnifica granaio , leggendosi nella
vita del b. Rogerio: Ibiquè abhas
gran giani instruxit, et aedijicavit.
Laonde poi furono con tal nome
chiamati i poderi, perchè si soglio-
no fabbricare i granai. Era rego-
la osservata anticamente in ogni
monistero, che dove esisteva il
maggior nerbo de'suoi fondi, aves-
se ivi a mantenersi una colonia
di frati conversi, diretti da un mo-
naco, ovvero da uno di loro, il
quale aveva la principale ispezione
su tutta r azienda di quella gran-
eia, col quale nome erano ap[)el-
late simili oolooie. Ed è perciò che
GRA
al cenno di chi ne aveva la pre-
sidenza uscir dovevano tutti i con-
versi ogni giorno feriale al lavo-
ro della can)pagna , maneggian-
do aratri, zappe, vanghe, ed altri
simili arnesi camperecci , ed eser-
citando altresì all'occorrenza il me-
stiere di stallieri, carrettieri, giu-
mentieri od altro di tal sorta. Gli
antichi statuti dell'ordine cistercien-
se vietavano d' accettare nessuno
nella classe de' conversi, il quale
non fosse stato conosciuto abile a
guadagnarsi come qualunque altro
giornaliere la sua giornata; quindi
maggiore era il numero di que-
sta specie di conversi, maggiore
era anche il vantaggio ed il gua-
dagno delle abbazìe. Quanto ese-
gui vasi nelle grangìe, situate in
qualche distanza dal monistero,
praticavasi dai conversi nel moni-
stero medesimo, dove concorreva-
no al lavoro anche i monaci, tan-
to per esercizio di umiltà, che per
professione, avendo essi altre oc-
cupazioni nelle quali impiegarsi .
Tale poi era la capacità e l'indu-
stria di que'conversi nei monisleri
di campagna, che alcune volte era-
no da altri invitati per rimettere
ed abilitare fondi sterili e rovina-
ti. Al celebre cancelliere Rainaldo,
ai tempi dell' imperatore Federico
I, allorché fu eletto arcivescovo di
Colonia, avendo ritrovati i fondi
della mensa arcivescovile in uno
stato deplorabile, gli fu suggerito,
ut ex diversis domibus ciilcrcieu'
sis ordinis dioecesis suae conver-
SOS fideles atque providos accomO'
darei, qui et curtibus praeessent^
et annuos reddilus reformarent.
Tanto narra Cesario Eisterbaciense.
GRAN-MAESTRO. F. Ordim
EQUESTRI E MILITARI.
GRAN rRIORE. F. Ondimi t-
GRA 71
QUESTE! K MILITARI, massimc l'arti-
colo dell'ordine Gerosolimitano.
GRAN-VARADINO ( Magno
Varadien). Città con residenza ve-
scovile nel regno d' Ungheria ,
chiamata ancora Varndino^ TV ar-
devi-Gross, in ungherese Nagy-
Farad; città fortificata del cijrco-
lo Transtibischiano, dell'ampio co-
mitato di Bihar, marca del suo
nome, edificata lungo il fiume
Koeroes o Szebes. E bene fabbri-
cata ed ha qualche rimarchevole
edifizio. Bello è il palazzo vesco-
vile, e superba n'è la cattedrale.
Avvi l'ospedale de'fraLelli della mi-
sericordia, ed altro ospedale; l'ac-
cademia regia con dieci professori ,
l'archiginnasio cattolico, e la scuo-
la normale. Vi sono diverse |ab-
briche di seta, e coptiene pia di
settemila abitanti cattolici, essendo
gli abitanti in tutti quindicimila.
Possessore di cave di marmo, e
d'acque termaU celebrate, le une e
le altre poste ne' dintorni, Gran-
Varadino ha tre sobborghi, cioè
Nagy-Varad, JBatona-Varos, e Va-
lencze-Varad.
La sede vescovile fu fondata a-
vanti l'anno 109 5 dal re d'Un-
gheria s. Ladislao I, nel pontificato
di Urbano II, e fatta sufTraganea
nella metropolitana di Colocza, di
cui lo è tuttora. L'elegante catte-
drale eretta dal nominato re, è
sacra a Dio ed alla B. Vergine
Assunta in cielo. Il capitolo si
compone della dignità della prepo-
silura maggiore, di sedici canonici,
compresi il penitenziere ed il teo-
logo, e di altri preti e chierici ad-
detti al divino culto. La cura del-
le anime neUa cattedrale si eser-
cita da un canonico della medesi-
ma, la quale è munita del (onte
battesimale 4 e tra le reliquie che
73 GRA.
possiede, ivi venerasi quasi intero
il cranio del santo re Ladislao I.
II magnifico episcopio poco è di-
stante dalla cattedrale. Nella città
vi sono inoltre alle tre parrocchie
col battisterio, tre conventi di re-
ligiosi, ed un monistero di religio-
se, ed il seminario con gli alun-
ni. La diocesi è ampia, si estende
per quattro comitati, e compren-
de sopra mille pagos. Ogni nuo-
vo vescovo è tassato nei libri del-
la camera apostolica in fiorini
duemila, quorum valor, oneribus
detractìsj ascendit ad triginla fé-
re florenorum millia, seu ad ultra
quaUiordecim mille scutata mone-
tae romanae. Per dimissione spon-
tanea del vescovo Francesco Laic-
sach, il regnante Gregorio XVf,
nel concistoro de' 3 aprile i843,
dichiarò vescovo di Gran-Varadino
di rito latino l'attuale monsignor
Ladislao libero barone Bemer, na-
to in Szaboles arcidiocesi d'Agria,
e nominato dall'imperatore e re di
Ungheria che regna Ferdinando L
Gran-F aradino 3 di rito greco-
vmito in Ungheria, Magno Fara-
dien, vescovo cattolico residente in
Gran-Varadino. Nel 174B dalla
congregazione di propaganda fide,
con l'autorità di Benedetto XIV,
fu costituito a richiesta del vescovo
latinq un sufFraganeo pei greci col-
l'assegno di i5oo fiorini sulla men-
sa di esso vescovo latino. Nel I75g
fu creato dalla santa Sede un vi-
cario apostolico, e come tale indi-
pendente dal medesimo vescovo.
Non molto dopo la fondazione del
vescovato di Munkatz ebbe luogo
quella di questo. Nell'anno 1777
adunque il Pontefice Pio VI, cedendo
^lle istanze dell'imperatrice regina
Maria Teresa, eresse la sede vescovi-
le ^li fjlo greco-uuito in gran-Vs^-
GRA
radino, e nel concistoro de'aS giu-
gno preconizzò per pritno ve scovo
di tal rito Moisè Dragosi di Tord,
e dipoi ne! concistoro de'3o mar-
zo 1789 gli diede per successore
Ignazio Daralanth dell'ordine di s.
Basilio, nato in Szolnek. Pio VII net
concistoro de'23 marzo 1807 fece ve-
scovo di Gran-Varadino, di rito gre-
co-unito, Samuele Vulcan del castel-
lo di Balasfala^ a cui il regnante
Gregorio XVI, nel concistoro dei
So gennaio i843, diede in suc-
cessore l'odierno monsignor Basi-»
lio Erdely di Makò. La sede è
suffraganea dell'arcivescovo di Gran
ossia di Strigonia, come stabili
Pio VI. La cattedrale è splendida
e di magnifica struttura, che pe-
rò ultimamente ebbe rovinata la
torre campanaria : essa è dedicata
a Dio, sotto r invocazione di san
Nicola arcivescovo di Mira. A que-
sta cattedrale l' imperatiiee assegnò
per dote annui -cinquecento fiori-
ni. Il capitolo si compone di sei
canonici, compresa la prima digni-
tà dell'arciprete, oltre i canonici
onorari, ed altri ecclesiastici addetti
all'ulfiziatura. Il primo canonico
ha la dignità di arciprete o di
preposto, il secondo ha il titolo di
lettore, il terzo di cantore, il quarr
to di custode, il quinto di cancel-
liere, il sesto esercita l' uffizio di
vicario foraneo nei comitati ossia
piccole Provincie. Vi sono pure tre
cantori, ma manca il canonico teolo-
go ed il penitenziere. La cura delle
unirne nella cattedrale è affidata al
parroco aiutato da un cappellano
è da due prebendati, con fonte bat-
tesimale e due cimiteri. L'episcopio è
un comodo edifizio, distante dalla
cattedrale circa duecento passi. Nella
città sonovi tre altre chiese pai--
vocchiali col luio batlislerioj ec^
ORA
Qvvi il seminario. Amplissima è la
diocesi, dappoiché comprende nel
rito greco-unito otto ovvero undici
comitati, cent'ottanta pan"occhie, e
quattrocento sessantaquattro chiese
filiali. Sono comuni anche ai greci
l'archiginnasio cattolico de'Iatini, e
l'ospedale de'fratelli della Misericor-
dia. Vi è un piccolo seminario che
può mantenere otto alunni : sei alun-
ni del seminario si istruiscono nel
seminario di s. Barbara in Vienna.
Ogni nuovo vescovo è tassato nei
libri della camera apostolica in fio-
rini cinquecento cinquantasei, ascen-
(flint vero ad sex niillia Jloreno-
rum ìllarum parlium, seu ad bis-
mille octingenta (juinquaginta sciita'
ta monetae romanae, nulla pensio-
ni gravati.
GRANVELA PERRENOT An-
tonio , Cardinale. V. Pebrenot
Ghanveia Antonio.
GRAN-VICARIO. V. Vicabio.
GRASSE > Grassa. Città vesco-
vile di Francia nella Provenza,
dipartimento del Varo , capoluogo
di circondario e di cantone , giace
in forma d' anfiteatro sul declivio
d'una collina, fra due piccoli fiu-
mi, alle falde delle Alpi maritti»
me; è posta in un paese fertile e
delizioso, che domina le belle cam-
pagne che la cingono, ed il mare.
Le case sono bene fabbricate, ma
le strade sono tortuose e strette :
evvi un passeggio pubblico, ed una
fontana assai bella. È sede d' uà
tribunale di commercio, d' una con-
servazione delle ipoteche , d' una
direzione delle contribuzioni indi-
rette, e di una società d' agricoltu-
ra. Possiede un collegio comunale,
un piccolo seminario, una bìbliole-
«a di circa seimila volumi, ha tre
ospedali ed una borsa. È rinoma-
ta per le. sue fabbriche, luas&ime
ORA 73
di pomate , profumi , liquori , ec,
delle quali fa considerabile com-
mercio. I dintorni abbondano di
frutta, di piante medicinali ed ai^o-
maliche che spandono soavi odori.
La vicina montagna contiene al-
cune cave di bellissimo marmo
bianco e di diaspro a vari colori.
Qualche autore credette , che L.
Crasso console romano abbia dato
il nome a questa città, già cono-
sciuta nel secolo XII , ed Adria-
no IV ne fa menzione in un do-
cumento del 1 1 55. Servì spesso di
asilo agli abitanti di Frejus e di
Antibo, città che i corsari barba-
reschi non cessavano d' inquietare.
11 circondario di Grasse è diviso
in otto cantoni, che sono Antibo,
s. Auban, Le Bar, Cannes, Cour-
segoules, Grasse, san Vallier, e
Vence.
La sede vescovile ebbe origine
nel i25o quando Innocenzo IV vi
traslalò quella di Antibo ( P^edi ),
eretta nel quinto secolo. Comman-
\ille dice che ripugnandovi gli abi-
tanti d' Antibo, ottennero un vica-
rio apostolico: aggiunge che Cle-
mente Vili nel i5g2 voleva unire
a Grasse la sede vescovile di Ven-
ce, ma che ciò non ebbe eftètto.
La serie dei vescovi di Grasse é
naturalmente la continuazione dei
vescovi di Antibo. Dopo la sop-
pressione di questa sede la chiesa
d' Antibo era oQìziata da sei cano-
nici , fra i quali eravi un decano ,
eh' esercitava le funzicai curiali
sotto il vicario apostolico. Il primo
vescovo di Grasse ch'è il XXVIII
in serie con quelli di Antibo , fu
Raimondo III dell'illustre casa di
Villeneuve in Provenza , che morì
nel 1255. Tra i di lui successori
nomineremo i seguenti vescovi. Pie-
tro dj Borretto carmelitano, cow
74 <^> R A
fessure di Clemente \ì, eletto nel
1 344- Tommaso di Gerenza pro-
mosso nel i382, nel qual tempo
r antipapa Clemente VII vendette
il temporale d' Antibo ad Antonio
Adorno doge di Genova , e morto
nel iSgo. Giacomo I Graillier
eletto nel iSgo, e fu sotto di lui
che il detto antipapa vendè il tem-
porale d' Antibo ai Grimaldi : in
detto anno Giacomo I abdicò. An-
tonio de Romulis dell' ordine dei
predicatori fu fatto vescovo da
Martino V nel i^'ij '• trovossi al
concilio di Basilea, ed oflìciò pon-
tificalmente nella sessione XIV il
7 novembre i433. Fu egli che
ottenne dai giudici di fare annui»
lare l'alienazione del temporale di
Antibo in favore dei Grimaldi ; as-
sistette nel 1439 al concilio di Fi-
renze, ed abdicò a Nicolò V nel
i44^- Agostino Trivulzi, creato car-
dinale da Leone X nel iSiy, tra
i vescovati che occupò vi fu que-
sto di Grasse a titolo di commen-
da; l'ebbe nel i54o, e mori nel
1548. Giorgio di Possieux nomi-
nato da Enrico III nel i58g, non
ebbe le bolle per la morte di quel
le, e perchè Enrico IV che gli
successe non era ancora nella co-
munione romana. In questo inter-
vallo Clemente VIII riunì il vesco-
vato di Grasse a quello di Vence,
per cui il vescovo Giorgio rassegnò
i suoi titoli nel febbraio 1098.
Guglielmo le Blanc diacono di
Alby, già cameriere segreto di Si-
sto V, fu nominato a Grasse ed a
Vence : la bolla della riunione dei
due vescovati fu accettata dal par-
lamento d' Aix, eh' erasi dichiarato
per la lega, ed Enrico IV dipoi la
ratificò; ma Guglielmo mori solo
vescovo di Vence nel novembre
1604. Stefano II le Maingre di
ORA
Boucicaut , cappuccino professo ,
avendo presentato la sua supplica
per annullare l' unione fu esaudito.
Enrico IV lo avea nominato ve-
scovo di Grasse nell' aprile 1 598 ;
non ottenne però le sue bolle se
non dopo la morte di Guglielmo,
e mori nel 1624 dopo essere sta-
to elemosiniere della regina Mar-
gherita di Valois. Antonio II Go-
deau, uno dei quaranta dell'acca-
demia francese, nominato da Lui-
gi XIII nel i636, ottenne dal Pa-
pa Innocenzo X nel i644> ^ sulla
domanda di Luigi XIV, delle nuo-
ve bolle sull' unione delle due sedi
vescovili di Grasse e Vence, indi
mori nel i653. Aveva egli esposto
nella . sua supplica per l' unione ,
che dessa era stata fatta in favore
di Guglielmo le Blanc, a condizio-
ne che passerebbe anche ai suoi
successori, benché realmente non
fosse che per lui solo ad esclusio-
ne di essi , e su quesl' asserzione
furono emanate le bolle ; ma rico-
nosciuta poi la falsità, 1' unione fu
nulla ; lasciò Grasse, e tenne sol-
tanto Vence. Succedette ad Anto-
nio II, Luigi I di Bernage cano-
nico di Parigi , elemosiniere di Lui-
gi XIV, confermato dalla santa
Sede nel i653, e mori nel 1675.
L' ultimo vescovo di Grasse fu
Francesco d'Estienne de Saint Jean
de Prunieres della diocesi di Gap,
fatto vescovo da Benedetto XIV
nel concistoro de' 12 marzo 1753.
Il Papa Pio VII nel concordato
del 1 80 1 soppresse il vescovato di
Grasse.
La chiesa cattedrale è dedicata
alla B. Vergine. Il suo capitolo era
composto di quattro dignitari, e
di altrettanti canonici compresa la
prebenda del teologo. Inoltre eran-
vi due parrochi perpetui, otto be-
GRA
neficiati, un maestro di cappella
con parecclii giovani coristi. La
dignità del preposto era stata uni-
ta con quella del vescovo. Si con-
tavano ventidue parrocchie nella
diocesi. Nella città vi erano diver-
si conventi di domenicani , agosti-
niani, francescani, oltre varie con-
gregazioni dell'oratorio, e diversi
nionisteri di orsoliue, le quali si
unirono alle monache della Visita-
zione. Il vescovo avea per mensa
ventiduemila lire d' annua rendita,
e pagava quattrocento ventiquattro
fiorini di tassa per le sue bolle. V.
Gallia Christiana tom. Ili , p.
1 loi ; ed il tom. IV, Monumenta
historiae palriae edita /ussu regis
Caroli Alberti. Il Lenglet nelle Ta-
volette cronologiche dice che in
Grasse o Ambrun nel 1610 fu te-
nuto un concilio, citando la Gallia
Christ. tom. HI, p. 1096.
GRASSI Ildebrando, Cardinale.
Ildebrando Grassi bolognese, cano-
nico ii'golare della congregazione
di s. Maria del Reno , poi rettore
di s. Geminiano di Modena, meri-
tò che Eugenio III nel ii5o Io
creasse cardinale diacono di s. Eu-
stachio, che Anastasio IV nel 1 1 54
lo facesse vescovo di Modena, e che
dopo undici anni Alessandro IH lo
trasferisse all' ordine de' preti, col
titolo dei ss. Apostoli. Mentre go-
vernava la sua chiesa acquietò le
discordie eh' eransi suscitate tra i
modenesi e i bolognesi. Il Sigonio
sembra opinare che fosse stato elet-
to vescovo di Bologna, ma che su-
bito rinunziasse , o non ne prese
possesso, come scrive il Trombelli.
Nella città di Sens in BVancia, alla
presenza di Lodovico II e di molti
vescovi e abbati , convinse in una
pubblica disputa Pietro Abelardo,
che avea opinioni contrarie al seu-
GRA 7^
tiraento universale della Chiesa cat»
tolica, e oltre a ciò lo indusse a
menare vita penitente ed esempla-
re. Alessandro IH lo destinò alla
legazione della Lombardia, ad og-
getto di unire in lega quei popoli
contro r imperatore Federico I ,
nemico dichiarato della Sede apo-
stolica ; e nel iiyS gli aOidò la
decisione d' una acerrima lite de-
statasi in Ravenna circa l' esistenza
del corpo di s. Apollinare , aven-
dolo a tale elFelto spedito a questa
città con Teodino cardinale di s.
"Vitale. Dopo essere intervenuto ai
comizi di Anastasio IV , Adriano
IV, ed Alessandro IH, mori in Vi-
cenza nel I 178.
GRASSI Lesbio, Cardinale. Le-
sbio Grassi nacque in Bologna, di
cui fu fatto vescovo, indi nel 1179
o 1180 Alessandro IH lo creò car-
dinale prete del titolo de' ss. Ga-
birio e Susanna, dignità che poco
godette a cagione di sua morte.
GRASSI Achille, Cardinale. A-
chille Grassi , di senatoria famiglia
bolognese, nipote di Antonio ve-
scovo di Tivoli, e fratello di Pari-
de vescovo di Pesaro e celebre
maestro delle cerimonie pontificie,
andò fornito di virtù e fregiato di
rilevanti impieghi , per cui si sa-
rebbe distinto qual personaggio sin-
golare e di merito incomparabile,
se la sua incontinenza non avesse
in gran parte oscurata la sua glo-
ria. Compiti gli studi di legge nella
patria università^ fu nel 1487 lau-
reato in gius civile e canonico;
indi portatosi a Roma, coli' inter-
posizione di suo zio uditore di ro-
ta s' introdusse in quella corte, dove
fatto conoscere il suo merito , alla
morte dello zio, nel 1491 Inno-
cenzo Vili gli conferì il vaccTto
uditorato. Ma la priucipal sua av-
76 GRA
ventura fu l'esaltazione di Giu-
lio II, che da legato di Bologna
avea ben conosciuto la famiglia
Grassi, e il talento e le qualità per-
sonali di Achille , il quale sapeva
dissimulare e tenere bene occulta la
sua passione per le donne, fino ad
averne alcuni figliuoli, al vantaggio
e comodo de' quali rivolse tutte le
sue sollecite cure ed attenzioni. Per-
tanto il Papa lo dichiarò suo cap-
pellano e famigliare, ed in seguito
lo provvide di diverse pensioni e
di ecclesiastici benefizi. Essendo A-
chìlle adorno di talenti, e di una
particolare disinvoltura al maneg-
gio degli affari, ad abilitarlo a sos-
tenersi col dovuto decoro , Giu-
lio II nel i5o6 gli conferì il ve-
scovato di Città di Castello, e die-
degli la commissione per le cause
della città di Spoleto, e nell' anno
seguente l'inviò a Genova col car-
dinal Antonio Pallavicino, col ca-
rattere di nunzio a Luigi XII re
di Francia, allora dimorante in ta-
le città, affine d' indurlo alla pace
coir imperatore Massimiliano I, co-
me ancora per rimuoverlo a desi-
stere dal proteggere la famiglia
Bentivoglio, che non solo al dire
del Cardella minacciava d' impadro-
nirsi della città di Bologna , ma
avea tentato di avvelenare il Pon-
tefice e i di lui nipoti. A procu-
rare in tale circostanza il favore
della regina, il Papa lo incaricò di
presentargli un cappello fregiato di
gioie e di perle, stimato del valore
di ventiseimila ducati. Annibale fe-
ce uso di tutta la sua accortezza
per conchiudere la commissione, la
quale ebbe esito felice. Ritornato a
Koma fu subito destinato nunzio
agli svizzeri in Berna, per trattare
la leva di tremila fanti di quella
nazione, che il Papa intendeva di
GRA
assoldare per la lega di Cambra!.
Nel 1 5 1 o lo mandò a Uladislao re
di Ungheria e Boemia, a Sigismon-
do re di Polonia, ed a Massimilia-
no I, per sollecitarli ad unire le
loro forze contro il turco , e per
altri gravissimi affari della Polonia.
A premiare tante fatiche, Giu-
lio II a' 22 marzo i5ii in Ra-
venna lo creò cardinale prete del
titolo di s. Sisto, e dopo tre mesi
vescovo di Bologna, quantunque
il clero e popolo della città, per
la violenta morte del vescovo car-
dinal Alidosio, istigati dai Benti-
voglio avessero illegittimamente col-
locato su quella cattedra Antonio
Galeazzo. Però il cardinale senza
opposizione ne prese possesso per
mezzo di suo fratello Agamenno-
ne, e nell'anno seguente, dopo a-
ver Giulio II ricuperato il do-
minio della città. Achille vi entrò
con solenne pompa. Leone X pa-
rimenti gli conferì diversi benefizi
ecclesiastici, destinandolo tesoriere
o sia camerlengo del sacro colle-
gio, e fu egli che propose la ce-
lebrazione annua dell' anniversario
pel cardinali defunti, come tutto-
ra si pratica. Dopo un anno ri-
nunziò la carica di camerlengo dei
sagro collegio , e la chiesa di Bo-
logna, la quale non tardò a ripren-
dere, come rilevasi dagli atti con-
cistoriali, dai quali si ha pure che
nel i52i fu provveduto della chie-
sa di Pomeriana in Prussia, colla
ritenzione di quella di Bologna ,
dove restaurò il palazzo episcopale
al quale i francesi a persuasione
del Bentivoglio avevano attaccato
fuoco. Morì in Roma nell' età di
sessant'anni nel iSaS, tre giorni
dopo l'esaltazione di Clemente VII,
e fu sepolto nella basilica di s. Ma-
ria in Trastevere, titolo a cui er^
ORA
passato, con onorevole epitaffio che
si legge neir Ughelli. Il p, Marrac-
ci nella sua Porpora Mariana^ a
p. 2, esalta con somme lodi la di-
vozione che professava questo car-
dinale alla Beata Vergine, per la
quale restituì all'antica forma e
magnificenza la detta basilica di
s. Maria in Trastevere rovinata da
un incendio, come si raccoglie da
un'iscrizione posta nel cortile del-
la medesima. Lasciò questo cardi-
nale una raccolta di Decisioni ro-
tali, che fu stampata in Roma nel
1590. Tra le lettere del cardinal
Bembo, si trovano alcune epistole
di Leone X al cardinale Achille
Grassi.
GRASSI Carlo, Cardinale. Car-
lo Grassi nobile bolognese, mentre
era arciprete della cattedrale di Bo-
logna, Giulio III lo dichiarò suo
cameriere segreto, e Paolo IV nel
i555 lo promosse al vescovato di
Montefiascone. Ammesso tra i chie-
rici di camera , dovette sotto Pio
IV portarsi al concilio di Trento,
dove sostenne immense fatiche in
vantaggio delia Chiesa, nelle quali
non solo diede saggio luminoso di
sua dottrina, ma anche di singoiar
avvedutezza e prudenza nella trat-
tazione de' più ardui e scabrosi
negozi. A contemplazione di sì al-
ti meriti, nel iSGg s. Pio V lo fe-
ce governatore di Perugia e del-
l'Umbria, e poi della città di Ro-
ma; indi dopo un anno a' 17 mag-
gio 1570 lo creò cardinale prele
del titolo di sant' Agnese nel fo-
ro agonale , dicendo invece 1' U-
ghelli di santa Eufemia. Lo impie-
gò in affari importanti , e sin-
golarmente nel riformare alcuni
uffizi della curia romana, dove tra
gli altri ebbe a compagno Alessan-
dro Riario uditore della camera e
GRA 77
poi cardinale, e nello stabilire tra
i principi cristiani la famosa lega
contro la Porta ottomana. Poco
visse, e morì nel xSjx d'anni cin-
quantadue : venne sepolto nella
chiesa della ss. Trinità de' Monti,
al destro lato dell'altare maggiore,
dove sopra la lapide sepolcrale si
vedono le insegne gentilizie di sua
famiglia, rilevate in metallo, con
sotto ad esse una nobile iscrizione,
postavi dai suoi fratelli.
GRATLEI. Luogo d' Inghilterra
ove nell'anno 928 fu celebrato un
concilio sopra la disciplina. Lenglet,
Ihvoleite cronologiche p. 292 , ed
Angl. tom. I.
GRATO (s.) , vescovo di Cha-
lons sulla Saona, era d'una delle
più illustri famiglie della Borgo-
gna , e fu innalzato all' episcopato
verso la metà del secolo VII. As-
sistette ad un concilio tenuto nella
sua città vescovile tra il 646 e
64B. Ritiravasi sovente in una so-
litudine al di là del fiume, nel
luogo in cui ora è il sobborgo di
s. Lorenzo, e crescendo in lui sem-
pre più l'amor del ritiro, volle ri-
nunziare all'episcopato, e menò pa-
recchi anni la vita di rinchiuso ; ma
siccome il suo gregge ricusava di
eleggersi un successore, fu costretto
riprendere le sue funzioni. Collocasi
la sua morte agli 8 ottobre 652, nel
qual giorno celebrasene la festa. Fu
seppellito nella chiesa di s. Loren-
zo, e circa il 970 fu trasferito il suo
corpo nel monistero di Paray,
GRAVESON (di) Ignazio Gia-
cinto Amato, celebre domenicano ,
nato nel villaggio di Graveson vi-
cino ad Avignone, da nobili paren-
ti, nel 1670. Studiò a Parigi nel
collegio di s. Giacomo, dove si di-
stinse per la sua pietà ed erudi-
zione. Ottenuto il grado di baccel-
78 GRA
liere nella Sorbona, andò ad inse-
gnare la fìlusofìa a Lione e ad
i\i-les. Di ritorno a Parigi ottcn'
ne il berrelto di dottore, e venne
accettato nella società della Sorbo-
na. Il p. Cloche, generale del suo
ordine, conoscendo il di lui meri-
to, lo chiamò a Roma e gli diede
uno dei sei posti di teologo della bi-
blioteca Casanatense. Quivi fu inca-
. ricalo di spiegare il testo di s. Tom-
maso, e Io fece con tanta chiarezza e
solidità, che lepih stimate persone di
Roma andavano ad udirlo. Fu mollo
in pregio a Benedetto XI II, ed eb-
be parte ne' trattati cominciati fra
il cardinale di Noaìiles e la santa
Sede. La salute di questo dotto e
pio religioso debilitata dalle fati-
che, avendolo obbligato di andar
a respirare l' aria natia , mori in
Arles nel 17 33. Le sue opere fu-
rono pubblicate a Venezia nel
1740, in sette volumi, col titolo
di Opera omnia. Il primo volume
contiene la Storia dell'antico Te-
stamento; il secondo il trattato
della vita e dei misteri di Gesù
Cristo; i tre seguenti la Storia
ecclesiastica del nuovo Testamen-
to, che arriva fino all'anno 1730,
con varie tavole cronologiche ; il
sesto le lettere teologico - istorico-
polemiche sulla grazia efficace e
sulla predestinazione gratuita ; il
settimo il trattato della sacra Scrit-
tura, ed altri opuscoli.
GRAVINA Pietro, Cardinale.
Pietro Gravina nacque in Sicilia
nella terra di Monte Vago, dioce-
si di Girgenti, feudo di sua prin-
cipesca famiglia de* duchi di s. Mi-
chele, a' 16 dicembre i749' Fu e-
ducato in Palermo nel seminario dei
teatini, ed in Roma nel collegio de-
mentino, ove avendo deciso di ab-
bracciare lo stalo ecclesiastico, e di
GRA
dedicarsi al servigio della santa Se-
de, passò quindi nella nobile acca-
demia ecclesiastica. Nel 1781 Pio
VI lo ammise in prelatura, anno-
verandolo tra i referendari dell'una
e l'altra segnatura, indi successiva-
mente gli conferì i governi delle città
di Città di Castello, di Spoleto, di Je-
si, di Fano e di Ancona. Il mede-
simo Pontefice nel concistoro dei
12 settembre 1794 '^ nominò ar-
civescovo di Nicea inparlibus, di-
chiarandolo nunzio apostolico di
Lucerna nella Svizzera , dove rac-
colse con amorevole ospitalità i
buoni francesi che fuggivano la ri-
voluzione, vendendosi perciò quan-
to aveva; e poscia anch'eglifu co-
stretto ritirarsi altrove. Pio VII
nell'anno 1802 lo trasferì alla nun-
ziatura di Spagna. Nel 1806 recos-
si a Cadice, per assistere l' ammi-
raglio d. Federico Gravina suo fra-
tello, ferito mortalmente nella bat-
taglia di Trafalgar. Nelle rivoluzioni
di quella nazione seguì la giunta
reale, e con essa si ritirò in CaHi-
ce. Nel 181 3 il governo di Spagna
abolì l'inquisizione, onde il nunzio
si adoprò inutilmente per sostener-
la, e fu scacciato dalla Spagna : ri-
tirossi in Portogallo, ed essendo a
Tavira a' 4 gennaio i8i4 pubbli-
cò un manifesto storico con venti-
sette documenti per giustificare la
sua condotta. Di questo manifesto
ve ne sono due edizioni in idioma
spagnuolo, ed un'altra in italiano
stampata in Roma dal Bourlié nel
1824, quando già il Gravina era
cardinale. Ritornalo il re Ferdinan-
do VII dalla sua schiavitù al trono
di Spagna, da Madrid a' 24 "^ag-
gio i8i4 fece onoratamente richia-
mare il nunzio per fungere le sue
funzioni di nunziatura, annullando
l'occupazione delle di lui rendite.
ORA
A premiarne lo zelo eminentemen^
te dimostrato in difesa de' diritti
della Chiesa e delia Sede apostoli-
ca, nulla curando le minaccie e l' e-
silio , Pio VII nel concistoro degli
8 marzo 1816 lo creò cardinale
dell'ordine de' preti , e quando si
recò in Roma gli conferì per tito-
lo la chiesa di s. Lorenzo in Pane
e Perna, annoverandolo tra i car-
dinali delle congregazioni de' vesco-
vi e regolari, di propaganda fìde^
della disciplina e delle indulgenze.
La notizia della promozione al car-
dinalato , in un col berrettino ros-
so, la portò a Madrid la guardia
nobile Alberto de'marchesi Longhi,
il quale fu decorato dal re colle
insegne equestri dell' ordine della
ss. Concezione. Ablegato per la
tradizione della berretta fu desti-
nato lo stesso uditore della nunzia-
tura monsignor Luigi Testa came-
riere segreto soprannumerario. Di
poi Pio VII nel concistoro dei
l'i settembre dell' islesso anno lo
trasferì all' arcivescovato di Paler-
mo , per cui il caidinale .si por-
tò a questa sua sede nella pri-
noavera del 18 18. Il suo zelo riful-
se nel 1820, quando essendo acca-
duta rivoluzione in Palermo , per
rendersi indipendente da Napoli ,
preceduto dalla croce affrontò il
popolaccio che saccheggiava l'abi-
tazione del segretario di sfato del-
le finanze ; ma la sua voce e pre-
senza non riuscì a distogliere il
forsennato movimento. A' 17 luglio
il presidio fu disarmato, e la città
soggiacque all'anarchia. In tale cir-
costanza il palazzo arcivescovile di-
venne l'asilo di varie centinaia di
persone d'ogni grado, e specialmen-
te di famiglie di militari stranieri
perseguitati, ed il cardinale prov-
vide per vari giorni al mauteni-
GRA 79
mento di tutti. Nel dì seguente il
pretore capo della magistratura ra-
dunò molti notabili per formare
una giunta che ristabilisse la tran-
quillità pubblica, venendo il cardi-
nale concordemente acclamato pre-
sidente , onde col suo contegno in-
coraggi i buoni, che se ne stavano
chiusi nelle loro case. Quando mol-
te centinaia di carcerati usciti dai
luoghi di pena si presentarono ar-
mati al suo palazzo per essere as-
solti dalla pena, il cardinale da un
balcone li benedì, e la furiosa mol-
titudine s'inginocchiò, e presa la
benedizione per assoluzione, partì
tranquilla. Nel dì 2 3 nuovamen-
te il palazzo fu circondato dui
ribelli per esservisi rifugiato il
principe d'Aci , che fu trucidalo
nell'essere condotto in prigione. La
notte fu ancora più terribile, dap-
poiché il pO{K>laccio anelando sac-
cheggia j-e il palazzo, pose l' arcive-
scovo in estremo pericolo. Volle
però la provvidenza, che nella se-
guente mattina arrivasse da Napoli
il principe di Villafranca, personag-
gio popolarissimo. Questi fu con-
dotto trionfalmente al palazzo ar-
civescovile,, ed il cardinale gli ri-
mise all'istante, e con tutto piace-
re la presidenza della giunta ; e
siccome il principe profuse in pub-
blico atti di riverenza al cardinale,
così il palazzo come la sua perso-
na furono salvi. Riordinate le co-
se, il re Ferdinando I a' 24 mar-
zo 1821 nominò il cardinale luo-
gotenente generale ossia viceré in
Sicilia, rappresentanza che sostenne
con decoro sino a' io luglio in cui
ebbe un successore, come ardente-
mente desiderava, e ricusò costan-
temente gli assegni competenti a
tale sublime carica. Fu pure com-
missario apostolico della santa ero-
8o GRA
data. Nel ìStìI Palermo fu afflilta
dalla carestia, ed in questa circo-
stanza la carità del cfudinale me-
glio si addimostrò. Distribuiva gior-
nalmente sussidii a centinaia di
mondici, che in alcuni giorni giun-
sero a 1200; erano poi anche più
considerabili le limosine che faceva
pervenire segretamente a poveri
vergognosi. Adempì le parli tutte
di zelante pastore; eresse un ospe-
dale pei convalescenti ; e fu bewe-
fico ed esemplare coi suoi servi. Nei
conclavi del 182 3 e del 1829 perle
elezioni di Leone XII e Pio Vili in-
tervenne a' sacri comizi. Indi nell'au-
tunno del 1 8 3o fu assalito da febbre
gastrica ostinata contro i rimedi
dell'arte. Vedendo così avvicinarsi
la sua ultima ora , distribuì ti'an-
quillamente fra i più prossimi pa-
renti quel poco che le mani dei
poveri non avevano ancora riposto
nei tesori celesti , ed ai 6 dicem-
bre, essendo la Sede apostolica va-
cante, spirò placidamente nel Si-
gnore, in Palermo, nell'età d'anni
ottantuno meno venti giorni. La
mattina degli 1 1 tutta la guarni-
gione si schierò in tre linee nel
largo del l'eal palazzo, ed una por-
zione di essa col treno dell'arti-
glieria seguì la pompa funebre
colla quale fu portalo il cadave-
re alla cattedrale. Fu esposto e
sepolto nella metropolitana , nel-
la quale il fratello Gabriele, cappel-
lano maggiore del re , gli eresse
un marmoreo monumento con o-
norevole iscrizione, che celebra la
sua pietà, prudenza, soavità di co-
stumi, fortezza d'animo, e le altre
doti di cui fu adorno. Fu insignito
della gran croce dell'ordine di Car-
lo III, di quella di cavaliere di
giustizia di s. Gennaro, e di quella
di Francesco I ; e lasciò un monu-
GRA
mento perenne della sua pietà in
una chiesa, che con idea di ma-
gnificenza romana incominciata dal
genitore, fece fabbricare a sue spe-
se nella terra di Monte Vago prin-
cipato di sua casa. Ebbe la conso-
lazione di consacrarla, di fondarvi
una comunità di preti, e di tras-
portarvi le ossa de' suoi maggiori
nel luogo detto il Pantheon. Le
iscrizioni pei suoi magnifici fune-
rali le compose d. Vincenzo Mor-
tillaro; e dopo le solenni esequie
d. Domenico Cilludu, al presente
arcivescovo di Adana in parlibuSy
con eloquente orazione ne celebrò
le preclare doli.
GRAVINA Domenico , celebre
teologo siciliano dell* ordine de' pre-
dicatori, il cui abito vestì nel con-
vento di s. Maria della Sanità a
Napoli. Insegnò la teologia in vari
paesi, e particolarmente a Roma ,
dove venne addottorato e fu in
seguito decano dell'università. Pre-
dicò altresì con mollo frutto e con
grande applauso, e spesse volte in
presenza del Pontefice Paolo V.
Fu il teologo di tre arcivescovi di
Napoli , vicario generale della sua
congregazione e procuratore gene-
rale di tutto r ordine, di cui fece
pure le funzioni di vicario genera-
le, come adempì a quelle di mae-
stro del sacro palazzo , in assenza
del p. Michele Mazarino. Morì nel
convento della Minerva a Roma ,
a' 26 agosto 1643, in età di set-
tant' anni. Lasciò: i. diversi trattati
di teologia sotto il titolo : Catholi-
cae praescriptionis adversus omnes
veteres et nostri temporis haereticos,
ec. , in dodici volumi, di cui una
parte soltanto fu stampala a Na-
poli ; 2. Fox turliiris, seu de fio-
venti usque ad nostra tempora ss.
JSenedicti, Dominici, Francisci et
GRA.
siUaram religionum sacrarum sta-
ta i 3. Congeminata vox tiirlurìs
Jlorenlissinuini sacrorum ordinimi
statimi , disrupta cavea anonymi j
iterato occinentis j 4- P^o sacro
fidei catholicae et apostolicae de-
posito, Jldeliter a romanis Pontifi-
cibiis custodito, apoiogelicus advér-
sus novatoruni caluinnias, et prae-
sertini novissimi Marci Antonii de
Dominis archiapostalae spalaten-
sisj 5. Pro sacrosancto Ordinis
sacramento vindiciae, ec. ; 6. Che-
rubini Paradisi s. Thomae Àqui-
natis cìiaracterihus divinae sapien-
tiae illustratus, ec. ; 7. Ad discer-
nendas veras a falsis vìsionibus et
revelationibuSy ec. ; 8. De indivisa
et unanima sacrosanctì evangdii
praedicatione , ec. ; g. Sunimae
theologìcae s. Tliomae de Aquino
compendiuni rhythmiciini; io. De
cristiana religione in Armenia. Il
p. Gravina compose altre opere che
restarono manoscritte, e curò varie
edizioni di diversi autori.
GRAVINA Giovanni Vincenzo,
insigne letterato napoletano , nato
a Rogliano nel 1664. Gregorio
Caloprese, suo zio, s' incaricò delia
di lui educazione, quindi mandoUo
a Napoli, ove applicossi allo studio
del diritto civile e canonico, e si
rese in pari tempo valente nella
teologia, mediante la ponderata let-
tura de' santi padri. Nel 1689 re-
cossi a Roma , iu casa di Paolo
Coardo di Torino, che fu poi ca-
meriere di onore di Clemente XI,
e che procurogli l'amicizia degli
uomini più celebri. La loro con-
versazione risguardava sovente il
rilassamento della morale ; quindi
il Gravina intraprese di trattare un
tale argomento, applicandovi le co-
gnizioni teologiche che aveva acqui-
state. Sotto il nome di Prisco Gen-
VOL. xxxn.
GRA 8t
solino pubblicò a Napoli hel 1691,
colla falsa data di Colonia, un dia-
logo intitolato : De corrupta morali
doctrina , in cui dimostra che i
corruttori della morale fanno più
danno alla Chiesa che gli eresiar-
chi. Quest' opera , inserita di poi
quasi per intiero dal p. Concina
nel suo trattato De increduli!, ac-
cese contro r autore i partigiani
delle dottrine rilassate. Le malizie
de' nemici non isminuirono però la
di lui estimazione, né il suo zelo
per lo stabilimento degli studi e
della morale. Molti dotti s'accor-
darono con lui, e Id sua casa fu il
luogo delle loro assemblee. Di là
nacque la società degli Arcadi , a
cui il Gravina dettò le leggi. Nel
1699 il Pontefice Innocenzo XII
gli confeii la cattedra di diritto
civile, e il primo abuso che il Gra-
vina corresse, fu l' argomentazione
scolastica. Pubblicò il suo trattato
De instauralìone studiorum, e com-
pose varie altre dissertazioni, delle
quali non citeremo che quella sul-
la Regola interna, perchè fa cono-
scere i sentimenti religiosi di cui
la sua anima era penetrata. li
Gravina passò nel lyoS alla cat-
tedra di diritto canonico, che pro-
curò di migliorare con utili cam-
biamenti, e fissando per base che
il solo mezzo di stabilire le buone
dottrine era di risalire alle sorgen-
ti. È questo r argomento del suo
trattato De repetendis doctrinarunt
fontibus. Tutte queste occupazioni
non gl'impedirono peraltro di con-
tinuare la sua grand' opera De
orili et progressu juris civilis , che
fu pubblicata a Napoli nel 171 3.
Questo dotto giureconsulto mori in
Roma nel 171 8. Abbiamo di lui mol-
te opere; qui accenneremo soltanto
le sue Inslitiitiones canonicae.
6
«2 ORA
GRAVINA ( Gravinen ). Cillà
con residenza vescovile nel regno
delle due Sicilie, nella provincia di
Terra di Bari, capoluogo di can>
tone, posta a piedi di un alto colle
nella valle che divide la Basilicata
dalia Terra di Bari, mediante il
fiume da cui ha nome, tributa-
rio del Bradano , il quale mette
foce nel golfo tarentino. Fu già
validamente munita, e sostenne con
gloria nel decimo secolo gì' impeti
de' saraceni, massime 1' assedio del
975. Anticamente da alcuni fu
detta Pie va, e l'ebbero in feudo
sino dal i463 gli Orsini con tito>
Io di ducato, ed ancora ne porla-
no il titolo: Benedetto XIII Papa
del 1724, era figlio di Ferdinando
Orsini decimo duca di Gravina. Il
cardinal Domenico Orsini di Ara*
gona, promosso alla porpora nel
1743 da Benedetto XIV, era du-
ca di Gravina. Al presente è XVIII
duca di Gravina il principe d. Do-
menico Orsini assistente alsoglio pon-
tificio, senatore di Roma, e coman-
dante generale della guardia civica
pontifìcia. Questa città soffrì non
meno di Altamura, nel disastro del
1799. Le migliori razze di cavalli
di Puglia si allevano nelle sue
floride campagne. Ivi si tiene una
considerabile fiera dal i4 al 21
aprile, e_ conta circa dodicimila
abitanti. £ patria di diversi uo-
mini illustri , tra' quali del celebre
Domenico Gravina.
E affatto ignota l' origine dì
questa città, come non è ben de»
terminato il tempo in cui ricevette
la fede di Gesìx Cristo. Alcuni fe-
cero questo vescovato suffraganeo
d' Acerenza, altri lo dissero dipen-
dente dalla metropoli di Matera :
al presente è immediatamente sog-
getto alla santa Sede. Il primo dei
GUA
vescovi conosciuti di Gravinn è
Leone che ne reggeva la chiesa
nell'anno 871, e che- trovossi al
concilio di Pontyon nell' 876. I di
lui successori li riporta l' Ughelli
nelV Italia sarra tom. VII, p. ii4
e seg., de'quali registreremo i prin-
cipali. Il secondo vescovo di Gra-
vina è Guido del 1099, il terzo
Orso del 1 1 5i, il quarto Roberto
che intervenne al concilio Latera-
nense celebrato da Alessandro III
nel 1179. Pietro ne divenne ve-
scovo nel 1 282; Riccardo Caraccio-
lo nel i343; fr. Francesco Bonac-
corsi de' minori nel i395, eletto
da Bonifacio IX; Giovanni Rober-
to arcidiacono della cattedrale nel
1429, fatto da Martino V; Giaco-
mo Appiani de' signori di Piombi-
no nel 14? 3 promosso da Sisto
IV; Matteo d' Aquino napoletano
gli successe nel 1482, ed a questi
fr. Antonio Braucacci o Branaiti
pure napoletano , dell' ordine dei
predicatori, fatto nel i 5o8 da Giu-
lio II, ed ornato di virtù e scien-
za , studiosissimo delle cerimonie
sagre. Gregorio XIII nel iSj^
dalla sede di Muro traslatò a que-
sta Giulio Ricci di Fermo , e nel
i58i gli die in successore Antonio
Maria Manzoli modenese. Nel 1593
Clemente Vili fece vescovo di Gra-
vina Vincenzo Giustiniani genove-
se, il quale istituì il seminario e
gli assegnò le rendite necessarie ,
fondò il conservato''io delle cap-
puccinelle, e poco distante dalia
città nel 1602 eresse dai fonda-
menti la chiesa della Beala Ver-
gine delle Grazie: fiorì in zelo,
prudenza, dottrina ed altre virtù.
Paolo V nel 161 4 gli destinò per
successore fr. Agostino Cassandra
di Castro Ficardo de' minori con-
ventuali, che edificò la chiesa di s.
GRA
Cecilia martire : sotto di lui vi fu
grave controTersia con l'arciprete
e clero d'Altamura, nu^/a^ dioecesis,
contro i quali fulminò l'interdetto
per differenze sulla giurisdizione ,
ma tutto accomodò Gregorio XV
colla bolla Decet Romanum Poti-
tìficem, de' i5 febbraio 1622, sta-
bilendo le cose per 1' una e l' al-
tra parte, e togliendo le censure
e scomuniche. Urbano Vili nel
1623 promosse a questo Tescovato
Giulio Sacchetti fiorentino, che poi
creò cardinale. Il detto Papa nel
i63o fece vescovo Arcadio Ricci
di Pescia , che eresse la cappella
del ss. Sagramento, e quella di s.
Maria consolatrice degli afflitti nel-
la cattedrale, e questa con solenne
rito consacrò. Innocenzo X nel
16451 nominò vescovo Domenico
Cennini di Siena, fornito di scien-
za e di altre qualità ; questi ag-
giunse alla cattedrale l'episcopio,
e due altri ne edificò , uno nella
villa Salamandra, l'altro presso la
suddetta chiesa di s. Maria delle
Grazie, e per istruzione del clero
gli donò una biblioteca : celebrò il
sinodo diocesano nel 1647, e mo-
rì in Napoli nel 1684. Benemeri-
to vescovo fu il successore Dome-
nico patrizio milanese , della fami-
glia Valvaserra o Valvasori , già
religioso agostiniano, e priore ge-
nerale del suo ordine, lodato per
dottrina ed altre doti. Celebrò il
sinodo , aggiunse al capitolo ed
al collegio de' canonici il peni-
tenziere, restaurò il seminario e gli
prescrisse ottimi regolamenti. Al-
tro degnissimo vescovo fu il suc-
cessore Marcello Cavalieri patrizio
bergamasco, dell'ordine de' predi-
catori, che fu consacrato in Roma
nel 1690" dal cardinal Orsini poi
Benedetto Xlil. Fabbricò contìgua
GRA
83
all'episcopio la casa pel seminario,
essendo in cattivo stato l' antica ;
fu benemerito del conservatorio di
s. Chiara, al quale die l'abito e
le regole di s. Teresa. Restaurò la
cattedrale , e 1* abbelfi ; vi stabilì
sette altari, nel maggiore vi collo-
cò due corpi santi, e tra le con-
fraternite della cattedrale ivi da lui
collocate o migliorate, nomineremo
quella jdi 8. Michele arcangelo
principale patrono di Gravina. In
una parola il suo zelo e sollecitu-
dine pastorale lo modellò su quel-
lo che il lodato cardinale eserci-
tava colla sua areidiocesi di Bene-
vento, e fu autoie di diverse ope-
re ecclesiastiche che poi ad utilità
furono stampate. I due ultimi ve-
scovi registrati nell' Italia sacra
dai continuatori dell' Ughelli , sono
Luigi Capuani napoletano, e Cesare
Francesco Lucini milanese patrizio
di Como, dell' oitli ne de* predica-
tori , ambedue meritamente fatti
vescovi di Gravina da Clemen-
te XI, ed il secondo nel 17 18. La
continuazione della serie de' vescovi
di Gravina si leggono nelle annua-
li Notizie di Roma. Pio VI nel
concistoro de* 18 giugno 1792 fe-
ce vescovo Michele de Angeli» di
Napoli, dopo il quale per diversi
anni restò vacante la chiesa. In
questo tempo ebbe luogo la circo-
scrizione di diocesi che Pio VII fe-
ce nel regno delle due Sicilie con
la lettera apostolica, De utiliorì do-
minicae f quinto kal. julii 1818,
nella quale unì alla sede di Gra-
vina quella di Monte Peloso ( Fe-
dì), prescrivendo che il vescovo si
chiamasse col nome di ambedue;
quindi nel concistoro de' 2 1 di-
cembre del medesimo anno 1818
ne dichiarò vescovo 1' attuale mon-
signor Cassiodoro Margarita di Na-
«4 GRA
poli , nominato dal re Ferdi-
nando I.
La cattedrale di Gravina, di an-
tica e magnifìca struttura, è sacra
alla B. Vergine Assunta in cielo.
Il capitolo si compone di quattro
dignità, prima delle quali è l'arci-
diacono, dell'arciprete, del canto-
re e del primicero, di sedici ca-
nonici comprese le prebende del
teologo e del penitenziere, e di do-
dici mansionari. La cura delle a-
nime è presso il capitolo , e si e-
sercita da quattro economi curati
eletti dal vescovo ed amovibili. Vi
è il fonte battesimale, e tra le re-
liquie si venera il cranio di s. Tom-
maso di Cantorbery. Oltre la cat-
tedrale vi sono altre quattro chie-
se parrocchiali , una delle quali è
collegiata sotto l' invocazione di s.
Nicola, tutte munite del battiste-
rio. Avvi ancora un convento di
religiosi, tre monisteri di monache,
un conservatorio , quattro confra-
ternite, r ospedale, il seminario ed
altre pie istituzioni. Le due dioce-
cesi unite si estendono a più di
sessanta miglia di territorio. Ogni
nuovo vescovo è tassato nei libri
della camera apostolica in fiorini
cento sessantasei, verus autem ilio-
rum valor est 44°° ducatoruni il-
lius monelae pubblicis non dedu-
ctis oneribus.
GRAVISCA, Graviscae. Sede
vescovile dell' Etruria Transcimi-
nia , ossia Toscana marittima, di-
cendo l'Adami nella Storia di Voi-
seno, che secondo Pomponio Mela
ora dicesi Montato , poco distante
dal mare, presso al fiume Ossa co-
gnominato Fiore o Fiora; comune
soggetto al governo di Corneto,
distretto e delegazione di Civita-
vecchia nello stato pontificio, dio-
eesi di Viterbo. 11 nome di Gravi-
GRA
sca derivò dall'aria pestilenziale che
affliggeva gli abitanti, poiché scris-
se Servio Catone lib. io, p. 583:
Ideo Graviscae dictae sunt , quod
graveni aereni sustineat. Fiorì que-
sta città nel tempo della venuta di
Enea in Italia , e nella seconda
guerra punica mandò al senato ro-
mano molti soldati in aiuto : fu
poscia occupata dai romani e fat-
ta colonia. Furono lodati i gravi-
scani pel vino generoso che pro-
duceva il loro territorio, come al-
tresì per r abbondanza de* coralli ,
che in quel mare erano pescati.
Dalle di lei rovine fu edificata la
città di Corneto, secondo Virgilio
e Cluverio , come si ha dal Bau-
drand. Di contrario parere fu Giu-
lio Ossequente, se pur merita fede,
mentre cred' egli che Corneto fos-
se l'antica Tarquinia, e che dalle
sue rovine edificata venisse la me-
desima città. Fin qui il nominato
Adami. Narrano Velleio Patercolo,
Tito Livio e la tavola Pentingeria-
na, che Graviscae occapava il pae-
se tra i fiumi Matta e Fiora, fra
il lago Vulsinio e il mare Tirre-
no; che appartenne già ai Tarqui-
nii, e che i romani vi condusseio
una colonia nell'anno i8i avanti
l'era cristiana, sotto il consolato di
P. Cornelio e di M. Bebio. Nel IV
o nel V secolo vi fu fondata la se-
de vescovile, immediatamente sog-
getta alla santa Sede , della quale
tratta 1' Ughelli nell' Italia sacra
t. X, p. iio. Uno de' suoi vescovi
chiamato Adonio, assistè al conci-
lio di Roma del 5o4, celebrato dal
Pontefice s. Simmaco. Ma essendo
stata la città rovinata dai goti, il
vescovato fu trasportato a Corne-
to , eh' è vicino. Altri poi sono di
parere , che questo fosse l' antico
Foro d'Aurelio ; e fu poscia com-
GRA
yveio nello stato di Castro. Vedi
Castro.
Ha sul mare presso la foce del
(iume Fiora uno scalo guardato da
munita torre , ove s' imbarcano le
f^ianaglie, ed altre derrate del Pa-
trimonio, e della maremma sanese.
Nei dintorni di Montalto sonosi epe-
niti nei latifondi del marchese Can-
delori, nel sito detto Camposcala,
preziosi scavi , che hanno sommi-
nistrato ampia raccolta di vasi ci-
nerari dipinti, urne, lampade ed
oltre rarità etrusche, le quali cre-
donsi appartenere all'antica e fa-
migerata città di Fulda eretta
colle rovine di Yitulonia , metro-
poli de' popoli vulcienti, donde fu
dedotta la colonia di Cossa , nello
stato de' toscani presidii vicino a
Porto -Ercole. Nel numero 49 ^cl
Diario di Roma iSSg, si legge
un' onorevole lapide della comune
di Gradisca ora Monlalto di Ca-
stro, nella delegazione apostolica di
Civitavecchia (Fedi), in riconoscen-
za al regnante Gregorio XVI che
la beneficò eoa ripristinare il
buon ordine nel municipio, ricu-
perati ed aumentati i redditi, ad
istanza dei fratelli Antonio ed A-
lessandro Candelori marchesi di
Vulci, benemeriti della patria; es-
sendo protettore del municipio il
cardinal Gio. Francesco Falzacappa,
e preside apostolico della provincia
monsignor Lorenzo Grech-Delicata.
GRAZIANO, Cardinale. Grazia-
no prete cardinale, fiori nel pon-
tificato dis. Gregorio VII del 1073,
e favori con tutto il potere questa
Papa contro il partito del falso
Pontefice Clemente III, e dopo la
morre di s. Gregorio VII si ado-
però con impegno per l'elezione d»
Vittore III nel 1086: altro non si
dice di lui dal Cardella.
GRA 85
GRAZIANO, Cardinale. Graiia-
no prete cardinale di s. Sabina, è
registrato tra quelli d' Innocenzo II
del ii3o; sottoscrisse nel iiJ^i u-
na bolla in favore di Gregorio ve-
scovo di Brescia, e nel 11 44 era
già morto.
GRAZIANO, Cardinale. Grazia-
no da Pisa distinto col nome di
maeslroj vice-cancelliere e suddia-
cono della Chiesa romana, fu spcf
dito in Inghilterra al re Enrico II,
alle cui minacce seppe fare tale
generosa resistenza, che gli meritò
gli encomi di s. Tommaso di Caa-
tuaria. In premio dell'invitto suo
coraggio, nel dicembre del 1 1 78
fu d'Alessandro III creato diacono
cardinale de' ss. Cosimo e Damia-
no, e di nuovo ebbe commissione
di trasferirsi in Inghilterra col ca-
rattere di legato a latere, a fine di
fulminare l' interdetto contro quel
regno, in pena della v^lenta mor-
te data a s. Tommaso. Lucio III
lo deputò commissario apostolico
sopra una causa che verteva tra
il cardinale vescovo di Palestrina,
e l'abbate di Subiaco, la quale fu
da luì accomodata con piena sod-
disfazione delle parti. Da Innocen-
zo III venne inviato insieme col
cardinal Pietro alle repubbliche di
Genova e di Pisa, le quali ad on-
ta delle preghiere e rimostranze
de' due cardinali, non seppero de-
terminarsi a fare Iva loro la pace.
Nei molti viaggi che in tempo del
suo cardinalato intrapresero i Pon-
tefici, Graziano fu sempre loro in-
divisibile e fedele compagno : in-
tervenne all'elezione di sei Papi, e
morì colla lusinga del pontificato
in quello d'Innocenzo III, dopo,
vent'anni di cardinalato.
GRAZIANO , celebre canonista
toscano del XII secolo , nato in
86 GRA
Chiusi. Secondo l'opinione più co-
mune crasi fatto religioso nel mo>
nistei'O dell'ordine benedettino dei
ss. Felice e Naborre di Bologna ,
ed in esso compose l'opera cono-
sciuta sotto il nome di Decreto. £
dessa una compilazione che consi-
ste in testi della sacra Scrittura ;
ne' canoni detti degli apostoli , ed
iu quelli di io5 concilii in circa,
di cui i primi nove sono ecume-
nici ; nelle decretali de' Papi, com-
presevi quelle del falso Isidoro ;
in cose tratte dai santi padri, co-
me s. Gregorio, s. Girolamo, s. A-
gostino ec. ; ed in altri compendi
degli autori ecclesiastici, dei libri
pontilìcii , del codice Teodosiano ,
delle costituzioni dei re di Fran-
cia, ec. Graziano intitolò questo li-
bro: Concordia discordantium ca-
noniwij poiché vi riferisce molte
auto4'ìtà che sembrano discordanti,
e si studia cfi conciliarle. Altri scrit-
tori avevano prima di lui intra-
preso analoghe compilazioni : il b.
Ivone di Chartres, per ultimo, mor-
to nel 1 1 1 5, formata aveva una
simile raccolta. Graziano approfit-
tò dei loro lavori, talvolta è vero
con poco criterio, nondimeno ebbe
il vantaggio di evitare nella sua
raccolta la confusione che non a-
veano essi saputo schivare. La di-
stribuì per ordine di materie, e la
divise in tre parti : nella prima
unisce tutto ciò che spetta al di-
ritto ed ai ministri della Chiesa ;
parla dei giudizi nella seconda ; e
col titolo De consecralione, com-
prende nella terza quanto concer-
ne i sacramenti e le cerimonie. Si
dice che il Papa Eugenio III l'ap-
provasse. E certo almeno che il
Decreto fu accolto con una specie
di entusiasmo nella scuola di Bo-
logna, donde passò in Francia, e
GRA
divenne in bi'eve il lolu testo che
i professori di diritto canonico com-
mentavano nelle loro lezioni e nei
loro scritti. Mancava molto nondi-
meno perchè fosse esente d'imper-
fezioni, avvegnaché le false decre-
tali erano in esso miste con quan-
to avvi di più autentico nell'anti-
chità religiosa, ed erano presenta-
te come se avessero l'autorità me-
desima . A misura che i lumi si
diffusero, tali difetti vennero me-
glio sentiti, e parecchi dotti, mas-
sime nel pontificato di Gregorio
XIII, si occuparono a correggere
il Decreto di Graziano che ven-
ne di sovente riprodotto. Nel 1777
il chiariss. Sebastiano Berardi pro-
fessore in Torino pubblicò a Ve-
nezia su tale argomento un'opera,
la quale non lascia nulla a desi-
derare in fatto di critica : Gratia-
ni canones genuini ab aporryphis
discreti: corrupti ad eniendaliorum
codicuni fidern exacti: di/ficiliores
commoda inlerprelatione illustrati.
Tuttavolta può vedeni l'articolo
Decretali.
GRAZIANOPOLI, Gratianopo-
lis. Sede vescovile dell'Africa occi-
dentale, nella Mauritiana Cesaria-
na, la cui città prese il nome dal-
l' imperatore Graziano , sotto la
metropoli di Giulia Cesarea, e fu
chiamata anche GratianopoU. Pu-
hlicio suo vescovo si trovò alla con-
ferenza di Cartagine coi vescovi
cattolici nel 4 ' ' « ^ Tulasio altro
suo vescovo fu uno di quelli esi-
liati da Unnerico re de' vandali
nel 4^4 j P^^* ^^6'" fiotto solenne
professione della fede cattolica. Al
presente Grazianopoli, Gratianopo-
litan , è un titolo vescovile in par-
tibiis sotto l'arcivescovato pure in
partibus di Cartagine, che conferi-
scono i roiuani Pontefici. Ne fu
GRE
insignito monsignor Giuseppe Mi-
kolilscli, e per sua morte il regnan-
te Papa Gregorio XVI, nel conci-
sloro de' 2 ottobre 1837, lo con-
ferì a monsignor Tommaso Chie-
melecwski di Plosko, che pur fece
snffraganeo deirarcivescovo di Var-
savia,
GRAZIANOPOLI. Sede vesco-
vile delia Caicidia di Tracia, di
cui abbiamo che Filadelfo suo tc-
scovo sottoscrisse al concilio di E-
feso tenuto nel 43 1.
GREBENO, Grehenus. Sede e-
piscopale della provincia di Dar-
dania nella diocesi di Servia, sotto
la metropoli d'Archido, di cui ne
fu vescovo Giovanni, ordinato da
Leone arcivescovo di Bulgaria.
GREBENO. Sede vescovile del-
la provincia di Dardania, nella dio*
cesi di Bulgaria, sotto la mettxtpoli
di Petch.
GRECIA e GRECI. Sotto il no-
me di Grecia ordinariamente s'in-
tende quella porzione d'Europa,
che porta ancora oggidì questa de-
nominazione : maggiore o minore
estensione, secondo le varie epoche,
ebbe la Grecia. Siccome peraltro
gli antichi greci non hanno abita-
to soltanto questa parte dell' Euro-
pa, ma nell'Asia, e in quella parte
orientale e meridionale d'Italia cui
diedero il nome di Magna Gre-
cia, premetteremo un cenno su
questa, e su quella regione d' A-
sia in cui dimorarono , avanti di
parlare della Grecia propriamente
(letta. Grecia Asialica si chiamò
im tempo tutta la porzione dell'A-
sia, in cui i greci si erano stabiliti,
intendendosi principalmente sotto
una tal denominazione la Ionia, la
Caria, e la Doride, colle isole vi-
cine. Questi greci asiatici inaiaro-
no lungo la Proponlide, ed anche
GRE 87
sino al fondo del Ponto Eussino
delle colonie , che si unirono ad
altre; da ciò forse deriva che si
trovano alcune città le quali por-
tano nomi affatto greci, come E-
raclca, Trebisonda, Atene, ec. £
qui noteremo che la sacra Scrittu-
ra prende d'ordinario il nome di
Grecia in una grande estensione >
per distinguere cioè lutti i paesi
abitati dai discendenti di Javan ,
tanto in Grecia , che nella Ionia
e nell'Asia minore. Dopo la morte
di Alessandro il Grande , il nome
di greco prendesi in un significato
ancom più esteso e più vago, per-
chè dominando i greci in Elgìtto,
nella Siria, di là dell'Eufrate ed in
altre provincie, gli ebrei accostu-
maronsi a dare il nome di greci
a tutti i popoli gentili soggetti al-
l' impero de' greci , tanto in 01 ien-
te, quanto in occidente. Ecco la ra-
gione per cui nei libri de' Macca-
bei, nel vangelo, ed in s. Paolo un
greco significa comimemente uu
gentile. Non est distinctio judati et
graeci : innan-zi a Dio non avvi
distinzione tra l'ebreo ed il greco.
Grecia Magna o Grecia Grande
fu poi l'antica denominazione data
alla parte orientale e meridionale
d' Italia , nel qual vasto paese i
primi greci inviarono un gran nu-
mero di colonie, che vi fondarono
molte città considerabili, come nar-
ra Dionigi d'Alicarnasso. La gran
Grecia comprendeva la Puglia, la
Messenia, la Calabria, il paese dei
salentini, dei lucani, dei bruzi, dei
crotoniati e dei locresi. Questo no-
me di gran Grecia verosimilmente
non fu introdotto se non quando
formossi la romana repubblica, che
possedette uno stato del quale i
latini, i volsci ed i sabini faceva-
no parte ; poiché questi popoli e-
Ars GRE
lano greci di orìgine , ed i loro
paesi potevano essere naturalmente
compresi nella Grecia italica ; ma
siccome erano caduti sotto il giogo
de' romani, e parlavano una lingua
diversa da quella dei greci, così
rimase il nome di greci a quelli
che avevano conservala la loro lin-
gua originale, la quale poscia me-
scolarono con la latina. In fatti al
tempo di Augusto si parlava a Ca-
nusio un gergo ch'era un mescu-
glio di greco e latino. Alcuni autori
moderni comparando la estensione
della Grecia italica con quella del-
la Grecia propriamente detta, che
comprendeva l'Acaia, il Peloponne-
so e la Tessaglia, credettero che il
nome di gran Grecia le fosse stato
male applicato ; ma le osservazio-
ni astronomiche del p. Fevillée, di
M. Vernon e di altri provano il
contrario. Effettivamente risulta da
tali osservazioni, che la lunghezza
e larghezza che prima si dava alla
Grecia propria, eccedeva di molti
gradi la sua vera estensione, in
modo che questo paese trovossi piti
piccolo della metà di quello che si
supponeva anticamente. Dicono dun-
que i moderni geografi, che si può
al presente stabilire per certo, che
la Grecia italica fu un tempo chia-
mata gran Grecia con molto fon-
damento, perchè era in realtà più
grande della vera Grecia, e ciò an-
che senza il bisogno di unirvi la
Sicilia, quantunque quest'isola spar-
sa di greche colonie, può essa pu-
re chiamarsi Grecia, come la chia-
marono S trabone e Tito Livio. E
■vero per altro che la gran Grecia
diminuì insensibilmente, a misura
che si dilatò la repubblica romana.
Strabone inoltre osserva che al suo
tempo piìi non restavano che Ta-
ranto, Reggio e Napoli , le quali
GRK
avessero conservato greci costumi,
e che tutte le altre città avevano
appreso usi stranieri, cioè a dire
quelli de' romani loro vincitori. Del
restante, la Grecia italica al paro
della vera Grecia , produsse una
quantità di uomini illustn , fra i
filosofi Parmenide, Zenone, ec, fra
i poeti Ibico ed altri. Molti vi ag»
giungono anche Pitagora, quantun-
que il dotto Tìraboschi lo creda
nato a Samo, e stabilito poscia a
Crotone nella Grecia italica, ove
fondò la sua scuola. Questi greci
d' Italia avendo col tempo coltiva-
ta la lingua latina, se ne serviro-
no nelle loro poesie, come fece Pa-
cuvio, il quale nato nella Puglia
era greco, quantunque nel nume-
ro de' poeti latini ; lo stesso do-
vendosi dire d'Orazio, ma su esso
il Tiraboschi fa riflettere, che al-
lorquando nacque in Puglia non
avea niente di greco, essendo al-
lora quel paese divenuto intera-
mente latino. Delle città della Gre-
cia Asiatica e della Magna Grecia,
ch'ebbero od hanno ancora sede
vescovile, se ne parla ai rispettivi
articoli, con analoghe notizie a que-
sto argomento.
La Grecia moderna è quello sta-
to marittimo situato al sud-est del-
l' Europa, che si estende dal 36*
no sino al 4^° di latitudine nord,
e dal i8° 20' sino al 23° 20' di
longitudine est. Questo paese si
compone di tre parti distinte: cioè
la Grecia propria , la Morea o il
Peloponneso, e le isole. La Grecia
propria corrisponde alle antiche
contrade di Tessaglia , Acarnania ,
Etolia , Focide , Beozia ed Attica ,
o ai sangiacati turchi di Tricala ,
Karlelia, Lepanto ed alla porzione
orientale di quello di Negroponte.
Fu disegnata nei tempi moderni
GRE
•olio il nome di Livadia od Elia-
de; ha 75 leghe di lunghezza dal
nord-est al sud-ovest. La penisola
di Morta o l' antico Peloponneso
comprendeva anticamente l'Acaia ,
l'Elide, l'Arcadia, l'Argolide, la La-
conia e la Messenia , e dividevasi
sotto i turchi nei due sangiacati
di Tripolitza o Morea, e di Mistia;
questa penisola ha circa 4° leghe
di lunghezza dal nord al sud , e
36 leghe di larghezza dall' est al-
l'ovest. Le isole dell'ovest dell'Ar-
cipelago, che fanno parie di que-
sto stato, sono fra le altre Scope-
Io, Selictromi, Skiro, Psara, Negro-
ponte od Egripo , Andro , Tino ,
Miconi , le due Sdili , Sira, Zea ,
Termia, Serfo, Sifanto, Paro, An-
tiparo, Nasso, Nio, Sikino, Poli-
candro. Argentiera, Milo, Santori-
no; e più in vicinanza della Mo-
rea le isole Spezia, Idra, Poro, E-
gira, e Coluri o Salamina. La su-
perficie totale di queste tre divi-
sioni può essere calcolata a 2,750
leghe quadrate. Se si volesse com-
prendere sotto il ^ome di Grecia
tutti i paesi che furono abitati da-
gli antichi greci, e tra' quali la lin-
gua degli cileni era l' idioma do-
minante, e dove si parla anche
oggidì una lingua derivata dall'an-
tico greco, converrebbe aggiungere
alle tre parti sopra nominate, l'E-
piro, la Macedonia, e le isole Io-
nie , ed anche la Servia ed una
parte dell' Asia minore, della Val-
lachia e della Bulgaria. Tutta la
provincia turca della Romelia era
un tempo greca, e la lingua di
questa nazione vi dominò sino al
XV secolo. Però tutti questi pae-
si, od almeno la maggior parte,
sono da lungo tempo divisi dalla
vera Grecia sotto i rapporti della
divisione politica, del carattere de-
GRE 8r)
gli abitanti , del commercio , ec. ,
cosicché quando si parla della Gre-
cia moderna, non si comprendono
d'ordinario sotto un tal nome che
le parti che s' indicarono superior-
mente. Sono anche queste parti
quelle che più al presente interes-
sano, e delle quali perciò trattere-
mo compendiosamente.
La Grecia continentale , o la
Grecia propria ed il Peloponneso,
è limitata all' est dalla parte del
Mediterraneo chiamato Arcipelago,
che la divide dalla Turchia asiati-
ca ; al mezzodì ed all' ovest dal
mare Mediterraneo e dalla porzio-
ne dell' Albania chiamata antica-
mente Epiro; in fine al nord dal-
la provincia turca 'della Romelia.
11 suo suolo è sparso di monta-
gne, che i poeti e gli storici rese-
ro celebri, ed il mare che la ba-
gna sopra tre de' suoi lati, spezza
ovunque le sue coste, e forma un
gran numero di golfi e di baie, il
che dà alla circonferenza della
Grecia la forma più irregolare. I
monti Ellenici stunno ovunque trop-
po vicini al mare onde dar luo-
go allo sviluppamento de' gran fiu-
mi, quindi non discendono dai lo-
ro fianchi che poche riviere e qual-
che torrente. Dal versatoio orien-
tale scorre la Salambria o Penco,
che irriga la bella valle di Tempe
nella Tessaglia, e sbocca nel golfo
di Salonicchi : il Mauro-potamos o
Cefiso, che si getta nel lago Topo-
lias, e lo Sperchio od Ellada, che
serpeggiando nelle pianure , attra-
versa le Termopili, ove trecento
spartani si sagrificarono per la sa-
lute della Grecia minacciata dai
persiani, e cade nel golfo di Volo;
dal versatoio occidentale si vede
scendere il Fidaris od Evenus, che
scorre lungo il piede del monte Zi-
gQ GRE
gos iicIl'Etolia, e si getta nel gol-
fc» di Patrasso; rAsprotamos o A-
chelol che scende dal Pinrki, rice-
ve la riviera di Aetos o Anapo, e
sbocca nel mare Jonio. Nella Mo«
rea le più considetabili riviere so-
no r Ateo o Orl'ea o Rufìa , che
si getta nel golfo di Arcadia, scom-
parendo sotto terra, e l'Eurota o
Yasili-polamos, che irriga la lun-
ga valle della Laeonia, e si getta
nel golfo di Kalokitia; vari ruscel-
li e boschetti di laiiria-rosa coro-
nano le sue rive. Fra i laghi del-
la Grecia il più osservabile è il la-
go Topolias o Copaide nella Li-
vadia, che riceve il Mauro-potamos
ed altre riviere, senza mai strari-
pare; le sue acque soprabbondanti
scompariscono in una voragine sot-
terranea chiamata Katabatron, che
probabilmente comunica col mare.
Le coste della Grecia, in parte pa-
ludose, esalano vapori malsani. Le
isole della Grecia annunziano la vi-
cinanza di focolari vulcanici : gli
antichi parlano di terremoti che
danneggiarono assai la Laeonia ed
altre contrade della Grecia. Il cli-
ma di questa regione è in genera-
le dolce, ma necessariamente mo-
dificato secondo le diverse situa-
zioni : sul Pindo l' inverno è lun-
go e crudo; la primavera e l'au-
timno sono in questo paese stagio-
ni amenissime; l'estate disecca tut-
to nelle pianure, e dififonde un ca-
lore soffocante nei bassi fondi e nei
golfi, ma è aggradevole nelle valli.
Anche al presente gli abitanti del-
la Grecia potrebbero godere di tut-
ti i vantaggi dei loro antenati , e
non è al certo per difetto della
natura se da qualche secolo gene-
ralmente questo paese è povero e
poco produce. La Beozia e la Ma-
cedonia $i arricchisce colla coltiva-
GRE
zione del tabacco, che vi riesce per-
fettamente. La vite è uno de' prin-
cipali prodotti della Grecia, e m(»l-
to isole dell'Arcipelago danno vini
deliziosi come la malvasia: l'uva
di Corinto che si raccoglie sul suo
golfo è senza granello, chiamasi
uva sultanina, e di presente si rac-
coglie pure nelle isole Jonie, a Mis-
solongi, ad Analolico ed altrove. La
Grecia è altresli ricca di buone e
belle frutta; e molte provincie,
massime quelle che attraversano le
montagne, hanno buoni pascoli:
possiede belli boschi, ed assai dovi-
ziosa è la flora greca. Sotto il rap-
porto delle minerali ricchezze, que-
sto paese non fu forse ancora cono-
sciuto sufficientemente; non manca
di buone pietre, e l'arte di Fidia
rese celebri i marmi di Paro, del-
l'Attica e di altri luoghi. La pesca
è una occupazione ed un compen-
so importante pei greci, dappoiché
le loro lunghe quaresime fanno del
pesce un bisogno indispensabile. La
Grecia, forte per la sua politica .si-
tuazione, non fece molti progressi
nelle arti meccaniche: risentendo il
commercio di questa deficienza, gli
stranieri importavano nella Grecia
le loro manifatture, e ritiravano in
cambio i prodotti del suo suolo :
ma dacché gì' inglesi hanno le iso-
le Jonie sotto la loro protezione,
il commercio esterno della Grecia
molto cambiò , ed al presente le
merci inglesi hanno il predominio
sui mercati di questo paese. La ma-
rina mercantile è quasi interamen-
te rinchiusa nelle isole dell'Arci-
pelago ; quelle d' Idra , Spezia e
Psara fanno un commercio attivo
nel Mediterraneo , e danno degli
eccellenti marinari , anzi il gusto
della marina diede un tempo luo-
go altresì a quella pirateria gene-
GRE
rale, die divenne uno dei reali fla-
gelli della Grecia. A cagione della
mova istituzione del regno Elleni-
co o di Grecia, sembra giunto il
tempo in cui i greci, sedate le loro
discordie , risanate le piaghe pro-
fonde apertesi dalle note guerre ,
di cui in seguito faremo menzione,
potranno in pace, e sotto uno sta-
bile governo, abl>andonar$> all'agri-
coltura, air industria e al commer-
cio, favoriti dal suolo, dal clima e
dalla situazione di questo celebra-
lissimo e bel paese.
Indicazioni sult origine de greci j
lingua y religione, deità e feste j
governo, legislazione e politica j
stato militare e guerre; scienze,
dotti, arti ed artisti; giuochi e
costumi; lingua moderna e let-
teratura.
La etimologia della parola grae-
ci, greci, è stata il soggetto di mol-
tissime discussioni. L' opinione del
dottissimo Gibelio sembra, se non
la più vera , almeno la più inge-
gnosa. Secomlo questo autore i pri-
mi abitanti della Grecia vennero
dal nord ossia dalle sponde del Da-
nubio, e portavano allora il nome
di peiasgi. Dopo aver eglino incon-
tralo un mare lungo , ma angu-
sto , cioè il golfo Adriatico, che
chiamarono Illirico, e che equiva-
le appunto alla voce stretto, rin-
vennero un mare largo e spazioso,
cVie dinotarono con la voce Rha o
Rite, ossia vasto, immenso, da cui
ne venne la voce Rhoicus , nome
che fu conservato da Esìchio co-
me originano dei greci. Siccome
poi le due lettere linguali L e R
si fanno sempre precedere dalle
gutturali, la voce Rhaicus cangios-
h» facilmente in quella di Graicus.
GRE 91
L'autore medesimo crede di aver
trovato nella sacra Bibbia il vero
sistema della origine primitiva dei
greci. Moisè lasciò scritto che Ja-
fet, uno dei figli di Noè, aveva set-
te figli; che il quarto di essi chia-
mossi Jon, e che questo fu il pa-
dre di Elisa , Thams o Thrasis ,
Retini e Dodanim, Egli perciò deve
considerarsi il primo padre de'gre-
ci. La Pelasgia, abbracciando tut-
to quel terreno che sta fra il Da-
nubio ed il mare del Peloponneso,
colà convien trovare la divisione
dei quattro figli di Jon. La Tra-
cia mostra esser quella in cui »
stabilì Thrasis ; Ketim è il paese
dei goti al nord della Macedonia
e la Macedonia stessa; Dodanim è
la contrada fra la Macedonia ed il
Peloponneso abitata dai dorii, ed
Elisa designerà gli abitanti del Pe-
loponneso. La storia di Deucalione
è la base della cronologia e della
storia greca. Tutte le circostanze
che si riferiscono a Deucalione di-
mostrano essere egli la persona
stessa di Noè. La Grecia fu espo-
sta a molti diluvi , ma quello av-
venuto al tempo di Deucalione è
il più segnalato ne' suoi annali.
Tutti gli abitanti situati nelle cam-
pagne , sulle sponde del mare , e
generalmente nei luoghi bassi fu-
rono intieramente sommersi. Quei
pochi che si salvarono, riducendosi
ad abitare le montagne , e quindi
immersi nella più profonda igno-
ranza, perdettero adatto di vista e
di memoria i secoli che li aveva-
no preceduti. Finalmente dopo scor-
so molto tempo, discesero nelle val-
late, e formarono un gran numero
di piccole popolazioni. Da questo
punto incomincia una debole au-
rora a spargersi sulla storia della
Grecia. Gli sciiltori comìuciarono
9» GRE
a parlare di quelle piccole popò*
lazioni , uotninando alcune colonie
straniere che vennero ad unirvisi
di mano in mano, e singolarmente
dalla Fenicia, come Cecrope in A-
tene, Cadmo nella Beozia, Danao
in Argo. Quelli però fra' greci i
quali allarmati dall'arrivo di que-
ste colonie, si unirono in ^una
stretta confederazione , si distin-
sero col nome di Hellani od Elle-
ni y cioè alleati, nome che si co-
municò poi anche agii abitanti del
Peloponneso. Sembra anzi ch'esso
fosse stato generalmente sostituito
a quello di pelasgi e di greci.
L'opinione del Le-Brigant di at-
tribuire l'origine della lingua gre-
ca alla celtica, sembra la più am-
missibile ; ma al suo dire la lin-
gua celtica, non è che l'antica bre-
tone. La lingua greca con lo scor-
rere del tempo fu divisa in quat-
tro dialetti: il dorico, l'eolico, l'at-
tico ed il ionico. I due primi eb-
bero il maggior rapporto fra di es-
si, e formarono la lingua primitiva
de' greci, la quale era comune an-
che ai popoli celtici. Questa lingua
era singolarmente composta di suo-
ni maschi , e si conservò presso i
siciliani, quelli del Peloponneso, i
cretesi, i rodii e gli epiroti. Veru-
no di questi dialetti non fu pos-
posto all'altro. Erano tutti coltiva-
ti dagli uomini più distinti, dagli
scrittori, dagli oratorij nelle assem-
blee generali, ed in tutte le solen-
nità religiose indistintamente, e sen-
za alcuna preferenza. Quanto alla
scrittura greca, la piìi comune opi-
nione si è, che i caratteri orienta-
li fossero asportati nella Grecia da
Cadmo. La lingua greca antica è
quella che parlavano e scrivevano
gii antichi greci, com'essa trovasi
nelle opere de' loro più grandi
GRE
scrittori, Platone, Aristotile, Isoera-
le, Demostene, Tucidide, Ome-
ro, Esiodo, Sofocle, Euripide, Ari-
stofane ed altri. La lingua greca
si è conservata più a lungo di
qualunque altra, malgrado le fre-
quenti rivoluzioni avvenute ne' pae-
si de' popoli che la parlavano. Es-
sa è stata tuttavia alterata a poco
a poco dacché nel IV secolo fu
trasportata in Costantinopoli la
sede dell' impero romano. Quei
cangiamenti non concernevano da
principio r analisi della lingua, la
costruzione, le inflessioni de' voca-
boli e cose simili ; non consistevano
se non che in nuovi vocaboli, che
quella lingua acquistava, adottan-
do i nomi delle dignità, degli uffizi,
delle cariche, ec. Ma in appresso le
invasioni de'barbari, e quella massi-
me dei turchi, introdussero in essa
cangiamenti più considerabili. Mai-
grado tutto questo, si scorge ancora
una rassomiglianza per molti ri-
guardi, tra il greco moderno e l'an-
tico. Nelle lingue viventi dell' Eu-
ropa si è conservata una quantità
di vocaboli greci, necessari ©con-
venienti alle scienze calle arti; ed
allorché si sono voluti imporre no-
mi alle nuove invenzioni, agi' istru-
menti, alle macchine, ai corpi na-
turali nuovamente scoperti, alle
nuove combinazioni chimiche, o
anche ad alcuni nuovi metodi
d'insegnamento, si é dovuto so-
vente ricorrere a vocaboli greci ,
affine di trovare in questa lingua
parole facili a comporsi, eh' espri-
messero r uso, la natura o gli ef-
fetti di quelle nuove invenzioni.
Nella religione greca si distin-
guono dagli scrittori due oggetti ,
la storia degli dei e quella degli
eroi. Tale religione però non nac-
que nella Grecia , ma conviene
GRE
trasportarsi nell'oriente per trovar-
vi la maggior parte delle favole
greche, molti de'loro dei ed alcuni
de' loro eroi. Quegli dei nella lo-
ro origine furono tanti esseri alle-
gorici, che diedero luogo alle pre-
tese storie di uomini non mai vis-
suti } ma i personaggi de' tempi
eroici, tranne poche eccezioni, furo-
no veramente uomini, i quali me-
no un favoloso attributo alle azio-
ni loro , devono appartenere uni-
camente alla storia. Gli 'dei della
Grecia erano divisi in celesti, ter-
restri ed infernali. Il culto più so-
lenne era pei primi : dodici erano
i principali , pei quali si aveva la
maggior venerazione: Giove, Giu-
none, Nettuno, Marte, Apollo, Mer-
curio, Pallade o Minerva, Diana ^
Cerere, Venere, Vulcano e Vesta.
Eranvene pure degli altri inferiori
chiamali genii ; venivano poscia gli
eroi , onorati dopo la loro morte.
Si conoscevano tre sorta di luoghi
saciù : i primi sì chiamavano cani'
pi separati, ed erano le terre con-
sacrate agli dei , e le cui rendite
appartenevano ai loro templi ; i
secondi erano boschi sacri; i terzi
destinati particolarmente alle pre-
ghiere ed alle orazioni , dicevansi
templi od abitazioni sacre. I mi-
nistri della religione, destinati alla
custodia ed al servigio de' luoghi
saci'i, si chiamavano preti, ed cia-
no in gran venerazione. Il culto e-
sercilatosi ne' luoghi saeri, consiste-
va neir adempimento di tre dove-
ri religiosi, le preghiere, i sagrifì-
zi e le lustrazioni. Le prime si fa-
cevano con lunghe e intralciate
cerimonie ; i secondi da principio
si limitavano a profumi o a sem-
plici libazioni, ma in seguito si
convertirono In produzioni della
terra ed animali d'ogni sorte; le
GRE 93
lustrazioni finalmente consìstevano
in purificazioni, abluzioni e lavacri.
Correvano sotto il nome di oraco-
li le risposte datesi dai simulacri
rappresentanti le divinità, che ve-
nivano consultati sopra avvenimenti
per anco sconosciuti, o sopra i fu-
turi. Vi si facevano dei presenti
di maggiore o minor pi'egio , se-
condo la divinità, e l'importanza
dell'affare. I più famosi oracoli fu-
rono quelli di Dodona, Delfo, Tro-
fonio, ec. Le divinazioni traevansi
dal volo degli uccelli , dalle visce-
re delle vittime, dai sogni, ec.
Le feste pubbliche, per ringra-
ziamento alle divinità per qualche
segnalato benefìcio, servivano di
motivo a riunire una grande quau-
tità di gente ad alcune epoche, a
vantaggio delle relazioni commer-
ciali. Le feste principali della Gre-
cia antica erano quelle di Adone,
le Apaturie, le grandi e piccole
Dionisiache, non che le Antesterie
ad onore di Bacco, le Brauronie di
Diana, le Dafooforie di Apollo, le
Eleusine di Cerere e di Proserplna,
le Tesmoforie di Cerere legislatri-
ce, le Panalenee grandi e piccole
di Minerva. L'originaria legislazio-
ne de' greci, e le loro limitatissi-
me viste politiche, non potevatjo
avere per oggetto la riunione delle
diverse porzioni della Grecia in uà
governo rappresentativo, ma piut-
tosto dovevano tendere a stabilire
l'autorità d'un capo sopra di tutti ;
quindi il primo loro governo fu
monarchico assoluto. Anfitrione fu
però il primo che immaginò un
consiglio, ove ciascun corpo politi-
co poteva inviare i suoi deputati
per deliberare intorno al bene ge-
nerale. Questo consiglio e questa
unione però non furono di lunga
durala. Licurgo dolente sulla sorte
94 G R K
di Spnrta sua putria, esposta alle
dissensiuni doiiiesticlie, ed alle guer-
l'e esterne, concepì il vasto proget-
to di d.irle una costituzione politi-
ca, cominciando dai riformare le
sue leggi ed i suoi costumi. Sta-
bilì egli un senato, temperò il po-
tere dei re , conservando però le
due dinastie che conlemporanea-
iiicnle vi dominavano, frenò la li-
cenza del popolo, e pubblicò delle
leggi che si proponevano tre og-
getti principali: di portare gli spar-
tani al massimo grado di forza tì-
sica e morale, di dirigere tutta
questa forza al bene dello stato, e
di renderne permanente la costi-
tuzione ; ed il successo corrispose
al conce[)imento. Gli individui del-
le due dinastie preservatevi col ti-
tolo di re, erano generali alla testa
delle armate, e magistrati presi-
denti ad un consiglio di vent'otto
membri scelti tra il popolo, men-
tre per lo avanti , quantunque il
corpo della nazione formasse delle
asiemblee, il consiglio proponeva
le materie ed il popolo deliberava.
Cinque altri magistrati allora de-
nominati efori, con un potere si-
mile a quello dei tribuni del po-
polo romano, tenevano la via di
mezzo tra' differenti poteri , e so-
prattutto impedivano ai re ed ai
senatori di sorpassare la legge. Li-
curgo introducendo la divisione e-
guale delle terre, riuscì a bandire
le ricchezze ed il lusso; la pover-
tà virtuosa, l'amore della patria,
l'esercizio delle armi vi furono so-
stituiti , e costumi affatto nuovi
piantarono la solida base delle sue
nuove leggi. Gli ateniesi furono
sempre divisi nelle loro opinioni
politiche. Gli abitanti delle monta-
gne volevano un governo affatto
democratico, quelli della pianura
r. Il E
non aspiravano che nd un'aristo-
crazia rigorosa, e finalmente gli a-
bitanti delle coste domandavano un
governo misto, che dividesse il po-
tere tra i ricchi ed il popolo;
quindi in mezzo alle continue ri-
voluzioni, si dimostravano vani, im-
petuosi, estremi sì nel l>ene che nel
male. Aif<iticati da mille discordie
ricorsero a Solone, pregandolo di
dar loro delle leggi. Questi però
volendo rimediare a' mali della re-
pubblica non fece che palliarli. In-
troducendo egli ottime istituzioni,
guastò il tutto coir accordare al po-
polo la permissione di disprezzare
le leggi ed i magistrati, auturiz-
zandplo ad appellarsi dalle senten-
ze, dai decreti, e dagli ordini di
tutti i giudici. Le assemblee della
pubblica piazza essendo sempre nu-
merose, composte di una moltitu-
dine ignorante, leggiera, gelosa del-
la fortuna de' ricchi, sempre giuo-
cata da un qualche intrigante , o
dominata dai cittadini i più inquie-
ti o i più destri, non facevano che
aprire la porta a tutti gli abusi.
Soffì'ì perciò Solone il dolore di es-
sere testimonio egli slesso della ti-
rannia dei Pisistrati, piantata sulle
rovine del suo debole governo.
Atene entusiastata, ma nel tempo
stesso paurosa dell'altrui merito,
accordava i più grandi onori a chi
si distingueva eminentemente; ma
puniva nel tempo stesso col bando
o con l'ostracismo, esilio di dieci
anni, quelli che si erano troppo
distinti. Orgogliosi gli ateniesi dei
loro avvenimenti nella guerra con-
tro i persiani , presero il partito
di umiliare Sparta ; il che diede
luogo alla lunghissima guerra del
Peloponneso, che non fu decisiva
per alcuno de' due partiti. I teba-
ni ch'erano stali umiliali dogli spar-
GRE
tani, guidati da un solo uomo fi-
losofo e guerriero, il celebre Epa-
minonda, acquistarono il nome e
la forza di nazione. Gli spartani
battuti da essi , ed avviliti , non
sparsero in progresso che qualche
raggio di luce sotto il regno di
Cleomene. Atene quindi fu divisa
da due fazioni : eccitata dalle ar-
ringhe dell'eloquente Demostene,
appena seppe opporsi alle imprese
di Filippo re di Macedonia ; qua-
sto principe dominò sopra il corpo
intero della Grecia , mediante la
sua profonda politica. Dopo la mor-
te di suo figlio Alessandro il Gran-
de, una nuova potenza sembrava
promettere alcuni giorni di liber-
tà , quella cioè degli achei ; ma i
loi'o progressi furono lenti, e dopo
Arato, non ebbero alcun uomo di
genio alla loro testa. Passando a
parlare anche dello stato militare
della Grecia antica , dicemmo che
a Sparta i re erano i generali delle
armate. In Atene ognuna delle sue
dieci tribù forniva il proprio co-
mandante, il quale si cangiava ogni
giorno per turno cogli altri nove;
ma se l'uno fra essi si distingueva
per la superiorità de' suoi talenti,
gli altri deferivano a lui la prò*
pria autorità , come fra gli altri
esempi avvenne di Milziade nella
battaglia di Maratona. Presso gli
spartani ognuno era militare; l'età
da portar le armi era dai trenta
ai sessanta. Ognuno marciava or-
dinariamente accompagnato da quat-
tro o cinque iloti, cioè schiavi, ar-
mati alla leggiera. In Alene l'età
di portare le armi cominciava da-
gli anni dieciotto, e siccome la cit-
tà era più popolata di Sparta, cosi
la truppa era più numerosa. Le
armi più ordinarie presso gli anti-
chi greci erano la lancia, la spa-
GRE 95
da, l'arco, la frombola ed il giavel-
lotto; si difendevano col casco, con
la corazza, con lo scudo ; quello
de' cavalieri era più piccolo e più
leggiero di quello della fanteria. Si
facevano sagriHzi e divinazioni a-
vanti la battaglia ; il generale ar-
ringava l'esercito nel campo, salito
sopra un luogo elevato, o percor-
rendo, durante la pugna, le file a
cavallo. Ai militari s'infliggevano
diversi castighi, la più parte umi-
lianti; ma la diserzione era punita
con la morte. Uno spartano che fug-
giva avanti il nemico, od abbando-
nava il suo posto, era disonorato
per sempre : però le ricompense al
merito erano le più onorifiche, ed
i morti sul campo di battaglia ve-
nivano onorati dal pubblico. Le
mura della città, benché prive dei
modi di difesa introdottisi poste-
riormente, erano ben munite, alte,
solidissime, ed appoggiate interna-
mente a terrapieni. Le macchine
più usate , onde batterle e sman-
tellarle negli assedi, erano la ca-
tapulta, la balista, la gru, il mon-
tone, la testuggine, e le torri ruo-
tanti ; alle quali macx^hine gli as-
sediati contrapponevano degli altri
mezzi pe«* renderle inefficaci o di-
struggerle. 1 greci in origine non
coltivarono la marina: e Tucidide
osserva che Omero non fece pa-
rola di vascelli a più ordini. Spar-
ta avea rinunziato assolutamente al
mare per costituzione, onde sottrar-
re la nazione a qualunque comu-
nicazione con lo straniero. I soli
corinti fecero assai per tempo il
commercio del mare. All'avvicinarsi
de' persiani, gli ateniesi pensarono
di occuparsi d' una marina, dietro
i consigli del prode Temistocle, e
ne ritrassero soddisfacenti effetti.
Gli altri greci, e gli stessi spartani.
4)6 GRE
similmente cominciarono a mante-
nere delle flotte, e que&ta misura
divenne comune a tutta la Grecia.
I primi uomini che trassero la
Grecia dalla barbarie, e la resero
capace di qualche coltura nelle
scienze , furono chiamali sofisti e
sapienti. Il modesto Pitagora fu il
primo a chiamarsi filosofo. Da prin-
cipio non vi furono né sistemi fis-
si, ne scuole formate; le prime
chiamate sette, non cominciarono
a stabilirsi che verso il tempo dei
sette saggi della Grecia. Platone
discepolo di Socrate , raccolse le
materie trattate nelle differenti scuo*
le, e ne formò un corpo intiero di
filosofia. In progresso s'introdusse-
ro nuove scuole, che fecero dimen-
ticare le prime: le principali fu-
rono quelle degli accademici, peri-
patetici, stoici, cinici, epicurei, pir-
ronisti , ec. Questi filosofi antichi
non s ingannavano meno in fisica
ed in astronomia, che in logica ed
in morale; trovasi non ostante
nelle loro opinioni o sentenze il
germe di molte scoperte, e gli ele-
menti di molti sistemi ricevuti oggi-
dì fra i moderni. Pratioavasi la
medicina fra' greci sino dai tempi
della guerra di Troia. Esculapio
discepolo di Chirone aio di Achil-
ie ebbe un tempio ed un territo-
rio a lui consecrati. Fra questo ed
Ippocrale, lasciando da parte le rac-
colte de' medici greci di ogni età
fatta in Lipsia, F. Schoell nella
Storia della letteratura greca sacra
e profana numera vari nomi di
diverse scuole mediche, e nomi di-
stinti per invenzioni o scoperte che
molti moderni si appropriano. Al-
tri ne enumera Luigi Sobri nel-
Y Apologia storico- critica j e gli an-
tichi medici greci, oltre la botanica
e r anatomia, si occuparono di of-
GRE
tàlmia, del mal di pietra, di tossi-
cologia e sin anche del vaiuolo. La
medicina non mancò essa pure di
essere un oggetto di controversici.
I seguaci della sola esperienza si
chiamavano empirici ; quelli che vi
aggiungevano i lumi della teoria
dicevansi dogmatici. I metodisti poi
erano quelli che indipendentemente
dalle grandi divisioni indicate adot-
tavano principii particolari. Scor-
gesi dulie opere rimasteci^ che gli
antichi medici si occupavano della
botanica e dell'anatomia. L'elo-
quenza estemporanea fu portata
presso ai greci al più alto grado
di perfezione, e serviva di un mez-
zo efficacissimo onde ascendere ai
primi onori e alle dignità dello
stato. Anche gli storici della na-
zione, come Erodoto, Diodoro, Tu-
cidide , Plutarco , si distinsero in
quel genere, mettendo in bocca a
quei generali e magistrati magni-
fiche aringhe. La poesia fece per
tempo rapidi progressi nel genere
epico. Omero visse un secolo dopo
la guerra di Troia, e le sue opere
formano ancora il soggetto dell' u-
niversale ammirazione, e degli stu-
di : questo illustre poeta era uno
di quei rapsodi che percorrevano
la Grecia, celebrandovi i suoi eroi.
Tespi fu r inventore di quel ge-
nere, in cui gli avvenimenti nar-
rati nel poema epico sono ridotti
in azione , e messi sotto V occhio
dello spettatore. Eschilo fu il pri-
mo che introducesse il genere tra-
gico, ma venne sorpassato da So-
focle ed Euripide. La commedia
fu immaginata da Eupoli e Gra-
tino, ed Aristofane la portò alla
perfezione. Pindaro, Rione e Mosco
si distinsero, il primo nella li-
rica sublime , e gli altri due nei
componimenti pastorali e nell'eie-
GRE
gie amorose, come Esopo nelle al-
legorie e negli apologhi conosciuti
sotto il nome di favole. Non man-
carono ai greci vari celebri gram-
matici e retori ; sembra però che
i moderni, almeno quanto alla
grammatica, sieno riusciti assai più
felicemente degli antichi.
L'agricoltura fu in onore anche
presso i greci, ma la fertilità del pae-
se non corrispose alle loro industrie.
Quanto al commercio degli antichi
greci fu poco considerabile, in con-
fronto di allre nazioni : però l' iso-
la di Dc-lo fu per molto tempo il
centro ed il fondaco del commer-
cio della Grecia. La idea di fab-
bricarsi delle case , ed anche di
erigere monumenti durevoli , nata
dal bisogno e dalla cura della sa-
nità , appartiene a tutti i popoli ;
ma la perfezione che ne costituisce
essenzialmente le bellezze dell' arte,
queir accordo felice di elementi da
cui risulta l'armonia del bello, lo
dobbiamo ai soli greci. La fìnezza
del loro gusto diede origine ai tre
ordini architettonici, de' quali fu-
rono gì' inventori. 11 dorico , più
antico e più semplice aveva una
bellezza maschia e maestosa ; il
ionico, più elegante e più svelto,
è quindi più piacevole; il corintio
riuniva tutta la delicatezza e le
grazie di cui l' arte è suscettibile.
1 capi d' opera del primo sono : il
tempio di Giunone in Argo, quel-
lo di Cerere e di Proserpina in
Eleusi ; appartengono al secondo il
tempio di Diana in Efeso, e quel-
lo di Apollo a Mileto, come al
terzo il magnifico tempio di Giove
Olimpico in Atene, cominciato da
Pisislrato, e dopo lungo tempo ter-
minato da Antioco Epifane re di
Siria. La pittura non fu meno col-
tivata presso ai greci dell' archi-
VOL. xxxu.
GRE 97
lettura : di tutti i pittori dell'an-
tichità, Apelle è quello di cui si
fanno i maggiori elogi ; fece un
ritratto di Alessandro pel memo-
rato tempio di Diana, del quale
diceva il medesimo principe veden-
dolo, eh' egli riteneva esservi due
Alessandri, l'uno figlio di Filippo,
ch'era invincibile, l'altro di Apel-
le, eh' era inimitabile. Quanto alla
scoltura si legge in Pausania, che
la maggior parte delle antiche sta-
tue fossero di legno. Devesi al gu-
sto di Pericle, ed al genio di Fi-
dia , il più grande splendore in
questa beli' arte. La statua di Mi-
nerva in Atene fissava l'ammira-
zione universale, ma il Giove Olim-
pico presso gli cileni fu posto nel
novero delle sette meraviglie del
mondo. Gli antichi greci hanno
egualmente conosciuto i' arte d' in-
cidere sulle pietre ; se ne conser-
vano ancora alcune in diversi ga-
binetti di un lavoro squisito. Non
vi fu popolo presso al quale l'ar-
te della musica fosse cosi univer-
salmente coltivata quanto il greco:
tutti gli uomini liberi sapevano o
dovevano sapere lu musica ; anzi
i primi legislatori avevano perfino
fatta di quest' arte una delle leggi
fondamentali del governo. Una trop-
po spinta severità avea fissato il
numero delle corde della lira ,
proibendone tutte le innovazioni ,
onde mantenere quell' antica sensi*
bilità che si credeva essere la sola
utile : ciò per altro non impedì di
introdurre nella musica significanti
cangiamenti, i quali diedero moti-
vo alle querele dei filosofi , e nììt
vive e lunghe discussioni sulla pre-
ferenza o meno della musica mo-
derna all' antica , in riguardo però
all' influenza che il sistema musi-
cale poteva avei;e sul pubblico be-
7
gS GRE GRE
ne; cosicché si dispulava sull' uli- cassero un'alta slima al celibato,
lità di essa, e non sul gusto che ne il malrìmouio fu sempre in gran
derivava. Gli efTelli però della mu- pregio fra i greci; ami fra gli spar-
sica presso i greci erano tanto prò- tani era proibito 1' ammogliarsi
digiosi, e così straordinari, che si troppo tardi, ed in modo non cor-
devono piuttosto attribuire alla fa- rispondente. Il gioino delle nozze
vola che alla storia. Uno dei gran era un giorno di festività ; la not-
vantaggi della musica greca consi- te allo splendore delle fiaccole por-
&teva nella sua intimità con la tate da giovani, si cantavano degli
poesia, lo che faceva ordinariamen- inni, chiamati epilalamii. 11 divor-
te che ogni cultore della musica zio era però permesso, e ne' giorni
fosse poeta, e così viceversa, più brillanti della Grecia si osserva
I primi istitutori de' giuochi pub- che i costumi erano generalmente
blici, mediante la loro magnificen- mollo corrotti. Le .madri davano
za, avevano trovato il mezzo di il nome ai loro figliuoli, ed i no-
deslare il rispetto per la religione, mi avevano ordinariamente rappor-
e l'ardore per la gloria. J com- io ad alcune circostanze della loro
battenti godevano di una grande nascita, od a qualche accidente in
considerazione, ed i vincitori erano quella occasione avvenuto. Presso
ricevuti nella loro patria con ac- gli spartani eravi il barbaro costu-
clamazioni, e festeggiati dai poeti me di far perire i fanciulli mal
come gli eroi. Da principio gli conformati; altrove i genitori espo-
esercizi si riducevano alla corsa ed nevano ne' boschi , o nelle pubbli-
ai salto, ma vi s'introdussero poi che strade i bambini, se mancanti
le corse de' cavalli , de' carri, ec. , di mezzi per provvedere alla loro
indi se ne aggiunsero degli altri sussistenza. I greci erano fra loro
d' un genere pifi nobile. La lotta scrupolosi osservatori dei doveri so-
consisteva negli avvantaggi dello ciali: la ospitalità era tanto sacra
spirito e de' talenti , ed i concor- fra essi che la uccisione di un o-
renti erano i coltivatori della poe- spile, riputavasi come delitto irre-
sia, della musica, e gli oratori. I niissibile, e* benché fosse anche in-
premi non erano che semplici co- volontario credevasi che dovesse
rone, I quattro più celebri giuochi meritare la vendetta degli dei ;
erano gli olimpici, che si celebra- neppure il diritto della guerra esci u-
vano ogni quattro anni nella città deva quello dell'ospitalità. Di rnol-
di Olimpia in Elide, ad onore di te delle cose superiormente indica-
Giove ; quelli di uno slesso perìo- te si trattano con qualche dififu-
do in Delfo, in onore di Apollo sione in parziali articoli; altre in
Pizio; i nemei ogni due anni, co- molti analoghi luoghi del Diziona-
munemente credutisi in onore di rio. Così dicasi di altre cose appar-
Ercole ; gli istmici ogni cinque an- tenenti ai greci ed alla Grecia , di
ni, che aveano luogo nell'istmo di cui non si fece menzione, e riguar-
Corinto, in onore di Melicerta e Pa- danti i costumi e gli usi degli aa-
lemone, e si celebravano di notte, lichi greci.
come giuochi funebri: Teseo in Greco volgare o moderno, chiamasi
seguito li consacrò a Nettuno. Ben- la lingua che oggidì si parla nella
che alcune- sette di filosofi attac» Grecia. La lingua dei greci moderni
GRE GRE 99
denva dal greco antico, ma quella tilito. Nella seconda epoca che
come si disse soggiacque a grandi comprende la seconda mela del
modificazioni pel mescuglio del fran- XVllI secolo, i greci trasporta-
co , del turco, ec. ; l'idioma greco rono nella loro lingua una quan-
sarebbesi anche maggiormente can- tità di capi d'opera della moderna
giato, se non si avesse conservato letteratura ; prima del secolo attua-
li greco antico nella Chiesa. Tut- le incominciò una terza epoca che
ta volta dopo la presa di Costanti- produsse degli scritti politici, e che
nopoli fatta dai turchi, si stampa- diede origine a giornali, opere pe-
rono libri in greco volgare nella riodiche e grammatiche , le quali
Germania, nella Russia, nella Fran- però non sono d'accordo ìntera-
cia, in Inghillerra, in Venezia ec. , mente sulle regole , sulla ortografìa,
non solo di cose attinenti alla reli- e sulle parole di una lingua che
gione, ma anche ad argomenti di i gran maestri non fissarono anco-
storia , geografia , scienze ed arti , ra con de' capi d' opera. Da una
delle quali se ne fa menzione nelle sessantina d' anni furono stampate
aggiinite aWa ctìchre Biblioteca gre- più di tremila opere d'ogni spe-
ca del Fabricio. Il popolo parla eie in greco moderno ; ma in que-
al presente un linguaggio molto sto numero vi sono poche opere
più straniero che quello delle alte originali, la maggior parte essendo
classi, ed il greco degli schipetari . slate tradotte da altre lingue. Si
difFerisce molto più dalla lingua scrit- deve eziandìo notare che i greci
ta. Al principio soltanto del XVIII nativi della Grecia propriamente
secolo s'impiegò il greco moderno detta, avanti la felice rivoluzione
per le opei e letterarie, e la origine eh' essi a* nostri giorni operarono,
della letteratura de' greci attuali parlavano per lo più la loro lingua
non arriva che a questo tempo, senza coltivarla, e che la miseria
Bizo, autore di un corso di gre- alla quale li rìduceva il dominio
ca letteratura, la divide in tre de' turchi, li rendeva non curanti
epoche, delle quali la prima com- dell'istruzione, e quindi per neces-
prende il principio del XVIII se- silà ignoranti, al che deve aggiu-
colo ; già alla fine del secolo XVII gnersi, che le più colte persone e
esìstevano delle scuole al Fanale i più rari ingegni passavano a fi-
di Costantinopoli, sul monte Atos, gurare, e a coltivare ì loro studi
a Janina, nell'isola di Patmos , a e la loro letteratura in altre re-
Corlu ed a Larissa. In questo pri- gioni. Non si sa bene se per prìn-
mo periodo se ne formarono di cipio di religione, o per elfetto dei-
nuove, e s'incominciò a studiare la naturale loro barbarie, i turchi
il greco aulico , le scienze ec. I abbiano distrutto o lasciato rovinare
greci a Costantinopoli acquistarono i monumenti dell' antica Grecia,
qualche influenza politica; si sce- e mostrato un disprezzo per lo
glievano fra essi i dragomani della studio del greco, che avrebbe po-
Porta, come si sceglievano nelle tuto incivilirli e renderli colti, e
corti de' greci ospodari della Mol- anche contribuire alla gloria del
davia e della Vallachia , pres- loro impero ; in questo furono essi
So i quali essendovi una corte, ben diversi dai romani , che dopo
il linguaggio poteva esservi ingea- aver conquistala la Grecia , si ap-
loo GRE
plicarono allo studio della lìngua,
e introdussero nel Lazio le scienze
e le arti che i vinti coltivavano
con tanto profitto, e dalle quali
trassero essi le prime idee della
politezza, delle maniere, e del buon
gusto in ogni genere di produzio-
ni. La reminiscenza delle antiche
glorie non è mai venuta meno
nei greci , ed ha alimentato per
lungo corso di generazioni invili-
te e corrotte , quella patria cari-
tà che produsse finalmente le azio-
ni magnanime e generose, onde a
vita novella si veggono risorti.
I greci possedono quantità di
poesie popolari, meno interessanti
forse pel loro spirito poetico, che
pei tratti di morale che conten-
gono: fiirono raccolte e pubblica-
te a Parigi da Fauriel, e alcuni
dotti di Alemagna fecero delie
aggiunte a questa raccolta. Prima
che la nazione greca insorgesse
contro i turchi, i fanarioti o abi-
tanti del Fanale a Costantinopoli,
ei'ano stimati i più istrutti e ci-
vilizzati di questo popolo ; però
per la pubblica istruzione si ave-
Tano formati dei collegi a Kido-
nia, Smirne , Bukarest, Jassi, Ja-
nina ed Atene. Al princìpio di
questo secolo si aveva fondato un
gran liceo nell' isola di Scio, che
possedeva una biblioteca ed una
stamperia. Per lo innanzi erano le
stampe di Vienna, Venezia, ec. che
somministravano dei libri alla Gre-
cia. Durante la guerra d' insurre-
zione quasi tutti questi stabilimen-
ti furono distrutti; ma dal 1824,
per le provvide cure dell' alto
commissario lord Federico Ada-
mo, esiste a Corfù una greca uni-
Tersità, posta al sicuro dai tram-
busti popolari, e godendo dei be-
neficii della pace, sotto la prole*
GRE
zione dell' Inghilterra, es$a pofri'i
essere per lungo tempo un foco-
lare di lumi per la Grecia, che
possiede al presente stamperie, gior-
nali, ec. Ad Odessa si vide aper-
to un greco teatro. Grande è tut-
tora l'amore del sapere in Grecia:
questa classica terra per genio, per
indole non ha cambiato dall'antica;
ed or che gode il benefìcio della
pace, che ha mezzi di ammae-
strarsi , vedremo sorgere uomini
grandi, e già alcuni ne vanta, e
dice che farà poi conoscere il dot-
to sacerdote Domenico Zanelii ,
siccome dichiara nel suo erudito
articolo Sullo stalo attuale della
pubblica istruzione in Grecia^ pub-
blicato dalla distribuzione 87 del-
l'anno 1844 (ì^W Album, giornale
letterario romano. In tale articolo
il chiaro scrittore confuta l'opinio-
ne che la pubblica istruzione iu
Grecia sia cominciata soltanto sot-
to il governo del conte Giovan-
ni Capodistrias , dappoiché prova,
che da molto tempo avanti era-
vi coltivata , non solo perchè
molti greci sotto la mussulmana
dominazione , schiavi ma non del
tutto avviliti, animati dal nobile
desiderio d'istruirsi si recarono nel-
le più celebri università d'Europa,
e tornati in Grecia si fecero i-
stitutori de' loro connazionali in
scuole di pubblico insegnamento,
massime ne'rinomati collegi di Co-
stantinopoli, di Bukarest, di Smir-
ne, di Chios, di Patmos, di Cido-
nia, di Missolongi; ma ancora per
la tolleranza di Seiim 111, che
permise tra' greci le scuole pub-
bliche, alBdandone la direzione al
principe Demetraki Mourousi; laon-
de fu forse il movimento intellet-
tuale che preparò la rivoluzione,
dopo aver fatto conoscere alla Gre-
GRE
eia il lagrimevole stato in che si
trovava sotto il domiaio ottoma-
no. Scoppiata la rivoluzione, tran-
ne le isole Jonie, nelle altre par-
ti della Grecia $i arrestò ogni in-
tellettuale progresso, essendo state
chiuse le scuole e dispersi scolari
e maestri. Giovanni Capodistrias,
fatto presidente del governo prov-
•visorio di Grecia, qual uomo di
alto sapere, fece risorgere la pub-
blica istruzione , fondando scuole,
collegi e ginnasi, tra cui primeg-
giò quello di Egìna diretto dal
rinomato Andrea Mustoxidi . SI
belli principi furono soffocati dal-
l' uccisione del presidente, finché
assunto al trono Ottone di Ba-
viera, sapientemente stabilì pub-
bliche scuole con abili maestri, e
quattro ginnasi in Atene, Napoli
di Romania, Patrasso e Sira, dai
quali i studenti passano alla uni-
versità Ottone di Atene; essendo
grandi gli sforzi del governo elleni-
co per diffondere l' istruzione, le
scienze e le lettere, onde favorire
il mirabile amore che i greci han-
po per gli studi.
Sunto di sloria greca j divisione
delle sue più celebri età ; guer-
re e principali azioni de' regni
e repubbliche j conquiste^ avve-
nimenti politici, occupazione dei
romani, ed impero grecoj do-
minazìone dei turchi, rivoluzio-
ne de' greci j istituzione del no-
vello regno di Grecia, ed odier-
no ilio stato ; cenno storico sul'
la capitale Atene.
Dividesi ordinariamente la sto-
ria della Grecia in quattro età di-
stinte, corrispondenti ad epoche
memorabili. La prima età, che
appartiene più alla mitologia che
GRE 101
alla storia, si estende sino all' as-
sedio di Troia, e comprende più
di settecento anni. L'avvenimento
più segnalato di questa prima età,
è la invasione del Peloponneso. La
seconda età percorre dall' assedio
di Troia, che ne forma l'epoca la
più distinta, sino alla battaglia di
Maratona, epoca non meno rimar-
cabile, ed abbraccia circa ottocen-
to anni. La terza, meno lunga ,
ma più feconda di avvenimenti,
come sono le sconfitte dei per-
siani a Maratona, a Salamina, a
Platea , il sagrificio dei trecento
spartani alle Termopili, l' abban-
dono di Atene all'inimico per de-
dicarsi alla difesa comune, rin-
chiude lo spazio di duecent' anni,
e finisce con la morte di Alessan-
dro il Grande. La quarta finalmen-
te contiene presso a poco anni
duecento, e termina con la per-
dita della libertà greca , per le
conquiste romane. L'unico avveni-
mento che formi . un' epoca distin-
ta, si è lo sforzo degli achei nel
gettare i fondamenti di una lega
che fece rivivere 1' antico governo
greco, e che li pose in quella po-
litica situazione in cui si erano
trovate Sparta ed Atene , fino a
che i romani li sottomisero, di-
struggendo Corinto, la loro città
principale, e che la Grecia, sotto
il nome di Acaia, fu ridotta in
provincia romana. Da quest'epoca
sino al principio dell'impero d'Au-
gusto, ceutovent'anni circa, i roma-
ni non fecero gran cangiamenti nel-
le leggi municipali delle città gre-
che. Dopo alcune -vicende, il vin-
citore Ottavio dando la sospirata
tranquillità a tutto l' impero ro-
mano, accordò un'apparenza di li-
bertà anche ai greci, i quali era-
no governati da tre pretori ro-
ioa GRE
mani, così distribuiti : T uno avea
sotto di lui una parte dell' Epiro,
e tutta la Illiria; un altro la Ma-
cedonia, ed una parte della Gre-
cia ; un terzo aveva V Acaia , la
Tessaglia, 1' Acarnania, ed il re-
sto dell'Epiro, Il compendio della
storia dell'impero greco, volendo
risalire alla traslazione dell'impero
romano da Roma a Bisanzio l'an-
no 33o dell'era cristiana, e fino
alla conquista di Costantinopoli
fatta da Maometto li nel i453,
è pure un'altra classica epoca. Da
quella del dominio ottomano ten-
tarono più volte i gieci, anche
col soccorso di altre potenze di
Europa, di sottrarsi alla turca do-
minazione, e di reggersi colle pro-
prie leggi, formando cosi una so-
la ed indipendente nazione. Dopo
unq ben lunga e disastrosa lotta
la Grecia non è più dipendente
dalla sublime Porta : iu oggi ,
come meglio diremo, il principe
reale di Baviera Ottone I n'è il
re, il quale ha dato alla Grecia
felice principio di un'era novella
e brillante . Quindi pel rinasci-
mento della coltura dovrà senza
fallo tornare in gran vantaggio dei
greci e della fede loro, imperoc-
ché mercè di esso cesseranno molti
pregiudizi , dai quali sono stati
finora preoccupati contro la Chie-
sa romana, e contro il capo vi-
sibile di essa.
Nei ri moti tempi la Grecia era
abitata da bai-bari che vivevano
miserabilmente nelle caverne, o sot-
to capanne, allorché Inaco vi con-
dusse dall'Egitto la prima colonia,
circa duemila anni prima dell'era
cristiana, ed essa fondò la città
d' Argo. In progresso Cecrope si
stabilì con altri egiziani sulla si-
tuazione di Alene, e Cadmo vea-
GRE
ne a fissarsi con una terza colo-
nia a Tebe. Questi stranieri ci vi.
lizzarono a poco a poco gli abi-
tanti ancor rozzi j vi apportarono
il culto del lonx paese , che si
confuse insensìbilmente con quello
della Grecia, e probabilmente al-
tresì colle religioni dell'Asia; ne ri-
sultò una nuova mitologia, che i
coloni greci introdussero poscia nel-
r Asia minore, in Italia , ec. I
piccoli stati di cui componevasi la
Grecia, che fra repubbliche e re-
gni in angusta area si numerarono
sino a cinquanta , gareggiavano
fra loro in potere e prosperità, ed
ebbero parecchi eroi de'quali alcu-
ni furono divinizzali dalla poste-
rità, come pure celebri legislatori
e poeti. Indi i detti stati si dis-
membrarono e distrussero a vi-
cenda. Le dinastie dei Pelopidi e
degli Eraclidi furono le più famo-
se per le sanguinolenti loro gare,
e per le domestiche atrocità, che
fornirono al tragico pennello i più
interessanti argomenti. I piccoli
sovrani di Grecia col sistema di
federazione insieme si sostenevano,
onde si dissero cileni, ed a taluno
l'autorità suprema conferivano nel
periglio comune. Quando Paride
figliuolo di Priamo re della Troa-
de nell'Asia minore, rapì a Me-
nelao re di Sparta, fratello di A-
gamennone re d' Argo e Micene,
l'avvenente Elena figliuola di Tin-
darò re di Lacedemone , tutti i
greci si unirono a vendicare l'ol-
traggio, e conferita ad Agamenno-
ne re de* re la dittatuia, ebbe
luogo la famosa guerra troiana di
dieci anni, che Ditti cretese ha i-
storicamente dipinto, e che i su-
blimi geni di Omero e di Vir-
gilio immortalarono coi loro poemi.
A queste fonti inesauribili convie-
GRE
ne attingere per aver conoscenza
della greca religione, del costume,
e del governo di que'tempi, onde
compoiiesi la pagana mitologia,
clie nnta in oriente, ed accresciu-
ta in Grecia, propagossi poi in oc-
cidente, ed ebbe solenne culto nel
Liizio. Inoltre Omero è per la
storia greca un autore prezioso,
per le importanti particolarità del-
le quali si occupò: per lui si co-
noscono quoli allora fossero le
forze de'dilferenti slati della Gre-
cia, quali le città più nobili e flo-
ride, e gli antichi nomi di mol-
te fra esse : cogli epiteti dei loro
nomi egli somministra un'idea tan-
to della loro situazione, quanto
della qualità del loro territorio,
come delle loro ricchezze ; e di-
cono i moderni geografi, che non
si conoscerà giammai esattamente
la geografìa della Grecia antica,
senza studiarla in questo poeta.
Dopo la caduta di Troia, nota-
bili mutan)enti avvennero in Grecia,
ed il tristo fine del misero Agamen-
none, e la vendetta che suo fìgho il
furioso Oreste ne trasse, di cui ne
furono vittima Clitennestra edEgistOj
non valsero a raffermare ne'Pelopi-
di il dominio, e gli Eraclidi si divi-
sero i principali reami. L'aumento
della popolazione suggerì il tem-
peramento di stabilire altrove le
greche colonie, ampliando cosi la
nazionale potenza, e si videro fon-
dati nelle vicine isole, nelle fioren-
ti coste dell' Asia minore, ne' liti
dell' Italia meridionale e della Si-
cilia importanti stabilimenti, e cit-
tà cospicue. Intanto cangiò Atene
la forma del monarchico governo,
dopo il generoso sagriflzio della
propria vita che esegui il re Co-
dro nella guerra co' peloponnesi, e
proclamando Giove per sovrano,
GRE io3
sostituì i decennali arconll. Corin-
to ne seguì i'esernpio, costituendo-
si in repubblica dopo la morte
di Psammetico. Quindi Messene
si ridusse in servitù dai lacedemo-
ni, e terminò la politica esistenza,
tacendo nella prima guerra sul
monte Itome, e nella seconda sul
monte Ira , i più energici ma va-
ni sforzi di difesa ; e per essersi
lasciato corrompere dai lacedemo-
ni, Aristocrate re d' Arciidia invi-
tato dai suoi popoli a ristorare
coi soccorsi la fortuna de'roesseni,
perì egli in generale sommossa, e
terminò del lutto il suo regno. Si
cangiò pure in democratico il reg-
gimento di Argo, ed affettando
Micene una pai-ziale indipendenza,
venne dagli argivi assediata e di-
strutta, facendone schiavi gli abi-
tanti, una decima parte de' quali
fu a Marte sacrificala. Anche i
tebaui cessarono di avere un re,
dopo che Xanto perì in singolare
tenzone con Melanto re d'Atene.
11 regno di Lacedemone prospera-
va governato con singoiar esempio
da due re che si divisero il pote-
re. In seguito Sparta ed Atene
divennero le due grandi potenze,
alle quali erano attaccati i desti-
ni della Grecia, e gli altri popo-
li per l'una o per l'altra parteg-
giarono, secondo le relazioni di vi-
cinanza o d'interesse. L'isola di Sa-
lamina formò il primo soggetto di
discordia fra le città d'Atene e di
Megara : in un primo scontro gli
ateniesi vennero respinti in sì brut-
to modo, che si proibì sotto gra-
vi pene di più proporre il con-
quisto di Salamina. Tuttavolta riu-
scì al legislatore Solone di riaccen-
dere il desiderio , al quale il suc-
cesso pienamente rispose : erano
animati i megaresi a vendetta, ma
I04 GRE
Pisistrato generale di Atene li pre*
venne, ed impadronitosi di Mega-
fa per sorpresa, si dichiarò dipoi
tiranno della propria patria. Ippar-
qo suo figlio venne discacciato da
Armodio e da Aristogitone ; ma
Ippia suo germano implorò l'aiuto
di Dario re di Persia, il quale
già mal disposto contro gli atenie-
si, che soccorrevano i joni, avendo
incendiato la città di Sardi, intimò
loro la guerra. Una flotta formi-
dabile di cinquecento galere ap-
prodò nell'Eubea con duecentomi-
la uomini e diecimila cavalli, ed
entrò neir Attica. Un pugno di
greci condotti dall' intrepido Mil-
ziade bastò a porre in rotta l' e-
sercito persiano nella pianura di
Maratona, l'anno 490 piima delia
nostra era: Ippia vi morì, ed i
suoi figli condussero vita oscura
nelle terre di Persia. Nove anni
dopo, Serse successore di Dario
volle trar vendetta sulla Grecia
dell'onta paterna, divisando distrug-
gere le repubbliche elleniche. Pas-
salo in Eijropa con innumerevole
esercito, traversò l'Ellesponto, e per
la Tessaglia divisò penetrare nel-
l'Attica: sommavano ad un milio-
ne i combattenti , oltre 1' armata
navale. Allora i lacedemoni s' ar-
marono in soccorso degli ateniesi,
e Leonida con trecento spartani
eroi bastò a far fronte all'armata,
nell'angusto passaggio delle Termo-
pili , che gli era stato affidato,
per cui essi salvarono la patria
Cól loro sangue , ma frammisto
a quello di ventimila nemici. I
persiani s'impadronirono d' Atene
capitale dell'Attica, i cui abitanti
per consiglio di Temistocle abban-
donando la patria, si salvarono sui
Joro trecento vascelli: nello stesso
fnno 480 i persiani misei'o in
GRE
fiamme la deserta Atene, e ne de-
molirono le mura. Intanto Temi-
stocle vinse la famosa battaglia
navale di Salamina , onde Serse
avvilito fuggì in Asia , lasciando
Mardonio in Grecia con trecento-
mila armati. Pausania re di La-
cedemone ed Aristide ateniese ta-
gliarono a pezzi questo esercito
nella battaglia di Platea, nel gior-
no stesso in che i greci asiatici si
emancipavano dalla persiana sog-
gezione nella battaglia di Micale.
In tal modo incominciò la ter-
za gloriosa età della Grecia. Qual-
che anno dopo gli ateniesi sotta
gli ordini di Conone riedificarono,
le mura della loro città, che di-
venne sempre più florida; in quel
secolo CirnOne, Milziade, Temisto-
cle ed Aristide si segnalarono lu-
minosamente alla testa delle ar-
mate ateniesi. Sotto il governo di
Pericle le arti e le lettere acqui-
starono un lustro sino allora sco-
nosciuto nella Grecia, fino a quel-
l'epoca che Alcibiade comandava
le armate. Fidia decorò i templi
coi capi d'opera del suo scalpello ;
Euripide , Sofocle ed Aristofane
popolarono di spettatori i teatri ;
Tucidide scrisse le storie delle
guerre degli ateniesi ; Democrito,
Empedocle, e molti altri filosofi
esercitarono i talenti della gioven-
tù ; e Socrate insegnò la vera sag-
gezza , ma vittima dell' ipocrisia
questo filosofo mori avvelenato
quattro secoli prima della nostra
era, onorandosi del titolo di suoi
discepoli Senofonte e Platone. Dis-
graziatamente dalle stesse vittorie
pullularono i germi della fatale ri-
valità fra Sparta ed Atene, che
fu cagione della lunga e disastro-
sa guerra del Peloponneso. Le
querele delle oppresse città dell?^
GRE
Grecia aizzarono gli sparlarli a
sguainare il brando, che per venti-
sette anni rimase snudato, ed intriso
di sangue cittadino. Ma nell'anno
\entesirao primo della guerra e-
seguì Atene la malaugurata spe-
dizione di Sicilia, e nell' assedio
di Siracusa si vide perire il fiore
dell'armata, e disperse dalle onde
e dal fuoco incendiate le varie
flotte. In SI mal punto 1' alleanza
di Persia terminò d'incoraggire gli
spartani, e 1' impero d' Atene ter-
minò con una pace umiliante, che
Stabilì la demolizione delle sue
mura, la distruzione delle fortifi-
cazioni del Pireo, la facoltà limi-
tata di tenere dodici soli vascelli
in armi, e la ricognizione del pri-
mato assoluto di Sparta per mare
e per terra. Se però il primato di
Atene era durato per setlantatre
anni, non giunse a trenta quello
di Sparta. Lungi dal mantenere
a ciascun popolo le proprie leggi,
vollero i lacedemoni abolire la de-
mocrazia, ed istituire in voce una
ristretta oligarchia, nominando da
per lutto de'magistrati decemvira-
li. Superba de' suoi successi im-
maginò Sparta di dominar sulla
Grecia, e di annientare o almeno
aflìevolire 1' impero persiano. Il re
Agesilao passò in Asia con questo
intendimento, ma il re di Persia
Artaserse Mennone , opponendo
all' inimico le sue armate, gli pre-
parò una sorda guerra nella Gre-
cia, spargendovi oro a larga ma-
no per l'esecuzione de'suoi disegni.
Ne profittarono gli ateniesi, e po-
stisi alla testa del movimento, pro-
clamarono l'indipendenza delie cit-
tà greche. Agesilao dovette rien-
trare frettolosamente in patria, e
colle flolte ausiliarie di Persia fu-
l"Oflo yli spartani obbligati a ri-
GRE io5
conoscere il nuovo ordine di cose :
Atene rifabbricò le sue mura, e
disputò di nuovo la marittima
preponderanza. Cercò Sparta in se-
guito di deludere la fede dei trattati
opprimendo Tebe; ma essendosi gli
ateniesi collegati a tutti gli altri
popoli greci, venne sostenuta la
comune libertà. Tebe col mezzo
di Pelopida fu liberata dalla ti-
rannide oligarchica, e dalla spai"-
tana dipendenza , cogli aiuti di
Atene; ma ricusò di aderire alla
pace, se non veniva riconosciuto
il suo primato della Beozia. Que-
sto germe di dissensione cagionò
altre guerre.
Ne fu segnale V improvviso at-
tacco e distruzione di Platea, ope-
rata dai tebani a danno degli a-
teniesi. Sparta accorse colle sue ar-
mi, ma ebbe un primo colpo mor-
tale. I lacedemoni dopo aver sog-
giogata la Messenia furono vinti a
Leuttra l'anno 87 a dai tebani co-
mandati dal celebre Epaminonda.
)n quella famosa battaglia perì con
quattromila soldati il re Cleombro-
to, rimanendo gli altri feriti o pri-
gioni. I vincitori attraversarono
l'Attica, entrarono nel Peloponneso,
valicarono l' Eurota , e strinsero
Sparla d'assedio. Non volle Epa-
minonda distruggere la possente
rivale, ma si contentò di rialzar
Messene, divenendo restaiwatore di
quella antica repubblica avversa agli
spartani. Egli pensava a sublimar
del pari la marina tebana, quando
una ferita riportata nella vinta bat-
taglia di Mantinea lo privò di vita,
ed arrestò i trionfi di Tebe. Men-
tre le tre maggiori potenze, Atene,
Sparta e Tebe, reggevano la poli-
tica bilancia della Grecia, sorse nel-
la Macedonia il re Filippo per
minacciarqc l'indipendenza ; superò
io6 GRE
le barrière dell'angusta stia monar-
chia , eslese alla Tracia, all'Epiro,
nli'Euhca ed alla Sci/Ja i conqui-
sti. Ardeva allora in Grecia la guer-
ra sacra, cagionata dal sacrilego spo-
glio del tempio di Apollo in DelfO;
eseguito dai focesi per pagare l'am-
menda, alla quale in un co' lace-
demoni erano stati per maligna
prevenzione condannati dal supre-
mo consiglio degli anfizioni , che
decideva le querele fra le città gre-
che, in favore de' tebani, Atene e
Lacedemone parteggiarono per i
focesi, che ricchi delle dette spo-
glie corsero a decidere la dìsputa
colle armi ; i tessali ed i tebani
air incontro erano uniti. Questi
malaccorti si rivolsero al re Filip-
po, e lo nominarono capitano della
loro impresa a preferenza di un
nazionale, che temevano si potesse
servir della dittatura per opprime-
re la patria. Egli si cattivò l'amo-
re de' tessali colle prime vittorie, e
l'eccellente cavalleria di quelli un\
all'intrepida falange macedone. Se
ne valse per vendicarsi degli olin-
ti, antichi nemici de' suoi antenati,
e discoprendo allora le sue vere
intenzioni, sotto sembianza di por-
tarsi ad umiliar Tebe, s'impadronì
della Focide, si fece nominare an-
fizione, generalissimo di Grecia con-
tro i persiani, e vendicatore del
violato tempio d' Apollo , addive-
. nendo per sorpresa padrone del
famoso passaggio delle Termopili.
Yinse nelle battaglie di Cheronea
gli ateniesi ed i beozi, avendo al
fianco in queste imprese il giovane
suo figlio Alessandro, e così ter-
minò di assoggettare interamente
la Grecia, che il riconobbe capo
supremo. Era per volgersi contro
la Persia, ma tale onore era riser-
balo al prode Alessandro, il quale
GRE
poi giunse colle £ue inaudite vit-
torie ad eclissare le glorie pater-
ne. La morte proditoria di Filip-
po cagionò in Grecia qualche mo-
to sedizioso ; ma Alessandro il re-
presse colla itnmediata distruzione
di Tebe. Le notissime giornate del
Granico, d'Isso, e d'Arbella costa-
rono a Dario la perdita dell'impe-
ro, ed assicurarono ad Alessandro
il dominio di tutta l'Asia. In pre-
mio de' segnalati servigi, egli rido-
nò alle città greche la libertà, ed
ogni primiero diritto e privilegio.
I soli lacedemoni non ebbero par-
te alla spedizione j e caddero nel
disprezzo, essendone fatta disono-
revole menzione nel monumento
innalzato al Granico. Per (pieste
vittorie fu fondata la gran monar-
chia de' greci, che comprese oltre
la Grecia propria, il Peloponneso
e le isole del mare Egeo, anche la
Tracia, la Macedonia, la Tessaglia,
l'illirio, l'Epiro, la Grecia asiatica,
l'Asia minore, la Fenicia, la Siria,
l'Egitto, l'Arabia, e tutto l'impero
persiano. Fu questo il grande apice
della greca potenza, ed il secolo in
cui fiorirono più che mai nella
Grecia le lettere , le arti e le
scienze.
Alessandro il Grande attraversò
l'Asia quale conquistatore, seguito
da navigatori e geografi, e fra gli
altri da Nearco , che arricchirono
la geografia di nuove preziose co-
gnizioni. Aveva la Grecia fondato
alcune colonie su quasi tutte le
coste del Mediterraneo; e le Gal-
lie, la Spagna, l'Italia, l'Asia mi-
nore, le coste dell'Ellesponto, le iso-
le Mediterranee, e il nord dell' A-
frica aveano delle città greche, che
mantenevano colia madre patria
parecchie alleanze e relazioni com-
merciali, favorevoli alla prosperità
GRE
dei popoli, alla navigazione, alle
arli ed alle lettere. La Grecia pre-
senta tuttora qualche avanzo dei
superbi edifizi che la abbellivano
nelle epoche brillanti di sua sto-
ria; i Propilei ed il Partenone nella
cittadella di Atene, le rovine del
tempio di Teseo in questa stessa
città, e quelle del porto del Pireo,
le fondamenta del tempio di Gio-
"ve nell'isola di Egina , attestano
l'antico splendore di questi luoghi.
Vicine alle città antiche della Gre-
cia, si riconoscono ancora le acro-
poli, o cittadelle erettevi, che pro-
teggevano in caso di attacco la po-
polazione, i suoi tesori e le sue
greggi; tali sono le acropoli di A-
tene , di Corinto, di Micene, di
Orcomene, ec. Allorché l'impero
di Alessandro fu divìso fra i suoi
luogotenenti , la Grecia perdendo
le sue virtù e la sua primitiva
semplicità, ed abituata al lusso ed
alla mollezza asiatica, declinò a po-
co a poco, e mantenere più non
seppe la propria indipendenza. La
quarta età della Grecia ha princi-
pio dalle sanguinose contese, che
fecero in brani fra* suoi duci la
poderosa monarchia d' Alessandro.
La maggior parte delle greche cit-
tà venne incorporata da Cassandre
al nuovo regno di Macedonia. Con-
tinuò il regno di S parta a sussi-
stere, ed innalzossi per brev'ora ma
non senza gloria la novella lega o
repubblica degli achei e degli do-
li. La lunga serie de' re macedoni
terminò nella posterità di Deme-
trio Poliorcete, e tranne le frequen-
ti guerre di successione, non eb-
bero essi a reprimere che le ripe-
tute incursioni de' galli. Perseo fu
l'ultimo re, e dovette cedere all'a-
scendente delle aquile romane. In
Atene i re macedoni nomiuarouo
GRE 107
un governatore, che fu per lungo
tempo Demetrio Falereo. Sparta
seppe schermirsi dal soggiacere al
celebre Pirro re d'Epiro, che dila-
tava i possedimenti suoi a spese
de' vicini ; ma ogni giorno più si
ravvisava la decadenza della nazio-
ne. Volle il re Agide provocare la
riforma, e ripristinare le leggi di
Licurgo in un colla legge agraria;
ma vi si opposero i grandi, e Leo-
nida suo collega nel regno. L' efo-
ro Lisandro sostenne la proposizio-
ne di Agide, e citò Leonida , che
venne privato della corona e cac-
ciato in bando, a lui sostituendo
Cleombroto. Ma nuovi efori, e cor-
rotti, chiamarono i due re in giu-
dizio, e ristabilito Leonida, furono
essi costretti a rifugiarsi nel tem-
pio, dove fu tratto Cleombroto per
andarne in bando, a preghiera del-
la sua moglie Chelonide figliuola
di Leonida , che lo segui, mentre
l'infelice Agide venne dai iàziosi
con eflimera apparenza giuridica
strangolato insieme alla madre e al-
l'ava eh' erano accorse ad aiutar-
lo. Cleomene figlio di Leonida par-
teggiò per gli etoli contro gli a-
chei, e cosi perdette il regno nella
battaglia di Sellasia nella Laconia,
riparando a stento in Egitto, men-
tre Agesipoli suo successore,. turba-
to da tre tiranni, che il discaccia-
rono, voleva ricorrere all'aiuto di
Roma, e venne ucciso dai pirati
per via.
Gli achei, i quali in tempo delle
tre greche repubbliche avevano
avuto ora monarchico, ora demo-
cratico il reggimento, dopo la mor-
te di Alessandro gittarono le fon-
damenta d'una repubblica federa-
tiva. Molto contribuì ad ingrandir-
la il valore di Arato di Sicione ,
che ne fu generalissimo. Propone-
o8
GRE
vasi egli di liberale tutte le città
greche o da' domestici tiranni , o
dalle guarnigioni de' macedoni. In-
cominciò pertanto dal discacciar
Nicocle di Sicione, e dalla libera-
zione di Corinto, mandando fuori
della fortezza le truppe straniere.
Sparta era pure nella lega, ma il
re Cleomeiie avendo parteggiato
per gli etoli s' ingelosì del nuovo
fetato, al quale aveva acceduto l'At-
tica, e le città di Argo, Ermione,
e Fliasia. Arato si collegò al re
di Macedonia Antigono Dosone; e
cos\ la lega achea comprese i ma-
cedoni, gli epiroti, i focesi, i beo-
zi, gli arcadi ed i tessali. Vinta
lu battaglia di Sellasia , e discac-
ciato Cleomene, ebbe da Antigono
piena pace la Grecia , e gli etolii
fiii-ono tenuti ne' loro confini. Ma
Filippo successore di Antigono non
impedì agli etolii di violarci trat-
tati : dichiarò poi a loro la guer-
ra, che si disse sociale, la quale
durò quattro anni; e siccome i
cortigiani gì' ispirarono sospetti su
Arato, egli fece perire questo pro-
de di veleno. Parteggiò quindi pei
cartaginesi contro i romani, e tras-
se gli achei nel conflitto, coman-
dati da Filopemene, detto con ra-
gione l'ultimo de' greci. Le armi
romane distrussero il regno di Ma-
cedonia, e poco appresso s'impa-
dronirono dell'Acaia, con due bat-
taglie date alle Termopili e nel-
la Focide dal pretore Metello. Conr
dotti quindi i romani dal console
Memmio abbruciarono Corinto neU
l'anno 608 di Roma. Da quest'e-
poca incomincia il quinto periodo
della storia greca, e degli altri più
oscuro, dappoiché poco mutamene
to i romani recarono agli usi ed
pile leggi de' vinti, che vennero
governali per mezzo di un pretore,
GRE
e vissero tranquilli sino alla guer-
ra di Mitridate. Archelao generale
del re di Ponto s'impadronì delle
Cicladi nel mare Egeo, e penetran-
do nell'Eubea e nell'Attica giun-
se a sollevare tutta la Grecia. Bru-
zio Sura ne trattenne i progressi,
e dopo averlo battuto più volte a
Cheronea, lo costrinse a salvarsi
nel mare. Il celebre Siila ebbe il
comando, mentre la Grecia era dis-
posta alla nuova sommissione, e la
compì senza resistenza, tranne la
città di Atene, che nell'assedio eb-
be guasti, e nella resa soffrì stra-
ge e saccheggio. Tassilo, altro ge-
nerale di Mitridate, si portò nella
Beozia con oste poderosa, e richia-
malo Archelao, si preparò a dare
battaglia; ma Siila ed Ortensio ri-
portarono nuove vittorie, e la pace
confermò alla repubblica romana
il bel possesso di Grecia. Questa
però in seguito partecipò le tristi
conseguenze delle guerre civili fra
Cesare e Pompeo , né più ebbe
tranquillità, finché Ottaviano Au-
gusto vinse alla battaglia d' Azio
l'impero del mondo, debellando
Marcantonio ed i suoi partigiani.
Divenuta la Grecia una provincia
dell'impero romano, nella divisio-
ne toccò il suo governo al popolo
romano, il quale lo confidò a tre
pretori ; uno di questi ebbe l'Illi-
rio con parte dell' Epiro, l'altro la
Macedonia con parte della Grecia,
ed il terzo l'Acaia, la Tessaglia, la
Beozia, e l'Acarnania col rimanente
dell'Epiro. L'imperatore Adriano
dipoi con diverso ordinamento sub-
ordinò la Grecia all'Illirio, in cui
si compresero diecisette provincie ;
quindi Costantino inviò neH'JlIino
uno de' quattro prefetti del preto-
rio da lui istituiti , e la prefettu-
ra fu divisa iu due diocesi, cioè dell^
GRE
Dacia e della Macedonia. In que-
sta seconda diocesi vi erano le sei
Provincie del nuovo Epiro con
parte della Macedonia Salutai-e, del-
lantico Epiro, della Tessaglia, del-
l'isola di Creta, della Macedonia
e dell' Acaia. L' altra parte della
Macedonia Salutare colla Prevali-
tana si comprese nella Dacia. L'A-
caia poi non abbracciò soltanto il
picciolo territorio di tal nome, ma
tutta la contrada collegata cogli
achei, cioè l'Etolia, l'Attica, la Me-
garide, la Focide, la Beozia, la Lo-
cride, l'Eubea, il Peloponneso, e le
isole adiacenti. Il dottore Gold-
smith ci ha dato un interessante
Compendio della storia greca, dal-
la prima sua età sino alla conqui-
sta de' romani, che meritò di es-
sei'e tradotto in diverse lingue, re-
candolo nella nostra il p. fr. Fran-
cesco Villardi minore conventuale,
che con nuova edizione fu ristam-
pato in Pesaro con correzioni ed
aggiunte nel i834 dalla tipografìa
Nobili.
Al decadere del romano impero
la sede del governo essendo stata
da Costantino trasferita a Bisanzio,
che per lui prese il nome di Co-
stantinopoli, si vide sorgere un im-
pero greco e cristiano , che diede
un' esistenza nuova a questa nazio-
ne, e fiori per lungo corso di se-
coli. In appresso i latini ed i turchi
■vennero successivamente ad inde-
bolire e distruggere questo impe-
ro ; la Grecia propria, la Morea e
l'Arcipelago ebbero un tempo per
padroni alcuni signori francesi, ve-
neziani e genovesi ; la repubblica
di Venezia specialmente vi conser-
vò per un più lungo tempo i suoi
possedimenti, soprattutto nella Mo-
rea, di cui non le fu tolto defini-
tivamente il governo dai turchi che
GRE 109
nel secolo XVIII, come andiamo
ad accennare. Dopo la morte di
Costantino l' impero romano, già
scosso dalle fondamenta per la tras-
lazione della sede da Roma a Co-
stantinopoli, e per le divisioni fatte
da lui stesso, soggiacque ad altre
pregiudizievoli divisioni, e finalmen-
te in due imperi oiientale o greco,
e di occidente. Qui noteremo che
all'articolo CoslantinopoU [Fedi) ^
parlammo dell' impero greco da
Costantino sino alla sua distruzione,
e di quello de' turchi sino a' nostri
giorni, onde qui appresso ci limi-
teremo ad indicare i punti più
principali di quanto riguarda la
Grecia ed i greci. Inoltre a quel-
r articolo riportammo gli aiuti da-
ti dai romani Pontefici agli impe-
ratori greci, e quelli procurati dai
sovrani cattolici, non che i soccorsi
che in diversi modi paternamente
concessero o procurarono pei prin-
cipi greci, e 1' ospitalità che a que-
sti generosamente accordarono in-
sieme ai dotti, e ad altri che invo-
carono il loro patrocinio. Intanto
i sciti ed i goti estesero alla Gre-
cia le scorrerie, mentre Alarico ope-
rò la più formidabile invasione,
sotto gli imperatori d' occidente
Arcadio ed Onorio. Per tradimen-
to di Geronzio, che aveva in guar-
dia le Termopili, fu aperto a' bar-
bari neir anno SgS dell era cristia-
na il passaggio, e tutte le città
furono messe a fuoco e a ruba ,
tranne Tebe ed Atene, che meno
soffrirono. Rufino, autore principale
della scellerata manovra , credette
con ciò di farsi strada all' inipew>
di oriente, ma sopravvenne Stilicene
in soccoi'so della Grecia, e sebbene
rivaleggiasse coi goti nelle depre-
dazioni , giunse a discacciarli fino
neir Epiro. L' imperatore Giustioia-
no GRE
no I col faljbricare frequenti e va-
lidi propugnacoli , mise la Grecia
al coperto delle ripeliite nordiche
incursioni. Ma l'impero d' occiden-
te latto a brani dai barbari , peri
nel 476 per Odoacre re degli eruli,
che detronizzò Moni il lo Auguslolo
ultimo imperatore. Solo risorse nel-
l' anno 800 per opera del Papa
s, Leone IH, che nella basilica va-
ticana dichiarò imperatore romano
Carlo Magno. IS'ei secoli nono e
decimo i saraceni ed i bulgari fu-
rono infesti alla provincia dell" II-
lirio orientale, quindi le greche con-
trade soffrirono gravi molestie, e
per gli eserciti imperiali divennero
sovente il teatro della guerra. Al-
lorché poi nel principio del secolo
XIII successe l'invasione francese di
Costantinopoli, la Grecia si divìse
in tanti feudi, e rimase per lungo
tempo in istato precario , e spesso
tumultuoso. Siccome l'erezione del-
l'impero latino accadde sotto il
pontificato à' Innocenzo III, così
di esso molto ne parlammo a quel-
l'articolo. I latini ed i turchi ga-
reggiarono in fare in brani l' im-
pero orientale. I francesi, i vene-
ziani, i genovesi ebbero greci, pos-
sedimenti. L' isola di Candia toccò
in sorte a Bonifazio marchese di
Monferrato, che la cedette alla re-
pubblica di Venezia in cambio di
Tessalonica, ove stabilita la sua re-
sidenza, estese non solo alla Mace-
donia ed alla Tessaglia i suoi con-
quisti, ma altresì all' Acaia ed al
Peloponneso, tiranneggiati dai pre-
potenti signori del paese. Marco
Sanudo mosse intanto da Venezia
a creare un florido stato nel mare
Egeo, e fondando in Nasso il suo
potere, stabilì governatori e guar-
nigioni nelle isole circostanti, e fu
riconosciuto duca deli' Arcipelago
GRE
e principe dell' impero greco. La
famiglia Caicerio da Verona ebbe
il dominio di Negroponte. La di-
nastia francese che regnava a Co-
stantinopoli tollerò questi dismem-
bramenti in favore di quelli che
avevano prestato alla Francia aiuto
per impadronirsi dell'impero gre-
co ; ma quando questo ristabilì Mi-
chele Paleologo, dovettero i prin-
cipi della Grecia collegarsi per al-
lontanarne le aggressioni.
Il principe di Acaia Ville-Har-
douin dovette cedere per trattato al
Paleologo le piazze di Maina, Spar-
ta e Malvasia, divenendo gran si-
niscalco di Romania. Il duca di
Nasso, cogli altri principi latini,
mossi dal J'onlefice Urbano IV, fe-
cero agli imperatori greci aspra
guerra, e senza le dissensioni fra i
genovesi e veneziani l'impero sa-
rebbe stato ridotto a mal partito.
I catalani avventurieri che avevano
aiutato Federico d'Aragona nella
spedizione di Sicilia, si rivolsero al-
l' oriente per nuove imprese, e do-
po aver soccorso l'imperatore An-
dronieo per discacciare i turchi
dall' Asia minore, si diedero a far
guasti nella Grecia, e sebbene si
opponesse loro in Morea il duca
di Nasso cogli ausiliari albanesi ,
giunsero ad assicurarsi il possesso
del ducato di Alene tolto alla ca-
sa di Brienne. Nel secolo XIV in-
cominciò Ottomano condottiero dei
turchi ad inquietare colie sue navi
il duca di Nasso; quindi Orcano
raddoppiò contro i cristiani il fu-
rore, e desolò orribilmente la Mo-
rea , r Attica , e Negroponte. Per
mezzo della crociata promulgata
dal Papa Giovanni XXII, i latini
ed i greci distrussero nel i33o la
gran flotta turca presso al monte
Athos. Ma l'odio fra i Ialini ed i greci,
GRE
a cagione dello scisma, rovinò gli
nlFari dell' impero sotto Andronico
il giovane, mal diretto dal suo pri-
mo ministro Giovanni Cantacuze-
no, I danni de' turchi l' obbligaro-
no però a ricorrere al Papa per
aiuti, ma infelice fu l' esito della
lega, ed Orcano vincilore vide nel
ì3^5 perire sotto le sue armi il
celebre Nicola Sanudo signore di
Milo soprannominata Spezzabanda,
e tutti i greci dell' armata cristia-
na, 11 ducato di Nasso fu ereditato
da Nicola Carcerio signore di Ne-
groponte , e Gaspare Sonimariva ,
già successore di Ville-Hardouin
nel principato di Morea, sposò l'u-
nica figlia dell'estinto Sanudo, che
ebbe in dote le isole di Paio e
di Antiparo. L'Acaia era posseduta
nella maggior parte da Roberto di
Valois. Tutti questi principi si col-
legarono insieme ad altri potentati
cristiani, per far fronte ai progressi
de' turchi. Tebe era il punto di
riunione, ma in luogo di operare ,
tutti i disegni furono guasti per la
nuova divisione fra i veneti ed i
genovesi sopravvenuta. Francesco
Crispo signore di Milo acquistò al-
la sua famiglia il ducato di Nasso,
coir assassinare il Carcerio legitti-
mo possessore. Gli imperatori greci
giunsero a far trattati col turco
per odio e gelosia del nome lati-
no. Maometto I attaccò i dominii
di Giacomo Crispo duca di Nasso,
ma la flotta turca venne coli' aiuto
delle venete galere interamente di-
strutta. Avendo Amurat li sulta-
no de' turchi occupato la Tiacia ,
la Macedonia, l' Illirico, 1' Epiro, la
Bulgaria, l'Albania, la Schiavonia,
la Rascia , venne l' impero greco
rovinato da Maometto II il Con-
quistatore, il quale dopo aver nel
1453 soggiogato Costantinopoli col-
GRE ni
la morte deh' ultimo imperatore
greco, ed essersi impadronito del-
l'impero, co' suoi turchi si rivoi-
se ancora a distruggere i princi-
pi greci , che nell' Acaia e nel-
r Epiro regnavano , senza rispar-
miare i latini. Entrato in Morea
s' impossessò di Corinto , e spogliò
r un dopo r altro i despoti Deme-
trio e Tommaso Paleologhi, fratel-
li dell' ultimo imperatore. Tolse
quindi in piena pace a' veneti la
città d' Argo, onde la repubblica
si armò, e chiese soccorso agli al-
leati. 11 duca di Nasso accorse per
il primo, mandando due galere e
delle truppe a Reitoldo d'Aste ge-
nerale dell' armata , la quale com-
posta di quindicimila uomini ri-
cuperò Argo, e si trattenne poi
a ristabilire con gran pena le mu-
raglie dell' isttno di Corinto, difen-
dendola con doppia fossa. I cri-
stiani presero Sparta, ed erano per
entrare in Corinto, quando Bertol-
do vi perì in un assalto : fu tale
lo- spavento dell'esercito, che si po-
se in fuga, ed il visir Acmet tro-
vando la muraglia sguernita, fecela
demolire, e ripresa Argo, si pose
a saccheggiare tutta 1' Acaia.
Il generale Orso Giustiniani fe-
ce due vani tentativi per togliere
r isola di Lesbo, che i turchi ave-
vano conquisi' to ; ma ebbe l'im-
presa sì cat(;«'0 successo, che egli
ne morì di dolore in Negroponte.
Quivi stanziavano le venete flotte,
ed andavano maltrattando i turchi
nella Tessaglia e nelle vicine isole.
Acceso Maometto il di sdegno, nel
1470 rivolse le sue armi contro
Negroponte, trapassando su vari
punti r Euripo egli stesso coli' ar-
mata di terra, forte di centoven-
timila combattenti , mentre Ac-
met colla flotta sbarcava il mate-
Ili GRE
riale d'assedio. Il provveditore Pao-
lo Èrìzzo sostenne eroicamente la
piazza, ma l'ammiraglio Canale che
doveva co' soccorsi di Candia at-
taccare le navi, nulla intraprese.
La guarnigione non potè resistere
ai ripetuti assalti , sebbene avesse
fatto macello di quarantamila tur-
chi. Maometto li abusò indegna-
mente della vittoria trucidando
tutti gl'individui al di sopra di
venti anni : il valoroso Erizzo si
arrese sulla parola d' onore del
sultano , ma fu barbaramente se-
gato vivo in due parti , e la va-
ghissima sua figliuola così ardita-
mente si fece a rampognare l'as-
sassino del suo genitore, che can-
giato in furore il linguaggio di
seduzione, con che si attentava a
consolarla, le trapassò il seno con
un pugnale. Tale tragico line eb-
be la dominazione cristiana di Ne-
groponle. Nel 1478 col trattato di
pace ebbe Maometto II dai vene-
ziani le isole di Lemno e Tenaro.
La città di Atene era già stata
tolta dai turchi agli Acciainoli di
Firenze, che la possedevano dopo
i catalani dal i^55 ; né gli sforzi
falli da' veneti nel 1464 P^i' l'icu-
perarla, bastarono a far cadere la
fortezza , onde convenne abbando-
narne il pensiere. Modone , Coro-
ne e Lepanto vennero in potere di
Baiaz,etto lì nel i497' ^^^t^s "^^
1 52 t r isola di Rodi conquistata da
Solimano I. E sebbene gli spagnuo-
li nel i533 occupassero Corone e
Patrasso, non vi si mantennero, e
ritornarono quelle piazze in potere
del turco. I duchi di Nasso si sos-
tennero sino al i566, e sebbene
Selim II investisse di quella signo-
ria l'ebreo portoghese Giovanni
Mignez suo favorito, questi mai
n'ebbe il possesso ; ma ritirate le
GRE
famìglie Crispo e Sommariva A
Venezia, dopo cinque secoli rovinò
il dominio latino sull'Arcipelago,
che nel 1672 il marchese di Fleu-
ry gentiluomo savoiardo vanamen-
te cercò di far risorgere e rende-
re indipendente dai turchi col mez-
zo d'una federazione. La famosa
battaglia di Lepanto vinta dai cri-
stiani , e di cui fu tanto beneme-
rito s. Pio V, avrebbe potuto can-
giar le sorti, ma gli spagnuoli mal-
accorti si contentarono con Filip-
po II in quella circostanza di a-
ver posto il sultano Selim II fuor
di stato di nuocere. La repubbli-
ca di Venezia tornò tuttavia a pu-
gnare coi turchi verso la metà del
secolo XVI , e nel 1669 perdette
r isola di Candia, e segnò la pace.
Riprese le ostilità nel 1684, dopo
la liberazione di Vienna dall'asse-
dio de' turchi , ed oltre parecchie
isole Jonie, ricuperò Prevesa nel-
l'Albania , Navarino, Modone, Na-
poli di Romania, Patrasso, Lepan-
to, Corinto, Atene, Castelnuovo ed
altre piazze. Colla pace di Carlo-
witz nel 1 699 ritennero i veneti
le loro conquiste di Morea , salvo
Lepanto, e fu consentita la demo-
lizione delle fortezze di Napoli e
Prevesa: i turchi rimasero stabil-
mente padroni dell'Arcipelago e sue
isole. La nuova guerra però che
nel 1715 tornò ad iscoppiare, tol-
se a' veneti tutte le piazze di Mo-
rea, e la Grecia fu da quel tempo
interamente assoggettata al giogo
della Porta ottomana. F'. Pausa-
nias , Voyage de la Grece^ trad. en
frane, par Cahb. Gedeyn, Amster-
dam 1733. In Roma nel 18 17 An-
tonio Nibby ci diede in quattro
tomi tradotta in italiano la descri-
zione della Grecia del medesimo
Pausania. Si può qui aggiungere
GRE GRE ii3
VAnacani il giovane, viaggio deU dalla mela dello scorso secolo, alla
la Grecia, stampato in più luoghi comparsa delle armi della Russia
ed in Venezia nel 1828. contro l'impero ottomano, si eman-
Da quel tempo la nazione gre- ciparono, ed aiutati dalla loro po-
ca cadde in una servitù deplorabi- sizione prossima al confine, valsero
le. Sotto il governo turco , senza a sostenere la proclamata separa-
essere incoraggita a niente che fos- zione. I solioti nell'Albania, i mai-
se utile o grande, perdette in gran noti nella Morea , gli sfazioti nel-
parte della sua civilizzazione, ed il V isola di Candia anteposero di me-
suo slesso carattere nazionale sa- nare vita nomade, anziché soffrire
rebbesi cancellato, se la diversità di le catene de' turchi , mantenendo
religione non avesse innalzata una fresca la memoria delle passate glo-
insormontabile barriera fra i vin- riose epoche, e degli antichi eroi a
citori ed i vinti. Divisa venne la mezzo de' loro canti popolari. Nel
contrada in sangiacati o provincie, 1770 si manifestò nella Morea
rette da pascià o da bey, le quali l'insurrezione, ma la Porta pronai
suddividevansi in vaivodie o can- tamente represse ogni sfoi"zo. Quan-
toni , ed in ogni comune eravi il do l' armata francese penetrò nel-
magistrato turco chiamato codjaba- l'Egitto, e venne alle prese coi
sci, the dettava leggi agli stessi pri- turchi, sembrò ai greci non lon-
rnati greci. I tributi erano intolle- tana la loro liberazione, tanto più
rabili per la loro gravezza e per che nelle coste dell'Albania, e nel-
il njodo dell' esazione ; il caralch le isole Jonie succedevano combat-
era il più abborrito di tutti. Il ca- timenli tra i turchi e i francesi,
ralch era una schedola per far fé- Dipoi Napoleone pensò a formarsi
de del testatico annuo pagato, sen- un appoggio dei greci contro la
za avere acquistata la quale niun Porla ; ma il suo progetto non
raja o cristiano poteva soggiornare ebbe luogo, come andarono a vuo-
o viaggiare per le regioni della lo le speranze fondale sulla Rus-
Grecia : secondo la condizione il sia. Le insubordinazioni di Czer-
pagamento della somma era mi- ni-Giorgio, di Pasvan-Oglù , e di
nore o maggiore. Ogni magistra- Alì-Tebelen furono scintille elettri-
to inoltre esercitava più o meno che che ridestarono coraggio nei
duramente il suo dispotismo. Le greci per emergere dall'avvilimen-
proprietà , i talami , le proli non lo. Molti greci quindi militarono
potevano in modo alcuno guaren- sotto le ba"ndiere francesi e rus-
lirsi dalla turca rapacità e lussu- se, e i dotti passarono nelle uni-
ria , per cui i miseri cileni geme- versila di Europa. Verso il 18 14
vano nella oppressione. I monta- i giovani greci che avevano viag-
nari ritirati nelle loro irapenetra- gialo in Europa, si unirono per la
bili vette, mai piegarono la fronte liberazione della patria, incomincia-
alla turca oppressione, il perchè i rono a formare una patriottica as-
dominalori dovettero contentarsi di sociazióne sotto il nome di Eteria,
un nominale vassallaggio e di un ed i membri che la composero
incerto tributo. Gl'intrepidi abitan- furono chiamati eterisli. Intanto
ti di Czerni-Gora o Montenegrini per un trattalo conchiuso a' 5 no-
furono di questo numero, e sino vembre 181 5 tra l'Inghilterra, la
VOI XXXII. ^ ì. ^ Il
/
8
Ic^s&rvM^, roi*
ri4 GRE
Russia e Tadesione dell'Austria, con
le isole Ionie, e col nome di Re-
pubblica (Ielle isole Ionie ^ venne
formato uno stato libero e indi-
pendente, con governo aristocratico
rappresentativo , sotto il protetto-
rato perpetuo del re d' Inghilterra.
Ed il lord alto-commissario del re
dirige tutti gli affari importanti
della repubblica col presidente del
senato, che rappresenta il potere
esecutivo della repubblica medesi-
ma. Questo stato fu formato colle
isole di Corfìi, Paxò, s. Maura,
Itaca, Cefalonia, Zante e Cerìgo ,
già successivamente dominate dai
veneziani, dai francesi, dai russi,
dai turchi e dagli inglesi. Indi Ri-
gas, nuovo Tirteo, infiammò la gio-
ventù greca co' suoi canti pieni
dell'amor della patria. I serviani
avendo tentato poco prima di ren-
dersi liberi, vollero i greci seguirne
l'esempio. La insurrezione si mani-
festò nell'anno 1821 nella Molda-
via, sotto il principe greco Ipsi-
lanti. I malnoti scesero dalle lo-
ro montagne ; la Morea, la Liva-
dia^ la Tessaglia, l'Epiro, le iso-
le dell'Arcipelago e Candia furo-
no in poco tempo il teatro della
ribellione; le tre celebri isole d' I-
dra, Psara e Spezia misero in mare
le loro flotte. Mahmud II impera-
tore de' turchi nel suo furore in-
ferocì a Costantinopoli contro i
greci , ed a' 23 aprile dell' anno
stesso fece strozzare il patriarca
greco e sei prelati , esponendo ai
più atroci insulti della plebaglia
ottomana tutti i greci dimoranti
in quella capitale, per le cui strade
strascinò il cadavere del patriarca.
La rivolta gi'eca prese allora il
carattere della più orrenda carni-
cci na , che riempi di desolazione
tutte le greche provincie. Molti
GRE
greci si rifuggirono in esteri stati,
e Pio VII offri amichevole usilo in
Ancona ad intere famìglie. Tripo-
litza capitale della Morea, e Pa-
trasso nel cadere del nominato anno
vennero in mano degli cileni , i
quali difesero con coraggio Atene,
Missolongi , ed altre piazze forti,
onde questa guerra desolò per sei
anni il bel paese. Un'armata araba
ed egiziana , inviata in soccorso
de' turchi da Mehemed-APi pascià
d' Egitto, compì la rovina delle
città e delle campagne.
Nell'anno stesso 1 82 1 i greci
formarono un governo centrale, ed
una cosi detta gcrusia di dieci
membri; sotto la sua condotta le
Provincie del continente inviarono
trentatre deputati a Salona per
fondarvi un governo definitivo, e
questi deputati istituirono un areo-
pago di quattordici membri. Dal
loro Iato il Peloponneso e le isole
avevano mandato i propri depu-
tati ad Argo, ove formossi una
gerusia di venti membri per la
Morea. In fine al principio del-
l'anno 1822 la prima assemblea
nazionale della Grecia essendosi
riunita ad Epidauro, compilò una
costituzione ellenica provvisoria ,
secondo la quale doveva là Grecia
avere un concilio deliberativo di
trentatre membri, uno esecutivo di
cinque membri , un corpo giudi-
ziario indipendente, alcune autorità
provinciali, cantonali e comunali,
tutte annuali. Fu allora anche di-
chiarato che la Grecia formerebbe
una riunione di stati federativi.
La sede del governo fu stabilita a
Corinto, ma si trasportò poscia ad
Argo. Nello stesso anno i turchi
si vendicarono degl'insorgenti del-
l' isola di Scio, che misero a fuo-
co e a sangue, e da dove seco tras-
,«fl
.VAOimacft
GRE
scro un gran numero di cristiani
in iscliiavitù ; invano l'ammiraglio
Canaris fece saltare in aria il va-
scello del capilan-pascià, la distru-
zione di Scio fu consumata. Divi-
si sempre fra loro , i capi della
Grecia furono incapaci di resistere
ni turchi, che s' impadronirono di
Sulì, e penetrarono per la Livadia
sino alle Termopili , dove furono
arrestati dal greco capo Odisseo.
Nella Morea i greci, malgrado le
loro intestine divisioni, seppero re-
sistere a vari corpi di tiuppe tur-
che, e presero d'assalto la città di
IVauplia o Napoli di Romania, del-
la quale avrebbero fatto la loro
capitale, se le querele ognora rina-
scenti de' capi, sempre discordi, lo-
ro avessero permesso di estendersi
maggiormente. Invano il governo
centrale, residente a Corinto , fece
un appello alle potenze cristiane ;
i governi d'Europa credettero al-
lora dover restare impassibili; i
soli particolari, chiamati filelleni ,
inviarono qualche soccorso agli a-
bilanti della Grecia, e da lutti i
paesi d' Europa , e massime dalla
Germania, dalla Francia e dall'In-
ghilterra, si corse a combattere sot-
to le bandiere de' greci. Fra quelli
che più si segnalarono con zelo per
la causa della greca insurrezione ,
si rimarcano il colonnello Fabvier,
Normano, ed il generale Churcb.
Lord Byron, chiamato il principe
dei filelleni, dopo molti sagrifizi pei
greci, terminò i suoi giorni fra es-
si, e più taidi lord Cochrane ven-
ne a comandare la greca flotta.
Per la morte di lord Byron e del-
l' intrepido Marco Botzaris la na-
zione greca decretò il pubblico lut-
to. Fra i greci molti generali si
sono anche segnalati in questa lun-
ga lotta, dovendosi nominare fra i
GRE nS
primi i Botzari , Odisseo, Coloco-
troni, Maurocordato, Caraiskaki e
Niketas; e nella marina si distinse
fra gli altri Miaulis. Appena sfug-
gita ai pericoli d' una guerra civi-
le, una seconda assemblea fu con-
vocata in gennaio iSaS nella piaz-
za di Astra ; la costituzione di Epi-
dauro, leggermente modificala , a-
dottossi per tutta la Grecia, ed in
luogo di amminisli'azioni provin-
ciali s' istituirono delle prefetture
od eparchie. Fu nominato Giorgio
Condurìoti presidente della sezione
legislativa , e Pietro Mauromicalos
della esecutiva. Dopo la promulga-
zione delle nuove leggi costituziona-
li, il governo, ancora mal fermo ,
fu trasferito a Tripolitza. 1 greci
avevano a quest'epoca circa quat-
trocento navigli e barche armate ;
ma quanto all'armata di terra, non
fu mai possibile di darle una re-
golare organizzazione. Gli albanesi
con mala fede, per guadagno, for-
nirono viveri ed armi al comune
nemico. Nuove armate turche Ten-
nero a piombar sulla Grecia, ed il
governo in verun luogo sicuro, an-
dò a piantarsi successivamente nel-
l'isola di Coluri, ad Argo, a Nau-
plia. I capitani o capi militari del-
la Morea agirono arbitrariamente
alla maniera dei pascià, mentre il
corpo legislativo, rifuggito a Kra-
nidij si vide nella necessità di di-
sciogliere il corpo esecutivo ; que-
sti andò a stabilirsi a Nauplia, ove
si venne ad assediarlo. Alla fine i
partiti sembrarono avvicinarsi, ed
il governo si stabili definitivamente
nella stessa piazza di Nauplia , la
quale nel 1824 divenne però di
nuovo il teatro di una gueira ci-
vile, dopo che j turchi s'impadro-
nirono dell' isola di Psara , in cui
più non rimasero abitanti, gli uni
n6 GRE
essendo fuggili sui vascelli, gli ni-
tri rimasti sepolti sotto le rovine
delle proprie abitazioni.
Nel i8a5 una flotta egiziana, a-
vendo a bordo il valoroso Ibrahim,
figlio dell'allora pascià al presente
viceré d' Egitto, giunta essendo in
soccorso dei turchi, la guerra di-
venne più che prima micidiale.
Missolongi dopo un' ostinata resi-
stenza fu presa a viva forza dai
mussulmani. L' assedio pertinace di
Missolongi ebbe miserando fine ai
23 aprile 1826, ed insieme riuscì
glorioso ; dappoiché essendosi la
guarnigione greca nel punto estre-
mo aperta la via col ferro tra gli
inimici , e con essa le donne e i
fanciulli, sarebbe campata la mol-
titudine senza un indegno tradi-
mento , mentre pochi invitti atte-
sero al varco gli egiziani dentro le
mura, e nella esplosione delle mi-
ne, si sagrificarono con magna-
nimo esempio alla patria, fra le
cadenti macerie della città. Nel-
l'anno stesso 1826 la cittadella di
Atene fu assalita , indi provò la
medesima sorte; Church e Cochra-
ne, generalissimi di terra e di ma-
re, vi adoperarono energici ma va-
ni sforzi, onde cadde per capitola-
zione a' 5 giugno 1827. Durante
i successi dell' armata d' Ibrahim ,
il governo greco, sempre paralizza-
to dalle fazioni, restò presso a poco
nullo, quanto cioè lo era stato fino
allora. La gravezza del pericolo
indusse le fazioni a ravvicinarsi, e
Colocotroni, il più influente fra i
capi, si sottomise al governo. Nel
maggio 1827 una nuova costitu-
zione per la Grecia fu promulgata
a Trezene; essa dichiarò legge del-
lo stato la sovranità del popolo ,
la eguaglianza di tutti i greci in-
uauzi alla legge, la libertà dei cul-
GRE
ti, la divisione dei poteri fra il se-
nato o corpo dei rappresentanti, il
potere esecutivo o governatore, ed i
corpi giudiziarii. I senatori o rap-
presentanti delle piovincie doveva-
no essere eletti dal popolo ogni tre
anni, e rinnovati ciascun anno per
terzo ; ogni anno il senato doveva
tenere una sessione di quattro o
cinque mesi. Il governatore, la cui
persona fu dichiarata inviolabile
durante le sue funzioni, sarebbe e-
letto per sette anni, con forme re-
golate da una legge particolare, ed
egli sanzionerebbe e promulghereb-
be le leggi. Il potere giudiziario si
defim indipendente dagli altri due.
La Grecia si volle divisa in pro-
vincie od eparchie, e tutte le con-
trade greche che prendessero le
armi onde sottrarsi al governo tur-
co, sarebbero considerate eparchie
della nuova repubblica. Per l'am-
ministrazione pubblica, molte epar-
chie riunite formerebbero un the-
me che avrebbe un amministrato-
re, e due o cinque sotto-prefetti,
secondo il numero delle eparchie;
nei comuni si nominerebbe un
demogoronte per ogni cento fami-
glie. Il governatore della repubbli-
ca nominerebbe gli amministratori
dei iberni, ed i demogoronti sareb-
bero eletti dal popolo. La religio-
ne greca detta ortodossa fu dichia-
rata religione dello stato ; il clèro
non poter esercitare verun pubbli-
co impiego, tuttavolta i preti am-
mogliati o presbiteri godrelibero
del diritto di elezione. Per sigillo
della Grecia fu pi-esa la figura di
Minerva cogli attributi della sag-
gezza. Intanto i greci invocarono
la mediazione dell' Inghilterra per
aver pace, mentre vantaggiosa di-
versione venne operata coi turchi,
mediante la dichiarazione di guer-
GRE
ra fatta dalla Russia e dalla Per-
sia. Le isole di Negroponte e di
Candia parteciparono alla insurre-
zione , ma la discordia continuava
ad agitare gli spiriti greci. Verso
questo tempo, con trattato de' 6
luglio 1827, fatto a Londra, fu ri-
soluto dall'Inghilterra, dalla Fran-
cia e dalla Russia d' interporsi u-
iiite fra i turchi ed i greci, onde
porre un termine alle calamità
della guerra. Ma a queste potenze
mediatrici il sultano Mahmud II
diede vaghe ed arroganti l'isposte,
e ricusò di rispondere alle propo-
sizioni del trattato di Londra. Però
la Grecia accettò la mediazione delle
tre potenze, ed acconsentì a rice-
vere il conte Giovanni Capodistrias,
già ministro russo, col titolo di pre-
sidente del governo greco. V. il
Compendio storico sullo slato dei
greci dall' epoca della conquista
mussulmana fino ai tempi nostri ,
cioè dalla caduta di Costantinopoli,
fino alla guerra dell'indipendenza,
opera del sig. Viliemain , uno dei
quaranta dell' accademia francese ,
la cui prima versione italiana fu
pubblicata in Firenze dalla tipo-
grafìa Birindelli nel 1828.
Le flotte inglese, francese e rus-
sa, si presentarono riunite dinanzi
a Navarino, ove si tratteneva minac-
ciosa la flotta egizia. Gli ammira-
gli delle tre potenze intimarono ad
Ibrahim di non uscire colle sue
navi dal porto, e di cessare a dan-
no della nazione greca la pirateria,
mentre il governo greco dal canto
suo andava a richiamare i coi'sari.
Ma ostinandosi Ibrahim ad allestire
spedizioni navali, quindi a' 20 ot-
tobre venne combattuta la memo-
rabile battaglia navale nel porto
di Navarino, ove gli anglo-gallo-rus-
si ottennero luminosa vittoria, e fu
GRE 117
distrutta la flotta turco-egizia. La
Porta ottomana sospese allora le
sue relazioni diplomatiche colle na-
zioni combattenti, e l'anno 1828
si annunziò propizio coli' arrivo di
Capodistrias, che salpò da Ancona
a Napoli di Romania , ed all' am-
ministrazione greca impresse un* at-
titudine più regolare, ed i migliori
augurii se ne trassero in aprile»
quando comparve il manifesto del-
la guerra formalmente intimata alla
Porta dalla Russia. A' 19 luglio si
sottoscrisse a Londra un nuovo
protocollo, in forza del quale ese-
guirono i francesi una spedizione
in Morea per rendere le negozia-
zioni più imponenti, e porre il fre-
no alle stragi e devastazioni d' I-
brahim , mentre l' ammiraglio in-
glese Codrington obbligò il viceré
d'Egitto in Alessandria ad ordinare
il richiamo delle sue truppe , le
quali ai 19 settembre evacuarono
del tutto la Morea. I francesi prin-
cipalmente guarnirono Navarino,
Modone e Patrasso. Le potenze
mediatrici dichiararono di nuovo di
proteggere i greci ne' limiti della
Morea e delle Cicladi; ma intanto
la Livadia fu dai turchi sgombra-
ta, come venne liberato da Mian-
lis il golfo di Arabracia , col po-
steriore importante acquisto di Le*
panto. Il 22 marzo 1829 un terzo
protocollo regolò i limiti e le con-
dizioni della greca indipendenza ,
e nel luglio l' assemblea nazionale
d' Argo presieduta da Capodistrias
dichiarò la seguita purgazione della
pirateria in tutto 1' Arcipelago.
Quindi venne nominato il pannel-
lenio o consiglio di stato , e la
yerossia o senato di ventun mem-
bri. I felici successi dei russi, e la
pace conchiusa tra questi e la Por-
ta in Adrianopoli ai i4 settembre
j|8 GRE
1829, coir articolo decimo compi»
rono V opera della greca rigenera-
zione, sulla base de' protocolli sot-
tomessi all'approvazione della Por-
ta. I greci convennero nell' adottare
il governo monarchico ereditario ,
ma fino alla nomina del re la
somma delle cose continuò ad es-
sere in mano di Capodistrias , e
delle magistrature stabilite dalla
costituzione di Trezene. Cessate le
guerre esteriori, arsero di nuovo le
intestine, e lo spirito dì fazione in-
vase ogni parte del suolo greco.
Indi cadde traffitto dal pugnale il
presidente Capodistrias, mentre en-
trava in chiesa per assistere alle
sacre cerimonie, ed il suo fratello
che assumer volle le redini del go-
verno dovè la salvezza alla fuga.
G. Padovani nel i832 pubblicò
colle stampe in Corfìi il Panegiri-
co funebre a Giovanni Capodistrias.
Finalmente le tre nominate poten-
ze d' Europa convennero nell' ac-
cordare alla Grecia rigenerata un
governo monarchico indipendente;
ed ai 3 febbraio 1 83o, con protocollo
fatto a Londra dai plenipotenziari
delle dette potenze alleate, dichiara-
rono l'indipendenza della Grecia, i
confini e limiti delle sue frontiere,
la forma di governo, la pace tra i
turchi ed i greci, e l' amnistia tra
i due popoli. Con altro protocollo
elessero in re della Grecia il duca
Leopoldo di Saxe Cobourg-Gotha ;
e con un terao protocollo stabili-
rono di proteggere i diritti della
Chiesa cattolica in Grecia, quindi
con nota collettiva parteciparono
al duca Leopoldo la sua esaltazio-
ne. Questi agli 1 1 dello stesso me-
se rispose alla nota , accettando
condizionatamente la corona di Gre-
cia. A'23 aprile la sublime Porta
dichiarò ai tre plenipotenziari delle
GRE
potenze segnalarle del trattato dei
6 luglio 1827, ch'essa accedeva
interamente e senza restrizione al-
le disposizioni regolate dalla confe-
renza di Londra concernente la
Grecia ; ma ai 1 1 maggio del me-
desimo anno i83o il duca Leo-
poldo dichiarò formalmente ai ple-
nipotenziari delle potenze alleate
di rinunziare alla corona dì Gre-
cia, e poscia nel giugno i83i fu
eletto a quella del Belgio ove re-
gna. In seguito i suffragi si riuni-
rono nel principe reale di Baviera
Ottone I, nato il primo giugno
1814, figlio del regnante Lodovico.
Egli fu eletto in virtù dell' autori-
tà tramessa dalla nazione greca alle
tre potenze alleate, per la conven-
zione preliminare di Londra de' 6
luglio 1827, e per il trattato con-
chiuso pure in quella capitale a' 7
maggio i832, e ratificato dal re
di Baviera nel 27 maggio di det-
to anno. Accettò il principe Otto-
ne I la corona dì Grecia a' 5 ot-
tobre i832, e prese possesso del
trono ai 25 gennaio i833. Il nuo-
vo re dopo breve soggiorno in
Nauplia, ritornò l'antico lustro ad
Atene, dichiarandola capitale del re-
gno, e trasferendovi la sua corte.
Venne però nominata una reggen-
za di slato per dirigere il giovine
re neir esercìzio dell'autorità su-
prema, fino al compimento dell'an-
no ventunesimo dell' età sua , ciò
che si effettuò il primo giugno
i835, in cui prese le redini del
governo. Nel seguente anno a' 22
novembre si sposò con la regina
Maria Federica, figlia del granduca
regnante d'Oldenbourg, e nell' an-
no 1843 diede alla Grecia una co-
stituzione.
Confina il nuovo regno al nord
coir impero ottomano , e le altre
GRE
parli sono bagnate dal mare Egeo,
dal mare Mediterraneo, e mare
Jonio. Può dividersi in Grecia con-
tinentale, peninsulare ed insulare,
comprendeudovisi la maggior parte
del sangìacato di Livadia, il pa-
scialatico di Morea , l' isola Eubea
colle Cicladi , ed una gran parte
delle Sporadi, già appartenenti al
governo del capitane pascià o gran-
de ammiraglio turco. Ecco il qua-
dro della divisione amministrativa
in tredici dipartimenti , due dei
quali nella Livadia, sette nella Mo-
rea e quattro nella parte insulare.
I. Grecia orientale, capoluogo A-
lene metropoli del regno. 2. Gre-
cia occidentale , capoluogo Misso-
longi. 3. Argolide, capoluogo Nau-
plia. 4- Acaia, capoluogo Patrasso.
5. Elide, capoluogo Pyrgos. 6. Alta
Messenia, capoluogo Modone. 7.
Bassa Messenia, capoluogo Calama-
ta. 8. Laconia , capoluogo Mistra.
9. Arcadia , capoluogo Tripolitza .
10. Eubea, colle Sporadi setten-
trionali, capoluogo Negroponte. 11.
Cicladi settentrionali, capoluogo Si-
ra. 12. Cicladi meridionali, capo-
luogo Nasso. 1 3. Sporadi occiden-
tali, capoluogo Idra. Gli abitanti si
fanno ascendere con poca verosi-
miglianza circa a seicentoquaranta-
mila , altri dicono novecentomi-
la; altri sostengono che la popo-
lazione del regno greco superò un
milione di sudditi. Nei gloriosi secoli
della Grecia antica il solo Peloponneso
conteneva otto milioni d'abitanti;
sei ve ne trovarono i romani nella
loro conquista, e due ve n'erano an-
cora nel secolo XV , noverandosi
duecentocinque città e grosse bor-
gate in angusta periferia. Ma la
pace degli abitanti, le savie leggi,
l' istruzione pubblica, la feracità del
suolo , in breve giro d' anni po-
GRE 119
Iranno ritornare all'onore primiti-
vo questa memoranda regione. Una
liecente statistica divide come segue
il regno della Grecia. li nuovo re-
gno della Grecia è diviso in tre
parti: Morea, Continente, e Isole,
e queste abbracciano ventiquattro
provinole, e sette sotto-provincie.
Le Provincie sono l' Argolide, Idra,
Corinto, Acaia, Cillenia, Elide, Tri-
figlia, Messenia, Mantinea, Gortina,
Lacedemone , Laconia , Etolia , A*
carnania, Euritiana, Focide , Itioti-
de , Beozia , Eubea , Tena , Sira ,
Nasso, Tera. Le sotto-provincie sono
le seguenti. Spezia , Tricon ia , Pi-
lla, Locride, Megara , Schiata, e
Melos. Ogni provincia e sotto-pro-
vincia sono divise in comuni , i
quali sono di tre classi ; quattro
appartengono alla prima, ottantu-
no alla seconda, quattrocento sessan-
totto alla terza. Riporteremo qui
un cenno storico sulla capitale di
questo regno ellenico, e residenza
reale.
Atewe, Athineh o Setines, y4ilu-
nai , Alhenae, città della Grecia
orientale, che vuoisi la contrada
più celebre della Grecia , capitale
dell' Attica e del regno greco ,
posta nella Beozia, e forse la città
più giustamente celebrata dell'an-
tichità, riportandosene la fonda-
zione all'anno i582 prima dell'era
volgare : già sede delle scienze, e
teatro del vero valore. Deve la sua
origine a Cecrope, che da Sais cit-
tà dell'Egitto, giunto nell'Attica,
paese in quell' epoca probabilmente
abitato da sole isolate popolazioni,
quivi edificò una piccola città, che
dal suo nome chia mossi Cecropia.
Per la sua situazione sopra una
rupe, gli ateniesi chiamaronla pri-
ma Tn'toniuni, e quindi Acropoli^,
presentando la piazza un sicuro
•lao GRE
asilo cóntro le incursioni de' pira*
ti. Alcuni credettero clie sotto lo
stesso regno di Cecrope essa pren-
desse il nome di Atene, mentre
altri riportano un tate avvenimento
al tempo di Ereteo , che sali al
trono nel 14^3 prima dell'era
cristiana, occupandolo cinquanta an-
ni. Il suo circuito non era allora
che di sette miglia ; ma Cecrope
nel tempo stesso fondò nei dintor-
ni dodici borgate o tribù, le quali
Teseo che incominciò a regnare
nel 1260 avanti la detta era, l'iu-
m in una sola città, per cui qual-
che Tolta egli viene chiamato il
fondatore di Atene, da lui divisa
in cinque parti. Da questo tempo
incominciò a stabilirvisi la forma
repubblicana, e Codro che fu 1' ul-
timo di diversi re, dopo un regno
di ventun anno terminò di vivere.
Dopo la sua morte furono creati
gli arconti , il primo de' quali Me-
done figlio di Codro , governò in
tal qualità la repubblica venti an-
ni : questi arconti dapprima per-
petui , poscia decennari , in fine
divennero annuali. Dopo le severe
leggi dell'arconte Dracone, pubbli-
cò Solone le sue. Pisistrato usurpò
la sovranità di Atene l'anno 56 1
prima della nostra era. Poscia cac-
ciato, vi rientrò due volte, regnan-
do in tutto dieciotto anni. Ippia ed
Jpparco suoi figliuoli furono i suc-
cessori di lui per anni dieciolto ;
ma il secondo fu ucciso da quelli
della famiglia di Alcmeone, opposti
a quella di Pisistrato , ed Ippia
■venne cacciato tre anni dopo da
Calistene l'anno 5 12. Venti anni
dopo ebbe luogo la celebrata bat-
taglia di Maratona, e passati dieci
anni Serse invase la Grecia, sac-
cheggiò e quasi distrusse Atene; a
lale epoca Temistocle diede alla
GRE
città l'estensione che conservò di-
poi. Vedendo questo grand' uomo
che un tale funesto avvenimento
avrebbe luogo ogni qualvolta pen-
sassero i nemici di assalire la città
dalla parte di terra, rivolse tutta
le sue forze sid mare, e battè lu-
minosamente i persiani nella famo-
sa battaglia di Salamina , l' anno
480 avanti l'era volgare. Seguen-
do sempre il sistema medesimo,
Temistocle, delusa la gelosa inquie-
tudine de' lacedemoni , pervenne a
congiungere con lunghe muraglie
il porto del Pireo alla città di
Atene, ch'egli estese sempre mag-
giormente . Divenuta più florida
anche pel gran numero d' illustri
uomini da essa prodotti , eccitò
vieppiù la gelosìa de' lacedemoni
che le suscitarono de' nuovi nemi-
ci. Tutta la Gi'ecia prese parte
nelle loro querele , e cosi ebl)e
principio la famosa guerra del Pe-
loponneso con la presa di Platea
fatta dai tebani, guerra che durò
ventolto anni. Lisandro capitano
de' lacedemoni prese Atene, che sa-
rebbe stata distrutta , secondo il
desiderio de' tebani , ma essendo
prevalso il divisamento de' lacede-
moni, vi si stabilirono invece trenta
persone riconosciute sotto il nome
di tiranni, che Trasibulo ed altri
scacciarono poi nel periodo di tre
anni. Pausania ristabili allora il
popolare governo , ed in progresso
Atene divenne ognor più possente.
Atene ebbe poscia a sostenere
nuove guerre non solo contro i
tebani e gli spartani , ma contro
quelli di Bisanzio e di Rodi , che
fecero una lega possente cogli altri
insulari, i quali soffrir non voleva-
no una specie di tributo richiesto
dagli ateniesi allo stretto dell' Elles-
ponto. L'anno 338 Filippo re di
GRE
Mace(ìonia fece loro la guerra , e
guadagnò sopra di essi e dei lebani
la battaglia di Cheronea. Atene
molto soffri sotto Alessandro il
(irande, ed in progresso sotto An-
tipatro e Cassandro. Divenuta la
pili bella del mondo, per opera di
Pericle, capo della repubblica, per-
dette dopo il regno di Alessandro
la sua superiorità assoluta, e non
tenne più che un grado seconda-
rio. La ricchezza negli edifìzi suc-
cesse alla nobile semplicità , ed al
carattere maestoso che distingue le
fàbbriche di Fidia e di Callicrate;
e quegli ateniesi fieri tanto e ge-
losi della loro grandezza, che non
avevano acconsentito che uno dei
più grandi uomini della repubblica
a proprie spese facesse costruire
de' superbi monumenti a maggior
lustro della città, purché su di es-
si rimanesse scritto il suo nome ,
questi medesimi acconsentirono che
fossero restaurati da principi stra-
nieri, i quali vi apposero quelle
iscrizioni che in parte ancora si
conservano. Demetrio restituì ad
Atene la propria libertà ; ma gli
ateniesi poco riconoscenti ricusaro-
no di riceverlo, allorché dopo la
battaglia d' Isso veniva a rifuggir-
si fra loro. Per vendicarsene asse-
diò Atene, e la prese l'anno 2r)5.
Essa scosse dipoi il giogo macedo-
ne, e con la protezione di Roma
si sostenne per anco con somma
gloria. Aristone, uno de' suoi citta-
dini, fattosi tiranno, cagionò la sua
intera rovina , mentre sotto di lui
Siila la prese ed abbandonò al sac-
cheggio, ottantasette anni prima
dell'era cristiana. La riputazione
delle scienze attirando continua-
mente ad Atene dei dotti , in tal
modo venne a rialzarsi dalie sue
rovine. Pompeo le rese V uso delle
GRE 121
sue leggi, e per gratitudine essa
dichiarossi in suo favore. Cesare
dopo la battaglia vinta a Farsaglia,
avendo il diritto di punirla, le fe-
ce grazia. Marcantonio Augusto ed
i susseguenti imperatori furono ad
Atene assai favorevoli ^ tranne Se-
vero che le tolse i suoi privilegi
per vendicarsi di qualche ingiuria
ch'egli pretese avervi ricevuto quan-
do vi faceva i suoi studi. Le sue
mura distrutte da Siila, furono ri-
costruite dall'imperatore Valeriano;
ma sotto Gallieno Atene fu saccheg-
giata dagli sciti, che furono poi
cacciati da Cleodemo ateniese e da
Ateneo di Bisanzio. Alarico re dei
goti la prese di nuovo sotto Ai"ca-
dio ed Onorio; e l'imperatore Giu-
stino I aifrettosi a ristabilire questa
famosa città nel secolo VI , la quale
per settecento anni sembrò del tutto
dalla storia obliata, sotto gli impe-
ratori greci d' oriente. Baldovino IX
conte di Fiandra, essendo stato co-
ronato imperatore di Costantinopoli
nel i2o4, col nome di Baldo-
vino I, i crociati che avevano a-
vuto parte nella conquista di quel-
la città, divisero fra essi tutti gli stati
de' greci. L' isola di Candia fu do-
nata ai veneziani ; Bonifazio mar-
chese di Monferrato ebbe la Tes-
saglia e la Morea, e Goffredo di
Hardouin Atene e 1' Acaia. Baldo-
vino I assediò allora inutilmente
Atene , che Bonifazio prese poco
tempo dopo. I francesi continua-
rono ad essere padroni di questa
città sino al 1282, in cui furono
cacciati dai catalani e dagli arago-
nesi che usurparono il ducato di
Atene. Dopo molte rivoluzioni essa
passò nella famiglia Acciainoli ori-
ginaria di Firenze , che la cedette
ai veneziani ; ma Antonio Acciaiuo-
li figlio di Ranieri, che prima la
132 GRE GRE
possedeva , vi ristahiri il proprio nnlo dei einquecento, ornalo di
dominio, che durò fcino a France- statue e ritratti; il rotondo edifi-
«co, sotto il quale fu presa nel zio del Pritaneo, con statue d'il-
1455 dal vincitore Maometto II. lustri ateniesi, e di qualche divi-
Dipoi i veneziani nel 14^4 '«'» sor- n\l'<t. Andando al Teatro si vede-
presero, ma non potendo conquista- vano all' ingresso e nell' Odeo, o
re il suo castello, si videro obbli- luogo destinato alla musica, le «ta-
gliti ad abbandonarla. Essi nel 1687 tue di tutti i re egiziani, o quelle
se ne impadronirono nuovamente, de' re macedoni, di Filippo, e di
ma infine fu riconquistata dai tur- Alessandro suo figlio. Presso al Tea-
clii. Questi ed i greci se ne sono t''o stava la sola fontana di Ate-
disputato il possesso nell'ultima nar- ne, ornata da Pisislrato, che get-
rata guerra, e i' Acropoli restò in tava l'acqua per nove bocche. In
mano dei turchi all'epoca della vicinanza innalzavnnsi due templi,
pacificazione, al compiersi della qua- "no di Cerere, l'altro di Preser-
ie venne Atene destinata a ricon- pina, con altri più lunge ancora,
quistare il lustro primiero, ed al Quivi pure tutto era ornato di
rango di capitale della Grecia. statue e di quadri bellissimi. Nel*
L'antica città di Atene, una del- la piazza pubblica stava l'altare
le piti floride del mondo, nella della Pietà, nume che solo onora-
sua maggiore prosperità poteva a- vano gli ateniesi con un culto par-
vere venlidue miglia di circonfe- ticolare, e poco distante sorgeva il
renza, ed otto porte chiamate l'È- ginnasio, o luogo d'esercizio, che
geo, l'Acarna, dove trovavansi del- portava il nome di Tolomeo suo
le buone sorgenti d'acqua, la Dio- fondatore. In poca disianza eravi il
caris, la Diomea, quella de'Sepol- tempio di Teseo, ornato di «ta-
cri, di Eleusi, di Tracia, e di "Tra- tue e pitture; poi riscontra vasi il
sia poscia delta Dipylon. Atene era Pritaneo, ove si conservavano le
divisa in molti quartieri, i princi- leggi di Solone scritte sopra un
pali de' quali si chiamavano il Ce- quadro, e le statue della Pace e
ramico, il Pritaneo, il Liceo, il di Vesta, oltre a quelle di molti
Teatro, la Cittadella, J' Areopago, uomini celebri. Discendendo verso
e fuori della città l'Accademia. En- la città bassa, si trovava il tempio
trando nella città vedevasi subito di Serapide, del quale Tolomeo
un edifizio, in cui si conservava introdusse il culto in Atene; quin-
tuttociò ch'era necessario per le di il tempio di Lucina, e subito
feste che si celebravano con ma- dopo quello di Giove Olimpico, con-
gnificenza in onore di Minerva, sacrato a questa deità dall' impe-
Più lunge stava un tempio di Ce- ralore Adriano, la cui circonferen-
rere, con belle statue. Le facciate za slimavasi di cinquecento passi
de' portici, che vedevansi dalla por- geometrici, ed era riguardato co-
ta della città sino al Ceramico, me uno de' più grandi fino allora
erano ornate di statue di bronzo conosciuti, e celebre cotanto per la
di uomini e donne illustri. In que- quantità delle statue e preziose
sta contrada si scorgevano, oltre antichità di ogni genere che lo a-
i suoi magnifici portici, vari lem- domavano: Adriano inoltre ristorò
pli; il luogo ove adunavasi il se- la eillà, e la munì di nuovo acqui-
GRE
dotto. Nel quartiere dei Giardini
si vedeva un tempio di Venere Ce-
leste, con belle statue, ed altro de-
dicato ad Ercole. Il Liceo era un
luogo che preso aveva il suo no-
me da Lieo figlio di Pandione, e
che si credette essere stato prima
un tempio dedicato ad Apollo. Di
là deiriiisso stava quello di Diana
Agrotera, in luogo chiamato Agrea.
Ivi era vi puie il supeibo Stadio di
Atene, costrutto in marmo bianco,
che incominciava dall'alto della
collina sopra l'Ilisso, e terminava
al fine in forma di mezza luna.
Era questo un insigne monumento
della liberalità di Erode Attico.
Dal Pi'itaneo scendevasi sulla stra-
da dei Tripodi, così nominata per
esservi molti templi in cui conser-
vavansi dei tripodi di bronzo, sui
quali stavano scolpiti dei lavori del
più gran valore. II teatro era or-
nato di moltissimi ritratti di poeti
tragici e comici, ed era congiunto
alla cittadella per una muraglia
chiamata Australe. Nella parte su-
periore del teatro stava nella gros-
sezza del muro una grotta da cui
scendevasi a piedi della cittadella.
Nella strada intermedia sino al tea-
tro si ergeva il tempio di Escula-
pio, adorno di belle statue e pit-
ture, e quello di Temide. Non era-
vi che quella sola strada per en-
trare nella cittadella, poiché da tut-
te le altre parti era difesa o da
buone mura, o da roccie scoscese.
I vestiboli che conducevano alla
cittadella, e che si chiamavano an-
che portici, una delle più belle
opere di Atene, erano coperti di
bianco marmo, ed ornati di scol-
ture e di statue. Nell'interno scor-
gevansi molte pregiate pitture. Le
chiavi di (|uesfi portici, che real-
mente erano le porte della cilta-
GRE 123
della, venivano ogni sera consegna-
te all'arconte incaricato dell'inter-
na amministrazione della città. Mol-
te erano le preziose antichità, e le
statue celebri conservate nella cit-
tadella.
11 Partenone o tempio di Mi-
nerva, che stava piu-e nella cit-
tadella, era considerato un capo
d'opera d' architettura, ed uno dei
più magnifici edifici ; fu esso rie-
dificato da Pericle , per essere
stato abbruciato dai persiani. Con-
teneva moltissime statue nel suo
interno, e molte esternamente, fra
le quali vari capi d' opera di Fi-
dia. Il muro dalla parte del sud
era ornato di bellissimi bassiri-
lievi . Degno di osservazione era
pur anco il tempio di Ereteo,
con tre altari, oltre molte altre
pregiate antichità che conteneva
la cittadella, costrutta in parte da
Cimone figlio di Milziade, e da
due pelasgi circondata di mura.
Scendendo di là dei portici vede-
vasi un tempio dedicato ad Apol-
lo ed a Pane. Il quartiere della
città chiamato 1' Areopago, preso
avea tal nome dall' edilìzio che
racchiudeva il primo tribunale di
Atene, e dove giudicavansi tutte
le cause capitali. Da vicino ergeva-
si il tempio dedicato alle dee Se-
vere, e nel quale andavano a sa-
grifìcare tutti quelli ch'erano asso-
luti dall' Areopago. Nel circuito
di esso stava la tomba di Edipo.
Altri tribunali aveva pure Atene,
ma tutti meno celebri dell' Areo-
pago. In vicinanza eravi una gode-
rà che serviva alla pompa delle
feste in onore di Minerva. Sor-
tendo dalla città, presso le sue mu-
ra, si trovava l'Accademia che fa-
ceva parte del Ceramico all'ester-
no. Era questo il luogo degli e-
124 GRE
sercizi, ove si vedeva una piazza
consacrata a Diana, ed ornata di
/noitissime statue. Eravi pure un
piccolo tempio dedicato a Bacco,
]a tomba di Trasibulo, quelle di
Pericle e di Fornaione , poi i
cenotafì di tutti i cittadini morti
in battaglia, ed un monumento
innalzato ai tessali, venuti in soc-
corso degli ateniesi. Ma di tanti
superbi monumenti, pochi avanzi
restano di sua antica grandezza,
che piu'e formano la sorpresa di
tutti, siccome scampati alle vicen-
de di tante guerre e di tanti se-
coli. Li' oggetto degno della mag-
giore attenzione è 1' Acropoli o
cittadella, situata sopra una roccia
quasi inaccessibile. 1 turchi la con-
vertirono in una fortezza, circon-
dandola di un baluardo grossissimo
composto coi rottami deli' antica
muraglia. A destra del Propileo,
che ne formava 1' ingresso , del
tempio della. Vittoria, e dell'edifizio
a sitiistra d'ordine dorico, decorato
di pitture di Polignoto , non ri-
mangono che sei colonne di mar-
mo bianco, fra le quali vi sono
de' portici. II Partenone o tempio
di Minerva sussistette sino al 1687:
otto colonne del frontone dell' est,
e diversi portici ai lati sono anco-
ra in piedi. Del prodigioso nume-
ro de' suoi capi d' opera non ri-
mangono perfettamente conservati
che il combattimento dei centauri
e dei lapiti, e la statua di Adria-
no. Queslo magnifico monumento
fu convertito in moschea. Vicino
sonovi gli avanzi dell' Ereteo, tem-
pio dedicato a Nettuno ed a Mi-
nerva. La torre dei Venti è anco-
ra intatta, ed abbellita di scolture.
Di tutti i cenotafì di uomini illu-
stri, non si scorge più che quello
di LisicratCj cinto da una colon-
GRE
nata, e sormontato da una cupola
d' ordine corintio. Fra le rovine
dei dintorni della città moderna,
si distinguono quelle del tempio
di Giove Olimpico, Il tempio di
Teseo restò intero, meno il soffit-
to eh' è di moderna costruzione.
L'Areopago già quasi nel centro di
Atene, ed ora all' estremità della
città, servì di cimiterio ai turchi:
altri avanzi d'antichità colpiscono
da ciascun lato gli sguardi del
culto viaggiatore , e gli scavi ne
forniscono di continuo. Presso la
Accademia furono ritrovati mille
vasi da un solo inglese. Lord El-
gin, ambasciatore a Costantinopoli,
portò a Londra diversi oggetti pre-
ziosi, fra' quali de' bassirilievi del
Partenone, e dei modelli e disegni
di altre opere insigni che non po-
tè trasportare: questo signore in
ima piazza d' Atene fece innalzare
la torre dell' orologio.
In quanto alla religione cristia-
na, l'apostolo s. Paolo quivi por-
tatosi da Tessalonica, predicò nel-
l'Areopago il Dio ignoto, e molti
converfi alla fede di Gesù Cristo,
fra' quali Dionigi areopagila, ed
una donna chiamata Damaride.
Ma il paganesimo troppo profon-
damente essendo in questa città
radicato , pochi anni dopo la luce
del vangelo si estinse , né vi fu
stabilmente fondata che verso la
metà del secondo secolo. Della
sua sede vescovile, di quella in
partibus, e dell'attuale suo titolo
arcivescovile che conferisce la san-
ta Sede, ne parlammo all'articolo
Atene. Solo qui aggiungeremo, che
in principio Atene nel temporale
era metropoli di tutta l'Attica, ma
nello spirituale era sottoposta a
Corinto. Verso i tempi di Fozio eb-
be titolo arcivescovile, poscia fu me-
GRE
tropoli della prima Achea, nell'e-
sarcato di Macedonia, quindi esar-
cato della Grecia, Ecco il novero
delle sedi vescovili già suifraganee
di Atene. Chalcis o Negroponte,
Andros, Egina o Engia, Cea o
Zea, Atalanta, Sciro, Salona, Men-
dinitza o Bodinitza, Livadia, Gra-
nitza, Corone, Loreo, Carisio, Por-
thmo, Sira, Opus, Elatea, Strate-
gis, Platea , Tanagria, Maratona,
Thespe, Charsia, Megara, Secorus,
e Daulia. Sotto il dominio tur-
co Atene divenne un' oscura terra
della Turchia europea , governo
del capitano pascià, sangiacato di
Egribos, e capoluogo del governo
d'una giurisdizione , suH' Ilisso ed
il Cefiso . Recenti descrizioni di
quanto si é fatto, e si va facen-
do in Atene, ossia nella moderna
città, dopo l'espulsione de' turchi,
non che dell'attuale suo stato, dan-
no le seguenti nozioni.
La capitale del nuovo regno
della Grecia sorge sui ruderi del-
l'antica Atene, di quella città fa-
mosa dalla quale uscirono le arti,
le lettere, le scienze e la civiltà,
per essere diffuse a universale be-
nefizio in tutto il mondo. Ma la
moderna Atene, lasciando gli anti-
chi avanzi risparmiati dalla mano
distruggitrice del tempo e della
barbarie, non vanta ancora son-
tuosi edifizi che mostrino la gran-
dezza della città, e il valore degli
artisti ; ma ciò non deve recar
meraviglia, se si riflette che sono
pochi lustri dacché uscì dal giogo ot-
tomano. Tuttavolta sebbene a pri-
ma vista sembri più una gran
borgata che una capitale, conside-
rando la povertà del popolo per
la lunga e sanguinosa guerra del-
l'indipendenza, molto si è già fat-
to, e divei-se migliaia di case ven-
GRE 125
nero edificate. Il piano della nuo-
va Atene sembra alquanto irre-
golare, e ne fu autore un architet-
to di Germania. La larghezza del-
la città moderna non è la metà
dell'antica, essendone le vie prin-
cipali quella di Ermeto, e quella
di Minerva: la prima comunica
colla strada che mette al Pireo, e
a mezzo di essa, all' ingresso del-
la città, si osserva un grosso pal-
miere; questa strada è fiancheg-
giata di case di non spregevole
architettura, e finisce ove sorge il
nuovo palazzo reale. È desso com-
posto di marmo bianchissimo ca-
vato dal monte Pentelico, dal luo-
go dove furono estratti i marmi
lavorati dallo scarpello di Prassi-
tele, di Fidia, d'ictino, dì Miro-
ne, e di altri: ne fu l'architetto
un bavarese. La posizione nou
poteva essere più amena, dappoi-
ché elevasi sopra una piccola altura,
da dove piacevolmente si dominano
la moderna città, e gli avanzi
dell' antica che sorgono a sinistra.
Se ne calcola la spesa ad un mi-
lione e duecento mila dramme.
La seconda strada della Minerva
è la più bella e spaziosa, la quale
mette capo là dove sorge la tor-
re de' Venti, monumento antico
ancora intatto, e sgombro all'intor-
no dalle molte rovine che vi gia-
cevano ; essa è fiancheggiata da
belle case. Fabbricati considerabili
sono: quello destinato alle regie
scuderie, quello alla riunione dei
ministri dello stato, non che l'o-
spedale militare, il quale sorge
presso il Cefiso, dalla parte orien-
tale dell' Acropoli ; vasto è quello
dell' università Ottone, così chia-
mata dal regnante suo fondatore;
si dice che venga a costare tre-
cento mila dramme; raccolte col
126 GRE
iT)e77,o ci' una soUoscrizione faltsi
generosamente da molli cileni e
filelleni, dietro un manifesto che
scritto in greco e in francese ven-
ne mandato in tutti i paesi d'Eu-
ropa. La biblioteca da ultimo già
contava più di venticinque mila
volumi, mercè i doni che vengono
fatti da vari filelleni. Atene pos-
siede pure un gabinetto di fisica,
ove sono una bella macchina e-
Jettrica e un grandioso canocchia-
le astronomico; un gabinetto nu-
mismatico ben provveduto, donato
dal eh. Zossimà benemerita della
Grecia sua terra natale ; un mu-
seo anatomico e di storia naturale;
un ginnasio freqtientatissimo, una
scuola di fanciulle in pensione,
con altre scuole pei fanciulli di
ambo i sessi. Vi sono pure altri
scientifici stabilimenti, la riunione
degli amici delle muse , fondata
nel i8i3; un gabinetto di lettura
ce. Da ultimo il governo ha con-
cepito il progetto di fondare un
museo archeologico nazionale per
collocarvi i molti oggetti greci an-
tichi che ora si rinvengono nel
tempio di Teseo, non che tutti
quelli che d'ora innanzi fossero
scoperti, e di cui lo stato potreb-
be fare acquisto. Si vorrebbe pu-
re riunire in una sezione speciale
di questo museo i modelli di edi-
fizi greci antichi che esistono nel
regno ed altrove; i gessi delle an-
tichità elleniche che si trovano, sia
nella stessa Grecia , sia in paesi
esteri; i facsìmile delle iscrizioni,
le copie di pitture naturali, ec. In
tal modo il nuovo museo com-
prenderebbe, per quanto si potesse,
sì in originali e sì in copie o in
modelli, tutti gli oggetti più con-
.siderabili che avanzano dell'antica
Grecia. Già ivi mollo si stampa, e
GRE
il giornalismo vi è in molta alti vit't,
contandosi più di dodici fogli [te-
riodici. Per lo passato si contava-
no più di sessanta chiese, le quali
sono ora in rovina, e il governo
ha ceduto l'area alla comune, per-
chè vi fossero fabbricate delle ca-
se: presentemente il servigio divino
si fa in dodici chiese. Manca fino-
ra una cattedrale, e intanto ne
tiene le veci quella chiesa che sor-
ge nella via della Minerva, nella
quale suole ufliciare il metropoli-
ta greco , che insieme agli altri
vescovi di Atene forma il sinodo,
essendosi ora la chiesa di Atene
staccata dall' ubbidienza del suo
patriarca di Costantinopoli. Così a
poco a poco in oriente viene a
mancare alla chiesa greca scisma-
tica il capo che ne costituirebbe
i' unità, dappoiché la Russia, la
Grecia , e la Vallachia ne sono
distaccate, e pochi vescovi sono
restati soggetti al patriarca di
Costantinopoli. Atene ha inoltre
una cappella o piccola chiesa de '
dicala a s. Dionigi Areopagita, pel
servigio cattolico , il cui curato
comprò da ultimo l' area per in-
nalzarne una nuova, simile a quel-
la che vedesi al Pireo, ov'è pure
una scuola cattolica pei fanciulli,
di recente costruzione, egualmen-
te de'cattolici. La chiesa al Pireo
è parrocchiale e dedicata all'apo-
stolo s. Paolo. Siccome fabbricata
coi doni della casa d'Austria e dei
sudditi austriaci, è sotto la prole-
zione dell' imperatore d'Austria.
Nel palazzo reale poi vi sono due
cappelle, una cattolica pel re, 1' al-
tra protestante per la regina.
Atene sede della corte , degli
ambasciatori, e dei ministri, com-
presi i forestieri conta più di ven-
tuno mila abitanti. Ebbero in qne-
GRE
sia città ospizio i cappuccini sino
ili 1796 e con entrate. Anche i
gesuiti che vi avevano le missioni,
ebbero ospizio in Atene, li consi-
glio amministrativo delle rendite
certe ed incerte spettanti alle mis-
sioni cattoliche, rende conto al de-
legato apostolico della Grecia : dal-
la Francia si attendevano le so*
relle della Carità per stabilirvisi.
Il popolo ateniese si è sempre ri-
guardato come il primo fra tutti
i popoli dell'antica Grecia: van>
tava la maggior perfezione della
propria lingua, ed il dialetto atti-
co era agli altri per la sua purezza
preferito. Ora parla la lingua gre-
ca corrotta. Dei tre porti d'Atene
nel golfo Sarronico, il Falereo, il
Munichio, ed il Pireo, oggi la
sola baia del Pireo è frequentata,
e suol chiamarsi Porto-Leone o
Porto-Draco. Non tarderà però a
migliorarsi l'aspetto di Atene, ric-
ca di tante gloriose reminiscen-
ze. Quanto alle notizie delle al-
tre città della Grecia , si posso-
no vedere i rispettivi articoli del
Dizionario , massime quelli del-
le sedi vescovili ed arcivescovili, sì
antiche che sussistenti.
Notizie compendiate risguardanti la
storia ecclesiastica della Grecia
e dei greci, massime sul loro
scisma con la Chiesa romana;
italo-greci, e russo-greci scisma-
tici ; riti greci, loro disciplina,
consuetudini e sagri paramenti
che usano; stato presente dei gre-
ci cattolici, e delle sedi arcive-
scovili e vescovili latine nei paesi
grecij del sinodo permanente nel
nuovo regno di Greciaj condi-
zione de' vescovati latini sotto il
dominio ottomano , durante la
guerra di liberazione; ordinamen-
GRE 127
to delle cose ecclesiastiche, e con-
dizione in che si trova la Chiesa
cattolica nel regno greco. Con-
cila di Grecia.
La fede di Gesù Cristo non fu-
rono i greci gli ultimi ad abbrac-
ciarla, e conservarono per lungo
tempo la purezza del vangelo: mu
dacché fatalmente si separarono dal-
la Chiesa romana, a motivo del fu-
nesto scisma, chiamato scisma dei
greci o d'oriente, caddero essi in
diversi errori, gli uni essendo aria-
ni, gli altri giacobiti, ec; parlando
quindi dei greci non bisogna con-
fondere la chiesa greca moderna ,
colle chiese della Grecia fondate da
s. Paolo e dagli altri apostoli a
Corinto, a Filippi, in Tessalonica,
ed in altri luoghi dell'antica Gre-
cia in Europa ; come anche in al-
cune parti dell'Asia, a Smirne cioè,
ad Efeso, ec. Nelle une e nelle al-
tre chiese il greco era la lingua
volgare per la società e per la re-
ligione ; mentre invece era il siria-
co in Antiochia ed in tutta la Si-
ria, ed il copto in Egitto. La chie-
sa greca contò tra i suoi figli un
Giustino, un Origene, un Atanasio,
un Gregorio, un Basilio, un Gri-
sostomo, un Giovanni Damasceno,
e tanti altri illiifitri, dotti e santi
uomini. Nei primi secoli non eravi
nulla di più rispettabile quanto la
tradizione delle chiese della Gre-
cia : la maggior parte di esse ave-
vano avuto per primi pastori gli
apostoli. Tertulliano cita agli ere-
tici del suo tempo questa tradizio-
ne come un argomento invincibile;
ma per le eresie di Ario , di Ne-
storio e di Eutiche , questa luce
ha perduto moltissimo del suo splen-
dore. Lo scisma che i greci, come
dicemmo, fecero colla Chiesa ro-
128 GRE
niana ne aumentò la confusione, e
favorì pure le conquiste dei mao-
mettani, i quali pressoché distrus-
sero il cristianesimo in quelle con-
trade, dove fu altre volte sì flori-
do e 8Ì puro. Di questo argomento,
e di altro che risguarda la chiesa
greca, i greci, e le vertenze e re-
lazioni con la santa Sede, ne trat-
tammo con qualche diffusione al-
l'articolo Costantinopoli. Tultavol-
ta a voler far qui menzione delle
cose principali, diremo che per
scuoprire l'origine di quella pre-
giudizievole divisione che dura an-
cora dopo più di sette secoli , è
d'uopo risalire fino al quarto se-
colo dell'era cristiana. Prima che
Costantino avesse fatto di Costan-
tinopoli o Bisanzio la capitale del-
l' impero d'oriente, la" sede vesco-
vile di quella non era molto con-
siderabile : dipendeva essa dal me-
tropolitano di Eraclea; ma dopo
che la sede dell'impero ivi fu tras-
portala, i vescovi di quella sede
approfittarono del loro favore alla
corte per rendersi più importanti,
e formarono bentosto il progetto
di attribuirsi su tutto l'oriente la
medesima giurisdizione che i Papi
e la sede di Roma esercitavano
sull'occidente. Poterono essi a poco
a poco dominare sui patriarchi di
Alessandria e di Antiochia, e pren-
derne la precedenza , ed assunsero
il titolo di vescovo universale. Pe-
lagio II del 578 proibì ai patriar-
chi l'usare il titolo di universale,
proprio soltanto del sommo Pon-
tefice ; ed il successore s. Grego-
rio I, riprovando il titolo di vesco-
vo universale , che osava portare
Giovanni il Digiunatore patriarca
di Costantinopoli, ed Eulogio ve-
scovo di Alessandria che si deno-
minava patriarca universale^ adot-
GRE
tò il titolo modesto di servo dei
fervi di Dio. Narra il Bernini nel-
r Istoria delle eresie, che assunto
nel ioa4 al pontificato Giovanni
XIX detto XX, gì' inviarono am-
basciatori il patriarca di Costanti-
nopoli, e r imperatore Basilio con
molti e preziosi regali, aninchè loro
accordasse, Ecclesiain Costantino-
politanani in suo orbe^ sicut Roma
in universo , universalem dici; e
benché questo trattato con tutta
segretezza maneggiassero, tuttavia
fu permissione di Dio che si divul-
gasse, e perciò se l'abbate Gugliel-
mo di s. Benigno di Dijon in Fran-
cia monaco cluniacense non si fosse
opposto scrivendo al Papa con zelo,
con ragioni, ed ammonendolo, for-
s'egli allettato dai doni avrebbe
condisceso alla supplica, onde i me-
desimi inviati greci tutti confusi si
partirono da Rouìa. Così la vanità
dei greci, la loro gelosia, ed il dis-
prezzo in che tenevano essi i la-
tini in generale, furono le prime
sementi della divisione. La mutua
animosità crebbe maggiormente nel
settimo secolo, in mezzo alle dispu-
te che insorsero relativamente al
culto delle sacre immagini : i latini
accusarono i greci di cadere nel-
r idolatria, pel modo come le ve-
neravano, sebbene poi le difesero
quando Leone le conculcò; i greci
recriminarono, rimproverando ai
latini, che insegnavano un'eresia
risguardante la processione dello
Spirito Santo, ed accusandoli di
aver interpolato il simbolo di Ni-
cea rinnovato a Costantinopoli. Mol-
ti storici ecclesiastici narrano, che
già molli greci sostenevano, che lo
Spirilo Santo procede dal Padre e
non dal Figlio. La questione fu
agitata di nuovo nel concilio di
Genti lly presso Parigi nel 766 o
GRE
yGy , e la medesima lagnanza dici
greci relativamente all'addizione Fi-
lioqne fatta al simbolo, ebbe luo-
go anche sotto Carlo Magno nel-
I'8o9.
Neil' anno 8^7 l'imperatore Mi-
chele IH chiamato il bevitore o
1' ubbriaco , principe viziosissimo ,
malcontento delle ammonizioni che
aridavagli facendo il santo patriar-
ca Ignazio, esiliò quel virtuoso
prelato, obbligandolo a dare la sua
rinunzia al patriarcato , e nominò
in sua vece Fozio, uomo di genio
e dottissimo, ma ambizioso ed ipo-
crita. I vescovi chiamati per ordi-
narlo Io fecero passare per tutti
gli ordini in sei giorni : nel primo
giorno lo fecero monaco, e negli
altri lettore, suddiacono, sacerdote,
vescovo e patriarca ; quindi Fozio
si fece conoscere per legittiniamen-
te ordinato in un concilio di Co-
stantinopoli tenuto l'anno 861. I-
gnazio ingiustamente cacciato dalla
sua sede, portò le lagnanze al Pon-
tefice s. Nicolò I, il quale ne sos-
tenne le ragioni, e scomunicò Fo-
EÌo, in un concilio tenuto in Ro-
ma l'anno 862. Risolvette Fozio
di non cedere al Papa, ed osò sco-
municarlo , e dichiararlo deposto,
in un secondo conciliabolo tenuto
n Costantinopoli neir866. Assunse
allora Fozio il fastoso titolo di
patriarca ecumenico, od universa-
le, ed accusò d'eresia i vescovi
d'occidente della comune del som.
mo Pontefice romano, ed ecco l'e-
poca del funesto scisma de' greci
o d'oriente; disgraziatamente ben
pochi furono i greci che restarono
ancora attaccati alla Chiesa roma-
na, e quelli che sono nella sua co-
munione diconsi greci di rito greco-
unito, i quali sono sparsi in diver-
se regioni. Gli eretici quindi, e gli
VOL. xxxii.
GRE lag
scismatici, che non riconoscevano la
supremazia del Pontefice romano ,
ebbero quattro patriarchi : quello
di Costantinopoli , che si dice il
primo, e quelli d'Alessandria, di
Antiochia, e di Gerusalemme. Al
citato articolo Costantinopoli ab-
biamo riportato quanto fecero i
Papi per riunire la chiesa greca
alla latina^ ma sempre inutilmen-
te, perchè se a taluni riuscì, ebbe
corta durata. La fatale divisione
si compì neirXI secolo dal patriar-
ca Michele Cerulario , per essere
stato confutato ne' suoi errori e
pretensioni dal santo Pontefice Leo-
ne IX. Nel concilio di Bari cele-
brato da Urbano 11, i vescovi greci
suscitarono la questione della pro-
cedenza dello Spirilo Santo, ma re-
starono convinti dai pndri latini ,
e da s. Anselmo deputatovi dal Pa-
pa a sostenere la disputa , eh' egli
poi con una dotta lettera descris-
se, provando la procedenza o pro-
cessione dello Spirito Santo dal Pa-
dre e dal Figliuolo, non cogli at-
testati de' santi padri latini e gre-
ci, ma coi passi della sacra Scrit-
tura. Ipdi il Papa Pasquale II, in
occasione che spedì in oriente per
suo legato all'imperatore Alessio
Comneno, il Ci-ysolano arcivescovo
di Milano, bene istruito nelle let-
tere greche, que' greci rinnovarono
«guai questione : fu pertanto fatto
un lungo congresso avanti l'impe-
ratore, in cui il Crysolano si fece
molto valere con le convincenti ra-
gioni ed argomenti che addusse
contro i greci, e che poi espose in
un opuscolo dii'etto allo stesso A-
lessio, con applauso di tutto il cat-
tulicismo, benché gli venisse scrit-
to contro tlagli scismatici Giovanni
Monaco, Nicolò Melhone, Eustra-
zio Niceno j e Blemmida detto il
9
i3o GRE
Savio , come racconta il Bernini.
Sotto il pontificato d'Innocenzo III,
per lo zelo di questi, vi fu qual-
che innoltrata pratica con F impe-
ratore Alessio in per la ricon-
giunzione delle due Chiese. L' au-
torità spirituale sopra i numerosi
latini che s'erano per cagione di
traffico, e principalmente dopo le
crociate, accasati a Costantinopoli,
veniva affidata a un vicario apo-
stolico del Pontefice, il quale sole-
va scegliere personaggi prudenti
per tale uffizio. Questa carica non
si dava ad un vescovo, arcivescovo
o legato, ma solo ad un rappre-
sentante, il quale dovea ricordarsi,
per così dire, essere il Papa in
persona che governava in Costan-
tinopoli la Chiesa cattolica, quindi
vegliar attentamente perchè i sem-
plici preti non si arrogassero le
facoltà riservate a' vescovi, massi-
me nell'amministrazione de' sacra-
menti di cui i medesimi vescovi
sono gli amministratori. I cattolici
poi onoravano il rappresentante
del Papa, si conformavano alle sue
risoluzioni, e contribuivano spon-
taneamente al suo sostentamento.
In Costantinopoli dipendevano im-
mediatamente dal Pontefice i con-
venti e le chiese di s. Bacco e di
s. Sergio, ove celebravasi il servi-
gio divino col rito latino, ed era-
no ambedue monumenti pregevoli
anco pei loro abbellimenti. All'ar-
ticolo Innocenzo 111 abbiamo nar-
rato quanto egli fece prima e do-
po l'occupazione di Costantinopoli
fatta da' latini, ond'ebbe principio
il loro impero, per riunire i greci
alla Chiesa romana, e quanto ope-
rò per lo stabilimento della chiesa
Ialina in Costantinopoli.
Nel concilio generale lateranense
IV, celebrato nel i2i5 da Inno-
GRE
cenzo III, coir intervento dei pa-
triarchi di Costantinopoli e di (>e-
rusalemme, e dei legati dell'alessan-
drino e dell'antiocheno, finalmente
si fece il decreto in favore del pa-
triarca di Costantinopoli del primo
posto dopo il Papa, e della chieda
greca dopo la romana. Restala pel
doppio scisma di Fozio e del Ce»
rulario la chiesa greca disunita dal«
la latina, i greci scismatici, o p<-r*
suasi dalla verità , o atterriti dui
Ciistighi del cielo, spedirono a Gre*
gorio IX una legazione richieden-
do comunione e pace con la santa
Sede, e benché questa venisse do»
mandata da Germano loro patriar*
ca con la lettera diretta al Ponte*
fice piena d'arroganza , e più per
opprimerla, che per goderla, Gre»
gorio IX gli rispose con termi-
ni assai prudenti, affinchè dal suo
canto riuscisse, e ne sortisse felice
l'esito ; anzi li eccitava a sollecitarla
la riunione , e per trattarla gli
spedì poi quattro religiosi, due do-
menicani e due francescani , che
furono colà ricevuti con molti o-
nori. Dopo alcuni congressi tenuti
avanti il patriarca, questi nun/.i
pontificii domandarono ai greci per
qual cagione eransi disuniti dai li-
tini nelle massime della fede. Egli-
no risposero : Duae sunt, una de
processione Spiritus Sancii, alia de
Sacramento altaris. Perciò gli uni
e gli altri si radunarono nell' im-
periai palazzo di Nicea, ed ivi si
trattò della processione dello Spi-
rito Santo unitamente e del Fi-
gliuolo, e se al simbolo Niceno le-
citamente poterono i latini aggiun-
gere la parola Filioejue. Quindi i
suddetti religiosi replicarono, che
siccome è lecito credere il vero,
così lo scriverlo e predicarlo, co-
me i greci stessi praticarono nel-
GRE
l'nggìunta fatta dai padri costanti-
nopolitani al simbolo Niceno, e ri-
ferirono tutte le ragioni , altrove
accennate su questo proposito ; e
poscia esposte in due trattati dal p.
IViceforo Blemmida greco di nazio-
ne, e celebre per l' erudizione ec-
clesiastica , e buona vita. Indi i
nunzi vedendo inutile ogni tratta*
io partironsi da Nicea , perchè il
patriarca Germano non volle si
parlasse degli azimi senza gli altri
vescovi greci ; e andarono a Co-
stantinopoli , ed ivi per qualche
tempo aspettarono le di lui riso-
luzioni, e quelle dell* imperator la-
tino Baldovino II, ch'erasi interpo-
sto per la riconciliazione. Ma fi-
nalmente partirono anche di colà
perchè i greci tuttavia ricusavano
si trattasse degli azimi nel sinodo
tenuto in Lescara, dove erano an-
dati per le preghiere non solo dei
•vescovi Ialini che là ritrovavansi,
ma anche di Giovanni Yataccio elet-
to dai greci imperatore contro Baldo-
vino II, il quale poi propose ai nunzi
per mezzo termine di aggiustamen-
to, o di non più parlare de pro-
cessione Spirilus Sancii, o de Cor'
pare Christi^ quasi che la differen-
za fosse super castrìs, aitt provin-
cils, e non si trattasse di materia
di fede, onde le cose restarono nel
loro essere primiero. Riuscì però ad
Innocenzo IV di ridurre alla di lui
ubbidienza i ciprioti greci, a' quali
con sua lettera diede la risoluzio-
ne di diversi dubbi controversi in
quel regno. E poi Alessandro IV
spedì il vescovo d' Orvieto all' im-
peratore greco per il totale rista-
bilimento dell' unione della chiesa
greca con la latina, che poi si per-
fezionò nel concilio generale di Lio-
ne II. Questo si adunò da Grego-
rio X nel 1274» con l'intervento
GRE i3i
di Germano già patriarca di Co-
stantinopoli, di Teofane arcivesco-
vo di jNicea, e di Giorgo Acropo-
lita gran logoteta, tutti tre rappre-
sentanti la chiesa greca , e come
ambasciatori di Michele Paleologo,
allora assoluto imperatore della Gre-
cia, con altri trentotto ecclesiastici
greci. I medesimi ambasciatori por-
tarono al Papa una lettera piena
di ossequio e venerazione alla san-
ta Sede, come prima super itni-
versani Ecclesiam catholiram, ed
anche confessando in essa. Spiritimi
SancUim plenum^ et perfectiim, ir-
rumque Deum ex Patre, Filioquc
procedentemj e che ex azymo con-
ficit romana ecclesia, tenens, tt do-
cens, quod in ipso sacramento pa-
nis vere transiibsiantiatitr in cor-
pus, et vinum in sanguinem Do-
mini nostri Jesii Chrinti ; ed in fi-
ne pregava il Pontefice a facilitare
la riunione tra le due chiese, tan-
to più che quei riti, quali deside-
ravano i greci di mantenere, non
erano contro i divini precetti del
Testamento nuovo e vecchio. Tali
cose furono le preliminari alla con-
cordia , seguita poi nella quarta
sessione, in cui gli oratori greci fe-
cero la professione della fede con
l'aggiunta della parola Filioque nel
controverso articolo dello Spirito
Santo, giurarono il primato della
Chiesa romana, e di essere sem-
pre ubbidienti al Pontefice, di re-
gistrare il di lui nome ne' dittici
o ruoli delle chiese avanti quello
de' loro patriarchi orientali , e di
permettere le appellazioni dai de-
creti de' loro prelati alla Sede a-
postolica. Questo giuramento poi a
nome di tutti venne ratificato da
Giovanni Becco lettore cartofilace
della chiesa di Costantinopoli, che
già aveva rinunziato allo scisma ,
i32 GRE
chiarito dalle lezioni de' libri del
Blemmìda; e della sua ritrattazio-
ne diede poi esempi di costanza ,
allorquando fu assunto al patriar-
cato di Costantinopoli. La pace e
concordia durò poco, e lo scisma
de' greci si rinnovò.
Agli articoli Ferrara e Firenze,
dicemmo del concilio generale, e
tuttociò che si appartiene a' greci
ed alla loro chiesa, che Eugenio 1 V
tentò riunire alla romana. Qui a-
dunque aggiungeremo ulteriori a-
naloghe nozioni , coli' autorità del
citato Bernini, Istoria di tulle le
eresie. Nella terza sezione del con-
cilio di Ferrara si principiò a di-
scorrere degli errori de' greci , i
quali negavano il primato della
Chiesa romana, l'esistenza del cor-
po di Gesù Cristo quando si con-
sacra in azimo, e che fosse pecca-
to mortale la semplice fornicazio-
ne. Asserivano essi errante la Chie-
sa romana nella forma del batte-
simo e nella celebrazione delle mes-
se nella quaresima, eccettuato il
sabbato e la domenica , e perchè
permetteva il mangiare animali sof-
fogati nel mercoledì , e non nel
sabbato , e il radersi la barba ;
perciò dai greci ogni anno veniva
scomunicata, e non permesso che i
latini celebrassero nei loro altari ,
come rei di colpa letale. Credeva-
no non darsi il purgatorio del fuo-
co, ma i suffragi alleggerire a' de-
funti altre pene; lecita l'usura, lo
spergiuro quando indirizzato a tra-
dire l'inimico, il vendere gli ordini
e dignità ecclesiastiche ; al principe
secolare appartenere l' elezione dei
prelati e la collazione de' benefizi ;
non ammettevano le seconde e le
terze nozze; le unzioni del batte-
simo, ed i sagramenti delia confer-
mazione ed estrema unzione, e al<
GRE
tri ordini, che il lettorato, suddia-
conato, diaconato, presbiterato e
vescovato ; né che incorresse in
censure il percussore de' chierici, e
che alcuno o pochissimi potessero
commettere peccato mortale ; né i
sacerdoti nella confessione iu)pone-
vano altra soddisfazione per i pec-
cati , che il penitente ammazzasse
i latini , e solamente nel giovedì
santo consacravano il pane per il
viatico, con molti altri errori, qua-
li tutti per la disputa si restrinse-
ro alla processione dello Spirito
Santo dal Figliuolo, se fosse lecito
ai latini l'aggiungere nel simbolo
la parola Filioque ; e della gloria
de' beati, del purgatorio, del pri-
mato della Chiesa romana, e la
consacrazione in azimo, poiché con-
cordali questi capi, facilmente sa-
rebbero convenuti negli altri inclu-
si. Per dilucidare con le prove tali
punti, dodici soggetti per parte fu-
rono scelti, cioè pei latini due car-
dinali, due arcivescovi, due vesco-
vi e sei sacerdoti teologi, fra' quali
s. Antonino poi arcivescovo di Fi-
renze; e pei greci due metropoli-
tani , con altri dieci tra vescovi e
teologi. Due volte la settimana ten-
nero dispule nella chiesa di s. Fran-
cesco di Ferrara, e primo fu trat-
tato della gloria de' beali e del
purgatorio. Concedevano i greci il
purgatorio , ma non con il fuoco ,
che solamente asserivano nell' in-
ferno, ma vi fosse una caligine o
altra pena afflittiva dell'anima, e
che Sanctoruni animas non esse
perfectam consecutas bentitudinem^
sed in loco versari separato, ibi-
que laetari, niente volvenles cogi-
tationem de perfec.ta qiiae ipsos
manet laureola, absolutaque beatilu-
dine regni Dei; ed ambedue que-
ste proposizioni si forzarono prò-
GRE
vare con molle ragioni, alle quali
poi con più convincenti risposero i
Jatini, provando, esse poenam , et
igneni purgatoriunt, per qiieni ani-
mae mundentur opitulanlibus ec-
clesìae orationihus, et sacrificiisj et
ignent in praesenti saeculo esse ad
tempus, infuturo aulem aeternum.
E che animas damnatorum non
perfecle cruciari , cimi non adsìnt cor-
pora : tane enini cum corporibns ae-
ternas poenas snbstinehiint. j4ninias
aulem sancloruni perfectani in coe-
lis jani adeptas esse laureolani ,
nunc quideni ut animas, lune au-
tem suis corporihus indutae perpe-
tuo Inelahunlur. E perchè la diire-
renza non era sopra l'esistenza del
purgatorio, ma circa la di lui mate-
ria, fu facile l'accordarsi, il che non
così riuscì nella discussione del
piimato del Papa sopra tutte le
chiese , negato assolutamente dai
greci, benché fosse loro dimostrato
che Gesù Cristo diede la cura di
tutta la sua Chiesa a s. Pietro, e
a lui furono commesse tutte le
pecore del mondo, e ora ritenevasi
dal suo successore, come attestava-
no tanti santi padri latini e greci,
e tanti concilii ; e se il celebre
Bessarione arcivescovo di Nicea non
avesse proposto di porsi nel de-
cido, salvis privilegiis omnibus, et
j'uribus graecorum , non sarebbesi
elTettuata la bramata riunione. E
non si accorsero i medesimi greci,
che essendo il privilegio una con-
cessione fatta dal sovrano contro il
diritto comune, eglino come privi-
legiati venivano a confessare sogge-
zione a quella cattedra, che aveali
resi tali.
Vagava intanto per il Ferrarese
una fiera peste , onde stimò bene
il zelante pontefice Eugenio IV di
trasferire il concilio in Firenze, ove
GRE i33
fu ricevuto l'imperatore greco Ps-
icologo con gran pompa, indi s'in-
cominciarono a proseguirsi le dis-
pute degli articoli non concordati
in Ferrara. In molte sessioni si
disputò la procedenza dello Spirito
Santo dal Padre unitamente e dal
Figliuolo, negata dai greci, i quali
anche dolevaiisi de' latini per la
aggiunta da loro fatta al simbolo
della parola Filioque. Provò An-
drea arcivescovo di Rodi , teologo
dell' ordine de' predicatori, che la
Chiesa romana per giusti motivi
aveva ciò fatto, non per fare ag-
giunta agli articoli della fede, ma per
maggior chiarezza di quelli, come
fatto avevano il primo concilio di
JNicea nell'aggiungere al simbolo la
voce di consustanzialità del Figliuo-
lo al Padre , e quello d' Efeso e
di Calcedonia nel dichiarare le due
nature di Cristo , e fece vedere ,
che gli stessi greci dopo il secondo
concilio iViceno aveano professato
lo Spirito Santo procedere dal Pa-
dre e dal Figliuolo , ed altri dot-
tori pur greci asserirono procedere
dal Padre per il Figliuolo, impor-
tando lo stesso la parola ex, che
per; e che anche i loro patriarchi
avevano ricevuto per canoniche
molle lettere de' romani Pontefici,
nelle quali asserivasi la procedenza
dello Spirilo Santo dal Padre e
dal Figliuolo, perchè ben conosce-
vano non essere quello nuovo do-
gma, ma spiegazione degli antichi.
Concordemente approvato quanto
si è detto, si venne all'altro punto
della processione dello Spirito San-
to, e per prova fu portato il testo
di s. Epifanio, tradotto dal greco
da s. Ambrogio, in cui parla della
persona del Padre, Filium illuni
dico, qui ex ipso, cioè ex Patre est:
Spiritum vero Sanctum, qui solus
i34 ORE
ex amhohus est , dal quale inferi
Giovanni teologo e provinciale dei
domenicani , si Spiritus ex ambo-
bus est, ergo accipit ettain esse ab
ambobus , e con molli altri forti
argomenti fatti dal medesimo si
provò la proposizione latina, acre-
mente sempre impugnata da Mar-
co metropolitano d'Efeso, come
fatto avea della parola Filioque ^
aggiunta al simbolo. Ma pur Anal-
mente dopo un lungo dibattimen-
to furono tutte le controversie con-
cordate, sì per l'evidenza delle ra-
gioni addotte dai padri latini, s\
per la confessione ritrovata al pa-
triatxa di Costantinopoli Giuseppe,
allorché mori all' improvviso la
notte seguente al io giugno i439,
e di proprio pugno sottoscritta ,
credendo in essa al primato del
Papa, al purgatorio, e quanto cre-
de la santa romana Chiesa ; come
pure per la prudente condotta del
Bessarione e di Gregorio Scolari ,
ambedue teologi gi'eci, e per le
persuasive di san Bernardino da
Siena intervenuto al concilio, il
quale benché idiota della greca
lingua , tuttavia per permissio-
ne di Dio, con tale energia pre-
dicò in quella favella la verità cat-
tolica , che i greci restarono stu-
pefatti , non solo di si portentoso
avvenimento , ma dei validi argo-
menti che addusse. Fu dunque con-
cluso con decreto conciliare firma-
to dal Papa, dai cardinali, dall'im-
peratore Paleologo, dai patriarchi,
da» vicari degli assenti , e dai ve-
scovi latini e greci , a riserva di
Marco d'Efeso, che pertinacemente
non volle acconsentire alla riunio-
ne, che vi sia il purgatorio, in quo
fìdtliunt in Christi grada deceden-
Vum animae , quae necduni di'
gnis poenitentiae operibiis prò cui-
GRE
pis de integro, et ex aequo taiisfc
cerunt, cruciatibus ad tcmpus ex-
purgantur, easdenique fidelium suf-
fragiis adjuvarij che il romano
Pontefice, come successore di s. Pie-
tro, è il vero vicario di Cristo, ed
ha il primato in tutta la Chiesa
di Dio; che lo Spirito Santo pro-
cede dal Padre e dal Figliuolo ,
ed essere stata lecita l'aggiunta nel
simbolo della parola Filioque, co-
me dichiarazione necessaria; e l'Eu-
caristia potersi fare in azimo e in
fermentato , niente alterando che
i latini dicessero farlo ad esempio
di Gesù Cristo , il quale avendo
consagj'ato mentre la Pasqua era
già cominciata, altro pane non era
in uso ; ed i greci col persuadersi
essere seguita la cena avanti il tem-
po pasquale, il Redentore perciò
consagrasse il pane fermentato; e
fu stabilito che le sole parole,
Hoc est Corpus meuni , sieno es-
senziali nella consacrazione del Cor-
po di Cristo , e che le altre, quod
prò vobis frangi tur, usate dai gre-
ci, non sono essenziali, perchè di-
mostrano la di lui Passione , che
doveva seguire.
Desiderava il Papa Eugenio IV,
che nel concilio di Firenze si eleg-
gesse dai greci il loro patiiaica ,
ma eglino scusaronsi d'aver costu-
me di farlo e consacrarlo nella pro-
pria chiesa. Seguita in tal foiraa
r undecima riunione tra la chiesa
greca e latina , partì da Firenze
r imperatore Paleologo con tutto
il seguito de' padri greci per Ve-
nezia, da dove proseguirono il viag-
gio in oriente a spese della came-
ra apostolica, che anco molto de-
naro gli somministrò per difen-
dersi dall'invasione de' turchi. Po-
co però durò questa riconciliazio-
ne, che altri chiamano la decima"
GRE
quinta volta , altri la duodecima ,
mentre il suddetto Marco d' Efe-
so, che già per acerrimo avversa-
rio sempre fecesi conoscere nel con-
cilio, al suo ritorno in Costantino-
poli con le sue mal' arti cominciò
a spargere, che i padri della chic'
sa greca corrotti dall'oro avevano
aderito ai latini , soggettandosi al
Papa, r istesso aveva in iscritto an-
teriormente fatto il patriarca Giù-
seppe, e perciò Iddio lo aveva priva-
to di vita. Per le quali cose talmente
«' irritò il popolo contro i medesimi
vescovi, che li ricevè con improperi,
e poco mancò non li lapidasse, ono-
rando in vece Marco d'Efeso, co-
me sostegno della fede de' loro
padri ; onde non vollero poi i greci
quella fede riconosciuta per vera,
e quella unione, che tanto di fati-
che e di spesa importò ad Euge-
nio IV. I greci cassarono dai sacri
dittici il nome dell'imperatore, il
quale nominò nel i44' patriarca
Metrofane metropolitano di Cizico
aderente alla Chiesa romana, pieno
di cattolico zelo; ma la debolezza
dell'imperatore produsse il disor-
dine nella Chiesa greca , restando
sordo alle premure ed ammonizio-
ni di Eugenio IV , ed insieme in-
grato. Vedendosi poi nuovamente
stretto dai turchi, nel 144^ spedi
in Roma Andromeno Giorgiari per
domandare nuovi aiuti al Papa, e
questi li sollecitò dal re Alfonso
d'Aragona, e dai dogi di Venezia
e di Genova ; quindi dopo aver
allestito una flotta rispettabile, in-
viò per legato a Costantinopoli il
suo nipote cardinal Francesco Con-
dulmieri, esortando l' imperatore a
promovere quella unione per la
quale si erano sparsi tanti sudori.
Ma né lo zelo del Papa, né le for-
ti ragioni de' legati apostolici , uè
GRE i35
le premure del patriarca, né l'im-
pegno dell' imperatore alquanto
scusso, furono bastanti a por freno
alia sfacciataggine dei pertinaci gre-
ci scismatici. Che anzi i tre pa-
triarchi di Alessandria, Antiochia
e Gerusalemme che avevano ab-
bracciata r unione, dopo che Mar-
co d' Efeso sci'isse loro una lunga
lettera contro il concilio fiorentino,
si separarono dalla comunione del
cattolico patriarca Metrofane. Quiu-
di adunato un conciliabolo con
tutti i vescovi scismatici, detestaro-
no la seguita riconciliazione, ana-
tematizzarono Metrofane, e minac-
ciarono r imperatore di scomuni-
cnrlo, se non lasciava di proteggere
il patriarca ed i latini. In questo
punto mori il buon Metrofane, per
cui il Paleologo nel marzo i44^
fece eleggere Gregorio Protosincello,
il più impegnato a sostenere il de-
d'età dell'unione; ma per quanto
vivo fosse il suo zelo non potè pre-
valere all'ostinazione de' ribelli, e
si vide obbligato dopo i più ener-
gici tentativi e le più indefesse
sollecitudini ad abbandonare l' o-
riente, e ritirarsi nel i4^i i" Ro-
ma, ove mori in concetto di san-
tità. Ritornati dunque i greci nel
I 44^ all'antico scisma, tuttora mi-
seramente in esso perseverano.
Il Febronio, Dello stato dellaChie-
sa cap. 8 , p. 543 , sognò che la
cagione onde i greci ricaddero nello
scisma sia stata l'estensione con
cui la corte romana difende il pri-
mato del Pontefice. Il protestante
Gio. Goffredo Ermanno nella storia
Concerlationuni de pane azymo, el
fermentato, par. 2, cap. 6, attribui-
sce r infranta unione all' uso del
pane azimo. Il Racine, Eéflexions
sur l'élat de UEgUse pendat le Xf^
siede, § 7, 1* attribui&ce all' invinci-
i36 GRE
bile ostinazione de' greci. In quan-
to poi a Marco d'Efeso, avendo il
cardinal legato Condulniiero ordi-
nato di entrar con lui in pubblica
disputa a fr. Bartolomeo Lepacci do-
menicano vescovo diCoron, l'efesino
vedendosi completamente vinto ,
cadde infermo, e poco dopo mori
nel i447' ^- Compendio istorico
dello scisma de greci, dell'ab. Lui-
gi Accrocca, Roma 1817, il quale
sci'ive^ che il patriarcato di Co-
stantinopoli aveva sotto di se ses-
santacinque sedi metropolitane ,
trentaquattro arcivescovati , e sei-
cento cinquant' uno vescovati. Ag-
giunge che dei cento ventisette ve-
scovi, fiorirono in santità e dot-
trina, Gregorio I Nazianzeno, Gio-
vanni I Crisostomo, Flaviano, Ger-
mano I, Tarasio, Menna, MetodioI,
Ignazio, Stefano, Antonio I; e si
resero famosi per empietà ed ere-
sie Eusebio ariano ; Macedonio I
che negò la divinità dello Spirito
Santo; Nestorio che ammise due
nature in Gesù Cristo; Acacio,
Macedonio li, Timoteo, e Antimo
eulichiani ; Sergio I , Pirro , Pao-
lo I, Teodoro I, e Pietro monole-
liti; Anastasio, Teodoro II, Anto-
nio II , Cassitera, e Giovanni VII
iconoclasti; Giovanni li cappadoce,
e Giovanni IV Digiunatore, i pri-
mi a presumere il nome di pa-
triarchi ecumenici; e Fozio e tan-
ti altri patriarchi scismatici. Qui
noteremo che greci furono quat-
tordici romani Pontefici , e sono,
s. Anacleto greco d'Atene, quinto,
Papa, eletto nell'anno io3; gli suc-
cesse nel 112 s. Evaristo greco,
nativo di Betlemme nella Palesti-
na ; s. Telesforo greco , che altri
dicono della Magna Grecia, eletto
nel 142; gli successe s. Igino greco
^i Atene nel i54; s. Elqutero gre»
GRE
co di Nicopoli o Prevesa , ovverq
della Magna Grecia, eletto nel 170);
s. Antero greco o della Magna
Grecia, eletto nel 287 ; $. Sisto l(
greco d' Atene, eietto nel 260; gli
successe s. Dionisio nel 261 greco,
o della Magna Grecia; s. Eusebio
greco, eletto nel 809 ; s. Zozimo
greco di Cesarea, ovvero della Ma-
gna Grecia , eletto nel 4 ' 7 J Teo-
doro I, greco nato in Gerusalem-
me, eletto nel 64^; Giovanni VI
greco, eletto nel 701 ; gli successe
Giovanni VII nel 70^, greco, ovvero
della Magna Grecia ; e s. Zaccaria
greco, nativo nella Siria, eletto nel
74'. Altri vi aggiungono Alessan-
dro V , eletto nel concilio di Pisa
nel 1409, cioè chi lo vuole nativo
di Candia. Olire a ciò sono consi-
derati Pontefici greci od italo -gre-
ci, siccome appartenenti alla Magna
Grecia, s. Agatone siciliano, eletto
nel 678 ; il suo immediato succes-
sore s. Leone II del 682, siciliano;
e Stefano III detto IV del 798,
egualmente siciliano.
Il Baronio all'anno 7o5, num.
2 e 3j rileva le astuzie de' greci,
colle quali a que' tempi procura-
vano se fosse stato possibile, di as-
soggettarsi la Chiesa romana ; poi-
ché avendo gl'imperatori greci ri-
nunziato alla tirannia usurpata in
confermare la elezione di diversi
Pontefici , tentarono per altra via
di dominare la romana Chiesa, cer-
cando che fossero annoverati al sa-
a"o collegio gli orientali , i quali
ancora per opera degli esarchi ve-
nissero eletti Pontefici , come in
fatti in queir epoca oltre i greci
ne furono tanti. Ma per miracolo!
della provvidenza, gli stessi orien-
tali o greci aggregati al collegio
de' cardinali , e poi divenuti Pon-
tefici , in tal guisa ereditarono lo
GRE
spinto apostolico, che non mai ac-
consentirono alle trame degl' impe-
ratori greci o de' vescovi orientali,
non mai accordando ad essi ciò j
che col dolo e colle minacce pre-
tendevano, contrario alla costante
illibatezza della s. Chiesa romana.
Perciò ancora al fine d' illudere i
conati degl'imperatori greci, le pro-
mozioni de' cardinali della Sede a-
postolica erano allora più di nido,
onde i Pontefici con questa caule-
la, scansavano la necessità di pre-
Starsi alla volontà degl' imperato-
ri medesimi , togliendo così l'occa-
sione di compiacerli anche in que-
sto, come ricusavano di fare alle
loro ingiuste richieste dopo dive-
duti Papi. I cardinali greci che si
conoscono sono, oltre quelli solle-
vali al pontificato , Basilio creato
cardinale vescovo di Albano verso
il 1073 da Alessandro II; Ugo Lu-
gignano de' re di Cipro, creato car-
dinale nel 1426 da Martino V; I-
sidoro di Tessalonica, che quale
arcivescovo di Riovia intervenne al
concilio di Firenze , dove a nome
delie chiese di Russia abiurò il
greco scisma , per cui il granduca
Basilio voleva farlo ardere vivo, fu
da Eugenio IV creato cardinale nel
1439 mentre si celebrava detto
concilio, elevando questo Pontefice
in pari tempo al cardinalato Bes-
sarione di Trebisonda, celebratissi-
mo per doltrina e zelo, (atto lega-
to delle Provincie d'oriente sogget-
te all' imperatore, e che sarebbe stato
eletto Papa nel i4'j5 se non vi si
opponevano alcuni cardinali perchè
neofito, e come cosa ingiuriosa al-
la Chiesa latina , come non l'osse
allora altro soggetto che lui degno
della cattedra apostolica, però prin-
cipalmente per sua opera furono
eletti Calisto III e Sisto IV. Net
GRE 137
1464 Paolo lì creò cardinale Teo-
doro Paleologo discendente dagli
imperatori greci; ed Alessandro VI
nel i5oo creò cardinale Lodovico
Podocatero di Nicosia^ già medico
pontificio.
Osserva finalmente il Bernini,
che la Grecia cadde in potere dei
turchi a cagione delle sue eresie,
che portarono tra loro divisione,
e l'indebolimento dell'impero, pro-
vocando la divina punizione, la
quale si verificò a'29 maggio i4^3,
quando Maometto il prese Co-
stantinopoli, ad onta della difesa
che ne fecero i veneziani, i geno-
vesi, ed altri europei : il coman-
dante Giovanni Giustiniani restò
gravemente ferito, i latini si sal-
varono nelle navi, e il cardinal
Isidoro legato apostolico sì rifugiò
a Pera. Uccisero i turchi rnltimo
imperatore e tutta la sua famiglia,
infinità di popolo trascinarono fuo-
ri della città, molti ne venderono
schiavi ; profanarono le chiese, cal-
pestarono ed arsero le sacre im-
magini, le croci, e i libri de'santi
evangeli, ed applicarono al proprio
loro uso le vesti sacerdotali. Co-
sì terminò l' impero orientale do-
po 1123 anni, quanti ne corsero
dal 33o nel quale Costantino il
Grande lo aveva eretto in Costan-
tinopoli ; e così finì l' esteso pa-
tjiarcato costantinopolitano, restan-
do avvilito, disperso e schiavo quel
popolo, che per anni 5gS avea re-
sistito con pertinacia alle divine
misericordie, e disprezzate le pa-
terne premure e sollecitudini di
quarantasetle romani Pontefici, che
nulla con generosa costanza ave-
vano omesso per ritrarlo dal pre-.
cipizio, e da un male: ad quod
curandum, quatUimi egerint Roma-
ni Pontifìces consìliis, Utteris, lega-
i38 GRE
tionibus, hortationibus , commina-
tionibus, praecibtts, expensis, au-
xiliis, arguentes , obsecrantes, in-
crepantes, instantes, opportune, ini'
portune, niliil deniqiie otnittentesy
quo possent eos in viani verità Us
reducere, salis manifestunt est, eie.
come scrive il Graveson, Hist. cccl.
saec. XV, t. VI, col. I ; e che con
inaudita ingi-atitudÌDe ingannato a>
veva la buona fede e la cordialità
dì tanti principi e signori latini,
elle animati da spirito di religio-
ne non risparmiarono sé stessi, non
si spaventarono della lunghezza di
disastrosi viaggi, non apprezzarono
i tanti pericoli, né baciarono al-
l' economia, profondendo immense
ricchezze nel condurre in perso-
na o nel mandare le loro truppe
nel levante per liberarlo dalia
schiavitìi, con la speranza di ve-
derlo una volta riunito con essi
sotto un medesimo capo, come at-
testa un greco scrittore, il patriar-
ca Gennadio in Traci, ad Graecos,
con queste parole : Latini graecos
dillgebautj et optabant cunt eis u-
nirij graeci vero huc usque non
dcsinunt omnem lapidem adversus
lalinos movere, et fanda et nefan-
da contra ipsos evomere j ncque
Dei timorj ncque diuturna con-
sensioj ncque synodus aecumcnica,
ncque veritas ipsa pò lui t illos per-
suadere, ut ab banani frugeni con-
verlercntur, e che ingrato così e
disleale a Dio ed agli uomini, amò
con un atto di risoluta volontà
restar pertinacemente diviso dal
centro della cattolica unità, solo
lasciando a noi la speranza di ve-
derlo un giorno riunito al gregge
di Cristo sotto 1' universale e vi-
sibile pastore il romano Pontefice,
per far di tutti unus Paslor, et
unum Ovile.
GRE
Presto o tardi le chiese «eparale
dell'oriente debbono risentirsi dei
gravi danni, che provengono dal
loro fatale isolamento in cui sono
dopo il descritto scisma. All' arti-
colo CosTANTiifoPOLi dicemmo, che
allorquando i greci cominciarono
a disprezzare i Papi, ed a scuo-
terne r ubbidienza, cominciarono i
Ponlefici illuminati dallo Spirito
Santo a profetizzar 1' eccidio del
loro impero se non tornavano al
loro dovere; il primo fu s. Leo-
ne I, l'ultimo Nicolò V sotto del
quale si edettuò, oltre quanto a-
vca predetto s. Brigida . Nicolò
V ricevette amorevolmente gli uo-
mini eruditi che abbandonarono
Costantinopoli occupata dai turchi,
i quali propagarono in Italia le
greche lettere, ben accolti da di-
versi principi e mecenati delle
scienze. Noto è quanto fece quei
Pontefice in aiuto de' greci contro
la possanza ottomana, e quanto o-
però perchè il decreto dell'unione
venisse pubblicato, e si verificasse
la concordia delle due chiese, an-
che dopo la morte del Paleologo
accaduta nel i449> ^ sotto il suc-
cessore Costantino. Questi avendo
della deferenza pei latini, non alla
Chiesa romana, circonvenuto dagli
scismatici, si trovò nel bivio di dis-
gustare i suoi, od i principi cat-
tolici , de' quali avea estremo bi-
gno. A tale effetto nel ì^5i spe-
dì una deputazione a Nicolò V,
{scusandosi di non aver finora pub-
blicato il decreto del concilio di
Firenze; il Papa non mancò pro-
curargli poderosi soccorsi, ma i
greci pertinaci ne' loro errori, in
questi restarono, ad onta delle vi-
ve rimostranze che loro fece il
cardinal legato Isidoro, spedito per-
ciò da Nicolò V. Colla forza della
GRE
sua eloquenza riuscì tuttavìn al
cardinale d'indurre l'imperatore a
pubblicare il decreto nella gran
chiesa di s. Soda, presente il se-
nato ed il clero ; ma i greci sem-
pre eguali a loro stessi ne intor-
bidarono la solennità, non curan-
do che i soli latini difendevano la
minacciata sede del loro vacillante
impero, avendo per giusto giudi-
zio di Dio un velo sugli occhi, per
non vedere il prossimo loro ester-
ininio, e l'estremo pericolo. Men-
tre si pubblicava il decreto gli sci-
smatici corsero furiosi per la città,
ad alta voce gridando che quella
chiesa era polluta, e scomunicati
tutti coloro ch'erano intervenuti
alla funzione, e persino le donne
e le vergini consacrate a Dio eb-
bero parte in queste invettive, pro-
ferendo orribili anatemi contro
l'unione, ed i greci cattolici. Inol-
tre JNicolò V per le sue sollecitu-
dini inviò pure a Costantinopoli
una flotta composta di trenta le-
gni, sotto la presidenza di Giaco-
mo arcivescovo di Ragusi, legato
apostolico, ma non giunse che un
giorno dopo la caduta della città.
y. Lorenzo Cozza cardinale, Hislo-
ria polemica de graecorum schis'
mate ex ecclesiasticis monunienlis^
Romae 1719.
Lo stesso Nicolò V non trascu-
rando ciò che ai riti de'greci e dei
latini appartiene, con bolla data in
Roma presso s. Pudenziana ai 6
settembre 1 449 > determinò che i
latini i quali dimorassero nelle pro-
vincie de'greci, nelle quali i prin-
cipi latini dominavano, non potes-
sero usare de' riti greci, ma doves-
sero mantenere il rito latino. Dap-
poiché i greci non solo da molti
secoli, oltre che nella loro Grecia
e nell'oriente, sono sparsi uell'Ita-
GRE 139
lia, nella Russia principalmente,
nella Polonia , e nell'impero au-
striaco, come nella Croazia, nella
Transil Vania e nell'Ungheria , ma an-
cora in altre regioni, come lo sono i
latini. In quanto all'Italia Pietro
Pompilio Rodotà, professore di lin-
gua greca nella biblioteca vaticana,
nel I 758 pubblicò in ^ornsy Dell'ori-
gine, progresso e stalo presente del
rito greco in Italia osservato dai gre-
ci, monaci basiliani, ed albanesi.
Circa poi alla Russia, ove il culto
dominante è il greco, da ultimo
nel 1843 il eh. p. Agostino Thei-
ner della congregazione dell'orato-
rio, ci ha dato le Vicende della
Chiesa cattolica di ambedue i riti
nella Polonia e nella Russia da
Caterina II sino ai nostri dì, pre-
cedute da un rapido cenno sulla
origine, e sulle relazioni della chie-
sa russa con la santa Sede.
In quanto agi' italo-greci, dei
quali non manchiamo parlare ai
rispettivi articoli, dice il Rodotà
che il rito greco in Italia, massime
nei reami di Napoli e di Sicilia,
fu portato la prima volta nel se-
colo Vili, benché tal rito si fosse
già insinuato in alcune chiese di
Sicilia nei secoli precedenti VI e
VII. Nel secolo Vili vi si stabili
a cagione delle persecuzioni che
Leone l' Isaurico dichiarò alle sa-
cre immagini, ed insieme alla san-
ta Sede, alla autorità della quale
sottrasse molte chiese, e ne tras-
ferì la giurisdizione ai patriarchi
di Costantinopoli, i quali sedotti
dai prestigi dell'ambizione, appena
si videro favoriti dalla potenza im-
periale, subilo stesero la loro ma-
no audace su di esse, e vi eserci-
tarono ampia potestà. Stabilirono
nuove sedi vescovili, ed innalzaro-
no ai più alti onori quelle che
i4o GRE
trovarono fondate. Per Istringerle
tutte con più forte legame al tro-
no imperiale di oriente ed alla se-
de costantinopolitana, si affaticaro-
uo con ogni studio di far loro
cambiare il rito da latino in gre-
tx), e d' introdurvi la disciplina o-
ricntale. Alcune di esse facendo
vigotosa resistenza agli artifizi di
quelli, ritennero con magnanima
costanza le cerimonie latine, men-
tre altre arrendendosi alle lusin-
ghe greche, si allontanarono da-
gli istituti dei loro maggiori. A
divulgare il rito greco nelle altre
chiese cattedrali o inferiori, ed a
dilatarlo in quelle colonie, le qua-
li per alcun tempo erano slate in-
sensibili alle novità, vi contiibuì
molto la gran quantità de'monaci
basiliani, che per porre in sicuro
le loro vite ne' terribili insulti e
nelle atroci persecuzioni commosse
nell'oriente contro gli adoratori del-
le sacre immagini, vennero a ri-
trovare la sicurezza nell' Italia.
Accolti con dimostrazioni d'affetto
dai sommi Pontefici in Roma, e
dalla pietà dei napoletani e dei
siciliani nelle provincie, stabilironsi
ne' monisteri che furono loro pron-
tamente assegnati, e ne' quali la
greca monastica disciplina rigoro-
samente osservando , mantennero
con isplendore i riti della chiesa
orientale. L'austerità della vita, e
l'edificante pietà conciliò loro s\
grande stima de'popoli, e de' mo-
narchi particolarmente normanni,
che si videro in breve tempo ar-
ricchiti d' insigni e magnifici ceno-
bi, provveduti di copiose e larghe
rendite, onde sostenevano copioso
stuolo d'italiani; i quali allettati
dalla fama e dal credito de' mede-
simi, consecravano i nomi al mo-
wastico istituto di s. Basilio. Tal-
G 1\ !•:
mente questo si diffuse, che le pro-
vincie del reame di Napoli e di
Sicilia ebbero la ventura di con-
tenere cinquecento cospicui moni-
steri, sparsi nelle loro più illustri
città e contrade. A misura de'pro-
gressi che faceva il greco monaca-
to, prese aumento anche il rito,
di etti erano i basiliani il princi-
pale sostegno. All'opposto dacché i
medesimi allontanandosi dall'antico
sentiero della vita ritirata e au-
stera, s' abbandonarono all'ozio e
ai divertimenti, e trascurarono lo
studio delle lettere; e dall'occupa-
zione dei divoti e virtuosi esercizi,
che li avevano messi in credito
presso de" popoli circonvicini, pas-
sarono alla cupidigia degli onori,
e cotnodi della vita ; e molto
più allorché piegarono al rito mi-
sto nel secolo XV: andarono del
pari in declinazione gl'istituti o-
rientali nelle medesime città e co-
ionie, nelle quali aveva fatto dap-
prima luminosa comparsa. In pro-
cesso di tempo la divina provvi-
denza per far risorgere il rito
greco nelle medesime provincie, si
valse dell'oppressione degli albane-
si, i quali dopo le guerre sostenu-
te coi turchi, obbligati finalmente
a cedere alla poderosa possanza
ottomana^ si portarono a stabilire
la loro sede in quelle regioni, e
trapiantarono anche il rito greco
nativo che ancora osservino. Dei
monisteri greci che già fmono in
Roma, ne facemmo il novero di
quelli principali de' basiliani all'ar-
ticolo Grotta. Ferrata, ove tuttora
fiorisce quello fondato il ioo4 ^^
s. Nilo, dicendo ancora che sino dal
pontificato di s. Damaso I nel 36j
i greci basiliani stabilironsi in Ro-
ma 0 luoghi vicini. Inoltre dei
monasteri greci di Roma eziandio
GRE
ne parlammo all'articolo Chiese di
Roma, ed in altri articoli. Del ri-
to greco osservato in diverse dio-
cesi del regno delle due Sicilie, se
ne tratta ai loro articoli. Si può
leggere la lettera XXXVII di Pom-
peo Sarnelli nel tom. II delle Le//.
eccl. : Perche il regno di Napoli sia
numeroso di vescovati, e (juali di
essi sia stato il primo canonica-
mente eretto in arcivescovato. Ivi
tratta delle sedi vescovili de'greci,
dei loro diversi scismi, e del con-
ciliabolo del 690 adunalo dal pa-
triarca Callinico di Costantinopoli,
in cui venne soppresso il celibato
dei chierici greci, laonde bencliè la
Chiesa cattolica non approvasse tan-
to disordine, tollerò ne'greci il ma-
trimonio de'chierici per impedire
lo scisma. Di diversi abusi de'gre-
ci il Sarnelli ne tratta al tom. X.
P^. l'articolo Celibato, ed il Ri-
naldi all'anno 692, ove fa delle
osservazioni sulla soppressione del
celibato stabilito da tanti concilii,
con antichissima consuetudine os-
servato^ e gelosamente custodito dai
vescovi orientali.
Quanto alla chiesa greca russa ,
essa pretende ripetere la sua ori-
gine dai tempi apostolici, ma nelle
grandi emigrazioni del quinto e
sesto secolo si disseccarono ben
presto i deboli germi del cristia-
nesimo nel cuore dei russi, i qua-
li ritornarono all'antico loro culto
idolatrico. Non prima del nono se-
colo il vangelo gettò profonde e
salde radici nella Russia, vi andò
crescendo qua e là, or più or me-
no vigoroso , fino a che nel seco-
lo X l' idolatria dovè cedergli il
campo. Due conversioni si ammet-
tono in questo regno al cristiane-
simo , una parziale dopo il nono
secolo; l'altra iutiera dopo la me-
GRE i4i
tà del decimo, ambedue operate
col ministero di vescovi cattolici
della chiesa greca unita alla roma-
na, e perciò immune dallo scisma
di Fozio e di Michele Cerulario;
indi tutti i libri liturgici della chie-
sa russa composti furono da sacer-
doti slavi cattolici. 11 granduca I-
saeslaw implorò l'aiuto di s. Gre-
gorio VII, ed aflidò alla tutela di
lui il suo regno. Niceforo greco es-
sendo stato nel 1106 consagrato
metropolita di Russia dal patriar-
ca di Costantinopoli , qual nemico
di Roma tentò di disseminare lo
scisma de' greci in Russia, ma né
il clero , né il popolo gli porsero
orecchio. Verso il line del secolo
XII il Papa Clemente 111 invitò i
russi a partecipare alle ci'ociale ; e
nel principio del seguente Innocen-
zo 111 inculcò ai prelati e grandu-
chi di Russia di stringersi alla chie-
sa romana, perchè sebbene prose-
guì con essa a mantenersi amica
la chiesa russa, ed era scevra de-
gli errori e dell'odio che la chie-
sa costantinopolitana avea contro
la Sede apostolica, tultavolta se-
guiva il rito e conservava la gerar-
chia della chiesa gieca , e perciò
riguardata come fuori della vera
Chiesa da Roma, la quale senza
posa mostrò instancabile zelo per
richiamarla all' unità. Propagò la
fede cattolica tra i russi s. Giacin-
to primo discepolo di s. Domeni-
co, e fondò vari conventi in Rio-
via. Più tardi Giovanni XXI 1 pri-
ma della metà del secolo XIV e-
resse in Caffa un vescovato latino,
per avere i francescani dilatata lu
cattolica religione in Russia. Ma
la traslazione delia sede metropoli-
tana di Kiovia a Mosca, avvenuta
dopo la metà di detto secolo, fu-
vurì io scisma, Pìmeu metropolita
i42 GRE
di Mosca turbò per poco l' unione,
ma essendo deposto gli successe il
religiosissimo Cipriano die vieppiù
la strinse e propagò. Dipoi Fozio
di Mosca ruppe 1' uni là cattolica ,
■venne deposto dal sinodo di Kio-
via del i4j4> ^ g'' f" sostituito
Gregorio unito con Roma. A mez-
zo d'Isidoro arcivescovo di Kiovia,
che Eugenio IV creò cardinale, nel
concilio di Firenze venne rafferma-
ta r unione delia chiesa russa con
]a romana, ma per aver pubblica-
to in Mosca il decreto dell'unione
venne perseguitato , e costretto a
rifugiarsi in Roma. Intanto il me-
tropolita di Mosca fu caldo pro-
pagatore dello scisma in cui poi
caddero i kiovensi nel i520, e lo
scisma sempre più progredì nella
Russia , ad onta di quanto fecero
Sisto IV e Gregorio XIII, essendo
pure divenuta infetta di eiesia, e se-
guace di alcuni avanzi del paganesi-
mo. Finalmente la suprema autorità
del patriarca di Costantinopoli nella
chiesa russa cominciò a scemarsi ,
e a decadere ogni giorno più sino
dal i587, quando lo czar Teodo-
ro si mise in cuore di fondare un
patriarcato indipendente per ren-
dere più augusta la sua chiesa e
nazione , ed ottenne 1' assenso dai
quattro patriarchi. A tale effetto
Geremia patriarca di Costantino-
poli si recò nel i5Sg a Mosca, e
v' istallò il nuovo patriarca di Mo-
sca , dovendo tenere co' successori
il secondo grado immediatamente
dopo il patriarca di Costantinopo-
li, ai quali i patriarchi di Mosca,
come ai capi della chiesa greca, do-
vevano partecipare la loro elezio-
ne. Quindi dall' imperatore Pietro
I nel 1721 fu istituito in Russia il
sinodo permanente, che arrecò gra-
ve pregiudizio all' unità della chiesa
GRE
orientale, alla sua indipendenza ed
alla autorità della sede costantino-
politana. E siccome il potere del
patriarca russo salilo era all'apice,
alla morte del patriarca Adriano
l'imperatore commise gli affari ec-
clesiastici e patriarcali ad un'ombra
di patriarca , cioè ad un esarca ,
ovvero vicegerente della sede pa-
triarcale. In quanto al sinodo , o
sacro sinodo legislativo^ esso tratta
gli affari che concernono la chiesa,
e decide sopra i riti sacri, le ere-
sie, le bestemmie, gli adulterii, so-
pra le dispense ed altro. L' istitu-
zione di questo sinodo indipenden-
te recise ogni comunicazione col
patriarca greco, ossia con la chie-
sa greca non unita, e da quel pun-
to in avanti l'imperatore divenne
il capo della chiesa russa. Qui no-
teremo che Clemente VIII ebbe la
gloria di riunire la chiesa greco-
rutena con la romana, quindi Pao-
lo V riconfermò l' integrità del rito
greco, e proibì ai ruteni di passa-
re al rito latino. F. Russia, Polo-
nia, e RirrENi ; e le allocuzioni del
regnante Pontefice Gregorio XVI,
pronunziate nei concistori de' 22
novembre iSSg, e de' 22 luglio
1842. Di questo argomento, come
dell'odierno stato religioso de' gre-
ci e degli italo-greci, ne riparlere-
mo in fine di quest'articolo me-
desimo.
Il Pontefice s. Pio V con la
costituzione Providentia , de' 20
settembre i566, Bull. Rem. tom.
IT, p. 192, rivocò la facoltà già
data ai latini di celebrare gli uf-
fizi divini nel rito greco, siccome
ai greci nel rito latino. Al zelo
apostolico di Gregorio XIII si de-
ve l'erezione in Roma nel 1577
del Collegio Greco [Fedi) a bene-
fizio della nazione greca, acciocché
GRE
ivi si celebrassero i sacri riti se-
condo la greca liturgia, e vi fosse-
ro istruiti nelle scienze e nelle ve-
rità cattoliche i giovani, che ordi-
nati sacerdoti, tornando alle loro
patrie, confermassero nella fede i
greci cattolici, procurassero la con-
versione degli scismatici ed eretici,
e prestassero la dovuta ubbidien-
za al sommo Pontefice. Al citalo
articolo si parla del suddiacono e
diacono greci, che allorché il Papa
celebra solennemente cantano in i-
dioma greco l' epistola e l'evange-
lio: di questo se ne discorre pure
nel voi. XXII, p. aSo del Dizio-
nario, all'articolo Cappelle Ponti-
ficie, ed altrove, come degli abiti
sagri che usano, e di quanto li ri-
guarda. Clemente Vili con la co-
stituzione Sanctissinius, de'3 i ago-
sto i5g5, Bull. Roni. tom. V,
pari. II, pag. 72, spiegò quali fos-
sero i riti de'greci leciti , e quali
gli illeciti; indi nell'anno seguente
stabili che in Roma sempre vi
fosse un vescovo greco per confe-
rire gli ordini sagri ai greci di-
moranti neir Italia e nelle isole
adiacenti, e pei pontificali in ri-
to greco, come si legge nella co-
stituzione 34, nel tom. Ili del bol-
lario. AI presente lo è monsignor
Stefano Missir di Smirne, fallo ar-
civescovo d'Irenopoli nell'Isauria,
dal regnante Gregoiio XVI a' 12
marzo 1837. Al citalo articolo
Cappelle Pontificie si parla del
suo intervento alle medesime, e
degli abiti coi quali v'incede. An-
che Urbano "Vili con la costituzio-
ne Univfisalis Ecclesìae regiminij
emanata nel 1624, dichiarò che il
detto vescovo debba essere di pu-
ro rito greco. Kel num. 28 del
Diario di Roma del 1816 si leg-
ge la necrologia di monsignor Giu-
GRE 143
seppe Angeluni di s. Giovanni di
Acri, già monaco basiliano greco-
melchita della congregazione di s.
Giovanni in Soairo, alunno del col-
legio greco di Roma, poi arcive-
scovo in partihiis di Durazzo, e
deputato pei pontificali e per la
ordinazione de'greci in Roma. Il
suo cadavere fu associato dal par-
roco di s. Giovanni in Lalerano
col suo clero particolare, e dall'ai'-
cicon fraternità della basilica. L'ac-
compagnarono con candela l'arci-
vescovo armeno , i vescovi maro-
nita e ruteno, i padri abbati e
monaci orientali, unitamente agli
alunni di propaganda fide, e vari
laici d'oriente. Il medesimo cada-
vere venne condotto secondo il ri-
to greco, assiso sopra una sedia,
cogli abiti arcivescovili, nella chie-
sa di s. Clemente, ove in simil
guisa stette esposto. Ivi per ordine
di Pio VII gii furono celebrati so-
lenni funerali. Fuvvi primieramen-
te la messa ed assoluzione in rito
greco; quindi altro incruento sa-
grifizio ed assoluzione in rito ma-
ronito, offerto dal vescovo maro-
nita ; poscia un altro simile divino
servizio in rito armeno; e final-
mente gli fu celebrato il pontifi-
cale nel rito latino da monsignor
vescovo Menochio sacrista del Pa-
pa, coli 'assistenza de' vescovi pre-
senti in Roma, invitati per coman-
do pontificio, in un al servizio del-
la cappella pontificia. JVella seia
furono condotte le sue spoglie mor-
tali nella chiesa di s. Maria in
Donmica, ove secondo il greco ri-
to furono fatte le ultime assolu-
zioni, e gli fu data sepoltura nel
mezzo di quel sacro tempio, situa-
to il cadavere sopra di una sedia.
Nel 1703 Clemente XI conces-
se alle monache di s. Rasilio di
i44 GRE
Messina, che potessero recitare l'of-
lizio de'Ioro santi greci col rito la-
tino : perchè poi vi fosse unifor-
mità di rito tra le monache ed i
monaci di detto ordine, a'26 mar-
io 1706 con la costituzione Cum
sicut, presso il Bull. Roni. tom. X,
par. I, pag. i5g, comandò che i
monaci e le monache del rito la-
tino, in esso recitassero la salmo-
dia, ed in greco i greci. Nell'anno
precedente lo stesso Clemente XI
iodò con sua lettera la pietà e lo
zelo del cardinal di Kollonitz, il
quale instancabilmente procurava la
riconciliazione de' greci scismatici
con la Chiesa romana; ma costante-
mente ricusò di dispensare i mis-
sionari latini a potere usare se-
condo il bisogno delle cose sagre
del rito greco, conservata la liber-
tà di tornare, cessata la necessità,
al rito latino; giacché dichiarò,
questa variazione opporsi all'anti-
ca disciplina della Chiesa cattolica,
ai decreti de'concilii generali, e al-
la costante consuetudine. Benedet-
to XIV ad ovviare alle contro-
versie e dissensioni che potessero
nascere co'vescovi e parrochi la-
tini, nelle cui diocesi dimorano i
greci ed albanesi di rito grecoj
per motivo di giurisdizione, della
professione della fede, e dell' am-
ministrazione de' sagramenti , con
bolla de' 6 maggio, pubblicata a'2
giugno 1742, Et si Pastoralis ,
presso il tom. I, p. 167 del suo
bollarlo, rinnovò tutti i privilegi
concessi dai suoi predecessori ai
medesimi greci, facendovi un di-
stinto compendio di tuttociò che
questi devono credere e professa-
re, di quello che è loro permesso
di osservare e di ammettere, e
della maniera con la quale deb-
bousi portare co' vescovi latini ; i
GRE
quali vedendo nuovamente confer-
mati i privilegi di quelle nazioni,
già conceduti dai Pontefici, prin-
cipalmente Irmocenzo IV, Leone Xj
Clemente VII, Paolo III, Giulio
III, Pio IV, s. Pio V, Gregorio
Xlll, e Clemente Vili, non reche-*
ranno ad essi fastidio per rappor-
to ai loro riti e costumi, di cui i
Papi furono sempre gelosi e Zelan-
ti mantenitoi'i . Tuttavolta nella
bolla, pare che i greci d'Italia deb-
bano dipendere dall'ordinario del
luogo, giacché sotlojnelte tutti i greci
d'Italia alla giurisdizione dei rispetti-
vi vescovi latini. Inoltre Benedetto
XIV fece ristampare e pubblicare
V Eucologio {f^edi)i ossia rituale o
poiitilicale della chiesa greca, di*
ligentemente corretto, e questo il
Pontefice propose per 1' uso delle
chiese greche unite a tutti i vesco-
vi ed ecclesiastici greci, mediante
la sua lettei'a apostolica Ex quo.
Il Sarnelli nel tomo I delle Let-
tere eccl. p. 167 e seg., parlando
eruditamente de' riti greci, dice che
questi furono approvati da s. Leo-
ne IX, Celestino III, Innocenzo III
nel concilio Lateranense IV, Inno-
cenzo IV, Alessandro IV, Grego-
rio X nel concilio di Lione li,
Eugenio IV nel concilio di Fiien-
ze, e da Clemente Vili; ed osser-
va che i preti greci che dallo scis-
ma ritornano al grembo della Chic
sa cattolica, quantunque sieno sta-
ti ordinati dai vescovi scismatici,
sono ammessi al sacro ministero
senza nuova ordinazione. Per tut-
to ciò che spetta poi ai riti dei
greci, alla loro disciplina e con-
suetudini, ed altro che li riguarda,
se ne tratta particolarmente ai ri-
spettivi articoli del Dizionario ,
in un ai loro sagri paramenti.
AU'arlicolo Grotta Ferrata di-
GRE
iTtno come i monaci basìliani i-
talogreci dopo il concilio fioren-
tino adottarono celebrare coli' azi-
mo e coi paramenti Ialini, nel
qual rito stabilirono in ogni chiesa
celebrare due messe ; con altre no-
tizie riguardanti i riti de' greci.
Ma de' paramenti usati dai greci,
qui appresso ne riporteremo una
breve descrizione, con le simboli-
che spiegazioni de'medesimi greci.
Del lettore e del cantore. Il
lettore ed il cantore si vestono di
una tonaca corta, tessuta di filo
di lino: indica la divina protezio-
ne. Se essa è di colore rosso, rap-
presenta la purpurea clamide per
ludibrio vestita al Salvatore ; se di
color bianco, significa la purità
degli iniziati al sacerdozio. V. Si-
mone Tessalonicense nel libro De
Sacramentis.
Del suddiacono. Il paramento
proprio del suddiacono è una to-
naca lunga, ma più stretta e più
corta di quella usata dal diacono,
versus ^ linea, così chiamata dalle
lunghe pieghe che fa questa veste.
11 color bianco significa la purità
scevra da passioni ; la zona di cui
si cinge indica la castità che l'or-
dinalo deve serbare da quel mo-
mento,' poiché non può più pren-
dere moglie, benché i greci ten-
gano per ordine minore il suddia-
conato.
Del diacono. Si veste il diaco-
no di una certa tonaca, o voglia-
mo dire dalmatica, ampia e talare,
di color bianco, imitante l'angelico
splendore , poiché il diaconato dei
greci si suole chiamare ordine an-
gelico. Ornamento proprio del dia-
cono è r orario, vale a dire una
sorta di fascia larga quattro polli-
ci, la quale appesa alla spalla sini-
stra scende davanti e di dietro,
VOI. •xxxii.
GRE 145
adorna dell' iscrizione greca agios,
agios , agios, che bene esprime la
santità necessaria a chi esercita tale
ministero, ed è anche l'inno che
gli angeli cantano in cielo. Circa
l'origine della parola orario, varie
sono le sentenze. Ealsamone la dedu-
ce dal verix) ópioì , òpà, perchè per
mezzo dell' orario, la cui parte an-
teriore tiene il diacono sollevata
con r estremità delle tre dita della
destra, s' indicano al popolo le ac-
clamazioni e le preghiere da farsi.
Arcudio però vuole, e con più ra-
gione , che ùpx ne sia il tema,
perocché con l'orario il diacono
indica il tempo di cominciar la
messa, la preghiera, il canto, ec.
Tutti i commentatori delle greche
liturgie, ai quali vuoisi aggiungere
8. Sofronio di Gerusalemme, all'ora-
rio appeso alla spalla sinistra danno
il significato di ale indicanti la velo-
cità angelica nel divino servizio ;
quindi ad imitazione de' cherubini,
che innanzi alla divina maestà per
rispetto copronsi il viso colle loro
ali , anche il diacono prima della
comunione cingesi dell' orario, for-
mando una croce sulle spalle e sul
petto. Il medesimo s. Sofronio al-
l' orario appeso sulla sinistra del
diacono dà anche una nuova spie-
gazione ; egli pertanto dice che la
parte anteriore dell' orario indica
il nuovo Testamento , e la parte
posteriore il vecchio, ed è perciò
che nella comunione non si avvi-
cina ai santi misteri, prima di aver
unito al vecchio il nuovo Testa-
mento; cioè che quanto era adom-
brato nel vecchio Testamento, nel
nuovo è stato già effettuato. Di
più lo stesso s. Sofronio dà una
nuova etimologia al nome dell' a-
bito diaconale, asserendo così chia-
marsi, (jiuia graiia divina in ilio
IO
i46 ORE
constitil. Qui appresso daremo la
spiegazione Ae manipoli o meglio
bracciali o sopra maniche, dell' u-
so de'quali pel diacono, non tro-
vato gran fatto antico dal Goar,
notam 12 in ». Gio. Grisostomo,
ad Missam, ne fa menzione il ci-
tato s. Sofronio.
Del sacerdote. Il sacerdote in
primo luogo vestesi del camice, a
cui soprappone la stola, che unita
sui petto scende sino quasi ai pie-
di, adorna di cinque croci, una cioè
sulla parte che tocca il collo, due
alla metà, e altre due quasi all'e-
stremità della stessa ; signifìca la
grazia dello Spirito Santo che si
diffonde sui sacerdoti. Una zona,
segno di continenza e castità, strin-
ge la stola e il camice insieme.
Adatta prima alla destra, e poi al-
la sinistra le sopra maniche, che
dal polso sin quasi al gomito co-
prono le maniche del camice , al
quale stanno legate per alcuni lac-
ci che significano i vincoli da cui
furono strette le mani del Salva-
tore condotto ad Anna e Caifa;
denotano anche la tolleranza ne-
cessaria al sacerdote, ed i galloni
Httaccati per lo più; fauno le veci
dei lacci pendenti. I soli vescovi
anticamente usarono le sopra ma-
niche, indi furono usurpate dai sa-
cerdoti , e poi dai diaconi ancora,
adorne però di semplice croce ,
mentre i vescovi porlanvi intessu-
ta l'immagine del Salvatore, uso
che si pretende nato sino dalle
prime persecuzioni degli iconocla-
sti. Quei zelanti prelati eccitavano
il fervore del popolo, che accorren-
do al bacio della sacra mano, ne
veniva porta invece l' immagine
del Salvatore; cosi vediamo che il
sommo Pontefice, vicario di Gesù
Cristo, a chiunque si prostra ai di
Ci II E
lui piedi porge ad adorare la croce
che n'orna le scarpe. Un orna-
mento poi tutto particolare pei
greci è il subgenuale. E di forma
quadrangolare, alto un palmo r
mezzo circa da ogni lato , portasi
pendente dalla zona per una le-
gaccia attaccata ad una punta del-
lo stesso ornamento, il quale anti-
camente fu forse la tovagliola, che
dai celebranti portavasi a' fian-
chi. Di fatti s. Sofronio, nel fram-
mento citato sulla liturgia, e ri-
portato nel tom. IV dello Spicile-
gium ronianum, dato alla luce dal
dotto cardinale Mai, non fa alcuna
menzione del suhgenuale , ma in
vece nomina sudariwn , e ne sog-
giunge la spiegazione , est linteum,
e s. Germano aggiunge con cui
terse le mani, cioè dopo la lavan-
da de' piedi. Es$o adunque signifi-
ca la vittoria contro la morte ,
l'immortalità delle anitne nostre,
e la forza divina contro le debel-
late potestà inli^rnali : per tale in-
terpretazione chiamasi spada , ar-
ma che vedesi in tessuta al sub gè-
nuale , o sola, o imbrandita da
un angelo, o in vece una sola te-
sta di cherubino, o l' immagine dei
Salvatore quando se ne cinge il
vescovo, o una croce comunemen-
te, la quale è il tipo d' ogni vitto-
ria. Ai semplici sacerdoti è negato
r uso del subgenuale, a meno che
non sieno insigniti d'autorità di
parrochi, ec. Tutti questi paramenti
restano coperti da una maestosa
pianeta, che stretta dalla parte su-
periore va allargandosi come scen-
de sin quasi ai piedi, il cui lembo
anteriore, si può dire con Ono-
rio 1. I, e. 207, errnl/undus utrius-
gite in brachia subleva tur. Questa
pianeta fu comune alla chiesa la-
tina e greca, e della medesima un
GRE
fempo paravansi anche i Papi, co-
me attestano vari monumenti esì-
stenti in Roma , ed in particola!-
modo molti bassi rilievi, vicino la
sagrestia della chiesa di s. Seba-
stiano fuori delle mura. Noteremo
qui appresso la differenza de' para-
menti sacerdotali dai vescovili.
Del vescovo. La tunica o tonaca
o sia camice del vescovo, oltre che
non è sempre di color bianco , è
adorna di alcune strisciette bian-
che Tramezzate di rosso, chiamate
ilumina giusta il detto del Sal-
vatore in san Giovanni, VII, 38:
qui credit in me Jlumina de ventre
ej'us Jluent aquae vivae, e signifi-
cano la grazia. Secondo Balsamone
però in Med. de Patr. p. 44?) ^
questi fiumi o strisele bianche e
rosse si dà la spiegazione dell'acqua
e sangue versato dal costato del
Salvatore. Di queste /lumina ne
parla anche il Buonarroti nelle
Osservazioni sui medaglioni antichi
a p. 94, citando Simone Tessalo-
nicense, ed il Goar neh' Eucologio.
A queste strisciette si aggiungeva-
vo la figura della lettera r quadru-
plicata in questa maniera V cosa
che da qualche secolo è andata in
disuso -, con ciò Vuoisi indicata la
ss. Trinità, e la scienza che il ve-
scovo ne deve avere. La pianeta
vescovile simile a quella de' preti ,
viene chiamata multicrucium, per
la quanlilà delle croci che l' orna-
no, le quali un tempo vedevansi
chiuse dalle quattro r nella forma
che abbiamo prodotta. Simone di
Tessalonica nel libro De tempio p.
220, dice che il proprio significato
della mullicruvium , indica la pas-
sione del Salvatore , e che il ve-
scovo deve imitarla coi patimenti
t- con le croci.
GRE 147
Del patriarca e metropolita. I
patriarchi e metropoliti invece di
felonio indossano una tunicella
sparsa di croci, ed im tempo era
senza maniche. Rappresenta il sac-
co di scherno posto a Gesù Cri-
sto, come interpreta lo slesso Tes-
salonicense. A tutti questi orna-
menti soprappongono il pallio tes-
suto di lana bianca, e insignito
di croci, il quale nobilmente avvolto
intorno gli omeri lascia cadere le
estremità di dietro e davanti. Il
Tessalonicense assicura significare
la carne che il Verbo assunse dal
seno di Maria Vergine. La lana
di cui è tessuto il pallio , indica
la pecorella smarrita, dal medesimo
Salvatore caricata sulle sue spalle,
perciò vi si vede tessuta una peco-
ra nella parte che tocca le spalle,
cioè i nostri peccati ; aggiungasi
ch'egli ne fu l'ostia salutare. So-
pra il pallio sta appesa sino al
seno una teca o croce contenen-
te le sante reliquie. La mitra,
simile alla tiara imperiale, nei
quattro rilievi è ornata di altret-
tante croci, o pure dei sìmboli de-
gli evangelisti, o di quattro teste
di cherubini. È cosa troppo astru-
sa il rintracciare quando 1' uso del-
la medesima s'introdusse nella chiesa
greca ; si hanno monumenti che
attestano averla usata il solo s.
Cirillo d' Alessandria quale legato
del Papa s. Celestino I nel conci-
lio generale di Efeso del 43 1.
Certo è, che coH'andar del tempo
ogni vescovo se ne adornò il ca-
po. Una traccia indubitata dell' u-
so della mitra, 1' abbiamo dai tem-
pi più remoti, sebbene da alcuni
non si creda. Dappoiché se vera-
mente si appartiene a s. Sofi-onio,
come il codice ci assicui-a , quel
frammento liturgico sopraccitato, la
i48 GRE
mitra era usala dai vescovi fino
dal sesto secolo , dicendo cosi il
passo di s. Sofronio: mitra rolunda
e/US capitisy sedem indicai che.rit-
bicam. L' Aliaci inteirogato dal
Goar suir uso della mitra riguar-
do ai vescovi gieci, non potè ne-
gare eh' essi già coprivano la testa
di certo addobbo. Il medesimo Goar
afferma ignorarsi tra' vescovi orien-
tali l'uso Ae\X anello. W bacalo pa-
starale, cos'i chiamasi dall'ammini-
strazione della giustizia , e dalla
paterna sollecitudine che il vescovo
deve avere del proprio gregge. È
intarsialo d'avorio e d'ebano o pu-
re di tartaruga ; la parte supeiiore
è ornata di due serpenti d'avorio
dolcemente pieganti uno contro l'al-
tro le teste; e significano la pru-
denza necessaria tanto al governo
delle pecorelle. I vescovi, lasciati
tutti i paramenti sopra descritti, in
molte assistenze vestonsi di abiti
diversi , e a loro particolari. la
primo luogo indossano il Mandias;
è questo un vestimento simile al
mantello antico, aperto davanti, e
fermato alla gola da una fibbietta
o altro; l'ampiezza del medesimo
si mostra nelle crespe e nei seni
che lo raccolgono di dietro. Sotto
la parte anteriore che va stretta al
collo , due pezzi quadrati di stoffa
per lo più bianca 1' adornano ;
chiamansi pocula, e sono simbolo
dell'antico e nuovo Testamento, le
fonti cioè donde il pastore deve
attingere le dottrine per istruire il
popolo. Sotto queste insegne attra-
veisasi il Mandia o Mandias tutto
all' intorno da tre strisciette bian-
che Tramezzate di rosso, larghe due
pollici in circa, e lontana una dal-
l'altra un palmo e mezzo circa.
L' estremità della parte anteriore,
le quali sovrastano ai piedi, por-
GRE
tano anche due pezzetti della sles-
sa stoiia che formano la pocula.
Le slriscie c\ì\am-Am\ Jlumina^ e co-
me si disse di sopra, si dà loro
anche il significato dell' acqua e
sangue che mandò fuori il costato
del Salvatore crocefisso. Molti sacri
commentatori riconoscono nel Man-
dias il mantello monastico, ritenu-
to dai vescovi (jual memoria di
loro antica umiltà, poiché da quel
ceto insigne ne venivano scelti qua-
si sempre. In tale abbigliamento il
vescovo adorna il capo del camau-
ro o berrettino, camelaucio , ed ec-
cone la descrizione che ne dà 1' Al-
iaci nella sua grande opera. De
utriusque Ecclesiae perpetua con-
sensione, ì. 3, e. 8, 12, col. loSj.
Caput aperiunt ( monachi ) carne-
lancio, quod capilis tegmen est ejc
lana nigricante, ut natura Ulani
dedit, textum, rotundam iMiludine
semipalmare , in fonnani conchne
finiens ; qua caput ingreditur, non
undequaque rotundatur ^ sed ubi
aures sunt plagulae junguntur ,
quibus aurium incommodos meden-
tur. L' altezza menzionata non si
verifica nei camelauci portali dai
vescovi , è varia n' è la materia ;
resta coperto da un velo nero, in
forma di antica cocolla. Il medesi-
mo camelaucio fa le veci di cap-
pello nei preti o Papas.
Sui calori dei suddetti paramenti.
I sopra descritti paramenti si adopera-
no indifferentemente di vari colori:
il bianco però è il più comune, ec-
cettuata la quaresima e i giorni
di lutto, nei quali i sagri paramenti
sono di colore rosso, e in tal caso
i paramenti de' vescovi non sono
adornati ne di croci, né dei cosi
detti fiumi , Jlumina. Questa è la
fei'ma costumanza della chiesa gre-
ca, come rispose Demetrio Comateno
GRE
a Costantino Cabasila. Lo stesso
Comateno nel lib. V del Diritto
greco-romano , determina il tempo
ili cui si usa di colore rosso, e ne
tlà la spiegazione, dicendo che in-
dicano lutto i rossi paramenti, ed
iisansi solamente nei giorni di di-
giuno, e nella commemorazione dei
morti. Da questo ben si rileva,
come dicemmo altrove, perchè il
Papa nella quaresima, avvento,
giorni di lutto, e nelle esequie dei
morti usa il colore rosso, f^. Co-
lori ECCLESUSTICI.
Passiamo per ultimo ad accen-
nare lo stalo presente dei greci uni-
ti cattolici, e dei vescovati latini
nelle regioni greche, o sotto 1' an-
tica giurisdizione del patriarca di
Costantinopoli, sebbene se ne parli
ai singoli articoli delle sedi vesco-
vili si greche, che latine in paesi
greci, avendo pure articoli questo
Dizionario delle sedi greche che
non hanno più vescovi. Ciò che
riguarda la giurisdizione ecclesiasti-
ca dell'arcivescovo in partibus vi-
cario apostolico patriarcale pei la-
tini in Costantinopoli , è riportato
a queir articolo. Himangono dun-
que qua e là sparse delle vestigia
dell' originario purissimo culto nei
greci di rito latino, che non si di-
partirono dall' unità del corpo dei
fedeli ; ma comunemente si dà il
nome di chiesa greca a quella co-
munione d'individui, che aderì allo
scisma de' greci patriarchi di Co-
stantinopoli , e che predomina in
tutto l' oriente, e nell'impero delle
Russie, ove il sovrano è pure au-
tocrate capo della chiesa russa, se-
condo lo stabilimento di Pietro I il
Grande, che per governarla istituì
un consiglio chiamato santo sino-
do, riserbandosene la presidenza co-
me la uomiua de' membri. Adun-
GRE 149 , ^^
que dal patriarca greco scismatico ^Sj|
residente in Costantinopoli sono di-
pendenti i metropoliti, ciascuno dei
quali ha soggetto un maggiore o
minore numero di suffragane!. Il
basso clero riscuote generalmente
molto rispetto, ma è dotato di poca
sapienza, e vive nell'inopia la mag-
gior parte ; da ciò ne deriva la
continuazione di molte pratiche
superstiziose, e di moltiplicate asti-
nenze. Le sedi arcivescovili e ve-
scovili poi di rito latino nei paesi
greci, sono sotto la direzione della
congregazione di propaganda fide,
L' abbate Terzi nella sua Siria sa-
era che pubblicò nel i6g5, noa
solo ci diede un trattato sul pa-
triarcato Costantinopolitano , ove
parla de'suoi dignitari, della geogra-
fia sacra del medesimo , e della
successione cronologica de' patriar-
chi greci sino a quello eletto nel
1673; ma a p. 4^1 riporta lo sta-
to d' allora de' cattolici dimoranti
nelle isole dell' Arcipelago e luo-
ghi adiacenti.
Italo-greci. Sotto Selim II che
regnò sul trono ottomano dal i SQ^
al i574, circa centomila greci per
isfuggire dalla barbarie del vinci-
tore dell' Epiro e del Peloponneso,
approdarono in molti porti d' Ita-
lia. Le città di Venezia, Ancona,
Livorno, anzi la Corsica, la To-
scana, le due Sicilie ne furono in-
gombre. Di un tal numero però oggi
forse non esìste la metà, dappoiché
molte famiglie sì estinsero, molte
emigrarono, e molte passarono al rito
latino. Va notato che molti alba-
nesi per sottrarsi dalla dominazio-
ne ottomana si rifugiarono in Italia
anche dopo la morte del celebre
Scanderbegh, ossia Giorgio Castrio-
ta, avvenuta nel 1467 o 1468: di
questo eroe cristiano parlammo agli
i5o GRE
articoli Albania , Epiro, Croia, e
nel volume XVIII, pag. 54 e ^g
del Dizionario. Parleremo qui dei
luoghi dove si trovano, o dove
di essi rimane qualche stabilimen*
to. Furono per la loro educa-
zione fondati de' collegi o semi-
nari in Roma, in s. Benedetto di
Ullano, ed in Palermo, e nei me-
desimi luoghi risiedono tre vescovi
per la ordinazione nel loro rito
nativo. Ma dipendono dalla sacra
cardinalizia Congregazione di pro-
paganda fide {^Vedi), con cui gli
ordinari latini devono trattare per
quel che concerne le colonie gre-
che. Anche gli ordinari latini, per
quel che concerne le colonie gre-
che, devono trattare con tal con-
gregazione, da cui quelle dipendo-
no. Questi italo-greci debbono re-
golarsi neir osservanza del proprio
rito, secondo le costituzioni ponti-
ficie di Clemente Vili , Clemen-
te XII, e specialmente secondo
quella di Benedetto XIV, Et si
Pastoralìs , la quale richiama le
antiche . I greci come in levante
COSI in Italia osservano oltre la no-
stra tre quaresime loro particolari.
Precede la prima la Natività del
Signore, ed ha principio il giorno
i5 novembre; la seconda precede
la festa de' ss. Pietro e Paolo, e
principia il lunedì della seconda
settimana dopo la Pentecoste; la
terza precede l'Assunzione di Ma-
ria Vergine, e comincia il primo
di agosto. Queste quaresime non
obbligano al digiuno, ma alla sola
astinenza. Primieramente notere-
mo, che in quanto ai greci della
città di Venezia, essi vi giunsero
mendici, ma furono accolti beni-
gnamente , e vi ottennero sicu-
rezza e protezione. Ebbero la chie-
sa di san Giorgio , l' indipendcn-
GRE
za dall'ordinario, e la facoltà di sce-
gliersi un parroco, che loro am-
ministrasse i sacramenti nel loro
rito.
Ancona. La chiesa già latina di
8. Anna fu data da Clemente VII
ai greci, che ottennero il privilegio
di scegliersi il cappellano per l'am-
ministrazione de' sagramenti , amo-
vibile a loro volontà, ed indipen-
dente dall'ordinario. Tanto appro-
varono Gregorio XIII, Clemente
Vili e Paolo V. Questa chiesa
possiede un piede di s. Anna.
Questa colonia greca nella vigilia
de'ss. Pietro e Paolo dovea fare
un' oblazione in cera alla camera
apostohca. Nel 1 797, epoca della
dominazione della repubblica fran-
cese, il parroco co' suoi dichiararon-
si scismatici. Nel 1822, dopo una
lunga causa, la chiesa fu loro tol-
ta, e restituita ai latini. Il cappel-
lano latino ha l'obbligo di fare il
catechismo a'greci scismatici, alme-
no una volta la settimana; e ben-
ché di rado, si ottenne qualche
conversione. Quanto ai nazionali di-
moranti in Ancona va letta la pe-
tizione fatta nel i8i5 a monsignor
Gazzoli delegata apostolico, per go-
dere i diritti di quel porto franco,
e il possesso di detta chiesa, peti-
zione che venne riportata nel nu-
mero sessantotto del Diario di Roma
di detto anno.
Corsica. Una colonia greca ve-
nuta dalla Morea, e precisamente
dal Braccio Maina si stabdì in
Cargese, diocesi di Aiaccio, e di-
pende da quel vescovo. La popo-
lazione greca si fa ascendere a
mille individui. Hanno una chiesa
con r archimandrita parroco , e
v'era un monistero: un alunno
è nel Collegio Urbano (^P^edi) di
propaganda /Ide a Roma.
GRE
Livorno. Si stabilirono nel 1600
alcuni greci cattolici in questa cit-
tà, ed ora vi sono circa cinquan-
ta individui , col parroco. Tali
greci venuti dal levante erano spar-
si in più città della Toscana, fin-
ché si ridussero a Livorno. La loro
chiesa dedicata alla ss. Annun-
riata fu eretta nel 1607, alla quale
Jìtnedetto XIV nel lySS, in premio
del loro attaccamento alla fede,
nccordò tutti i privilegi della pa-
triarcale basilica Liberiana.
Pianiano. Nella diocesi di Acqua-
pendente , sotto Benedetto XIV
una colonia di greci, venuta dal-
l' Albania, composta di duecento
famiglie, fu stabilita in Pianiano
restato senza abitatori. Il Papa die-
de ad essi in enfiteusi i beni ca-
merali ivi esistenti^ obbligandoli
ad un piccolo canone. Ora ne l'i-
mangono quattro famiglie, ed han-
no una chiesa fabbricata da Pio
VI, ed il parroco.
Napoli. Fin dal i526 si tro-
vava una colonia greca in questa
capitale. Ignota n'è la popolazione
che ha una chiesa parrocchiale
tiedicata a' ss. Pietro e Paolo, il
parroco, il cappellano, ed una con-
gregazione. Questa chiesa deve il
suo principio a Tommaso Paleolo-
go Assagni discendente dai princi-
pi di Arcadia. Paolo III e Carlo
V gli concessero privilegi.
ì^ìUabadessa. Villaggio della dio-
cesi di Atri e Penne negli Abruz-
zi : havvi una colonia greca venu-
ta da Pichierni nell' Albania nel
1744- 11 ''e Carlo III accolse que-
sti greci umanamente, ed ivi stabi-
litili gli eresse la chiesa in onore
della Beata Vergine. La popola-
zione greca ascende a quattrocento
individui, ed ha una chiesa ed il
parroco.
GRE i5:i
Barletta. Nella diocesi di Trani
vi è una colonia greca di cento
individui, che hanno una chiesa
dedicata a s. Maria degli Angeli.
Lecce. Ha quaranta greci, una
chiesa greca sacra a s. Nicolò, go-
vernata da un prete latino ; mol-
tissimi greci trovansi nella diocesi,
che hanno ritenuta la loro Ungua,
ma seguono il rito latino.
Italo. greci delle Calabrie. Nelle
Calabrie vi sono venticinquemila
greci sparsi nelle diocesi di Cas-
sano, Rossano , Bisignano, ed An-
glona. La maggior parte del cle-
ro è celibe, pochi e già avanzati
in età sono i coniugati. La loro
fede è pura, come anche i loro
riti : sono molto attaccati al Pon-
tefice romano. Da monsignor Mus-
sabìni arcivescovo di Smirne è sta-
ta fatta nel i84i la visita apo-
stolica delle colonie di qua dal
Faro.
Cassano. Vi sono in questa
diocesi otto colonie greche, quat-
tordici tra chiese e cappelle, tren-
tacinque preti , ascendendo la po-
polazione greca a circa undicimila
novecento venticinque individui. In
Civita nella chiesa dedicata all'As-
sunta, i latini ricevono talvolta i
sagramenti nel rito greco. Nell'al-
tare maggiore si conservano due
pissidi, una col fermentato, l'altra
coll'azimo. Altrettanto si praticava
in s. Cosimo nella chiesa de' ss.
Pietro e Paolo, ove un medesimo
ostensorio serviva a dar la bene-
dizione sotto le specie di azimo e
di fermentato. S. Cosimo è sotto
Rossano, con tre chiese, e trecento
greci.
Rossano. Vi sono in questa ar-
cidiocesi cinque colonie greche, die-
ci chiese, ventinove preti, e la po-
polazione greca si calcola seimila.
ì5i GRE
Bìsignano. Questa diocesi ha
due colonie greche, cioè s. Sofia e
s. Benedetto d'Ullano, sei chiese, set-
te preti, e la popolazione greca a-
scende a tremila seicento individui.
In s. Benedetto di Uilano si tro-
vava il seminario italo- greco, che
nel 1820 è slato trasferito vicino
s. Demetrio, colonia greca, in un
monistero giù de'basiliani chiama-
to s. Adriano, conceduto dal re
Ferdinando I, e rimane sotto la
diocesi di Rossano.
Anglona. Questa diocesi ha quat-
tro colonie greche, otto chiese, do-
dici preti, con una popolazione gre-
ca di tremila cinquecento individui.
Italo-greci di Sicilia. Sono le
colonie greche di Sicilia nelle dio-
cesi di Palermo, Monreale, e Gir-
genli : iu Messina vi è una col-
legiata.
Palermo. In Mezzojuso, comune
e circondario sette leghe lontano
da Palermo, vi è una colonia gre-
ca, sei chiese, essendo la principa-
le costruita nel i548, quattordici
preti, cinque monaci basiliani , un
monistero di basiliani fondato nel
1609, e più di duemila cinque-
cento greci.
Monreale. Nella città chiamata
la Piana di questa arcidiocesi, sede
del vescovo greco , capo di circon-
dario di seconda classe, vi è una
colonia greca , sei chiese, venti
preti , ascendendo la popolazione
a settemila abitanti , cinquemila
de'quali sono greci , come rilevasi
dallo stato d'anime governativo. Vi
sono pure i padri della congre-
gazione dell'oratorio del medesimo
rito greco. Ivi con bolla di Leone
XII, Moderanlibus, fu concessa la
erezione d'una collegiata. Vi sono
ancora le monache basiliane, che
recitano l'officio divino in greco, e
GRE
istruiscono nella pietà e nelle orli
donnesche ogni ceto di donzelle.
Girgenti. Nel comune di Palaz-
zo Adriano di questa diocesi vi
è una colonia greca, con sei chie-
se, dodici preti, e tremila greci.
Contessa. Comime della mede-
sima diocesi, ov' è altra colonia
greca, con quattro chiese, tre pre-
ti, e dei tremila abitanti la metà
sono greci.
Messina. Ha ima collegiata gre-
ca dedicata a s. Maria del Grafico,
in cui si osserva il rito latino,
ma in lingua greca. In questa col-
legiata havvi la dignità del Proto-
papa, come soleva esservi in tutte
le cattedrali del patriarcato di Co-
stantinopoli, Benedetto XIV colla
sua costituzione Romana Ecclesia,
la volle conservata nelle singole sue
prerogative.
Italo greci. Collegi. Il Collegio di
s. Atanasio di Roma, di cui si
parlò di sopra, con vescovo greco
in partibus per le ordinazioni.
Collegio di s. Benedetto in Ui-
lano, fondato da Clemente XII
con la costituzione Inter multipli-
cis del 1732, e dal suo cognome
chiamato Corsini. Lo eresse nel
palazzo abbaziale di s. Benedetto
nella diocesi di Bisignano in Ca-
labria, per fornire de' pastori di ri-
to greco alle colonie greche delle
Calabrie, colla dote di quell'abba-
zia, e di altri seimila o sedicimila
scudi che gli donò. Quindi promosse
all'arcivescovato titolare di Berea
nella Macedonia il sacerdote ca-
labrese Felice Samuele Rodotà ,
che deputò alla direzione del col-
legio, e per invigilare l' osservanza
del rito greco. Questo Felice col
defunto fratello Stefano, originari
di Corone in Morea, furono i pro-
motori dell'erezione del collegio sino
GRE
da Clemente XI. Inoltre Clemenle
XII col breve Provida pastoralis
qffìcii, del lySS, concesse privilegi
e facoltà al detto vescovo. Nel 1820
il collegio fu trasferito nel monislero
di s. Adriano de'monaci basiliani^ e
conta ottanta alunni di rito greco,
e dieciotto convittori latini. Vi ri-
siede il vescovo greco in partibus
per le ordinazioni, il quale ha pu-
re autorità di visitare le colonie
greche per 1' osservanza de'riti. Si-
milmente il vescovo greco in par-
tibus stabilito da Pio VII nella
Sicilia fa le ordinazioni , visita le
colonie, e risiede in Palermo abu-
sivamente, dacché la sede del ve-
scovo greco, è la chiesa madre di
s. Demetrio nella città della Piana
de' greci, come si legge nel breve
d'istituzione di Pio VI, su di che
è a vedersi la celebre difesa del
eh. Saverio Maltei per ottenere il
detto vescovato.
Collegio 0 Seminario greco di
Palermo. Fu fondato prima dal
p. Giorgio Guzzetta nel 1 7 1 5, già
istitutore dell'oratorio di s. Filippo
Neri, e poi dotato dagli arcivescovi
di Palermo e di Monreale, e dal ve-
scovo di Girgenli, per dodici alunni
greci delle loro diocesi. L'oggetto
è di fornire dei pastori di rito
greco alle colonie di detta nazione
nelle tre nominate diocesi, ed an-
che di mandar missionari nel le-
vante. Benedetto XIV colla costi-
tuzione, j4d pastoralis dignilalis,
nel 1 747 ne approvò l' istituzione
e le regole. Dipende dai menzionati
due arcivescovi e vescovo , e vi
risiede il suddetto vescovo istituito
nuovamente per le ordinazioni da
Pio VI. Questi a tale effetto nel
1784 emanò il breve, Comniissa
nobis.
Nella città arcivescovile di Fer-
GRE i*)-^
mo nella Marca, la congregazione
di propaganda fide, nel 166 3 vi
fondò un collegio pei popoli del-
l'Albania e delle provincie illiriche,
sotto il titolo de' ss. Pietro e Pao-
lo, in cui si ricevevano dei giovani
albanesi , che poi ritornavano in
qualità di operai evangelici alla lo-
ro patria; ma quantunque questo
collegio sia stato poi soppresso,
perchè i filippini avendone nel
1746 acquistalo il locale, ne otten-
nero dopo cinque anni il possesso,
tuttavia que'popoli non mnncano di
continuare a risentirne il benefizio,
dappoiché gli alunni di quella na-
zione sono stati dipoi ricevuti nel
collegio Urbano di Roma, il quale
riceve per alunni diversi greci, e
poi quali operai evangelici la con-
gregazione di propaganda ^r/e, tan-
to eminentemente benemerita dei
greci e degli orientali, invia nelle
greche regioni per utili operai e-
vangelici.
Dei ruteni nei domini! russi, au-
striaci e prussiani , e delle loro
sedi vescovili, se ne tratta al ci-
talo articolo Ruteni.
Isole Jonie. Vi sono l'arcivesco-
vato di Corju [Vedi), ed i vesco-
vati uniti di Zante e Cefalonra
{^Vedi). Sette sono le isole Jonie
che costituiscono la repubblica pe-
ninsulare; cioè Corfù della qua-
le parlammo pure all'altro articolo
Corfìi isola (f^edi),Pa\ò, s. Maura,
Zante, Cefalonia, ed Itaca nel ma-
re Ionio, e Cerigo nel mare Egeo,
delle quali sei tratteremo al citato
articolo Zante. Nella città di Cor-
fù oltre il risiedervi l'arcivescovo
latino, cui sono suffraganee le sedi
vescovili di Cefalonia e Zante uni-
te, vi risiede ancora il governo
della repubblica settinsulare, sotto
la protezione della corona d' In-
1^4 GRE
^hilterm [Vedi), che vi mantiene
im;i guarnigione ed il lord alto
commissario. La popolazione della
repubblica si fa ascendere a circa
23o,ooo, oltre 8000 italiani, 7000
ebrei, e molli inglesi. La popola-
zione dell'isola di Corfìi si calcola
60,000, quella della città di tal
nome, capitale dell'isola, i4,ooo;
mentre la cattolica è piii di due-
mila senza contarvi quelli sparsi
per le campagne. Vi si parla la
lingua italiana corrotta e greca mo-
derna.
Regno della Grecìd. La popola-
zione totale si fa ascendere a no-
vecentomila, o ad un milione come
di sopra si disse, compresi venticin-
quemila cattolici, composti di greci,
francesi, italiani, maltesi, tedeschi
ec. Il delegato apostolico di tutto
il regno di Grecia sì continentale
che insulare, considerandosi come
un nunzio apostolico nel regno di
Grecia, al presente è monsignor
Luigi Maria Blancis vescovo di Si-
ra, fatto nel i834 dal Papa re-
gnante Gregorio XVI, che ai 21
marzo i843 gli diede per coa-
diutore I* odierno monsignor Giu-
seppe Alberti vescovo di Euraenia
in partibtis. Il delegato apostolico
si porta spesso ne' luoghi della sua
giurisdizione a conferir la cresima,
a benedir chiese, a far la visita
da buon pastore. I conventi, gli
ospizi, le chiese cattoliche, quanto
vi era di stabilimenti di pietà e
beneficenza, peri dopo le vicende
politiche e religiose a cui andaro-
no soggette le provincie formanti
il regno di Grecia. La congrega-
zione di propaganda fide però, col
concorso della pia opera della pro-
pagazione della fede di Lione, è
nell'impegno di richiamare a nuo-
va vita le chiese, le scuole, e gli
GRE
ospizi, ec. II re Ottone I profes-
sando la religione cattolica, ben<:liè
la religione dominante del regno sia
la greca scismatica, ha riconosciu-
to la delegazione apostolica di
monsignor Blancis, e la sua giiuis-
di/ione sopra la Grecia continen-
tale, che prima della guerra del-
l'indipendenza, tolti alcuni punti
che spettavano al vicario patriar-
cale di Costantinopoli, dipendeva
dal vescovo di Zante e Cefalonia.
11 decreto di ricognizione Ux fatto
noto a tutte le autorità del re-
gno. Nel continente ed in Eu-
bea contansi nove sacerdoti , sei
chiese e cinquecento cattolici ri-
partiti in Atene, al Pireo, a Pa-
trasso, in Napoli di Romania, in
Eiibea : ritrovansi ancora de' cat-
tolici in Corinto, Argo e Modone.
In Eraclea havvi una chiesa ed
un sacerdote per la colonia bavara
ivi stabilita. 11 regno di Grecia
contiene le sedi latine dell'arcive-
scovato di Naxos , dei vescovati
di Tine unito a Micone, di Andro,
di Santorino, e di Sira.
Isole deW Arcipelago sotto il do-
minio turco. Vi sono le sedi ve-
scovili di Scio e di Candia, la
quale però non ha più il suo ve-
scovo con giurisdizione.
Albania. Vi sono la sede arci-
vescovile di Antivari, e le vesco-
vili di Scutari, Pulati e Sappa.
Epiro. Vi sono la sede arcive-
scovile di Durazzo, e la vescovile
di Alessio.
Neil' Asia minore vi è l'arci-
vescovato di Smirne , e quello di
Rodi eh' è unito a Multa. Han-
no vicari apostolici la Bosnia, la
Bidgaria, la Moldavia, la Servia,
e la Vallachia ( Fedi) . In Bul-
garia havvi il vescovato di Nico-
poli, e nella Servia gli arcivesco-
GRE
vali di Scopia e di Sofia. Delle
missioni cattoliche nei paesi gre-
ci, se ne parla agli analoghi ar-
ticoli.
In Ungheria vi sono i seguenti
vescovati di rito greco unito. Cri-
sio in Croazia, Eperie», Fogaras
in Transilvania, Munkats, e Gran
Varadino: hawi pure il vescovato
di rito latino di Gran Varadino.
Di rito greco-ruteno vi sono
le seguenti sedi arcivescovili e ve-
scovili. Chelma e Belzi, vescovati
uniti nella Volinia. Polosko arci-
vescovato cui sono unite le chiese
di Orsa, Micislavia e Vitepsco.
Leopoli, Halicia, e Ramenee, arci-
vescovati uniti nella Galizia polono-
austriaca. In Leopoli vi sono pu-
re r arcivescovo di rito latino, e
quello di rito armeno.
I greci melchiti hanno il pa-
triarca d'Antiochia, sui quali sono
a vedersi gli articoli Antiochia dei
Greci Melchiti, e Melchiti.
In quanto all'istituzione del si-
nodo permanente nel nuovo regno
di Grecia, e dell'ordinamento dato
da quel governo alle cose eccle-
siastiche, e della condizione in che
era sotto i turchi, sotto il go-
verno provvisorio, e quale si tro-
va la Chiesa cattolica nel regno
greco, se ne leggono le importanti
notizie, insieme a quelle risguar-
danti la chiesa greco-russa , negli
zinnali delle scienze religiose, com-
pilati dal eh. monsignor Antonino
de Luca, che si pubblicarono in
Roma, cioè ai voi. Ili, p. 266 e
seg., e 4 1 7 e seg.; voi. VI, p. 1 23 ;
voi. Vn, p. 88 e seg., e voi. XII,
pag. 3 e seg. Da queste noti-
zie compendiosamente riporteremo
qui appresso qualche cenno delle
cose principali. Sul sinodo perma-
nente nel nuovo regno di Grecia,
GRE
i55
organizzato sulla norma del sino-
do russo, H. J. vSchmitt è auto-
re delle Considerazioni storiche
inserite nell' Amico universale del-
la Chiesa di Viirzburg , anno
1834, fase. IV-XI. Ei dottamente
prese ad indagare lo spirito del
nuovo sinodo permanente orga-
nizzato nel regno della Grecia, ed
insieme la importanza di esso si-
nodo per rispetto all' unità e indi-
pendenza della chiesa orientale;
dappoiché la chiesa orientale e
la chiesa greco-russa, comechè per
la loro infausta separazione dall'u-
niversale e vivifico centro abbiano
perduto il principio dell' unità »
non pertanto non si sono dimen-
ticate di questa legge vitale. Nel-
Tunità hanno mai sempre creduto
gli orientali, e credono oggidì, che
si debba trovare il rimedio contro
ogni disordine o turbazione nella
Chiesa. Se la istituzione di un si-
nodo permanente, fatta in Russia
nel 1721, arrecò un grave pre-
giudizio alla unità della chiesa o-
rientale, alla sua indipendenza, <'d
alla autorità della sede costantino-
politana , sembra che una totale
rovina sovrasti ora a questa chie-
sa, perchè fu fondato nel regno
di Grecia un simile sinodo: essa
come di sopra accennammo perde
il legame esterno, che univa in un
corpo le chiese di R.ussia, di Grè-
cia e di Oriente. Dalla sorte delia-
chiesa russa si potrà argomentare
qual sarà quella della chiesa gre-
ca non unita, mercechè sia stato
parimenti in essa istituito un sino-
do permanente : priva come essa
è di un capo propriamente eccle-
siastico, forse diventerà straniera
a tutte le altre chiese dell'oriente,
e sarà spogliata di ogni esterna
relazione. Appena fu decretata l'è-
i5G GRE
iisteri7,a del nuoto regno della
Orecia , s' intese dover essere per
l'avvenire gli aiTari ecclesiastici di-
retti e governati da un sinodo
gl'eco slabile ed indipendente dal
patriarca di Costantinopoli. Allor-
ché poi la reggenza col re Ottone
entrò in Grecia, e quando potè
con più zelo darsi cura degli af-
fari di stato, fu deputata una com-
missione di arcivescovi e vescovi
di quel regno per mettere in as-
setto le cose ecclesiastiche. Questa
commissione, ovvero assemblea di
arcivescovi e vescovi, la quale fu
accompagnata dal re a Sira, die
cominciamento a' suoi lavori il 27
luglio i833. Il governo le propo-
se una legge comprendente due
articoli, per averne l'approvazione.
I." Articolo. La chiesa orientale or-
todossa ed apostolica di Grecia ,
la quale nelle cose spirituali non
riconosce altro capo, salvo che
JVostro Signore Gesù Cristo istitu-
tore della nostra fede, non dipen-
de da alcuna altra autorità, im-
perocché essa mantiene nella sua
integrità l' unità dogmatica giusta
i primitivi principii professali da
tutte le chiese ortodosse d'oriente.
Quanto poi all'amministrazione del-
la chiesa, la quale appartiene alla
corona, non essendo ciò contrario
per nulla ai sacri canoni, essa ri-
conosce a suo capo il re di Gre-
cia. 2." Articolo. Sarà organizzato
un sinodo permanente, composto
semplicemente di arcivescovi, co-
stituito dal re, ed investito di una
.suprema autorità sulla chiesa, al-
l'esempio della chiesa russa. Dopo
una discussione che durò in due
adunanze, i due articoli furono
accettali con unanime voto dal si-
nodo, ma il secondo articolo soffrì
uu'alterawone. li clero greco non
GRE
ToUe dare il menomo segno di
■ommessione alla Russia, ed alta-
mente protestò contro le parole
del secondo articolo alC esempio
della chiesa nissa. Queste parole
furono cambiate in quest' altre :
soltanto esso ( il sinodo^ ammini-
strerà gli affari ecclesiastici^ secon-
do i sacri canoni. Questa altera-
zione fu accettata dal governo ,
indi un real decreto in 2? articoli,
pubblicato a Nauplia a' 4 agosto
i833, dichiarò essere la chiesa gre-
ca indipendente, secondo l'unanime
desiderio di trentasei metropolitani,
arcivescovi e vescovi del regno ivi
radunati, ed istituì un sinodo per-
manente, il quale sotto la soprain-
tendenza del re eserciterà il supre-
mo potere ecclesiastico. La chiesa
greca prese allora il nome di
Chiesa ortodossa orientale aposto-
lica del regno di Grecia. Fu altresì
stabilito, che il sinodo corrisponde-
rebbe col ministero del cullo e della
pubblica istruzione.
Nella gazzetta officiale del regno,
Nauplia 29 ottobre i833, si contie-
ne un' estesa dichiarazione sulla in-
dipendenza della chiesa di Grecia
dal patriarca di Costantinopoli. » La
suprema potestà ecclesiastica, sotto
la sopraintendenza del re, sta nel-
le mani del sinodo, i cui membri
sono annualmente nominati dal re
( un presidente , due consiglieri e
due assessori ) : costoro devono ub-
bidire a quel ministero, che sarà
additato dal re. Il governo inoltre
è rappresentato nelle sessioni da
un regio procuratore, nella cui as-
senza non può nulla decidersi. Ne-
gli affari interni, com'è a dire in
tutte le cose che riguardano la fe-
de, il servizio divino, l'istruzione,
la disciplina e 1' ordine degli ec-
clesiastici, il siDodo opera indipea-
GRE
dentemcnte ; in quanto poi agli af-
fari ecclesiastici, i quali hanno re-
lazione collo stato, è necessaria la
cooperazione ed il consenso di es-
so: a questa classe appartengono i
giorni di festa , le fondazioni dei
conventi , le nomine alle cariche
ecclesiastiche, le scuole pe' chierici,
le leggi matrimoniali, ec. Si pro-
mette che saranno dolati i vesco-
vati e le parrocchie; nelle cose se-
colari gli ecclesiastici sono sottopo-
sti ai tribunali civili e criminali.
Ognuno può ricorrere contro le so-
perchierie del potere ecclesiastico.
I testamenti de' chierici , le dispo-
sizioni sui beni di chiesa , il loro
usufrutto , le decisioni sui delitti
degli ecclesiastici , suU' edificazione
e sul mantenimento delle chiese, e
sui registri di nascila e di morte
sono riputate per cose secolari , e
devono regolarsi secondo le leggi
secolari. Lo stato ordina per mez-
zo del sinodo le preci, le solennità
e le adunanze della chiesa ". Poste-
riori notizie riportano che il patriar-
ca greco di Costantinopoli, personag-
gio ragguardevole ed autore di di-
verse opere, piese la risoluzione di
riprovare altamente il sinodo in
Grecia. Questa separazione della
chiesa ellenica suscitò in Costanti-
nopoli una grande agitazione tra i
greci, alcuni de' quali parteggiano
pel patriarca, ed alcuni altri pel
sinodo. Ciò comprova , che anche
la chiesa di Costantinopoli conside-
ra la istituzione di un sinodo per-
manente, come pregiudizievole allo
spirito di unità, ed alla indipen-
dènza di quella chiesa orientale.
Dipoi alla mela di agosto iSSy fu-
rono eletti due nuovi membri del
santo sinodo, in vece di due altri
che ne uscirono, cioè i vescovi di
Nauplja e Damalou. Nella compo-
GRE 1^7
sizione del nuovo sinodo sembra
che principalmente si voglia con-
discendere ai desiderii della Russia..
Va qui notato che per lo innanzi
la chiesa greca era governata dal
così detto santo sinodo permanen-
te che stava in Costantitiopoli sotto
la presidenza del cos'i detto pa-
triarca ecumenico di Costantinopoli
come primate di tutto l'oriente, e
perciò supremo capo ecclesiastico
di quel che è ora regno di Grecia. Il
sinodo esercitava la suprema auto-
rità giudiziaria sopra il clero del-
la chiesa orientale , ed a lui si
portavano gli appelli delle senten-
ze proferite dai vescovi. Era ulli-
zio del sinodo l'eleggere il patriar-
ca, ed in caso di bisogno eziandio
il deporlo; il nominare i metro-
politani , gli arcivescovi e vescovi.
Dovea anche regolare e distribuire
le gabelle ecclesiastiche, e special-
mente la COSI detta gabella di cor-
te, ed in tutti gli alFari ecclesiastici
richiedere di consiglio il patriarca.
Per la esecuzione della più parte
delle decisioni sinodali richiedevasi
non pertanto un firmano dal grnii
signore. Negli ultimi tempi il sino-
do era composto da dieci a dodici
metropolitani, le cui diocesi erano
vicine alla capitate, ed otto di lo-
ro risiedevano sempre in Costanti-
nopoli. Da ciò si vuole inferire che
la liberazione de' greci dal domi-
nio del sultano rese anco necessa-
rio Io scioglimento del vincolo che
li univa col patriarca di Costan-
tinopoli , e da quella liberazione
scendeva in naturai conseguenza ,
che si costituisse in Grecia un'in-
dipendente chiesa nazionale.
Dopo che Giorgio Lodovico de!
Maurer nel i835 pubblicò ad Hei-
delberga, Importanti documenti,
leg^i e decreti del nuovo regno di
i58 GUE
Grecia, e dopo che apparsero nlla
luce in Germania altri libri iiitur-
no al medesimo regnò, diedero ad
un egregio cooperatore dell'y^wz/co
universale della religione e della
Chiesa, di Viirzburg (quud. di f'cl>
braio i838, p. 277 e seg. ), l'op-
portunità d' inserire in quel gior-
nale una importante notizia sopra
la condizione attuale della Chiesa
cattolica nel regno di Grecia , ed
cccone un breve sunto. Tuttoché,
come abbiamo veduto, l'ultima ri-
conciliazione della chiesa greca col-
la latina nel concilio di Firenze
fu di corta durata, pure ebbe tan-
to d'efllcacia, che una parte della
cristianità greca ed armena si ri-
dusse sotto l'ubbidienza della Chie-
sa cattolica, e di bel nuovo rifulse
sull'opposte sponde del mare Jonio
un qualche raggio di luce cattoli-
ca. Fu eziandio un effetto di que-
sta concordia l'erezione di parecchi
vescovati latini, cattoiico-ronìani, e
di un arcivescovato in Rodi. Ma
lìappoichè nel i522 Rodi fu presa
dai turchi, ed i cavalieri gerosoli-
mitani furono sbandati dall' isola
che signoreggiavano, la sede arci-
vescovile fu trasferita a Naxos o
Naxia. Da quel tempo in avanti
l'arcivescovo di IVaxia restò pacifi-
co possessore del vescovato unito
di Naxia e Paros ; e ad un tem-
po stesso è stalo seuìpre metropo-
litano di tutti i vescovati latini del
mare Egeo. Per dar contezza del-
l'attuale condizione in che si trova
la Chiesa cattolica nel regno di
Grecia, nei citati Annali sono pre-
si a disamina i seguenti quesiti.
1." Qual era la condizione de' ve-
scovati latini sotto la dominazione
uttumana. 1° Quale durante la
guerra della liberazione greca , e
sulto il guveino di Capodistrias.
G 11 1-:
3.' Qiirili sono le leggi statuite
dall'attuali? governo l'cgio intornu
gli affari couceinenli la Chiesa cat-
tolica.
Incominciando dal primo quesi-
to, è a sapersi, che finché durò la do-
minazione turca, i vescovati latini
stavano sotto il patrocinio della
Francia. L'elezione de' vescovi era
in parte dipendente dalla corte di
Francia, siccome protettrice ab an-
tico delia chiesa latina nell'oriente;
e però essa presentava alla santa
Sede i soggetti, ed il Papa accor-
dava r istituzione canonica. Ninno
però poteva esercitare il suo uffi-
zio senza aver [)rima ottenuta la
così detta investitura dal gran si-
gnore. Ciò si praticava nella stes-
sa guisa , come coi vescovi greci ,
mediante la spedizione di un fir-
mano della sublime Porta, ma col-
lo sborso d'una determinata som-
ma di danaro. Ciò non pertanto
ne' punti di contatto che potevano
avere i vescovi co* magistrati tur-
chi, intervenivano i consueti uffizi
di urbanità, considerandosi i ve-
scovi (incile stavano sotto la pro-
tezione della Francia, come fran-
cesi, il perchè corrispondevano coi
magistrali turchi mediante la le-
gazione o il consolato di Francia.
In casi straordinari, siccome i tur-
chi non conoscevano leggi, ed eser-
citavano dispotico dominio, strin-
gevano i vescovi Ialini con severe
pene, e talvolta li cacciavano dal-
l' uffizio. La corrispondenza diretta
de' vescovi latini con Roma , riu-
sciva assai malagevole. Gli affari
ecclesiastici erano interamente con-
dotti a norma delle leggi della
Chiesa cattolica, ed erano anche
definiti in ultima istanza dalla Se-
de apostolica. Le liti che si reca-
vano innanzi ai tribunali ecclesia-
GRE
siici , comprese quelle d* interessi
temporali, si giudicavano in prima
istanza dai vescovi, in seconda dal-
l'arcivescovo di Naxia , e da ulti-
mo erano giudicate dallo stesso
Pontefice in Roma. Si definivano
in prima istanza dal vescovo le
cause matrimoniali e testamentarie,
in grado di appello dall'arcivesco-
vo di Waxia, e poscia dalla Sede
romana. Le sentenze pronunziate
da questi giudici ecclesiastici dove-
vano porsi prontamente in esecu-
zione. Per la frequenza delle liti
spettanti a cose civili, che si reca-
vano a' tribunali ecclesiastici, ogni
vescovo aveva a coadiutore un can-
celliere, che ne stendeva gli atti,
la legalità de' quali non era nega-
ta dai maestrali turchi, né da altri.
I vescovi godevano di una piccola
pensione , di che loro era genero-
so il re di Francia, oltre i diritti
eventuali di battesimo, ec. , e le
rendile de'beni ecclesiastici, come
uè godeva l'arcivescovo di Naxia,
e più considerevoli il vescovo di
Santorino. Vi erano eziandio cano-
nicati, ch'erano conferiti dai ve-
scovi , cioè .semplici prebende che
davansi a' preti, Eranvi inoltre con-
venti cattolico-romani in Grecia,
monasteri di religiosi , ospizi di
missionari, ec. L' antica avversione
tra' vescovi latini e greci venne
di grado in grado scemando ,
perchè i vescovi procuravano av-
vicinarsi scambievolmente, evitan-
do qualunque conflitto. Laonde ì
greci ed i latini vivevano in armo-
nia , che però si ruppe ne' greci
rivolgimenti per sottrarsi dal gio-
go ottomano. Non di rado acca-
de sano matrimoni misti tra greci
e latini. Le feste di costoro con
pontificia licenza si celebravano non
già secondo il calendario Gregoria-
GRE i59
no, ma sibbene col grfeco o Giu-
liano, ciocché in seguito i Papi
concessero a tutte le chiese latine
in oriente. Molte chiese erano in
comune uflìziate da greci e latini:
in Tinos si doveva nello stesso
tempo e nella medesima chiesa ce-
lebrare la messa secondo i due ri-
ti latino e greco: imperocché quan-
do il suddiacono Ialino aveva canta-
to l'epistola, il suddiacono greco la
cantava nella sua lingua , lo stesso
praticandosi col vangelo. Solo in
Sanlorino, dove sino dai tempi an-
tichi i greci ed i latini avevano
ascoltalo la messa in una medesi-
ma chiesa , un secolo addietro un
arcivescovo greco per malinteso ze-
lo sbandi dalla sua cattedrale i la-
tini. Quando cominciarono a tu-
multuare i greci contro i turchi ,
questa pacifica connivenza de' gre-
ci co' latini ossia greci cattolici
cominciò a sturbarsi, perché i pri-
mi incolparono i secondi di non
far subito causa comune per la
bramata libertà ; i greci scismatici
considerarono lu guerra di libera-
zione come una guerra in favore
della croce, e come una legittima
difesa della religione contro gì' in-
fedeli. L'insorgimento de' greci non
fu già una ribellione ovvero un
ammutinamento, non una disubbi-
dienza al legittimo magistrato: fu
bensì una guerra della nazione con-
tro un tirannico conquistatore, il
quale non poteva in suo favore
invocar altro diritto che la potestà
da lui ingiustamente esercitata sino
a quel tempo con la sola foi-za ,
dappoiché i greci non si erano sot-
tomessi ai turchi per trattato di
pace o di qualsivoglia altra mnnie^
ra. Così scrivono alcuni storici con-
temporanei. Assai commovente fu
l'invito che il gOTerno provvisorio,
i6o GRR
sedente in Idia, a'i8 maggio i8ai
fece alla cliiesa occidentale, perchè
prendesse parte ed inleressamento
a (|ueila guerra nazionale, e si leg-
ge neli* Archives diplonialit^ues ,
voi. H, p. 586.
Sul quesito secondo, quale fu la
condizione de' vescovati latini du-
rante la guerra di liberazione, e
sotto il governo di Capodistrias, si
narra che le leggi concernenti la
chiesa latina, non patirono altera-
zione alcuna. I tre vescovati di
Santorino, Sira , e Tine o Tinos ,
soggetti all'arcivescovo di Naxia ,
rimasero tutti nella diretta dipen-
denza della santa Sede, colla qua-
le ebbero libera comunicazione. A
questi tre vescovi e ad un arci-
vescovo, per una popolazione al
più di quìndici a ventimila cattoli-
ci, ne fu aggiunto un altro, per
lo meno in modo provvisorio, on-
de al vescovo cattolico di Zante fu
dal Papa assegnato l' intero Pelo-
ponneso. Rimase tuttavia , come
per lo innanzi, la chiesa latina sot-
to la prolezione francese; ed è per-
ciò che nelle feste si alzava la ban-
diera di Francia. Per decreto del
governo provvisorio i vescovi lati-
ni, non meno che i greci, si do-
■veano limitare a' soli affari pura-
mente spirituali. Ma questo decre-
to trovò contraddizioni anche pres-
so di loro , e qua e là i vescovi
furono sostenuti dal popolo , ossia
dalia comunità cattolica, massime
in Sira , che non si vollero assog-
gettare ai tribunali civili. Mentre
Capodistrias governava la Grecia ,
all'occasione che il principe Leo-
poldo di Saxe Cobourg fu eletto a
sovrano ereditario della Grecia, si
fece in Londra, ad insinuazione
della Francia, un protocollo espres-
so a fine di assicurare i diritti
GRE
della Chiesa cattolica, come accen-
nammo superiormente. 11 proto-
collo è del seguente tenore. « Alla
presenza de'plenipotenziari di Fran-
cia, della Gran-Bretagna e di Rus-
sia, ec. Posciachè il principe Leo-
poldo di Saxe Cobourg dall' unani-
me voto delle tre corti alleate fu
chiamato al trono della Grecia, il
plenipotenziario francese richiamò
l' attenzione della conferenza alla
particolare situazione del suo go-
verno per rispetto ad una parte
della popolazione greca. Egli espo-
se che da molti secoli la Francia
esercitava un patronato speciale in
favore de' cattolici soggetti al sul-
tano, cui sua maestà cristianissima
credeva dover ora cedere al futu-
ro sovrano della Grecia, per quan-
to concerne le provi ncie che do-
vevano far parte del nuovo regno.
Ma mentre rinunziava una siffatta
prerogativa, sua maestà cristianis-
sima doveva, ove non volesse man-
care ai doveri verso la sua stessa
dignità, e verso una popolazione ,
la quale era per tanto tempo vis-
suta sotto la protezione de' suoi
progenitori, provvedere che i cat-
tolici di terra-ferma e delle isole
trovassero nella nuova organizza-
zione legale da darsi alla Grecia ,
guarentigie tali da compensarli del-
la protezione che in favore loro
era stata esercitata insino al gior-
no presente dalla Francia. 1 ple-
nipotenziari di Russia e della Gran-
Bretagna riconobbero la giustizia
di una siffatta proposta, e fu fer-
mato, che la religione cattolica go-
desse nel nuovo stato il libero e
pubblico esercizio del culto : e fu-
rono guarentite le sue possessioni,
ed i vescovi mantenuti nell'inte-
rezza delle funzioni , de' diritti e
privilegi, di cui godevano sotto il
GRE
palronalo del re di Francia; e da
ultimo, che per la stessa ragione
sarebbero riconosciute e rispettate
le possessioni appartenenti alle mis-
sioni , state già de' francesi , o a
stabilimenti francesi ".
Il protocollo fu officialmente con-
segnato dai residenti delle tre po-
tenze in Grecia al presidente, il
quale ne rese partecipe il senato.
Dopo quattro giorni il presidente
a' 12 aprile i83o, chiamò a sé i
ministri residenti per discutere, ove
fosse possibile, alcuni dubbi che gli
erano stati proposti dai senatori. Per
rispetto al nostro punto fu messo
avanti il seguente dubbio. « I pri-
vilegi guarentiti ai cattolici ed
estesi agli aderenti a quella chiesa
non arrecherebbero loro, in legit-
tima conseguenza , vantaggi , che
tanto più gradevoli dovrebbero loro
tornare, quanto più il silenzio te-
nuto per rispetto, alla chiesa do-
minante dovrebbe offendere coloro
che professano il rito greco"? I
ministri residenti diedero a que-
sto quesito la seguente spiegazio-
ne. « Le determinazioni prese in-
torno ai diritti dei cattolici e dei
seguaci di altre religioni sono un
frutto della massima intorno alla
tolleranza , che con gran successo
\iene praticata dalle tre corti. I
doveri di equità, eh' erano da una
siffatta stipulazione imposti al go-
verno greco, non lo stringevano in
modo alcuno ad operar cosa che po-
tesse tornare in discapito della chie-
sa dominante, e se questa non è sta-
ta riconosciuta come tale , ciò è
derivalo dal non trovarvi essa bi-
sogno di una tale dichiarazione ,
affinchè nella Grecia tenga quel
grado e posto che occupano in
Inghilterra, in Francia, ed in Rus-
sia le chiese dominanti ".
voi xxxu.
GRE lèi
Quanto poi al terrò quesito,
quali sono le leggi statuite dal go-
verno regio in ordine ai rapporti
tra lo stato e la Chiesa cattolica ,
si fanno i seguenti riflessi. La Chie-
sa cattolica aveva pei suoi diritti
e privilegi un titolo possessorio di
trecento anni circa ; questi diritti
e privilegi furono confermati per
l'avvenire mediante il protocollo
della conferenza di Londra de' 3
febbraio i83o, il quale fu accettato
dal governo provvisorio della Gre-
cia. Ciò nondimeno poco consolanti
furono le successive determinazioni
intorno alla condizione de' cattolici,
per motivo delle leggi che il go-
verno greco statuì sopra questo
particolare con leggi organiche ema-
nate in Patrasso ai i6 luglio i835.
IN'e' regolamenti sopra la formazio-
ne ed i limiti della giurisdizione del
ministero de' culti e di pubblica
istruzione, gli si danno espressa-
mente i seguenti diritti. " L' esame
di tutti gli atti e decreti dell'au-
torità ecclesiastica, e particolarmen-
te de' rescritti, delle bolle e dei
brevi della Sede pontificia prima
della loro pubblicazione, e l'appo-
sizione del Placet regio a poter es-
sere pubblicate ; i diritti regi per
riguardo alla collazione delle cari-
che ecclesiastiche ; l' accordar licen-
za per r ordinazione de' diaconi e
de' preti ; il ripartimento delle dio-
cesi de' diversi prelati ecclesiastici.
Spetta eziandio a questo ministero,
il mantenere inviolati i diritti della
corona sopra le cose ecclesiastiche
in generale, e il difendere le di-
sposizioni legali che potessero esi-
stere, e le convenzioni sopra i vi-
cendevoli rapporti dello stalo e
della chiesa ; l' invigilar contro le
condizioni oppressive ed illegali dei
matrimoni che si contraggono da
1 1
i62 GRE
persone nddelte a diverse comu-
nioni religiose; il trnllar delle di-
spense elle si chiedono degl' irape-
dinienti malrimoniali puramente
temporali i|i conformità alle leg^i
esistenti , e V incaricarsi delle di-
spense degli impedimenti canonici,
che gli aderenti alla fede cattolica
chieder potessero alla Sede pontifì-
eia, e che devono essere accompa-
gnate dalle informazioni de' vesco-
vi competenti , e spedite al mini-
stero de' culti e di pubblica istru-
zione ; ed il notificare al vescovo
la decisione, ottenuta mediante l'o-
pera del ministero ; il vegliare che
queste dispense 'non contengano
condizioni contrarie alle leggi vi-
genti dello stato ; l' invigilare sopra
r uso delle censure e delle pene
ecclesiastiche in cose riguardanti la
coscienza ovvero 1' adempimento dei
doveri religiosi ed ecclesiastici, giu-
sta i dommi, i libri simbolici, e le
corrispondenti costituzioni ecclesia-
stiche; il mantenere inviolati i di-
intti della potestà secolare per
rispetto all' esame se sia possibile
r esecuzione di tutti i giudizi e
delle decisioni de' magistrati eccle-
siastici, e per rispetto all' approva-
zione di essi, imperocché spesso i
superiori ecclesiastici tentano di far
uso di pene afflittive, le quali pro-
ducono un effetto esterno sopra la
■vita sociale ed i rapporti di civile
convivenza, e tra queste pene afflit-
tive si deve principalmente anno-
verare la scomunica. £ da ultimo
il mantenere in vigore le determi-
nazioni prese contro l' immediata
corrispondenza del clero con supe-
riori ecclesiastici esteri, e l'inviare
l'intercettata corrispondenza del mi-
nistero de'culti e dell'istruzione pub-
blica a quello degli affari esteri ».
Da questo breve ragguaglio, pare
GRE
nianifesto che i cattolici nel rc^no
di Grecia non solo non han gua-
dagnato nulla sotto il rapporto re-
ligioso, ma che hanno in contrario
perduti molti privilegi e diritti, di
che godevano sotto la dominazione
turca, essendo allora, come si è
detto, la loro dipendenza dal Papa
libera , né sturbata o impedita in
alcuna guisa , procedendo l' anda-
mento degli affari religiosi secondo
le regole del diritto canonico. JVon
si deve tacere, che in appresso nel-
la capitale del regno il culto cat-
tolico, che dapprima pareva contra-
riato da tanti ostacoli , gode oggi
della protezione efficace del gover-
no. Si confida nella saviezza del re
Ottone, che sotto il suo regno gli
affari spettanti alla Chiesa cattolica
in Grecia avranno presto un mi-
gliore e più equo ordinamento. Da
ultimo nel i84o in JVlagonza , e
colle stampe del Kirchheim, il dotto
parroco cattolico di Grosswellstadt
presso Àschaffenburg , ci ha dato
un'importante opera intitolata: /-
storia critica della chiesa del nuo-
vo regno di Grecia e della chiesa
russa , considerale specialmente
nella loro costituzione governativa
sotto la forma di un sinodo per-
manente.
Concila di Grecia.
Il primo vuoisi celebrato in que«
sta provincia l'anno 198 circa, per
conferire all'arcivescovo di Seleucia
la dignità patriarcale sulle chiese
di Assiria, Media e Persia. Mansi,
Suppleni. ai concila tomo I, col.
7 e 8.
11 secondo concilio de' greci si
adunò nel 997, nel quale fu proi-
bito a due fratelli di sposare due
cugine. Vi sono riferite per esteso
GRE
le ragioni di quella proibizione ,
fondala particolarmente sul princi*
pio che nei matrimoni devesi con-
siderare non solamente ciò che è
permesso, ma anche ciò che è con-
veniente. Mansi, Appendice tom. II,
col. 54 e seg.
Il terzo fu tenuto nel 1220 forse
in Nicea, ed al quale Manuele pa-
triarca presiedette: gli atti di esso
contengono dei regolamenti sugli
inconvenienti che possono succe-
dere nel santo sagrifìzio della mes-
sa , suir uso degli altari portatili ,
sui matrimoni in quaresima, sulla
traslazione da un vescovato ad un
altro, e sui diritti dei patroni del-
le chiese. Mansi t. II, col. 877
e seg.
11 quarto concilio de* greci sci-
smatici ebbe luogo nel 1229 circa,
sotto il patriarca Anastasio, sopra
alcuni articoli di diritto , di cui
però non si hanno particolari no-
tizie. Mansi t. II, col. 9(»7, 968.
Il quinto concilio de' greci nel
12 35 si tenne probabilmente in
Nicea, contro Giacomo arcivescovo
di Lepanto , e fu presieduto da
Germano II patriarca di Costanti-
nopoli. Si trattò in esso d'una
vergine maritata avanti l' anno del-
la pubertà ; e delle violenze da
queir arcivescovo fatte a danno di
alcuni monisteri dipendenti da
uno de' suoi sulTraganei. Mansi t.
II, col. i35.
11 sesto venne celebrato veiso
l'anno laSg, per nominare un tu-
tore a Giovanni figlio di Teodoro
Lascaris, ed il tutore prescelto fu
Michele Comneno. A questo anno
e sotto r impero di Michele Paleo-
logo il Mansi nel tom. Ili, col. 85
e seg., ci dà quest'altro concilio.
11 secondo e settimo in ordine di
questi che registriamo, come il prc
GRE i63
cedente ed il seguente tenuto in
Nicea, fu per associarsi Michele a
Giovanni nella dignità imperiale.
L'ottavo del 1260 si adunò in
occasione della ritirata del patriar-
ca Arsene, e fu eletto in sua vece
Niceforo.
Il nono dicesi convocato nel
1261 in Costantinopoli, ove venne
richiamato Arsene, essendo morto
Niceforo.
Il decimo fu riunito nel 1266
per le istanze di Michele: venne
in esso di nuovo deposto Arsene.
11 patriarca d' Alessandria , molti
vescovi, monaci e laici disapprova-
rono la sentenza emanata contro
Arsene, e si separarono dalla co-
munione di coloro che l' avevano
data : ciò produsse uno scisma, che
durò per molti anni.
Il decimo primo celebrossi nel
1267, in circostanza di una cospi-
razione fatta contro Michele, e di
cui i principali autori citati a ri-
spondere, accusarono Arsene come
loro complice : egli però seppe di-
mostrare la sua innocenza , ed il
concilio fu sciolto senza conchiudere
nulla.
Il decimo secondo ebbe luogo
nel 1278, e fu uno di quelli te-
nuti per la riunione dei greci coi
latini, ed al quale assistettero i le-
gati del Papa Gregorio X, ma nul-
la vi fu conchiuso per la pace. Il
Mansi regnando ancora Michele Pa-
leologo registra tre concdii sotto il
nome di Grecia negli anni 1274,
1275 e 1276.
Il decimo terzo fu tenuto sotto
r imperatore Andronico , come i
seguenti.
Il decimo quarto fu convocato
nel 1289 per impegnare Gregorio
di Cipro a dimettersi dalla dignità
patriarcale, e per condannare il
i64 GRE
commentario di quel patriarca so-
pra un passo di s. Giovanni Da-
masceno, risguardante la processione
dello Spirito Santo.
Il decimo quinto si tenne cgunl-
inente nel 1289 contro i fautori
di Arsene, i quali fra le altre co-
se domandavano T amministrazione
della chiesa, e pretendevano rifor-
marla secondo i canoni ; fu altresì
in esso eletto patriarca Atanasio.
Il decimo sesto del 1292 non
fece alcuna decisione precisa.
Il decimo settimo, tenuto pure
nel 1292 , decise che l'impera-
tore non doveva avere nessuno
scrupolo a trattare come fratelli i
principi saraceni.
Il decimo ottavo fu adunato nel
1297 in Costantinopoli contro An-
dronico. In altro o decimo nono
si tennero varie discussioni intorno
alle lagnanze del patriarca Gio-
Tanni Cosimo , sulla condotta del-
l' imperatore ; dovevasi altresì deci-
dere nel medesimo concilio intorno
alla calunnia di un certo llarione
vescovo di Selimbra, contro il no-
minato patriarca, il quale erasi di-
messo dalla sua carica, ma nulla
fu conchiuso.
Il ventesimo si celebrò nel i3o3,
cioè si adunò e sciolse subito.
Il ventesimo primo del i3o4,
composto d' un gran numero di
vescovi : furono tenute diverse di-
scussioni intorno la dimissione del
patriarca Giovanni Cosimo, che al-
cuni volevano restituito alla sua
sede, ed altri no ; alla fine venne
proclamato patriarca Atanasio che
erasi ritirato in un monistero.
Il p. Mansi nel tom. III, col.
539 e 540 fa menzione anco della
sentenza emanata in un concilio
tenuto in Grecia nel i344 contro
Isidoro vescovo di Dobronik ia
GRE
Dalmazia , accusato e convinto di
molli delitti, e particolarmente di
libellione contro l'imperatore Gio-
vanni I Paleologo.
GREGORIANO. Dicesi dei riti,
degli usi , delle istituzioni che si
attribuiscono al Pontefice s. Gre-
gorio I Magno, fiorito nel Sgo.
Cosi dicesi rito gregoriano le ceri-
monie che fece osservare nella Chie-
sa romana, o per la liturgia, o per
l'amministrazione de' sagramenti ,
o per le benedizioni , e che sono
contenute nel libro chiamato Sa-
cramentario di s. Gregorio ; canto
gregoriano, quello ch'egli regolò
meglio, dopo di avere riordinate le
pr^hiere ; e liturgia gregoriana , i
cambiamenti che vi fece il santo e
dotto Papa , che però non sono
molto considerabili. Di tutto se ne
tratta agli analoghi articoli.
GREGORIO Naziaxzexo ( s. ),
soprannominato il Teologo, dottore
della Chiesa. Ebbe a padre Gre-
gorio, che nato pagano si convertì
e fu poi vescovo di Nazianzo, e a
madre Nonna, ambedue onorati
dalla Chiesa con pubblico culto, co-
me pure lo sono Cesario suo fratel-
lo, e sua sorella Goi'gonia. Nacque
ad Arianzo, borgo del territorio di
Nazianzo, piccola città vicina a Ce-
sarea di Cappadocia, nell'anno Stxg,
cioè poco dopo r elevazione di suo
padre al vescovato, secondo Tille-
mont, Baillet eCeillier; o tra il 3ia
e il 3 16, mentre suo padre era an-
cora idolatra, secondo il Baronio,
lo Stilting, e r anonimo autore del-
la vita del santo, premessa al pri-
mo volume delle di lui opere pub-
blicalo a Parigi nel 1778. Dopo
aver studiato con felici disposizioni
la grammatica nel suo paese, Gre-
gorio fu mandato a Cesarea di Pa-
lestina, ov' era una celebre scuola
GRE
(li reltorica ; passò poscia in Ales-
sandria, quindi in Atene che godea
il vanto di avere i più abili mae-
stri di eloquenza, ed ivi strinse
amicizia con s. Basilio. L' anno
356 lasciò Atene per recarsi a
Nazianzo : quivi arrivato, ricevette
il battesimo dalle mani di suo pa-
dre, e si diede interamente al ser-
vigio di Dio, e alla meditazione
delle divine Scritture, menando vi-
ta austerissìma e contemplativa.
Desideroso di separarsi affatto dal
mondo, nel 358 andò a raggiun-
gere s. Basilio che vivea in un
deserto del Ponto, vicino al fiu-
me Iris, e con esso rimase finché
suo padre, ornai vecchio di oltre
ottani' anni, richiamollo a sé, per-
ché lo assistesse nel governo della
sua diocesi ; e per averne maggior
soccorso, ordinollo sacerdote , cioc-
ché vien posto dai più nel di del
Natale dell'anno 36 1. S. Gregorio
che avea ricevuto l'ordinazione con
un'estrema ripugnanza, fuggì secre-
tamente, ed andò a ritrovare il suo
amico Basilio; ma il timore di op-
porsi agli ordini di Dio lo fece ri-
tornare a Nazianzo , da cui era
mancato per sei settimane , e vi
predicò la prima volta nel giorno
di Pasqua. A questo discorso ten-
ne dietro un altro che porta il
titolo di Apologia, perché in esso
giustifica la sua fuga , trattando
della dignità, dei pericoli e dei do-
veri del sacerdozio , della santità
richiesta per accostarsi all'altare,
delle difficoltà nel governare le co-
scienze, e della scienza necessaria ai
sacri ministri. Sul finire del regno
di Giuliano fu turbata la pace
della chiesa di Nazianzo , poiché
avendo incautamente il santo vec-
chio Gregorio sottoscritta la formo-
la di Kimini, i più zelanti de' suoi
GRE i65
diocesani, e massime i monaci, non
vollero più comunicare con lui.
Suo figlio adoperossi saggiamente
per togliere questa divisione, e ri-
conciliò il pastore col suo gregge;
pronunziò poi un bel discorso sul
ristabilimento della pace. Dopo la
morte di Giuliano , s. Gregorio
compose i suoi due discorsi contro
questo principe apostata. Nel 368
perdette suo fratello s. Cesario , e
ne pronunziò V orazione funebre ;
poscia recitò anche quella di santa
Gorgonia sua sorella , morta poco
appresso. Nel 372 s. Basilio, ch'era
diventato arcivescovo di Cesarea,
ordinollo vescovo di Sasimi ; ma
ei non si recò a quella chiesa, es>
sendo insorta disputa di giurisdi-
zione sopra di essa fra s. Basilio
ed Antimo vescovo di Tiane. Go-
vernò frattanto quella di Nazianzo
sotto suo padre, ch'era omai de-
crepito, e che mori l' anno dopo.
Egli stesso volle farne l' orazione
funebre, e pronunciolla alla presen-
za di s. Basilio, e di s. Nonna sua
madre, la quale non sopravvisse di
molto al marito. Dopo ciò s. Gre-
gorio si ritirò nel monistero di s.
Tecla a Seleucia nell' Isauria. La
morte di s. Basilio, avvenuta nel
378, fu per lui dogliosissimo col-
po : egli compose in onore del suo
amico dodici epigrammi o epitadì,
e più tardi, cioè nel 38 1 o 382,
ne pronunciò il panegirico a Cesa-
rea. S. Gregorio dopo aver passati
cinqu' anni nel suo ritiro di Seleu-
cia, si arrese alle inchieste dei cat-
tolici di Costantinopoli, che oppres-
si dagli ariani, sollecitavano i suoi
consigli ed il suo appoggio. Reca-
tosi in quella capitale, prese alloggio
in casa di parenti : bentosto la
parte più vasta di quella casa ven-
ne consacrata alle cerimonie della
i66 GRE
religione, e le fu dato il nome di
Anastasia, che vuol dire risurre-
zione, perchè in essa risuscitò in
certo modo la fede cattolica , che
fìno allora era rimasta morta la
quella città. Il santo faceva conti-
nuamente istruzioni in questa sua
piccola chiesa, e vedea con piacere
accrescersi ogni dì il numero dei
suoi uditori. Gli ariani e gli apol-
linarisli, uniti con altri eretici, pro-
curarono d' impedire il buon effetto
dei suoi discorsi, spacciando contro
di luì le più infami calunnie; usa-
rono anche la violenza, e lo inse-
guivano per le strade sasseggian-
dolo , lo strascinavano davanti ai
magistrali come un imbroglione che
levava a rumore il popolo. Ma la
fermezza di s. Gregorio trionfò di
tutte queste violenze, e la sua elo-
quenza operò la conversione di un
gran numero di eretici. Ciò non
pertanto vide egli insorgere altre
dissensioni nella sua nascente chie-
sa : uno straniero , chiamato Mas-
simo il Filosofo, insinuossi nella
sua confidenza , e ne abusò per
soppiantarlo , facendosi nominare
clandestinamente vescovo di Co-
stantinopoli da alcuni vescovi d'E-
gitto ; ma i cattolici di quella città
chiesero per vescovo Gregorio , e
r imperatore Teodosio I ne approvò
la scelta, tolse le chiese agli aria-
ni, e lo mise in possesso della cat-
tedrale. Nel concilio di Costantino-
poli adunato nel 38 i , s. Gregorio
sostenuto da s. Melezio patriarca di
Antiochia, fu canonicamente con-
fermato in quella sede ; ma dopo
la morte di s. Melezio le dissen»
sioni e le brighe agitarono ognora
quella assemblea. I nemici di san
Gregorio gì' insidiarono per fino
la vita ; e i vescovi di Egitto si
opposero nuovamente alla sua eie-
GRE
zione. Stanco egli di tante opposi-
zioni e di tante violenze dichiarò
d'essere pronto a tornare nella su;i
solitudine, purché la chiesa di Dio
ne rimanesse tranquilla. Quei pre-
lati rimasero stupiti di tale delibe-
razione ; ma ebbero la debolezza di
accettare la sua dimissione. S. Gre-
gorio prese commiato da quella
chiesa che poteva dirsi da lui crea-
ta, con un grave e toccante di-
scorso che pronunziò alla presenza
dei padri del concilio, e d' una in-
numerabile folla di gente. Quindi
ritornò a Nazianzo, ove scrisse il
poema sulla sua vita, nel quale si
ferma particolarmente sulla condot-
ta da se tenuta a Costantinopoli,
onde distruggere alcime calunnie
pubblicatesi contro di lui; poscia
risolse di passare il resto de' suoi
giorni nel l'itiro presso ad Arianzo.
Egli era molto avanzato negli an-
ni e pieno d' infermità ; ma per
questo non si rimase dal prestare
ancora dei servigi alla Chiesa, e
soprattutto a quella di Nazianzo :
compose dei poemi sopra argomenti
di pietà , e sulla storia della sua
vita e de' suoi patimenti; colle sue
lettere dava eccellenti consigli a
quelli che il consultavano, né pre-
scriveva cosa alcuna che non a-
vesse esercitata egli prima. In quel-
la solitudine praticava ogni maniera
di mortificazioni corporali, digiu-
nando, vegliando, pregando inces-
santemente. " Io vivo ( dice egli
» stesso nei suoi poemi ) in mezzo
>* alle rupi e alle bestie selvagge.
M La mia dimora è una caverna
»» in cui passo solingo la vita. Non
M ho che una tonaca, non cai-
» zari, no» fuoco : vivo sol di spe-
" ranza. Io sono il rifiuto e 1' ob-
>j brobrio degli uomini ; dormo
» sulla paglia, e mi cuopro d'un
GRE
j> S.1CC0 : tutto è bagnato dalle mie
». lagrime ". Cosi visse s. Giegoiio
nel suo ritiro sino alla beata sua
morte, che avvenne nell'anno 38g,
o secondo altri nel Sgi. L'impe-
ratore Costantino Porliiogenito fe-
ce trasportare il suo corpo a Co-
stantinopoli verso il 9'>o, e Io fece
collocare nella chiesa degli Apostoli,
vicino a quello di s. Gio. Crisosto-
mo. Al tempo delle crociate fu
trasferito a Roma, e riposto presso
le religiose greche, da dove il Pon-
tefice Gregorio XIII lo fece levare
nel i58o, per metterlo in una
cappella che gli avea fatto fabbri-
care nel Vaticano. Tuttociò meglio
dicesi nel voi. XII, pag. 260 del
Dizionario. I greci celebrano la
sua festa principale nel i5 gennaio,
ed i latini nel 9 di maggio.
Le opere di s. Gregorio Nazian-
zeno sono: i.° Orazioni, in nume-
ro di cinquanta. Sembra che le
quattro ultime non siano di questo
padre. Le due che sono indirizza-
te a Cledonio , e nelle quali sono
confutati gli errori degli apolli na-
risli , erano originalmente lettere.
Alctmi di questi discorsi trattano
dei misteri della fede, e di diversi
punti della morale cristiana ; altri
hanno per oggetto di difendere la
dottrina della Chiesa contro le ac-
cuse degli eretici ; altri sono pane-
girici da lui recitati. 2.° Duecento
trentasette Lettere, la maggior par-
te delle quali sono assai importan-
ti. 3." Pocnii^ che sono in numero
di cinquant' otto nella edizione del-
l'ab. di Billy. Giacomo Tolli ne
ha pubblicato altri venti a Utrecht
nel 1696 nelle sue Insignìa itine-
rarii italici. 11 Muratori pubblicò
in Padova nel 1709 duecentoventi-
selte epigiamroi di s. Gregorio Na-
ziauzcuo, che l'ab. di Billy uou
GRE ftfi7
aveva conosciuto. Tutte le opere
di questo santo dottore furono
stampate in greco ed in latino a
Parigi nel 1609, per cura di Fe-
derico Morell , e colle note del-
l' ab. G. di Bllly, il quale è altresì
autore della traduzione latina. Le
edizioni di Parigi del i63o, e di
Lipsia del 1690, non sono che ri-
stampe della precedente. Il dotto
p. Maran ne aveva impreso una
nuova edizione a Parigi nel 1778;
ma non ne fu pubblicato che il
primo tomo, nel quale havvi la
vita del santo composta sulle sue
opere. Secondo alcuni autori san
Gregorio Nazianzeno è il sommo
degli oratori sì sacri che profani.
I suoi versi sono veramente ome-
rici, pieni di dolcezza e di facilità :
vi si trova eziandio una sublimità
che loro assicura la preferenza so-
pra tutte le produzioni iu questo
genere, che sono uscite dalla penna
di scrittori ecclesiastici ; e merite-
rebbero di esser letti nelle pubbli-
che scuole.
GREGORIO NissEKo(s.), vescovo
di Nissa, e padre della Chiesa. Nacque
nella Cappadocia l'anno 33i , ed
ebbe a fratelli s. Basilio il Gran-
de, s. Pietro di Sebaste nell'Arme-
nia, e s. Macrina. Si unì in ma-
trimonio con Teosebia, le cui vir-
tù loda mollo s. Gregorio Nazian-
zeno. In seguito rinunziò al mon-
do per darsi al servigio della Chie-
sa, e fu fatto lettore ; ma l'amore
ch'egli aveva all' elotjuenza, gli fe-
ce abbandonare gli uffizi del suo
ordine per insegnare la rettorica
ai giovani. Però le rimostranze di
s. Gregorio di Nazianzo lo ricon-
dussero alla prima vocazione. Do-
po aver aiutato s. Basilio suo fra-
tello nelle funzioni pastorali, Gre-
gorio nel 872 fu eletto vescovo di
•i68 GRE
Nissa nella Cappadocia . Il suo at-
taccamento alla fede di Nicea gli
suscitò fiere persecuzioni da parte
degli ariani, per cui fu costretto
di lasciare il paese. Morto nel
378 1' imperatore Valente, gran
prolettore dell'arianesimo, gli affa-
ri della Chiesa cambiarono tosto
d' aspetto. Graziano divenuto pa-
drone dell'impero rimise Gregorio
nella sua sede ; ma questa gioia
gli fu amareggiata dalla morte di
s. Basilio suo fratello, per assistere
ai funerali del quale si recò a
Cesarea. Quindi intervenne al con-
cilio di Antiochia del 879, dal
quale venne incaricato di andar a
visitare l'Arabia e la Palestina per
riformarvi le chiese. Adempì egli
a questa commissione nel!' anno
seguente: passò da Gerusalemme
per visitarvi i luoghi santi, ed a-
doperossi, benché inutilmente, per
pacificare i torbidi di quella chie-
sa. Trovossi al celebre concilio di
Costantinopoli, tenutosi nel 38 1,
ed ivi fu scello per recitare l'ora-
zione funebre di s. Meiezio patriar-
ca d' Antiochia. L' anno appresso
assistette ad un altro concilio di
Costantinopoli , e pronunciò in es-
so un discorso relativo alla divi-
nità del Figlio e dello Spirito
Santo. Nel 385 recitò pure a Co-
stantinopoli l'orazione funebre del-
l'impemtrioe Flaviila, e quella di
Pulcheria figlia dell'imperatore Teo-
dosio. Finalmente fece un quarto
viaggio a Costantinopoli per re-
carsi al concilio che ivi si tenne
nel 394, ed ebbe posto tra i me-
tropolitani, onore ohe solo fu ac-
cordato alla sua persona ed al
suo merito. Egli fini la vita verso
r anno 4oO) e credesi ai io di
gennaio, nel qual giorno i greci
hanno sempre celebrato la sua ìq-
GRK
sta : 1 latini l' onorano ai 9 di
marzo. Gli antichi hanno colmjilo
dei più grandi elogi s. Gi-egorio
Nisseno, cosi detto come vescovo
di Nissa, lodando la sua fede, la
sua saviezza, la sua innocenza, la
sua moderazione, e fermezza nei
disastri. Eguale a s. Basilio suo
fratello, per la parola e per la
dottrina, ma più attaccato di lui
agli studi dell'eloquenza, diventò si
abile, che puossi senza dubbio pa-
ragonarlo coi più celebri oratori
dell' antichità. Il settimo concilio
generale, professando per lui pro-
fonda venerazione, diedegli il ti-
tolo di Padre dei padri, e citò i
suoi scritti per confermare l'antica
dottrina della Chiesa, e per condan-
nare col suo suffragio l' empietà di
Nestorio. S. Gregorio Nisseno ha
scritto diverse opere, di cui ecco l'e-
lenco: I. Hexaemeroii, o trattato sul-
la creazione del mondo. 2. Trattato
della formazione dell' uomo. 3. Il
libro della Fita di Mose o della
Vita perfetta. 4- Due Trattali sul-
la iscrizione de' salmi, e l' Omelia
sul sesto salmo. 5. Otto Omelie
sui tre primi capitoli delV Eccle-
siaste; altre quindici sul Cantico
dei Cantici; cinque suW orazione
domenicale; otto sulle otto beatitu-
dini. 6. I Trattati sulla sonimes-
sione del Figlio, e sulla Pitonessa;
e il Discorso sull'ordinazione : non
è ben certo che il primo sia di
questo santo. Pare che vi sia in-
segnato r errore degli origenisti
sulla cessazione delle pene dei dan-
nati ; quelli che glielo attribuisco-
no, dicono che l' errore che vi si
trova vi fu aggiunto dopo da
qualche origenista. 7. \J Antiretico,
o trattato contro Apollinare. 8. H
Discorso sopra V amor della po^
veriàf il quale è uua tenera esoi*'
GRE
tazione alla limosina; il Libro con-
ùv il destino, in cui è provalo
che tulio avviene per ordine del-
la Provvidenza; il Trattato delle
nozioni comuni, eh' è una esposi-
zione Glosofica dei termini di cui
gli antichi eransi serviti per ispie-
gare il mistero della Trinità. 9.
UEpistola canonica a Ltiojo, che
fa parte dei canoni penitenziali
pubblicati dal Beveridge, io. Di-
scorsi contro quelli che vanno dif-
ferendo il battesimo, i 1 . Discorsi
sulla fornicazione e l'usura, sulla
penitenza eia limosina. 12. Discor-
so sopra la Pentecoste. 1 3. Testi-
monianze contro i giudei, in cui
si propone di provare il ' mistero
della Trinità. 14* I dodici libri
contro Eunomìo. i5. Il Trattalo
ad Ablario, e il Trattalo sulla fede,
i quali sono una difesa di diversi
punti della dottrina cattolica con-
tro gli ariani. 16. La Grande Ca-
techesi. 17. Il Libro della virginità.
18. I dieci Sillogismi contro i ma-
nichei, e il Libro dell' anima e
della risurrezione. 19. La Lettera
a Teofilo contro gli apollinaristi.
a-o. Tre Trattati della perfezione
cristiana. 21. 11 Discorso contro
quelli che non vogliono essere ri-
presi, e il Trattato dei fanciulli
che muoiono prematuramente. 22.
11 Discorso sulla Natività di Ge-
sti Cristo, e i due Panegirici di
s. Stefano, 2 3. Il Discorso sul
Battesimo, sulla Risurrezione , ed
^ascensione di Gesti Cristo. 24.
11 Discorso sulla divinità del Fi-
glio e dello Spirito Santo, in cui
Iiavvi la confutazione degli errori
di Ario e d'Eunomio. 25. I Pa-
negirici di s, Basilio e dei qua-
ranta martiri; le Orazioni funebri
di Pulchcria e di Placida ; le Fi-
te di s, Gregorio Taumaturgo, di
GRE 1%
s. Teodoro , di s. Melezio, di s.
Efrem, e di s. Macrina. 26. Il
Discorso sulla morte. 27. Molte
Lettere. Le opere di san Grego-
rio Nisseno furono pubblicate molte
volte in latino prima di esserlo
nella loro lingua originale. La mi«
glior edizione è quella che Fronton-
le-Duc diede a Parigi nel 161 5,
in greco ed in latino, in due vo-
lumi in foglio, a cui conviene ag-
giungere il terzo volume pubblica-
to dallo stesso nel 1618, in for-
ma d'appendice.
GREGORIO (s.), detto il Tau^
maturgo. Nacque a Neocesarea, nel
Ponto, da genitori pagani, nobili
e ricchi, e fino alla sua conversione
fu appellato Teodoro. In età di
quattordici anni perdette il padre,
e cominciò d' allora a discoprire
la follia del cullo degl' idoli. Sic-
come era stato destinato al foro,
risolvette di recarsi a Beri lo eoa
suo fratello Alenodoro (che fu poi
vescovo, e mollo sofferì per la fe-
de di Gesù Cristo) onde istudiarvi
il diritto romano; ma passando per
Cesarea, e trovatovi Origene a lui
attaccaronsi ambedue, e furono du
esso convertiti. In questo mentre
essendosi riacceso il fuoco della per-
secuzione in oriente sotto Massimi-
no, Origene fu costretto a levarsi
di Cesarea, nel 235 , e Gregorio
riparossi in Alessandria. Tre anni
appresso, cessala la persecuzione,
ritornò a Cesarea per terminarvi
i suoi sludi sotto Origene, alla
cui scuola passò cinque anni in tut-
to. Non si sa se Gregorio (osse bat-
tezzato in Alessandria o a Cesarea.
Prima di staccarsi dal suo maestro,
volle dargli una testimonianza pub-
blica della sua gratitudine, e ciò
fece con un discorso recitalo in pre-
iicnza di lui e d'una folla d'udilo-
170 GRE
li, del quale discorso dice Pu Piti
che l'antichità non ne offre nessu-
no più bello ed elegante. Ritor-
nato Gregorio alla sua patria, ab-
bandonò quanto possedeva, e riti-
rossi in luogo solingo alia campa-
gna, da cui Fedimo arcivescovo di
Amasea obbligollo ad uscire, crean-
dolo vescovo di Neocesarea, benché
assente. Questa città era grande,
ricca e popolata, ma i suoi abi-
tanti erano sì corrotti ed attaccati
alle superstizioni dell'idolatria, che
la religione cristiana noa vi si
era potuta insinuare, quantunque
fiorisse in molte contrade del Pon-
to. San Gregorio avvampando di
zelo e di carità, mise tutto in
opera per adempiere le funzioni
dell' aflidatogli ministero; e uno
straordinario potere di operare mi-
racoli assicurò il buon esito delle
sue fatiche. Fece il suo ingresso
nella città nel 24^; il primo gior-
no convertì un buon numero d' i-
dolatri; il giorno dopo furongli pie-
sentati molti malati ch'egli guarì ;
quindi il numero de' cristiani in
poco tempo si aumentò consi-
derabilmente , e il santo vesco-
vo fece per loro uso fabbricare
lina chiesa. Durante la persecuzio-
ne di Decio, che cominciò nel aSo,
Gregorio consigliò i fedeli del suo
gregge a darsi alla fuga, e a non
esporsi ai cimenti. Egli medesimo
si ritirò nel deserto, accompagnato
da un sacerdote idolatra ch'ei avea
convertito, e fatto diacono. L'anno
dopo, essendo morto l'imperatore,
cessò la persecuzione. S. Gregorio
tornò a Neocesarea, quindi im-
prese a visitare tutto il paese; fe-
ce eccellenti regolamenti per ripa-
rare gli abusi introdottisi ; istituì
delle feste anniversarie in onore
dei martiri che avevano sofferto
GRE
nel tempo della persecuzione; e nel
264 assistette al concilio di Antio-
chia, tenuto per condannare Paolo
di Samosata. 11 suo episcopato fu
un seguito di prodigi e di con-
versioni. La sua eloquenza, le sue
virtù, e i suoi miracoli, che ci
sono riferiti da s. Gregorio Nisse-
no, l'hanno reso celebre nella Chie-
sa. Non si sa precisamente in qua!
anno morisse; ma l'opinione più
probabile è che ciò fosse nell'anno
270 o 271, ai 17 novembre; e
sotto questo giorno egli è nominato
in tutti i martirologi d'oriente e di
occidente. Morendo egli non lasciò
in Neocesarea che diciassette ido-
latri, mentre al suo arrivo non a-
vea trovato che diciassette cristiani.
Siccome famoso in tutto l'oriente
per la sua dottrina, santità ed ope-
razioni prodigiose, fu chiamato il
Tawnalurgo, cioè operatore di co-
se meravigliose; e perciò fu para-
gonato a s. Basilio Magno, agli a-
postoli, ai profeti ed a Mosè, es-
sendo dotalo dello spirito di pro-
fezia e del dono di straordinari
miracoli. A volerne accennare al-
cuno col breviario romano e l'au-
torità dello storico Eusebio, dire-
mo che per virtù divina^ doven-
dosi edificare una chiesa, ne poten-
dosi far larga come desideravasi,
pieno di fede si pose in orazione
e invitò il monte a ritirarsi più
addietro , e così avvenne. Dissec-
cò uno stagno pel quale acre-
mente contendevano due fratelli ,
onde li ridusse in pace. Fermò il
corso e le piene di un fiume
col suo bastone; e questo ficcato
in terra si rinverdì e trasformos-
si in una pianta. Per tutto ciò
egli è invocato patrono nelle mag-
giori disgrazie e ne' casi disperati.
Le opere che ci rimangono di s.
GRE
Gregorio Taumaturgo sono: i. Il
suo discorso in lode di Origene, i.
Un simbolo o formola di fede, che
egli rice velie da s. Giovanni evangeli-
sta apparsogli in una visione nottur-
na unitamenteallaB. Vergine. 3. Una
lettera canonica, citata nel terzo
canone del sesto concilio generale,
e riportata da Balsamone. 4- Una
parafrasi sull'Ecclesiaste. Queste ope-
le furono stampate in latino a
Venezia nel i574, poscia pubbli-
cale in greco ed in latino da Ge-
rardo Vossio a Magonza nel i6o4,
ed a Parigi nel 1622. Brilla in
esse una sublime eloquenza, unita
ad una profonda conoscenza del-
l' umana filosofia e delle divine
Scritture.
GREGORIO (s.) , vescovo di
Tours. Uscì da una delle più ric-
che e più illustri famiglie dell'Al-
vergna, nella quale la pietà sembra-
va ereditaria, e venne alla luce
ai 3o di novembre del SSg. Dap-
prima non ebbe altro nome che
quello di Giorgio Fiorenzo, e ere-
desi che v' aggiungesse quello di
Gregorio per rispetto alla memo-
ria di s. Gregorio vescovo di
Langres suo bisavolo materno. Fu
educato sotto la disciplina di s.
Gallo suo zie paterno, vescovo di
Clermont, che gli diede la tonsu-
ra, e il successore di questi, s. A-
vito, lo ordinò diacono. Essendosi
riavuto da una malattia pericolosa,
volle in atto di gratitudine visita-
re il sepolcro di s. ciarlino di
Tours. Poco dopo la sua parten-
za da questa città, il clero e il po-
polo che avevano ammirato la
sua pietà, il suo sapere e la sua
umiltà, lo elessero ad occupare
quella sede rimasta vacante per la
morte di s. Eufronio. 1 deputati
incaricati di recargli la nuova del-
GRE 171
la sua elezione, lo trovarono alla
corte di Sigeberto re d' Austrasia.
Sforzato ad arrendersi ai voti della
diocesi di Tours, fu consagrato da
Egidio vescovo di Reims ai 22 di
agosto del SyS, non avendo che
trentaquattr' anni j e col suo zelo
fece fiorire la religione e la pielà.
Rilàbbricò la cattedrale fondata
da s. Martino, e molte altre chie-
se. Assistette al concilio di Parigi
del 577, ove prese la difesa di
Pretestato vescovo di Rouen, fal-
samente accusato di vari delitti,
locchè gli altirò delle persecuzioni
per p.u'te della regina Fredegon-
da, che avrebbe voluto veder con-
dannato quel vescovo. S. Gregorio
difese la divinità di Gesù Cristo
contro gli ebrei, gli ariani ed altri
eretici, e non ebbe riguardo di
combattere gli errori dello stesso
re Chilperico, che si piccava di
saperne in teologia. Dopo la morte
di Chilperico, fu molto favorito
da Gontrano rt d' Orleans e di
Borgogna, che lo mandò come
ambasciatore a Childeberto II suo
nipote re dell' Austrasia, ch'era al-
lora a Coblenza. Nel 5Sg fu in-
caricato di sedare le discordie in-
sorte nel monislero di s. Radegon-
ga a Poiliers; e nel 594 andò a
Roma per visitare s. Gregorio I il
Grande, che lo considerò come un
eccellente servo di Dio. Egli sape-
va accoppiare la dolcezza allo zelo;
tutti i suoi diocesani erano 1' og-
getto della sua pastorale sollecitu-
dine, e la sua carità si stendeva
financo ai suoi nemici. La sua
santità fu comprovata da molti
miracoli, lui ancor vivo, i quali
per umiltà attribuiva a s. Martino
e agli altri santi di cui era uso
portar indosso le reli(|uie. Morì
ai 1 7 novembre del SgS, e il suo
172 GRE
tIei'O gli eresse un monumento vi-
cino alla tomba di s. Martino. Il
suo corpo fu poi abbrucialo da-
gli ugonotti con quello dello stesso
s. Martino nel i5G2. Celebrasi la
sua festa ai 17 di novembre. Ab-
biamo di s. Gregorio di Tours :
j." Due libri della gloria dei mar-
tiri. 3.° Un libro della gloria dei
confessori, 3." Quattro libri dei
miracoli di s. Martino, 4-° ^'^ '''
J)ro delle vite dei padri. 5." La
Storia dei francesi, divisa in sedici
libri, la quale è la sua opera prin-
cipale : abbraccia un intervallo di
1 74 anni, cominciando dallo stabi-
limento fermo dei francesi in qual-
che città delle Gallie sulle rive del
Reno, ed è insieme ecclesiastica e
civile. Ruinart pubblicò a Parigi
nel 1699 un'ottima edizione delle
opere di s. Gregorio di Tours, col-
la vita del medesimo scritta da s.
Odone abbate di Cluni.
GREGORIO (s.), vescovo ed a-
postolo dell'Armenia, e primo cat-
tolico o patriarca della chiesa ar-
mena , soprannominato l' Illumi-
natore. Nacque nella provincia di
Balhaven, e discendeva dalla ca-
sa reale dei parti appellata de-
gli Arsacidi. Venne dalla culla
trasportalo in Cesarea di Cappado-
cia, dove fu educato nella religio-
ne cristiana ; e dopo essersi a per-
fezione istruito, sentissi avvampare
del desiderio di andar a predicare
il vangelo ai suoi compatriotti.
Tornò dunque in Armenia, e coi
suoi discorsi , avvalorati da una
santa vita , operò innumerevoli con-
versioni. Leggesi nell'autore anoni-
mo della sua vita pubblicata dal
Surio, ch'egli ebbe molto a sodri»
re dal canto del re Tiridate in
questa sua missione; ma che poscia
questo principe apri gli occhi al
GRE
liunc della fede, e ricevette il l»;it-
lesiajo. S. Gregorio fu consagrato ve-
scovo da Leonzio arcivescovo di Ce-
sarea; si portò poscia in Roma dal
J'ontefice s. Silvestro I, per avere
la conferma delle sue facoltà, ed
approvazione di tutti i riti e leg-
gi ecclesiastiche per gli armeni ;
quindi continuò le sue apostoliche
fatiche con nuovo zelo, portò la
luce della fede sino al mar Caspio,
e mori poco tempo prima che
Costantino il Grande s'impadronis-
se dell'oriente, cioè verso l'anno
323. Nella Synopsìs scritta da Gala-
no si legge che s. Gregorio governò la
chiesa d'Armenia dal decimoquinto al
qiiarantesimosesto anno del regno
di Tiridate, cioè per trent'un anno.
Sappiamo da Mosè Coronense, che
s. Gregorio finì i suoi giorni in
una celletta a Mania, nella pro-
vincia di Daranalia dell'alta Arme-
nia, ov' erasi ritirato; e che il suo
corpo fu ivi sepolto, indi traspor-
tato nella città di Tordaoa. I
greci r onorano come martire ai
3o settembre. Delle sue reliquie,
come di altre importanti sue no-
tizie, se ne parla all' articolo Ex-
MiAzix, e negli altri principali articoli
spettanti agli armeni. Si conservano
di lui alcuni manoscritti in armeno
nella biblioteca del re a Parigi,
cioè ventitre omelie, ed un' istru-
zione sui principali punti di fede.
GREGORIO (s.), vescovo di A-
grigenti, nato a Pretoria nel SSg.
Il) età di trentun anni venne in-
nalzato a quella sede , che resse
per lungo tempo. Ignorasi l' anno
della sua morte ; ma fu chiaro per
virtù e per dottrina. Onorasi la
sua memoria ai 2 3 di novembre.
Leonzio monaco, verso la fine del
secolo VII ne ha scritto la vita, la
quale fu pubblicata dal MorcelU
GRE
in Venezia nel 1791, insieme a un
commentario greco di questo san-
to suir Ecclesiaste, cui fornì di tra-
duzione latina e di dotte anno-
tazioni.
GREGORIO (s.), vescovo di Lan-
gres. Era uno dei primi senatori
di Autun: rimasto vedovo, non pen-
sò che a santificarsi colla peniten-
za. Entrato fra i ministri del san-
tuario, fu innalzato contro sua vo-
glia alla sede vescovile di Langres.
Egli governò la sua chiesa con
molto zelo e prudenza pel corso
di trentatre anni. Unendo le virtù
solitarie alle pastorali , la sua vita
non fu che un continlio esercizio
di preghiere, di mortificazioni, e di
prediche colle quali convertì un
gran numero d'infedeli e di cattivi
cristiani. Morì nonagenario nel 53g
o 541 ; il suo corpo fu trasportato
a Digione, e sepolto presso la tom-
ba di s. Renigno, come aveva egli
desiderato per la sua devozione a
quel santo martire. La sua festa si
celebra ai 4 di gennaio.
GREGORIO (s.) DI Nareka, così
chiamato perchè era superiore del
monistero di Nareka , nei contorni
del monte Araiat. Fiorì nel seco-
lo X, e fu sacerdote, religioso del-
l' ordine di s. Rasilio, e dottore del-
la chiesa d'Armenia , che illuminò
col suo esempio e colle sue elo-
quenti opere. Unitamente a Vahan
patriarca d'Armenia scrisse contro
gli scismatici; compose eziandio uu
eccellente volume di preghiere.
Trovansi diverse altre sue opere
nella biblioteca del re di Francia,
tra le quali novantacinque omelie
ed una storia della traslazione del-
la vera croce, che fu portata da
Costantinopoli nel monistero di A-
barang nell' Armenia , nella quale
occasione s. Gicgorio di ÌN'areka fe-
GRE 173
ce un'omelia sulla santa Croce.
Dopo quest'omelia trovasi anche un
panegirico di s. Giacomo di Nisibi.
Nella succitata biblioteca vi sono
pure dieci componimenti in poesia,
ossiano dieci cantici ad uso della
chiesa d'Armenia, composti dallo
stesso s. Gregorio; un'omelia sulla
preghiera e sulle lagrime , sulla
speranza e sull'amore, che fu tra-
dotta dall'abbate di Villefroi , ma
che non fu mai stampata. S. Gre-
gorio morì in età molto avanzata,
e fu sepolto nel monistero di Na-
reka.
GREGORIO (s.), solitario di
Pluviers nella Beauce. Nacque in
Armenia nel secolo X , e dopo la
morte de' suoi genitori distribuì i
suoi beni ai poveri , e ritirossi in
un monistero vicino alla città di
Nicopoli, in cui visse praticando le
più sublimi virtù. Fu consagrato
sacerdote dal vescovo di quella cit-
tà, e divenne suo successore. Que-
sta dignità nulla cangiò del tenore
della sua vita, in cui seppe accop-
piare gli esercizi dello stato mo-
nastico alle funzioni del suo mini-
stero. Indotto dalla sua umiltà a
scaricarsi dell'episcopato , passò in
occidente con due religiosi greci, e
dopo aver vagato lungo tempo in
Italia e in Francia, si stabilì a
Pluviers nella Beauce , diocesi di
Orleans, e si rinchiuse in una pic-
cola cella , ove usò pel tratto di
sett'anni le più austere penitenze.
Morì in principio del secolo XI, ai
16 di marzo, e in tal giorno ono-
rasi la sua memoria. Fu sepolto
nella chiesa di s. Martino di Ve-
slon ; ma in seguilo venne trasfe-
rito in quella di s. Salomone di
Pluviers.
GREGORIO (s.), martire. Era
un santo prete di Spoleto, che pre-
174 GRE
dicava l'evangelio con grandissimo
zelo. Fu perciò accusato di .sedur-
re i sudditi dell' impero, e di dis-
prezzare gli dei e gì' imperatori ;
quindi fu condotto al tribunale del
general Fiacco, il quale tentata in-
vano la di lui costanza, dopo aver-
lo fatto tormentar crudelmente ,
ordinò che gli fosse mozzata la te-
sta. Gregorio sofferse nel 3o4, ed
è onoralo ai 24 dicembre. 11 suo
corpo conservasi a Spoleto , nella
chiesa intitolata del suo nome.
GREGORIO (s.) , abbate. Nac-
que nel territorio di Tre veri da
nobili parenti. Avendo conosciuto
s. Bonifazio, quando passò per Tre-
veri , risolvette di allontanarsi dal
mondo, e di seguire il santo apo-
stolo della Germania. Il discepolo
si mostrò perfetto imitatore del
suo maestro , lo aiutò nelle sue
missionij e lo accompagnò ne'suoi
viaggi apostolici. S. Bonifazio lo
fece abbate del monistero di s. Sal-
vatore, da lui fondato in Utrecht.
Dopo il martirio di questo santo ,
nel 754 , fu Gregorio incaricato
dell' amministrazione del vescovato
d'Utrecht; ed è perciò che alcuni
scrittori gli danno il titolo di ve-
scovo ; ma è certo, per quanto dice
s. Ludgero che ne scrisse la vita ,
ch'egli non fu mai che semplice
prete. Governò per ventidue anni
quella chiesa , che per la sua vi-
gilanza e per le sue predicazioni
divenne la più fiorente di tutto il
paese. Fu estremamente sobrio, li-
berale verso i poveri , indulgente
coi suoi nemici, saggio, zelante,
prudente. Mori .a' i5 agosto del
776, nel qual giorno celebrasi la
di lui festa; e fu sepolto nella
chiesa di s. Salvatore.
GREGORIO 1 (s.). Papa LXVI,
denominato il 3Iagno, dottore della
GRE
Chiesa, romano. Nacque nel 5i\o
da Gordiano senatore di Roma e
poi cardinale, e da s. Silvia dama
santissima, terzo nipote del Ponte-
fice s. Felice II detto III, della fa-
miglia Anicia oggi Conti , la più
potente, ricca e nubile che avesse
Roma nel quarto secolo. Nel Sji
fu pretore di Roma, e non come
dicono altri prefetto; indi dopo la
morte del genitore, coH'ampie ric-
chezze che possedeva in Sicilia, vi
fondò sei monisteri, ed uno in Ro-
ma nella casa paterna , nel quale
l'anno 5j5 si fece monaco bene-
dettino, e divenne poscia abbate,
cioè nel monistero di s. Andrea
detto quindi per lui di s. Gregorio,
oggi posseduto dai monaci camal-
dolesi, come meglio dicemmo al-
l' articolo Chiesa de" ss. Andrea e
Gregorio. Il monacato di s. Gre-
gorio è contrastato, come l'ordine
in cui entrò ; il Martinelli nella
Roma ex elhnica sacra p. 107, lo
dice monaco di s. Equizio: il No-
vaes riporta diverse erudite opinio-
ni nella vita del santo. Il Papa
Benedetto I 1' ordinò diacono del-
la Chiesa romana nel 578, dipoi
avendo molto profittato nelle let-
tere che allora fiorivano in Roma,
Pelagio II, di cui era stato segre-
tario, nell'anno 58o o 582 lo creò
diacono cardinale, e dal medesimo
fu inviato nunzio apocrisario in
Costantinopoli all' imperatore Ti-
berio II ed al successore Maurizio,
il quale volle che facesse da com-
pare nel battesimo d'un suo figlio.
Tornato Gregoiio in Roma carico
di molte insigni leliquie, come del
braccio di s. Andrea apostolo , e
del capo di s. Luca evangelista, fu
creato Pontefice contro sua voglia
nel 590, e siccome vigeva 1' intro-
dotto abuso che gì' imperatori gre-
GRE
ci approvavano la pontìnda elezio-
ne, a Maurizio si rivolse perchè vi
fiapponesse ostacoli. Ciò non gli
riusc"), dappoiché il prefetto di Ro-
ma Germano fece arrestare il cor-
riere di Gregorio, ne apri le let-
tere , ed invece di quelle mandò
all'imperatore il decreto d'elezione
che fu prontamente approvato. Al-
lora s. Gregorio per sottrarsi al
pontificato fuggi, e si nascose nella
chiesa de' ss. Cosma e Damiano ,
ove venne scoperto dal vedersi che
una colomba sopra di esso risplen-
deva di raggi ; il clero e il popolo
romano pieno d'entusiasmo lo pre-
se e condusse nella basilica vatica-
na, in cui fu subito c^onsngrato ai
3 settembre del medesimo anno
590. Nel principio del suo ponti-
ficato scrisse ai patriarchi di orien-
te una lettera, in cui secondo l'uso
di que' tempi inserì la professione
di sua fede, confermando i pri-
mi cinque concilii generali , pro-
curando altresì premurosamente ,
che i pertinaci difensori dei tre ca-
pitoli desistessero dalla loro osti-
nazione. Ordinò che i suddiaconi
facessero al vescovo voto di conti-
nenza, e a quelli di Sicilia che ave-
vano preso moglie gliela lasciò, col
patto che non prendessero altri or-
dini sagri. Permise agli spagnuoli
di usar nel battesimo una sola im-
mersione ; proibì di costringere gli
ebrei a ricevere la fede cattolica ,
e vietò agli uomini e alle donne
r ingresso ne' monisteri di mona-
che. Procurò di eslerminare la si-
monia, e fece infiniti savissimi re-
golamenti per il ristabilimento o
mantenimento della disciplina ec-
clesiastica. Dispose che nel princi-
pio di quaresima si ponesse sul
capo de' fedeli le ceneri benedette,
e che il digiuno quaresimale sì
GRE 175
osservasse continualo. Concesse ai
preti di Sardegna l'amministrare la
confermazione in mancanza de' ve-
scovi ; e' nei 592 fece trasportare
in Roma la tonaca di s. Giovanni
evangelista , allora trovata da uà
vescovo, e la fece porre sotto l'al-
tare di tal santo nella basilica la-
teranense , come si ha da Paolo
Diacono.
Introdusse nel principio delle ore
canoniche il Deus in adjutorium .
col Gloria Patri; aggiunse, secon-
do alcuni, nella messa nove volte
il Kyrie eleison , e nel canone le
parole Dies nostros, ec, e i nomi
delle ss. vergini Agata, Lucia, A-
gnese. Cecilia ed Anastasia: ordinò
pure che non si dicesse V Allelu-
ja dalla settuagesima sino a Pa-
squa. Avendo l'imperatore Mauri-
zio nel 5^1 pubblicata una legge
con la quale vietava che i curiali
o ministri, ed i gravati di debiti
col principato potessero essere a-
scritti allo stato chericale , e che i
soldati potessero professare la vita
monastica , il Papa neli' anno se-
guente lodando la prima parte del-
l' editto disapprovò le altre due, e
ne ottenne la revoca. Due altri
abusi egli riprovò, l'uno di esiger
prezzo per le sepolture de' morti
nelle chiese, l'altro di fabbricar
queste in luogo ov' erano slati sot-
terrati i cadaveri. Istituì o meglio
ridusse il canto ecclesiastico antico,
e fondò in Roma una scuola pei
cantori a' quali fabbricò due case,
una presso il patriarchio latera-
nense, l'altra vicino alla basilica di
s. Pietro. In questa scuola il santo
Pontefice dando lezioni di sacra me-
lodia, correggeva discretamente gli
scolari che non ne approfittavano.
Le orazioni o collette che dicoiisi
nella messa, per s. Gregorio I furo-
176 GRE
no ritloUe a miglior forma e mi!-
toclo , pel quale oggetto compose
un volume, che denominò Sacra-
vientario , il quale pubblicalo nel
tom. II AeWc Liturgie dal Pamelio,
e da monsignor Angelo Rocca de-
dotto dai mss. del Vaticano, fu da-
to alla luce con eruditissime note
nel 1642 dal p. Ugone Menardo
celebre benedettino. Inoltre s. Gre-
gorio I istituì le processioni nel di
della festa della Purificazione , e
inculcò le litanie maggiori in quel-
la di s. Marco , per occasione di
una pestilenza , in cui morivano
parecchi abitanti di Roma nell'at-
to di sternutare e sbadigliare, che
però ordinò si dicesse a' primi : Id-
dio ti salvi, ed a' secondi, che fa-
cessero croci sulla bocca, onde ces-
sarono le morti subitanee, ed eb-
be principio l'antifona Regina coe-
li laetare. Della quale cessazione
fu preludio un angelo comparso
allora nel piti alto della Mole A-
driana, in atto di rimettere la spa-
da nel fodero, per lo che quell'e-
difìzio prese il nome di Castel s.
Angelo. Indi per rintuzzare la tra-
cotanza dei patriarchi di Costanti-
nopoli e di A lessandria che si fa-
cevano intitolare vescovo e patriar-
ca universale j l' umile Pontefice
prese il titolo opposto di Servo
de' servi di Dio, la qual formola
fu proseguita dai successori ad u-
sarsi nelle lettere. Fu egli il pri-
mo Papa che cominciò l' uso di
calcolare gli anni dell'Incarnazio-
ne di Gesìi Cristo, ne' diplomi e
bolle pontifìcie, come parimenti fu
il primo che adoperò il termine :
Loqui ex cathedra, lagni de Petri
sede . Ratificò il battesimo dato
dagli eretici coli' espresso nome
della ss.Trinilà; edoidinò chea'29
giugno nella chiesa vaticana si ce-
GRE
lebrasse la memoria de' ss. aposlo*
li Pietro e Paolo, e di questo se
ne facesse special festa nel dì se-
guente. Dalle sue epistole si rile-
va, che la chiesa romana già pos-
sedeva ventitre pingui patrimoni.
Siccome era ornato delle più bel-
le virtù, così la sua corte era con-
forme a' suoi illibati costumi ; al-
lontanati da essa i secolari, prese
prudentissimi chierici e santissimi
monaci per consiglieri e per fami-
gliari. Possessore di una dottrina ,
erudizione ed eloquenza singolare,
e superiore a* suoi contemporanei,
le scienze e le arti si erano forma-
te un degno tempio nel suo pa-
lazzo. Nor» v'era presso di lui in-
serviente alcuno che colto non fos-
se, e non parlasse egregiamente il
latino idioma. Eppure ad onta del-
la profonda letteratura di s. Gre-
gorio I, fu calunniato qual nemico
del buon gusto, e come distrutto-
re delle scienze e degli antichi mo-
numenti profani. Però ^1 Tirabo-
schi nella Stor. della leti. tom. Ili,
lib. II, cap. iijcon soda critica e
con opportuna erudizione, vigorosa-
mente difese il santo dottore.
Né i gravi studi gì' impediva-
no l'esercizio della sua carità : ogni
giorno serviva a pranzo dodici po-
veri nel suo palazzo, fra' quali me-
ritò di vedervi un giorno per de-
cimoterzo un angelo, onde i suc-
cessori r imitarono nel pio costu-
me. Visitava di frequente le sacre
stazioni, come spesso predicava al
popolo quando la salute glielo per-
metteva. Erasi fatto dipingere nel
monistero di s. Andrea, per tener
sempre desto colla propria presen-
za il fervore rie' suoi monaci. Egli
vi si vedeva di bella statura , di
viso lungo come il padre, col con-
torno materno, di barba rara, di
GRE
cnpelli neri e ricciuti, calvo sulla
fronte ch'era bella, ed avea due
sole ciocche di capelli , essendo di
fìsotiomia nobile e dolce. Suol di-
pingersi questo Papa con una co-
lomba all' orecchio , perchè come
scrisse Giovanni diacono , volendo
il santo scrivere di cose sacre, da
Pietro diacono, altro suo famiglia-
re, fu veduto dall'alto spiccarsi
una colomba, la quale fermatasi
air orecchio di s. Gregorio I , die-
de occasione alla costante opinio-
ne, che ogni cosa dal medesimo
santo scritta, fosse creduta ispira-
tagli dallo ^Spirito Santo, di cui è
simbolo la colomba. Non meritano
credenza poi quelli che scrivono a-
\er il Pontefice colle sue preghie-
re liberato dall' inferno 1' anima
dell'imperatore Traiano. Finalmen-
te s. Gregorio I dopo di avere con-
■vertito alla vera fede quegl' inglesi
ch'erano ancora Ira le tenebre del
paganesimo, per mezzo di .s. Ago-
stino monaco benedettino ed ab-
bate di s. Andrea di Roma , che
ad essi spedì per apostolo, con l'in-
giungergli d'ordinare due metro-
politani, uno in Londra, l'altro in
York ; dopo aver celebrato molti
concilii, convertito i donatisti, gli
ariani di Spagna, e i longobardi
d* Italia ; e dopo aver fecondata la
Chiesa con un prodigioso numero
di opere, che malgrado le sue fre-
quenti infermila ci lasciò , nelle
quali si vede espresso l'elogio che
gli die s. Idelfonso, De script, eccl.
cap. I, cioè ch'egli vinse Antonio
nella santità, Cipriano nell'eloquen-
M, e nella sapienza Agostino, mo-
rì a' 12 marzo del 6o5 d'anni ses-
santaquattro. Governò tredici anni,
sei mesi e dieci giorni, in cui in due
ordinazioni fatte una nella qua-
resima , l'altra in settembre, creò
GRE 17^
sessantadue vescovi, trentotto o Iren-
tanove preti , cinque o quindici
diaconi.
La memoria di lui è in gran
venerazione presso i greci ed i la-
tini, i quali ne celebrano la festa
a* 12 marzo ) e lo venerano qual
dottore di s. Chiesa. Fu sepolto
nel portico di s. Pietro, come at-
testa il Panvinio, Debasilic. Fatid
lib. 3 , cap. 5 , ove si venerava la
Madonna della febbre, luogo in
cui erano stati sepolti i santi Pon-
tefici Leone I, Simplicio, Gelasio T,
Simmaco ed altri. Dopo i25 anni
fu da Gregorio IV trasferito nella
basilica all'altare che in onore del
medesimo santo fece edificare dalla
parte australe della vecchia basilica;
e quindi da Paolo V agli 8 gen-
naio 1606 trasportato nell'altare
allo stesso santo dedicato da Cle-
mente Vili, nella sontuosa cappel-
la da lui eretta, e perciò chiamata
Clementina, ove presentemente si
trova. Laonde non è vero ciò che
scrissero alcuni, ch'era stato portato
nella Spagna o nel monistero di
s. Andrea di Roma. Quest'ultimo
però ne possiede il braccio, ed il
pastorale d'avorio che .si attribuisce
a tal Papa , donato dal regnante
Gregorio XVI, il quale, come di-
cemmo all'articolo Avignone, inviò
in dono a quell' arcivescovo per
una bella cappella che avea eretto
al santo , un reliquiario con un
pezzo di cranio del santo, preso
dalle sue reliquie che si venerano
nella chiesa di s. Maria in Valli-
cella de' Filippini di Roma. Si dis-
se pure che il corpo di s. Grego-
rio I verso l'anno 826 fosse na-
scostamente trasportato a Soissons :
forse saranno state alcune reliquie,
dappoiché avendo Paolo V a' 29
dicembre i6o5 fatto demolire l'al-
ia
178 GRE
tare fabbricato da Gregorio IV, fu
'visto e riconosciuto il venerando
corpo di s. Gregorio I in una cas-
sa di legno, come consta dagli at-
ti del Grimaldi , indi dopo dieci
giorni venne trasferito nella detta
cappella Clementina della medesi-
ma basilica vaticana.
Scrissero la vita di questo gran
Pontefice, cui fu attribuito il tito-
lo di Magno, Pronto Duceo gesui-
ta di Boi'deaux ; Vandezype , la
quale fu stampata in Colonia nel
i65i , e nel medesimo anno in
Ypri ; Giovanni Diacono ; Giovan-
ni Levita; Paolo monaco cassine-
se ; Pietro de Moulin calvinista
francese, che la pubblicò in que-
sta lingua a Sedan nel 1 65o ; To-
rello Fora canonico di Fiesole, tra-
dotta dal latino in volgare, Vene-
ria i5'j5 unitamente co' Dialoghi
del santo Pontefice ; il p, Dionisio
di s. Marta generale della congre-
gazione di s. Mauro, stampata in
Parigi ed a Rouen nel 1697 , e
Lodovico Maimbourg nell' Histoire
du pontìjicat de s. Gregoire le
Grand, stampata nel 1686, e con-
dannata con un breve d' Innocen-
zo XI de' 26 febbraio 1687. Ab-
biamo pure r Istoria della vita e
del pontificato di s. Gregorio I Ala-
gno, Roma 1758. I benedettini del-
la congregazione di s. Mauro fe-
cero in Parigi nel 1705 un'edizio-
ne magnifica delle opere di s. Gre-
gorio 1 , degna della vasta erudi-
zione degli editori. Per cura di
Gio. Battista Gallicioli sacerdote
veneto, e con l' aiuto specialmente
de' codici Marciani, altra edizione
delle opere di s. Gregorio I fu fat-
ta in Venezia ex typcgraphia San-
soniana dall'anno 1768 al 1776.
Né la mal ferma salute del santo
Pontefice, né le sue grandi occu-
GRE
pazioni gì' impedirono di compor-
re moltissime opere, cioè Iren-
taoinque libri di morale sopra Giob-
be; due libri d'omelie sopra Eze-
chiele, e due altri sopra gli evan-
geli ; un libro de' doveri de' pasto-
ri intitolato il Pastorale ; quattro
libri di dialoghi; moltissime lette-
re divise in quattordici libri , delle
quali la cinquantesimaquarta del
VII libro, e la trentunesima del X
sono supposte; un Antifonario ed
un Sacramentario; un commentario
sul libro de're; un altro sul Can-
tico de'Cantici ; un altro sui sette^
salmi penitenziali. Dai critici si du-4P^
bita che queste tre opere, o com-
mentarii sieno di s. Gregorio I, al-
meno non gli si possono attribuire
nello stato in cui sono. Egli colle
sue opere principalmente fornì ar-
mi vittoriose per combattere i ma-
nichei, gli ariani , i nestoriani, gli
eutichiani, i pelagiani e molti altri
eretici, per sostenere l'autorità su-
prema della Chiesa ne' concili! , e
stabilire le massime più pure del-
la morale evangelica. Vacò la san-
ta Sede sei mesi.
GREGORIO II (s.). Papa XCI.
Nacque in Roma da Onesta e da
Marcello che alcuni fanno della
famiglia Savelli, e fu educato sino
dalla sua infanzia nel palazzo o pa-
triarchio pontificio , sotto la dire-
zione del Papa s. Sergio I, al dire
di Anastasio bibliotecario, il quale
non fa parola della professata re-
gola benedettina , e del monacato
che gli attribuisce il dotto Ciacco-
nio. Rendutosi per la dottrina , e
per la magnanimità del cuore co-
spicuo ed insigne, meritò di essere
iniziato al sacro ordine del suddia-
conato. Oltre a ciò s. Sergio I gli
affidò la cura degli oralorii e cap-
pelle pontificie, e quella della bi-
GRE
blioteca della Chiesa romana , per
cui dal Cenni è annoverato pel
primo tra i bibliotecari della san-
ta Sede. A contennplazione della il-
libatezza de' suoi costumi , pietà e
religione, il detto Pontefice Io in-
nalzò al grado di cardinale diaco-
no, come attestano l'Anastasio, e il
Pagi nel suo Breviario, quantun-
que il Ciacconio attribuisca questa
promozione ai Papa Costantino.
Questi però lo condusse seco a Co-
stantinopoli, dove si fece ammirare
per la sua costanza, erudizione ed
eloquenza dall' imperatore Giusti-
niano II , e nella controversia' del
concilio Trullano. Ne spiegò i que-
siti fatti dai greci colle più incon-
trastabili risposte, essendo noto che
i Papi avevano ricusato confermar
quel concilio, per certi canoni che
distruggevano 1' uniformità della
disciplina tra la chiesa greca e la
latina. Dappoiché il concilio Trul-
lano .specialmente si è reso osser-
vabile per aver permesso ai diaco-
ni ed ai preti di convivere colla
moglie sposata antecedentemente
alla loro ordinazione , canone che
ha sempre ricusato di- adottare la
Chiesa romana. Si mostrò mai sem-
pre difensore zelante della cattoli-
ca fede, e dei diritti della Chiesa,
e qual valido muro si oppose a
coloro éhe nudrivano sentimenti
contrari alla medesima ; laonde
dopo la morte di Costantino , fu
eletto Pontefice con somma con-
cordia del clero e popolo romano
a' 19 maggio del 7 1 5. Subito pre-
se cura della ristaurazìotie delle
mura di Roma , coi materiali che
aveva preparato il Papa Sisinnio ;
ma ne impedirono l' esecuzione i
longobardi , che gli occuparono la
eiltà di Cuma, pertinenza del pa-
trimonio napoletano, per ricupera-
GRE 179
re la quale fu soccorso dal prin-
cipe o duca , e popolo di Napoli,
sborsando al duca per questa ri-
cupera settanta libbre d' oro. Os-
serva il Borgia, Del dominio tem-
porale della santa Sede, p. 24, che
da un analogo passo del libro pon-
tificale, è dimostrato la parte che
il Papa aveva a quei giorni nel
governo di Napoli. Con le sue sol-
lecitudini s. Gregorio II terminò
lo scisma d'Inghilterra, sul cele-
brar la Pasqua nella XIV luna.
Nell'anno poi 725 si portò in Ro-
ma Ina re de' sassoni occidentali ,
per venerare la tomba del princi-
pe degli apostoli, e prima di ri-
nunziare al suo regno per abbrac-
ciare la professione monastica, vol-
le renderlo tributario al romano
pontefice, obbligando sé medesimo
ed i successori di contribuire ogni
anno alla chiesa di Roma un de-
naro d'argento, che doveva riscuo-
tersi da ciascuna casa del regno ,
come meglio dicesi all'articolo De-
naro DI s. Pietro.
Intanto a suggestione degli e-
brei r imperatore greco Leone IH
risaurico con empio editto di-
chiarò guerra crudele contro i ve-
neratori delle sagre immagini, on-
de il Pontefice a cui ricorsero i
vescovi ortodossi d'oriente, pose
in opera ogni fatica per richia-
mare r imperatore a migliori con-
sigli , che invece s* inasprì viem-
roaggiormente nella ereticale per-
secuzione , seguendo gli errori de-
gli iconoclasti. Scrisse il Papa al-
l' imperatore paternamente , e gli
inviò i suoi legati, i quali contro il
diritto delle genti furono da Leo-
ne barbaramente imprigionati, man-
dati in esilio ed ivi fatti morire.
Memorabili furono Ira le altre le
paiole seguenti che s. Gregorio II
i8o GRE
scrisse a Leone, che si leggono nel
Labbc, Condì. X. Vll,p. 20. »» Sap-
piate che i Pontefici romani furono
in tutti i tempi mediatori ed arbitri
della pace fra l'oriente e l'occiden-
te; ch'eglino sono anche oggidì per
cosi dire il muro maestro che uni-
sce i due popoli fra di loro, e che
gì' imperatori , ai quali voi succe-
dete , difficilmente avrebbero otte-
nuto la pace, se non si fossero ab-
bandonati alla fede de' sommi Pon-
tefici ". Non contento dell' operato
contro i legati pontificii, l' eretico
principe sacrilegamente attentò alla
vita del santissimo Pontefice piìx
Tolte, colle più inique frodi. Nar-
ra perciò l'Anastasio, che Basilio
duca di Roma , Giordano cartola-
rio, e Giovanni suddiacono detto
Lurione, stabilirono di- toglier la
vita a s. Gregorio II , il che ap-
provò Maurizio spatario imperiale,
il quale teneva il ducalo romano
per r impero greco, avendone egli
commissione da Leone. Questa fu
la prima congiura che evitò il
Papa. La seconda fu combinata coi
precedenti da Paolo patrizio ch'e-
rasi portato in Italia colla dignità
di esarca di Ravenna, quando i ro-
mani avvedutisi della trama ucci-
sero Giordano, il nuovo Giuda Gio-
vanni Lurione, e Basilio per scam-
par la morte si fece monaco, e mo-
ri ove fu confinato. Questi fu l'ul-
timo de' duchi, che gl'imperatori
d'oriente solevano mandare a go-
vernare Roma, e le altre città ad
essa appartenenti, rimanendone l'as-
soluto governo ai sommi Pontefi-
ci. In questa circostanza i romani
diedero luminosa prova dell'amore
e venerazione verso il padre comu-
ne di tutti 'i fedeli, con levarsi alla
sua difesa contro i magistrati del-
l' imperatore, e quanto lui posseu-
CUE
ti, ponendo a rischio le loro per-
sone, famiglie e proprietà.
Inoltre Paolo esarca e patrizio,
per compiacere l' imperatore fece
di tutto per sacrificar il Papa che
gì' inripediva d'imporre tributi nella
provincia, e di spogliare le chiese
delle ricchezze che possedevano ,
sotto pretesto che i sacri vasi fos-
sero adorni d' immagini , quindi
applicarle al fisco come aveva fat-
to in Costantinopoli ; tentò ancora
Paolo di far eleggere un antipapa,
ma non gli riuscì. Allora Leone
spedi in Roma un altro spatario
onde cacciar s. Gregorio II dalla
sede, ed al quale Paolo da Raven-
na gli mandò alcuni soldati con
un suo conte , per effettuare l' or-
dine imperiale. Dio però dispose
che i longobardi, i quali non ces-
savano mai di molestare Roma ,
concordemente si dichiararono con-
tro r esarca a difesa del Papn.
Tuttavolta Leone mandò in occi-
dente r editto, che pubblicato avea
in oriente contro il culto delle sa-
cre immagini , dichiarando che se
il Pontefice stava quieto lo ri-
tornerebbe in sua grazia, altrimen-
ti si deponesse. In vece s. Grego-
rio II con più energia intrepida-
mente si oppose con lettere apo-
stoliche che indirizzò per tutto , e
condannò il profano editto ; per le
quali avvisati i fedeli della perse-
cuzione delle sacre immagini, si le-
varono tosto contro il perfido le-
gislatore, e con tanto animo e ar-
dire che convenne al Pontefice stes-
so di moderarli, acciò non iscor-
ressero a guisa di torrente nelle
parti orientali per discacciare il ti-
ranno dal trono. Gli eserciti dei
pentapolesi e dei veneziani resistet-
tex'O all' imperiai comandamento ,
protestando che mai avrebbero ac--
GRE
consentilo alla morte del virtuoso
J*iipa , ma sibbene combattuto vi-
rilmente in sua difesa. Avendo s.
Oregorio II scomunicato 1' esarca
Paolo promulgatore dell'esecrabile
editto, in un ai suoi complici, tut-
ti i popoli d' Italia abbominando
l'indegno principe, trattarono di
eleggere un altro imperatore, quin-
di condurlo' a Costantinopoli ; ma
il Papa noi permise, sperando che
Leone conosciuto l'errore si con-
vertirebbe, e conservandogli in tal
modo l'occidente, provargli quan-
to era paterno il suo procedere. In
vece Leone continuando nel voler
morto s. Gregorio II, mosse Esila-
rato duca -di Napoli con Adriano
suo figlio, ad occupar la Campa-
gna romana , ed a sedurre il po-
polo perchè a lui ubbidisse, e le-
vasse dal mondo il Papa. Ma i
romani presero padre e figlio, e lì
uccisero , e l' istesso fu fatto con
r esarca Paolo nelle parti di Ra-
venna, onde diverse città ribellate-
si all' imperatore si diedero ai lon-
gobardi. Quindi Leone mandò a
Napoli l'eunuco Eutichio patrizio,
perchè facesse quanto agli altri non
eia riuscito ; in fatti egli spedi in
Roma un suo confidente perchè
venisse ucciso il Papa co' principa-
li romani. Avvedutisi questi del-
l'attentato volevano uccidere il con-
fidente, se il santo Pontefice non
ne avesse preso la protezione, e di
nuovo i romani giurarono difen-
dere ad ogni costo la vita del su-
premo gerarca. Ricorse Eutichio
con oro e presenti ai duchi lon-
gobardi j acciò desistessero col re
di aiutare il Papa, ed invece tut-
ti si unirono al sentimento de' ro-
mani, disprezzando le promesse del-
l' insidiatore. Frattanto s. Grego-
rio II andava porgendo a' poveri
GRE i8i
grandissime limosine, faceva molte
orazioni, digiuni e processioni, ri-
ponendo la sua fiducia in Dio.
Vedendo il Papa andar le cose
di Leone di male in peggio, si col-
legò con Carlo Martello, cui inviò
una legazione, con le chiavi del
sepolcro di s. Pietro, con entro la
limatura de' sagri vincoli, e diver-
si preziosi doni , richiedendolo di
aiuto per difesa della fede cattoli-
ca. Carlo ricevette onorevolmente
gì' inviati, ne mandò altri in Ro-
ma con ricchi presenti, e si offri
alla difesa della santa Sede ; ne fu
conseguenza che Leone si astenne
di procedere, e non mosse le armi
come avea destinato. Imperversan-
do questo principe in ogni manie-
ra contro i veneratori delle sacre
immagini, e commettendo innu-
merabili crudeltà, continuando a
spregiare le paterne ammonizioni
del Pontefice, questi adunato un
concilio, vi fu denunziato Leone
eretico ed impenitente. Quindi s.
Gregorio II nel 780 scomunicò
r imperatore, e sciolse dal giura-
mento di fedeltà e di pagare il
tributo i popoli d'Italia in un ai
romani, i quali avevano prima
ciò tentato di fare^ e tutto l'oc-
cidente segui il Pontefice, ed abban-
donò r imperatore, che proseguì
aspramente a molestare la chiesa
orientale, come narrano Zonara
negli Annal. lib. i5, p. 82, edil.
Venet. ; Sigooio, De regno Ilal. li-
bro 3, ad an. 726, p. 102; e
Bellarmino, De rorn. Pont. lib. 5,
cap. 6. Ribellatasi l'Italia all'im-
peratore Leone, molte città si eres-
sero in signorie privale , altre si
diedero ai longobardi, e il ducato ro-
mano, composto di Roma e di altre
sedici cittàcon altre sette della Cam-
pagna, si sottopose voloDtariamenle
i82 GRE
al Papa s. Gregorio II e alla san-
ta Sede, e perciò sotto di lui eb-
be origine il dominio temporale
de' sommi Pontefici, i quali già
esercitavano in Roma una certa
dominazione paterna per la cura
che prendevano dei romani, trascu-
rati dagli imperatori greci, ed espo-
sti a stranieri invasori ; come an-
cora erano possessori di pingui pa-
trimoni, che sotto s. Gregorio I
erano ventitré. Nota però il Borgia,
Del dominio temporale della Sede
apostolica, che s. Gregorio I non
ebbe sovranità in verun patrimo-
nio della Chiesa; qualche disposi-
zione da esso data su di Napo-
li, che proverebbe sovranità, era a
nome degli imperatori di oriente,
il che prova che questi deferivano
molto al Pontefice romano ; gode-
va bensì nei patrimoni l'esercizio
delle regalie superioi'i. Osserva il
Rinaldi all'anno 780, che s. Gre-
gorio II diede ai posteri un degno
esempio, che nella Chiesa di Cristo
non si lasciassero regnare principi
eretici, se dopo più ammonizioni
trovati fossero pertinaci. Ma ab-
biamo dal NovaeSj che già aveva-
no sciolto i sudditi dal giuramen-
to di fedeltà i santi Pontefici In-
nocenzo I e Simmaco, con gli impe-
ratori d'oriente Arcadio ed Anastasio.
Inoltre nana il Rinaldi, che riuscì
all'imperatore Leone di collegarsi
coi pagani e con Luitprando re
dei longobardi, da lui allettato con
la speranza di concedergli la mo-
narchia di tutta la gente longo-
barda, per cui il re si partì con
un esercito per soggiogare Roma,
insieme all'esarca Eutichio, ed uc-
cidervi il Papa. Si accampò Luit-
prando ai prati di Nerone, luogo
vicino alla basilica vaticana, dal
quale portatosi s. Gregorio II cer-
GRE
co di ammollir l'animo di lui con
pia ammonieionc, onde il principe
commosso dalle sue parole si gettò
a' suoi piedi, e promise di non of-
fendere alcuno. Indi portatosi in s.
Pietro, depose sulla sua tomba le
proprie armi, il manto, le mani-
glie , il cingolo , r indorata spada,
lu corona d' oro, ed una croce di
argento. E dopo aver fatto orazio-
ne, supplicò il Papa di ammettere
alla pace Eutichio, come fu fatto ;
anzi s. Gregorio II aiutò l'esarca
a debellare Tiberio Petasio che
aspirava all'impero.
Sollecito s. Gregorio II del culto
ecclesiastico, ordinò le stazioni nei
giovedì di quaresima; restaurò chie-
se e monisteri , fra'quali quello di
Monte Cassino dai longobardi di-
strutto; e dopo la morte di sua ma-
dre Onesta, convertì la casa paterna
in monistero e chiesa, dedicandola a
s. Agata vergine e martire. Inviò
in Germania a predicare il vange-
lo s. Bonifacio ed altri missionari,
e rispondendogli poi a diversi que-
siti fattigli, con lettera de' 22 no-
vembre 726, appresso il Labbé,
Concil. t. VI, col. 1448» ft'a le al-
tre decisioni della medesima , ri-
prova che i figliuoli messi ancor
fanciulli in un monistero, ne sieno
levati per contrarre matrimonio.
Nella stessa lettera concedette agli
alemanni di fresco convertiti alla
fede , che dopo il quarto grado
potessero contrarre matrimonio, di-
spensando dalla i-egola generale da
lui introdotta, che lo vietava sino
al settimo grado. Restaurò gli edi-
fizi pubblici in Roma, eresse degli
ospedali, fece rivivere la disciplina
ecclesiastica in tutta l' Italia , e li-
formò i costumi. Favoreggiando
Giovanni VI patriarca di Costan-
tinopoli r eresia de' monolelili , il
GRE
Pnpa lo depose dalla dignità. Ce-
leluò diversi concilii, ed in quattro
ordinazioni che tenne nel settem-
bre ed una nel giugno, creò cen-
tocinquanta vescovi , trentacìnque
preti, e quattordici diaconi. Edificò
in onore di s. Pietro una cappella
nel palazzo papale, adornata con
vari metalli ; coperse d' argento le
mura intorno l'altare, facendovi
l'immagine dei dodici apostoli. Fu
largo di donativi con le chiese
e con il clero : governò quindici
anni, otto mesi e ventitre giorni,
morendo a' io febbraio ySi, nel
cpjal giorno il martirologio roma-
no ne fa memoria. Fu sepolto nel
Vaticano, lasciando di sé la me-
moria di somma dottrina, santità,
zelo felice per la dignità ecclesia-
stica, degno di paragonarsi a san
Oregorio I, come si esprime il Ba-
ronio a detto anno, num. i, e con
la gloria di aver liberata fìomu
dalla tirannia de' greci , ricevendo
dai romani il rinnovato giuramen-
to di eterna fedeltà e sudditanza ,
come loro sovrano. Abbiamo di lui
una Memoria e quindici Lettere
che trovansi nella Collezione dei
concila. In Venezia nel 1791 fu
stampato in greco-latino: S. Gre-
gorii II ex pia natio Ecclesiastae
cuni ialina ìnterpretatione et coni-
rnentariis vulgata. Vacò la Chiesa
romana un mese e cinque giorni ,
fino alla consecrazioue dei suc-
cessore.
GREGORIO IH ( s. ), Papa
XCII. Figlio di Giovanni della So-
ria, nacque in Siria , fu monaco
benedettino, indi divenne cardinale
prete di santa romana Chiesa. Era
dotato di gran fortezza e costanza,
e di singolare umanità e dottrina,
e nelle lingue latina e greca insi-
gnemente versato, non meno che
GRE i83
nella cognizione delle divine scrit-
ture , delle quali interpretava con
mirabile facilità e prontezza i luo-
ghi più oscuri e difficili. Acerrimo
. difensore delta fede ortodossa, non
ebbe alcun timore d'incorrere per
sì nobile cagione nello sdegno dei
più gran principi e signori. La sua
carità verso i poveri non riconob-
be né limiti, né confìni, tenendo le
mani sempre aperte per sovvenire
gli schiavi, e per addossarsi gli al-
trui debiti ; mosti audosi ancora
tutore de' pupilli , e padre delle
vedove, laonde meritò che con pie-
no consenso di tutti fosse eletto
Papa cinque giorni dopo la morte
di s. Gregorio II. Dovendo aspet-
tare r abusiva conferma di sua e-
saltazione dall' esarca di Ravenna,
non fu consacrato che a' 18 mar-
zo del 73 1. Cominciò il suo pon-
tificato dall' opporsi all'imperatore
Leone III l'Isaurico, che persisteva
nel pravo divisameuto di annien-
tare il culto delle sacre immagini,
come capo degli eretici iconoclasti.
Adirato l' augusto per tale conte-
gno, usurpossi gli antichissimi pa-
trimoni della Chiesa romana nella
Sicilia e Calabria. Né il Papa si
contentò opporsi all'eresia degl' ico-
noclasti coi pontificii decreti e con ze-
lantissimi scritti, ma coi fatti procurò
estirparla, collocando nella basilica
di s. Pietro le immagini del Salvato-
re e degli apostoli da una parte, e
dall'altra quelle della Madre di
Dio, e delle sante Vergini. Nella
stessa basilica fabbricò una cappel-
la , in cui fece collocare le sacre
reliquie, che da ogni banda ricer-
cò, per maggiormente promoverne
il culto ad esse dovuto. Procuran-
do ancora Luitprando re de* lon-
gobardi, provocato dallo stesso Leo-
ne, d'invadere lo stato della Chiesa^
i84 GRE
s. Gregorio III ad esempio del suo
antecessore, ricorse all' aiuto delie
armi, e le ottenne dai franchi.
Quindi Luilprando ad istanza di
Carlo Martello evacuò subito lo
stato romano, e si ritirò a Pavia
d'onde era venuto, rilenendo tut-
tavia le quattro città di Orte, A-
melia, Bomarzo e Bieda. Per que-
sto soccorso dunque da Carlo Mar-
tello promesso^ il Papa lo creò pa-
trizio di Roma, dignità che poitava
l'obbligo di sostenere i diritti del-
la romana Chiesa^ e di difendere
la città di Roma. Nella lettera che
scrisse il Pontefice a Carlo, lo chia-
mò cristianissimo y titolo che poi
fu riconosciuto ereditario ne' re di
Francia. Da questa ambasciata due
volte mandata da s. Gregorio III
a Carlo, ebbero origine i nunzi
apostolici ai re di Francia.
Nel 789 il Papa confermò i ve-
scovati istituiti in Germania da s.
Bonifacio, che poi ricevette in Ro-
ma con singoiar affetto; e consul-
talo dallo- stesso santo, rispose con
vari regolamenti. Avendo inviato
per la seconda volta in Costanti-
nopoli Gregorio prete con lettere
per Leone, questi fece maltrattare
ed imprigionar il nunzio , ciò che
indusse il Pontefice a radunai'e un
concilio, e scomunicarvi l' impera-
tore e gì' iconoclasti. Quindi inviò
a Leone con nuove rimostranze
Costantino e Pietro difensori, ma
incontrarono la stessa sorte del
primo nunzio. Ordinò ai monaci
di Monte Cassino di recitare oltre
r uffizio divino quello pure della
Madonna. Essendo ci'esciuti i dia-
coni cardinali regionari dal nume-
ro di sette a quello di quattordici,
egli ne aggiunse quattro col nome
di palatini per assistere sempre il
I^apa mentre celebrava. In tre or-
G R i:
dinazionì nel mese di diccmbi-e
ordinò ventiquattro preti , tre dia-
coni, ed ottanta vescovi pel gover-
no di diverse chiese del mondo
cattolico. Narra Walfrido Strabo-
ne, De reb. eccl. e. 2 5, nel t. XV
della Bibl. PP. p. 195, che «. Gre-
gorio III fu tenuto uno de' più
dotti del suo tempo , e sapeva a
mente tutti i salmi : era prudente
negli affari, affiibile, e lil>erale cogli
schiavi , e con le chiese che fece
fabbricare e restaurare . Governò
dieci anni, otto mesi e dieci giorni.
Mori ai 27 novembre 741, e fu
sepolto nel Vaticano. Vacò la santa
Sede due giorni solamente, perchè
fu levato r abuso di aspettare la
conferma dagli esarchi.
GREGORIO IV, Papa CIV. No-
bile romano figlio di Giovanni, fu
monaco benedettino nel monistero
di Fossanuova presso Terracina, se-
condo il Ciacconio. Di elegante a-
spelto, istrutto a meraviglia nella
scienza delle divine scritture, padre
de'poveri, nemico delle vanità mon-
dane, al dire del Cardella meritò
che s. Pasquale I lo facesse ascen-
dere al grado di suddiacono, indi
da s. Leone III promosso a cardi-
nale prete del titolo di s. Marco.
Sublimato a tale dignità si rese
vieppiù illustre per singoiar pietà,
dottrina , religione ed eloquenza.
Contro sua voglia fu eletto Papa
ai i4 settembre dell' 827, ma la
sua inaugurazione venne differita,
mentre non fu ordinato Pontefice
finché il legato dell'imperatore non
giunse in Roma , ed esaminasse se
l'elezione era seguita canonicamen-
te. Egli frattanto stimandosi inde-
gno del pontificato, si nascose nel-
la chiesa de'ss. Cosma e Damiano,
dove trovato dal clero e dal popo-
lo, venne con violenza estratto, e
GRE
nella sede di s. Pietro «olenne-
rnenle collocato , non potendosi
assegnare il giorno di questa sua
ordinazione, che il Pagi crede se-
(^uita sulla fine di detto anno.
KeirSsS riedificò e cinse di nuove
mura la città d'Ostia, che dal suo
nome chiamò Gregoriopoli, per im-
pedire che i saraceni continuasse-
ro le barbare scorreiie, riducendola
fortissimo antemurale.
Gregorio IV si portò in Francia
nell'anno 833, per riconciliare i
figliuoli dell'imperatore Lodovico I
il PiOf i quali avevano congiurato
contro il proprio padre. II Papa
niente vi ottenne, ma ritornato in
Roma, e riprovalo il concilio ce-
lebrato dai vescovi radunati dai
detti figli, Lodovico I fu ristabi-
lito. Neir anno 834 fece il Papa
promulgare per tutto l'occidente la
festa di tutti i Santi, stabilendola
nel primo giorno di novembre, che
per Roma sola avea statuito s.
Bonifacio IV: altri attribuiscono
tale istituzione a s. Gregorio III.
In cinque ordinazioni creò cento
oltantacinque vescovi, preti e dia-
coni. Governò sedici anni e venti-
quattro giorni, e mori à'26 gen-
naio dell' anno 844 < ^^ sepolto
nella basilica vaticana, con un e-
pitafìio comune a lui ed a s. Bo-
nifacio IV, posto ad ambedue da
Bonifacio Vili, che si riporta dal
p. Giacobbe nella sua Bill. Pont.
p. 91. Ornato delle più belle vir-
tù, furono sue delizie i bisognosi.
Vacò la Sede apostolica quindici
giorni.
GREGORIO V, Papa CXLV.
Brunone era il suo nome, sassone
e di patria vengiano, terzo figlio
di Ottone duca di Franconia, dal
p. Becchetti, Storia eccles. t. Vili,
p, 434; detto marchese di Vero-
GRE i85
na, e di Giuditta sua moglie, pa-
rente dell* imperatore Ottone III,
perchè nipote di Luitgarda figlia
di Ottone I imperatore, e madre
di Ottone duca di Franconia, di
lui padre^ su di che è a vedersi
il Pagi, Breviar. gestor. PP. RR.
1. 1, p. 479>o^e lungamente dimo-
stra questa genealogia. Sino da
fanciullo si applicò allo stato chie-
ricale, e divenne cappellano di Ot-
tone IH : siccome uomo, per quei
miserabili tempi del secolo X, nelle
vimane lettere grandemente erudi-
to, come lo attesta Mariano Scoto,
e di molto fervida gioventù, non
che assai liberale co'poveri, queste
qualità lo fecero innalzare alta cat-
tedra vescovile di Verden, e per
volere di Giovanni XV detto XVI
alla dignità cardinalizia. Fu eletto
Pontefice in età di ventiquattro an-
ni , prima dell' ultimo giorno di
maggio del 996, poiché nell' ulti-
mo giorno di questo mese, festa
di Pentecoste, coronò con le insegne
imperiali Ottone HI con sua moglie
Maria, sebbene alcuni dicono che
l'imperatore mai prendesse moglie,
e lo dichiarò protettore della Chiesa.
In un concilio che celebrò in pre-
senza dell' augusto, dicono che Gre-
gorio V, nome ch'egli assunse, per
onorare la propria nazione istituis-
se il collegio degli Elettori del
sacro romano impero {^F^edi) , di-
chiarando che i soli alemanni a-
vrebbero diritto di eleggere il re
de'romani, e che dopo essere stato
coronato dal Papa prenderebbe il ti-
tolo d'imperatore e d'augusto; ma
meglio di questo controverso punto
se ne parla al citato articolo. Tor-
nato l'imperatore in Germania ,
Crescenzio Numentano console di
Roma, per signoreggiare questa, ne
cacciò nel 997 Gregorio V, che
i86 GRE
liei primi giorni di marzo se ne
fiigg'i a Pavia ; ed in luogo di es-
so nel maggio sostituì 1' antipapa
Giovanni XVII, che avea tenuto
qual compare al battesimo lo stes-
so Brnnotie. Neil' anno seguente
Ottone III con un esercito restituì
Gregorio V alla sua sede, nel
marzo punì colla morte Crescen-
zio e gli altri del suo partito, e
lece mutilar l'antipapa che poco
dopo morì.
Nel 998 il Papa adunò un
concilio, nel quale disapprovò il
matrimonio di Roberto II re di
Francia, con Berta vedova di Ot-
tone conte di Sciampagna , e fi-
glia di Corrado re della Borgo-
gna Cisjurana, perchè era coma-
re di lui, mentre il re avea te-
nulo al battesimo un figlio di
lei, ed ancora di lui consanguinea.
Per questi canonici impedimenti
Gregorio V impose ai reali con-
iugi sette anni di penitenza. Non
volle Roberto II assoggettarsi al
decreto del concilio e del Pontefi-
ce, onde questi costante nel suo
zelo scomunicò tutto il regno di
Francia dichiarandovi l' interdetto;
né assolvette il re ed il regno ,
se non quando Roberto II abban-
donando Berta, prese in matrimo-
nio Costanza figlia di Guglielmo
1 conte di Provenza, alla quale
in appresso domandò il Papa la
punizione di chi aveva commesso
un incendio sulle terre di un ve-
scovo. Nel medesimo anno 998
Gregorio V léce metropoli Ra-
venna, vi dichiarò arcivescovo Ger-
berto, e diede a questi il pallio
e il dominio temporale della città
e della conica di Comacchio. Ac-
cordò un privilegio all' abbazia di
s. Ambrogio di Milano, e dopo il
governo di due anni e inii d' olio
GRE
mesi, mori a' 18 febbraio del 999,
nell'età di ventisette anni, e fu se-
polto nella basilica vaticana. La
sua rara erudizione , le sue gene-
rose limosine, ed altre sue belle
virtù, gli procacciarono l'onorevole
titolo di Gregorio il Minore. Vacò
la sede nove giorni sino all'elezione
del successore.
GREGORIO VI, Papa CLV.
Giovanni Graziano figlio di Pier
Leone romano della nobilissima
famiglia Pierleona, arciprete di s.
Giovanni ante porlain Latìnam ,
e però non cardinale come lo
piova il Crescimbeni nell' Istoria
di delta chiesa a p. 226 e seg. e
367, non essendo essa a quei tem-
pi ancora titolo cardinalizio. Ebbe
per denaro da Penedetto IX la
cessione del pontificato nel io44»
e prese il nome di Gregorio VI.
Tanto alFermano Ermanno Con-
tratto in Cliron. ad an. io44> ^'
pud Canisium, Anliq. lect. t. Ili,
p. 267 ; Leone Ostiense lib. 2,
Chroìiic. Casin. cap. 79; Vittore
III, lib. 3 Dialogar, in^ Bill. Pa-
triini t. XVIII, p. 853. Il motivo
che impegnò Gregorio VI, e il
clero di Roma a pagare a Bene-
detto IX una somma di denaro
perchè rinunziasse, od a cedergli
le rendite d'Inghilterra, fu perchè
era realmente indegno del papato,
e perchè la sua dimissione faceva
cessare un grande scandalo alla
Chiesa, onde si può dire che que-
sto pagamento fosse per riscattare
il pontificato dalle indegne mani
di Benedetto IX, e non per averlo
Gregorio VI mediante il denaro
pagato. Ciò non ostante nella Rac-
colta dei concila si vede una let-
tera circolare di Gregorio VI
a tulli i fedeli, per domandare
loro limosine , come dice il pa-
GRE
dre Longucval nella sua Sto-
ria ecclesiastica di Francia, a fi-
ne di sostenere il lustro di una
dignità che egli avea comperata ;
motivo certamente che non era
molto proprio a destar la loro ca-
rità. Osservano i critici , che il
principato della Chiesa in tal mo-
do era stato danneggiato, sì per
la poca cura che n'ebbe Benedetto
IX, come per la dilapidazione ope-
rata dalle fazioni allora dominanti
in Roma, per cui Gregorio VI,
tranne pochi luoghi vicini a Roma,
e le oblazioni de'fedeli, poco ave-
va da che sostentarsi. Il p. Cri-
stiano Lupo dice che Gregorio
VI fosse l'autore della milizia pa-
pale, quando 1' Italia era piena di
ladri, i laici invadevano le posses-
sioni di s. Pietro, e 1' imperatore
Enrico III, occupato nelle guerre
della Germania, gli negò soccorso.
Nel io44 f" tenuto un concilio
in Sutri, alla presenza di detto
augusto, nel quale Gregorio VI
spontaneamente rinunziò il ponti-
ficato, dopo averlo amministrato
due anni ed otto mesi. Enrico III
per non dar cagione a qualche no-
vità in Roma colla presenza del
deposto Gregorio VI, lo condusse
seco in Germania , ove avendo
fatto penitenza del passato errore,
e ritiratosi ovvero rilegato dal-
l'imperatore nel n)onistero di Clu-
ny, mori in concetto di virtù, co-
me scrive il Glabro, Hlu. lib. 5,
cap. 5, apud Duchesne tomo IV,
p. /T8.
È tuttavia Gregorio VI contato
fra i Pontefici, sì perchè fu ricono-
sciuto da tutta la Chiesa, non o-
stante essere nell'opinione comu-
ne salilo al pontificato con palese
simonia , come ancora perchè s.
Gregorio VII suo discepolo, col
GRE 187
chiamarsi VII e non VI, approvò
il pontificato di lui, ed essendo an-
cora Iklfbiando lo accompagnò in
Germania nell' esilio. Il Papcbro-
chio in Propyleo p. i34, pretende
dimostrare con una dissertazione,
che Gregorio VI non fu in mo-
do alcuno simoniaco, né poteva
essere deposto, se non avesse libe-
ramente ceduto al pontificato le-
gittimo che avea. Così ancora mon-
signor Becchetti, Storia eccl. t.
Vili, p. 206 e seg. Io dimostra
innocente, e legittimamente assun-
to al pontificato. Lo tlifende al-
tresì il citato Crescimbeni chia-
mandolo uomo .santo, zelante ed
accorto, perchè seppe estinguere
il crudele scisma che al tempo di
Benedetto IX infestava la Chiesa,
pel quale benefìzio il clero e po-
polo romano l' innalzarono come
liberatore della Chiesa di Dio al
pontificato. Dice ancora che go-
vernò la Chiesa lodevolissimamenlc,
e che piuttosto deve ritenersi, che
mal sofTerendo Enrico III che i
romani avessero eletto GrcKorio
VI senza il di lui assenso, sotto
pretesto di assestar le cose eccle-
siastiche guaste dallo scisma, ve-
nuto in Roma con l'esercito , fece
dal Papa congregare un concilio
in Sutri, e quivi col falso suppo-
sto che la sua elezione fosse stata
simoniaca, il condusse a tal par-
tito, che Gregorio VI stimò me-
glio di rinunziare il pontificato,
ed in suo luogo l'imperatore fe-
ce eleggere Clemente II, che fu
coronato a'2 I dicembre 1046. Indi
il Crescimbeni passa eruditamente
ad esaminare tre questioni: la pri-
ma intorno al suo nome, che pro-
va essersi chiamato Giovanni Gra-
ziano; la seconda se la sua esalta-
zioue al papato fosse simoniaca,
i88 GRE
ciò che confuta dicendo che lo ri-
conobbero per Papa lo stesso Enri-
co III, e i santi Gregorio VII, e
V'iev Damiani cardinale, ambedue
nemici fieri della simonia ; la terza
ove morisse, opina in Cluny, seb-
bene il Ciacconio scrisse che Gre-
gorio VI dopo la rinunzia armò
un esercito e cacciò da Roma Cle-
mente II, e che venuto a morte,
avendo ordinato di esser sepolto
nella basìlica vaticana, fu invece
tumulato innanzi le porte di essa,
e queste chiuse, si vedesse ciò che
il Signore avesse disposto, in fatti
si aprirono repentinamente, ed al-
lora il cadavere venne deposto
nella basilica. Certo è che diversi
scrittori, e l'Oldoino nelle Addizioni
al Ciacconio, riportarono quanto
Gregorio VI operasse in vantag-
gio della Chiesa, in beneficio di
Roma, e la prudente maniera del
suo governo,
GREGORIO VII(s.),Papa CLXIV.
Ildebrando da Soana, Sovana o
Suana, città della Toscana nella
provincia di Siena, fu figliuolo di
Benzone, Bonizo o Bonico della
famiglia nobilissima degli Aldo-
brandeschi, una delle principali di
Siena, per aver posseduto molte
città e castella , occupanti, una
gran parte del domìnio di Siena,
come sono le città di Soana e di
Grosseto , e le contee di Piti-
gliano, Scanzano o Scarozzano, e
s. Fiora, la quale ultima portò
alla casa Sforza che tuttora la pos-
siede. Cecilia figlia del conte Giu-
lio Aldobrandeschi ultima di que-
sta famìglia, pel matrimonio con-
tratto verso l'anno i43i con Buoso
o Bosio Sforza da Cotignola. Ni-
cola Ratti, Della famiglia Sforza
t. I, p. 1 8 1 e seg., ci dà un' e-
ludita breve istoria della famiglia
GRE
Aldobrandesca , con 1' autorità di
pergamene e carte antiche che so-
no neir archivio del duca Sforza
Cesarini di Roma, chiamando la
famiglia Aldobrandeschi antica, po-
tente e nobilissima, conti sovrani
di santa Fiora e Sovana , di cui
molti racconti si hanno favolosi o
inventati, secondo i vari particola-
ri interessi degli scrittori. Escluden-
dosi dal Ratti sì fatti racconti, di-
ce che gli Aldobrandeschi non
hanno niente di comune cogli Al-
dobrandini , ma che riguardo al
discendervi Ildebrando poi s. Gre-
gorio VII, sembra esservi probabi-
lità, attesa la testimonianza di molti
scrittori singolarmente sanesi , e
che il primo stabilimento in Ita-
lia e nel contado sanese della
medesima debba credersi circa il
tempo di Carlo Magno. Quanto
poi all' opinione del Baronio, che
Ildebrando fosse figlio di un fa-
legname , osserva il Ratti che è
troppo priva di fondamento, per-
chè possa abbracciarsi; ed il No-
vaes nella vita di s. Gregorio
VII, che lo chiama monaco bene-
dettino, aggiunge, che alcuni av-
versari di questi, lo dissero figlio
di un falegname, uomo timorato
di Dio. Trattano della famìglia
Aldobrandesca; Tommasi, Storia di
Siena lib. II, fol. 99, lib. 4> fol. 209,
lib. 5, par. I, fol. 3 18 e seg.; Mal-
volti, Dell' istoria sanese lib. J, fol.
456 ; Gio, Bisdomini, Cronica dì
Siena ; Urgugieri, Pompe sanesi
par. I, e par. IV, p. 4 18, nura.
59, 4o6, 409; Lancellotto Tolisi,
Relazione della sconfitta di Monte
aperto , ed altri. Diversi scritto-
ri con Paolo di Bernried, in f^i-
ta Gregorii F^II, cap. I, inter Seri-
ptor. rer. ital. tom. Ili, pag. 817,
aUbrraaao, che Soana fu la patria
GRE
di questo gran Pontefice; ma U-
gone Flaviniacense, in Chron. Vir-
diinensi apud Labbeura 1. 1, No^'a
Bill. mss. librar, p. 206, lo fa na-
to in Roma da cittadino romano
e da genitori nobili e religiosi,
come avverte il Sandini nelle note
alla vita di questo Papa p. ^'ì^.
Il Micrologo poi, De Eccles. obser-
vation. cap. i4, dice che Gregorio
VII fu da fanciullo allevato in Roma
in tempo de' dieci suoi predecessori
Pontefici. Ildebrando sino da fan-
ciullo diede a scorgere ben tosto
un' indole magnanima, ed un in-
gegno straordinario. Volendone il
padre coltivare lo spirito e si bel-
le disposizioni, lo affidò all'abbate
del monistero di s. Maria sul mon-
te Aventino, Laurenzio o Loren-
zo, perchè 1' istruisse nelle arti e
nelle scienze, e ne informasse l'a-
nimo alla virtù. Tale abbate si
vuole che fosse zio materno d' Il-
debrando, uomo di santa vita, e
dottissimo , ed anche arcivescovo
di Amalfi. Precettore d'Ildebrando
fu ancora l'illustre romano Gio-
vanni Graziano arciprete di s. Gio-
vanni a porta Latina, il quale di-
venuto nel 1044 Papa col nome
di Gregorio FI {Fedi), nel con-
cilio di Sutri rinunziò e fu depo-
sto dalla dignità, e per timore
che la sua presenza in Roma po-
tesse produrre disturbi dopo l'ele-
zione di Clemente II, l'imperatore
Enrico IH lo condusse seco in
Germania , accompagnandolo Ilde-
brando.
Passato Giovanni Graziano nel
monistero di Cluny, ove pur se-
guendolo Ildebrando, vuoisi che ivi
questi fosse iniziato alla vita clau-
strale, ed apprendesse quella vita
severa e composta secondo le re-
gole dei chiostri che poi menò, e
GRE 189
domando gli anni di sua gioventìi
incominciò ad acquistare quell'im-
pero straordinaiio sopra sé stesso,
di cui ne die poscia tanti saggi.
Per la diligenza e rigore cui os-
servava il tenore di vivere mona-
stico , l'abbate del monistero Ugo
gli accordò la sua confidenza, e
l'abbate Odilo o s. Maiolo lo rese
poi talmente istruito nelle cose
spirituali, che il suo superiore ne
concepì le più straordinarie spe-
ranze. Poco dopo Ildebrando si
recò a Roma, donde ritornato a
Cluny ne venne eletto priore. Tre
opinioni si trovano sul monacata
d'Ildebrando, la prima di Ottone
di Frisinga scrittore del ii5o,
presso il Raronio all'anno 1048,
e di Paolo Rernried, scrittore del
1120, nella vita che scrisse del
medesimo santo, il quale afferma
ch'egli vestisse l'abito monastico in
Cluny di Francia, e che da s.
Odilone fosse fatto priore di quel
celebre monistero. La seconda dei
Rollandisti, è che si facesse mona-
co nel monistero di s. Maria del
Monte Aventino di Roma, sebbene
altri dicono, come si legge nelle le-
zioni dell'uffizio concesso da Paolo
V, educato in domo s. Petri. La
terza, che nel monistero di s. Be-
nedetto di Calvello vicino a Soa-
na, o nel monistero di Vallombro-
sa prendesse il sacro abito da s.
Giovanni Gualberto che alcuni fan-
no suo parente come della famiglia
Aldobrandeschi , dal quale fosse
ancora eletto abbate del detto mo-
nistero di Soaua. Fu questa sen-
tenza accennata dal p. d. Fedele
Soldani, monaco vallombrosano nel-
le Questioni vallonib rosane parte
II, p. 61, e nel t. I òeW Istoria di
Passignano p. 261, ma partico-
larmente difesa e sostenuta nella
igo
GUE
Lettera quarta sopra il monacato
e la parentela di s. Gregorio
P^JJ, Firenze ly/jQ, nella quale
rifiuta le due piime opinioni. Se
fosse vero ciò che dice il Brocchi
nelle Fife dei santi fiorentini par.
I, p. i4o, che a que'tempi i clii-
niacensi vivevano promiscuamente
coi vallombrosani , le due discor-
danti opinioni del monacato d'Il-
debrando cluniacense o vallombi'o-
sanOj si potrebbero benissimo con-
ciliare tra loro. Per la sentenza
del p. Soldani si era già dichia-
rata la sacra congregazione dei
riti, la quale avea decretato a'^ t
gennaio 1673, che s. Gregorio VII
fosse messo nel Martirologio ro-
mano al di iS maggio col titolo
di monaco vallombrosano, ma il
decreto non fu per l'altrui frode
recato ad effetto. Nella stessa let-
tera stabilisce il p. Soldani la no-
biltà di s. Gregorio VII, dimo-
strandolo figliuolo di Benzone, ni-
pote d'Ildebrando, e bisnipote del
conte Gualfredo, e però parente di
s. Gio. Gualberto de'signori Buon-
delmonti. All'una e all'altra parte
di questa lettera si oppose il IVo-
vcllisla fiorentino con due novelle,
stampate nel i749» col. 7 53 e
col. 769, alle quali rispose il p.
Soldani con la Lettera quinta . . .
in replica al Novellista fiorentino
sopra il monacato e la parentela
di s. Gregorio FU, Lucca 1750.
Contro questa replicò nuovamente
il Novellista, ma il p. Soldani la
difese unitaniente alla quarta colla
Lettera sesta con appendice
in fine sopra la IV e V lettera
toccante il monacato e parentado
di s. Gregorio FII Fi-
renze 1750. Ritornò in campo la
controversia sopra la parentela e
il monacalo di s. Gregorio VII,
GRE
perchè il Novellista fi/trentino at-
taccò la sesta lettera del p. Solda-
ni, il quale credendo di avere una
buona causa in mano non tuctjue
neppur egli, mn sotto un finto no-
me produsse i documenti, donde
nascevano le sue prove, colla falsa
data di Acquileia stampandoli in
Lucca con questo tilolo : Lettera
del signor N. N. in replica al
Novellista fiorentino, e in giustifi'
cazione del p. m. Soldani sopra
la parentela e monacato di s.
Gregorio VII , Aquileia 17111 .
Sulla nobiltà e monacato di san
Gregorio VII tratta ancora diste-
samente il Zaccaria nella Storia
letter. t. II, p. 1^^ e seg., e t.
Ili, p. ^10 e seg. Ne tratta pure
il Cardella, Memorie istoriche dei
cardinali t. I, par. I, p. i38.
Non solo il Bernried sostiene
che Ildebrando fosse priore di
Cluny , al che ripugna il Zaccaria
nel citato toro. Il j ma altri vo-
gliono che avanti o durante il
priorato egli abbia vissuto alcun
tempo in corte di Enrico III, il
quale gli affidò l' educazione del
figlio Enrico IV, per cui 1' Enge-
lusio lo chiamò pedagogum Henrì-
ci fila e/US. Intanto essendo va-
cante la sede pontificia, i romani
spedirono legati ad Enrico III per-
chè proponesse chi degnamente do-
vesse occuparla, e l'imperatore de-
signò il suo parente Brunone , il
quale acconsentì col patto che il
clero e popolo romano approvas-
sero. Tuttavolta si narra eh' egli
partendo alla volta di Roma, si
portò a Cluny vestito da Papa, ove
incontrato dal priore Ildebrando ,
gli fece questi le più sincere acco-
glienze. Brunone stimando già Il-
debrando, ammirandone da vicino
le doti, si lasciò persuadere a de-
GRE
por subito le insegne pontificnli, ed
a recarsi in Roma in abito da
pellegrino , per significare che la
semplice nomina dell' imperatore
non gli dava diritto alla cattedra
apostolica, ma valutarsi quale rac-
comandazione ; e perchè bene pro-
cedessero le cose si offri Ildebran-
do di accompagnarlo, e dirigerlo
coi consigli. Giunto Bruno in Ro-
ma co' piedi nudi , con unanimi
suffragi , e secondo gli antichi riti
venne eletto Papa, e prese il nome
di Leone IX. Dimostrando quindi
la sua gratitudine e stima per II-
debrawdo, lo creò suddiacono del-
la Chiesa romana , economo della
Sede apostolica, e lo prepose quale
abbate e riformatore del moniste-
ro presso la basilica di s. Paolo, in
cui la disciplina era caduta in grave
discapito, e il sacro tempio decadu-
to dall' antico splendore e venera-
zione. Ildebrando divenne quindi per
così dire l'anima della santa Sede
e del governo della Chiesa, talché
niuno affare importante s' intra-
prendeva senza il suo consiglio, per
le vaste cognizioni di cui era do-
tato, e pel suo esemplare zelo;
laonde d'allora in poi s. Leone IX
ed i successori nulla intrapresero sen-
za Ildebrando. Questi fece di tutto
perchè enlrassei'o nel suo vasto
progetto che avea concepito nella
mente , di sottrarre cioè la Chiesa
dallo stato, il potere spirituale dal
temporale , far quello maggior di
questo , rendere il Papa indipen-
dente dall'imperatore, collocar an-
zi il primo più sublime dell'altro,
e tratta a sussistere in sé slessa la
Chiesa, nella sua vera e reale uni-
tà, onde farne derivare da questa
una riforma, la quale estendendosi
su tutto l'orbe cristiano, promo-
vesse la salute di tutti gli uomini.
GRE 191
Divisamenli pure d'Ildebrando fu-
rono la restaurazione della discipli-
na ecclesiastica, e gueira implacabile
alla simonia , all'incontinenza dei
chierici, ed a tutti i vizi. Su que-
ste basi procederono successivamen-
te i Papi sino a lui, ed egli come
vedremo pose in opera tutta la sua
instancabile attività e petto sacer-
dotale, per venirne al consegui-
mento.
Essendo morto s. Leone IX ai
19 aprile io54, il clero e popolo
romano inviarono Ildebrando in
Germania all' imperatore per far
colà eleggere un degno successole,
ciò ch'eseguì con mirabile e pru-
dente destrezza. Propose pertanto
ad Enrico III il vescovo di Eich-
statt Gebeardo, di specchiata inte-
grità, e sebbene l' imperatore pro-
pendesse per altri l'approvò, spe-
rando di potere per mezzo di lui,
come suo parente ed intimo con-
sigliere, influire più efficacemente
sugli affari d' Italia. Indi condotto
Gebeardo a Roma da Ildebrando,
non senza la di lui opera fu eletto
dai romani e benedetto a' 1 3 apri-
le del io55, piendendo il nome
di Vittore 11. Anche in questa
elezione vanno notati tutti gli sfor-
zi d'Ildebrando, i quali avevano
per iscopo di presentar 1* elezione
o designazione imperiale di que-
gl' infelici tempi, qual mera forma-
lità d'invalsa consuetudine; l'ele-
zione in vece del clero e popolo
di Roma , come l' unica , vera e
costitutiva doversi reputare legit-
tima e canonica . Poco dopo il
nuovo Papa spedì Ildebrando con
la dignità di legato in Franciaj ad
estirpare la simonia , che sempre
più ampie diffondeva le sue radici.
Egli vi convocò subito in Lione
un concilio, ove reslò denunciato
19» GRE GRE
reo di simonìa un arci vescovo, die tro paterno, clic ollenne col per*
invitato dal legato a dire il Glo' noesso del Pontefice , il quale lo
ria Patri, non potè mai proferire riconciliò con Baldovino V conte
et Spivilui Sancto. Ciò parve a di Fiandra , e con Goflredo duca
tutti un giudizio del cielo , onde di Lorena, nemici acerbi dell' iin-
r arcivescovo si confessò colpevole pero. Il reggimento del regno fa
di simonia, e fu deposto, indi su- avocato a sé stessa dall' imperatri-
bito potè pronunciare interamente ce Agnese, distinta per molte doti
il Gloria Patri. Tale fu lo spa- di mente e di cuore , ed amante
vento prodotto da questo miracolo, della pace. Dopo avere Vittore II
che quarantacinque vescovi , oltre rassettalo molte cose degli ordina-
venlisette altri dignitari della Ghie- menti del governo germanico, ri-
sa , si denunciarono da per loro tornando in Italia morì in Firenze
infetti di simonia, e volontariamen- a' 28 luglio del io J7. Intanto i
te rinunciarono alle loro funzioni; principi dell'impero vedendosi li-
indi Ildebrando indusse nel mede- berali dall'autorevole dominazione
simo concilio o in Tours Berenga- di Enrico III , vergognandosi ve-
rio capo dei sacramentari ad abiu- dersi soggetti ad una donna, vollero
rare i suoi errori, e far confessione vendicar nel figlio la soggezione in
della fede cattolica. Enrico III a che erano sino allora vissuti, ed
persuasione d' Ildebrando fece pre- incominciarono a commoversi i sas-
gare il concilio di vietare a Ferdi- soni.
nando I re di Leone e di Castiglia, A Vittore II fu dato in succes-
colla minaccia delle censure eccle- sore Stefano IX detto X , fratello
siastiche, di continuare a intitolarsi di Goffredo duca di Lorena e di
imperatore, ciò che intimatogli in Toscana, cui dicesi se fosse più a
nome del Papa ubbidì. Ma mentre lungo vissuto avrebbe elevato ai-
Enrico III dimorava in Goslar, ove l'impero, nutrendo non favorevoli
erasi recato Vittore II , sentendo disposizioni per Enrico IV. Breve
avvicinarsi il suo fine, in presenza del fu il pontificato di Stefano X, cioè
Pontefice e dei grandi della Chiesa otto mesi meno tre giorni. Mentre
e del regno mostrò il suo succes- era moribondo. Guido conte Tu-
sore nel figlio Enrico IV, ne affidò sculano, fiancheggiato da Gregorio
la tutela all'imperatrice Agnese, conte Lateranense e Tusculano, e
ed a Vittore II, spirando con gran da altri potenti romani , brigava
rammarico di tutti a' 5 ottobre per far eleggere in successore il
io56. Assisterono al. suo letto di suo figlio ignoi-ante , Giovanni car-»
morte il Pontefice, il patriarca di dinal vescovo di Velletri, senza a-
Aquileia, il suo zio paterno, il ve- spettare la conferma d'Agnese o di
scovo di Ratisbona , ed altri rag- Enrico IV. Altamente disapprovaro-
guardevoli personaggi sì secolari no queste pratiche Ildebrando ,
che ecclesiastici : giammai si era Pier Damiani e i più saggi, e con-
veduto un imperatore morire cir- siderarono illegale la dignità pon-
condato da sì illustre assemblea, tificia , cui il giorno seguente alla
né con sì profondo dolore, ed a sì morte di Stefano X era Giovanni
grave danno dell' impero. Enri- pervenuto col nome di Benedetto
co IV a cinque anni ebbe Io scet- X ; tanto più che il Papa defuu-
GRE
to prima di morire avea caldamen-
te l'accomandato ai vescovi, clero
e popolo romano, che dopo la sua
morie non si dovesse procedere al-
l'elezione del successore, fìnchè Il-
debrando , il quale doveva senza
indugio mandarsi all' imperatrice ,
non fosse ritornato a Roma , vo-
lendo egli che la Chiesa romana
per proprio bene fosse esclusiva-
mente affidata alla cura di lui. Il-
debrando qual legato ed abbate
di s. Paolo, essendo fuggito segre-
tamente da Roma , si presentò a
Merseburgo ad Enrico IV ed alla
madre. Informato l'imperatore del-
la miserabile condizione delle cose
di Roma, rimandò Ildebrando sol-
lecitamente in Italia, perchè ac-
coppiando il suo senno alla poten-
za del duca Goffredo, mettesse un
argine al grave scandalo che feriva la
sentila della Chiesa. Arrivato Ilde-
brando in Toscana , seppe che ad
onta della promessa fatta a Ste-
fano Xj que' romani che non se-
guivano le parti dell'antipapa ave-
vano comincialo i sacri comizi per
procedere all'elezione del successo-
re; rammentò loro la data parola,
ed ottenne il consenso dei primati
del popolo, per trattare l'esalta-
zione di Gerardo vescovo di Fi-
renze , siccome sapientissimo e ri-
splendente per le sue virtù, in fa-
vor del quale conveniva pure il
duca Goffredo. Tuttavolta eglino
mandarono una legazione per pro-
porlo ad Enrico IV, che i legati
trovarono a Marouw^na , oggi Nis-
sa, sulle frontiere dell' Ungheria ,
dicendogli volere i romani serbare
non minor fede a lui che a suo
padre, finché lo potessero, e per
queslo bramar conoscere le sue in-
tenzioni per r elezione del nuovo
Papa , essendo illegittimo quello
VOI,, xxxu.
GRE tgà
che ubbidivano alcuni. Méntre in
Germania Enrico IV e i suoi prin-
cipi stavano in consulte per deli-
berare sul soggetto da sollevarsi
al pontificato convenendo in Gè*
l'ardo, in Toscana l'abbate Ilde-
brando, pel credito e somma in-
fluenza che meritamente godeva^
tenne un concilio nel duomo di
Siena, in cui i convocati a di lui
istanza pronunziando la deposizio-
ne del pseudo Benedetto X, ai
28 dicembre dell'anno io58 pro-
movevano, ovvero confermavano
l'elezione di Gerardo , nel che
Ildebrando governossi colla piìi
profonda e squisita prudenza , vo-
lendo egli senza offesa dell' impe-
ratore dare per la seconda volta a
conoscere che il beneplacito e la
disposizione del re non era sufTlcien-
te a costituire per sé sola il Pontefi-
ce. Partendo questi subito per Ro-
ma accompagnato dal duca Goffre-
do e da Ildebrando, vi giunse nel
gennaio loSg, e fu collocalo dai
romani sulla cattedra pontifìcia coi
nome di Nicolò II, avendo esso già
deposto nel concilio di Sutri l'an-
tipapa Benedetto X. Siccome Nico-
lò II riconobbe la propria esalta-
zione dall'autorità di Ildebrando,
lo creò immediatamente ai'cidiaco*
no cardinale di s. Maria in Do-
mnìca, altri dicono della chiesa del
Salvatore, altri di s. Pietro in Vin-
coli ; il Papa ripose in lui tutta
la sua confidenza, e si abbandonò
interamente ai consigli di lui* Per*
tanto tutto il pontificato di Nico-
lò II devesi considerare come la
base di quel gran sistema, il quale
concepito dalla mente di Ildebran-
do monaco, doveva in seguito da Il-
debrando Pontefice essere dato ai se-
coli futuri qual norma di diritto pub-
blico e di teocratica costituzione-
là
t94 GRE
Lo scamlalo dato alla Chiesa
coir intrusione dell' antipapa Be-
nedetto X , e l'esempio dato al
cristianesimo della sua deposizio-
ne, era troppo pericoloso all'auto-
rità della Sede apostolica , perchè
non dovesse il nuovo Pontefice la-
sciarsi indurre da Ildebrando a
prevenirne le conseguenze con sag-
gi ordinamenti pel: futuro. A questo
importante oggetto Nicolò 11 nel-
l'aprile del loSg stesso convocò un
concilio in Laterano con l' inter-
vento di ottanta fra arcivescovi e
vescovi , diaconi e preti , nel nu-
mero de' quali primeggiavano i
cardinali s. Pier Damiani ed Ilde-
brando, e tutti dopo aver lunga-
mente deliberato sulla forma del-
l'elezione de' Pontefici, sottoscris-
sero il memorabile decreto di Ni-
colò li, col quale commise a' car-
dinali solamente la grande opera
dell'elezione, cui il clero inferiore
ed il popolo prestassero la nuda
approvazione. Tuttociò dichiaram-
mo al voi. XXI, p. 209 e 210 del
Dizionario, e ne' luoghi ivi citati.
In tal modo Ildebrando vide co-
ronate le sue lunghe e gravi fati-
che , avendo finalmente ottenuto
che si riconoscesse nella sola Chie-
sa l'esclusivo diritto di eleggere il
sommo Pontefice, e sottratta l'ele-
zione di questo ai capricci della
podestà secolare. Con questo cano-
ne si tolse air imperatore ciò che
non si osava coutrastaigli, cioè l'a-
buso convertito in diritto, di ap-
provare o confermare l'elezione. È
vero che il canone non lo dichia-
rò espressamente, ma che sotto vi
si celasse questa intenzione, si mo-
stra troppo bene nel dirsi , che
r itnperatore dovesse ottenere ogni
volta e personalmente dai Papi il
dii'ìlto di confermarli. Dicendosi
G I\ E
poi da molti, che Nicolò II in que-
sto decreto abbia conce-fso ad En-
rico IV re de' romani, la stessa au-
torità sull'elezione pontificia, che
godeva il suo padre Enrico III, va
letto quanto dicemmo a p. 210
del luogo citato. Nelle negoziazioni
passate fra Nicolò II e i principi
normanni j e nel buon esito di esse
vantaggiose alla Sede apostolica ,
per certo n' ebbe parte il costante
e svegliato zelo d' Ildebrando. Con
la morte di Nicolò II, awermta ai
22 luglio 1061, si dischiuse nuovo
germe di discordie alia cristianità,
perchè l'elezione del successore do-
veva procedere secondo le leggi da
lui stabilite, con indipendenza as-
soluta della santa Chiesa , quale
avea praticata ne' quattro primi
suoi secoli ; il perchè con unani-
me consenso fu creato Papa il pri-
mo ottobre Alessandro li. Prima
di questa elezione i conti del Tu-
sculo , di Galena ed altri potenti
romani, che dopo aver tiranneggia-
to Roma , ed influito colle loro
prepotenze ne' sacri comizi , erano
stati inimicati da Nicolò li per a-
verli trattati severamente , forma-
rono una fazione che fu detta il
partito del re de' romani , ed a
questo spedirono messaggieri per
guadagnarne l'animo, col donativo
d' una corona d' oro , salutandolo
patrizio di Roma. Intanto giunta
a notizia di Enrico IV e di Agne-
se l'elevazione di Alessandro li, la
riceverono con somma indignazio-
ne , perchè eseguita senza il loro
consenso ed autorità, benché l'elet-
to fosse statù intimo famigliare del
re, e ne accrebbero il malcontento
i clamori de'miuistri e cortigiani a-
dulatori. Allora in Basilea si adu-
narono in conciliabolo i vescovi
partigiani del re, essendo la uiag-
GRE
gior parie di Lombardia, simonìa^
ci e scostumati , sotto la direzio-
ne di Giliberto di Parma cancel-
liere dell'impero; e di concerto col
conte di Galeria Gerardo, proce-
dettero alla nomina d'un antipa-
pa, che fu Cadolo o Cadolao Pal-
lavicini vescovo e conte di Parma,
cognito per la sfrenata sua lasci-
via, che prese il nome al dire di
alcuni di Onorio II. Tutti i simo-
niaci , concubinari e nicolaiti di
Lombardia , cioè cjue' chierici che
pretendevano loro concesso il ma-
trimonio, e che menavano vita lai-
dissima, tripudiaiono e fecero gran-
di allegrezze per sì fatta scella.
Alessandro li dopo aver dichiarato
cancelliere della santa romana Chie-
sa Ildebrando, siccome quello che
era il promotore di quanto opera-
vasi a favore della santa Sede, gli
conferì ogni potere, ciò che ad al-
cuni dispiacque. In questo novero
si vuole porre il cardinal s. Pier
Damiani, per il contenuto pungen-
te di alcune sue lettere, quale for-
se derivò non da gelosia del me-
rito e potere d'Ildebrando, ma
piuttosto perchè questi si oppone-
va alla rinunzia delle sue dignità
che voleva fare ad Alessandro II ,
e che poi mandò ad effetto per
menar vita ritirata, considerandolo
uomo troppo necessario e prezioso
in que' tempi dinicili e travagliosi
per la Chiesa. Altri osservano, che
avendo essa bisogno di un braccio
di ferro, Pier Damiani disperando
di trovare un rimedio a tanti ma-
li , si ritirò nella solitudine ; ma
Ildebrando, più coraggioso di lui ,
ed il cui genio lo avea di gran
lunga superato, non abbandonò il
posto che gli era stato affidato.
Però s. Pier Damiani si offrì ad
Alessandro lì di essere nel bisogno
GRE 195
pronto alla sua disposizione, e lo
pose in effetto. Nella primavera
del 1062 l'antipapa forte di mol-
te migliaia di combattenti che gli
die Enrico IV, mosse alla volta di
Roma per farvisi consacrare, o per
dir meglio intronizzare nella catte-
dra di s. Pietro, essendo stato già
consagrato con scismatica unzione in
Basilea. 11 denaro ch'egli avea fat-
to scorrere nella città solleticando
que' romani che non parteggiavano
pel re , ben presto quasi tutti uè
furono corrotti, massime Pier Leo-
ne, personaggio autorevole. Ales-
sandro II lasciando il Laterano ia
guardia a Goffredo duca di Lore-
na ch'era venuto ad aiutarlo eoa
truppe, condusse le sue ad assa-
lire Cadolao ne' suoi stessi alloggia-
menti. Alle falde del monte d'Oro
si venne alle mani con gran car-
nifìcina, quando prevalendo gli'sci-
smatici, accorse Goffredo colle sue
fresche truppe, sparse la confusio-'
ne ne' tedeschi , parte ne rovesciò
nel Tevere , e parte costrinse a'
precipitosa fuga, alla quale dovette
l'antipapa la sua salvezza, sebbene
con diverse ferite. L'esito di que-
sta giornata sparse in Italia tu-
multo e confusione , per lo che a
salvarsi Alessandro II dalle insidie
de' suoi persecutori, riparò in Luc-
ca suo antico vescovato , che aa*"
Cora governava ; mentre 1* antipa-
pa ritiratosi a Parma , continuò
nello scisma. Dai grandi del regno
venne in questo tempo sottratto il
giovanetto Enrico IV alla tutela
della madre , mediante il suo ra-
pimento efiettuato da Annone ar-
civescovo di Colonia, mentre il re
recavasi a Nimega, a mezzo d'una
ricca nave appositamente lavorata.
Eurico IV temendo che si volesse
assassinarlo, si lanciò nel fiuaae,'
igS GRE
scomparve, e sarebbe perito, «e il
suo cugino conte Egbeito non si
fosse gettato nelle acque per salvarlo.
Semivivo lo potò prendere e con-
durre alla nave, indi venuto a Co-
lonia, fu dato in custodia del me-
desimo arcivescovo Annone, per-
sonaggio grave, austero e di al-
tissimi intendimenti, il quale tras-
se a se stesso il reggimento del-
l'impero. Quindi d' ora in poi
la massima parte o il complesso
di ciò che fece Enrico IV, si ope-
rò secondo il volere e direzione
de' vescovi , i quali dirigevano le
sue azioni, tenendo strette in pu-
gno le redini degli stali. Abban-
donarono il principe alla caccia ed
ai piaceri, e lo lasciarono soddisfare
ogni capriccio, proprio della viva-
cità del suo carattere. Guiberto di
Parma cancelliere dell' imperatrice
fu da Annone deposto, perchè pro-
teggeva l'antipapa, sostituendogli
Gregorio vescovo di Vercelli. Dal-
la reggenza di Agnese ne vennero
molte sagge istituzioni, ma se ne
Tolle privarla, perchè erasi abban-
donata al consiglio del vescovo di
Augusta Enrico, probo ma calun-
niato. L'innocente principessa s'im-
merse in una profonda melanconia,
e solo in s, Pier Damiani trovò
conforto .• si portò in Roma , fece
a lui la confessione generale in s.
Pietro , si fece monaca nel moni-
slero di Fruttuaria nell'Italia, e
morì ricca di buone opere nel 1077.
Considerando Annone che le pre-
tensioni di Cadolao alla sede di A-
lessandro li, sturberebbe ancora il
governo dell' impero germanico ,
fece convocare nell'autunno 1062
un concilio in Osborre, e si agitò
la questione, se per l' elezione del
Papa era necessario il consenso del-
l' imperatore : cpjesta assemblea fu
GRE
oltre modo importante, per la lei-
tura d'uno scritto di s. Pier Da-
miani in cui erano di.Hcusse le ra-
gioni della Chiesa e la natura dei
diritti del Pontefice. Intanto Adal-
berto potente ed ambizioso arci-
vescovo di Brema, con ogni argo-
mento di adulazione si guadagnò
il favore di Enrico iV, e divenne
despota dell' impero : secondo nel
favore di Cesare fu il conte Wer-
ner , giovine pieno di coraggio ,
di talenti e di fuoco. Quanto più
libere lasciava Adalberto le briglie
in collo agli sfrenati desideri! ed
alle violente passioni di Enrico IV,
tanto più questi inselvatichiva co-
gli altri arcivescovi , ed abbando-
navasi totalmente in balìa di Adal-
berto, che agognava ad essere il
Papa del settentrione. Mentre il re
in Sassonia ed in Goslar si stem-
perava nella più elTemmiData mol-
lezza , ne' sollazzi e nelle laidezze,
Adalberto e Werner abusavano a
loro capriccio .sullo stato e sulla
Chiesa: vendevano o donavano i
vescovati, le abbazie, gli oftici ec-
clesiastici e secolari a chi loro ta-
lentava; fecero l'oro unico merito
ed esclusivo distributore degli ono-
ri , e finirono coli' usurpare per sé
stessi tutto quanto andasse con-
giunto a gloria ed a vantaggio
qualunque. Non risparmiavaiK) i
vescovi e i duchi se non perchè
li temevano ^ ma si sfogavano a
man salva sui minori sacerdoti e
sui chierici , facendo loro portar
tutto il peso dell' oppressione e
della tirannia. Un si crudele stra-
zio della Chiesa veniva da que'per-
fidi commesso sotto il nome sacro
del re, giustificandolo col dire che
il re teneva sugli abbati que' me-
desimi diritti , che sugli altri am-
ministratoli delle readite della eo-
GRE
rona. I beni tie' monisleri o li par-
tivano essi fra ì loro satelliti a mi-
sura del favore in cui li avevano,
ovvero li distruggevano colla peg-
giore dilapidazione. Ad ogni vio-
lenza che impunemente commet-
tevano, cresceva in essi la temerità
di provarsi in cose più gravi ; la-
onde non solo donavano a scialac-
quo i monistcri, ma le stesse pro-
vincie alienavano, e sapevano ogno-
ra carpire l'assenso e approvazione
del re. Adalberto cercò di corrom-
pere anche gli altri grandi del-
l'impeto, dappoiché per suo con-
siglio Enrico IV donò abbazie a
diversi . Intanto le fazioni nella
Germania assunsero un carattere
piti feroce che mai ; non si parlò
quindi di altro che di rapine, di
violenze, di saccheggi e di oppres-
sioni. Divennero i tempi tanto ca-
hunitosi per terremuoti, pestilenze
e mortalità, che il popolo temeva
giunta la fine del mondo. Molti si
ritrassero dalle iniquità, ripigliaro-
no le divote pratiche, e fecero pie
fondazioni , prodigando Io stesso
Enrico IV sulle chiese que' tesori
che ancora non avea saputo sciu-
pare : vescovi ed altri personaggi
fecero il pellegrinaggio di Gerusa-
Iemn>e, soffrendo inaudite avanìe e
crudeltà dagli arabi, e scampando
le vite per miracolo. In questo
tempo Roma era minacciata dal-
l'antipapa e da' suoi satelliti, ma
dovette sostenere lungo assedio in
Castel s. Angelo ; e Firenze era in
preda a gravi tumulti, venendo ac-
cusato dal popolo e dai monaci
di simonia il vescovo TietrOj onde
fu d'uopo che Alessandro II chia-
masse dal suo ritiro s. Pier Da-
miani, e l'inviasse colà a ricom-
porre le cose: la prova del fuoco
o »ia il giudizio di Dio fatto da
GRE 197
Pietro monaco vallombrosano, che
passò tra le fiamme^ e ne restò il-
lesOj chiaiirono l' innocenza del ve-
scovo, e Pietro monaco fu quindi
chiamato Igneo.
I mali che per le fazioni del
vero e del falso Pontefice si face-
vano più minacciosi, il propende-
re la maggior parte de' principi
italiani per il potente antipapa^ il
cui partito calunniò Alessandro II
di simonia, determinarono la cele-
bi'azione del concilio di Mantova,
cui Enrico IV acconsenti ad istanza
di s. Pier Damiani. A tal effetto
deputò nel 1064 suo ambasciatore
a Roma l' assennato Annone arci-
vescovo di Colonia , il quale pi'e-
sentatosi ad Alessandro li, l'inter-
rogò per qual diritto senza sapu-
ta ed approvazione del sovrano si
fosse egli assiso sulla cattedra di
s. Pietro, la quale du tempo im-
memorabile soleva conferirsi dal-
l' injperatore o dal re di Germa-
nia : altri pongono in sua bocca
più mordaci parole, ed altri opi-
nano che questo parlare lo facesse
dappoi in Mantova. Ildebrando ri-
spose : eh' egli non poteva meno-
mamente sospettare, che i canoni
e i decreti dei padri avessero giara -
mai concesso al re di Germania
un diritto neW Elezione dei Ponte-
fici (f^edi); citò le decisioni dei
concìlìi, ragionò principalmente sui
canoni di iVioolò II, e diffusosi al-
quanto neir analizzarli seppe trar-
ne tante e sì incontrastabili ragio-
ni , che r arcivescovo di Colonia ,
non avendo più verun modo di
poterle confutare , si appigliò al
partito di rimettersi a (pianto il
concilio di Mantova avrebbe deci-
so. Sollecitato quindi il Papa ad
aprirlo quanto più presto, ritornò
in Gei'Qiauia senza aver nulla ot-
1^8 GRE
tenuto dalla sua missiutie. Ben si
pccoi'se Alessandro II che ora bi-
sognava ricorrere al braccio tem-
porale, ed alla presenza di un'ar-
mata stazionaria. Ef^li pertanto
cercò di confermar nella sua fede
]a potente casa di Toscana, e sep-
pe accattivarsi l'animo della Con-
tessa Matilde {T'''ed{) , moglie del
duca Goffredo , mandandole a di-
rettore spirituale, a richiesta di lei,
Anselmo, che ne divenne inlimo
confidente, e poi vescovo di Lucca.
Mostrava già la contessa Matilde
un illimfìalo attaccamento alla san-
ta Sede, dalla quale non veniva
tralasciato alcun mezzo che valesse
sd infiammare sempre più il di-
noto suo cuore pel ben essere della
religione. Ad Ildebrando si attri-
Jjuisce la deputazione di Anselmo
in confessore di Matilde, acciò te-
nesse aperti sempre gli occhi sulle
dubbie ed irresolute intenzioni di
Goffredo, tanto più che gli eccle-
siastici stessi della sua giurisdizio-
ne, nella maggior parte oppugna-
vano le decisioni pontificie. Quello
spirito perverso e libertino , che
costrinse poscia Ildebrando dive-
liuto Pontefice Gregorio VII a lot-
lare contro il suo secolo, si era già
sprigionato, e cominciavasi a ma-
nifestare con sordi sollevamenti
per ogni dove. Uomini dissoluti ,
pmancipatisi dalla soave ubbidienza
della religione, studiosi di novità,
e nemici della santa Sede, sorsero
qua e là maestri di eretiche dot-
trine ; indagatori appassionati dei
diritti della Chiesa e della gerar-
chia, accanili contro la legge san-
ta del celibato, difensori acerrimi
del matrimonio de' sacerdoti. In-
vano s. Pier Damiani, infiammato
di religioso sdegno, si scagliò con-
\\o fli loro; invano Alessandro \\
GRE
nel io65 celebrò due sinodi in Ro-
ma per ispegnerc il piiino ((:rnien-
to di s'i pericolose ribellioni , bef-
feggiandosi le pene e l' ira impo-
tente della santa Sede. Si sostene-
va impudentemente, che il prender
con denaro dai principi temporali
le Investiture ecclesiasticite {^l^edi)
dei vescovati e dei benefizi non
si dovesse reputar simonia , perchè
ciò non era veramente compiare
il sacerdozio e la chiesa , nia il
possesso de' beni e delle rendite.
Dopo essere stato l'antipapa O-
norio II assediato due anni in Ca-
stel s. Angelo, concedendo trecento
libbre d' argento a Cencio che ivi
dalla torre di Crescenzio Io avea
trafugato, gli riuscì fuggire, e si riti-
rò nella sua antica diocesi di Parma,
conservando le insegne pontificie. In
questo tempo Riccardo principe di
Capua, dimentico di essere vassallo
della Sede apostolica, colle armi pre-
tese divenire patrizio di Roma. Ilde-
brando radunato buon nerbo di
truppe alla testa di queste si pose
il Pontefice, cui unironsi quelle (tt
Matilde che con Ildebrando e Gof-
fredo segui l'esercito. Dopo varie
guerresche azioni le parti si paci-
ficarono, e le milizie pontificie giu-
bilanti rientrarono in Roma. Ales-
sandro II dopo essersi con Ilde-
brando recato a Monte Cassino ,
convocò nel 1067 •' concilio di
Mantova, ove si recò, come pure
l'arcivescovo Annone accompagna-
to da ragguardevole numero di
vescovi e di grandi dell'impero;
r antipapa credette non convenir-
gli r andarvi pretendendone la pre-
sidenza. Parlò Alessandro II con
pietose parole intorno al bene del-
la pace e della concordia fra tutti
i cristiani , seppe con eloquente
analisi de' propri diritti alla santa
GRE
Sede provare in modo tanto incon-
trastabile la legalità di sua elezio-
ne, che trasse dalla sua tutti i ve-
scovi e prelati di Lombardia, e fl-
uì di confeimarli nella loro nuova
afièzione verso di sé, col purgarsi
mediante pubblico giuramento, che
le accuse erano calunnie de' suoi
nemici. L* antipapa fu deposto, ed
Alessandro II venne dichiarato le-
gittimo successore di s. Pietro.
Frattanto venuto a morte in una
mischia il conte Werner , cadde
nella dieta di Tribur dal potere
r indegno Adalberto arcivescovo di
Brema, mentre Enrico IV divenu-
to sempre più peggiore, per le ze-
lanti cure di Annone e di Sigifre-
do arcivescovo di Magonza, il go-
verno dell' impero germanico venne
alquanto ricomposto; indi il re si
sposò con Berta stabilitagli dal pa-
die, figlia di Odone conte di Mo-
nana , e di Adelaide marchesana
di Susa; ma l'animo nobile, e la
straordinaria bellezza della medesi-
ma non valsero a fissare in lei la
benevolenza del volubile principe,
eh' era stato costretto a sposarla
dai principi di Germania , nella
speranza che si correggesse la di lui
condotta libertina, scandalosa e fe-
roce. Gli sposi presto sospirarono il
divorzio, ed Enrico IV fece di tut-
to perchè la regina fosse disonora-
ta , onde prendere pretesto di ri-
pudiarla ; non vi riuscì, e fu sver-
gognato. Gli storici fanno a gara
in narrare le sue empietà d' ogni
maniera, che sembrano incredibili
se non fossero contestate coi fatti ;
e fanno orrore e ribrezzo a leg-
gerle. La misera regina spontanea-
mente si ritirò nell'imperiale abbazia
di Loreschein; ma il Papa non ac-
consentì a concedere il divorzio ,
che il sedotto arcivescovo di Ma.
GRE
'99
gonza per simonia appoggiava con
ossequiose suppliche. 11 grande af-
fare si stabilì trattarsi in un con-
cilio, a cui Alessandro II spedì le-
gato s. Pier Damiani , con pieni
poteri sino a fulminar la scomu-
nica. Con la sua meravigliosa elo-
quenza , e coir ingenua franchezza
di zelante ministro di Dio, in mez-
zo all' assemblea di Francfort par-
lò in nome del Papa per l'esclu-
sivo diritto che ha di sciogliere e
di legare. Rivolgendosi all'impera-
tore chiamò eretica, indegna, e di
pernicioso esempio la richiesta di
divorzio, e qualora si ostinasse nel
suo colpevole proponimento, essere
costretto armarsi della sferza apo-
stolica , a fine d' impedire che sì
fatta infamia contaminasse l' unto
del Signore, e giammai potere il
vicario di Cristo consecrar colui il
quale con sì esecrabile esempio di
impurità si fosse dichiarato neuiico
della religione. Allora tutti i prin-
cipi votarono pel decreto pontificio,
ed alle loro istanze Enrico IV si
arrese, non senza ripugnanza, richia-
mando Berta, che però ricevette con
duro contegno.
Non solo i principi secolari in-
sorsero contro il contegno di En-
rico IV, ma pure i vescovi e gli
abbati fecero gravissime querimo-
nie del suo stravagante governa-
mento, facendo sue le ragioni della
Chiesa : tutti sentivano l'oppressione
e la tirannia, però mancavano d'un
capo che riunisse intorno a ss stesso
il malcontento generale, e le foiTie
della nazione. Geloso il re della
potenza di Ottone II duca di Sas-
sonia e di Baviera, e mal disposto
contro i sassoni, per sagrificarlo
lo fece calunniare di cospirazione
contro la propria vita, e ne fece
pronunziar sentenza di morte: ia
aoo GRE
tal modo fu sparso il seme di tan*
ti guai, che uon solo alllissero la
Sassonia , ma tutta la Germania
mandarono a male, per la guerra
che fu bandita. Da furibondo , e
più a modo di ladroneria la fece
Enrico IV, rovinandogli la Turin-
gia Ottone : allora il re die a Guel-
fo figlio d' Azzo marchese d'Italia,
genero del suo nemico, il ducato
di Baviera^ di cui sua madre A-
gnese avea investito Ottone. Ad
interposizione del saggio Eberar-
do , Ottone fu riconciliato col re ;
il quale colle rapine ecclesiasti-
che gravemente contristò Ildebran-
do , che concepì contro di lui quel
santo sdegno , di cui ne vedremo
le fatali conseguenze: divenute ven-
dereccie le dignità delle chiese di
Germania , queste erano ormai al-
trettanti mercati di scandali, e di
un disonesto commercio di stole sa-
cerdotali , di anelli abbaziali, e di
bacoli vescovih. In questo tempo
esecrato da tutti mori Adalberto
arcivescovo di Brema, principale
cagione di tanti mali, che con
Je sue arti era tornato a dominare
U re ; uomo arrogante , estrema-
mente vano, e povera di spirito.
Allora per consiglio de' principi delr
l'impero, Enrico IV affidò nuovamenr
te le redini del comando al degno
arci vescovo di Colonia Annone , che di
cattiva voglia accettò, rammentan-
do i mali trattamenti del re, che
giunse più volte a scagliarsi su di lui
colla spada sfoderata. In tal modo
respirò l'impero, e ne fu lodato
Annone qua! benemerito ristoratore
con splendidi elogi. Collegatosi il
re con Sveno III re di Danimarca
colla cessione di gran parte del
paese confinante col regno danese,
i principi di Sassonia se ne indi-
^peltivouQ perchè tale uiiioAC erf\
GRE
stata fatta per far loro In guerra ,
e a questa si prepararono ; meritro
Annone stomacato dal trallìco che
di continuo si faceva di vescovati
e di abbazie, indebolito dall' età e
dalle fatiche, e logoro dai ramma-
richi supplicò il re a permetteigli
di ritirarsi, ciò che Enrico IV
prontamente accordò per disfarsi di
un rampognatore, la cui fermezza
spesso rompeva l' impeto delle sue
scapestrate passioni. Dopo avere
Ildebrando in Milano comi>attuto
valorosamente la simonia, Alessaur
dro II imprese a depurarne la
Germania ; e chiamati al suo tri-p
bunale gli arcivescovi di Colonia,
Magonza e Bamberga , li rimpro-
verò perchè tenessero mano alla
simonia, ond' essi giurarono di non
più permetterla. Quindi il Papa
die il pallio a Lanfranco arcivescovo
di Cantorbery, e a Tommaso arci-
vescovo di York; determinò la pree-
minenza della sede del primo, che
inoltre elesse nunzio e legato apor
stolico in Inghilterra con ampli po-
teri. Lanfranco gran lume del se-
colo, di santi costumi, dottrina e
zelo, combattè la simonia, condan-
nò l'incontinenza, consacr(> e depose
vescovi all' uopo. Guarentito per-
tanto in Germania dalla devozione
degli arcivescovi, e della maggior
parte de' prelati maggiori, munito
delle armi de'normanni confedera-
ti , forte in Italia per la devota
amicizia e la protezione immanche-
vole e polente della contessa Ma-?
tilde, Alessandro II, ormai presso al
fine di sua vita, deliberò di cor-
reggere le sregolatezze di Enri-;
co IV, e di porre alle furiose pasr
sioni di lui quel freno che la sa-
lute della s. Chiesa ed il benessere
della cristianità richiedevano. A-;
venda il ve sino alloia di&p'ezz^tg
GRE
le ammonizioni del Ponlefioe, tro-
vandosi questi nell'aprile 1072 in
Lucca, ivi furono ad ossequiarlo
Beatrice ed Agnese di Toscana, le
quali siccome parenti di Enrico IV,
opinarono doversi procedere alla
sua emendazione con le dolci, con-
venendo che dovendosi dal passato
congetturare l'avvenire, ormai una
ultcìiore indulgenza era peccami-
nosa. Già gli arcivescovi di Colo-
nia e di 13amljergà avevano por-
tate lettere del Papa all' imperato-
re, le quali lo citavano a render
conto della sua condotta dinanzi
al tribunale di s. Pietro, a rispon-
dere alle accuse di simoniaco, ed a
purgarsi di molte altre iniquità che
dalla voce pubblica gli venivano
apposte. Avendo Enrico IV deme-
ritato la benevolenza de' sudditi ,
questi intesero la minaccia pontifì-
cia con soddisfazione, ad onta deU
l'amor patrio e dell' amore pel so-
vrano ohe sempre ha distinto i te-
deschi. Il re ne sembrò compunto,
quando Alessandro II santamente
mori a' 2 1 aprile del 1078, altri
dicono ai 22 o 23 marzo; lodato
per fortezza d' animo intento al
bene della Chiesa, perspicace, pio ,
dotto, soave e caritatevole. Si dis-
se di lui, che la diletta sposa di
Cristo, resa quasi schiava da gran
tempo delle arti mondane , ed ol-
traggiata impunemente dagli im-
peratori, fu da lui restituita alla
primiera dignità di libera e di
regina.
Ildebrando, al consiglio del qua-
le i romani quasi per tacito con-
senso si abbandonavano, intimò un
rigoroso digiuno di tre giorni e
pubbliche preci, onde impetrare dal-
lo Spirito Santo lumi per conoscere
chi era destinato a degno succes-
jiQV€ del Papa defunto ; ed i rom^-
GRE 10 1
ni soliti a tumultuare nella sede
vacante, in questa restarono tran-
quilli. Dopo il qual termine, una
quantità grande di cardinali, ve-
scovi, abbati, preti, diaconi, sud-
diaconi, e cenobi ti si portarono pro-
cessionalmente al Vaticano, ove una
folla immensa di popolo d'ogni
età, sesso e condizione erasi radu-
nata per celebrare i solenni fune-
rali ad Alessandro II. D' improv-
viso si commosse la turLa, e quasi
per celeste ispirazione gridò : /We-
b rancio è V eletto da s. Pietro , il
designato vicario di Gesti Cristo.
Conturbossi Ildebrando al repenti-
no tumulto del popolo, e salito sul
pergamo invitò con la mano al
silenzio, e con gravi parole esortò
i romani a calmarsi, ed a non per-
sistere in tale precipitosa delibera-
zione. Ma il cardinal Ugo Candido
vedendo che quanto più Ildebran-
do resisteva al voto pubblico, tanto
più s' infervoravano i romani nel-
r acclamarlo Pontefice, rivolto ad
essi, e penetrato dal medesimo sen-
timento, così loro parlò. « Romani,
▼oi dovette conlessare che dopo
Leone IX , solo l' esperienza e la
saggezza d' Ildebrando hanno po-
tuto esaltare la Chiesa romana a
quel sublime stato di possanza e
di gloria che compie le proliiiie
degli apostoli e le promesse di Ge-
sù Cristo, e liberare la nostra città
dal giogo degli oppressori e dai
jiericoli che d' ogni parte la mi-
nacciavano ; e come ora trattasi di
provvedere alla difesa della nostra
patria ed alla futura prosperità
della Chiesa, così noi diaconi, ve-
scovi, e cardinali eleggiamo 1* uni-
co prelato cui meglio che a veruno
di noi si conviene il ministero del
santuario, e ad una voce procla-
piiamo Udebvaudo sguimo Poute-
207. GRE GRE
fice ". Il discorso si perdette negli terni e gravi contrasti , e ripii-
appluusi de' congregati, laonde tra gnanlc si rassegnasse all' incari-
i clamori di evviva cui ccchcggiava cOj sollo il quale doveva dinare
la basilica, si udiva ripetere: //- per tutta la vita, conne rilevasi
ilcbrando è l'eletto di s. Pietro, il nelle prime lettere che scrisse a
designato vicario dì Gesti Cristo. Desiderio abbate di Monte Cassino,
liìitnanlinente indossarono ad II- a Giliberto arcivescovo di Raven-
debranrlo la porpora, ossia cappa na , a Beatrice di Toscana madre
rossa o clamide, gli porsero fra gli di Matilde, ed al duca Goffredo,
inni e gl'incensi la mitra papale, e Abbiamo dallo slesso Novaes, che
nella chiesa di s. Pietro celebraro- Gregorio VII diede tosto avviso
no i riti dell'esaltazione, con in- all'imperatore della sua elezione,
tronizzarlo nella cattedra di s. Pie- non per aspettarne la conferma ,
tro. Compiuta la cerimonia, i sacri com'era solito di farsi prima che
araldi gridarono: / diaconi, i ve- nell'antecessore ne Ibsse terminato
scovi, e i cardinali elessero Ildc' l'abuso, ma piuttosto acciocché
brando in Pontefice, gli imposero gliela impedisse, di che lo pregava
il nome di Gregorio, e vogliono caldamente, e non lo potè ottene*
ch'egli sia sapremo signore di Ro- re; che anzi Enrico IV subito spe«
ma, padre e giudice della cristia- di Gregorio vescovo di Vercelli
nità: collaudate, o romani, l'eie- cancelliere del regno d'Italia, per-
zione de' cardinali. Il popolo ri- che assistesse alla di lui consacra-
spose, la collaudiamo. h.accQnla il zione, onde Gregorio VII fu l' ul-
Novaes, che morto Alessandro II timo Papa, che prima di essa si-
a'ai aprile 1073, mentre nella ba- gnificò all'imperatore la sua ele-
silica lateranense si celebravano le zione, e l' ultimo ancora alla cui
di lui esequie, con unanime con- consacrazione assisterono i legati di
senso del popolo e del clero, tu- cesare. In fra l'ottava di Pente-
multuariaraente fu proclamato sue- coste si ordinò prete nella basilica
cessore Ildebrando, e tosto da' me- lateranense, e poi nella vaticana
desimi cardinali eletto Papa a' 22 fu consagrato vescovo ai 29 giu-
aprile. Veggasi il decreto di sua gno, mentre gli altri che dal dia-
elezione, pieno di splendidi elogi conato furono assunti al papato,
ad Ildebrando nel Baionio, all'an- senza ordinarsi preti si consacrava-
no 1074, numero 24 > enei Lab- no vescovi, siccome prova il p. Ma-
bé, Concil. tomo X, col. 6; non billon , e come scrive il Pagi al-
che la epistola di Gregorio VII l'anno 1074» num. 6. Gli altri sto-
nel medesimo Labbc p. 7. Giova rici sulla ripugnanza di Gregorio
sapere ch'egli allora toccava l'an- VII, e sulla legazione spedita ad
no sessantesimo di sua età, ed era Enrico IV fanno diversi commen-
breve di statura. In deUo decreto li ed osservazioni, le principali dei-
si dice che i sagri comizi e l' e- le quali sono le seguenti. Forse non
lezione seguì nella chiesa di san gli piacque e gli sembrò pericoloso
Pietro iu trincali, come dicemmo il modo con cui il clero e popolo
a queir articolo. romano procedette all'elezione. For-
Narrano gì' istorici contempora- se egli prima di salire alla calte-
nei che Gregorio VII patisse in- dra di s. Pietro, arbitro e sovrano
GRE GRE 2o3
del mondo cattolico, volle sapere richiedevano le circostanze. In falli
come la pensava il re de' romani , impose al vescovo di Firen7.e di
simulatore e di carattere volubile, sciogliere un matrimonio illegitti-
per quindi far la guerra contro mo; mandò nuove legazioni a vari
l' empietà del secolo ; consideran- stati di Europa richiamando quel-
done le insidie, la molteplicità delle le del predecessore; ordinò gli af-
faliche, i gravi ostacoli, e quanto fari di Spagna circa la liturgia e
la vasta sua mente ed un cumulo In simonia, introducendovi il rito
di presentimenti gli facevano anli- romano col bandirne il goto o
vedere per la pericolosa situazione mozzarabico, e più tardi vi stabili
politica e religiosa della santa Se- il ministero pontiiìcìo; non che
de, ciò che lo faceva palpitar di conferì al conte Evoli di Roucy
inquietudine. Egli avea ben don- V investitura de' paesi tolti nella
de temere, come quello che pre- stessa Spagna a' saraceni, e recla-
slundo mano già da venti anni al mò gli antichi diritti che la santa
reggimento della santa Chiesa, tut- Sede avea su quella monarchia,
to pienamente conosceva : vedeva La consuetudine e l' amore di pace
i suoi vescovi turbare non proleg- vuoisi piuttosto che persuadessero
ger la Chiesa, ed accecati dall' am« Gregorio VII a scrivere all'irape-
bizione, dissolutezza ed avarizia, op- ratore, il quale era re d'Italia, per
porsi ai provvedimenti pontifìcii, e le fondamentali costituzioni della
nausear ad essi quanto la giustizia e monarchia. Fregarlo che lo appro-
rcligione risguardava; sapeva quan- vasse sarebbe stato lo stesso che
la fosse la mala volontà di cesare disdirsi palesemente , e riconoscere
e degli altri sovrani d' Europa nel principe que' diritti eh' egli avea
verso la Sede apostolica , e preve- combattuto per veni' anni. In vece
deva che i principi sordi ai suoi lo ammoni che se non gli negava
consigli, ostinali alle sue ammoni- l'approvazione, forse doveva aspet-
zioni, lo avrebbero costretto a tuf- tarsi un severo capo della Chiesa;
far la spada nel sangue , ed a re- imperciocché non lo richiese del-
sistere loro sino all'ultimo respiro l'approvazione all' elezione fatta se-
di vita per la difesa e l' onore del- condo i sacri canoni; ma solo, se-
r oltraggiata verità, pei diritti pon- condo la consuetudine, che ordi-
tilìcii, e pel ben essere della reli- nasse la cerimonia della consacra»
gione. Altri attribuiscono la tilu- zione, atto esterno, e però, giusta
banza de' pensieri di Gregorio VII, l'invalso costume, soggetto all' an-
ali'ansietà di conoscere il senti- torità civile, rappresentata da ce-
mento di cesare, rispetto al gran- sare re d' Italia, e designato impe-
de affare della propria elezione. Il ratore de' romani,
rifiuto dell' imperatore, secondo al- Enrico IV, senza la cui auto-
cunij non entrava per nulla nei rità erasi conferito al cardinal ar-
suoi pensieri, sapeva d' essere stato cidiacono Ildebrando il pontificato,
eletto legiltimamente, e senza at- si lasciò di leggieri persuadere dai
tendere risposta da Enrico IV as- suoi vescovi consci de'propri man-
sunse sin dal primo giorno l' eser- camenti, e perciò timorosi di sua
cizio delle funzioni di Pontefice di- severità , che la nuova insolenza
spouendo ed annullando ciò che degl'ilahani offendesse i diritti del-
9,o| (iUE
l'impero, e perciò i vescovi sup-
plicarono il re di uiiiuilliire tale il-
Icgìtliina clezioiiu . Allora Knri-
co JV inviò a Roma Eberardo
di Nellenburg, uflincliè interrogasse
il popolo e i cardinali per qual
i'af,'ione non avessero subordinato
li Ini l'elezione del l^apa ; e rileva-
la r irregolarità de' comizi cassasse
l'intruso Gregorio VII, e provve-
desse un altro capo alla Chiesa.
Il Papa accolse cortesemente l'am-
bascia lore, e presente il clero e i
disputati del popolo narrò com'era
seguita 1' elezione, per subitanea
cospirazione d«l popolo e della
gerarchia, e che lungi d' ambire
la dignità avea resistito di farsi
consagrare, prima ancora, secondo la
cansuetudine, dell' approvazione di
cesare, de' principi e vescovi del-
l' impero. Riportata tale risposta
in Germania, Enrico IV se ne
mostrò soddisfatto, inviò Gregorio
vescovo di Vercelli a ratificarne
r elezione, ed ordinò le cerimonie
dell' esaltazione. Come il Pontefice
si vide riconosciuto dall'intiera cri-
stianità, volle mandare ad effetto
i suoi disegni, proclamare 1' indi-
j)endenza di s. Chiesa , renderla
moderatrice di qualsivoglia tempo-
rale autorità, esaltare la croce so-
pra la spada, sottomettere le ra-
gioni dell' uomo alla sempiterna
ragione di Dio , e mediante il
trionfo della forza morale sulla
fìsica, riformare il mondo corrot-
to col mezzo della religione. Egli
vedeva chiaro come doveva ar-
marsi di tutta la fortezza di un
cuore magnanimo, imperturbabile
e pio, e tutta richiamare l'autorità
del Pontefice, e la possanza della
santa Sede per togliere tanti abu-
si, per rompere i più saldi legami
che teaevauo il clero cougiuolo
GRE
allo stato, i vescovi dipendenti da-
gli imperatori, u la Caiiesa di Cri-
t>lo ancella degli uomini, e schia-
va di Satanasso. Erano questi l'in-
continenza, i n)atrimoni degli ec-
clesiastici, e le investiture conferite
loro dai principi, o per dir me-
glio la simonìa , contro il quale
ubbominevole peccato tanto mormo-
ravasi, già condannato in Rongia
con la scomunica dal 1049 al 1071
da cinque concilii per opera prin-
cipaltriente d' Ildebrando. Dopo a-
vere Gregorio VII mandato in
ls|)agna il cardinal Ugo Candido,
coi poteri di legato, e per quelle
cose che accennammo, usando ter-
mini franchi ed autorevoli, per
(pianto concerne Enrico IV voleva
il Papa attenersi al partito della
dolcezza, e paternamente correg-
gerne le stravaganze con apostoli-
ca moderazione. Le esortazioni dei
principi cui Gregorio VII erasi ri-
volto per disporre l'animo del re,
per infondergli amore verso la Chie-
sa, additargli le vie della giustizia,
farlo capace d'un governo migliore,
e mettere 1' impero in salvo dalle
sue follie, unitamente alle tremen-
de minacce e nota fermezza del
Papa, non che la politica situa-
zione dell' impero minacciato dai
ribelli sassoni e turingi , valsero
a produrre nell' animo di Enrico
IV un istante di compunzione, ed
un'impetuosa volontà di emendarsi.
In tale subitaneo trasporto di pie-
tà, egli scrisse a Gregorio VII una
lettera, nella quale sembrava pen-
tirsi profondamente de'suoi peccati,
ed umiliarsi innanzi alla divina
autorità del successore del principe
degli apostoli, di cui ne implora-
va i saggi consigli, che avrebbe
osservato quali inviolabili precetti.
Riuscì inaspettata e d' indicibile
GRE
consoIazicTne al Pontefice s\ falla
lelleia, qunlo non avrebbe scritto
il principe più divoto della santa
Sede, per cui alcuni critici ne op-
pugnano la veracità, senza forse
riflettere eh' era del carattere di
Enrico IV, se costretto dalla ne-
cessità, scrivere una cosa, e poi o-
perare tutto all'opposto.
Stanchi i sassoni di soffrire la
pili dura schiavitù, ed adontati
pel disprezzo cui erano stati trat-
tati a Goslar i loro principi e pre-
lati, non respirando che vendetta,
diedero di piglio alle armi contro
Eurico IV, e lo assediarono nel
fortissimo castello di llarzburg. E-
gli però seppe tenere a bada i
sassoni con parlamenti ed amba-
scerie, finché gli riuscì di evadere
occultamente, con alto sdegno di
chi combatteva per lui, e costerna-
zione degli insorti che si collega-
rono coi turingi ; finalmente si
conchiuse di celebrare un'assemblea
in Gerstungen, ove i sassoni avreb-
bero prodotto le loro lagnanze, e
cesare non volendo fare alla dieta
il personaggio del reo, ne attese
la sentenza a Wùrzburgo, Si con-
"venne essere Enrico IV indegno
dello scettro reale, e doversi eleg-
gere un principe più abile al go-
verno delle nazioni, ed il più ido-
neo si stimò Rodolfo duca di Sve-
\ia, parente del conte d'Habsburg,
rampollo di una stirpe d' impera-
tori, e cognato del re: originario
di Rheinfeld, duca di Svevia e del
Rorgognone al di qua del Jura,
avea nome ed insegne reali in Ar-
Ics, e corte sovrana in Zurigo ;
principe magnifico, ornato di belle
doti, forte di corpo, guerriero, e
modello di eroi, buon padre de'suoi
popoli, ma rigoroso, avea fondato
lu sua autorità nel cuore de' sud-
GRE ao5
diti. Ad onta che venga tacciato
di ambizione pel comando, dichia-
rò Rodolfo che se veramente la
libertà de' popoli, e la pace del-
l'impero volevano trasferita in luì
stesso la dignità imperiale, egli
non l'accetterebbe prima che una
dieta generale di nobili giudicasse
poterla accettare senza colpa di
spergiuro. Nello stesso tempo si
convenne che ad Enrico IV ed al
popolo sarebbe taciuto l'esalta-
mento che voleva farsi di Rodol-
fo, che i sassoni soddisfacessero il
re pel delitto di fellonia contro
l'impero, e che cesare dal canlo
suo riparasse i suoi torti, e dasse
amnistia ai sassoni, che con le sue
violenze avea costretto ribellarsi.
Più tardi come il re scuopiì quan-
to si era trattato nella dieta, cosi
Rodolfo Rerloldo di Ziihringen, ed
altri principi seppero com'egli at-
tentava alla loro vita, onde sì ri-
tirarono da lui, che passò a sta-,
bilirsi in Worms, riguardando^,
fino d'allora quale asilo nelle av-,
Tersità.
Intanto Gregorio VII nell'au-
tunno dell'anno 107 3 intraprese un
viaggio per le sue provincie, e da
Laurento scrisse una lettera a Wrn-
tislao duca di Roemia, che Enrico
IV avea dichiarato re, per le gros-
se somme che gli aveva donato
nelle sue strettezze, facendolo con-
sacrare dai vescovi di Costanza e
di Wùrzburgo. Già il Pontefice
avea spediti legati in Roemia, per
comporvi un dissidio che suscitava
grandi turbolenze tra Jaroiniro
ossia Gebardo fratello di Wratislao
e vescovo di Praga, e quello d'Ol-
mutz, le cui ragioni giudicò in Ro»
ma ove avea chiamati ambedue.
Gregorio VII perdonò a Jarumìro
che voleva deporre, per le istanze
2o6 GRE
della sua parente la contessa Ma-
liltle allora in Roma; e Rcrisso iina
sevcia lettera a Sigofredo di M;i-
goTiza che si era voluto costituire
(giudice della controversia, avvisan-
dolo che per 1* avvenire si tenesse
ne'limiti della sua giurisdizione, ed
a non più far sue le ragioni della
santa Sede, essendo il Pontefice
supremo giudice dei cristiani vi-
venti. Mentre il Papa trovavasi
in Albano, fu visitato da due mo-
naci venuti da Costantinopoli con
una lettera dell'imperatore Miche-
le Vili, con la quale si congratu-
lava della sua esaltazione , e gli
riuscì assai gradita, divisando estin-
guere la funesta rivalità con la
chiesa orientale. Egli pertanto spe-
dì all'imperatore d' oriente, Dome-
nico patriarca di Venezia ossia di
Grado con una lettera in cui gli
diceva, nulla bramare più che fra
la sede di Roma, e la chiesa di
Costantinopoli , figlia primogenita
della medesima, si l'islabilisse la
concordia, invitandolo a cooperare
al benedetto fine. Da Albano in
compagnia di quattro cardinali pas-
sò Gregorio VII a visitare il mo-
iiistero di Monte Cassino, ove si
tolse a compagno sino a Beneven-
to quel cardinale abbate Deside-
rio, uomo di consumata pruden-
za e di raro sapere. Quivi ai 2
agosto conchiuse con Landolfo VI
principe di Benevento un trattato,
nel quale il Papa gli concesse
il governo della città e delle sue
pertinenze, e nel giuramento che
fece di fedeltà e vassallaggio a' 12
agosto, il principe acconsentì di
essere spogliato della sua dignità,
se mai avesse rotta la fede alla
Chiesa romana, al Papa regnante
ed ai successori, come riporta il
Borgia, Memorie ìst. di Bene\'enlo
GRE
t. H, p. Gr e seg. Indi Gregorio
VII si recò a C;«pua, ove il prin-
cipe nornìantio Hiccardo I che i"i-
peleva la sua potenza da Nicolò
Il per averlo, infeudalo di tal
principato e della città di Gaeta,
gli prestò omaggio come vassallo
della santa Sede, giuramento di fe-
deltà con promessa di soccorrere
coll'opera e col consiglio il Pon-
tefice, difendere la libertà di sua
persona, ed il patrimonio di s.
Pietro contro qualunque nemico, e
di rimettere alla santa Sede tutte
le chiese, doti e ragioni delle me-
desime che si trovassero comprese
nelle sue terre. Solo l'altro nor-
manno Roberto Guiscardo, mai sa-
zio di conquiste, angustiava il Papa,
non rispettando il vincolo di vas-
sallaggio , che lo obbligava alla
Sede apostolica. In tal modo Gre-
gorio VII si assicurò della divo-
zione di principi potenti, preparan-
do in essi un'ancora contro la tem-
pesta che prevedeva inevitabile.
Nel medesimo anno 1078 cano-
nizzò s. «Giovanni abbate.
Il Pontefice dimorò a Capua fi-
no al dicembre, e da qui scrisse
al duca Rodolfo di Svevia, esorlan-
dolo a favorire la concordia tra
la Chiesa romana e l* impero : in
pari tempo pose mano a correggere
il soverchio ingerirsi di Enrico IV
negli affari della Chiesa. Il buon
Anselmo che pei suoi meriti Ales-
sandro II avea creato vescovo di
Lucca, avea ricevuto il pastorale
e l'anello dal re, dopo il giura-
mento prestatogli di vassallaggio;
ma rimproverato da Gregorio VII
erasi portato a far aspra penitenza
del suo peccato in Clugny. Trat-
tone poco dopo dal santo Padre, e
riconfermato nel vescovato, rasse-
gnò a lui tultociò che avea vice-
GRE
villo dal re, il quale non fece
alcuna rimostianza. In tal modo
ij zelante Pontefice a poco a po-
co eseguiva i suoi proponimenti, e
scandagliava gli animi : operato
ch'era piecursore del gran sistema
che andava maturando nella sua
mente. In questo tempo protesse.
Ciriaco arcivescovo di Cartagine
accusato a torto dal suo clero, e
latto pubblicamente llagellai-e dal-
l' emiro arabo mentre ammoniva
il popolo a cessare gli scandali, per
cui minacciò seveii castighi a quelli
che lo avessero maltrattato, e sot-
topose a penitenza l'intiera diocesi.
Rivolgendo i suoi sguardi alla Sar-
degna, Gregorio "VII consacrò in
Capua arcivescovo di Torres Co-
stantino, e lo munì d'una lettera
pei così detti giudici o sovrani
dell'isola, per far riviveie in quel
popolo l'antica alFezione alla santa
Scàcy e ristabilire tra la chiesa di
Roma e gl'isolani quella concordia
ch'erasi con grave detrimento del
culto guastata, promettendo loro di
spedirgli quanto prima un legato
per istruirli delle sue ulteriori de-
terminazioni . Costantino ricevette
pure r incarico di predisporre gli
animi del popolo a risguardar la
Sardegna [Fedi), quale immedia-
to antico dominio della santa
Sede 4 e di guadagnarsi i nobi-
li , e i più autorevoli giudici .
Ma costoro imponendo silenzio a
Costantino, vollero che un di loro,
per nome Orzocco, giudice di Ca-
gliari, trattasse direttamente col Pa-
pa, il quale volle che tutti i giu-
dici fossero chiamati a deliberare,
e che gli si comunicassero le riso-
luzioni dell' adunanza; che se nel
termine d'un anno non gli davano
soddisfacente risposta, egli fareb-
be valere i diritti della Chiesa. £
GRE ao7
in fatti al principio del ro8o il
vescovo di Populonia fa mandato
legato apostolico a trattare con
Orzocco, il quale lo accolse con
onore e si sottomise quietamente
ai voleri del Papa. Questi allora
dichiarò agi' isolani che già da
gran tempo i normanni, i toscani,
i lombardi, e perfino parecchie
tribù montanare andavano implo-
rando alla santa Sede la permis-
sione di conquistar la Sardegna,
promettendo fede e tributi da
vassalli in compenso della bra-
mata licenza; ch'egli non aveva
voluto cedere alle istanze di al-
cuno, prima di essere dai suoi le-
gati istruito qual fosse l'animo dei
sardi verso la Chiesa; che adesso
però essendosi ricoverati sotto la
protezione di s. Pietro, e fatti
pupilli del romano Pontefice, si
tenessero sicuri da ogni offésa per
parte degli stranieri. All' arcivescovo
poi di Cagliari Giacobbe ed al suo
clero impose di radersi la barba
per uniformarsi al costume della
chiesa occidentale. Quanto Grego-
rio y\\ si era reso autorevole nel-
le regioni meridionali d'Italia, al-
trettanta potenza erasi creata nel-
le settentrionali ; la potenza di
Beatrice e di Matilde, quella del
n)ilanese Erlembaldo, alla cui chie-
sa avea restituito la calma, era
tutta nelle mani del santo Padre;
la maggior parte de' vescovi di
Lombardia, massime Gregorio di
Vercelli, Alberto di Aqui , e Gu-
glielmo di Pavia, era divota della
Chiesa romana, laonde con queste
basi non restava altro ai Papa
per sfidare la violenza degli ora-
gani, che temprare in uno i di-
versi voleri, con)binare le forze,
dar loro l'impulso, e farle tulle co-
spirare ad uno scopo.
ao8 GRE
A mezzo inTcrno Gregorio VII
sì dircRse nlla volta di Roma, pas-
sando per Monte Cassino, \illa
Argentea , Terracina e Piperno.
Quivi gli fu portata innanzi una
accusa di simonia contro Filippo
] re di Francia, perchè negava a
Landrico eletto vescovo di Ma-
^on il possesso, se non pagava l'in-
vestitura, ad onta che nell' anno
stesso il re avea giurato al legato
apostolico, che si sarebbbe astenuto
dal vendere i benefizi ecclesiastici.
Sapendo dunque che Rodino o
Roderico di Chalons godeva il re-
gio favore, a questi scrisse il Papa
in termini severi e minacciosi, e
nello slesso tempo ordinò ad Um-
berto vescovo di Lione, che senza al-
cun riguardo consagrasse Landrico,
e che se questi si mostrasse timo-
roso del risentimento del re, ve
lo costringesse col rigore de'sacri
canoni, volendo l'onore e la sa-
lute della Chiesa ch'egli fosse ve-
scovo di Macon . Indi per la
■via di Sezze, Gregorio "VII ritornò
in Roma. E fuor di dubbio che il
duca Rodolfo segretamente se la
intendesse col Papa, operando nelle
cose germaniche di accordo con
lui: nel gennaio 1074 veramente
incomincia l'epoca in cui il gran
Pontefice prese a regolarle, e da
questo istante cominciano le de-
clamazioni de' suoi detrattori } e-
poca in cui più non vigevano
leggi, più non conoscevasi diritto
di guerra e delle genti, e l'assassinio,
gl'incendi, i saccheggi funestavano
l'Italia e la Germania. Il Ponte-
fice doveva in conseguenza inter-
porsi fra il popolo e l'imperatore,
ristabilir la concordia, e sanar le
piaghe dell'Europa. Scrisse agli ar-
civescovi Yezel di Magdeburgo eil
Alberto di Alberstadt, ed agli al-
GRE
tri principi dell' impero, sassoni
principalmente, invitandoli a paci-
ficarsi col re, e promettendo man-
dare i suoi legati per decidere le
questioni. Queste lettere non pro-
dussero alcun effetto con grande
suo dolore , perchè le parti si
sentivano ancora tanto di foi^za,
quanto bastava per decidere la
contesa colle armi, e per non do-
versi stare alla pontificia sentenza.
Enrico IV irritato dalla diffalta
dei sudditi, e per le vittorie dei
sassoni vedendosi agli estremi, de-
liberò, siccome valoroso, di commet-
tersi alla fortuna delle armi, e «li
perdere piuttosto la vita con glo-
ria, che il trono con ignominia, e
per tutte le provincie della mo-
narchia pregò i baroni per armi
e cavalli. Ma molti vescovi e prin-
cipi dichiararono solennemente, non
voler contribuire alla oppressione
degl' innocenti : non ostante il re
mosse da Worms, alla lesta dei
suoi pochi ma bravi guerrieri, at-
territi però da infausti presagi, an-
zi poi ricusarono combattere con-
tro forze tanto maggiori, e contro
un popolo che aveva ragione, per
cui Enrico IV scagliò imprecazioni
su coloro che lo avevano consi-
gliato partire da Worms. L'impe-
ratore oppresso dalla disperazione
si arrese al trattato di pace che
dettarono i sassoni , accordando
amnistia a quanti lo avessero ab-
bandonato ed offeso; dovendosi de-
molire i forti, cessar le violenze
e restituir le franchigie. Dato il
bacio di pace ai principi e baroni,
e scortato da un corpo sassone,
Enrico IV fra i canti di giubilo
mosse alla volta di Goslar, sede
prediletta degl' imperatori. I prodi
difensori delle fortezze le abbando-
narono pieni di risentimento pel
GRE
trattato conchiuso, e narrando al
re i memorandi successi, gli fecero
rinascere il coraggio, e la speranza
d'un più glorioso avvenire. Inco-
minciò quindi a vulnerare le con-
venzioni , e dichiarò che in Gos-
lar una dieta generale ordinereb-
be gli affari della monarchia. Niu-
no o ben pochi comparvero alla
dieta, tranne i sassoni e i turingi
alla testa di grosse bande da guer-
ra, le quali marciarono alla volta
del palazzo per disfarsi del re ed
eleggere altro sovrano. Allora En-
rico IV promise con fede di giu-
ramento di mantenere i patti di
Gerstungen, altre cose prescritte dai
principi, e di far demolire le for-
tezze, siccome prontamente venne
eseguilo, tranne il castello di Harz-
burg che con arte salvò nel mas-
siccio l'edifìzio, le torri e la chie-
sa. Non andò guari, che gli abi-
tanti del territorio, indispettiti dai
malisoflèrti, e paragonando lo squal-
lore delle loro già fertili cam-
pagne con la superba magnificen-
za della fortezza, credendola con-
servata per insultarli nella loro mi-
seria, e che ben presto sarebbero
stati segno della vendetta regia, al-
l'improvviso assaltarono Harzburg,
arsero la chiesa e il monistero, di-
seppellirono le ossa del fratello e
del (iglio del re, tutto raserò al
suolo con rabbia.
AfQitto sommamente V impera-
tore della sorte del suo dilet-
to Harzburg, dicendo non basta-
re le leggi umane contro l' irre-
frenabile violenza de' sassoni, in-
vocò il soccorso della santa Sede.
Nel tempo stesso spedi a Roma
un'ambasceria di vescovi e di ba-
roni per accusare i sassoni di aver
violate le cose piCi sacre, arse le
VOI,, txxiu
GRE 209
chiese, rovesciati gli altari, e spar-
se al vento le ceneri de' trapassati,
mentre molti principi di ciò scan-
dalezzati, in un a Rodolfo si vol-
sero alla parte reale. Da questa
situazione di Enrico IV, parve al
Pontefice di dover trarre partito
per la santa Sede e pel bene che
si proponeva di fare. Tuttavolta
per rendere ancora più favorevoli
i tempi all'adempimento de' suoi
voti, pensò di proporre ai popoli
la novità di una spedizione cro-
ciata in oriente, ove la potenza dei
mussulmani aveva fatto tali con-
quiste sui greci, che di tutta l'A-
sia minore loro non restavano che
le coste marittime, e qualche de-
bole fortezza sul continente. L'im-
peratore Michele Vili rivolgendo-
si in tanto pericolo a Gregorio VII,
e questi sperando che col rendersi
benemerito degli oi'ientali avrebbe
contribuito alla riunione della chie-
sa greca con la latina, invocò ia
due volte le armi di tutti i cristia-
ni, massime di Guglielmo conte di
Borgogna che le avea promesse ad
Alessandro li in favore della santa
Sede, per salvare un impero pe-
ricolante, e vendicar il sangue dei
trucidati cristiani, facendo trave-
dere che forse egli ancora sarebbe
partito colla crociata. Altra santa
mira del Pontefice era quella, che
col. passare in oriente gli eserciti,
avessero un termine le intestine
discordie che straziavano ì popoli,
ed il sepolcro di Cristo fosse ri-
vendicato. Ma poco o nulla gio-
varono le parole del santo Padre,
avendo i principi troppo a fare ia
casa loro per seriamente occuparsi
delle cose altrui. A questa epoca i
mercanti ed altri di Colonia si sol-
levarono contro l'arcivescovo Au-
14
ipo GRE
none, commisero ogni sorta d'i-
niquità, ma furono repressi e pu-
niti. Intanto Gregorio VII tenne in
Roma un concilio, ne' decreti del
quale dovevano accogliersi i desti-
ni del mondo cattolico, dappoiché
disposto alla pugna e ad JiIlVonfar
la procella, esplorata la natura dei
tempi e la volontà de' fedeli, deli-
berò di porre mano alla riforma
della cristianità. V'intervennero (|ua-
si tutti i vescovi italiani, massime
lombardi, la contessa Matilde, il
margravio Azzone, e Gisulfo II
principe di Salerno, e vi si fecero
quattro canoni contro la simonia
e V incontinenza degli ecclesiastici.
Fu letta l'edificante lettei'a con la
quale Guglielmo vescovo di Beau-
vais implorò dal Papa l'assoluzio-
ne dalla scomunica fulminata al
suo cleix» e popolo che l' avea ol-
traggiato, e fu esaudito. L'apolo-
getica che venne aggiunta ai ca-
jttoui e diretta a tutti i vescovi ,
capo d'opera di saggezza ed eru-
dizione, diceva , che lutto quanto
venne prescritto nel concilio , fu
tolto dalle infallibili sentenze dei
santi padri, i quali punirebbero gli
arroganti che le avessero disprez-
zate; che il Papa ha diritto di con-
dannare i prelati ed i vescovi , e
chi dai vescovi e prelati dipende;
é tutti i cristiani dovere più che
al vescovo della loro diocesi , ob-
bedire al capo della Chiesa roma-
na. I decreti del concilio romano
vennero immediatamente promul-
gati per tutta l' Italia, e fatti co-
noscere ai vescovi e metropoliti a-
lemanni coli' intimazione di doverli
eseguire. E per aggiungere loro
1 autorità d'un atto solenne, Gre-
gorio VÌI mandò in Germania una
legazione straordinaria per esami-
GRE
nare le accuse di simonia portate
contra il sovrano, ed introdurgU-
si, potendo, nell'animo col beucli-
zio dell'assoluzione.
A preghiera del Papa accompa-
gnò i legati l'imperatrice Agnese,
che non risparmiò pianti, suppliche
ed esortazioni per ri movere il fi-
glio dalla rovina, e l'impero dai
pericoli che lo minacciavano : il re
non permise che in concilio si de-
ponessero i vescovi, abbati ed altri
intrusi per denaro, e memore della
diffalta nel clero, lasciò in altro
che i legati facessero ciò •che vo-
levano; non potendo essi tutto de-
finir da loro, l' intera controversia
fu rimessa alla decisione della san-
ta Sede, ai decreti della quale ce-
sare promise di ubbidire. L'animo
degli alemanni restò profondamen-
te scosso dall' operato dei legati :
alla pontifìcia minaccia che tutti
gli ecclesiastici sotto pena di sco-
munica rimandassero le donne colle
loro doti, e cacciassero di casa le
concubine, si levarono gran rumori
e tumulti per ogni chiesa , dando
i chierici ammogliati o libidinosi
del fanatico ed eretico al Ponte-
fice emanatore dei decreti, che qua-
lificarono impasto di superstiziose
insensataggini , protestando piutto-
sto incoj'rere nell'interdetto che ab-
bandonar le donne, e che il Pa-
pa doveva cercare degli angeli per
guidar il gregge di Cristo, e ri-
portando ragioni, ricavate dalla Bib-
bia e dalle lettere di s. Paolo, pri-
ve di fondamento per l'interpreta-
zione che davano ad esse. Fra i
vescovi che gridarono contro tali
canoni, il più- temerario fu Ottone
di Costanza , acremente ripreso da
Gregorio VII, e citato a compa-
rire nel futuro concilio romano :
GRE
scrisse poi al popolo diocesano ,
che se Ottone si ostinasse a coz-
zare conti o s. Pietro, si ritirasso-
ro dalla sua ubbidienza, perchè la
santa Sede li scioglieva dal giura-
mento di fedeltà, nulla essendo un
pastore che si ribella contro Dio
e contro il Pontefice. Ma l'istro-
inento che Gregorio Yll adoperò
con maggior efficacia, fu Sigofredo
arcivescovo di Magonza, e vicario
apostolico di Germania, che aven-
do deluso l'espettazione di s. Pie-
tro , fu sottoposto ad un sinodo
per essere giudicato; indi invitò
Annone arcivescovo di Colonia, a
correggere la disonesta vita de' sa-
cerdoti di sua diocesi, e quella dei
suoi suffragane! ; come ancora scris-
se a Bertoldo signore di Carintìn,
e a Rodolfo duca di Svevia, nel qua-
le aveva il Papa particolar fiducia,
a cooperare all' opera della rifor-
ma, contro il morbo della simonia
e delle nozze degli ecclesiastici. Ve-
dendo Gregorio \II vane le ra-
gioni, ricorse al terrore. Roberto
Guiscardo imbaldanzito dai trionfi,
ricusò al Papa il giuramento di
fedeltà, e di prendere l'investitu-
ra de' suoi stati, e nel concilio ro-
mano fu colpito di scomunica nel
107 4; radicata in Francia la si-
monia ed il concubinato dei chie-
rici, reo Filippo 1 di molti delitti,
il Papa scri.sse con zelo, ammonì
e minacciò clero e sovrano. In ve-
ce a Guglielmo il Conquista lore re
d'Inghilterra, Gregorio \ll indi-
rizzò elogi come buon figlio del-
la Chiesa, esortandolo alla costan-
te devozione che nutriva per la
Chiesa romana : questo principe im-
pediva la simonia e il concubina-
to de' pieti, I quali perciò riusci-
vano migliori che altrove, sia per
sapienza, sia per purità di costumi,
GRE 211
«ebbene alcuni vescovi anglo- sasso-
ni non andarono immuni da taccia.
In fatti scrìsse poi il Papa ai ve-
scovi ed abbati britanni, lagnan-
dosi che in Inghilterra non si os-
servavano i canoni de' santi padri
colla dovuta esattezza e zelo. Pie
men vasto campo allo zelo de'pon-
tificii legati erano i molti regni dì
Spagna : cosi per tutto l' orbe cri-
stiano si promulgavano i decreti
di Gregorio VII; dalle coste d'I-
talia sino alle regioni setteutrionaii
d'Europa, dall'oriente sino agli ul-
timi confini del Portogallo la voce
de' missionari predicava la riforma
del clero.
Ma se il genio apostolico del
Papa avea commosso e stupefatto
la terra, avea altresì suscitato mor-
morazioni e tumulti per ogni do-
ve, imperocché giammai la Chiesa
fu travagliata da maggiori discor-
die: chi teneva per Gregorio VII,
chi contro ; si disputava e questio-
nava da tutti, anco con ispargi-
mento di sangue, ed indescrivìbile
fu il discredito in cui cadde la
principal parte de' sacerdoti presso
i laici, dogmatizzando errori i fal-
si dottori. Tuttociò non valse a
muovere Gregorio VII dall'intima
persuasione di aver operato pel
bene del mondo, secondo i detta-
mi di sua coscienza , e di dover
procedere così, e quantunque una
grave malattìa Io avesse travaglia-
to per molli mesi, il suo spirito
conservò l'energìa e la forza di
prima, altro non respirando che
la libertà della Chiesa, l'indipen-
denza del clero dallo stato civile,
e la sua riforma. Geiza signore di
una terza parte del regno unghere-
se essendo in guerra con Salomo-
ne re d'Ungheria, questi doman-
dò ed ottenne soccorso da Eurico
ai2 GRE
IV. Allora Geiza invocò la pro-
tezione della santa Sede, e se ne
giurò vassallo. Scrisse il Papa a
Salomone rampognandolo dell'ol-
traggio fallo a s. Pietro, chiaman-
do l'aiuto di un re, mentre il re-
gno ungherese, per ottèrla di san
Stefano I, era divenuto patrimonio
della Chiesa, onde non avrebbe
perdono se prima non avesse fallo
penitenza, abiurando altresì il vas-
sallaggio che di un feudo di san
Pietro avea prestato all'imperato-
re. All'entrare del loyS Enrico
IV si decise punire i sassoni e tu-
ringi y promettendone le porzioni
in feudo a vari baroni. Intanto il
Papa convocò pel febbraio il con-
cilio romano, e per renderlo più
augusto ed importante avea chia-
mato ad intervenirvi i vescovi del-
le più grandi nazioni : dalla Ger-
mania quelli di Bamberga, di Stras-
burgo, di Spira , e di Magonza ,
tutti in querela di simonia, i qua-
li indugiando a recarvisi dovevano
esservi forzali da cesare; per accu-
sati di fellonia i vescovi di Wiirz-
burgo, di Augusta, di Costanza,
di Brema e molti altri; dall'In-
ghilterra i vescovi e gli abbati
più insigni; dalla Francia i vesco-
vi di Poitou e di Toul ; da Lom-
bardia quelli di Modena, di Pa-
via, e di Torino coi suffraganei ;
e per istruirsi precisamente dello
stato delle chiese sellentiionali ,
mandò due inquisitori apostolici
per visitare le cliiese. In questo
numerosissimo concilio di metro-
politi, vescovi, abbati , principi,
conti, baroni, chierici di tutte le
Provincie della romana sede, e del-
le più remote contrade di Europa,
venne finalmente pronunziata la
sentenza di abolizione contro l' in-
[vestitura conferita da uà profano
GRE
ad un uomo di chiesa , essendo
slato esclusivamente congregato a
tal fine, benché nel precedente
concilio era slato fatto un canone
contro le investiture ecclesiastiche.
Si proscrisse dunque non solo la
cerimonia del bastone o bacolo, e
dell'anello, doppio emblema della
giurisdizione spirituale solito con-
segnarsi dal signore del feudo al
vescovo od abbate investilo; ma
ancora si proibì che per verna
pretesto nessun laico osasse e nes-
sun chierico se ne lasciasse inve-
stire, con pena irrevocabile della
scomunica a chi dei due ceti dis-
ubbidirebbe. E perciò nel mede-
simo giorno Gregorio VII sco-
municò cinque officiali della corte
imperiale, consiglieri di cesare nel
vendere le chiese : questo rigore
doveva essere un salutare esempio,
ed un grave avvertimento ad En-
rico IV. Eguale pena fu commi-
nata a Filippo I re di Francia,
se non dasse al legato della santa
Sede saggio verace di ravvedimen-
to. Alcuni vescovi tedeschi ed ita-
liani furono sospesi ed interdetti
dall'Eucaristia, altri degradali per
simonia. Roberto normanno e Ro-
berto di Loritello, quuli usurpato-
ri del patrimonio della Chiesa,
vennero confermati nell' anatema
da cui erano allacciati.
Un immenso spazio si era per
tal modo varcato, e se Gregorio
VII otteneva vigore di costituzio-
ne ai canoni di questo sinodo, era
definitivamente vinta la gran cau-
sa dell'indipendenza, ed infranta
ogni legame che annodava la Chie-
sa allo stato. Importando molto
ad assicurare l' obbedienza a' delti
canoni, la pronta e più diffusa pro-
mulgazione , questa rapidamente
fece il Papa. In egual tempo lodò
GRE
lo zelo di alcuni vescovi, altri ne
ammonì, e scrivendo al vescovo di
Basilea gli disse die nel concilio
ei-asi rinnovato il divieto della mo-
f^lie a' sacerdoti , e la pena della
tieposizione. Gregorio VII scrisse
ad Annone arcivescovo di Colonia
perchè facesse eseguire i nominati
decreti nella Germania, ch'era in
rumore per la sospensione del ve-
scovo di Bamberga , il quale per
jiltre mancanze fu poscia scomuni-
cato ^ non movendosi il Pontefice
alle interposizioni, ed alle lagrime
che il deposto venne a spargere
a' suoi piedi. L' indignazione dei
principi pel decreto che aboliva le
investiture fu cupa per mostrarne
noncuranza , non potendo , a dir
loro, un Papa pregiudicare ai di-
ritti di un prindpe. Allora Gre-
gorio VII comandò ai suoi legati
che ovunque pubblicassero i suoi
canoni, e li dichiarassero al popolo
delle ville e delle città, e di ciascu-
na chiesa, provincia o regno des-
sero di tutto la relazione ; e nel
tempo stesso ricordò ai re, ai ve-
si;ovi , agli uomini di corte ed ai
baroni quale riverenza si dovesse ai
legati della santa Sede ed alla loro
somma autorità. Frattanto Enrico
IV bandì la guerra contro la Sasso-
nia, né volle udire le tante rispet-
tose rimostranze dei sassoni , che
bramavano discolparsi dell'eccidio
di Harzburg; cesare fu inesorabi-
le, e fece sapere ai sassoni che non
sperassero grazia da lui, se non
dopo essersi rimessi nella vita, li-
bertà e fortune alla sua descrizione.
Trovatisi i sassoni agli estremi , i
loro principi ecclesiastici e secolari
si raflférmarono nell'antica lega, e
strinsero nuove alleanze coi leuti-
ci ed i polacchi , infiammandoli
il pericolo e l' amor della patria ;
GRE 2i3
indi si rivolsero con preghiere, .di -
giimi, limosine e processioni peni-
tenti ad impetrare il divino aiuto.
Verso la metà di giugno l' eser-
cito imperiale numeroso ed agguei*-
rito in modo, di cui nessun re di
Geiinania aveva a* memoria d'uo-
mini avuto meglio , assaltò presso
Eisenach all' improvviso il campo
de'sassoni: questi benché si pones-
ro in confusione , sostennero con
prodigi di valore le dispari forze,
e dopo lungo combattere dovette-
ro cedere al numero de' nemici,
che commisero la più orrenda car-
nifìcina , e guadagnarono un im-
menso bottino. Da ambe le parti
si pianse la perdita di molti duci,
maggiore fu quella dei cesariani ,
eh' ebbe gran strage di nobili ; i
morti si fecero ascendere a venti-
mila nelle due armate, ed i vincito-
ri cambiarono la gioia in lutto,
per la vittoria d* Hohenburg. En-
rico IV pose a ferro e a fuoco la
Sassonia , ove la militare licenza
commise tutti gli orrori di cui è
capace; invitò i sassoni ad una
assoluta dedizione , ma essi ne ri-
gettarono la proposta , non fidan-
do nel giuramento de' cesariani
dopo la rotta pace di Gerstungen.
La fame e la carestia obbligarono
il rea lasciar la Sassonia, e le trup-
pe mal pagate furono licenziate.
Per tale trionfo , pei soccorsi dei
principi, e per l'illimitata devozio-
ne delle città, s'invanì lo spirito
di Enrico IV, e tornò ad essere
altiero, reputandosi non sovrastar-
gli veruna autorità della terra.
In Milano venne massacrato il
cavalier Erlembaldo , il campione
di Gregorio VII, 1' unico difensore
dell'arcivescovo Ottone. Scosso dai
milanesi il giogo della santa Sede,
mandarono un' ambasceria al re ,
ai4 GRE
acciò partecipasse della loro esul-
tanza, e gli dasse un pastore. Gioì
il priacipe a tale annunzio, e seb-
bene avesse nominato l' intruso
Goffredo , che ool suo scisma tra-
vagliava quella chiesa, propose Te-
daldo che fu accettato: così la chie-
sa di Milano si trovò avere tre
pastori. A Tedaldo scrisse con dol-
cezza il Pontefice, lo ammonì per-
chè si recasse in Roma ove sareb-
be giudicata la controversia, non
potendone permettere la consa-
crazione vivente il legittimo Ot-
tone , eletto ed ordinato da lui ,
dappoiché contro i diritti della san-
ta Sede e l' eterna onnipotenza di
Dio, gli eserciti di tutti i sovrani
del mondo sono nulla. Nel tempo
stesso Gregorio VII ammonì tutti
i vescovi suffraganei della metro-
poli milanese di astenersi dall' im-
porre le mani su Tedaldo. Così
indirettamente il re minava l'edi-
fìzio innalzato dal Papa, cui man-
dò un' ambasceria con lettera pie-
na d'ipocrisia dicendogli, che avreb-
be spedito ambasciatori , e che
quanto essi direbbero restasse segre-
to tra loro, l'imperatrice madre,
Beatrice e Matilde contesse ; ma
non però illuse l' avveduto capo
della Chiesa , che se ne condolse
con Matilde, vedendo oramai ral-
lentarsi i legami tra lui e cesare ,
incitato dagli scomunicati che te-
neva in corte , e solo sospendere
la rottura per la guerra di Sasso-
nia. Il santo Padre gli rispose ,
bramare di vivere in pace con lui,
supplicarlo a dare retta a' suoi fe-
deli consigli , non più isdegnasse
le ammonizioni di un padre , e
temperasse ed usasse della ripor-,
tata vittoria piuttosto ad onore di
Dio , che ad aumento della pro-
pria gloria. Improvvisamente le co-
GRE
se di Germania ti cambiarono',
perchè i sassoni ed i turingi de-
liberarono di Kottrarsi dal giogo
cesareo, dopo avere inutilmente in-
viato due ambascerie ad Enrico IV,
perchè li trattasse con moderazio-
ne. Il principe dopo aver fiato mo-
stra di aiutar Salomone contro
Geiza in Ungheria, rivolse il suo
esercito a danno de' sassoni flirti
di venticinquemila guerrieri, deli-
berati di combattere qualora non
avessero ottenuta la pace alle con-
dizioni che avevano offerto ; osa
vedendo il principe maggiori le
loro forze, ed in grave pericolo la
sua persona ed armata, precipito-
samente riparò in Boemia a guisa
di fuga. II giorno ii ottobre il
re avea intimato un campo a Ger-
slungen, per poi muovere contro la
Sassonia, vi si recarono tutti i ve-
scovi e baroni imperiali , ma in-
vano si attesei'O i duchi Rodolfo
svevo. Guelfo il bavaro, e Bertoldo
il carintio, protestando che rimor-
deva loro il sangue innocente spar-
so a torrenti alla battaglia di Ho-
henburg. Dopo avere il re riget-
tato le nuove ambascerie di pace
de' sassoni , gli mosse il campo
contro, quando all' ingresso del
loro paese vide co' propri occhi le
loro forze , e scorse in essi gì' in-
dizi della disperazione; privo degli
aiuti de' tre mentovati duchi , e
del prode Rodolfo, al cui valore
doveasi principahnente la niemoiata
vittoria, piegò l'animo a sentimen-
ti pacifici, mandando al campo dei
sassoni gli arcivescovi di Salisbur-
go e di Magonza, i vescovi d'Au-
gusta e di Wiirzburgo, e Goffredo
ossia Gozzelone o Gozzolone duca
di Lorena allora l'anima e l'arbi-
tro di tutte le cose, in mancanza
di Rodolfo; Gozzulone, breve di
GRE
«fallirà ed alquanto deforme, ma
segnalalo fra tulli i germani per
sterminate ricchezze e gran seguito
d' nomini di armi , godeva la ri-
putazione di un penetrevole e sa-
gace intelletto , e il dono d* una
robusta eloquenza; era sposo della
conlessa Matilde, ma da essa erasi
separato seguendo le parti di ce-
sare. Gli stessi sassoni aveano chie-
sto trattare più con lui che con
alili, perchè interamente credeva-
no alla sua parola. L'abboccamen-
to però che successe fu tutta ope-
ra dei duchi Rodolfo, Guelfo e
Bertoldo, offertisi poco prima ai
sassoni per mediatori; e cesare giu-
rò di fare quanto avrebbe prescrit-
to Gozzoloiie, lasciando ai dedi-
lizii gli averi, i feudi, la vita li-
bera e le dignità. Pacificati i sas-
soni ed i turingì, i loro capi ec-
clesiastici e secolari si recarono
presso il castello d'Ebra, ov' è ora
hi terra di Greussen, a fare omag-
gio al re; ivi in gran pompa cir-
condato da' principi sedeva Enri-
co IV in trono. Li ricevette nel-
l'ebbrezza della sua gioia , con su-
perbo disprezzo, e poscia dimentico
(Iella sacra parola li confinò in for-
tezze lontane , confiscò i loro beni,
che divise tra'suoi, e commise altre
infamità, perchè visitò la Sassonia
da vincitore, anzi da tiranno con-
quistatore ; meno infesto fu al pae-
.se de' turingi , indi per la festa
di s. Martino passò a Worms per
dar principio ad una serie di scan-
dalose azioni.
Considerandosi la sede di Bam-
bcrga una delle più importanti
della Germania, dopo la deposizio-
ne di Ermanno, Gregorio VII più
volte esortò il re a dare il pastore
alla vedova chiesa ; ma egli indu-
giava perchè Ermanno lo serviva
GRE 2i5
negli affari con gran soddisfazione,
finché costretto da perentorio ter-
mine , elesse Ruperlo col vecchio
simbolo dell' anello e del bacolo o
pastorale; questi godeva cattiva
opinione come autore di molte
stravaganze ed ingiustizie commes-
se da cesare, e perciò non gradi-
lo ai bamberghesi, uomo del resto
prudente, ed ornato di singoiar
sapere. Morto l' abbate di Fulda
molti monaci furono ambiziosi di
esserlo, onde a gara fecero in de-
naro ed altre infinite offerte ad En-
rico IV, non calcolando le minacce
del Papa contro i simoniaci , la
loro condanna f la deposizione di
Ermanno. Stomacato cesare dal-
l' anzietà di tanti indegni monaci,
die il bastone o bacolo di abbate
di Fulda ad un monaco , che a
caso vide in modesto contegno ,
per nome Ruzzelino di Hérsfeld ,
che accettò non senza lodevole esi-
tazione. Altrettanto fece il re per
l'abbate di Lorsch , dando il pa-
storale ad UQ semplice monaco ,
deludendo gli aspiri di molti. A
queste stravaganze avrebbe posto
riparo il Pontefice, se altri avveni-
menti funesti non glielo avessero im-
pedito. Dopo l'ultimo concilio di
Roma, fatale alle investiture, ivi
erasi trattenuto Guiberto Correg-
gia da Parma, arcivescovo di Ra-
venna, poi antipapa col nome di
Clemente IH. Costui vedendo mol-
ti vescovi e primari prelati offesi
dai canoni dettati contrQ il vizio
della simonia e del matrimonio
degli ecclesiastici, pensò che questo
generale malcontento del clero gli
dovesse aprire l'adito al pontificato,
ma per far ciò doversi prima toglie-
re di vita chi l'occupava. Viveva al-
lora in Roma famoso per vita sco-
slumatissima e facinorosa Cencio, o
^i6 ORE
come altri chiamano Cincius o
Quinzio, figlio di Stefano già pre-
fetto della città, e già partigiano
dell'antipapa Cadolao, e perciò e
per altri tremendi misfatti scomu-
nicato da Alessandro II che poi lo
perdonò. Padrone di varie torri
nel centro di Roma , praticava i
giovani più ribaldi della città, coi
quali operava cose funeste ed atro-
ci; per lo splendor de' natali, e
per le molte ricchezze cumulate
con usurpazioni era assai potente.
Inoltre Cencio erasi portalo alla
corte di Enrico IV per offrirgli la
protezione dell'antipapa rivale di
Alessandro II, e per opera sua Ca-
dolao era penetrato nel Vaticano.
In questo tempo avea fabbricato
una torre alla testa del ponte che
conduce a s. Pietro, dove quelli che
lo transitavano dovevano pagare il
pedaggio. Del che avendolo Gre-
gorio VII rimproverato inutilmen-
te spesse volte, un tal Cinzio uomo
pio e sollecito del buon ordine
nella città, di cui era a quel tem-
po prefetto , lo fece imprigionare.
D'allora in poi Cencio divenne
l'implacabile nemico del Papa, al
comando del quale attribuiva la
sua cattività. Liberato quindi per
intercessione de' suoi parenti, e per
grazia del santo Padre, dovette giu-
rare a s. Pietro di mutar vita , e
dare cauzione di parecchi ostaggi;
la torre fu demolita^ e per alcun
tempo Roma fu guarentita dalle
infestazioni.
Un tal uomo destramente ten-
tato da Guiberto , venne guada-
gnato con grandi promesse, che si
dice gli furono fatte a nome di
Enrico IV, il quale vuoisi che aves-
se creato Cencio secretarius impe-
rii. Non si deve qui tacere, che
eltri chiamano il duca Goffredo o
GRE
meglio Gozznlone marito di Ma-
tilde, unico autore della congiura,
che perciò più tardi fu punito da
Dio con morte infelice e strana,
perchè venne trafìtto mentre si
sgravava di un'occorrenza del cor-
po. Sedotto Cencio, per il te-
merario disegno riunì gli antichi
complici di sue scelleratezze, alcu-
ni de' quali vivevano lontani da
Roma, i più audaci vi abitavano.
Si recò nella Lucania ed in Pu-
glia per radunare quanti fuorusciti
e scomunicati potè : visitò Roberto
Guiscardo, e tramò ancora con lui
atroce congiura contro il Pontefi-
ce, nella quale fu combinato o di
ucciderlo, o di darlo in balia del-
l'imperatore, il quale era in buo-
na corrispondenza con Roberto.
All' esecuzione dell'orrendo misfat-
to si stabiPi la notte precedente la
festa del Natale 1075, mentre Gre-
gorio VII doveva celebrare i con-
sueti uffizi e messa nella cappella
del Presepio della basilica Liberia-
na ^ cui a cagione di una gelata
impedì al divoto popolo d'interve-
nirvi, e solo vi si portarono i ministri
delle pontifìcie funzioni. Il Cancel-
lieri nelle Notizie sulla novena ,
vigilia e notte di Natale , p. 3o ,
dice che accadde quanto narriamo
nella chiesa di s. Anastasia , ovo
solevano i Pontefici celebrare la
seconda festa di Natale. Avendo
penetrato nel tempio Cencio co 'suoi
sicari j mentre il Papa con quelli
che avevano ricevuto la santa Eu-
caristia slavano profondamente as-
sorti nella preghiera, i sicari sfon-
date le porte della cappella, e fe-
rendo chi loro si opponeva, si av-
ventarono addosso alla sacra per-
sona di Gregorio VII, gli strappa-
rono i capelli , lo percossero nel
volto, e Cencio con la spada lo feiì
GRE
in fronte, risuonando le volle del-
la chiesa di voci orrende, e del
gemito de' feriti e de' moribondi.
Il Pontefice fu spogliato de' para-
menti pontificali , e senza proferir
lamento o dar segno di debolezza,
irrigando il suolo col suo sangue,
Sì lasciò strascinare in una torre
di Cencio, ov* erano già pronti i
cavalli per trasportarlo altrove.
JVella stessa notte corse per tutta
Roma la novella dell'assassinio e
del ratto del Papa : le campane
suonarono a stormo, i cittadini at-
trupparonsi in armi, tutte le porte
furono occupate dai nobili, altri
si dierono a cercare Gregorio VII,
ignari se fosse vivo e dove. Sapu-
tosi che il Pontefice era chiuso
nella torre di Cencio, al mattino
una moltitudine infinita di gente,
innanzi la porta con alte urla chie-
se la liberazione del Papa, indi si
accinse con macchine ad espugnar
la torre. Forato il muro, il popo-
lo invase la casa di Cencio, mi-
nacciando massacrar tutti, se tosto
Gregorio VII non veniva liberato.
A quelle grida il sacrilego Cencio
cadde sgomentato a' piedi del san-
to Padre, e piangendo lo scongiu-
rò di perdono. Gregorio VII eroi-
camente glielo concesse, imponen-
dogli per penitenza il pellegrinag-
gio di Gerusalemme, ch'egli giurò
di eseguire, ma non adempì , che
anzi unito ad altri empi seguitò
finché visse ad insidiar alla pace
ed alla vita del suo virtuoso libe-
ratore. Affacciatosi il Pontefice al
balcone , accennò al popolo di ri-
tirarsi, lo benedì, ed invitò i capi
a salire da lui. Il popolo non com-
prese il cenno, e credutolo segno
di esortazione , con più furore si
avventò alla breccia. Finalmente il
Papa fu portato fuori in trionfo,
GRE 317
ed in mezzo al giubilo de' romani
fu condotto al Campidoglio, e al
termine della celebrazione de' divi-
ni uffizi e santi misteri; rendendo
i romani fervorose grazie a Dio
per la salvezza del suo vicario.
Come poi furono scoperti i com-
plici dell' attentato, si diede il sac-
co ai loro palazzi , e fecesi delle
loro terre un deserto: ciò che fu
trovato di Cencio venne distrutto
col fuoco, ed uccisi i suoi. L'ese-
crando assassino si pose altrove in
salvo , e vi è chi dice nella corte
cesarea, ove più tardi fu scomunicato
e bandito per sempre da Roma. Que-
sta fu abbandonata daGuiberto due
giorni dopo, e siccome in essa era-
gli fallito il pravo disegno, andò
a continuare i suoi ambiziosi in-
trighi nell'Italia superiore, ove tro-
vò non pochi ecclesiastici che per
un medesimo scopo gli si congiun-
sero, in un a Tedaldo di Milano,
ed a molti vescovi di Lombardia,
a' quali poscia aderì il cardinal Ugo
Candido o Bianco inimicatosi col
Papa, e tutto intento a muovergli
contro le armi collegate di Rober-
to Guiscardo e di Enrico IV.
Ad onta di tanti pericoli , im-
perturbabile restò fermo Gregorio
VII ne* suoi divisamenti. Enrico
IV dopo la dedizione de' sassoni e
turingi divenne tutt' aitilo che fi-
glio obbediente del Pontefice, qua-
le erasi dichiarato. JNulla rispetta-
va di ciò che proveniva dalla san-
ta Sede, beffandosi di sua autori-
tà e decreti. In questo tempo la
Germania e la Chiesa perdette il
magnanimo Annone arcivescovo di
Colonia, il quale meritò che Dio o-
perasse diversi miracoli sulla sua
tomba, per cui la Chiesa lo venera
per santo. Correndo l'anno 1076
richiese Enrico IV al Papa clic
2l8
GRE
ftcomiinicnsse tutti i vescovi sasso»
ni, che diceva perfidi e autori di
ribellioni, supponendo clie ignorasse
l'esito della guerra che a suo mo-
do gli descrisse. Ma i sassoni tra-
iliti avendo implorato la prolezio-
ne della Sede apostolica , siccome
tribunale unico capace di frenare
il dispotismo imperiale , gravi ed
infinite querele diedero contro il
re, e fèceio la più deplorabile di-
pintura dell' impero germanico, e
quanto gemesse la perseguitata chie-
sa; e poiché l'impero romano era
feudo della medesima santa Sede,
perciò dovere il Papa e il popolo
di Roma provvedere ad un gover-
no migliore , e congregata uu' as-
semblea di principi , eleggere al
trono chi più meritasse d'essere
fatto monarca. Tali accuse non
riuscirono nuove a Gregorio VI!,
avendo già egli scritto al re d'un
severo tenore, altamente sdegnato
contro di lui per l'elezione de' ve-
scovi ed abbati succennata, fatta
iu onta della santa Sede. In capo
alla quale lettera erano scritte que-
ste notabili parole: Al re Enrico
salute e la benedizione apostolica,
ie alla Sede apostolica presterà
r ubbidì fnza dovutale da chiunque
(' cristiano. Le franche e terribili
parole del santo Padre che invitava
il re a ravvedersi, furono mute all'a-
nimo del principe superbo ed imper-
vertito dalle adulazioni de'suoi con-
siglieri, la maggior parte allacciati
dalla scomunica. Nuovamente Gre-
gorìo VII scrisse ad Enrico IV do-
po il ricorso de' sassoni , perchè
sollecitamente dàsse ai vescovi esu-
li o imprigionati la libertà, i be-
ni confiscati e le chiese; dichiaran-
dogli che un concilio eh' egli me-
desimo aviebbe presieduto , giudi-
cherebbe coufurme ai canoni del-
GRE
la santa Sede se fpielli meritassero
la scomunica o il risarcimento del
diinno: che se poi cesare, contu-
ra.ice al decreto del Papa, si osti-
nasse nel suo commercio coi re-
probi, allora la spada di s. Pietro
lo avrebbe sterminato dal grembo
di santa Chiesa ; al che Gregorio
VII aggiunse parecchie altre cen-
sure intorno la prava condotta del
re, le quali furono poscia confer-
mate dai legati apostolici. Per tal
modo ogni speranza riposta da ce-
sare nella connivenza del Pontefi-
ce svanì , ma ciò che più lo tra-
fisse sul vivo fu la minaccia della
scomunica. Venuto in sospetto che
Gregorio VII fidasse sui sassoni,
nella dieta di Goslar pronunciò il
destino de' suoi prigioni, fece giu-
rar tutti che alla sua moite gli
sarebbe successo il figlio Corrado
non ancora uscito d'infanzia, ed a
guastare al Pontefice ogni disegno,
restitm la libeità ad Ottone di
Nordheim, anima di quante me-
morabili gesta eransi operate nella
Sassonia, e per meglio guadagnar-
lo mostrò di deferire in tutto ai
suo consiglio, a preferenza di quel-
lo de' favoriti. Nella stessa dieta
Enrico IV mostrò ai ledati del Pa-
pa quanto poco curasse le minac-
ce della santa Sede , eleggendo a
successore di s. Annone cogli em-
blemi dell'investitura, l'indegno ed
oscuro prete Idolfo, ad onta del
malcontento di que' di Colonia.
Intanto i legati di Gregorio VII
intimarono ad Enrico IV la cita-
zione di comparire innanzi al con-
cilio di Roma a purgarsi delle ac-
cuse che gli venivano fatte dai sas-
soni, sotto pena di essere pronun-
ciato ribelle e decaduto dai diritti
della comunione ecclesiastica: a tali
parole cesare furibondo scaeciol-
GRE
li . Indi Enrico IV spedai corrie-
ri per ogni provincia del rfgno
onde convocare i suoi satelliti in
Worms, e poco dopo vi si re-
cò egli stesso con una luano di
militi. Accorse quivi un gran nu-
giero di duchi, conti e baroni te-
deschi, di abbati, diaconi, vescovi,
metropoliti , e tra di essi diver-
si scomunicati, come il cardinal
Ugo Candido complice di Guiber-
to. Il Cardella chiama Ugo famo-
so giureconsulto, eccellente orato-
re e filosofo, incostante e di dub-
bia fede: creato cardinale da s. Leo-
ne IX, fu scomunicato e deposto
piima da Nicolò 11, poi da Ales-
sandro li, e da s. Giegorio \'1I the
in principio del pontificato ave»
ben servilo. Congregati i suddetti
prelati in conciliabolo, ascendendo
il numero de' vescovi a venticjiiat-
Iro, sorse il cardinal Ugo, e pro-
dusse contro il Pontefice un libel-
lo d'infamia ov' erano notati gli
umili natali , e le cattive azioni
prima e dopo che fosse Papa, col-
l' innestarvi tratto tratto le calun-
nie più gravi e le più disoneste
menzogne. Il medesimo recitò al-
cune lettere false piene d'impre-
cazioni contro Gregorio VII, e por-
tanti il voto che si deponesse, o
si eleggesse altro pastore ; indi eb-
be r impudenza di attribuir le let-
tere parte a' vescovi e prelati lom-
bardi, parte a' cardinali, al popo-
lo e senato romano. Le principali
accuse o sfrontate imposture per
denigrare il degno successore di
s. Pietro , furono un complesso di
scempiaggini inverosimili che non
meritano riportarsi , non potendo
inventarsi altro a danno di Gre-
gorio VII, pei suoi santi ed integri
costumi. Cesare ancorché conostes-
se troppo bene Giegorio VII, per
GRE aig
non sentire l'assurdità di tante ca-
lunnie, pure si compiacque che al
più degli astanti paressero vere.
Due giorni durò la consulta sci-
smatica, al terzo si deliberò di
combattere il Papa colle armi stes-
se di lui : lo giudicarono colpevo-
le di simonia , e compilarono un
atto di deposizione, cui tutti i pre-
lati impressero i loro sigilli ; e
pel primo sottoscrisse Enrico IV
re di Germania , ad onta che di-
versi prelati protestarono dell'ille-
galità dell' alto. Sigofiedo di Ma-
gonza é creduto il motore di que-
sto riprovevole consiglio, e l'agen-
te principale di sì scandaloso con-
ciliabolo. Poco dopo cesare mandò
diverse ambascerie ai vescovi e
prelati italiani, principalmente lom-
bardi e della Marca d'Ancona,
esortandoli per iscritto ed a voce
che dovessero approvare la con-
danna del sommo Pontefice non
meno esoso a loro che a lui. Que-
sti si riunirono prontamente in
conciliabolo a Pavia, ove non solo
riconobbero l'autorità di quell'at-
to, ma pel vecchio rancore che te-
nevano contro Gregorio VII, giu-
rarono eziandio di non più pre-
stare obbedienza al Pontefice de-
posto in Worms nello stesso anno.
Avuto il consenso del clero, En-
rico IV tentò di sedurre i romani,
ai quali inviò distinti doni accom-
pagnati da iniqua lettera. In essa
gli acchiuse copia dell'altra più
infame scritta ad Ildebrando, così
chiamando il Papa , nella quale
rimproverandogli a suo modo quan-
to avea fatto per zelo del suo do-
vere , con insolenti calunnie gli
partecipava la sentenza di Worms,
giusta Ih quale egli come re di Ger-
mania diceva: ti pronuncio decaduto
da mui i diritti, che tu hai usur'
320 GRE
palo di Pitpn , e ti comando di
scendere dalla sede di questa cit-
tà della quale i liberi suffragi del
■popolo mi han creato patrizio e
sovrano ( P'edi Patrizio di Roma).
^fella lettera nccom[iagnatoria , il
le eccitò il popolo e senato roma-
no a condannare e strappare dal
trono Ildebrando, tiranno, usurpa-
tore della sede, traditore dell'im-
pero romano, insidiatore della sa-
lute nostra e comune. Queste in-
giuriose lettere dicoiisi compilate
dai simomaci lombardi.
Rolando prete indegno di Par-
ma ebbe r audacia di prendere
]' incarico di portare in Roma le
due lettere, e gli atti del concilia-
bolo, e siccome Gregorio VII in
que' giorni avea intimato un con-
cilio, Rolando affrettò il viaggiOjC
giunto in Roma, come furono i ve-
scovi congregati in Vaticano intor-
no al Papa assiso in dignitoso so-
glio, entrò Rolando, mostrò le let-
tere credenziali, e direttosi a Gre-
gorio VII gli disse, che il re suo
signore e tutti i vescovi d'oltre-
roonte e d'Italia gli comandava-
no di scendere dall' usurpata sede
di s. Pietro, e che ninno poteva
levarsi a maestro di tutti i fedeli,
se non eletto dai vescovi , e con-
fermalo dal patrizio di Roma ; in-
di rivoltosi al clero, lo avvertì che
nel dì della Pentecoste dovesse pre-
sentarsi ad Enrico IV per riceve-
re dalle sue mani il Pontefice; ed
Ildebrando non essere che lupo
rapace, e tiranno. Immantinenti il
prefetto, i giudici, e i soldati di
Roma sguainatele spade si avventa-
rono addosso allo sconsigliato pre-
te, e lo avrebbero trafitto a' piedi
del Papa, se questi non gli avesse
fatto scudo col proprio petto, e
placato il furore de' nobili, racco-
GRE
mandò di non spargere il sangue,
e di aspettar con coraggio l' ora
della persecuzione, colla prudenza
del serpente, e 4a dolcezza e sem-
plicità della colomba, preparandosi
al martirio, e che niun pericolo li
dovesse separare dalla carità del
Signore. Aperta quindi la lettera
del re, con tranquillità di spirito,
e mirabile serenità di fronte la
recitò. L' intestazione portava que-
ste parole : Enrico non per usur-
pazione ma per voler di Dio re
di Germania , a Ildebrando non
Papa ma falso monaco. La lettu-
ra del nefando scritto suscitò tale
tumulto nel sinodo che al messo
imperiale fu gran favore il campar
la vita, per la prudenza del Papa
che prorogò il concilio al dì se-
guente ; congregato il quale pre-
senti centodieci vescovi e prelati,
parlò Gregorio VII con gran indul-
genza del re, esortandolo colle soavi
ammonizioni di padre a liberare i
vescovi ed abbati prigioni. Com-
piuto il discorso, levossi l'intiera
assemblea, e scongiurando il Papa
che sguainata la spada di s. Pie-
tro scomunicasse un monarca ri-
belle, bestemmiatore, tiranno, giurò
di non abbandonare un Pontefice
eh' era padre e patrono comune ,
di voler correre qualunque sorte
con lui, e subir volentieri il mar-
tirio. Allora Gregorio VII sorto dal
soglio, fra le acclamazioni del sinodo,
pronunciò condannato il monarca e
pregandogli l'anatema da Dio, me-
ritando riportarsi le seguenti parole.
» Fermo nella fiducia', che il vi-
cario di Gesù Cristo possa scio-
gliere e legare quaggiù , ciò che
dev'essere sciolto e legato ne' cieli,
non per consiglio mondano, ma per
la salute e l' onor della Chiesa, io
legittimo Papa e vero luogotenente
GRE
di Dio scomunico in nome del Pa-
dre, del Figliuolo, e dello Spirito
Santo Enrico re, di Germania fi-
glio di Enrico imperatore de' ro-
mani , che con inaudita superbia
perseguita ed oppugna la Chiesa,
gì' interdico il governo del regno
tedesco e dell'Italia; sciolgo lutti i
cristiani dal giuramento che gli han-
no dato e daranno, e vieto a lutti e
a ciascuno che d'ora innanzi ubbidi-
scano a lui come a re, imperciocché
chi rinega l' autorità della Chiesa ,
perde l'autorità che tiene dalla Chie-
sa". Se questa misura assai forte ma
necessaria, fu biasimata da Ottone di
Frisinga nipote del deposto, e da tut-
ti i vescovi e prelati scismatici, ebbe
però l'approvazione di tutti gli uomi-
ni buoni e sapienti di quell'epoca. Nel
concilio medesimo il Papa scomuni-
cò alcuni vescovi del conciliabolo, ad
altri rinnovò le antiche censure, ad
altri poi intimò la comparsa al tri-
bunale apostolico, minacciando loro
egual castigo se contumaci. Nel gior-
no medesimo giunsero di Germania
alcune lettere di vescovi ed abbati tu-
ringi, i quali confessando H Joro fallo,
implorando il pontificio perdono, pro-
mettevano ubbidirgli in appresso. Il
clero lombardo fu dichiarato ribelle
e scismatico, molti vescovi e conti
francesi furono scomunicati per com-
plici; nell'alta Italia non andarono
immuni che i vescovi di Aquileia e
di Venezia, siccome innocenti.
Comunemente si attribuisce a que-
st'epoca il così detto Dettalo dd Pa-
pa, Dictalus Papae, cioè ventisette
sentenze o massime, che alcuni chia-
mano decisioni papali, le quali com-
pendiano in se tutto quanto è della
dottrina ecclesiastica, dell'istituto dei
Papi, e della credenza dei tempi. Es-
se formano un tutto gigante, anima-
to da un unico spìrito, cioè la liber-
GRE aai
tà della Chiesa, l'onnipotenza del Pa-
pa, la sovranità della croce sopra la
spada, in una parola la sovranità spi-
rituale e temporale del Pontefice ro-
mano. E opinione che un ammira-
tore di Gregorio VII abbia estratto
queste idee dalla vita, dallo spirito,
e dalle gesta di lui, ed ascrittele al-
l'epoca di questo concilio, nel quale
appunto si diede vigore alla maggior
parte di esse. Dopo la pistola 55 del
libro 2 di s. Gregorio VII, presso
Labbé, Condì, t. X, col. iio; nel-
l'Arduino t. VI, col. i8o4. e nel
Gretsero, in Vita Gregorii VII, O-
per. t. VI, p. io5, si leggono le ven-
tisette sentenze o proposizioni, nelle
quali si contengono i diritti del ro-
mano Pontefice che hanno il detto
titolo Dictatiis Papae. W^^ivomo al-
l'anno 1075, n. 3i,è di sentimento
ch'esse appartengano al concilio ro-
mano in discorso. Tutte le espone e
difende Cristiano Lupo, Oper. par.
V, p. 164. Pietro de Marca, De con-
cordia sacerd. et imper. lib. I, cap.
1 I, § 7, e lib. VII, cap. 26, § 4> *'•-
ma similmente che Gregorio VII ne
sia l'autore, come pure il Cenni nel-
la sua disseriazione V di Storia ec~
clesiastica, t. I, p. 166. Di contrario
sentimento però sonoLaunoio, lib. 6,
Epist. i3; Natale Alessandro, Hist.
eccles. saec. XI e XII, dissert. 3, e il
Dupin, in Nova bibliot. auctor. ec-
cles. t. Vili, saec. XI, cap. 5, p. 68
e 69. Chiuso il concilio, Gregorio
VII dettò due lettere ai vescovi, du-
chi, conti e vassalli dell'impero teu-
tonico, in difesa della fede cristiana,
piene di una maestà severa ma tem-
perante : addusse i molivi pei quali
si determinò a percuotere coli' ana-
tema il monarca alemanno, che se
farà penitenza, egli qual padre de'fe-
deli aprirà le braccia a raccoglierlo
nel seno di santa Chiesa, ad onta che
222 GRE
abbia tramato contro di lui. Tulli i
partigiani di Enrico IV non cuntese-
)-o al Papa il diritto di scomunicar
l'imperatore, ma sostenevano che non
lo poteva fare, se non dopo averlo ac-
cusato, e convinto in giudizio. Pro-
mulgata in Germania la scomunica,
rimasero spaventati tutti i tedeschi.
Mentre cesare era in Utrecht presso
l'arcivescovo Guglielmo scomunicato,
l'ambasciatore da lui mandato in Ita-
lia gl'intimo la scomunica, e l'inter-
detto dalle insegne reali. Enrico IV
subito si conturbò, ma confoi tato da
Guglielmo a sperare, affettò indiflè-
renza. Dopo due giorni celebrando
l'arcivescovo la Pasqua nella sua
chiesa^ salito sul pergamo ad annun-
ziar la parola di Dio, ruppe in fiera
invettiva contro Gregario VII, e po-
se in ridicolo la sua scomunica. Ma
appena ne fu disceso, sorpreso e stra-
ziato d'atroci dolori, confessò la nera
calunnia per le infamie dette del Pa-
pa, disse vedersi circondato dai de-
moni, e che si dicesse al re, ch'egli e
tutti i fautori di tante iniquità erano
perduti, e spirò. Contemporaneo fu lo
scoppio d'un tuono, e la caduta d'u-
na fiamma dal cielo che arse il per-
gamo ed il seggio vescovile, mentre
j)er in>provviso tenemuolo si profon-
dò il palazzo reale. Poco dopo Ber-
nardo di Misnia cadde da cavallo, e
sfracellossi le tempie jEppone di Zeilz
affogò nel guadare un ruscello, e
a tali disastri si aggiunse un or-
rendo assassinio. Ad Anversa Gof-
fredo o Gozzelone, nemico del Pa-
pa e gran partigiano di cesare ,
venne ucciso più tardi, come di so-
pra accennammo. Intorno a quel
tempo fu rapito da morte improv-
visa anche il vescovo Enrico di
Spira. Così propagossi per la Ger-
mania lo spavento de' segni celesti,
tt delle repentine morti dei nobili
GRE
scomunicati dal Pontefice ; le quali
al popolo attonito attestavano la
tremenda ira di Dio, e la vendetta
del santo oltraggiato : molti impreca-
vano il Papa, molti ribellaronsi al re.
I fautori di questi spacciarono esser
nulla la scomunica, e che il trono
donde era stata lanciata, subito era
crollato. Alla manifesta ira del cielo
i principi costernati trema vano, cos'i i
vescovi; molti si convertirono, chiesero
al Papa misericordia, e fecero il pelle-
grinaggio di Roma, così Udone di Tre*
veri. Ermanno di Metz, ritiratosi dal-
l'amicizia del re, ricercò per lettera al
Pontefice, che cosa rispondere a chi
pareva ingiustizia che il Papa scomu-
nicasse un monarca , e sciogliesse
i sudditi dal giuramento. Gregorio
VII egregiamente gli rispose e lo con-
vinse. V . Giuramento, e ScoMumcA.
Tanto ne'tedeschi fu l'orrore del-
l'ira pontifìcia, e dei fulmini della
santa Sede, chei principi custodi dei
nobili prigioni aprirono loro occulta-
mente le carceri : liberi i sassoni dal-
la dura cauzione, giubilando torna-
rono in patria, ma trovarono un po-
polo schiavo, obbligato a frequenti
tributi, a fabbricar torri, castelli, car-
ceri; bersaglio di soldati devastatori,
immemore o disperato di libertà.
Teodorico e Guglielmo, figli del con-
te Gerone, giurarono di vendicar la
patria, fecero rinascere la speranza di
salvarsi, eben presto si videro alla te-
sta di numerosi armati; i principi li-
berati rianimarono i sassoni, cessaro-
no le gare, e tutti piombarono sui
satelliti cesarei, espugnarono le roc-
che, e i costumi antichi rinnovaronsi.
Ottone di Nordheim, lasciato Harz-
burg, si ricongiunse ai fratelli : per tal
modo la lega sassone risorse nella pri-
miera sua forza, e non respirò che li-
bertà o morte. I vecchi amici di ce-
sare pcù coscienziosi, spaventati dal
GRE GRE 2^5
Papa, si riliiarono «la lui , e pei leggevano in German'in i diritti
pi-imi Rodolfo di Svevia, e Bertol- della santa Sede : che le sentenze
do carintio, imitati da Guelfo du- de' sacri canoni chiaiamenle inse-
ca de'bavari, e da altri; laonde gnavano a tutti quale fosse l'atti*
poi sorse una lega nel cuor di tudine di Enrico IV rispetto a^
Germania, in Baviera, Svevia e gli altri cristiani; ma poiché, e
Franconia, e propagatasi nelle ter- Dio esserne testimonio, non giti
re lombarde, aflbgò tutto il regno, per umana superbia o per vana
Come Enrico IV seppe tutte que- ambizione , ma per amore della
ste cose n' ebbe gran timore. Per santa Chiesa, e per conservarle la
esplorare gli animi , dopo aver disciplina istituita dagli apostoli e
messo i nobili ai cartelli di bando, prescritta da Dio, il vicario di Gè*
intimò per la Pentecoste del 1076 su Cristo lo ha dovuto pimir d'n-
una dieta in Worms, per dar se- natema, perciò qualoia egli si con-
sto ai scompigli del reame; ma per verta al Signore , devono i tede-*
mancanza dell' intervento de' prin- schi non già trattarlo con quello
cipi , fu costretto trasferir l'assem- giustizia che gli toglie l'impero,
blea a Magonza, e sebbene pregas- tua con quella misericordia che ne
se niuno comparve. Più non ci perdona e cancella le colpe. E pas-
volle perchè il re conoscesse i suoi sando ad altri salutari consigli pel
principi, e tremasse per la sua co- ravvedimento di Enrico IV , sog-
rona. In questo tempo Burcardo giunse : »» S'egli ascolta i vostri av-'
d' Hnlberstadt evase da Eniico IV, vertimenli, «e promette obbedienzrt
eh' ebbe in lui un nemico fiero e all' apostolo ed al vicario di No-
potenle , riparando come altri in stro Signore , voglio che tosto mi
Sassonia. Ogni giorno nuove sven- informiate del suo sincero ravvedi*
ture afflissero il coraggio del re mento, onde in un concilio di ve-
che sì vide abbandonato dai più scovi deliberare a bene del roma-
fidi ; tenne allora linguaggio piìi no impero e di lui. Nessun vesco-
lusinghierOj ma non fu ascoltato , vo intanto oserà prosciogliere En-
nemmeno dai sassoni che a prova vico IV dal vincolo dell'anatema,
lo aveano per falso. Sciolse i cep- se prima non gliene avremo com-
pi dei superstiti prigioni , perchè partita noi l' autorità. Ma se il
l'aiutassero 9 ristabilire l'ordine cuore dell'empio è induralo, chia-
pubblico, e a sedare la ribellione mate al governo del regno un
del popolo. Coi boemi repentina- principe il quale giuri e fornisca
mente Enrico IV si gittò sulla Mi- cauzione che si manterrà sempre
sia, per cui i sassoni s'infiamma- obbediente alla santa Sede, ed ese-
rono alla vendetta che anelavano guirà fedelmente i decreti pronun-
con entusiasmo^ corsero ai confini, ziati dal santo concilio a gloria
ma cesare travagliato da timori ri- della religione e del regno. Acciò
tornò a W^orms. Rinnovarono i poi noi ad esempio degli antichi
sassoni le loro alleanze , e consul- Pontefici confermiamo la vostra
tarono il Papa se fosse lecito il elezione, se mai fosse indispensabi-
chiamare un altro principe al tro- le deporre Enrico IV dal trono, e
no; e Gregorio VII rispose a' ve- coli' autorità dell'apostolo la reu-
stxìvi, duchi e baroni, i quali prò- diamo santa e venerabile iu faccia
2-^4 GRE
alia terra, è d'uopo che ci facciate
conoscere i costumi, la condizione,
i sentimenti del principe al quale
mirano sin dora i vostri voti. Non
vi trattenga il giuramento prestato
ad Agnese, perchè essa a tutto pre-
ferisce la salute comune, e i decre-
ti infallibili della Sede apostolica ;
è però bene che deposto Enrico IV
richiediate lei e noi che vi dob-
biamo consigliare e dirigere nella
necessaria elezione di un re ".
Allora, secondochè consigliavano
le ragioni del giusto, ì baroni ra-
dunatisi nel castello di Ulma, dopo
lunga deliberazione decisero , che
tutti que' principi ai quali il bene
della patria era caro, si trovassero
a' i5 ottobre 1076 nel palazzo
municipale di Tribur, onde rime-
diare a tanti mali dei regno, e ri-
donare alla travagliata Chiesa la
pace. 11 giorno slesso i corrieri ca-
valcarono per Loi'ena , Baviera,
Sassonia , Svevia e Franconia , in-
vitando tutti i nobili alla dieta ,
per la salute comune che perico-
lava. A tale novella i fautori di
Enrico IV tremarono; l'arcivescovo
di Magonza e gli altri prelati mag-
giori si staccarono dalle parti di
un re scomunicato , e tanto più
volentieri passarono a' suoi nemici,
avendo il Papa proposto loro 1' as-
soluzione della scomunica in pre-
mio di conversione: per tal, modo
in breve tempo tutti i principi
dell' impero germanico si separa-
rono dal re, tranne il conte Ebe-
rardo , chiamato ombra di Enri-
co IV. Tutti i principi alla testa
di grosse squadre a cavallo si por-
tarono alla dieta, deliberali di de-
porre Enrico IV e di eleggere un
re : i legati del Papa furono Sic-
cardo patriarca d' Aquileia, ed Alt-
mauQO vescovo di Padova. Tutti
GRE
si riconciliarono ed abbracciarono
in mezzo agli applausi , cessarono
le inimicizie, e promisero che chiun-
que fosse chiamato a regnare , o-
gnuno senza gelosia gli darebbe il
voto. Come i' assemblea fu radu-
nata, i legati romani, che la pre-
siedevano , dichiararono in nome
del Pontefìce che Enrico IV re di
Germania era stato per le molte
sue colpe giustamente condannato
dalla santa Sede; che il Papa avreb-
be acconsentito alla elezione di un
re , e confermatala anzi colla sua
autorità di supremo signore del
feudo ; ma eh' eglino legati ponti-
fìcii non volevano avere commer-
cio con quelli che lo avevano avu-
to cogli scomunicati, finché non
avessero implorato l'assoluzione da
Altmanno. Dopo tale protesta fu
messa a partito con mirabile con-
cordia la persona da eleggersi in
re, ne' sette giorni che durò l'as-
semblea. In» ciascuna tornata si
esposero dai principi i disordini, t
pericoli, il bisogno del regno ger-
manico, e maledicendo il re, ram-
mentavano le crudeli ingiurie pa-
tite da tutti, le violenze, i massa-
cri, le imposizioni gravose, gli scan-
dali, la gloria dell'impero perduta.
Enrico IV eh* erasi ritirato ad Op-
penheim vicino a Magonza ed a
Tribur, ogni giorno mandò ai prin-
cipi deputati per scongiurarli di
essere pietosi, promettendo cambia-
mento di condotta, rinunzia a tut-
ti i regi diritti , cauzioni di sue
promesse, solo contento delle inse-
gne reali ereditate dal padre, che
non poteva abbandonar senza igno-
minia. Rispondevano i principi saper
per lunga esperienza il valor delle sue
parole, la loro troppa sofferenza es-
sere stata fatale all'impero, non po-
ter comunicar con lui, siccome scomu-
ORE
tiicato, aver ormai deliberalo eleg-
gere un duce che li guidi a pugnar
con coloro che fanno guerra all' e-
terna giustizia, ed alla divina autori-
tà della Chiesa. Troncate le pratiche
Enrico IV radunò in Oppenheim
tutti i suoi uomini d'arme^ onde vin-
cere o morire da sé. Allora i princi-
pi per riflessi prudenti gì' inviarono
Una deputazione, dicendogli che seb-
bene le sue perfidie fossero chiare co-
me la luce del sole, la dieta ne ri-
metteva la condanna o T assoluzio-
ne al Pontefice che inviterebbero
in Augusta, perchè intese le ragio-
ni d' ambe le parti, pronunziasse la
sentenza finale con altre condizioni.
Le principali furono di confessare
in iscritto di aver fatto ingiustizia
al popolo sassone e svevo; recarsi
entro un anno a Roma per impe-
trarvi il perdono dal Papa; eseguir
in tutto i voleri del santo Padre;
purgar la sua corte dalle femmine
infami, libertini e scomunicati j li-
cenziar l'esercito, e ritirarsi a vita
privata col vescovo di Verdun ed
nitri ecclesiastici; non immischiarsi
negli affari del i-egno, ne portar le
insegne regie finche non fosse as-
soluto da un sinodo. Dal canto lo-
ro promettevano i principi che s'e-
gli avesse osservato i patti , gli
avrebbero fornito un' armata pel
viaggio d' Italia, intercessogli gra-
zia dalla santa Sede , offrendo a
Gregorio VII di cacciar di Puglia
e di Calabria i normanni usurpa-
tori del patrimonio romano, e de-
dicar que' paesi alla sovranità di
s. Pietro, qualora il Papa assolves-
se il re pentito , e gli cingesse la
corona imperiale. Come Enrico IV
ebbe letto i capitoli , sulle prime
ne fu stomacato , ma riflettendo
meglio giurò di osservarli , licen-
tiò gli scomunicati , levò i presidii
voi. XXII!.
GRE 225
dalle torri e città, licenziò l' eser-
cito, e ritiratosi in un castello di
Spira^ vi menò per qualche tempo
vita quasi selvaggia, senz' altra com-
pagnia che il figlio Corrado, e la
sposa Berla. Conchiuso il trattatoj
i principi abbandonarono Triburj
orgogliosi del loro completo trion-
fo , riposando l' indipendenza tede-
sca suir autorità de' Papi e dei
principi, i quali d' accordo equili-
bravano la potenza del re, perchè
non divenisse assoluto e tiranno;
Fu salutare all'impero, che il con-
flitto fra il dispotismo imperiale, e
l'indipendenza germanica cos\ ter-
minasse.
Onorevole legazione fu inviata a
Gregorio VII, per informarlo del
conchiuso nella dieta di Tribur,
e pregarlo per parte di tutti i ba«
roni, che si volesse recare in Ger-
mania a giudicar la causa del tro-
no, e comporre le funeste discor-
die , nella dieta generale d'Augu-
sta cogli stati tedeschi e italiani.
Nel qual tempo il Pontefice at-
tendeva alla riforma del clero, oc-
cupandosi ancora della chiesa a-
fricana, poiché 1' universo intero
era oggetto delle sue cure. Per o-
gni parte d'Europa i suoi legati
proclamavano i nuovi decreti, vie-
tavano l'aver commercio cogli sco-
municati, e ricevere i sacramenti
dai preti concubinari : fidando sem-
pre nell'onnipotenza di Dio, e nel-
l'ardente zelo de' suoi cooperatori,
riteneva che la causa della reli-
gione di Dio, trionferebbe delle
porte infernali. All'udire il tratta-
to di Tribur, e che i principi te-
deschi bramavano la sua presenza
in Germania , vide eh' era venuta
la pienezza de' tempi, e che la
provvidenza divina avea preparalo
un trionfo eterno alla Chiesa. Con"
i5
226 GRE ORE
solato .che molti vescovi ed abbati re alla mnrcliesana sua suocera il
lombardi si fossero convcititi alla più bel paese dell' impero, cioè
Chiesa, Gregorio VII partì da Ro- un'intiera provincia della Borgogna,
ma verso la metà di dicembre altri dicono cinque vescovati ; ta-
1076 con una scorta di soldati le fu il pedaggio pagato da Eni-i-
toscani, che gli avea fornito la co IV per scendere scortato in
confessa Matilde. Accolto a festa Italia. Tra i rigori delle nevi, e di
da tutti i lombardi, e dai nobili crudissimo verno, dovette celare il
con magnificenza reale, giunse ac- suo nome per trovar guide nelle
compagnato da splendido corteg- strade, perchè tutti temevano per
gio a Vercelli, ove si sparse che l'anima in solo guardarlo e parlar-
Enrico IV con formidabile armata gli; d'altronde era d'uopo sollecitar
vi si recava per vendicarsi. 11 ve- il viaggio, avvicinandosi il giorno an-
scovo Gregorio cancelliere del re niversario di sua scomunica, ad onta
cercò dissipare i sospetti, altri di- delle impraticabili strade coperte di
cono che in vece lo avvertì; ma ghiaccio, onde quasi lutti i cavalli
il Papa seguendo gl'inviti e i con- perirono. Finalmente giunse cesare
sigli della pia Matilde, si ritirò a Torino, e per Piacenza e Reg-
nel castello munitissimo di Canos- gio a Canossa, fra gli evviva dei
sa, dominio de' marchesi di Tosca- nemici del Papa che aveano in
na e della stessa contessa. Intanto lui concepito speranze, mentre in
Enrico IV disgustato del suo ozio, Germania la sua improvvisa par-
considerando che la sua salute di- tenza era stata cagione di grande
pendeva dall' essere assolto den- spavento. Ivi i vescovi scomunicati
tra l'anniversario di sua scomuni- e chiunque era stato del partito
ca, la quale avea di conseguenza di cesare , si videro abbandonati
la deposizione, deliberò di riconci- al contrario parlilo: molli recaronsi
liarsi con la Chiesa, soddisfar Gre- in Roma alle tombe de' principi
gorio VII, trionfar de' nemici di degli apostoli, altri scalzi vestiti di
Germania, e poi far pentire chi sacco piangendo andarono a Ca-
lo aveva abbandonato ; preferire nossa, per cui Gregorio VII volen-
prostrarsi penitente ai piedi del do assicurarsi della loro conversio-
sommo Pontefice, die comparire ne, e guarire le profonde piaghe
reo e scolparsi a' suoi vassalli, e de'Ioro cuori, li sottopose a salutari
sperare ti'ovar piìi favore negli penitenze,rimproverò loro gli scanda-
italiani, che nei tedeschi. Partì li dati, li ammonì perchè cambiasse-
Enrico IV da Spira con la moglie l'o vita e implorassero la pietà del
ed il figlio, senza accompagnamen- Signore, ed assolti e benedetti ri-
to e denai'i pel viaggio, avendo patriarono, con patto di non par-
invano domandato la limosina ai lare con cesare se non per invi-
vassalli che avea colmato di gra- tarlo a pentirsi.
2ie; mentre una folla di scomu- Intanto Enrico IV appena pose
nicati pellegrinando recavansi dal piede in Italia mandò i suoi am-
Papa per essere benedetti. Dovette basciatqri a Gregorio VII per ma-
fare un lungo gii'O avendo i principi nifestargli Io scopo della sua ve-
occupati tutti i passi, e per otteneie nula, ed arrivato presso Canossa
il passaggio ìq Italia dovette cede- fece pregar k conlessa Matilde, che
GRE
lo an(lfi«se a trovare. Siccome nel
cnstello Irovavfinsi A/zo marchese
d'Esle capo stipite della casa di
Brunswick e Guelfa, Ugo abbate
di Clugny padrino del re, ed A-
delaide suddetta coli' unico suo
figlio ed erede Amedeo , oltre
molti altri princìpi e prelati lom-
bardi, franchi, germani e tedeschi,
così Matilde accompagnata da essi
recossi all'albergo di Enrico IV,
desiderosa possibilmente di ristabi-
lire l'antica amicìzia fra il Ponte-
fice e lui, che l'armonia delle due
supreme autorità della terra era
sempre stato il massimo voto del
pietoso suo cuore , come attestano
tutti gli storici contemporanei. En-
rico JV gli consegnò uno scritto
pel santo Padre, nel quale doman-
dava l'assoluzione della scomunica,
e lo pregava di non prestar tanta
fede alle calunnie de' principi sas-
soni. Rispose Gregorio VII per
bocca della nobile mediatrice, che
era fuori delle leggi ecclesiastiche
giudicar 1' accusato assenti gli ac-
cusatori , molto più il dichia-
rarlo innocente, e massime luì
ch'era re ; che se reputavasi non
aver meritalo condanna, poteva sen-
za timore comparire alla dieta di
Augusta, ove il vicario di Cristo,
lutto ponderalo, pronuncierebbe con
equità la sentenza ispirata da Dìo.
A mezzo de' suoi inviati replicò
cesare che non temeva il giudizio
del Papa protettore dell' innocente
e del giusto, ma poiché era vicino
l'anniversario della scomunica, tra-
montato quel giorno, per le costi-
tuzioni del regno doveva per sem-
pre perdere lo scettro, perciò of-
frirsi a qualunque soddisfazione od
ammenda che la santa Sede cre-
desse d'imporgli, e pel Dìo delle e-
terne misericòrdie scongiurarlo, che
GRE 9.9.7
pentito lo ribenedica, ed accolga nel
novero de'suoi fedeli; perdonalo si
recherà dove un decreto pontificio
lo chiami, risponderà alle accuse
de'principi, giurando di rassegnarsi
alla sentenza qualunque del Papa.
Ma Gregorio VII slette fermo atl
umiliarlo per poterlo correggere,
il quale per questo suo passo gli
forniva un' occasione a stabilire la
libertà della Chiesa. Lungamente fu
sordo alle preghiere di quanti inter-
cedevano per cesare, perchè non
poteva fidarsi diluire piuttosto con-
siderar l'improvvisa sua umiliazio-
ne per un capriccio giovanile che
non ha durala, onde dover proce-
dere con particolare precauzione:
sapeva quante inutili promesse e giu-
ramenti avea fatti ai legati , agli
amici, ai sudditi senza costanza di
carattere, e con maligna tendenza
a violarli. Al gran disegno del
Papa faceva d'uopo l'umiliazione
d' un monarca, che tante ingiuste
ne avea fallo patire ai vassalli sen-
za riguardo alle condizioni, e che
sinora era stato il nucleo e capo
dell' opposizione, e sacrilegamente
avea creduto poter deporlo dal
pontificalo. Intenerito Gregorio VII
dalle ripetute lacrime degli inter-
cessori di cesare, cedette e permise
che si accostasse a Canossa, onde
con la penitenza e la sommessio-
ne cancellare V oltraggio recato
alla divina maestà dell' apostolato.
Scalzo, raccolto nel sacco, digiuno
dal mattino alla sera, per tre
giorni attese la sentenza nelle tri-
plici corti del castello; finché di-
sperando del perdono si ritirò nel-
la cappella di s. Nicolao, ove con
lagrime dirotte supplicò l' abbate
di Clugny , e rivolto a Matilde
con voce soffocata nel pianto im-
ploiò protezione. La contessa non
aaS GRE
seppe negargliela, e recatasi tosto
dai Papa intercesse grazia pel re ;
vinto da tanta mediatrice Gregorio
Vn acconsentì all'assoluzione, ptn*-
chè Enrico IV giurasse fede e-
terna nlla Chiesa. Come cesare la
ebbe giurata, il giorno dopo, che
era il 26 gennaio, venne ammesso
alla presenza del Papa ; e poiché
gli scalzi suoi piedi erano intirizziti
e piagati dal freddo, si stipularo-
no parecchi articoli a voce, fin-
ché Gregorio Vii gli levò la sco-
munica sotto le condizioni se-
guenti.
Il giorno e nel luogo prescritti
dal Papa, Enrico IV si presente-
rebbe alla dieta degli stati tedeschi
onde purgarsi dalle accuse ; il Pa-
pa sarebbe giudice unico e supre-
mo fra lui e tutti gli accusatori;
quando a giudizio del Papa cesa-
re fosse chiarito innocente, conser-
verebbe la corona, colpevole la ri-
nunzierebbe senza contrasto, ne po-
trebbe in qualunque risultato trar
vendetta de' principi o vescovi ac-
cusatori, molto meno di chi pro-
nunziò la giusta sentenza ; però si-
no al giorno di tal giudizio non
porterebbe insegne reali, non si ar-
rogherebhe l'amministrazione del-
l' impero, tranne la quantità di e-
sazione de' regii diritti che fosse
necessaria al vitto suo e de' suoi;
libererebbe dal giuramento di fe-
deltà chi glielo avesse prestato a
contare da un anno; bandirebbe
dalla corte i malvagi consiglieri.
Quando trionfasse dell' accuse dei
principi , e dal Papa fosse confer-
mato, in monarca, sarebbe ognora
fedele , devoto, obbediente al ro-
mano Pontefice ; o sia nel ricom-
porre ì disordini dell' impero ger-
manico, sia nel riformare gli abusi
delle chiese italiane o tedesche, noa
GRE
potrebbe giammai essere d' aUrd
avviso, massime quanto alla simo-
nia e all' investiture, da quello del
Papa. Mancando il re ad un solo
di tali capitoli , o scostandosi dal
loro senso più ovvio, l'assoluzione
della scomunica sarebbe irrita, nul-
la, e come non avvenuta; ed egli
verrebbe considerato per convin-
to di tutti i delitti, che gli veni-
vano apposti dai principi , le sue
ragioni non troverebbero pili ve-
run ascolto, ed i principi dell'im-
pero germanico, sciolti da qualun-
que giuramento, dovrebbero pro-
cedere all'elezione di un nuovo mo-
nai-ca nella persona di colui che
meglio convenisse alla Chiesa. En-
rico IV accettò tutte le condizioni,
anzi con invocazione solenne atte-
stando il nome di Dio, giurò di
fedelmente osservarne ciascuna , e
si chiamò devoto alla tremenda re-
ligione del giuramento. Gregorio
VII non tranquillo abbastanza , e-
sigette che si rendessero malleva-
dori e giurassero l'abbate Ugo, il
vescovo di Vercelli , Eppone di
Zeitz, Azzo marchese d'Este, e gli
altri principi italiani e tedeschi.
Allora il Papa diede a cesare la
benedizione e l'abbraccio di pace,
e cominciò" a celebrare la messa.
Alla consacrazione dell' ostia Gre-
gorio VII fece accostare il re al-
l'altare, e col corpo di Cristo ia
mani , con voce sonora protestò
contro le accuse dategli, ed escla-
mò che Dio attesti al cospetto del
mondo la propria innocenza, e lo
fulmini di morte se reo, nell'atto
d' inghiottire il vivente corpo di Cri-
sto : a queste parole, acclamazioni di
religiosa gioia risuonarono per tutta
la chiesa. Indi il Papa disse a ce-
sare , fa ciò che feci io , chiama
r Eterno in testimoniò di tua in-
GRE
nocetiM, e vinci con questa prova
le accuse, con inghiottir l'ostia
consacrata ; ina il re tremante ri-
spose desiderare di far ciò nel dì
della dieta, e Gregorio VII vi ac-
consenti. Compiute le cerimonie di
chiesa, Enrico IV fu invitato a
pranzo dal Papa , il quale dopo
averlo ristorato del lungo digiuno,
e con saggi precetti istruito a far
vita santa, gli die commiato dicen-
dogli le sacre parole ; Vade in pa-
ce, e Io accompagnò sino al vesti-
bolo del suo palazzo. A quelli del
seguito regio ch'erano rimasti alla
porta del primo girone del castel-
lo, il Papa mandò il vescovo Ep-
pone perchè levasse l' interdetto ai
tedeschi, i quali aveano praticato
con cesare anche dopo la scomu-
nica; ma essi in unione ai facino-
rosi italiani proruppero nelle più
esecrande invettive contro Grego-
rio Vii, e contro la debolezza del
i-e, arrivando ad esclamare depo-
niamolo, ed eleggiamo il figlio che
alla testa de'prodi si porterà in Ro-
ma , ed eleggerà un altro pastore
che annulli tutti gH atti dell'usur-
patore, e scomunichi Ildebrando.
Enrico IV mandò i principi a se»
dare il tumulto, gì' italiani senza
salutarlo partirono bestemmiando-
lo codardo, ed ì rimasti lo accol-
sero poi con freddezza ed acerbe
parole.
Da Canossa Enrico IV, contri-
stato dal raaJumore de' municipii
e de' duchi lombardi , si pose in
•viaggio dovendo alloggiare nelle
aperte campagne; domandò licen-
za di farsi coronare in Monza col-
la corona di ferro dai vescovi di
Milano e di Pavia, ma il Papa la
negò. Nel sesto giorno dacché avea
lasciato Canossa, giunse cesare a
Reggio, ove l'altcndcvano i vcsco-
GRE 129
vi lombardi e toscani nemici del
Papa, e capitanati dall'arcivescovo
di Ravenna Guiberto, e siccome
vescovi ribelli erano furibondi per-
chè se si stabiliva che nel conflit-
to de' poteri trionfasse la Chiesa,
essi erano perduti per sempre.
Vedendo cesare tal malcontento ce-
de alle loro suggestioni di rivoltar-
si al Pontefice, temendo di perde-
re il regno italico, non senza tre-
pidare per tal passo, di restar pri-
vo del germanico; preferì la gra-
zia dei Lombardi nella lusinga che
con essa ricupererebbe quella dei
tedeschi, quindi romperla aperta-
mente con Gregorio VII. Laonde
per tentare le frodi ordì co' suoi
partigiani la trama di imprigionar-
lo, e di fare un antipapa di sua
fazione. Indi passò a Bibianello, luo-
go di Matilde poco distante da Ca-
nossa, e da quivi fece dire al Pa-
pa che prima di passare oltre-
monti bramava conferire un'altra
volta con lui, e convocasse un'as-
semblea di nobili in una terra qua-
lunque oltre il Po, a£Qne di seda-
re il fermento del popolo. Di buo-
na fede Gregorio VII accondiscese
alla richiesta, e seguì con Matilde
il re che li precedette. Aveano già
passata la sponda lombarda, quan-
do Matilde da certi segni sospettò
insidie, e scoperto il tradimento di
cesare, col Papa fuggì per sentieri
traversi : questo avvenimento tolse
a Gregorio VII di potersi trovare
alla dieta di Augusta. Allora ce-
sare smascheratosi intimò guerra al
Pontefice, e gì' italiani, vescovi e
duchi nemici di Gregorio VII, che
con dispetto lo avevano veduto a
lui umiliarsi, ora ribellato lo soc-
corsero d'ogni maniera; indi chia-
mò il re tutti quelli che avea do-
vuto licenziar ad Oppenheim. Quan-
»3o GRE
do il Ponlefìce gli avea levata la
scomunica, scrisse ai vescovi e du*
chi alemanni come e perchè avesse
libenedetto il sovrano, ma non
perciò essere la controversia finita,
fSNcndo necessario il suo passaggio
in Germania per conferire con lo-
ro, Kitornato Gregorio VU a Ca-
nossa, Matilde per divozione alla
Chiesa romana , altri dicono per
timore che avea del re, dichiarò
appartenere al patrimonio di s.
Pietro la Toscana e la Liguria suoi
paterni ed assoluti dominii, ed il
Pupa li accettò per la santa Sede :
questa donazione si attribuisce fatta
nello stesso anno 1077 o nel 1079.
(Gregorio VII dimorò sino alla me-
tà di estate nei paesi dell'Italia su-
periore, e quasi sempre nelle terre
della religiosa contessa, le cui cure
furono ognora consacrate alla Chie-
sa ed air ingrandimento della Sede
romana.
La Dalmazia essendo sotto la
protezione degli imperatori greci,
regnando Demetrio Zwonimir du-
ca di Croazia, fu più volte invasa e
predala dai corsari normanni si-
gnori dell' opposta Sicilia e del
mare. II Papa, qual patrono delle
nazioni, mandò nell'infestata pe-
nisola coll'autoritk di legati apo-
stolici, il cardinal Gebizo vescovo
di Cesena, e Folcuino vescovo di
Fossombrone, i quaU in un conci-
lio consegnarono a Demetrio gli
emblemi del regio potere , cioè lo
stendardo, la spada, lo scettro e il
diadema, ed in nome del Pontefi-
ce eressero la Dalmazia in regno,
e lui consacrarono re. Grato De-
metrio alla munificenza pontificia,
giurò fede di vassallo a s. Pietro,
di procedere secondo le discipline
ecclesiastiche , e si riconobbe tri-
Imlario della Chiesa, col pagamen-
GRE
lo annuo, nel d'i della Pcntecosffr,
di duecento fiorini, al che obbligo
in perpetuo i suoi successori. Ce-
de alla santa Sede il monistero e
territorio di VVrana; olfù alla tom-
ba del principe degli apostoli un'ar-
ca d'argetito con le reliquie di s.
Gregorio, e due corone d'oro guar-
nite di gioie preziose ; prestò so-
lenne giuramento a Gregorio VII
sovrano del feudo, e promise lare
altrettanto a que' Pontefici che lo
avrebbero confermato monarca. Nel-
l'anno precedente erasi portato in
Roma il figlio di Demetrio re dei
russi , quale ambasciatore del pa-
dre, supplicando il Papa ad accet-
tare la Russia qual feudo della
santa Sede, come facevano in que-
sti tempi molti principi, secondo
il Muratori, Scriptor. ter. italic.
tomo III, pag. 367, ed altri scrit-
tori.
Dopo aver il Papa eretto in re-
gno la Polonia, e fattone consacra-
re re Boleslao II, questi annoiato
delle giuste ammonizioni di s. Sta-
nislao vescovo di Cracovia lo fece
assassinare. Addolorato Gregorio
VII per sì orrendo misfatto , can-
cellò dal novero de' regni la Po-
lonia, pronunziò Boleslao scomuni-
cato e decaduto dal trono, sciolse
i sudditi dal giuramento , e da
Pietro vescovo di Gnesna fece sot-
toporre all'interdetto la Polonia.
Da Canossa con Matilde il Papa
si recò a Carpineto, dove spedì
lettere alle diocesi di Charlres e
di Dól intorno all'elezione de' ve-
scovi, contro i preti simoniaci e
concubinari, e per altri affari della
Chiesa. Essendo a Ficarolo scris-
se ad Ugo vescovo di Die, che
reintegrasse della dignità vescovile
Gerardo di Cambiai , perchè aven-
do confessato aver compralo da
GRE
Enrico IV per denaro la sede, avea
implorato perdono: Ugo essendo
legato apostolico in Francia, fu tan-
to persuaso della riforma generale
nel clero, che il suo zelo non ebbe
limiti, e più volte chiamò l'indul-
genza di Gregorio VII funesta e
colpevole. Mentre il Papa visitava
l'Italia e si tratteneva in Bibianello
e CarpinetQ donde emanò deci'e-
tali, la Germania era in preda alle
fazioni, ed ire feroci ardevano per
tulio l'impero: il Pontefice non
potè recarsi ad Augusta, e cesare
di tante promesse non ne mantenne
nessuna. Costui passeggiava l'Italia
con un partito crescente, e le con-
dizioni da lui giurate alla dieta di
Tribur venivano trascurale o vio-
late : era certa la rovina de' no-
bili se in tempo non provvedeva-
no alia loro salute. Già nell' inver-
no del precedente anno 1076 avea
il duca Rodolfo di Svevia intima-
la la dieta d'Uhna, che trasferita
a Forcheim per la rigorosa sta-
gione si celebrò nel maggio 1077,
per discutere le grandi questioni
riguardanti T impero e la Chiesa.
1 signori alemanni fecero pregare
Gregorio VII a presiederla, perchè
volevano eleggere un altro monar-
ca: rispose il Papa che vi andreb-
be, ma con salvocondotlo di Enri-
co IV, ed avendolo a questi do-
mandato , ed insieme secondo le
promesse invitato a portarsi alla
dieta, tutto negando svelò sempre
pili la sua inimicizia.
Radunatisi a Forcheim l'arcive-
scovo di Magonza , i vescovi di
Wiirzburgo e di Metz coi prelati
delle loro diocesi, i duchi Rodol-
fo, Guelfo e Bertoldo alla testa dei
margravi, conti, baroni, quanti mai
erano del partito de' sassoni, i pon-
tificii legati narrarono le cose di
GRE 23i
Enrico IV, e siccome cospirava con-
tro il Pontefice, questi pregava i
nobili a protrarre 1' elezione del
nuovo re, finché gli fosse dato po-
tersi recare a loro. Quindi Rodol-
fo e dietro lui gli altri dignitari
narrarono i mali, che l'ingiustizia
e prepotenza d'Enrico IV avea fat-
to patire all' impero. Nel giorno
seguente i nobili alemanni riflet-
tendo al pericolo che poteva na-
scere procrastinando l'elezione, re-
catisi dai legali romani, dichiara-
rono che nella prima tornata vo-
levano trattare della deposizione
d'Enrico IV, e proclamare un re;
al che i legati sebbene facessero
considerare che trattandosi di dare
un capo all' impero era bene aver
il consiglio del Papa patrono dei
cristiani , tuttavolta acconsentiro-
no che facessei-o ciò che sem-
brasse loro necessario all' impe-
ro. Allora i tedeschi incerti della
venuta del Pontefice, col consenso
de' legati si congregarono nel pa-
lazzo di Sigofredo, e decisero che
il Papa non avendo la tutela sui
principi, non poteva impedir loro
di deporre e creare il monarca di
loro libera volontà ed arbitrio,
tanto più che il Papa avea inter-
detto ad Enrico IV l'amministra-
zione dell'impero germanico. Inco-
minciate le consulte, i legati do-
vettero alzare la voce perchè ognu-
no badava ai particolari interessi, e
dissero doversi piuttosto stabilir prin-
cipii generali, come che niun ve-
scovato possa ottenersi per denaro
o per grazia, che ciascuna diocesi
elegga il proprio pastore, clie la
dignità reale non passi in retag-
gio; onde tali proposizioni piacque-
ro, ed ottennero il suffragio de'prin-
cipi. Indi i nobili»e il popolo ce-
dettero ai prelati alemaoui la prc>
Q3a GRE
rogativa nell'elezione del re. Sigo-
fredo di Magonza diede il voto
per Rodolfo di Svevia, il simile fe-
cero Adalberto di WUrzburgo e gli
altri prelati del clero ; Ottone di
Nordheim, Guelfo e Bertoldo ade-
rirono alla sentenza de' vescovi, ed
il popolo gridò re di Germania
Rodolfo ; i legati del Papa sanzio-
narono l'elezione, e in quel mede-
simo giorno i tedeschi prestarono
omaggio allo svevo. Con gravi e
saggie considerazioni, dubitò Ro-
dolfo di accettar uno scettro che
dovea conservar con la spada ; ma
fosse che i principi non gli lascia-
rono tempo a riflettere, o che gli
sembrasse necessario per la salute
dell' impero di fornire in sé stesso
un nucleo di riuniooe, finalmente
accettò, senza diritto di successione
pe'suoi, a' i5 marzo 1077, e colla
solenne promessa di cooperare alla
riforma del clero. A' 26 marzo in
Magonza fu solennemente consa-
grato da Sigofredo , quale vicario
apostolico di Germania. Dalle let-
tei'e di Gregorio VII chiaramente
si rileva, che i legati confermando
l'elezione di Rodolfo trasgredirono
il limite della loro autorità, ed Or
perarono contro le sue intenzioni ,
il quale ben lontano di voler per-
dere Enrico IV, non bramava che
di vederlo corretto per potergli con-
servare il trono, e dichiarò a tulli
i fedeli non essei^e né per suo con-
siglio, né per suo ordine che il duca
Rodolfo era stato eletto imperatore.
In concilio il Papa dichiarò che gli
arcivescovi e vescovi che lo aveva-
no consacrato, se non daranno con-
to del loi'O procedere, sarebbero
degradati e banditi dalle chiese.
Disapprovò altamente la condotta
de' legati , e la precipitazione dei
principi, i quali non avevano VQ-
GRE
luto dar ascolto al suo consiglio
più volte esternato, ch'era di aU
tendere la sua venuta.
Le traversie di Rodolfo incorni nr
ciarono lo stesso giorno dell' inaur
gurazione, pel grave tumulto av-
venuto in Magonza, che presto ab-
bandonò. All' usanza de' cesari im-^
prese a visitar le provincie, ma la
più parte delle città divote ad Eut
rico IV gli chiusero le porte. Per
tal modo l' impero diviso fra En-
rico IV e Rodolfo, fu lacerato da
intestine discordie , e provò tutti
gli orrori di una guerra religiosa;
e Gregorio VII quanto amava la
causa del principe svevo, altrettan?
to era mal disposto pel suo capo,
e pel modo com' erasi proceduta.
Rodolfo mandò al Papa in Ver-
celli una splendida ambasceria dt
principi, ad annunziargli la sua e-
lezione, ed a giurargli ubbidienza
assoluta. Al rumore che Enrico IV
con florida armata occupava le pen-
dici tedesche delle Alpi, molti cor-
sero a lui, e persino i vassalli e
parenti di Rodolfo, forse per ger
iosia d'esser sudditi ad un uomo ,
col quale erano vissuti del pari. In
tal modo cominciò quel conflitto
che durò per tutto il regno di Enr
rico IV, e di Enrico V suo figlio;
che fu ripreso da Federico I, e car
gionò le sventure di Federico II,
compreso il regno di Corrado IV,
e tutti i furori delle famose fazio-
ni guelfa e ghibellina, cui si danno
diverse origini. Il conflitto ebb?
principio fra i due sentimenti più
sublimi dell' uomo, la religione dei
padri e la libertà dell' individuo
sociale, campione di questa essen-
do il ceto de' principi, di quella
la Chiesa o il Pontefice . En-
trò in Germania Enrico IV con
dodtcipftila combattenti lombarcU
GRE
e boemi, che per via si aumenta-
xono del triplo ; mentre Rodoltb
era alla testa di cinquemila svevi,
non avendo ancora riunite le sparse
inilizie: però avea un possente par-
tito, dappoiché chi teneva dal Pa-
pa sposava la causa di lui , prin-
cipi, baropi, vescovi ed abbati in
gran numero. Da prudente capita-
no evitò l'attacco dell'avversario a
Sigmaringen. Allora Enrico IV pas-
sò a desolare la Svevia, e la Fran-
conia venne invasa dai lombardi ;
quindi assaltò d'improvviso il cam-
po svevo, e lo pose in fuga : que-
sta vittoria gli accrebbe coll'orgor
glio il furore, le rapine ed i mas-
sacri. Riparando Rodolfo in Sas-
sonia, con entusiasmo ne fu pro-
clamato re, armandosi a sua di-
fesa. Enrico IV riprese in Ulma il
potere, riassunse la corona, e l'am-
iiiinistrazione interna del regno, e
conforme il diritto teutonico dichia-
rò decaduti i tre duchi ribelli, ed
investì altri de' loro feudi. In que-
sto tempo due ambascerie ricevet-
te Gregorio VII in Carpineto, una
di Rodolfo per la sanzione del de-
creto dato a Forcheim , l'altra di
Jinrico IV ad annunziaigli la vit-
toria riportata, per intimorirlo e
staccarlo dal suo rivale. Benché il
Papa avesse riconosciuto Rodolfo
come re di fatto perchè proclama-
to dalla nazione, e benché ne a-
vesse riprovato il modo, delibeiò
di restare neutro; ma bramoso di
costituirsi mediatore fra i due sovra-
ni e riconciliare gli spiriti, scrisse
a' suoi legati di Germania che ri-
chiedessero ì re belligeranti di un
salvocondotto di sicurezza per lui,
ond'egli consigliato a viva voce
dal clero e dai laici del regno ger-
manico, potesse giudicar con giu-
stizia a chi appartenessero le r^-
GRE 233
gioni del trono, essendo missione
del Papa di comporre le discortlie
de' popoli, come è a lui devoluta
la sentenza nelle controversie fra
popolo e popolo, principe e prin-
cipe, vassalli e monarchi cristiani.
Altrettanto scrisse ai principi del
regno teutonico, rammentando loro
che chi sprezza j decreti della san-
ta Sede si fa reo d' idolatria e pro-
nuncia la propria condanna ; im-
perocché se la santa Sede giudica
le cose dell'anima, deve ben avere
autorità di giudicar le terrene; e
confidando nella misericordia di
Dio e nell'assistenza di s, Pietro,
essere pronto a decidere col loro
consiglio da qual parte si trovi la
ragione, e proteggere colui del qua-
le saranno chiari i diritti. Aggiun-
se loro, che da quando era parti-
to da Roma, non erasi lascialo
muovere da pregliiere, né spaveur
tar da minacce per grandi che fos>
sero.
Rodolfo conscio che secondo i
principii del Papa la sua causa era
santa, e la condotta doveva essere
pur da lui approvata, si sottomise
volentieri ai di lui voleri; ma En-
rico IV padrone de'passaggi dei
monti, bloccò più strettamente l'I-
talia dalla parte delle Alpi, ricusò
l'intervento del Papa, e proibì ai
legati romani che dalla Baviera
passassero nella Franconia, delibe-
rato di risolvere la controversia
colle armi. Il patriarca d'Aquileia
gli condusse una squadra di gente
lombarda, ed il vescovo di Ver-
celli osò intimare una dieta al
campo di Roncaglia, cvide deporre
Gregorio VII, ma la di lui morte
prevenne l'empio tentativo. Vicini
gli emuli a combattere alle spon-
de del JNeckar, convennero in una
tregua, e che iu uufi f\ìeì,n previe-
234 GRnr
dilla dai legati apostolici, i princi-
pi avrebbero decisa la questione
assenti i rei. Rodolfo licenziò le
sue genti, e si ritirò ne'sossoni; ma
Kiirico IV che avea simulato, vio-
lò la tregua, da lui proposta pcr-
cliè trovavasi inferiore in forze al-
lo svevo, si gettò nella Svevia e
la manomise come avea fatto del-
la Baviera; voleva scagliarsi nel
paese de' sassoni, mai principi co-
stituiti mallevadori di lui glie-
lo impedirono. L'ingaimato Rodol-
fo seppe che lo spergiuro emulo
arrestava per viaggio i prelati che si
recavano al Reno per la dieta;
allora per suo consiglio i legati
del Papa tennero un' assemblea a
Goslar, assai numerosa di princi-
pi e di vescovi, ove scomunicaro-
no Enrico IV, e gl'interdissero le
insegne reali. Intanto questi nuovi
danni recò agli svevi ed ai bavari,
pigliandosela con le proprietà e le
persone di tutti i nemici, princi-
palmente con le chiese ed i preti.
Gregorio VII, dopo essere stato a
Siena, Firenze e Viterbo, ritornò
in Roma incontrato dagli evviva
del popolo e senato romano, ed
il suo ingresso fu un trionfo. Scris-
se subito due lettere agli isolani
della Corsica [Vedi), ì quali aven-
do bramato d'essere annoverati ai
vassalli della santa Sede, o per dir
meglio rinnovar lai soggezione, per
cui il Papa avea spedito Landolfo
di Pisa a prender possesso dell' i-
sola per ordinar gli affari ecclesia-
stici, e regolar la giurisdizione ci-
vile in nome di s. Pietro sovrano
e patrono del feudo, Gregorio VII
attestò loro la sua gioia perchè la
loro patria, cacciati gli usurpatori,
era ritornata proprietà della Chie-
sa romana; li esorlò a persevera-
re fedeli, offrendo un'armata d'au-
ftRE
siliari toscani se avessero bisogno di
difendere la libeità nazionale. Mor-
to il ribelle Siccardo. d'Aquileia,
perchè gli fosse dato un successo-
re secondo la mente dell'apostolo,
esortò il popolo, il clero e i suf-
fragane! a procedere nell'elezione
secondo le norme canoniche. Intor-
no a questo tempo avevano gli
ambasciatori di Enrico IV pregato
il santo Padre, che congregasse un
concilio a giudicare la controversia
dei re, laonde inviò nuova legazio-
ne in Germania per giudici della
prossima dieta del Reno, ma giun-
ti colà i legati, trovarono che En-
rico IV avea distrutto, come nar-
rammo, l'accordo. Gregorio VII se
ne gravò con zelante lettera, con
Udone di Treveri mediatore tra i
due monarchi, lagnandosi che né
i principi, ne i legati, perchè uno
imprigionato da Enrico IV, non
ancora aveano risposto alle lettere
dettate da s. Pietro di cui il Pa-
pi è la penna, e gli rimise copia
del giuramento, che detto re avea
fatto in Canossa. Inoltre scrisse a
Richero di Sens che spogliasse del-
la dignità episcopale Rainero d'Or-
leans simoniaco , e reo di più
delitti, e gli surrogasse il diacono
Sanzo. Essendo morto Sveno o
Svenone II re di Danimarca, fede-
le alla Chiesa romana, il Papa in-
vitò il figlio e successore Araldo IX
a seguirne l'esempio, ed essere buon
re del suo popolo, e buon figlio
della Chiesa.
Mentre in Germania i due ri-
vali armavano a gara per difende-
re col ferro uno scettro grondan-
te di sangue, nelle calende del gen-
naio 1078 si congregava in Roma
nel Laterano un concilio destinato
precìpuamente a decidere la stessa
questione, e quante altre funeste
GRE
alla pace allora agitavansi; divisa
l'Italia come la Germania tra en-
liciani e papisti^ poi chiamati ghi-
bellini e guelfi, anche nel cuore
tU'lla Toscana eranvi seguaci delle
eresie, che avevano alienato da
Gregorio VII i lombardi, ad onta
che la contessa Matilde travaglia-
va in calmar le passioni. Volendo
il Pontefice comprimere i furori
di tali fazioni, e spaventarne i prin-
cipali, invitò al concilio Guiberto
arcivescovo di Ravenna coi sulfra-
ganei, tutti i vescovi e gli abbati
delle diocesi d'Ostia, Camerino e
Fermo, i prelati delle provincia
toscane e ì lombardi; laonde v'in-
tervennero cento fra patriarchi ,
arcivescovi, vescovi, abbati e chie-
rici, oltre un numero grande di
laici, principi, marchesi e baroni.
Vi assisterono pure gli ambascia-
tori dei re, quei di Rodolfo per
prestare omaggio a s. Pietro, ed
esporre la desolazione delle chiese
tedesche; que'di Enrico IV per dar
querela allo svevo di ribellione. I
jiadri del concilio erano divisi nei
pareri, secondo il re che parteg-
giavano, onde il Papa dichiarò che
in causa di tanta importanza non
voleva cos\ ignaro decidere, per
non far torto a veruno , e perciò
esser bene convocare in Germa-
nia una dieta di principi sì eccle-
^siastici che secolari, coi legati apo-
stolici che illuminati dagli slessi te-
deschi a ponderar le ragioni, pro-
nunciassero una giusta sentenza, e
che chiunque turbasse la dieta fos-
se colpito dal divino anatema. Indi
il Pontefice pronunciò agli scismati-
ci grave discorso, di salutari mi-
nacce e paterne esortazioni com-
posto. Contro Tedaldo falso pasfo-
le di Milano, e Guiberto di Ra-
venna traditore del Papa, fu ri-
GRE i35
letta la sentenza di scomunica;
Arnolfo vescovo di Cremona con-
vinto di simonia fa deposto, Ro-
lando di Treviso che avea portato
a Gregorio il decreto del concilia*
bolo di Worms venne scomunica-
to, e condannato il cardinal Ugo
Candido. In questa assemblea fa
temperato il rigore della scomuni-
ca, quanto a quelli attinenti agli
scomunicati. Finalmente con altro
canone fu fulminato l'anatema coa-
tro quelli che spogliavano i nau-
fraghi che scampati dalla procella
aberravano il lido. Però questo
concilio in vece di placare il furo-
re delle parti, le irritò, massime
ne' contumaci lombardi. Indi le
contrade meridionali d' Italia furo-
no a Gregorio VII fonte di nuovo
dolore: le orde normanne invasero
e devastarono le marche di Fer-
mo ed Ancona, Spoleto e Bene-
vento Provincie pontificie, ed il
guasto giunse sino alle porte di
Roma, e nei lerritorii di Sabina,
Marittima e Campagna; e Roberto
Guiscardo invincibile avea pur con-
quistalo il principato di Salerno,
per cui Gregorio VII nel concilio
avea scomunicalo gli occupatori
de'dominii ecclesiastici, e raccolta
un'armata . per cacciarli. Narra il
Borgia, che mentre Roberto asse-
diava Benevento, Giordano princi-
pe di Capua abbracciò il partito
del Papa, e la difesa delle terre
della Chiesa romana, liberando coi
suoi alleati e Rainolfo suo tìo
Benevento, che donò per gratitu-
dine a Giordano quattromila cin-
quecento bisanzi o vogliam dire
scudi d'oro.
Enrico IV considerando Rodolfo
un ribelle messo al bando dell'im-
pero, non volle aderire alla con-
vocazione della dieta , ripugnando
23G GKE
«ottoporsi al giudizio de' sudditi.
Ilodolfo armò di nuovo sassoni e
turingì, e gli svizzeri 8uoi segua-
qì costrinsero i preti a cacciar le
concubine, mentre il rivale dispen-
sava ai chicriqi suoi abbazie e se-
(Ji vescovili, con il bacolo e l'anel-
lo. Nella pianura di Melrichstadt
liLnrico IV correndo l' agosto sor-
prese nel campo Rodolfo , e dopo
ì/i perdita de' suoi più cari gli riu-
scì incalzar l'inimico, quando Ot-
tone e Federico gridando: s. Pie-
tro, s. Pietro , s' avventarono sulle
genti d'Enrico JV, e ne fecero or-
rendo macello; tutta volta gli altri
si attribuirono la vittoria , e pas-
sarono a distruggere i dominii di
bertoldo e di Guelfo commettendo
inaudite crudeltà, senza riguardo
li chiese, ad ecclesiastici e a don-
ne; altrettanto soffrirono gli svevi,
inutilmente predicando il Pontefi-
ce la pace. Per amore di questa
inlimò nel novembre un concilio
non njeno solenne del precedente, cui
assisterono gli ambasciatori de' due
monarchi. Lungamente deliberaro-
.no i padri intorno alle questioni}
perchè nella c^usa del trono era
implicata quella della Chiesa ro-
mana- La riforma del clero e la
pace del regno stando egualmente
a cuore di Gregorio VII, egli ijon
volle per moderazione giudicar fra
i due pretendenti, e rimise nuo-
vamente la vertenza alla dieta ge-
nerale de' principi , per la quale
fece giurare gli ambasciatori , che
i loro signori pon l'impedirebbero.
'^eì poncilio vi fu confermato il
ganone sul celibato ecclesiastico ,
scomunicati que' che ricevevano be-
pi di chiesa non liberi , chi ven-
derà prebende o non ordinerà scr
rondo i canoni, gli usurpatori del-
le degime e i predatori de' tesori
GRE
delle chiese; inoltre Gregorio VII
ordinò, ut ornnes episcopi arlcs lit-
tcrarnrn in suis ecclesiis doceri fU'
ciani. Indi scrisse ai ravennati di-
chiarando scomunicato l' indegno
loro pastore Guìberlo , che avea
degradato, e quelli che gli avesse-
ro prestato obbedienza. Da cardi-
nale il Papa, quale legato, avea in
Ravenna rinvenuto il corpo del
martire e patrono s. Apollinare, ed
espostolo alla pubblica venerazio-
ne, al dire del Cardella. Chiuso il
concilio gli ambasciatori tornarono
in Germania, e ninno si trovò scon-
tento del prudente contegno del
Pontefice, che scrisse a Guelfo che
ingiustamente mormorava di lui ,
in un ai sassoni, perchè non fuU
minava Enrico IV , e proclamava
Rodolfo. Frattanto Ugo di Die le-
gato nelle Gallie e zelante promo-
tore della riforma, per simonia,
incontinenza ed altri delitti depose
o degradò o interdisse gli arcive-
scovi di Reims, di Lione, di Bor-
dealix, di Besangon, di Tours, ed
i vescovi di Puy e Clermont usur-
patori, di Auxerre e Cambrai tras-
gressori de' canoni , rimettendo al
tribunale apostolico i vescovi di
Senlis , di Beauvais , di Noyon ,
d'Amiens, di Laon e di Soissons.
Non solo in tal modo Gregorio VII
riformò la chiesa di Francia, ma
contemporaneamente varie utili
provvidenze emanò per quelle d'In-
ghilterra, Spagna e Danimarca. Ol-
tre a ciò Gregorio Vii scomunicò
Niceforo Botoniate traditore ed u-
surpatore del trono di Michele Vili
imperatore greco.
Nel febbraio 1079 Gregorio VII
convocò nuovo concilio in Vaticano ,
al quale i due rivali non manca-
rono inviarvi ambasciatori del ce-
to de' vescovi. Venne sostenuto il
GRE
mistero dell' Euraiistia , per cui
l'eretico Berengario ne abiurò l'er-
rore che avea sostenuto, implorò
la pontificia misericordia , fece la
professione di fede, ed ottenne il
perdono. Ordinati altri afiàri ec-
clesiastici, gl'inviati di Rodolfo accu-
sarono Enrico IV della misera tribo-
lazione che recava all'impero; ma
Gregorio VII non credette che fos-
se giunto il tempo di emanar giu-
dizio, e di nuovo assegnò quella
causa alla dieta degli stati germa-
nici. Gli ambasciaton giurarono a
nome dei due re di accordare il
salvocondotto ai legati, e di rico-
noscere il giudizio del sinodo, quan-
do ottenesse la sanzione del Papa.
La discussione della causa del tro-
no, egli l'aggiornò al prossimo
concilio di Pasqua. Cogli ambascia-
tori partirono s. Pier Damiani e il
vescovo di Padova, mandati dal
Pontefice ad invitare i re a cele-
brar la dieta ; ma Enrico IV non
desiderava che temporeggiare, ed i
sassoni che bramavano una risolu-
zione accrebbero la loro sconten-
tezza, onde scrissero tre lettere al
Papa, perchè recava a tutti mara-
viglia come Gregorio VII conside-
rasse del pari i due principi come
Enrico IV potesse avere ragione,
non riflettendo essi che si era pre-
cipitato nell'elezione di Rodolfo, e
non attesa la presenza del Papa.
Con una quarta lettera i sassoni
rappresentarono al Pontefice la lo-
ro amarezza per tanta esitazione;
che la dieta giammai per cagione di
Enrico IV si sarebbe potuta con-
vocare, e perciò egli definitivamen-
te giudicasse. Allora Gregorio VII
dichiarò ai tedeschi, che male in-
terpretavano la sua condotta, qua-
li principii gli fossero di norma ,
estranei alla politica del mondo;
GRE 537
essere quasi tutti gli italinni par-
tigiani di Enrico IV, accusarlo di
rigore, ed aver i legati abusato di
autorità. Intanto nella dieta di Ra-
tisbona Enrico IV impose a Fede-
rico Hohenstaufen de' conti di Bu-
ren, prudente e prode signore, di
combattere l'anarchia, e di sposa-
re la sua figlia, dichiarandolo conte
di Svevia, paese che subito Fede-
rico conquistò dalle mani del ba-
varo. Nel gennaio 1080 Enrico IV
alla testa di armata brillante si
presentò ai confini di Sassonia, e
con magnifiche promesse gli riuscì
guadagnare parecchi baroni. Ad
Ildenheim o Fladenheim Rodolfo ed
Enrico IV fieramente si azzufiaro-
no con grande strage dell'esercito
del secondo, che però avendo Vra-
tìslao duca di Boemia strappata In
lancia a Rodolfo, gli concesse il
diritto di portarla innanzi ne' gior-
ni solenni, qual trofeo del suo va-
lore. Alcuni dicono che la batta-
glia ebbe esito incerto, e solo pro-
dusse la ritirata temporanea di
Enrico IV. In questo tempo il cuo
re di Gregorio VII fu amareggiato
dalla condotta di Guglielmo il
Conquistatore re d'Inghilteira, clu
profanamente dispensava vescovati
ed abbazie, e gli ecclesiastici con-
fusi coi laici comparivano allo stes-
so tribunale , prestavano gli stessi
servigi , e pagavano gli stessi tri-
buti. Guglielmo creava i vesco-
vi, ed arbitrariamente li deponeva;
proibiva legazioni al Pontefice, e
se permetteva quelle di questi, ri-
gettava que'canoni de' concilii che
avevano presieduto, che a lui non
piacevano. La controversia delle
sedi di Cantorbery e di Yorck
decisa da Gregorio VII aveva
fondata la sua autorità nell' isola ;
ma dopo che la causa venne giù*
a38 GRE
dicata dal re, l'autorità pontificia
decadde dall' opinione del popolo,
ed il decreto del celibato fu poco
osservato. Scrisse il l'apa a Lan-
franco di Cantorbery perchè am-
monisse il re, ma non riuscì per-
suaderlo : Guglielmo con alterezza
scrisse a Gregorio VII negandogli
il giuramento di fedeltà, e che al
legalo Uberto ch'era andato ad
invitar il clero al concilio, avreb-
be consegnalo il denaro di s. Pie-
tro.
Scrisse Gregorio VII al feroce
Wezelino, che cessasse di molestar
Demetrio re di Dalmazia, se non
voleva sperimentar la spada apo-
-stolicaj ed a Canuto IV re di Da-
nimarca, principe devoto alla Chie-
sa , che parlare ai monarchi , cui
tutti adulano , il linguaggio della
verità , ammonirli della fragilità
delle loro corone, ed esortarli che
aspirino alla gloria immortale del
cielo, essere la missione del Papa:
dello stesso tenore scrisse ad Al-
fonso VI re di Castiglia, lodando-
lo per la sua venerazione a s. Pie-
tro ; gli mandò una chiave d'oro
benedetta colle catene del medesi-
mo apostolo , e gli raccomandò il
legato che andava a regolare quel
clero. Con quanta ansietà tutta la
Germania aspettasse la sua senten-
za , Gregorio VII lo avea saputo
dagli ambasciatori mandati da Ro-
dolfo dopo la battaglia di Fladen-
heim ; eppure quando nella setti-
mana santa intimava a Roma il
settimo concilio, che fu il più fre-
quente di tulli , forse niuno sape-
va che in esso si sarebbero decre-
tati i destini dei tempi avvenire.
Vi furono pertanto confermati i
canoni del celibato ecclesiastico, e
le pene contro le investiture; rilet-
te le sentenze di deposizione e scp-
GRE
mnnica fulminate contro Tedaldo
e Guiberto ; confermato il decreto
contro i normanni invasori delle
terre della santa Sede; nel prov-
vedere le diocesi vacanti di pasto-
re , il clero e popolo dover eleg-
gere il più degno ecclesiastico , e
subordinar l' elezione canonica al
giudizio della Sede apostolica. Ciò
fatto sursero gli ambasciatori di
Rodolfo, ed accusarono Enrico IV
di aver invaso e tribolato l' impe-
ro, perseguitato e cacciato vescovi
ed abbati, massacrato cristiani, di-
strutte chiese, oltraggiato il re ed
i baroni, ed impedita la dieta or-
dinata dal concilio romano a fine
di giudicar la causa, e ridonar la
pace all'impero; indi supplicarono
il Papa e tutti i vescovi del conci-
lio, che fulminalo il funesto inquie-
tatore comune, si facesse giustizia al
popolo, ai baroni, al monarca. Allora
il Pontefice infiammato di zelo fe-
ce una specie di Professione di
fede (P'edì); narrò quindi come
Enrico IV insorse contro la Chiesa
di R.oma, e il suo custode; come
venne scomunicato, e poi perdonalo ;
come venne eletto Rodolfo, che si
dichiarò vassallo della santa Sede;
come allora Enrico IV domandò
protezione , onde fu intimata la
dieta ; laonde lo scomunicò, e male-
disse le sue armi e quelle de'suoi
guerrieri. Dichiarò che Rodolfo go-
vernasse e difendesse l' impero, ac-
cordò la remissione de' peccali , e
promise la benedizione di Dio a
coloro che gli si manterranno fe-
deli, e gli mandò una corona con
r iscrizione: Petra dedii Petro, Pe-
tra diadema Rudolpho , ovvero :
Petra dedit Romani Petra , Tibi
Papa coronam. Alcuni dicono che
la corona gliela inviò quando fu
eletto, altri che mai la mandasse.
GRE
All'annunzio della nuova scotxinni-
ca Enrico IV giurò di perseguita-
re Gregorio VII e Rodolfo, e rac-
colse intorno a- sé tutti i compa-
gni delle sue battaglie. Volendo
abbattere il primo, onde per con-
seguenza far cadere il secondo, con-
vocò ili IMagonza un'assemblea di
principi ecclesiastici e laici: quan-
to mente umana può immaginar
di nefando, tutto quivi fu attri-
buito al Pontefice; si decise tenere
un concilio , ma per la lontananza
de' ■vescovi italiani si convocò a
Bressannone vicino all'Italia, e co-
modo ai tedescbi.
Congregatisi in Bressannone tren-
ta vescovi tedeschi e lombardi, ol-
tre molli principi e conti delle due
nazioni, vi fu decretato dal conci-
liabolo: il temerario Ildebrando
meritare l'anatema , essere un in-
truso, avere sconvolto l'ordine della
gerarchia ecclesiastica , usurpato
r autorità del monarca, tramato la
morte del legittimo re; perciò venne
scismaticamente deposto e condan-
nato, e proclamato antipapa l'im-
placabile suo nemico Guiberto di
Ravenna , che assunto il nome di
Clemente III , si ornò degli abili
ed insegne pontificie, promise di
coronare Enrico IV , ed accompa-
gnato da uno splendido corteggio
di vescovi indegni scese trionfante
in Italia: benché il re annunziò ai
potentati europei , e specialmente
al monarca inglese, l' elezione di
Guiberto , tutti i principi, anche
nemici di Gregorio VII, si asten-
nero per allora dal riconoscerlo.
Mentre la fama dell' operato del
conciliabolo si propagava, la Ger-
mania era in tumulto e divisa tra
i due re, e perciò in preda a de-
plorabili massacri. Cacciatosi Enri-
co IV nella Sassonia fu sbaragliato
GRE 239
presso le sponde dell' Elster dal-
l'eseicito nemico, che fece un rio
chissimq ed immenso bottino per
essersi impadronito del campo, per
la bravura e valore di Ottone di
Nordheim. Vinto Enrico IV eccheg-
giava la pianura del canto dei sas-
soni ; quando si seppe che Rodolfo
nella palude di Grona, da Goffre-
do Buglione gonfaloniere del regno,
che gli avea fatto la caccia per
lutto il giorno, gli era stata colla
poderosa sua lancia recisa la de-
stra , e conficcato il moncherino
nel ventre, moribondo portavasi al
campo. L'allegrezza si mulo in ter-
rore, Rodolfo volle vedere la sua
destra, seppe che de' suoi era il
trionfo , e spirò, venendo sepolto
nel duomo di Merseburgo. Di que-
sta morie i sassoni fecero gran
duolo, e ricche elemosine in suf-
fragio del defunto, che tulli a-
vevono conosciuto buono, affabile,
misericordioso, amato qual padre
e salvatore della patria , onoralo
per prode, venerato giudice gi«i-
sl(», ed indefesso prolettore delk
Chiesa ; i sassoni lo amarono as<at
più che gli svevi. In Germania la
morie di Rodolfo parve un castigo
del cielo, un giudizio di Dio; men-
tre Enrico IV fuggitivo da vinto
diveniva vincitore , la sua armata
salvata in parte dalle acque del
fiume errava per le boscaglie in-
seguita, nella più deplorabile mi-
seria. Riparatosi il re in Boemia,
invano banch nuova guerra abbati-
donato da tutti , compresi di spa-
vento , per cui si trovò costretto
assoKlare gente boema, e portò la
distruzione nella Svevia ; voleva
fare altrettanto della Sassonia , ma
quando vide Ottone capitanare
ventimila combattenti , licenziò i
boemi, e dichiarò bramar la pace.
?.4o GRE
Inlnnlo l'Itnlia lacerata dallo sci-
sma ardeva della guerra tra il fal-
so Pontefice e il vero , pel quale
stava Matilde; Milano, Piacenza,
Ravenna e Lucca avcano ricono-
sciuto l'antipapa. Gregorio VII per-
suaso di sostenere la causa di I3io,
minacciava l'anatema, e conferma-
va i canoni emanati contro i con-
cubinari e le investiture; i mali
cagionati dallo scisma sono inde-
scrivibili, come le congiure che si
formarono; invano i buoni vescovi
condannavano Guiberto e i suoi
seguaci, tutti gli spiriti erano esa-
cerbati.
Gregorio VII mirando tranquil-
lo l'orrore dell'oragano, vedendo la
procella venire dal nord, e minac-
ciate le terre toscane , e la stessa
persona di Matilde, volle fornirsi
un riparo nel sud. Roberto Gui-
scardo, sebbene potentissimo nei
paesi dell'Italia inferiore, considerò
che una pronta riconciliazione col
Papa gioverebbe all'ambizioso di-
segno di trasportar nella sua fa-
miglia la corona imperiale d'occi-
dente, e tanto più inclinava alla
pace col Pontefice, in quanto che
molte città limitrofe del littorale si
erano ribellate da lui. Introdotte
le pratiche a mezzo del cardinal
Desiderio abbate di Monte Cassi-
no , Gregorio VII con Giordano
principe di Capua recossi ad Aqui-
no, e al dire del Borgia in Bene-
vento, ove nello stesso anno 1080
il duca Roberto venne a prostrar-
si a' piedi del Papa, implorando
perdono di sua fellonia. Il Ponte-
fice lo rialzò , lo abbracciò , e sul
libro degli evangeli il duca gli giu-
rò vassallaggio qual duca di Cala-
bria, di Sicilia e di Puglia, pro-
mettendo di soccorrere con opera
di denaro, armi e consiglio il Pa-
GRE
pa e la santa Sede, di proteggere
il patrimonio e i dominii della me-
desima , e di pagare annuo tributo.
Allora Gregorio VII gli consegnò
lo stendardo di s. Pietro e la spa-
da ; gli confermò l' investittn-a ac-
cordatagli dai suoi predecessori ,
gli infeudò la Calabria e la Pu-
glia; e quanto alle terre di Saler-
no, Amalfi, metà della Marca di
Spoleto e Permana, promise il Pa-
pa usargli indulgenza. La tradizio-
ne del vessillo di s. Pietro e l'in*
vestitura, dice il Borgia, che Gre-
gorio VII la diede a Roberto in
Ceperano o Ceprano [P^edi). Indi
il Papa scrisse ai vescovi della Ca-
labria e della Puglia, narrando le
scelleraggini di Enrico IV, che ol-
tre Cadolao ora avea fatto eleggei-e
altro antipapa nella persona del-
l'eretico Guiberto, e gl'invito ad
essere liberali di aiuto al duca Ro-
berto , ed al suo parente Michele
VIII detronizzato dall'impero gre-
co. Avendo Roberto e Giordano
promesso nel settembre di congiun-
gere le loro truppe a quelle dei
feudatari romani, di Matilde e del-
la marchesana Adelaide, Gregorio
VII si accinse a sterminare la ri-
bellione del clero e del popolo, e
muovere in persona contro l'anti-»
papa, di liberare la chiesa di Ra-
venna, e distruggere la fazione di
Enrico ; risoluzione che nel luglio
fu con circolare autografa annunzia-
ta a tutti i fedeli. Ma Roberto do-
vendo pur difendere Michele Vili,
gli dava pensiere l'addossarsi una
furiosa guerra; e Matilde molestata
dalle scorrerie nemiche, aveva do-
vuto raccogliere le milizie de' suoi
vasti dominii, per opporsi a Gui*
berto che con l' armata lombar-
da erasi accampato nel borgo di
Volta. Lo stesso giorno che in
GRE
Germnhia si combaUeva alle ri-
ve dell'Elster, in Italia l'arma-
ta lorubartla condotta secondo al-
cuni da Enrico secondogenito del
ve, investendo le genti toscane ri-
portò completa vittoria, rovescian-
do r ostacolo alla marcia del pa-
dre. Cacciato Niceforo, sali sul tro-
no di Costantinopoli Alessio Co-
mneno, che guadagnato con molto
oro Enrico IV, l' invitò a fare una
diversione contro Roberto Guiscar-
do, che stava per salpare dalla Si-
cilia col suo navile, per cui questi
si trovò impotente di combattere
i nemici del Papa. Gregorio VII
scrisse al re ed alla regina d' In-
ghilterra , invocando soccorsi , di-
cendo a Guglielmo che se aveva
meritato il nome di gemma dei
principi, più glorioso sarebbe quel-
lo di cristiano esemplare, Filippo I
re di Francia non era nemico di
Gregorio VII, e non volle ad aver
che fare con l'antipapa : altri asse-
riscono che il re conservava mal
umore per un censore sì rigoroso,
che più volte avea tuonato i suoi
fulmini.
Dopo la morte di Rodolfo es-
%ndosi sparsa in Italia la fama
che Enrico IV sarebbe calato in
Italia , Y imperturbabile Pontefice
rimase in piena tranquillità , non
sapendo temere il suo cuore ; la
sua natura robusta, il suo spirito
■veramente grande, venivano rassi-
curati dalla profonda convinzione
di avev obbedito alla voce di Dio,
e di dover piuttosto morire, che
mancare alla sua missione, ninna
cosa potendo rompere la sua co-
stanza. Lungi dal rattristarsi per lo
spettacolo di una vasta congiura ,
confidava ne* divini prodigi , ed il
suo pensiero percorreva quelli fat-
ti ne' secoli addietro in favore del-
VOI. \XX\f.
GRE Ht
la Chiesa, il perchè infondeva co-
raggio e conforto agli altri. All'en-
trar del io8i Enrico IV bandì
per tutto r impero che chiunque
possedesse un cavallo e una spada
Io seguisse alla spedizione d'Italia:
allora i fedeli della Sede apostoli-
ca consigliarono Gregorio VII a
provvedere alla propria salvezza
minacciata. Il Papa rispose , che
derelitto fra i mortali, protetto dal
Signore , sprezzava la possanza di
Enrico IV , e nulla considerava i
tormenti e la morte ; solo dispia-
cergli della buona Matilde, che
con cattivi vassalli dovrà fermare
una pace vergognosa, o perdere i
suoi dominii; e ritenere, che l'era-'
pio sarà costretto ritornar in Ger-
mania , obbligatovi dal diversivo
che opererebbero colà i duchi Guel-
fo e Bertoldo. Indi scrisse ai sas-
soni e svevi , che dopo maturo
consiglio creassero un nuovo mo-
narca, aifmchè i fedeli dallo spavento
dispersi avessero un capo intorno
al quale adunarsi , ed Enrico IV
minacciato alle spalle da un'ar-
mata non potesse calar in Italia a
danno della Chiesa cattolica. Ma
Enrico IV aveva provveduto al fu-
turo, opponendo ai nemici Fede-
rico Hohenstaufen , che lasciava a
presidio delle contrade alemanne »
confermandolo signore del ducato
di Svevia. Tuttavolta non gli riu-
scì pacificarsi co' sassoni, come a-
vea ardentemente tentato. Con for-
midabile armata discese Enrico IV
in Italia , ove chiunque nel suo
passaggio gli negava omaggio ca-
deva, e si fermò in Verona. Pres-
so Mantova trovò accampata coa-
tro di lui la sua parente Matilde
che Sconfisse, distruggendone i ca-
stelli. Invaso il territorio toscano ,
si rivolse contro Firenze che gli
i6
^j^-ì GRE
aveva ricusato le chiavi. Subito
Matilde avvisò il Papa della sua
perdita, e che in Ravenna i par-
tigiani di Guiberto levavano un
esercito per congi ungerlo a quello
del re. Ad onta di sì vicino péri-
colo, r intrepido Gregorio VII con-
vocò a Roma il sinodo ordinario
de' suoi sufTraganei, e per mostra-
re ai popoli che un uomo fedele
al Signore non teme le minaccie
dell'empio, rilesse la sentenza di
scomunica contro Enrico IV , e
contro tutti i fautori di lui; e
mentre tutti i suoi tremavano per
la vita e gli averi , egli solo non
mostrava timore, ispirava coraggio,
e scriveva al vescovo d» Metz l'in-
tera fiducia che avea in Dio, di-
pingendogli al vivo l'attuale situa-
zione. Nell'aprile Firenze affamata
e rovinata si arrese ad Enrico IV:
Padova e Cremona gli aprirono le
porte, perciò confermò loro gli anti-
chi privilegi, e l'onore del Carroccio
(del quale parlammo all'articolo Car-
BOZZA ed altrove), segno di libertà
municipale, che dal nome della regi-
na i padovani chiamarono Berta,
i cremonesi Bertacciola. Avvicinan-
dosi la Pentecoste, Enrico IV mos-
se alla volta di Roma, ove il Pa-
pa si teneva chiuso colle truppe
di Matilde e di alcuni feudatari
romani, deliberato di resistere sino
agli estremi. Nella vigilia di detta
solennità il re con l'antipapa com-
parvero sotto le mura di Roma,
accampandosi l' esercito ne' prati
di Nerone, ed il giorno dopo co-
minciarono dalla Città Leonina
( Fedi) quell'assedio interrotto che
durò un biennio con tanto danno
delie genti tedesche, le quali per
la mortalità prodotta dall'aria vi-
ziata, e per le vigorose sortite del-
le truppe toscane, furono scemate
GRE
dell'intera metà. Prodigi di valo-
re illustrarono i guerrieri imperia-
li ; ma l'alma Roma, fedele al Pon-
tefice, sfidò gli sforzi di tutta la
Germania, e dall'alto delle torri i
romani insultarono i feroci stranie-
ri, l'orgoglio de' quali dovette umi-
liarsi dinanzi all' antica dominatri-
ce del mondo.
Le regìe armi furono più felici
in Toscana, che presentò ben pre-
sto un vasto deserto; e Lucca fu
occupata. A tanta rovina la con-
tessa Matilde trovò un riparo nel-
la sua costanza; ferma nel difen-
dere Gregorio VII, non risparmiò
fatiche ne denaro, né le stesse sue
gioie, per guadagnar partigiani,
assoldar guerrieri, e rialzare le di-
strutte fortezze . Dopo tre mesi
che l'armata enriciana stette sotto
le mura di Roma, depredati i sob-
borghi, si ritirò a Ravenna per
passarvi l' inverno, lasciando all' as-
sedio pochi soldati. Intanto la Ger'
mania era preda di fazioni accani-
te; e per incarico de' tedeschi il
vescovo di Metz interrogò Grej^o-
rio VII , se il Papa può deporre
V Imperatore [Fedi); il Pontefice
gli rispose con una importante lette-
ra, la quale rivela la sua mente, ed
è il compendio della pubblica giuris-
prudenza d' allora. Tale linguaggio
parlava Gregorio VII assediato nel-
la sua città , voluto a morte dai
lombardi ribelli, minacciato da mez-
za Europa. I sassoni giudicarono
oracolo la voce del Pontefice, li-
chiesero ai loro principi che do-
vessero creare un monarca, laonde
a' 19 agosto nella dieta di Bam-
berga i principi sassoni e svevi, per
opera di Guelfo , elessero in re
di Germania il conte Ermanno di
Luxemburgo, che con Guelfo erasi
coperto di gloria alla battaglia di
GRE
IloclislatU , in cui restò sconfìtto
Federico Hohenslaufen ; inoltre Er-
manno era signore ricco, valoroso,
potente , rampollo d'una stirpe di
eroi, e parente del re defunto. Im-
mediatamente scoppiò la discordia,
dichiarandosi nemico Ottone Nord-
heim ; tuttavia avendo preso per
castigo celeste la rottura d' una
gamba, giurò devozione al nuovo
re, che fu coronato nel 1082 in
Magonza da Sigofredo: per tal mo-
do i tempi si facevano più pro-
cellosi, e minacciavano ad Erman-
no un regno tumultuante e con-
fuso. A considerare quali erano il
modclo e la società dei cristiani, le
querele di Gregorio VII appariva-
no piene di una verità spavente-
vole : Italia e Germania presenta-
vano un campo di battaglia pieno
di cadaveri , sul quale altri medi»
lavano strage e sterminio ; beato
allora chi poteva entrare in un
chiostro, e le solitudini furono bea
presto decorate di conventi e di
chiese. Molti trovarono la loro
consolazione nell' ingrandire o fon-
dar monisteri, massime nella Sve-
via, nella Franconia, ed in Bavie-
ra : ciò fecero pel buon esito delle
loro intraprese, in espiazione dei
loro peccati, e pel riposo de' mor-
ti. Se Enrico IV si fosse allora
trovato iu Germania, forse le cose
avrebbero preso altro andamento ;
ma egli voleva espugnare Roma,
e far prigione il Papa , studiando
r alleanza di Roberto Guiscardo ,
ed oHit^ndo suo figlio in isposo al-
la figlia del principe normanno. A
primavera Enrico IV per la via di
Spoleti ritornò sotto le mura di
Roma, accompagnato dall'antipapa
e da un formidabile esercito ita-
hano. Intanto l'assedio procedette
lentamente j quando il re iu uun
GRE . 243
notte fece appiccar fuoco alla ba-
silica vaticana, onde scalar le mu-
ra , mentre i romani accorrevano
ad estinguerlo^ ed impadronirsi del-
la città. Il Pontefice da un lom-
bardo seppe la trama , comandò
che al primo levarsi del fumo niu-
no si movesse dal posto, ed egli
col popolo inerme accorse al fuoco,
e lo spense, altri dissero eoa un
segno di croce. L'assedio di Roma
costava a celare troppo tempo e
denaro, senza corrispondente van-
taggio : r unico premio dì tanto
travaglio fu l' espugnazione di al-
cuni forti suburbani, donde le sue
guarnigioni potevano molestare i
romani. Fu accolto a festa dai
monaci di Farla , ed ascritto tra
essi secondo la consuetudine, per
cui donò loro il magnifico castello
di Fara, che avea preso d' assalto.
Per il caldo eccessivo e l'esalazioni
malsane delle paludi Pontine, nei
tempi pasquali il re non potendo
stare più all' assedio ritornò in
Lombardia, dopo aver collocato le
truppe nelle vicinanze di Roma in
aria men grave ; e l'antipapa restò
a Tivoli capitano generale dei re-
gii , ove indossate le armi consu-
mò L' inverno in fazioni di guerra,
predando e guastando il paese.
Matilde, degna eroina del medio
evo, sempre più s'infervorava nel-
la difesa di Gregorio VII, avendo a
fianco assiduo consigliere s. Ansel-
mo vescovo di Lucca : fece entrare
iù Roma ingente quantità di de-
naro, e con le fortezze resisteva
alla possanza d' Enrico IV, ed im-
pediva che s' ingrossasse d' italiani
la sua armata. Intanto il re Erman-
no con un esercito di sassoni e
bavari s' incamminò per V Italia a
liberar il Pontefice dal suo rivale;
ma la niorle di Ottone Nordheim,
244 . GRE
cui era affidato il governo di Sas-
sonia, impedì di effettuar la guerra,
ciò che risultò a vantaggio di En-
rico IV. Durante l'assedio Grego-
rio VII non potè congregare il
concilio annuale; ma pieno dì fiducia
in Dio, bramando la pace, e non
temendo la guerra, diverse lettere
scrisse ai fedeli invitandoli alla pa-
zienza. Nel gennaio io83 o più
tardi, Enrico IV con florida armata
tornò per la terza volta all'assedio
di Roma, risoluto di espugnarla a
qualunque costo. Diresse un assalto
potente alla Città Leonina, ne cac-
ciò le truppe di Matilde, vi eresse
una doppia trincera, ed impadroni-
tosi del sobborgo edificò un torrio-
ne che danneggiò gravemente i ro-
mani. Questa fu per Gregorio VII
l'epoca del maggior pericolo, aven-
do il suo formidabile nemico con
un piede nella città, che con frodi
procurava guadagnarsi la plebe, e che
con l'oro sedusse i grandi, le terre
de'quali risparmiò ; liberò i vesco-
•vi che aveva imprigionato, spac-
ciò di avere riportalo diverse vit-
torie, e permise a tutti di entrare
in città. Allora gli assediati con-
vinti che Enrico IV fosse diverso
da quello che rappresentavasi, an-
noiati dall'assedio, e con poco va-
lore , si prostrarono in lacrime ai
piedi di Gregorio VII , e lo scon-
giurarono che in tal frangente, di-
menticalo il passato, rìstabilisse la
concordia tra la sede e l' impero,
e si movesse a pietà d'una patria
ornai distrutta per sua cagione. Il
santo Padre rispose , conoscere le
astuzie, e l' implacabile natura di
Enrico IV; non ostante che gli
avrebbe levato T interdetto, e cin-
to la corona imperiale, purché
sodtlisfacesse la Chiesa con peni-
tenza proporzionata all' enormità
GRE
delle sue scelleraggini. Cesare aven-
do ricusato unn condizione che gli
pareva condizione da vinto, i romani
pregarono il Pontefice a temperar-
ne il rigore, ma l' intrepido Grego-
rio VII non volle tradire la sua cau-
sa, e colla sua costanza si alienò la
maggior parte de' romani : poscia
temendo che la plebe tumultuasse,
dal palazzo lateranense , ov' erasi
ritirato, coi cardinali passò in Ca-
stel s. Angelo ( Fedi ), abbando-
nando una città malamente difesa
dal popolo. In tale angustia il Pa-
pa si ricordò di Roberto Guiscar-
do, stipulò coi tedeschi una tregua,
e l'invitò a soccorrerlo: si conven-
ne che Gregorio VII avrebbe cele-
brato un concilio per pronunziare
definitiva sentenza sulla questione
del regno , che Enrico IV non lo
disturberebbe, concedendo il sal-
vùcondotto ai prelati. Allora tolse
r assedio che avea posto al detto
castello, devastò parte del recinto
contiguo della Città Leonina, onde
renderlo inutile ai normanni, e tro-
vare più facile r accesso al suo ri-
torno, perchè lasciata Roma passò
in Lombardia, e l'antipapa in Ra-
venna. Subito il re negò il salvo-
condollo, e minacciò chi voleva
lecarsi al concilio; ed inutilmente t
romani aprirono gli occhi , e rico-
nobbero la mala fede di cesare.
Il concilio perciò poco numero-
so, ebbe luogo per tre giorni, ia
cui i padri parlarono delle iniquità
del re, della condizione de' tempi,
e dei pericoli della Sede apostolica.
Allora Gregorio VII maestosamen-
te parlò della fede cattolica , della
morale cristiana, della costanza nei
giorni della persecuzione, e della
greggia di Cristo visitata dal severo
pastore ; tutti i padri si sciolsero
in lacrime, e singhiozzando si prò-
GRE
sfrarono a' suoi piedi. Cedendo al-
l' intercessione de' padri , non pro-
nunciò l'anatema che contro quei
guerrieri di Enrico IV, i quali ave-
viino arrestato gli ambasciatori ale-
manni e i vescovi che si portava-
no a Roma. Appena chiuso il con-
cilio con dolore apprese il buon
Pontefice , che i romani avevano
giurato al re che s'egli non l'a-
vesse coronato avrebbero eletto un
altro Papa. Questi allora dichiarò
che la corona l' avrebbe data al se-
nato romano, appena Enrico IV
avesse soddisfatto la Chiesa, ma giam-
mai r avrebbe consacrato ; e sicco-
me i romani mandarono al re pét'-
chè scegliesse tra i due partiti, ed
egli li ricusò; si tennero sciolti dal
giuramento, e furono più fedeli al
Papa cui soccorsero e promisero
fede eterna. Sdegnato il re minac-
ciò distruzione ai paurosi , versò
tesori agi' ingordi, e cosi guadagnò
nuovo partito , e que' vescovi che
temevano perdere le loro rendite;
gli altri rifugiandosi nelle terre di
Matilde , che armata di spada e
corazza valorosamente si difendeva,
e dirìgeva abilmente la guerra.
!Neir autunno io83 Enrico IV si
presentò per la quarta volta alle
porte di Roma per espugnarla col-
la fame o col ferro, quando Ro-
berto Guiscardo s' indusse a recar-^
visi. Presso le feste di Pasqua
1084, mentre Enrico IV si appa-
recchiava a tornare in Germania,
venne al suo campo una deputa-
zione di vescovi ad offrirgli le
chiavi di Roma, le cui porte spa-
lancarono a' 2 I marzo, domenica
delle Palme, cioè quella dalla par-
te di Toscana. Il re avente alla
destra l' antipapa ascese al Vatica-
no , che le sue milìzie occuparono
in un al Laterano ed alle torri più
GRE 34^
forti, essendo Gregorio VII in Ca-
stel s. Angelo, coi cardinali e mol-
ti vassalli. Alcuni dicono che i te-
deschi entrarono per una breccia,
e che Goffredo di Buglione montò
il baloardo e piantò la prima ban-
diera sulla torre della nominata
porta. Si dice inoltre, che ferito
mortalmente in quest' ardita fazio-
ne, fece poi voto di combattere ia
Terra Santa di Gerusalemme. Nei
d'i seguente l'antipapa fu dai ve-
scovi enriciani esaltato alla Sede
apostolica; ai 3 3 fu adorato al La-
terano, e nel 24 consacrato, o piut-
tosto benedetto nella basilica di s.
Pietro dai vescovi di Arezzo e di
Modena contro il rito, altri dicono
dai vescovi di Bologna e di Cer-
via o di Cremona, tutti scismatici.
Grande perciò fu 1' esultanza di En-
rico IV in confronto ai passati avve-
nimenti : temendo poi la venuta del
normanno eresse fortificazioni, col-
locò un presidio sul colle Aventi-
no, ed assediò i castelli o torri
tenute dai pontificii, oltre il ponte
del Tevere forse 1' Elio o s. Ange-
lo. Il giorno di Pasqua Enrico IV
con Berta sua sposa ( che alcuni
negano ) fece l' ingresso solenne in
s. Pietro, nel qual tempio durante
le preci, i partigiani del Papa pu-
gnalarono quaranta soldati di ce-
sare, e venti ben ferirono. L' anti-
papa gli cinse la coi-ona imperiale,
ed i romani applaudirono, e lo di-
chiararono patrizio di Roma. Indi il
Campidoglio [yedi), tenuto dalle
genti papali, venne espugnato e con-
segnato alla guarnigione lombarda.
Nel Settizoiiio ( f^edi) erasi chiuso Ru-
stico parente del Pontefice con di-
versi militi, ma dovette arrendersi.
Stretto Castel s. Angelo da nuovo
assedio, Enrico IV fece smantellare
gli edìfizi dei corsi, mentre Robei-
246 GRE
lo Guiscardo venne a liberare Gre-
gorio VII con trentamila fanti e seltc-
mila cavalli, con immenso dolore, di-
spetto e vergogna del re: questi
dunque tosto parfi coli' antipapa per
Civita Castellana, quindi per Siena,
con rancore de* romani, che si vi-
dero abbandonati, ed esposti alla
vendetta dei fieri normanni.
Il giorno che cesare entrava in
Siena, Roberto comparì colle sue
truppe sotto le mura di Roma.
Avendo trovato chiuse le porte, e
difesi i baluardi da diverse mi-
gliaia di guerrieri, accampatosi al-
la porta Latina intimò la resa mi-
nacciando sterminio: allora i pa-
pali venuti alle prese con gli en-
riciani gli spalancarono la porta
Flaminia. I normanni fecero orren-
do macello della plebaglia, che im-
pediva il passaggio , e tutta Roma
fu preda del ferro, del fuoco e del
saccheggio , essendo il nerbo delle
truppe normanne i saraceni di Lu-
ceria , che non conoscevano pietà :
grande fu la carnifìcina, vergini e
donne furono sagrificate alla libi-
dine mussulmana. Le parti di Ro-
ma che principalmente soffrirono,
si fu dalla detta porta a s. Silve-
stro in capite^ dal Laterano al Co-
losseo i^Vedì), e da questo a Ca-
stel s. Angelo: questa orribile de-
vastazione , viene reputata per la
pili terribile che Roma abbia sof-
ferto ; gli edifìzii più sontuosi furo-
no distrutti , e con pena potè il
Papa preservare i monisteri e le
chiese, con guardie disposte all' uo-
po. Roberto sciolse il blocco di
(Castel s. Angelo , ripose Gregorio
VII sul trono, appianò le opere
de' tedeschi, e fece schiavi molti
vassalli del Pontefice e a lui ribel-
li. Al quarto giorno di dimora di
Roberto nella città, il popolo in-
GRE
sor<!e dalla- disperazione , e nuoti-
torrenti di sangue furono versati.
In questo tempo il Papa .si recò
al Laterano ove celebrò il suo de-
cimo concilio: ivi fulminò l'anate-
ma contro Enrico IV, l'antipapa
Clemente III , ed i loro seguaci e
guerrieri, e mandò a tutti i legati
apostolici r incarico di bandire la
sua sentenza. Avendo il Papa ne-
gli ultimi tempi imparato a dis-
piezzare i romani, deliberò di ab-
bandonare una città codarda e ve-
nale, ove a lui veniva attribuita
la colpa delle stragi de' normanni.
Adunque scortato da Rolierlo recossi
a Monte Ca.s8Ìno, a Benevento ove di-
morò alcuni giorni, indi a Salerno che
allora signoreggiava il mare. In
questo tempo Matilde armata alla
testa delle sue truppe, con audacia
invidiabile ai più famo.si capitani,
forte neir aiuto di Dio e di san
Pietro, presso Sorbara nel Mode-
nese invase il campo nemico , e
riportò una strepitosa vittoria, ove
morirono tre soli de'suoi. Si brillante
azione rialzò la parte del Papa. Intan-
to il re Ermanno cadde nel disprezzo
per la sua debolezza, e fu detto il
re dell'aglio, dalla dimora che fa-
ceva in Eisleben ove prospera l'a-
glio. In Quedlimburgo Ottone car-
dinal vescovo d' Ostia legato apo-
stolico, tenne un concilio, nel quale
alla sua destra sedette il re Erman-
no. Venne sostenuto il primato del
Papa, e condannato l'antipapa ed i
suoi fautori enriciani. Contempora-
neamente la fazione contraria convo-
cò un conciliabolo a Magonza, in cui
di nuovo proclamarono l'antipapa,
la deposizione di Gregorio VII e
de'suoi seguaci. In Salerno il Pon-
tefice dedicato alla contemplazione
dei celesti misteri, prendeva con-
solazione e conforto dalle sante
GRE
sciilture. Al principio dell' anno
io85 avea incomincialo a sentir
debolezza nel corpo, effetto delle
tribolazioni patite : crescendo la las-
sezza, nell'aprile non potè più le-
varsi dal letto.
Questo Papa ordinò che il di-
giuno solito farsi nel mese di
giugno, si facesse dopo l'ottava di
Pentecoste, e ad esempio della chiesa
romana ordinò a tutti l'astinenza del-
le carni nel sabbato, decreto però che
non fu allora promulgato; determinò
che l'uffizio divino si recitasse secon-
do l'antico costume ; e proibì che
niuno fuorché il Pontefice romano
si chiamasse Papa, e che altro che
a questi si baciasse il piede. Sen-
tendosi il gran Pontefice venir me-
no la vita, chiamò a sé i cardinali
ed i vescovi fedeli, i quali gli do-
mandarono chi mai in tanto pe-
ricolo della santa Sede si dov'esse
crear Pontefice. Egli indicò tre car-
dinali idonei al tremendo ministero
del tempio : Ugo vescovo dì Lione,
Ottone vescovo d'Ostia che fu poi
Urbano II,' e Desiderio abbate di
Monte Cassino che lo successe
col nome di Vittore IH. Alla pre-
ghiera che volesse levar le scomu-
niche, rispose: » Escluso Enrico, cui
dicono re, escluso Guiberlo usur-
patore della Sede romana, esclusi
i maligni che coi consigli e coll'o-
pera favoriscono l'empietà d'ambe-
due, io stendo il perdono e la
benedizione di Dio su lutti gli
uomini che credono fermamente e
confessano, che io sono vero vicario
di Cristo , e vero successore di s.
Pietro ". Dell'infelice e tremenda fi-
ne di Enrico IV lo narrammo all'ar-
ticolo Germania (Fedi), di quella di
Guibertoall'arlicolo Antipapa XXIII
{^Fedi) . Dispensati poscia consigli
ed esortazioni a'suoi vescovi, prc-
GRE 247
SCI isse loro con voce solenne. » III
nome di Dio onnipossente ed in
virtù degli apostoli san Pietro e
san Paolo protettori della Chiesa ro-
mana, io v'insegno una santa dot-
trina : abbiate per falso Papa co-
lui il quale non venga eletto, con-
sacrato, esaltato secondo le norme
dei canoni ". Finalmente sentendo
la chiamata di Dio, pronunziò que-
ste estreme parole. ** Amai la
giustizia, odiai l'iniquità, ed ecco
che muoio nell'esilio ". Un vescovo
venerando gli disse allora. *» Si-
gnore, tu non puoi morire in esilio
perché tu sei vicario di Cristo, che
ti diede in retaggio i suoi popoli,
ed alla tua giurisdizione segnò per
termine i confini del mondo ".
Queste parole suonarono invano, il
sommo Pontefice s. Gregorio VII
efa morto avendo governato a-
cerrimo difensore della libertà ec-
clesiastica, dodici anni, un mese e
tre giorni , ne'quali creò ventidue
cardinali, che in un agli altri ed
ai vescovi lo compiansero amara-
mente per tre mesi, come narra
Lodovico Agnello Anastasio nella
Istoria degU antipapi, ove nel t.
1, p. 2-27 e seg. descrive l' em-
pietà di Guiberto, difende e riferi-
sce le gloriose azioni di s, Grego-
rio VIL Terminò di vivere in
Salerno a* 35 maggio io85 ; il
suo corpo fu deposto nella catte-
drale di Salerno poco prima con-
sacrata da lui in onore dell' As-
sunzione della B. Vergine, e del-
l' apostolo ed evangelista s. Mat-
teo, il cui prezioso corpo ivi è in
gran venerazione con quello del
santo Pontefice. Il corpo di questo
cercato nel iSyS dall' arcivescovo
di Salerno Marc' Antonio Marsigli
Colonna, fu trovato quasi incorrot-
to, ed ornato delle insegne ponti-
^
948 GRE
ficali, onde il prelato gli fece ag-
giungere nel iSyS ai suo deposito
un epitaffio, che leggesi presso il
p. Giacobbe nella sua Blbl. Pont.
lib. I, p. 9 : il suo braccio destro
*! venera nella cattedrale di Siena.
Prima di morire avendo s. Grego-
rio yil mandato a s. Anselmo
vescovo di Lucca la sua mitra pon-
tificale, per mezzo di essa Dio o-
però molti prodigi, come attesta
Io scrittore della sua vita Paolo
Bernried o Benriede presso i Bol-
Jandisti a 2.5 maggio. Anastasio IV
Papa fece dipingere in Roma l'ef-
figie di s. Gregorio VII, settanta
anni dopo la sua beata morte, nel-
ì' oratorio di s. Nicolò edificato
da Calisto II nel patriarchio late-
ranense, nel quale i Pontefici per
ken duecento anni celebrarono mes-
sa. Lo fece dipingere Anastasio IV
col titolo di santo, e coi diadema
intorno al capo, segno di santità
e culto ecclesiastico. Dipoi il suo
nome a detto giorno fu da Gre-
gorio XIII nel i584 ammesso nel
martirologio romano , ed in esso
)a Chiesa ne celebra la festa.
Per le tribolazioni che il santo pa^
ti nel pontificato, si dice nei suoi
atti, presso gli stessi Bollandisti, t.
,VI jun. p. 197, morto martire e
confessore. Il Pontefice Paolo V,
considerando come fu rinvenuto il
corpo del santo, come Gregorio
XIII lavea registrato nel marliro*-
Jogio, e conservato in esso da Si-
sto V nella sua edizione, come
Dio avea operato a sua interces-
sione miracoli e meravigliosi pro-
digi, massime al suo sepolcro, con
la costituzione Domini nostri, dei
28 agosto 1609, Bull. Maga. t.
''^» P* ^19) ^^ concesse V uffizio
proprio alla chiesa e clero di Sa-
lerno» Indi neir anno seguente ai
GRE
20 novembre lo estese al capitolo
e clero di Siena, e a quello di
Soana, che pure fu poscia amplia-
to alle tre basiliche patriarcali di
Roma, Lateranense, Vaticana e Li-
beriana e Clemente XI estese tale
uffìzio a tutto l'ordine di s. Bene-
detto, principalmente alia congre-
gazione vallombrosana a' 19 agosto
17 19. Finalmente Benedetto XIII
lo ascrisse nei novero de'santi con
equipollente canonizzazione, dappoi-
ché con decreto de' i5 settembre
ordinò con precetto, nel che con-
siste la canonizzazione equipollente,
che per tutta la Chiesa si facesse
l'uffizio e messa di «. Gregorio VII
a'25 maggio con rito doppio, che
Paolo V, Clemente X, Alessandro
Vili, e Clemente XI aveano con-
cesso già a molte chiese del cri-
stianesimo; quindi lo stesso Bene-
detto XIII ordinò che s' inserisse
r uffìzio e la messa nel breviario
e messale romano. Poscia coi brevi
Clini ad aposlolatus, de' 17 set-
tembre ed 8 ottobre 1729, Cimi
nobis, de' 6 dicembre, e Cum ad
aures, de' 19 dicembre 1729, an-
nullò e condannò le pastorali dei
vescovi di Auxerre, di Metz, e di
Montpellier, e le ordinazioni di al-
cuni magistrati secolari, contro l'e-
stensione di quest'uffizio a tutta la
Chiesa, i quali lo vietavano nel regno
di Francia, come nel 1780 lo fu
nella Fiandra, perchè nelle lezioni
si contiene il compendio di sua
vita.
La condotta di questo Pontefice
degnissimo d'ogni lode, fu mentre
viveva , e dopo mcH-to attaccata
con manifeste caiunoie ; ma s.
Gregorio VII è quale lo costitui-
scono le grandi sue gesta : forse
però mai non visse uomo, che sia
stato soggetto di più diversi giudi-
GRE
7Ìi, di tarilo biasimo da una par-
te, e di tante Iodi dall'altra; ma la
Diemoria dei di lui nemici è nella
polvere, la sua nella luce de'secoli,
e canonizzato dalla Chiesa. Grego-
rio Yll ebbe la sorte di tutti i
grandi personaggi storici, quella cioè
di vedersi attribuite passioni ed
intenzioni, delle quali sarebbe dif-
fìcile, per non dir impossibile, il
trovar fuori le prove: importa a
tutti che si renda giustizia a co-
lui che ha gettato le fondamenta di
una gloria perenne, e che si ve-
neri un genio il quale riformò il
suo secolo con tanto zelo, forza, e
santità d' intenzioni. La sua con-
dotta, le sue azioni, le sue lettercy
e le sue parole dipingono al vi-
vo la sublimita dell'animo, il prin-
cipio e lo scopo de' suoi religiosi
pensieri. Le sue lettere e pen-
sieri pieni di faconda e robusta e»
loquenza, sono una lezione d'amo-
re, spirano un zelo ardente per la
religione di Cristo, rivelano un a-
nimo persuaso della divinità della
propria missione , profondamente
convinto della giustizia della pro-
pria causa, della necessità de' pro-
pri decreti, una ferma ed inconcus-
sa fede nelle ricompense e nelle
pene della vita futura, uno scru-
poloso e pio timore di venir meno
Hll'incarico ricevuto da Dio. Tutto
ci parla in lui della nobiltà, ma-
gnanimità, dignità e grandezza del-
la sua vasta e dotta mente, lut-
to esprime la pietà del suo cuore,
l'importanza dei suoi disegni e la
costanza de'suoi sforzi verso il più
importante scopo.
Per giudicar dunque delle intenzio-
ni del sommo Pontefice s. Gregorio
\I1, è d'uopo esaminarne gli scritti e
le azioni, non essendovi altro miglior
fónte a cui attingere più pura la veri-
GRE 249
tà. E siccome l'età sua era un' età
rozza, il suo secolo un secolo ferreo,
che succedeva a quello che il Ba-
ronio chiamò pure di piombo ed
oscuro ; età e secolo che nulla han-
no comune coli' età e col secolo
nostro; le sue azioni perla iito non
ponno venir giudicate dietro le
norme de' nostri costumi ; ed a
decidere s'egli abbia bene o male
operato, è d'uopo prima di tutto
che noi presentiamo a noi stessi
il secolo e le circostanze in cui s.
Gregorio VII è vissuto, che e' in-
formiamo quindi dell'attitudine e
della costituzione politica della san-
ta Sede, e che conosciutene esat-
tamente le minime relazioni collo
stato civile, esaminiamo con giudi-
ziosa analisi lo spirito,- la tenden-
za, r indole, la rozzezza, e la dege-
nerazione del clero. Bisogna imma-
ginarsi il corpo de' ministri del
tempio, dimentichi del proprio do-
vere, ignoranti della propria desti-
nazione, superbo e feroce a cagio-
ne di questa ignoranza medesima,
pnr non dire della simonia e con-
cubinato da molti di essi pratica-
to ; bisogna veder chiara la situa-
zione dell' impero germanico, com-
prendere il carattere di Enrico IV,
avversario massimo di Gregorio
VII; e seguendo questa via, con-
siderando i pensieri, i voti, gli sfor-
zi e le azioni del Papa relativa-
mente alle opinioni ed all' indole
del suo secolo, spogliandosi d'ogni
pregiudizio, d'ogni rancore, e d'ogni
passione, si porterà finalmente un
giudizio tutt'altro da quello de'mo-
derni filosofi, i quali ad un Pon-
tefice del secolo XI vogliono pre-
scrivere per legge le norme e i co-
stumi del secolo XIX. Finalmente
per giustamente giudicare ciò ch'ei
fece come Papa, bisogna esamina-
•2 Vo GRE
re l' intenzione e lo scopo di lui,
J)isogna esaminar la natura e i bi-
sogni de' tempi in cui visse. Senza
dubbio, generalmente parlando, il
tedesco freme d' indignazione al ve-
dere il suo imperatore umiliato a
Canossa ; e il francese non sa re-
primere un moto di sdegno quan-
<lo legge i severi rimproveri che
Gregorio VII scriveva al suo re.
Ma lo storico che sotto un punto
generale di vista abbraccia e con-
templa la vita de' popoli, s'innal-
za al di sopra del breve orizzonte
del francese e dell'alemanno, cioè
di quelli che non sono divoti di
sua memoria, e trova giusto ciò
che Gregorio VII ha fatto ad En-
rico IV, e scritto a Filippo I. Così
non ha guari scriveva un impar-
ziale e dotto letterato di Strasbur-
go, che perciò possiamo conside-
rare francese ed alemanno , ed al
quale andiamo a tributare la nostra
ammirazione.
Uno dei detrattori di s, Gregorio
VII fu il calunniatore contempora-
neo Bennone cardinale scismatico
del partito dell'antipapa Guiberto,
che ne scrisse la vita, o piuttosto
libello o satira, piena di falsità e
di veleno, la quale fu stampata ad
Anau nel 1611. In quel tempo
però medesimo fu il santo Ponte-
fice difeso da s. Anselmo vescovo
di Lucca, con due libri che si leg-
gono presso il Canisio, tom. VI
Aiitiquil. LecL; da Paolo Bernried
canonico regolare, vescovo d'Augu-
sta, nella Fita di Gregorio VII,
scritta quarantacinque anni dopo
la morte di lui, che fu Stampata
in Ingolstadt nel 1610, e nell'an-
no medesimo in Augusta, con note
del p. Gretsero ; e da Geroco Rei-
chenspergense nell' Opera , che fu
pubblicata nel 1611 per mezzo del
GUE
medesimo p. Gretsero. Dai poste^
riori calunniatori s. Gregorio VII
fu <lifoo dal ven. cardinal Ht-lliir-
miiio, lib. 4> f^f^ linm. Pont., cap.
i3; dal p. Gretsero in Apolngm
prò Gregorio Vlly ove riporta
cinquanta panegirici del santo Pa-
pa ; da due celebri domenicani, il
cardinal Gotti in Colloqniis thrnlo-
giro-poterniciSf et in vindlciis Gre-
goni F IFj e d'Enghien che lo di-
fende ( con lode grandissima del
Lambertini poi Benedetto XIV, De
servi Dei beat. lib. I, cap. 4'» §
io) nel libro intitolato: Anctori-
tns Sedis apostolicae prò Gregorio
Pttpa FU vindicala adi>er.ms Na-
talem Alexandruni ord. jf. prae-
dicator^ Coloniae Agrippinae i684-
F. anche Y Antifebronio vindicatus
del p. Zaccaria, che difende il san-
to gerarca dagli attacchi del ma-
scherato Febronio. La Fita di Gre-
gorio FJI stampata a Francfort
nel i58i, dopo il Ckronicon Sln-
vorum Helmodii, fu proibita per
decreto de' 4 febbraio 1627. Quel-
le che scrissero Pandolfo d' Alatri
e Nicolò de Rosellis, cioè Rosei li
detto il cardinal d'Aragona, stanno
appresso il Muratori, Script, rerum
italic. tom. Ili, pag. 3o4. Vi è
ancora di Giusto Cristoforo Dit-
maro, Fita Gregari i FÌI romani
Pontificia, Francofurti 17 io, oltre
tutti i biografi de'Pontefici, massi-
me il sunnominato Lodovico A-
gnello Anastasio.
A' giorni nostri, e nella sua gio-
vanile età, il celebre protestante
Giovanni Voigt, già professore di
storia nell'università di Halle nella
Sassonia prussiana, ed ora profes-
sore dell'università di Runisberg ,
dopo aver scritto una dissertazione
sopra il Pontefice Gregoi io VII ,
eccitato dal, suo precettore il con-
sigliere aulico Luden di Jena, e dal
consigliere aulico Heeren di Got-
tinga, personaggio cui la Germania
nniiovera fra i suoi più grandi co-
noscitori dell'antichità, impiegò quat-
tr'anni di sludi per rappresentarci
mirabilmente Gregorio VII, consi-
<lerato in relazione con l' indole del
secolo nel quale è vissuto. Egli
raggiunse con lode pienamente lo
scopo, dappoiché pubblicò nel i8i5
la Storia di Papa Gregorio VII
e. dc^ suoi contemporanei ; donan-
doci un' erudita ed importante bio-
grafia cavata interamente da fonti
originali, mediante uno studio pro-
fondo della storia del suo paese,
principale teatro delle , gesta del
gran gerarca, che ha fatto cammi-
nare di pari passo co' suoi avver-
sari, per cui alcuni notarono essersi
troppo estesamente diffuso sulle no-
tizie della Germania ; ma per com>
prender bene la storia di Gregorio
VII, era necessario e indispensabile
di conoscei^e Enrico IV principale
avversario di lui. Questo protestante
benemerito meritò i più giusti en-
comi. Tra i tanti pregi che ri-
splendono nel suo lavoro, edifica la
sua moderazione ed imparzialità
istorica ; e qualche sentenza erronea
in cui cadde, rende più sicura ed
incontrastabile la verità delle lodi
ch'egli stesso dispensa ai canoni
della Chiesa cattolica, ed agli scritti
de' santi padri. Questa applaudita
storia fu tradotta in idioma fran-
cese dall'abbate Jager canonico o-
norario di Nancy e di Strasbur-
go, premettendovi un' eruditissima
introduzione, illustrandola con no-
te e giustificazioni, oltre un'analo-
ga concUifiione, e con questo tito-
lo: Hisloire da Pape Gregei re V li
et de son siede d'apres les mona-
nients originauXj in due tomi, Pa-
GRE 25i
ris i838, imprimérie de Decoucur-
chant, A. Vatou libraire éditeur.
Il chiar. Jager tempera e rettifi-
ca le asserzioni di Voigt, mentre
le .sue moltissime note sono oppor-
tune, dotte, interessanti e sensatis-
sime. Questa versione riscosse gli
encomi degli scienziati, come li pro-
vocò grandemente quella italiana
di Fr. Vergani di G. fatta sull'o-
riginale tedesco, preceduta dall'in-
troduzione del can. Jager, e stam-
pata in Milano nel 1840 dai nitidi
tipi presso la ditta Angelo Bonfan-
ti. L'onorevole traduttore italiano
fece anch' egli copiose note quanto
utili, altrettanto critiche, antepo-
nendo la conclusione del Jager a
quella di Voigt, perchè questi, do-
po aver per tutto il decorso del-
l'opera 'mostrata una sobrietà e ri-
serbatezza mirabile nel parlare del-
la setta protestante, nella sua con-
clusione si discostò da quel siste-
ma di moderazione onde sì bella
apparisce la sua storia. Anche l'ot-
timo cattolico Audley, già professo-
re di storia nel celebre collegio di
Juilley presso Parigi, poi uno dei
principali compilatori del giornale
periodico detto // Corrispondente ,
fece delle note critiche ed erudi-
te all'opera del Voigt. Di tale ver-
sione italiana appunto noi princi-
palmente ci servimmo nel co«ipi-
iare questa biografia : e siccome
nella medesima edizione di un sol
volume fu collocato in fronte co-
me in quella di Parigi il ritratto
di s. Gregorio VII con barba lun-
ga, non ci possiamo convenire, per-
chè come avevamo detto al voi.
IV, p. 96 del Dizionario, e ripe-
tuto di sopra, il Papa scrisse al
vescovo di Cagliari, eh' egli e i
suoi diocesani si radessero la bar-
ba per uniformarsi alla disciplina
9. 12 GUE
della Chiesa occidentale. Nella Chro-
nologia Hoin. Pontifìcuiii del can.
Gio. Marangoni, Romae l'j^i, p.
8i, l'efiflgie di s. Gregorio VII è
senza barba ; tale è pur l' effigie
che si vede nell'opera intitolata
Effìgies Rom. Pontif. con la chro-
nolaxi delGravesonio, Bassani i yyS.
Siccome però all' articolo Ptniten-
zicri Lateranensi [Vedi) parleremo
bell'oratorio summentovato di s.
Nicolò ove Anastasio IV fece di-
pingere l'effigie di Gregorio VII ,
questa fatta da noi osservare è con
la barba. Devesi avvertire , che
quando Benedetto XIV fece rinno-
vare le pitture e i ritratti dell'o-
ratorio, che ora si vedono, gli ar-
tisti si servirono delle copie che
ne aveano fatte quelli che le co-
piarono prima che le pittare de-
perissero, ma non si ha contezza
e certezza se l'antico originale del-
l'effigie di s. Gregorio VII real-
fiiente avesse la barba, o se fu ar-
bitrio dei disegnatori l'aggiunger-
la. Tanto più ne induce sospetto,
in quanto che le dette immagini
rifatte sono tutte quasi consimili e
tutte colla barba. Si potrebbe anche
congetturare, che nel termine del
pontificato il Papa se la fosse fatta
crescere, e così sarebbe salva la let-
tera e il ritratto. All'articolo Barba
dicemmo che Giulio II si fece cre-
scere la barba, forse per mestizia o
per accrescere venerazione, dopo che
i francesi nel 1 5 1 1 presero Bolo-
gna; e che Clemente VII fece al-
trettanto per esprimere il dolore
pel sacco di Roma avvenuto nel
j527.
Nel i832 in Londra il baronet-
to sir R. Greisley pubblicò la Fi-
la ed il ponlificato di s. Grego-
rio VII^ e più che altri sfigurò
la storia del santo Pontefice. Que-
GRE
si' opera fu reputata una tessitura
di falsità storiche, piena di bile e
di animosità contro i Papi , e di
calunnie contro ragguardevolissimi
soggetti ancor viventi , ed anche
priva di pregi letterarii ; anzi vuoi-
si che in sostanza il lavoro non
sia suo, e eh' egli altro non abbia
fatto se non tradurre e modificare
un manoscritto che acquistò in
Roma. Il dotto e zelante ecclesia-
stico inglese monsignor Nicola Wi-
seman, al presente vescovo Mel-
lipotamo in parlibus , e coadiutore
del vicario apostolico del distretto
centrale o medio d' Inghilterra ,
egregiamente confutò la riprovevo-
le opera, leggendosi la confutazione
nel voi. I degli Annali delle scien-
ze religiose, che si pubblicano in
Roma, e compilate dal eh. monsi-
gnor Antonino De Luca, a p. 267
e seg., e 874 e seg. Nei medesimi
Annali al voi. VII, pag. 890 e
seg. , è riportata in sedici §§ la
confutazione alla Vita di s. Gre-
gorio VII scritta in francese dal
signor de Vidaillan, Parigi 1837.
La confutazione è lodato ed in-
teressante lavoro de! eh. sacerdote
Cassacco bibliotecario di Udine.
Detta vita non è propriamente una
biografia dell'immortale Ildebran-
do, ma bensì una generale, indige-
sta e furiosa invettiva contro la
gerarchia cattolica. Con questo in-
tendimento il signor Vidaillan im-
piegò quasi tutto intero il primo
volume in una rapida e superficia-
lissima esposizione degli avvenimenti
accaduti dopo la fondazioue della
Chiesa cristiana sino al secolo di
Ildebrando, e travisando ogni fat-
to, declama di continuo contro le
pretese usurpazioni del clero in
pregiudizio delia civile autorità.
Anche il eh. Jager biasimò la sto-
GRE
ria del signor Vidaillan , che la
sacra congregazione dell'indice proi-
bì leggersi con decreto de* 2 7 ago-
sto i838, e fece inserire neìV In-
dex librar, prohibitor. ristampato
nel 1841. Avvertiremo per ultimo,
che sebbene le altre biografie dei
Pontefici romani in questo Di-
zionario per la sua natura sie-
no brevissime, e massimamente per-
chè le gesta e i fasti de' Papi sono
sparsi più opportunamente in tut-
ta l'opera ai rispettivi luoghi, pu-
re ad essere in altri analoghi a
quelli di s. Gregorio VII più com-
pendiosi, per dare un saggio delio
spirilo del secolo XI che partecipa
eziandio de' precedenti , e singolar-
mente per un complesso di circo-
stanze gravissime e del più alto
interesse riguardanti un' epoca se-
gnalata da straordinari avvenimen-
ti, che tanto influirono ne' succes-
sivi, e per altre ragioni che lungo
sarebbe enumerare, credemmo in
proporzione alquanto dilTonderci in
questa di s. Gregorio VII , splen-
dido modello di tribolazioni e di
fortezza d'animo. Niun Pontefice poi
•i può dire che come lui regnasse
e governasse prima di divenirvi sotto
cinque pontificati, dopo essere sta-
to allevato da Gregorio VI, e di
aver contribuito alla loro esalta-
zione, e persino comandato in cer-
to modo dopo morte, poiché dei
tre personaggi che disegnò succes-
sòri, due che sopravvissero divenne-
ro effettivamente Papi. Non pos-
siamo tacere un riflesso : i biografi
di s. Gregorio VII quando descris-
sero il suo zelo ardente o l'eserci-
zio d'alcun atto di somma autori-
tà, procurarono scusarlo col siste-
ma e giurisprudenza di allora in
vigore. Ma di grazia, si esaminino
le biografie de' seguenti Papi, anzi
GRE 253
quelle qui appresso riportate di Gre-
gorio IX e di Gregorio X, il pri-
mo eletto centoquarantadue anni
dopo la morte di S.Gregorio VII, il
secondo cent'ottaotasei, e si vedrà
ch'essi tennero più o meno lo stes-
so contegno, ed i principi ed i po-
poli egualmente rìguardaronli come
aveano riguardato s. Gregorio VII.
Vacò la santa Sede un anno.
GREGORIO Vili, Papa CLXXX.
Alberto di Morra, da altri detto Spi-
naccio, nacque da Sartorio in Bene-
vento nel principio del secolo XII; es-
sendo la sua nobile famiglia beneven-
tana, patrizia di Napoli, ed illustre,
ebbe una corrispondente educazio-
ne degna de' suoi natali. Fioriva
in q uè' tempi l'ordine de' cistcrcien-
si sotto la disciplina di s. Bernar-
do, onde Alberto rinunziando negli
anni più verdi alle vanità e lu-
singhe del secolo, tra essi vesti
l'abito monastico, quantunque non
manchi chi sostiene, che professas-
se l'istituto de'cassinesi. Il candore
de' costumi, l'illibatezza del cuore,
lo spirito di mortificazione , e la
straordinaria sua dottrina ed elo-
quenza, lo resero, come scrive Gu-
glielmo Neobrigense, cospicuo ed
insigne , e gli aprirono la strada
alle prime dignità • della Chiesa :
dappoiché mosso Adriano IV dalla
fama delle preclare doti che in lui
risplendevano, nel mese di dicembre
1 1 55 lo volle decorare della dignità
cardinalizia con la diaconia di s. A-
driano, e poi nel 1 1 58 lo trasferì
neir ordine de' preti conferendogli
per titolo la chiesa di s. Lorenzo
in Lucina. Il successore Alessan-
dro HI tenne nel medesimo conto
Alberto, per cui nel 1172 lo pro-
mosse alla rispettabile carica di can-
celliere di santa romana Chiesa ,
indi col cardinal Teodiuu di san
Vitale gli commise la gravissima
legazione ad Enrico II re ti' In-
ghilterra, come quella eh' ebbe per
oggetto la morte recata da empi
sicari nel giorno 29 dicembre del
precedente anno a s. Tommaso
arcivescovo di Cantorbery. Con
tanta fedeltà e zelo si diportarono
i pontifìcii legati, che riuscì loro
egregiamente e con gran conten-
tezza del Papa di piegare l' animo
del re a chiedere perdono del com-
messo delitto , a sottomettersi ad
una penitenza, ed a riceverne il be-
netìcio dell'assoluzione, avendo egli
dato causa, non espressamente 1' or-
dine dell' uccisione. In nome di
Alessando III il cardinal Alberto,
dopo sì prospera legazione, impose
la corona l'eale ad Alfonso II re
di Portogallo , nella quale occasio-
ne obbligossi quel sovrano a paga-
re un annuo tributo di due mar-
che d'oro alla Chiesa romana. In-
di trovossi presente all' assoluzione
data in Velletri da Lucio III nel
1182 a Guglielmo re di Scozia
<lalla scomunica fulminata contro
di lui dall' arcivescovo di York.
Edificò in Benevento sua patria
una chiesa in onore di s. Andrea
apostolo, e quando nel 1167 quel
Papa fuggì a Benevento, il cardi-
nale ve lo seguì , mentre anche
allora la sua famiglia formava il
più beli' ornanieuto di Beneven-
to. Dopo aver contribuito col suo
suffragio all' elezione del medesimo
Alessandro III, che valorosamente
sostenne contro gli sforzi degli anti-
papi insorti , intervenne ai sacri
comizi di Lucio III j e d' Urba-
no III, e fu l'ultimo cancelliere di
santa Chiesa, venendo denominati i
successori vice-cancellieri pei mo-
tivi che adducemmo al relativo
articolo. Seguì Urbano III a Fer-
GRE
rara , e si trovò presente alla di
lui morte ai 19 o 20 ottobre
1187.
Ivi celebratisi i sacri comizi , fu
eletto Papa ai 20 o 21 ottobre ,
senza che fosse quasi vacata la
Sede, e consacrato a' 25 del me-
desimo mese, come meglio dicem-
mo all' articolo Ftrrara ( f^edi ).
Appena morto Urbano III ave-
vano i cardinali acclamato Ponte-
fice il b. Enrico di Castel Mar-
siaco , monaco di Chiaravalle e
cardinal vescovo d' Albano; ma
egli modestamente li ringraziò ri-
nunziando al papato, ed operò che
fosse eletto il cardinal Alberto che
prese il nome di Gregorio Vili.
Subito applicossi alla conquista di
Gerusalemme che Saladino sultano
di Babilonia e d'Egitto avea tolto
ai cristiani ai 2 ottobre , e gravis-
sime cure sostenne per soccorrere
Terra Santa, laonde da Ferrara in
data 29 ottobre scrisse lettere orta-
torie a tutti i fedeli, pubblicò in-
dulgenze, ingiunse preghiere, ordi-
nò digiuni nella feria VI per an-
ni cinque, ed astinenza dalle carni
nella feria IV e nel sabbato, di che
egli , la sua corte ed il sacro col-
legio furono i primi a darne il
buon esempio, agli altri , aggiun-
gendovi per sé stesso, pei cardina-
li, e per la corte pontificia anche
r astinenza delle carni nella fe-
ria II. E qui, come abbiamo detto
al suo luogo, vuole osservarsi che
il digiuno del sabbato era antica-
mente particolare della Chiesa ro-
mana, il qual pio costume si andò a
poco a poco dilatando altrove per
lo zelo de' Papi. S. Gregorio VII
pubblicò su di ciò un decreto, ma
perchè questo non fu promulgato
che in un sinodo particolare da lui
tenuto in Ruma, in cui ummoui i
r.RE
ft^deli di astenersi dalle carni nel
sabbaio , non venne quindi a (or-
mare un precelto universale, come
manifestamente lo dimostra la di-
sposizione di Gregorio Vili, ai
tempi del quale non era il sabbato
generalmente osservato coli' astinen-
za 'delle carni. Da Ferrara il Pon-
tefice passò a Bologna dove ordinò
in vescovo di quella cbiesa Ghe-
rardo Ghiselli ; indi si condusse
a Parma. Quivi egli dimorava nel
giorno 29 di novembre, siccome si
rileva da una lettera che scrisse
air imperatore Enrico VI , pubbli-
cala dal Leibnizio in Prodrom.
Cod. I. G. p. 4> <^olla data, Par-
noae III kal. xbr. Tndic. VI. Da
questa città nel giorno io di di-
cembre si recò a Pisa, a motivo
di ridurre quel popolo a concor-
dia e pace coi genovesi, perchè
non venisse ritardata per le loro
inimicizie la spedizione in soccorso
di Terra Santa , dove grandissimi
progressi facevano le armi di Sa-
ladino. Ma infermatosi in quella
città senza aver potuto mandare
ad effetto così degno pensiero, nel
giorno 17 dello stesso mese di di-
cembre 1187 morì in Pisa, dopo
aver governato la Chiesa un mese
e ventisette giorni. In sì ristretto
tempo non potè creare cardinali, e
pochi monumenti lasciò del suo bi'e-
ve pontificato, che avrebbe meritalo
di essere lunghissimo per l' insigne
sua pietà, zelo e dottrina, che ri-
splenderono in lui, tanto nel chio-
stro, che nel cardinalato, e sulla
Sede apostolica.
Da tale narrazione, dice il Bor-
gia nel tomo II, pag. i5i, nel-
le Memorie istoriche di Bene-
vento , non può ammettersi che
Gregorio Vili si conducesse alla
sua patria, come scrisse il celebre
GRE 9.7 5
Pietro cantore della chiesa di Pa-
rigi in Sumnia de sacramenlis et
animae consiliis , il quale dichiarò
che avendo il Papa consacrato la
chiesa di s. Andrea da lui edifica-
. ta in Benevento, pregato dai bene-
ventani ad arricchirla di molte in-
dulgenze, rispose: tntius est, ut r/^a-
tis poenitenliant y quani vel terliani
partem, vel aliquotani vobis remil-
tam. Il Borgia pertanto osserva
eh' esclusa la venuta di Grego-
rio Vili in Benevento , supplicalo
per tale indidgenza può darsi che
egli dasse sì grave risposta, siccome
tenace custode della disciplina ec-
clesiastica. Nella chiesa cattedrale
di Pisa fu con gran pompa data
sepoltura al corpo del defunto Pon-
tefice, il sepolcro del quale quivi
si conservò sino al giorno i.5 ot-
tobre • 59'); giacché per fatale in-
cendio essendosi arso buona parte
del medesimo , sventuratamente fu
dalle fiamme divorato e consunto,
né a rinnovare in quel tempio la
memoria di Gregorio Vili si pen-
sò prima del i658, nel quale an-
no, siccome scrive il canonico Giu-
seppe Martini , nel Teatro della ba-
silica Pisana p. ^1 , Camillo Cam-
piglia operaio o sia edile della
medesima, vi pose l'iscrizione che
riporta il Borgia a p. 1 55, dipinta
in tela con idea di farla incidere
in marmo, lo che non potè ese-
guire prevenutone dalla morte. In-
oltre il Borgia avverte che ivi
r iscrizione fu sbagliata sul giorno
della morte di Gregorio Vili, es-
sendo seguila a* 17 e non ai 16
dicembre come viene espresso. A-
malrico Augerio , e Bernardo di
Guidone ne scrissero la vita, che si
legge nel Muratori, Script, rer. ilal.
tom. IH , oltre quanto ne dice il
Baroni© all'anno 1187. Giovanni
256 GRE
Gallese nella sua Collezione inserì
tre deciefali fli Gregorio Vili, delle
quali è celebre quella diletta al
prevosto di s. Cataldo, e vi si trat-
ta dello scioglimento d' un matri-
monio fatto da Gregorio Vili. Va-
cò la santa Sede un giorno.
GREGORIO IX, Papa CLXXXV.
Ugo ovvero Ugolino nacque in A-
nagni, da' Conti di Segni, della no-
bilissima famiglia Conti ( P^edi )j
monaco camaldolese secondo il Vion,
o veramente canonico regolare di s.
Maria del Reno come sostengono il
Segni ed il Trombelli. Ornato di
singoiar pudicizia, religione, pru-
denza , acutezza d' ingegno ; eccel-
lente nella scienza delle leggi, ver-
sato in ogni genere di letteratura,
assai destro ed industrioso nel ma-
neggio degli affiiri , eloquente nel
ragionare; qualità tutte che in lui
andarono unite mirabilmente ad
un grazioso aspetto , e leggiadro
taglio della persona. Il suo cugino
o zio Innocenzo III, congiunto con
lui in terzo grado di parentela ,
successivamente lo fece cappellano
pontifìcio, o sia uditore di rota
come dice il Bernini, nel 1 198 pel
primo lo creò cardinale diacono,
con la diaconia di s. Eustachio ,
arciprete della basilica vaticana, e
nel 1206 o 1207 vescovo d'O-
stia e Velletri. Si rese insignemen-
te illustre per le legazioni sostenute
in Napoli , Toscana , Lombardia ,
Francia e Germania. Nella prima
delle quali prosciolse Marcualdo si-
niscalco dell' impero dalle censure
incorse, per aver travagliato quel
regno , e vessata acerbamente la
Chiesa romana, avendogli però in-
giunta una penitenza proporziona-
ta a' commessi delitti. Nella lega-
zione di Toscana diede a nome di
Onorio III la croce a novecento
GRE
sanesi, che sotto la condotta di un
tal Guidone consanguineo di A-
lessandro III, egli spedii nell'orien-
te in soccorso de' cristiani che colii
si trovavano, con piena soddisfa-
zione del Pontefice , che ne rese
affettuose grazie ai sanesi. Si con-
dusse quindi in Germania col car-
dinale Leone del titolo di s. Croce
in Gerusalemme, per istabilire la
pace tra' principi cristiani: in tale
occasione, come si rileva da un
manoscritto codice vaticano, i le-
gati obbligarono B'ilippo duca di
Svevia per mezzo di un pubblico
giuramento ad ubbidire al Papa in
tutti quegli articoli, per la contra-
venzione de' quali era stato in avan-
ti soggettato all'anatema, dopo di
che rimase da' medesimi dalle in-
corse censure solennemente assoluto :
oltre a ciò i legati l' obbligarono
a rendere la libertà a Brunone ar-
civescovo di Colonia, da lui ritenu-
to prigione , e rimesso perciò ai
legati, acciocché fosse da loro con-
dotto in Roma. Così costrinsero
Lupoldo intruso nella sede di
Magonza a rinunziare nelle loro
mani il governo spirituale di quel-
la chiesa, e indussero il duca di
Svevia, non senza difficoltà, a per-
mettere che Sigifredo nuovo arci-
vescovo di Magonza potesse gover-
nare la sua diocesi per mezzo di
un vicario , come ancora a licen-
ziare un esercito che aveva arrol-
lato contro il re Ottone IV ; e
dopo aver trattato energicamente
per istabilire tra loro una perfetta
concordia, scorgendo di non poter-
la condurre al bramato fine, deter-
minarono di fissare la tregua di
un anno, e ciò fatto i legati ritor-
narono in Roma, insieme cogli am-
basciatori de' principi alemanni.
Fu il cardinal Ugolino, come
GRE
con qualche estensione dicemmo
all'articolo Francescano [Vedi), in-
timo amico di s. Francesco d'A-
sisi, che la suprema dignità della
Chiesa apertamente' gli predisse ;
si mostrò zelante e impegnatissimo
del novello ordine francescano dal
santo (ondato, di cui fu il primo
cardinal protettore, ed al quale e-
resse chiese e conventi. Si trovò
presente al capitolo generale cele-
brato in detta città , a cui inter-
■Vennero s. Francesco con cinque-
mila de'suoi frati minori ; quivi il
cardinale diede tali e sì illustri e-
sempi di umiltà, di mortificazione,
e delle più sublimi virtù, che
Tommaso Celano scrittore contem-
poraneo, dopo averli in gran par-
te a comune edificazione narrati,
conchiude col chiamare il cardi-
nale ardente e scintillante lucerna
epparecchiata nel tempo opportu-
no. Ritiratosi quindi in compagnia
di s. Francesco nella solitudine di
Canialdoli per attendere con mag-
gior quiete di spirito alla contem-
plazione delle cose divine e cele-
sti, fu un giorno veduta da fra
Leonardo monaco camaldolese, uo-
mo insigne per santità di vita, calare
dal cielo una candida colomba, la
quale nel tempo in cui il cardinale
celebrava la messa, andò a posarsi
placidamente sul suo capo , onde
compiuto il sagrifìcio , baciò il
monaco i piedi al cardinale, gli
raccontò quanto aveva veduto, e
gli predisse il supremo pontificato,
come si ha da Andrea Mugnozio
nella Descrizione dell'eremo di Ca-
lìialdoliy riportata nell'appendice
al primo tomo degli Annali ca-
maldolesi, a p. 332 ; in cui però
è da notarsi che nulla dice esser-
si s. Francesco trovato nella soli-
tudine col cardinale. Essendo Ugo-
VOL. XXXII.
GRE 257
lino legato apostolico gì' indirizzò
Innocenzo 111 una famosa lettera,
la quale è riportata tra le decre-
tali. De poslidatione praelalorunt,
riguardante la postulazione del ve-
scovo di Cambra! all' arcivescovato
Senonense. L'Angelotti nella Descri-
zione della città di Rieti, che si
legge nel tom. Vili del Tesoro
delle antichità del Grevio par. IH
e IV, a p. i5, dice che Ugolino
dei Conti verso il 1198 fu vescovo
di Rieti, come consta dagli archivi
di quella cattedrale, ed al cap.
18 del libro intitolato Fiori di s.
Francesco , afferma che con gran
fervore osservava la regola di que-
sti : l'LJghelli ncìV Italia sacra ri-
portando diligentemente la serie
dei vescovi di Rieti, non fa al-
cuna menzione di Ugolino, che se
fosse realmente stato non lo avreb-
be trasandato. Dopo la morte di
Onorio 111 avvenuta a' 18 marzo
1227, procedendo i cardinali al-
l'elezione del successore, ed essendo
divisi di sentimenti, fecero un com-
promesso in tre cardinali, fra'quali
vi fu il cardinal Corrado d'Urach
svevo, in di cui favore si dichia-
rarono gli altri due compromissari
per farlo Papa ;ma l'Urach opponen-
dosi generosamente a questa riso-
luzione, in vece si adoprò con tut-
to l'impegno all'elezione del cardi-
nal Conti, la quale si effettuò nel
monistero di s. Gregorio presso
il Settizonio a' 19 marzo, benché
renitente, avendo allora ottantatre
anni. Preso il nome di Gregorio IX,
ed essendo già consacrato vescovo,
fu soltanto benedetto a'2 1 detto,
quindi ai 3o coronato nella basi-
lica vaticana, dalla quale passò a
prendere possesso della basilica la-
teranense, con quelle solennità che
descrisse il cardinal d'Aragona, 11-
•7
a58 GRE
portate dal Muratori nel t. UT ,
par, II, p. ^7'), Sciipl. rer. italic.
Nariti il medesimo cardinale che
il nuovo Pupa essendosi portolo a
Suti'i , ritornando a Roma dopo
undici giorni, fu ricevuto con tanto
plauso, come se fosse stato allora
eletto, e con l'istesso incontro festi-
vo dei greci e degli ebrei praticalo
da essi nel possesso.
Continuava ancora la grave dis-
sensione tra la santa Sede e l'im-
peratore Federico II, incominciata
sotto Onorio III, per cui ne da-
remo breve cenno. Quel Papa si-
no dal 1221 minacciò di scomu-
nica l'imperatore, se non andava
a militare in Terra Santa, onde
Federico lì nel 12^5, con nuovo
giuramento sotto pena di scomu-
nica tornò a promettere ad Ono-
rio HI che nell'agosto 12-27 avreb-
be fatto vela per la Palestina. In-
tanto egli vedeva di male occhio
la libertà che godevano le città
di Lombardia per la pace di Co-
stanza stabilita con Federico I nel-
l'anno ii83: l'alto dominio, le
appellazioni , ed altri diritti che
Federico I avea riserbato per l'im-
peratore sopra quelle città colle-
gate, tra le quali ne comprese
alcune dello stato ecclesiastico, sen-
za curare ciò che avea stabilito
nella pace precedente conchiusa nel
1177 in Venezia con Alessandro
III, in cui pronjise a questi re-
stituirgli la prefettura di Roma, le
terre della contessa Matilde e tut-
to l'usurpato da sé o da altri nel
dominio della Chiesa, sebbene poi
ritenesse le terre dì Matilde, ed
occupasse la contea di Bcrtinoro.
Tuttociò non era bastante per
Federico IT, volendo dominar pie-
namente le città, togliergli la li-
bertà, le regalie ed altre coosue*
GRE
tudini confermate nella pace cU
Costanza. Allestì pertanto un co-
pioso esercito con gravose taglie
imposte ai laici ed agli ecclcsiasiìci
del suo regrto sotto il pretesto
della sacra spedizione, e nel 1226
s'incammin?) alla volta di Lom-
bardia. Quando giunse nel ducato
di Spoleli pretese che que' popoli
lo accompagnassero colle armi, e
perchè ricusarono seguirlo senza il
permesso del Pontefice loro so-
vrano, n' ebbero da Federico H
tali minacce, che obbligarono Ono-
rio III di fargliene giuste querele.
All'altiera e superba risposta del-
l'imperatore, il Pontefice con gra-
ve lettera gli fece considerare l'in-
gratitudine sua verso la santa Se-
de, che sino dall' infanzia con tan-
to suo rischio e dispendio l' avea
protetto per sostenerlo nel regno
di Sicilia, e verso il di lui suoce-
ro Giovanni di Brienne re di Ge-
rusalemme, che spoglialo da cesa-
re de! titolo di re e del regno, erasi
rifugiato plesso il Papa. Allora il
principe, rientrato alquanto in sé
stesso, cambiò linguaggio, e richie-
se Onorio III per arbitro delle
difTerenze che avea coi lombardi.
Non rinunziò il Pontefice 1' uffizio
di mediatore, ed ottenne da quel-
le città quattrocento uomini d'ar-
me per la spedizione di Terra
Santa, e poco dopo morì. Fra le
prime cure dunque di Gregorio
IX, quella vi fu di sollenitMi'e
Federico II a soccorrere la Pale-
slina, ma cercando il principe al-
l'opposto di mandare in lungo l'af-
fare, lasciò coirere il convenuto
termine del mese di agosto, per
cui il Papa gli ordinò che partisse
per la sacra guerra, ciocché non
essendo da lui eseguito, a'29 settem-
bre 1227, vestito degli abiti poa»
GRE
tificali, lo dichiarò in Anagnì in-
corso nella scomunica, e nel suc-
cessivo novembre dalla stessa cit-
tà tornato in Roma, quivi nel
giovedì santo de' 23 marzo 1228
rinnovò la sentenza di scomunica.
A mal partilo trovossi Federico
II, ed a giustificare la sua con-
dotta spedi nella corte pontifìcia
il celebre maestro RoiTrido di Be-
nevento ; ma questi trovò tan-
ta fermezza nel Pontefice, che Fe-
derico 11 per vincerlo si appigliò
al disperalo e riprovevole partito
di fomentargli contro il senato e
popolo romano. E in fatti, a mez-
zo de' Frangipani, ed altri indegni
romani sollevati , questi osarono
assalirlo nel secondo giorno di Pa-
squa mentre celebrava in san Pie-
tro, per cui Gregorio IX si vide
costretto a fuggire, e si ritirò a
Perugia . Allora cesare , perchè
l'Europa credesse ch'egli adempiva
ai giuramenti, allaccialo dalla sco-
munica parti per la sacra impresa,
lasciando il governo del regno al-
lo svevo Rinaldo duca di Spoleti,
cioè usurpatore di un tale titolo.
Rinaldo cominciò ad usare delle
sue armi composte di siciliani e
saraceni , nella marca d' Ancona,
facendo altrettanto il fratello Ber-
toldo nel ducato di Spoleti dalla
parte di Norcia. Cercò il Papa di
farli desistere con la scomunica,
ma quando vide che non per que-
sto si ritiravano, mandò lor con-
tro con buon esercito il cardinal
Giovanni Colonna, e Giovanni re
di Gerusalemme, i quali così feli-
cemente riuscirono nella spedizione,
die liberale le terre della Chiesa
dagl' invasori , portarono le armi
loro dentro lo stesso regno, per
cui potè Gregorio IX ricuperare
buona parte dell' antico dominio
GRE nSf)
che alla Chiesa apparteneva nelU
Campagna, ed acquistò anche mol-
te terre in Puglia, e nelle vici-
nanze di Benevento, non che Ses-
sa e Gaeta, alla quale concesse il pri-
vilegio di battere moneta d'argento.
Giunto Federico lì in Gerusaleni-
me [Fedi), tradì gli affari dei
cattolici con infame patto che fece
col sultano, e tornato nel maggio
1229 in Italia la riempì di guer-
re, odii, e fazioni interne, fomen-
tate dai guelfi seguaci del Papa,
e dai ghibellini partitanti di cesa-
re. L' imperatore si die quindi
a riordinare le cose del regno, ed
a ricuperare i luoghi venuti in po-
tere del Pontefice; e siccome i
beneventani ne' prosperi successi
delle milizie papali, eransi a loro
uniti, e Hi Ito man bassa sui co-
muni nemici. Federico II fece
strettamente bloccare Benevento ,
con gravissimo danno del suo ter-
ritorio. Trattò egli poi di con-
cordia col Papa, la quale fu con-
chiusa in s. Germano nel dì 9
luglio i23oj con quelle condizioni
che possono leggersi nelT annalista
Rinaldi. Riccardo poi di s. Germa-
no , che di questa guerra racconta
tulle le particolarità , riporta la
assoluzione di cesare con queste
parole. Tane imperator in casirìs
ante Ceperanuin in cappella s.
Justae die mercurii in festa k.
Augustini per sabinensem episc. est
ab excomunicationis vinculo abso-
lutus. Percossi i romani dall' ira
divina con una sterminata inon-
dazione, supplicarono Gregorio IX
nel 1280 a tornare in Roma, ed
egli benignamente li perdonò, e
vi accondiscese, passando nell'esta-
te ad Anagui, onde in questa sua
patria invilo Federico lì, che vi
si recò con grande accompagna*
26o GRE GRE
mento eli signori e milili a cavai- li scrisse severissime lettere, e 60*
lo. Quando Cu alla presenza del vette procedere poi con quel ri-
vicario di Gesù Cristo, deposto il gore che narrammo a quell' arti-
manto e prostrato ai suoi piedi colo. Anche per la città di Roma
riverentemente li baciò, lì Papa sollri il buon Pontefice delle ama-
lo tenne alla sua mensa, e dopo rezze, ove la fazione dell'imperalo-
lungo discorso congedatosi da lui, re non cessava dalla presa risolu-
$e ne tornò in regno. zione di voler distrutta Viterbo,
Tornando alle altre prime a- che si teneva salda all' obliedienza
zioni del pontificalo di Gregorio e fedeltà del Papa. Difendevala
IX, non essendo permesso ai re- Gregorio IX a tutto potere, onde
golari l'amministrar il sagramento nel mentre egli dimorava in Rieti,
della penitenza , egli lo concesse i faziosi romani, per fargli ollrag-
nel 1227 ai domenicani; passato gio e vendicarsi dei viterbesi (che
poi nel 1228 in Asisi, vi cano- nel 12.32, dopo sofferto dai ribelli
nizzò il suo tenero amico s. Fran- il guasto delle loro campagne, a-
cesco , edificando nella medesima vevano smantellato il castello di
città in un suo onore la sontuosa Vitorchiano appartenente al po-
basilica, al modo detto al citato polo romano ), fatto un diversivo
articolo Francescano. Indi sotto di recaronsi. a Monte Fortino con
lui e nel 1229 incominciò il do- animo di assalire la provincia di
minio della Chiesa romana sulla Campagna, della quale parlammo
contea di Venaissin (Fedi), in all'articolo Prosinone. Stando sotn-
Provenza ; e nel 1280 d'esse in mamente a cuore di Gregorio IX
vescovati Merida e Badajox, non la conservazione di quella pro-
che canonizzò s. Virgilio vescovo vincia, spedi ai viterbesi tre car-
di Salisburgo, ciò che altri dicono dinali , che procederono con tal
fatto nel 1239. Per occasione delle destrezza che li indussero ad ami-
passate guerre era venuto in Ita- chevole accomodamento. Dopo que-
lia con buon corpo di truppe, in sto il Papa si portò in Anagni per
soccorso del Ponlefice, Milone ve- darvi alcuni provvedimenti, tra i
scovo di Beauvais] ma siccome era quali quello di guarnire di mura-
gravato da grossi debiti fatti per glie e torri il castello di Palliano
allestire la sua armata, e non a- da esso comperato per la santa
vendo come soddisfarli, per solle- Sede, insieme col vicino castello
varnelo fu d'uopo che Gregorio di Serrone. E perchè si avvide
IX gli dasse per tre anni il gover- che alcuni de' suoi parenti abusa-
no della Marca d' Ancona, e del vansi del dominio del forte ca-
ducato di Spoleti. Nel i23i, a ca- stello di Fumone, non acquiescens
gione di un forte terremoto che carni et sanguini Pontifex vene-
afflisse Roma, il Papa passò in Rieti, randus illud ecclesiae mairi resli-
ove acquistò per la Chiesa il ca- tuit arda ohsidione deviclum, sic-
stello di Miranda. Non mancavano come ad onor sommo di questo
intanto a Gregorio IX cure e tra- Papa lasciò scritto il suo biografo
vagli per la Garfagnana (Fedi), pi-esso il cardinal d'Aragona, nel
dominio della Sede apostolica u- citato Muratori. Intanto ad istan-
surpato dai lucchesi, contro i qua* za di s. Raimondo di Pegoafurt,
GRE
confermò nel 1282 in Tolosa il
primo tribunale dell' Inquisizione
(^Fedi) statuito da Innocenzo III.
Nel medesimo anno trasferitosi da
Rieti in Spoleto, canonizzò s. An-
tonio di Lisbona. Nel i233 tornò
egli in Roma, ma ripullulando
nella contraria fazione l'iniqua bra-
ma di mandare a sacco e a fuo-
co la città di Viterbo, e di rinno-
var la repubblica romana, presto
ne partì a' 2 maggio i234, ritiran-
dosi nuovamente a Rieti. Usciti
quindi in campo i romani pieni
di dispetto e di rabbia, pretesero
di farsi giurare fedeltà dai popoli
delle Provincie del Patrimonio e
di Sabina, e di esigerne tributi.
Si armarono i viterbesi, ed essendo
venuto dalla Puglia nel mese di
luglio Federico li a visitar il Pa-
pa, che ancora trattenevasi in Rie-
ti, cooperò pur esso con le sue
milizie, perchè quei popoli tornas-
sero alla pontifìcia ubbidienza. Di-
morando in Rieti , Gregorio IX
canonizzò s. Domenico fondatore
dell'ordine de'predicatori. Neil' an-
no medesimo il zelante Pontefice
fece pubblicare in cinque libri le
Decretali [Fedi).
Partilo da Rieti passò in Spo-
leto, in Terni, ed a Viterbo, do-
ve condannò molli eretici die tene-
vano questa città grandemente scon-
volta. Indi in Perugia Gregorio
IX canonizzò s. Isabella o Elisabet-
ta regina d* Ungheria nel i235;
ivi approvò l'ordine di s. Maria
della Mercede. Prevalendo in Ro-
ma i fedeli sudditi del Papa con-
tro la fazione imperiale, manda-
rono al Papa una solenne amba-
sceria per invitarlo a ritornare tra
loro, ed egli vinto dalle loro pre-
ghiere si restituì in quella città,
accolto con straordinaria dimostra*
GRE -aGt
tione di ossequio e di amore, nel
mese di ottobre 1237 o meglio
prima, dacché poco dopo il santo
Padre si portò in Anagni per go-
dervi l'aria pura e salubre. Frat-
tanto Federico lì che tutte le
strade prendeva di tormentarlo,
con magnifici donativi corruppe il
senatore di Roma Giovanni Cenci
per impedirgli il ritorno alla ca-
pitale; ma i romani devoti a Gre-
gorio IX assalirono con tanto vi-
gore il Campidoglio che ne cac-
ciarono vergognosamente i nemici ,
onde il Papa avvicinandosi l'inver-
no ritornò in Roma accollo con
singoiar allegrezza dagli abitanti, e
fatto emulatore de' suoi predeces-
sori, ricchissimi doni distribuì alle
chiese della città. Nel seguente an-
no 1238 nel mese d'ottobre l'im-
peratore diede per moglie ad Ln-
zo ossia Enrico suo figliuolo ba-
stardo, Adelasia, vedova di Ubaldo
giudice in Sardegna {Vedi) dei
giudicati di Turri e Gallura dei
quali era erede, e prelese di riu-
nire queir isola all' impero con e-
scluderne gli antichi diritti di so-
vranità. Quanta amarezza cagionas-
se al Papa questo ardito passo di
cesare, ben lo dimostra il sommo
studio da esso adoperato nel difen-
dere le ragioni della Chiesa roma-
na in quell'isola, con la scomuni-
ca fulminata nel i238 contro di
Ubaldo cittadino di Pisa, che con-
tro il giuramento prestato alla Se-
de apostolica era entrato ostilmen-
te in Sardegna, col giuramento
di fedeltà ricevuto dai giudici di
Gallura, di Turri e d'Arborea nel
1237, e coi tributi riscossi dai
nominati giudici nel medesimo an-
no 12 38, per non dire di altri alti
di sovranità. Non per questo solo
titolo era Gregorio IX mal spddis-
26?. GRE
fulto di Federico II, più altre cose
vi avevano, principalmente per a-
veigli occupato alcune terre del
pontifìcio dominio, di fomentare in
Roma la fazione imperiale de' ghi-
bellini , e di volere contro le op-
posizioni sue proseguir la gitcrra
nella Lombardia senza attendere
la pace dij Costantinopoli, Cercò
dapprima il Pontefice, qtJal padre
amorevole, con reclami, lettere, am-
bascerie d' indurlo all'emenda, ed
ancora il citò, ma tulio fu vano.
Era cesare incorso nelle scomuni-
che come usuipatore dei beni di
Chiesa , cioè di Ferrara , Pigogna-
na, Bondeno, Massa nella diocesi di
Luni, e della Sardegna , non che
come reo di altri delitti , onde il
Papa per tale solennemente lo de-
nunziò nel dì delle Palme e nel
giovedì santo dell'anno 1239, e
sottopose all' ecclesiastico interdetto
lutti i luoghi dove Federico II
si recasse. Poscia Gregorio IX
inviò a lutti i principi dell' Eu-
ropa lettere apostoliche di que-
sta scomunica , nelle quali tutte
descrisse l'empietà del perverso
principe , che indi innanzi eoa
più furia si mise a perseguitar
la Chiesa. Avendo il Papa oS'er-
to l'impero a Roberto conte d'Ar-
tois fratello di s. Luigi IX re di
Francia , questi non volle che ac-
cettasse. All'annunzio di sì grave
e tremenda sentenza non si riscos-
se punto r animo di cesare , che
anzi preso di mira il Pontefice, ne
cominciò a lacerare la fama eoa
pubblico manifesto steso dal suo
segretario Pietro dalle Vigne, e
con altri atti e minacce, che noa
possono leggersi senza raccapriccio
presso Matteo Paris, in HisL AngL,
scrittore di que' tempi. Spedì an-
cora in quell'anno 1239 Enzo nel-
GRE
la Marca d'Ancona, eoa ordine di
toglierla alla Chiesa.
Inoltre nel i238 ordinò il san-
to Padre , che terminati i vespci 1
si cantasse l'antifona. Salve lie^i-
na ^Fedi); che dopo la compie-
ta si cantasse l'antifona Beata Dei
Genilrix Maria , seguita dall'ora-
zione , Deus tfui de Bealae Ma-
riae ; e che nella consacrazione
alla messa si suonasse il campa-
nello. Nell'anno stesso scomunicò
Sancio 11 re di Portogallo, perchè
opprimeva l' immunità ecclesiasti-
ca. Nel seguente 1239 diede la
regola de' cavalieri gerosolimitani ,
a quelli dell' Alto Pascio o Alto
Passo, de' quali molte memorie si
leggono nel tom. XVI delle Deli-
ciae erudiloriuii del Lami, e nel
tomo I delle Chiese fiorentine del
Richa. Egualmente nel 1239 Gre-
gorio IX ebbe la consolazione di
riunire alla Chiesa latina gli ar-
meni ; e nel i i^o scrisse a Rusu-
da regina, ed a Davide re di Gior-
gia {J^edì) di lei figlio , per con-
fermarli nell' unione con la Chie-
sa romana. In quest' anno Fede-
rico II entrò nel ducato di Spoleto
con idea di occupare R.oma, e l'a-
vrebbe eseguito se la protezione
de' ss. Pietro e Paolo, a' quali con
pubblici e fervorosi atti di devo-
zione ricorse tosto il Papa portan-
do le loro teste processionalmente
a piedi nudi, non ne avesse inter-
ceduta da Dio la salvazione , in-
stillando negli animi de' romani ,
benché poco prima tumultuanti
contro il Pontefice, invitto zelo ia
difesa dell'alma città capitale del
mondo cattolico. Si ritirò dunque
cesare da Roma, e andato in Pu-
glia attese quivi ad allestire nuove
truppe. Le conquiste fatte da lui
e da Enzo, la situazione di Bene-
GRE
vento in mezzo a lene nemiche ,
e la formidabile potenza del tirau-
no, non avevano punto ralfreddare
Degli animi de' beneventani l'an-
tica fede, che al sovrano Pontefi-
ce professavano. Quindi armatisi di
ferro e di valore si accinsero a
contrastare ogni passo a Federi-
l co li, il quale con copioso esercito
dalla Puglia alla volta di Cene-
vento si diresse. Narra il Borgia
nelle Memorie storiche di Bene-
vento t. Ili, p. 2i3, che cesare
non trovò quivi le accoglienze de-
gli osimani , de* folignali e de' vi-
terbesi , né la pronta sommissione
di quei di Città di Castello, di
Gubbio e di jVocera, né lo smar-
rimento degli abitanti di Orle, di
Civita Castellana, di Toscanella, di
Sutri, di Cornelo, di Montefìasco-
ne, di Montalto, di Ti evi, di Be-
vagna, di liettona, di Spello e di
Cocorone che gli aprirono timida-
mente le porte ; ma riunito tutto
quanto il valore che giù sperimen-
tato avea nei cuori generosi dei
recanatesi, perugini , asisiani, tuder-
tini e spoletani. Potè ben egli da
Cero furore acceso devastare i con-
torni di Benevento j ma non giù
impedire agi' intrepidi cittadini il
prenderne pronta vendetta con
uccidere alquanti de' suoi soldati
nel maggio. L'altiero Federico II
dovette comprendere che Beneven-
to non poteva arrendersi che dopo
lungo assedia, e per mancanza di
vettovaglie : benché fosse andato in
Romagna, dove nel mese di agosto
erusi impadronito di Ravenna, e
tentava di fare lo stesso di Faen-
za, tuttavia stimolato da fijrte sde-
gno per la resistenza usatagli dai
beneventani, vi fece porre gagliar-
do assedio, per cui i beneventani
non ebbero che le sole loro forze
GRE i65
per combattere l'oste nemica, impo-
tente Gregorio IX di aiutarli. L'in-
coraggi per altro, ed altaraent«
encomiò con due lettere date dal
Laterano, riferite dal Rinaldi; fìn-
chè venute meno le forze , e per
gì' intrighi de'ghibellini beneventa-
ni, nel febbraio 1241 la città do-
vette arrendersi all' esercito impe-
riale che mandò a ruba ogni cosa
con gran strage de' cittadini ; indi
Federico 11 fece smantellare le an-
tiche mura^ diroccare le sue torri
e spogliare delle armi gli abitanti.
Sino dai 9 agosto e i5 ottobro
1340 aveva Gregorio IX spedito
lettere apostoliche a tutti i princi-
pi e vescovi , invitandoli al conci-
lio generale che voleva celebrare in
Roma per trattare la causa dell'ay-
verso cesare , quando seppe che
i vescovi oltramontani, i cardinali,
gii ambasciatori ed altri, che por-
tavansi al concilio su galere di Ge-
nova (f^ec/ì) j furono parte fatti
prigionieri, e parte alfogati dai pi-
sani e siciliani comandati da Enzo,
che in un al padre non poteva sof-
frire che si celebrasse il concilio.
La perdita di Benevento, alla qua-
le tennero dietro poi altre conqui-
ste di Federico II negli stati della
Chiesa, e la presenza di cesare in
Tivsjli , riempì di tanto dolore il
Pontefice, che in mezzo a tanti af-
fanni cessò di vivere in Roma ai 3 i
agosto 1 24 1 ) in età quasi di cent'anni.
E vcio, ch'egli patendo di calco-
li non gli si poteva accordare al-
tri molti anni di vita, ma gli ven-
ne accorciala dalla pena concepita
per tanti disastri , massime per
quanto era stato fatto contro quel-
li che recavansi al concilio, e fu
sepolto nella basilica vaticana. Go-
vernò quattordici anni, cinque me-
si e due giorni^ uè' quali in quat-
264 GRE
tro promozioni creb dodici cardi-
nali, tre de' quali divennero Papi,
cioè Celestino IV immediatamente;
Innocenzo IV che nel concilio di
Lione scomunicò e depose Fede-
rico II, ed Alessandro IV nipote
del defunto Gregorio IX. Questi si
dimostrò sempre anche nel ponti-
ficato di perspicace ingegno, di te-
nace memoria , dotto nelle arti li-
berali, insigne nella giurisprudenza
e nelle sacre lettere, fiume di elo-
quenza Tulliana, conforto de* mi-
seri, zelante difensore della fede e
della libertà ecclesiastica, ed esem-
plare d'ogni più bella virtù, come
lo dipinge l'autore della sua vita
appresso il Rinaldi all'anno 1227,
num. i3. Tra le altre memorabili
azioni di Gregorio IX devesi no-
tare la nuova crociala contro gli
olbigesi, della quale fece legato Ro-
mano cardinal diacono di s. Ange-
loj concedendo ai crociati partico-
lari indulti, che riporta il Bernini
veli' Istoria delle eresìe t. Ili, p.
3o6. Tentò la riunione con la chie-
sa greca a petizione di Germano
patriarca di Costantinopoli; ma il
ravvicinamento che avea £ivutq lu-
singhieri principU, restò senza il
bramato effetto. In Francia i si-
gnori si querelarono al Papa del-
l' insubordinazione degli ecclesiasti-
pì, i quali volevano sottrarsi dall^
supremazia del re, che ordinò ai
prelati ed altri ecclesiastici essere
tenuti in materia civile a'supi giu-
dizii, ed a quelli de' suoi signori :
Gregorio IX si oppose a tale ordi-
nanza, avvertì che il sostenerla fa-
rebbe incorrere nella scomunicci
come contraria alla libertà delle^
Chiesa, ma non fu ascoltato. Nel-.
l'Inghilterra l'autorità pontifìcia fu
più potente presso il re Enrico IH,
{I, quale acconsentì ^ad un' impQsi-
GRE
zione di decime , che il Pontefic«5
richiese , per sostenere la guerra
con r imperatore ; i signori si ri-
fiutarono, il clero ubl)idì. Adornò
Roma, e fece atterrare molte case
e torri che impedivano alla mae-
stà del prospetto esterno del pa-
triarchio lateranense , e ne ampliò
la pontificia abitazione. Aprì e
dotò secondo il Bernini, // tribuna-
le della Rota pag. 3 16, il celebre
ospedale pegli infermi presso ì(\
basilica lateranense. Ornò di mu-
saici la basilica vaticana , per 1^
quale fece fondere campane di
smisurata grandezza; e sotto di lui
tra gli altri fiorirono Azo bologne-
se, Accurzio fiorentino , Oddo fred-
do di Benevento, Sinibaldo Fieschi
genovese poi Papa, e s. Raimondo
di Pegnafort domenicano spagnuQ-
lo raccoglitore delle decretali : gli
ultimi due creò cardinali. Esiste
un numero grande di lettere di
questo Pontefice nella Raccolta dei
concila, negli yénnali del Wadingo,
neir Italia dell' Ughelli , ed in al-
tri autori : Pamelio fece stampare
le sue opere in Anversa nel iSya,
e le arricchì di note. Gerardo Vos-
5Ìo preposto di Tongres, e dotto-
ra teologo di Roma , pubblicò :
Gesta (juaedaiìi ac monumenta
Gregoriì IX graeco-latinae cunt.
scholiis, Romae i588. Vacò la san-
t4 Sede un mese.
GREGORIO X (b.), PapaCXCF.
Teobaldo o Tedaldo Visconti nacque
a'26 ottobre 1229 in Piacenza, dallj^
nobilissima ed illustre famiglia Vi-
sconti di Piacenza, derivata da Faccio^
conte d'Angiera. Il Novaes lo dice
figlio di Uberto, il quale era fra-
tello di Ottone Visconti arcivesco-
vo e signore di Milano. La stirpe
de' Visconti vuoisi procedere dal-
l' Angela Flavia dell' imperatore
GRE
Costantino Magno, contando quel
piacentino Filippo, che famoso per
inilitari imprese, fu dalle primarie
.città di Romagna eletto duce nel
385jqual riparatore della comune
libertà contro l' imperatore Grazia-
no; secondo altri da Ildebrando
«discendente dalla nona generazio-
ne di Desiderio re de' Ipngobardi,
il quale Ildebrando da Carlo Ma-
gno fu fallo primo visconte di Mi-
lano, che perciò prese il cognome
di Visconti. Il Ronucci però dice
die Carlo Magno verso Fanno 800
costituì Woeno Visconti piacentino
per preside di giustizia su certe
castella e municipii dell'Insubbia;
je che in Milano non fiori la fa-
ma e potenza de' Visconti se non
duecent'anni dopo, dappoiché sotto
l'impero di Ottone III reggeva lo
stato di Milano un Visconti pia-
centino, che forse fu quell' Uberto
Visconti, uomo d'alto giudizio e
pari ingegno, che in patria sosten-
ne le principali magistrature, che
due volte fu pretore in Milano ,
ed una in Bologna e Padova : con-
thiude che le due famiglie di Mi-
lano e Piacenza furono ambedue
cospicue, ma tra loro dilFerenli, per
la diversità del loro stemma gen-
tilizio ch'egli riporta, laonde errò
chi nelle Vite de Ponlefici di Pla-
tina pose per arma a Gregorio X
il serpente col fanciullo in bocca,
stèmma de' Visconti di Milano co-
me dicemmo al voi. XXIX, p. 59
del Dizionario. Furono questi ulti-
mi celebri per la signoria di Mi-
lano, prima con titolo di signori-,
poscia con quello di conti, e final-
mente con <|uello di duchi, che ot-
tennero da Wence.slao re de' roma-
ni nel i38o, nella persona di Gio-
vanni Galeazzo, e lo conservarono
per sessuntasette anni fino alla mor-
te di Filippo Maria Visconti, mor-
to senza successione nel i447- ^*
detta progenie si propagò il ramo
de' Visconti di Milano per Berna-
bò Visconti, zio del detto Giovan-
ni Galeazzo, il quale dopo di aver-
lo ucciso, costrinse i figli alla fuga,
riparando prima in Asti, e poi in
Fiandra, ove divennero liberi baro-
ni del sacro romano impero per
volere dell' imperatore Leopoldo I.
Nella discendenza poi de' Visconti
piacentini del b. Gregorio X fiori-
rono il b, Baiamonte che profes-
sando vita monastica nel moniste-
ro de' cistcrciensi della Colomba
fondato da s. Bernardo per genero-
sità de' Visconti, e giunse a tal san-
tità di vita che ne fu dichiarato
abbate. Dipoi fu dato a confessore
di santa Franca Vitalta e della b.
Carenzia Visconti, alle quali eres-
se un monistero sotto la regola
delle cistcrciensi. La casa pater-
na del beato Gregorio X in Pia-
cenza, situata presso la chiesa di
s. Silvestro, fu volgarmente chia-
mata palazzo del Papa , ed i-
vi vicino venne edificata una cap-
pella.
Teobaldo ricevette una buona e
religiosa educazione , e con l' acu-
tezza del suo ingegno egregiamen-
te apprese le scienze, massime di
sacra giurisprudenza e canoni. A.
queste doli aggiunse le virtù, d'il-
libati costumi, la compostezza, la
fuga dell'ozio, l'indefèsso studio,
l'orazione e la circospezione nel
conversare, temperando così il fer-
vido e vivace suo carattere, la cui
ingenuità appariva nel suo bel vol-
to. Col consiglio de' frati domeni-
cani e di altre prudenti persone,
come de' suoi congiunti il b. Baia-
monte e la b. Carenzia , abbracciò
lo slqto eccltìsiasticq , in cui ypllo
iG6
GRE
vendersi edificante e degno del sa-
cro iniuìslei'o. Quindi i canonici
dell'insigne chiesa di s. Antonino
di Piacenza, tratti dallH soavità del-
le site maniere , e dalle eccellenti
qualità di cui andava adorno , lo
annoverarono nel loro capitolo, di-
chiarandolo canonico; ufiìzio ch'e-
sercitò con diligenza ed ammirazio-
ne de* colleglli. In seguito il cele-
bre cardinale Giacomo Pecoraria
■vescovo di Paleslrina piacentino ,
preso dai pregi che rilucevano in
Teobaldo lo volle nella sua corte,
e supplendo al difetto dell'età una
saviezza non ordinaria, lo prepose
con la qualifica di maggiordomo ,
all'economia di sua numerosa fami-
glia, ed esso lo seguì nelle diverse
legazioni cui lo destinò Gregorio IX,
nelle quali sì dalla famiglia , che
da tutti riscosse i più alti encomi
che la sua modestia sfuggiva. Men-
tre il cardinal trovavasi in Liegi
inori uno de' sette arcidiaconi del-
la cattedrale, quando alcuni cano-
nici di Lione venuti a trattare af-
fari col legato , e conosciutesi da
essi le virtù di Teobaldo mentre
V ebbero concanonico in quella lo-
ro cattedrale , come scrive il Bo-
nucci , pregarono il cardinale a
conferirgli l'arcidiaconato di Lie-
^i , ciò che subito fece. Siccome
però eragli divenuto necessario, lo
dispensò dalla residenza, acciò lo
seguisse nel viaggio di Francia e di
Germania , per valersi deli' opera
sua, ed indurre i prelati ad inter-
venire al concilio che Gregorio IX
uvea intimato nel Laterano per giu-
dicare della causa dell'imperatore
Federico II; ma a cagione delle gravi
fatiche sostenute, Teobaldo si amma-
lò in Francia sul punto che il cardi-
nale partiva per Roma, raccoman-
dandolo però questi a s. Luigi IX
GRE
re di Francia, che ne acquistò una
particolare slima. Sembrò quell'in-
f'crmitù benefica disposizione di Oiu,
perchè il cardinale fu fatto prigio-
ne dalle genti di cesare, e guari-
to che fu Teobaldo , e giunto ia
Roma, potè adoperarsi per la sua
liberazione. Dopo morte del cardi-
nale avvenuta nel i'24'>, l'arcidiacono
volle ritornare in Liegi per adem-
piere a' suoi doveri , ricusando la
mitra della propria patria che
gli offriva Innocenzo IV. Giunto a
Lione si portò a visitare l' arcive-
scovo Filippo che lo accolse col
più gran piacere per servirsene nei
preparativi che doveva fare pel con-
cilio generale ch'ivi voleva cele-
brare il Papa, avendo impedito la
morte a Gregorio IX di tenerlo in
Roma , ed anche per non essere
segno alle insidie di Federico lì.
Teobaldo corrispose maravigliosa-
mente al difficile incarico, in mo-
do che si procacciò la estimazione
e benevolenza di tutto l' augusto
consesso e del Pontefice ; indi ter-
minato il concilio effettuò il suo
ritorno a Liegi , ove col maggior
fervore si diede ad operare per la
salute del prossimo, e ristabilimen-
to della disciplina nel clero ; e sic-
come non avea ancora studiato la
teologia, passò a Parigi per farne il
corso, con permesso del suo vesco-
vo e capitolo. Sotto l' istruzione di
s, Tommaso d' Aquino e di s. Bo-
naventura egli fece stupendi pro-
gressi nelle scienze sacre; laonde
come in Liegi e meglio potè nei
pulpiti di Parigi predicare sovente,
infiammando di zelo gli uditori a
soccorrere i cristiani di Terra San-
ta, mentre più volte fu veduto s.
Luigi IX intervenire alle sue pre-
diche.
Nel 1265 fu esaltato al pontifi-
GRE
calo Clemente IV, ìi quale delermi-
nando di spedire in Inghilterra per
legato il cardinal Ottobono Fieschi
nipote d'Innocenzo IV, e poscia
Papa Adriano V, volle che lo ac-
compagnasse r arcidiacono Teo-
baldo, onde aiutarlo con opportu-
ni consigli nelle differenze che agi-
tavano quel regno. Benché 1' arci-
diacono avesse divisato recarsi in
Palestina , per slimolare i crociali
a pugnare valorosamcnie contro
gl'infedeli, ubbidì al Pontefice , si
portò in Roma, e col legato che lo
accolse con segni di distinzione, par-
tì per l'Inghilterra, ove coopeiò al
lislabilimento al trono di Enrico III,
cacciatone dal cognato Simone con-
te di Monfort. Dai prosperi suc-
cessi che Edoardo figlio del re ri-
portò colle armi contro i ribelli ,
Teobaldo prese motivo di persua-
derlo a partire con un esercito pei
santi luoghi di Palestina , iu rin-
graziamento a Dio pei brillanti suc-
cessi conseguiti contro i nemici di
suo padre. Frattanto Clemente IV
mori in Viterbo a' 29 novembre
1-268, e per la discordia de' car-
dinali elettori , vacò la santa Sede
due anni, nove mesi e due giorni.
In questo tempo a persuasione
principalmente di Teobaldo venne
pubblicata la sacra guerra di Pa-
lestina dal principe Edoardo , da
s. Luigi IX re di Francia, e dal suo
fratello Carlo I re di Sicilia ; ma
prima di passarvi stabilirono di
combattere i principi saraceni del-
le coste dell* Africa, acciò nella lo-
ro assenza non facessero un diver-
sivo sull'Italia. Teobaldo destinato
ad accompagnare la sacra spedizio-
ne, secondo alcuni col carattere di
legato, partì dall'Inghilterra, sire-
co in Piacenza , in Roma ed a
brindisi per imbarcarsi. Siccome il
GRE 267
re di Francia e quello di Sicilia
erano partiti per l'Africa, il primo
fu vittima della peste sotto Ttmisi
con gran dolore dell' arcidiacono
che avrebbe amato sagrificar la sua
vita in compagnia del santo mo-
narca. Allora Teobaldo in abito da
pellegrino invece di recarsi in A-
frica andò in Tolemaide o sia Acri
in Soria , dove ritrovò il principe
Edoardo, col fratello Edmondo, e
Beatrice loro sorella contessa di
Bretagna con buon numero di
scozzesi , frisoni ed altri della Ger»
mania inferiore , i quali accompa-
gnati da copioso esercito d'inglesi
attendevano rinforzi dai re di Fran-
cia per intraprendere le guerresche
operazioni. Animati dalle sue per-
suasioni e dalla poderosa armata
navale che allora attendevano dal
re di Sicilia, seppero invece che
questi proseguendo i vantaggi ri-
portati contro i mori dal defunto
fratello, senza attendere l'esercito
di Edoardo , avea conchiuso una
tregua di dicci anni, con eccellenti
condizioni ; laonde il principe che
erasi in quel punto portato a Tu-
nisi , con vivo dispiacere tornò a
Tolemaide, perchè i francesi e sici-
liani decisero ripatriare , e vi ap-'
prodò nel maggio 1271, attenden-
do l'imbarco per passare a Gerusa-
lemme. In questo tempo infervorato
da Teobaldo, il principe impedì che
Bendoedaro s' impadronisse di mol-
te castella ne' dintorni di Acri , e
non assediasse la città, come an-
cora di opporsi al progresso delle
sue conquiste. Intanto non avendo
s. Filippo Benizzi voluto accettare
il pontificalo, in Viterbo procede-
vano lentamente i sacri comizi per
dare un successore a Clemente IV,
forse per la rivalità delle due na-
zioni francese ed italiana, che ognu-
na avea selle cardinali, dappoichf^
ne' cardinali non mancavano sog-
getti dt;gtii del pontificato, ne' di-
ciassette o quindici che componeva -
np il sacro collegio, d ippoichè quat-
tro di essi furono poi Papi, cioè
A^driano V, Nicolò III, Martino IV
ed Onorio IV.
Approdando a Civitavecchia il
re Carlo I, e il re Filippo III, che
era successo al padre nel trono di
Francia, si portarono a Viterbo ad
e,^citare i cardinali a dar termine
alla pregiudizievole lunghissima se-
de vacante, finché pel fine di ago-
sto, vinti dalle vive persuasioni del
cardinal Giovanni vescovo di Por-
tp, e di s. Bonaventura, stabilirono
a compromettersi in sei , sette o
nove di loro per eleggere il Papa
in termine di due giorni , anche
fuori del collegio cardinalizio, a ciò
anco indotti dall'aver Raniero Gat-
ti capitano della città , scoperta
di tetto la sala ove erano adunati,
diujinuendo loro pure il quotidia-
no alimento. I compromissari per-
tanto col consiglio di s. Bonaven-
tura , prontamente nel primo set-
tembre 127 1 elessero in Pontefice
r arcidiacono Teobaldo o Tedaldo
Visconti , e gli altri cardinali apr
provarono l' elezione, quindi forma'
rouo il decreto , e vi apposero i
loro sigilli , con gran piacere dei
due re ancora dinjoranti in Viter-
bo , e di tutti gli abitanti della
città che accorsero giubilanti nel
duomo ove il nuovo Papa era sta-
to proclamato; allegrezza che ben
preslQ parteciparono Roma e Pia-
cenza» Senza dilazione i cardinali
deputaroqo due religiosi col carat-
iq'e di nunzi a portare in Acri
il decreto a Teobaldo, con caldis-
sifne lettere perchè accettasse , e
^ifflT^ igdLjgio si vecqs^e ^Ua Se- .
GRE
de apostolica, per provvedere alle
necessità della Chiesa. Giunti i nuu-
zi in Acri , e recatisi a' piedi di
Teobaldo, esposero la loro missio -
ne , gli presentarono il decreto e
le lettere del sacro collegio. L'umil-
tà e la modestia di Teobaldo ne
restò sommamente sorpresa, e per
l'inattesa esaltazione, e pel formi-
dabile peso che andava a contrar-
re. Alla sua resistenza i nunzi ri-
sposero con gravi ed efficaci ragio-
ni, ed alle parole della desolazione
in cui era la Chiesa da tanto tem-
po senza capo. Teobaldo si com-
mosse, e vinto dai circostanti, e dal
principe Edoardo e Beatrice sua
sorella, acconsenti, ed accettò il Pon-
tificato, end' ebbero luogo nell'eser-
cito e nella città feste e dimostra-
zioni di tripudio. Ai veneti amba-
sciatori del gran can de' tartari ,
Nicolò, Maffeo e Marco Polo, che
domandavano per quel principe
banditori dell' evangelo , il nuovo
Papa in Acri diede due dotti do-
m(5nicani con molte facoltà e con
presenti per quel sovrano. Prima
di partire dalla Soria il Pontefice
volle tornare a venerare il santo
Sepolcro in Gerusalemme, che ba-
gnò con un profluvio di lagrime,
e promise larghi soccorsi ai cristia-
ni della Palestina. Avendo il prin-
cipe Edoardo preparato un deco-
roso nayile, e corrispondente ac-
compagnamento, acciocché potesse
il Papa passare in Italia con ono-
revole comitiva a prendere le in-
segne pontificie, il Papa col segui-
to s' imbarcarono nel mese di di-
cembre , e con prospera navigazio-
ne arrivarono nel porto di Brin-
disi il primo del 1^72. Il Ponte-
fice pervenne a Siponto accolto dal
clero e dal popolo con segni della
iflaggiore venerazione. In Beaeven»
GRE
(o fu incontrato con ogni ossequio
da Carlo I re di Napoli e Sicilia
per servirlo co' suoi baroni nel
transito pel suo regno, alloggiando
nel sacro palazzo beneventano. In-
di seguito dal re che ogni volta
che ascese il cavallo gli tenne la
staffa, e per alcuni passi condusse
pel freno la chinea , giunse a Ce-
prano ove l'attendevano alcuni car-
dinali con istraordinaria contentez-
za e venerazione , finché arrivò a
Viterbo a' a o ai io febbraio, ove
dimoravano i cardinali e la curia.
Applaudilo con profonda riverenza,
fu vestito col manto pontificale, ed
assunse il nome di Gregorio X per
la speciale divozione che sempre
avea nutrito per s. Gregorio I , e
per essere stato come lui eletto
nel mese di settembre , come per
la felice rimembranza di Gregoiio
IX. Domandato se voleva essere
coronato in Viterbo o in Roma,
rispose : in Roma fu che Costanti-
no imperatore , cavandosi di capo
l'imperiai diadema, l'offrì con re-
ligiosa munificenza al Pontefice s.
Silvestro I , acciocché quello fosse
uno splendido simbolo della regia
dignità e del dominio temporale
de' romani Pontefici ; ed essendo
ciò seguito in Roma , conviene al-
tresì che in Roma sia fregiato
con questo sacro ìncoronamento
della Chiesa , come riporta il Bo-
nucci a p. 54-
Dimorando in Viterbo, in adem-
pimento delle promesse che il Pa-
pa avea fatte in Soria, seriamente
per otto giorni continui trattò coi
cardinali in concistoro, del calami-
toso stato de' santi luoghi di Pa-
lestina , e dei pericoli imminenti
che sovrastavano a que' cristiani ,
come testimonio di vista , accom-
pagnando la narrazione con dirol:
GRE 269
to pianto; e per determinare gli
opportuni soccorsi stimò convene-
vole la convocazione di un conci-
lio generale, fndi partì da Viterbo
coi cardinali e con tutta la corte ,
facendo il suo ingresso in Roma
nella prima domenica di quaresima,
a' i3 marzo. Uscì incontro per le
pubbliche strade tutta la nobiltà
ed il popolo romano, che non sa-
ziavasi di vedere la maestà del ve-
nerabile sembiante. Subito scrisse
al re di Francia , al conte di Sa-
voia, all'arcivescovo di Rouen, ai
cavalieri templari, e ad altri prin-
cipi, stimolando tutti al soccoiso
di Terra Santa. Nella basilica va-
ticana fu ordinato sacerdote e con-
sacrato vescovo, ed a' 27 marzo
dal cardinal Gio. Gaetano Orsini
ivi fu solennemente coronato alla
presenza d' innumerabile popolo
non solo romano, ma di altre città
e Provincie, non che di Carlo I re
di Napoli e Sicilia. Nello stesso
giorno della incoronazione , si por-
tò giusta il costume a prendere so-
lenne possesso della basilica latera-
nense con magnifica cavalcata, nel-
la quale il re gli addestrò il caval-
lo su cui era montato, e poi nel
sontuoso convito che seguì a que-
sta funzione, gli presentò la prima
vivanda dopo avergli dato l'acqua
alle mani; prestandogli giuramen-
to di fedeltà ed omaggio, come
vassallo feudatario della santa Sede.
Applicò subito Gregorio X il suo
animo alle pastorali sollecitudini
della Chiesa universale , e per la
sacra guerra di Palestina scrisse al
principe Edoardo d' Inghilterra , e
di nuovo al re di Francia ; creò
patriarca di Gerusalemme fr. Tom-
maso domenicano , arcivescovo dì
Cosenza, dichiarandolo legato a la-
iere per tutto i'orieule, nelle quali .
270 GRE
parli speJi cinquecento soldati a
spese della camera apostolica. Sciis-
«e ancora a tutti gli arcivescovi e
prelati della Chiesa, partecipando-
gli la sua assunzione al pontifica*
to, cui raccomandò porgere soccorsi
alla Terra Santa ; e riprovò quel-
li che per ingordigia di guadagno
somministravano armi e viveri ai
nemici del nome cristiano, con de-
trimento notabile de' fedeli della
Palestina. Minacciò censure e le
inserì nella bolla in Coena Domi-
ni. Di ciò particolarmente scrisse
ai genovesi ed ai pisani, accompa-
gnando le letlere con alcuni suoi
chierici di camera per maggiormen-
te dar peso in cosa di tanto rilievo,
cioè maestro Araldo di s. Deside-
rio a Genova, Guglielmo di Castel-
bocco a Marsiglia , ed un altro a
Pisa , invitando le dette tre città
a somministrare galere pei santi
luoghi. Ad efiettuare una nuova
crociata, rinnovar 1' unione con la
chiesa greca, rinvigorire la discipli-
na ecclesiastica , ed operare la ri-
forma del foro sacro e laicale, Gre-
gorio X nel primo aprile 1272 in-
timò un concilio generale da te-
nersi a Lione, perchè vi concorres-
se maggior numero di vescovi,
benché alcuni cardinali in quanto
al luogo propendevano per Roma,
e scrisse corrispondenti lettere ai
principi ed ai vescovi invitandoli,
ed a Michele Paleologo imperato-
re de' greci che vi mandasse i suoi
ambasciatori, che per l'unione avea
scritto al predecessore. S' interpose
poscia autorevolmente per la con-
servazione della pace, e perchè
non si rompesse la guerra tra i ■ve-
neti, i greci e Carlo I.
Nel gioved'i santo, avanti la piaz-
za di s. Giovanni in Lalerano, coi
solili rili, interdisse e scomunicò
GRE
lutti i contumaci della Chiesa, e. i
perturbatori della pubblica pace ,
ch'erano in quc' giorni i sanesi, i
pisani, i pavesi, i veronesi, e Lo-
dovico di Baviera , e gli aderenti
del defimto Corradino di Svevia ;
ammonendoli di ritornare dentro
perentorio termine all'ubbidienza
della Chiesa. Wel conferire poi le
dignità della corte, e gli uHìzi per
l'amministrazione della giustizia,
Gregorio X si diportò senza rispet-
ti umani, badando solo ai meriti e
capacità di ciascuno : fece vice-can-
celliere Giovanni o Giunnone Lecca-
corvi, e camerlengo Guglielmo di s.
Lorenzo, piacentini, facendo uditori
di rota e cappellani altri cinque
compatriotti, tutti di provata bon-
tà e sapere. Tra i suoi domestici
familiari vengono nominati per di-
stinzione Antonio Buoncompagni di
Arezzo, Giacobino Manzini di Bo-
logna, e Lanfranco arcidiacono di
Bergamo. Confermò la pace giura-
ta tra il re di Boemia Ottocaro II, e
Bela ovvero Stefano V re d'Unghe-
ria , scrivendo agli arcivescovi di
que' regni che la facessero osserva-
re , sottoponendo a gravi censure
chi dava motivo di alterarla. Spe-
di l'arcivescovo Aquense Vicedo-
mino Vicedomini suo nipote, lega-
to a Uilere nella Lombardia, per
comporre le discordie tra le città
e i signori di essa , estendendogli
la giurisdizione legatizia alla Ro-
magna , Marca Trevigiana , per le
terre del patriarcato di Aqiiileia e
di Grado, e per lutto il Genovesa-
to : in questa destinazione il Papa
non ebbe riguardi al suo sangue ^
ma alle di lui eminenti qualità, di
cui parleremo all' articolo seguente
di Gregorio XI Ficedomini ( fe-
di ). Deputò Folco dal Poggio in
governatore della Marca d'Ancona
GRE
nel temporale, e per vicario di tal
provincia nello spirituale Gugliel-
mo piacentino. Dichiarò reltore di
Benevento Giacomo Arcelli piacen-
tino , e per combinare le vertenze
sui confini con Carlo I deputò il
vescovo d' Anagni , e Guglielmo
Spettini piacentino suo cappellano
e suddiacono.
Sul principio di luglio Grego-
rio X partì per Orvieto , e vi
dimorò quasi un anno. Quivi si
presentarono gli ambasciatori di
Alfonso X re di Castiglia e di
Leone, ch'essendo slato nominato
re de' romani, sup[>licarono il Pa-
pa ad acconsentire alla sua sacra
unzione e coronazione ; ma Gre-
gorio X riflettendo che sino allora
aveva disputato la dignità con Ric-
cardo di Cornovaglia , nulla volle
risolvere. Accordò le decime eccle-
siastiche ad Edoardo ed Edmondo
figli di Enrico 111 re d' Inghilter-
ra, in compenso delle spese fatte
per l'armamento della crociata, e
minacciò di scomunica Ruggiero
di Leiborne, che sprezzando il giu-
ramento fatto di portarsi in Terra
Santa , riteneva le duemila mar-
cile d'argento che perciò gli avea
dato il legato cardinal Oltobono
Fieschi. Citò a comparire al tri-
bunale apostolico Ugone le di Ci-
pro per essersi intruso nel regno
di Gerusalemme , preteso dalla
principessa Maria pronipote della
regina Isabella, che perciò si portò
ad Orvieto a reclamare perchè U-
goiie crasi anche fatto incoronare
dal vescovo Liddense. Accaduta la
morte del re d' Jnghilterrji , il suo
primogenito che si trovava in Sc-
ria, ne partì, e pertossi a visitare
il Papa in Orvieto. Poco dopo
questi citò al tribunale apostolico
Guido Montòrte e i suoi complici,
GRE 271
per r uccisione di Enrico conte di
Cornovaglia figlio del re Riccardo,
due anni prima nella cattedrale di
Viterbo, mentre si elevava la sacra
Ostia nella messa ; e siccome non
comparirono , dipoi li scomunicò .
Inoltre Gregorio X facollizzò il re
di Francia Filippo III a scegliersi
il confessore con autorità di assol-
verlo ne' casi riservati , tranne il
volo di portarsi alla sacra guerra;
comandò ai prelati di quel regno
di non impedire che la potestà
secolare punisse per delitti enormi
i chierici coniugati ; e vietò che
dalle autorità ordinarie si pot'^sse
pronunziar sentenza di scomunica
e d' interdetto contro il medesimo
monarca.
Dopo di avere assolti diveni
popoli summentovati dalla scomu-
nica , e confermati i privilegi dei
frati della Mercede, pacificati in
Orvieto i Monaldeschi coi Filip-
peschi , partì da quella città per
recarsi al concilio di Lione , de-
putando in Roma per cardinali le-
gati Riccardo Ànnibaldi , e Gio.
Gaetano Orsini poi JVicolò UI. In
compagnia di Carlo I re di Sicilia,
e di Baldovino II imperatore di
Costantinopoli, per Asisi, Perugia,
Arezzo, Poggibonsi, giunse a Firen-
76 a' 18 giugno 1278, ove stabilì
trattenersi alquanto per terminare
le rivalità tra i gueliì e i ghibelli-
ni. A tale effetto pronimziò elo-
quente discorso alla magistratura ,
e poscia con l'industria di s. Fi-
lippo Benizzi ottenne la bramata
pacificazione delle fazioni, minac-
ciando la scomunica a chi I' aves-
se rotta. Indi nel luogo ove fti
stabilita volendo la famiglia dei
Mozi per memoria fabbricarvi uiw
chiesa, con solenne rito il Pontefi-
ce vi gettò la prima pietra, ad oou-
0.']'}. GRC
re di s. Gregorio I. Non and?»
guari che le fazioni tornarono a
tumnitnare, per cui il Pontefice
fulminò alla città l'interdetto del-
le cose sacre, e passò in Mugello
col cardinal Ubaldini. Essendo an-
cora vacante l'impero, Gregorio X
a mezzo d' un prelato che inviò in
Germania, comandò agli elettori del
sacro impero, cioè agli ecclesiastici
sotto pena della privazione dell' uf-
fizio, e ai secolari sotto quella di sco-
munica , che sopite le discordie
prontamente eleggessero il nuovo re
de' romani, protestandosi altrimen-
ti ch'egli avrebbe proceduto alla
scelta, e poi l'avrebbe coronato
imperatore. Da Mugello il Papa
andò a s. Michele in Bosco presso
Bologna , o meglio al castello di
Santa Croce, donde passò nella cit-
tà a' 2 0 settembre, ricevuto con
grande onore. Trascorsi cinque
giorni andò in Modena nel palazzo
Rangoni riverentemente accolto dai
lieti abitanti ; e ai 2 ottobre giun-
se a Piacenza sua patria , con in-
dicibile festa e contentezza dei
concittadini. Visitò il santuario di
s. Maria in Campagna, ivi ringra-
ziò Dio della seguita elezione del
re de' romani, nella persona di Ro-
dolfo d' Habsburg progenitore del-
l'augusta casa d'Austria, ed ac-
cordò una particolare indulgenza
a chi avesse visitato detta chiesa.
Passati quattro giorni, da Piacenza
il Pontefice si condusse a Lodi, ed
a Milano ove rimase tre giorni nel
iTionistero di s. Ambrogio senza
lasciarsi vedere in pubblico, perchè
i Turriani che vi signoreggiavano
non vollero ammettere nella sede
arcivescovile Ottone Visconti, già
eletto da Urbano IV: scomunicò
JNapo Turriani vicario imperiale, e
la sua làzioi^e , e lasciando l'intck'-
GRE
detto nella città, ne parti segfcfa-
mente , e malcontento per l' osti*
nazione con cui ricusavano l'arcr'
▼escovo.
In Chambery a* 3 novembre ri*
cevette le lettere di Alfonso X re
di Castiglia , che umilmente sup-
plicava il Papa a passare in Ispa*
gna prima di recarsi a Lione, sot*
lo diversi pretesti segreti che non
poteva a niuno confidare. Grego>'
rio X ne penetrò il motivo, cioè
la seguita elezione di Rodolfo all'im-
pero, eh' era stato lungamente con-
teso tra lui ed Ottocaro II re di
Boemia^ mentre egli erasi mostra-
to propenso pel conte di Habsburg,
principe pio e divoto alla santa
Sede , e che il Papa aveva cono-
sciuto in Toscana in compagnia di
Vernerio eletto arcivescovo di Ma-
gonza, il quale rappresentò ai col'*
leghi elettori l' inclinazione del Pon-
tefice, onde i principi pel concetto
e venerazione che di lui avevano
si decisero per Rodolfo. Disimpe-
gnatosi Gregorio X col re di Ca*
stiglia, giunse finalmente in Lione,
festeggiato splendidamente da ogni
ceto di persone. Ivi ricevendo 1' av-
viso da Matiscone suo cappellano
e uditore generale della camera
e del palazzo apostolico, che il re
di Francia presso cui slava avea
ordinata la restituzione della con-
tea Venaissina alla Chiesa roma-
na , il Papa ringraziò il i"e per
aver ceduto alle sue istanze. In
Lione Gregorio X promosse all' ar-
civescovato d'Aix Grimerio de Cor-
nazzani o Balestracci, e Giovanni
Gobbo al vescovato di Bobbio, am-
bedue piacentini, senza il cui voto
e consiglio il Papa nulla faceva ,
pei meriti che li fregiavano; e
confermò i privilegi de' certosini
nel 1274. Nel carnevale Grego-
GRE
rio X seguendo il pio costume dei
suoi predecessori aveva sì ib Roma
che in Orvieto banchettato tutti i
poveri della città, e probabilmente
nel palazzo apostolico, essendo egli
molto caritatevole coi bisognosi, per
cui ogni giorno soleva farne ricer-
ca per mezzo di ministri fedeli a
ciò deputati , e dispensare copiosi
sovvenimenli ; inoltre il Papa a
molli di essi lavava i piedi umil-
mente. Ma siccome venne a cono-
scere che certi bisognosi più scal-
tri e maliziosi, con la loro petulan-
za venivano sempre preferiti a
quelli eh' erano più poveri, che di-
scacciavano con battiture e parole
ingiuriose, e ch'essi vennero distin-
ti col nome di ribaldi, onninamen-
te volle porre un riparo a tanto
disordine. Rivocò pertanto simili
banchetti che godevano esclusiva-
mente i ribaldi petulanti ; li esclu-
se dal partecipar le beneficenze,
quando non se ne fossero resi de-
gni con la sommissione , e si con-
tentassero di essere trattati come
gli altri. Dichiarò poi, che in ve-
ce dei banchetti si dispensassero
duecento pagnotte, un bove intero,
e cinquanta fiaschi di vino, come
si legge in un libro antichissimo
del cardinal Nicolò d'Aragona. Il Bo-
nucci nel lib. III, cap. IV dtìVIstoria
del b. Gregorio X, parlando della
perfettissima carità del santo Pon-
tefice verso i prossimi , narra che
oltre r aver concesso ampli privi-
legi, nuove e copiose rendile agli
ospedali lateranense , e di s. An-
tonio suir Esquilino, stabili nel pa-
lazzo pontificio il ministro che in
tutto il decorso dell' anno distri-
buisse larghe limosine ai bisognosi,
particolarmente a famiglie onorate
cadute in povertà; ai quale offizio
egli adoperò un certo laico di s.
VOI XXXII.
GRE 2^3
Domenico, chiamato fra Giovanni,
di vita esemplare e di provata fe-
deltà, ch'egli avea condotto in Ita-
lia dalle parti oltramarine. Anzi nel
libro de' suoi ricordi avea il santo
Pontefice descritto di proprio pugno
i nomi de' più bisognosi di soccor-
so, per porgerlo loro con più fre-
quenza e sicurezza ; e nel sacro
palazzo ogni dì ad esempio di s. Gre-
gorio I e di altri Papi, volle che s'im-
bandisse tavola particolare per tre-
dici poveri, a' quali di sua mano
somministrava le vivande, dopo aver
loro amorevolmente lavato i piedi.
Non vi ammetteva però i vagabon-
di, i pigri ed oziosi, onde non de-
fraudarne i meritevoli di refezione.
Da questa carità di Gregorio X, e
dal sistema da lui stabilito nella
distribuzione delle limosine, e nel-
l'ammissione quotidiana de' biso-
gnosi a mensa nel palazzo aposto-
lico, vuoisi derivato l' uffizio del-
l' Elemosineria apostolica ( Fedi ),
e la carica del prelato Elemosinic'
re del Papa [Vedi).
Essendo il Pontefice in Lione fe-
ce diverse provviste ecclesiastiche ,
massime di chiese vescovili ; e nella
quaresima fece predicare il cardi-
nal s. Bonaventura , eh' egli con
tutta la corte recavasi ad ascoltare.
Nate alcune differenze tra Rodolfo
re de' romani , e Filippo conte di
Savoia e di Borgogna, si rimisero
ambedue per compromesso alla de-
cisione del santo Padre, che giudi-
cò con soddisfazione di cesare e
del conte. Portatosi a Lione Pie-
tro da Morone , che fu poi s. Cele-
stino V, per ottenere la conferma
dell'ordine monastico da lui fondato,
Gregorio X l'approvò con sua bolla.
Queste ed altre cose fece Grego-
rio X in Lione prima della cele-
brazione del concilio generale di
1%
274 GRE
Lione IT, di che se ne traila all'ar-
ticolo Lione ( Fedi). Solo qui di-
remo, che i greci si riconciliarono
con la Chiesa romana , e confessa-
rono la processione dello Spirito
Santo dal Padre e dal Figliuolo;
che furono stabiliti i soccorsi di
Terra Santa; che furono condan-
nali gli eretici flagellanti ; che fu-
rono stabiliti molti ed utili cano-
ni per la disciplina ecclesiastica ;
e che ad evitare la lunghezza delle
sedi vacanti dopo la morte del
Pontefice, ordinò Gregorio X diver-
se leggi pel regolamento del Con-
clave {^Fedi) , al quale articolo le
riportammo ed illustrammo, osser-
vandosi tuttora con alcune amplia-
zioni e modificazioni , Indusse il
Papa i vescovi inglesi ad accordare
sei anni di decime ad Odoardo I
re d' Inghilterra. Dopo il concilio
si trattenne Gregorio X sino al
maggio 1275, nel qual tempo si
occupò del governo della Chiesa
universale, provvedendo di vescovi
molte sedi ; inviò in Francia colla
qualità di legato per predicarvi la
crociata il cardinal Simone di s.
Cecilia, poi Martino IV, ed a ri-
riscuotere le decime pei sussidi sta-
biliti pei cristiani di Palestina. In-
di confermò con autorità apostolica
r elezione di Rodolfo in re de' vo-
jnani a'itì settembre i 274, egli spe-
dì per nunzi l'eletto alla chiesa di
Trento, e fr. Enrico de' minori; lo
esortò a troncar le discordie ed
alla pace, onde stabilirsi nel trono,
invitandolo a Roma, ove lo avreb-
be unto, e coronato colle insegne
imperiali; e s'interpose perchè tra
lui e il re di Francia non si ac-
cendesse funesta guerra. Partì fi-
nalmente dalla città di Lione a' 6
maggio 1275, dopo aver liberalo
colle sue orazioni una donna nau-
GRE
fragata, per cui ovimque si confer-
mò la fama della santità sua , e
giunto a lielcaire o Beaucaire sul
Rodano in Provenza, ivi si fcKuiò
in lutto r estate, esercitando diversi
alti della sua pontificia potestà , e
nel di dell' Ascensione pubblicò
nella chiesa parrocchiale i consueti
processi di scomuniche ed interdet-
ti, come avea fatto in Lione in
diverse solennità , contro i contu-
maci di s. Chiesa. Scrisse ad Olio-
caro II re di Boemia, persuaden-
dolo a desistere dalle sue preten-
sioni all'impero; ed ammonì Gia-
como I re d' Aragona a Irata»
sciarla sua scandalosa vita, per non
costringerlo a procedere contro di
lui come portava l' obbligo dell' a-
poslolico ministero. Rimproverò a
Valdemaro re di Svezia i suoi vizii,
ed ai baroni svedesi la violazione
dell'immunità ecclesiastica; e sic-
come il re sempre più divenne
peggiore, per mezzo de' suoi prela-
ti lo privò del trono, ed in vece
vi esaltò il fratello Magno I meri-
tevole della corona.
In Belcaire pertossi il Papa a vi-
sitare Alfonso X re di Castiglia, il
quale (ece gravi lagnanze per aver
egli confermala l'elezione di Rodolfo
all'impero ; ma Gregorio X colle sue
soavi e ragionevoli maniere lo dis-
tolse dalle sue pretensioni all' im-
pero, e da quelle sul ducato di
Svevia e sul regno di Navarra ,
laonde dovette poi deporre le in-
segne imperiali che usava. Alfonso
III re di Portogallo mostrandosi
renitente a pagar il consueto cen-
so alla Sede apostolica, ed avendo
usurpalo le rendite di quattro ve-
scovati al Pontefice, questi formò
la costituzione De regno Portugal-
line per norma del re, de' suoi fi-
gliuoli, e dei baroni del regno. Con-
GRE
tinuando Alfonso X ad intitolarsi
imperatore e re de' romani, e ad
usare il sigillo imperiale, essendo
il Papa passalo in Valenza di Fran-
cia ingiunse all'arcivescovo di Si>
viglia di chiamare il re ad eseguire
le promesse fatte, altrimenti ve lo
costringesse colle censure della Chie-
sa. Indi si recò in Vienna di Fran-
cia, dove consagrò molli prelati, e
minacciò di scomunica il re d'A-
ragona se non si correggeva, scri-
vendone all'arcivescovo di Tarra-
gona. Uni i vescovati di Valenza
e di Diez, che poi furono separati.
Ritornato il Papa in Belcaire , vi
ricevelte gli ambasciatori di Ro- ,
dolfo, per stabilire il tempo della
coronazione, che venne determina-
ta per la festa d' Ognissanti del
1276. Avviossi perciò Gregorio X
per r Italia, ed in Losanna consa-
grò vescovo di Basilea Enrico dei
frati minori : quivi nel giorno di
s. Luca si presentò al Papa Ro-
dolfo con la moglie ed i Hgli, e
gli baciarono i piedi. 11 Pontefice
invitò premurosamente il re a por-
tarsi in Roma per la coronazione,
e poscia coH'esercilo in Soria, per
cui vuoisi che prendesse la croce ;
indi nel tempio maggiore di Lo-
sanna, alla presenza di selle car-
dinali, di cinque arcivescovi, di un-
dici vescovi, del duca di Baviera,
di quello di Carintia , e di altri
principi tedeschi, Rodolfo giurò
nelle moni del santo Padre, quan-
to a mezzo de' suoi ambasciatori
avea fatto nel concilio di Lione, di
essere fedele alla santa Sede, e di
difendere l'esarcato di Ravenna, e
le altre terre delia medesima : la
formola del giuramento con la sot-
toscrizione de' mentovati personag-
gi, il Bonucci la riporta a p. 227.
Nel dì seguente l'imperatore ema-
GRE «75
nò un editto, in cui confermando
le ragioni della Chiesa romana ,
statuì che le elezioni de' prelati
si facessero con piena libertà , è
che ognuno potesse appellai-e al
Pontefice ; vietò 1' occupazione dei
beni de' prelati defunti, e promise
di adoperarsi per l'estirpazione del-
le eresie. Continuandosi dal Papa£
il viaggio, a* 27 ottobre arrivò ai
Sion, e per Vercelli giunse a Mi-
lano nel giorno di s. Martino : fu
incontralo con sommo onore dai
Torriani, e da Raimondo patriar-
ca d'Aquileia, ricevuto ed alloggia-
to in s. Ambrogio. Benignamente
si lasciò vedere dai milanesi , cui
concesse indulgenze e grazie spiri-
tuali. Ordinò che l'aVcivescovo di
Ravenna fr. Bonifacio domenicano
fosse posto al possesso della sua
chiesa, ed avendo i religiosi dome-
nicani ottenuto la chiesa di s. Ma-
ria sopra Minerva in Roma, per
mezzo di fr. Aldobrandino Caval-
canti vescovo di Orvieto e vicario
di Roma, anch' egli domenicano,
gliene fece spedire il corrisponden-
te diploma di conferma, dato in
s. Sabina, che incomincia colle pa-
role : Cum a nohis pelilur (jiiod
justum esi, essendo prima la chiè-
sa delle monache benedettine di
Campo Marzo, che la donarono ai
domenicani. Nella chiesa di s. Am-
brogio di Milano, nel di della fe-
sta della dedicazione delle basili-
che de' ss. Pietro e Paolo, Grego-
rio X fulminò le solite scomuniche
contro i contumaci alla Sede apo-
stolica ; indi partendo da Milano ,
dopo avervi depositalo duecento-
mila fiorini d'oro o scudi, da sbor-
sarsi poi all' imperatóre nella ve-
nuta sua in Italia, si diresse per
Piacenza sua patria.
Giunse Gregorio X in Piacenza
a^e GRE
■'32 norembre, accompagnato da
otto cardinali, da diversi veicovi,
e dai prelati di sua corte. Negli
undici giorni che vi dimorò, edi-
ficò i suoi concittadini collo splen-
dore delle sue virtìi e segnalate
operazioni. Si affaticò nel procura-
re la pacificazione delle fazioni, e
pare che disponesse gli animi a ri-
conciliarsi col conte Ubertino Lau-
di, da lui scomunicato siccome se-
guace del partito di Federico H,
e suoi figli e nipote. A'3 dicem-
bre il Papa partì da Piacenza, per
la via Emilia si portò a Reggio
in cui celebrò la festa di s, Nico-
lò, e per Bologna arrivò a' i5 di-
cembre a Santa Croce presso Fi-
renze, nella quale città si dice non
volesse entrare perchè ancora in-
terdetta per le fazioni guelfa e ghi-
bellina. Nel giorno seguente tulta-
volta si diresse alla città, onde il
popolo sebbene timoroso di sua in-
dignazione, usci ad incontrarlo per
riverenza, e per l'alto concetto che a-
vea della di lui santità. Mentre il Pa-
pa per le mura vecchie s'incammina-
va alla volta di Arezzo, trovò l'Ar-
no per le molte pioggie oltremodo
gonfio, che non si poteva valicare,
onde si trovò costretto a passare pel
ponte Rubaconte, e per una parte
della città e pel borgo di s. Nico-
lò ; e quantunque in passando be-
nedicesse il popolo, uscito da Fi-
renze rinnovò V interdetto , e sco-
municò di nuovo i cittadini. Pare
però credibile che Gregorio X siasi
trattenuto alquanto in Firenze, don-
de scrisse al re Carlo I che anda-
va a celebrare le feste di Natale
ad Arezzo, e che bramando ab-
boccarsi con lui in Roma, lo pre-
gava a trasferirvisi prontamente; e
siccome non gli riuscì di persuade-
re i principali di Firenze a rìmet-
CRE
lere i fuorusciti nella patria, sde-
gnato rinnovò le censure ecclesi»-
stiche. Dopo breve riposo nell' ab-
bazia di Ripoli^ giunse ad Arezzo
accolgo con straordinari segni di
ossequio ed allegrezza da quella
repubblica, e da Guglielmo Uber-
tino aretino conte di Valle Ambra
e di Chi tignano, vescovo e signore
della città, con tutto il suo nume-
rosissimo clero. Cadde quindi in-
fermo, e ben conobbe ch'era giun-
to il termine di sua vita mortale,
essendo in compagnia di tre car-
dinali, gli altri per l'asprezza della
stagione erano ne' luoghi circonvi-
cini. Sottomesso al volere dì Dio,
Gregorio X ricevette con fervore
i santi sagramenti, mostrò con al-
cune benigne disposizioni la sua
gratitudine con Piacenza sua pa-
tria, con Liegi sua antica chiesa,
e con Arezzo ove terminava i suoi
giorni. A Piacenza tra le altre co-
se lasciò al duomo due nobilissimi
palili ricamati, per ornamento del-
l'altare maggiore , ed una pianeta
pontincale assai preziosa, con dal-
matica e tonìcella di fondo d'oro,
e per la collegiata di s. Antonina
di cui era stato canonico, un altro
ricco paramento da messa a gigli
d'oro con figure di aquile vaga-
mente lavorato, e di più vi ordi-
nò una perpetua prebenda de'suoi
beni patrimoniali. Alla chiesa di
Liegi di cui era stato arcidiacono,
donò per un anniversario molti ter-
reni, per cui il capitolo stabili far-
ne perpetua rimembranza nell'ora
prima, dopo il versetto Preliosa.
Ai canonici di Arezzo lasciò una
gran somma di denari, affinchè si
proseguisse la fabbrica della catte-
drale, e si abbellisse con scolture
di pietra la facciata esteriore, on-
de i canoDtci determinarono far di
GRE
lui grata menzione ne' divini uf«
uà.
Tra frequentissime religiose gia-
culatorie e sante operazioni , soa-
vemente spirò nel venerdì io gen-
naio 1276, nell'età di sessantasei
anni, avendo governato quattro an-
ni, quattro mesi e dieci giorni
computando dalla elezione , o tre
anni, nove mesi e quindici giorni
dalla consacrazione ; nel qual tem-
po canonizzò s. Leone vescovo, e
8. Francesca piacentina, e creò in
due promozioni sei cardinali , fra
i quali due nipoti. Vicedomino de
Vicedomini, e Giovanni Visconti
piacentini, e due che furono poi
Innocenzo V immediato successore,
e Giovanni XXI. Era di aspetto
maestoso, angelico e signorile ; al-
to di statura, e ben propoi-zionato;
di carnagione bianca con color vi-
vo e gentile; fronte spaziosa, occhi
grandi, bocca piccola, e naso dal
mezzo in giù alquanto piegato. Fu
di mediocre dottrina, di gran pru-
denza, acerrimo difensore della fe-
de e del culto divino; amatore
della pace, e nemico della parzia-
lità; disinteressato, attivo, zelante,
e vigilante pastore. Le sue precla-
re virtù copiosamente vennero de-
scritte dai suoi biografi che no-
mineremo, e tra quelle domestiche
vanno indicate le esercitate con la
propria famiglia. Se alcuno si am-
malava, tosto lo visitava, si pone-
va a sedere accanto al letto, egual-
mente sollecito della cura del cor-
po, che della salvezza dell'anima:
amministrava egli medesimo nel
punto estremo i sagramenti , ed
assisteva agli udfìzi della sepoltura,
perchè non giudicava men conve-
niente e men degno della pontifì-
cia maestà quanto si facesse per
impulso ed esercizio di caiità cri-
GRE 277
stiana. A benefìzio poi e suffragio
delle anime de' famigliari defunti
faceva celebrare molte messe, con-
cedendo indulgenze a loro vantag-
gio. Vestito il corpo del Pontefice
colle vesti ed insegne papali fu o-
norevolmente portato nella magni-
fica cattedrale di s. Pietro di A-
rezzo, e le esequie funerali furono
celebrate giusta le leggi da lui e-
manate, coli' intervento dei cardi»
naii, del vescovo libertini, del cle-
ro, de'magistrati, e del popolo, ol-
tre quello che in gran numero ac-
corse dai circostanti luoghi, tutti
ritenendo il defunto per un santo:
in tutti i novendiali funerali il po-
polo fece a gara di accostarsi ai
sacri suoi piedi per baciarli divo-
tamente. Fu sepolto nella cappella
di s. Silvestro I, ove gli fu eretto
un nobile sepolcro di marmo di
forma gotica, ove sull'arca si vede
la sua figura giacente, vestita del
manto papale colla tiara in capo.
L'immagine di questo sepolcro il
Bonucci la riporta a pag. 240 ;
ed il Papebrochio nel Propylaeo
par. 2, pag. Sj; ed ivi si conserva
con singolare venerazione incor-
rotto il beato corpo del Ponte-
fice.
Non si deve tacere, al dire del
Novaes, che s. Antonino par. 3, tit.
20, cap. 2, Stefannrdo di Vicomer-
calo, Galvaneo della Fiamma do-
menicani, Giorgio Menda, e Paolo
Giovio scrissero che questo santo
Pontefice fosse conscio dell' atten-
tato de' Turriani, che tentarono di
uccidere Ottone Visconti arcivesco-
vo di Milano. Fu ciò opposto con
forza quando si trattava la causa
della sua canonizzazione; ma Pie-
tro Maria Campi, che n'era il po-
slulatore, egregiamente difese Gre-
gorio X da questa impostura, con
278 GRB
una apologia che vedesi nella parte
secónda della sua Storia della chie-
sa di Piacenza. E in verità se il
santo Pontefice sottopose alla sco*
munica la fazione de' Tuniani, e
la città di Milano all'interdetto,
sol perchè intercettarono le rendi-
te ecclesiastiche dovute all' arcive-
scovo Ottone, come avrebbe dissi-
mulato il delitto maggiore de'Tur-
liani nel tentare la morte del me-
desimo? Ninno scrittore de' più ce-
lebri di que' tempi accenna questa
indolenza di Gregorio X , tanto
contraria ai suoi integri costumi.
Questi autori lo scrissero ingannati
da qualche falsa voce, o dallo spi-
rito di partito, sapendosi che i due
domenicani erano troppo legati ad
Ottone ed ai Visconti di Milano,
ed il Giovio, come tra molti af-
ferma Melchior Cano, De toc. iheol.
hb. II,cap. 6, p. 320, sempre si la-
sciava trasportare dall'odio o dall'a-
inore, ed amante del denaro, anche
pello scrivere la storia era servo
del denaro. Il Bonucci nel conve-
nire che i Turriani tentarono per
sicari l'uccisione di Ottone in Pia-
cenza ov'erasi ritirato, difende il
b. Gregorio X dalle imputazioni date-
gli, narrando che quando questi più
mite procedeva alla volta di Mila-
no, avendo seco l'arcivescovo Otto-
ne slimò prudenza che si fermasse
in Italia, non credendo ancora giun-
to il tempo opportuno per rista-
bilirlo nella sede arcivescovile. P^.W
Lambertini, De can. sanct., lib. II,
cap. /\.i, ijum. 3, ove dichiara che
siftatta impostura nulla nocque al-
la fama di questo santo Pontefice
nella causa della sua canonizzazio-
ne. Quindi monsignor Benedetto
Falconcini di Volterra, fatto vesco-
vo di Arezzo nel 1704^ procurò
con hidefesso zelo a sue spese, e
GRE
condusse a termine la beatifìcazio<
ne di Gregorio X, che celebrò Cle-
mente XI a'it; settembre 171 3,
coll'approvarne il culto im memora*
bile coll'autorità della costituzione
riportata a pag. 345 del tom. X
del Ballar, rom. Oltre la Vita di
Gregorio X, scritta da un anoni-
mo^ ed inserita da Pietro Maria
Campi nella sua Histor. piacenti'
na, tom. II; e dal Muratori nei
suoi Script, rer. Italie, tom. Ili ,
pag. Sor, che inoltre a pag. 597
riporta quella di Bernardo Guido-
ne, abbiamo queste altre : Vie de
Gregoire X Pont, par Claude Cle-
ment, Lion i623; quella del me-
desimo Campi, la quale dall' ita-
liano fu tradotta in latino dal ge-
suita p. Silvestro Pietra Santa, col
titolo Vita Gregorii X ex fami-
Ha Ficecomituni piacentina Poni.
Max. a Petro Maria Campi pia-
centino canonico descripta, et a
Silvestro Petra Sancta soc. Jesu la-
tine reddita, Romae i655. Ed
il p. Anton lV|[aria Bonucci gesui-
ta scrisse 1* Istoria del Pontefice
ottimo massimo il beato Gregorio
Xy Roma 1721 per Giorgio Pla-
cho. Vacò la santa Sede dieci giorni.
GREGORIO XI, Papa CXCIV.
Vicedomino de' Vicedomini di Pia-
cenza, fu celebre giureconsulto ed
avvocato. Dopo la morte della mo-
glie, che lo fece padre di nume-
rosa prole, abbracciò lo stato ec-
clesiastico, e secondo alcuni, come
diremo, si fece religioso di s, Fran-
cesco. Fu promosso al vescovato
di Gras nella Provenza, o meglio
alla prepositura di Gras secondo
l'Egss ed il Ciacconio, donde fu
esaltato nel 1257 da Alessandro
IV air arcivescovato di Aix, dove
nel 1269 diede alla pubblica luce
le sinodali costiluzioui. Clemente
GRE
IV nel 1265 lo mandò in Sicilia
con Carlo I d'Angiò, perchè lo ac-
compagnasse al possesso che in Na-
poli portavasi a prendere del re-
gno di cui l'avea investito, e n'eb-
be dal re particolare lode. Nel
1271 venne assunto al pontificalo
il suo zio materno Gregorio X, il
quale a'i5 luglio del 1272 lo
spedì legato a Intere nelle parti di
Lombardia per comporre le discor-
die tra i potentati e le città della
provincia, ampliando la di lui giu-
risdizione della legazione per tutta
la Romagna , Marca Trivigiana ,
terre del patriarcato d'Aquileia e
di Grado, e per tutto il Genovesa-
to. A questa determinazione lo zio
non venne per la parentela , ma
per l'egregie virtù e qualità che
l'isplendevano nel prelato, e come
quello in cui più d'ogni altro po-
teva confidare, dicendo con ragio-
ne di lui nelle lettere ai vescovi
e magistrali: »> Virum utique se-
cundum cor nostrum, morum ho-
nestate decorum, in multis, et ar-
duis approbatum negotiis , et pro-
videntia circumspectum ; qui, cum
ei adsit puritas conscientiae et prae-
sto sit judicium ralionis, malitiam
odit, et ìnnoceutiam tuetur, eie".
Quindi pe' suoi meriti colla santa
Sede, e per l'emiuenle sua scienza
Gregorio X in Orvieto nel dicem-
bre del 1273 lo creò cardinale ve-
scovo di Paleslrina, fregiato della
quale dignità intervenne al conci-
lio generale di Lione II, ed alle
elezioni d'Innocenzo V e d'Adria-
no V.
Seguendo Pietro Maria Campi,
Hist. placentinae ad annum 1276,
pag. 307, fidato in un mss. assai
sospetto al Papebrochio in Propy-
iato par. 2, pag. 59, num. 4> «
ad Aatonio Pagi in Crìtica Baro-»
GRE 279
ninni, dopo la morte di Adriano
V, avvenuta a' 18 agosto 1276 ia
Viterbo, ivi fu eletto Papa col no-
me di Gregorio XI, probabilmente
per memoria dello zio, a' 5 settem-
bre 1276, morendo nel giorno se-
guente senza aver preso le insegne
del pontificato, e secondo altri nep-
pure il nome, e fu sepolto nella
chiesa de' minori in Viterbo. Dice
però il JN'ovaes, ch'egli non è con-
tato fra i Pontefici, né si trova
memoria di lui negli scrittori fran-
cescani prima del 1628 : <uttavol-
ta egli col nome di Gregorio XI
lo chiama Papa CXCIV dopo A-
driano V , e prima di Giovanni
XXI che fu eletto in Viterbo a'i5
settembre 1276. Il p. Bonucci nel-
la vita del b. Gregorio X, pag. gr,
parlando del cardinal Vicedomiui
di lui nipote^ dice che non riusc\
Papa come si credette dal Campi,
quantunque ne fosse degno ; e che
lo Spondano presso il Ciacconìo
porta per fondamento di negar
ciò, quia nenio alius meminit, ne-
que noinen quod assumpsit tradi-
lur. Soggiunge che Mariano pare
che accenni essersi egli dopo il car-
dinalato, a cagione di una perico-
losa malattia, ascritto all'ordine del
minori, e che di lui cantò Giusep-
pe Maria Suarez, in Praentsl. an-
tiquit. :
Nasse Vicedoniìnum vis Lector?
En libi sacro
Gregorii ille Nepos Murice coni-
plus adest.
Lorento Cardella nelle Memorie
istor. de' cardinali, tom. II, p. 2,
nella biografia del cardinal Vice-
domini racconta che vogliono al-
cuni autori, eh' egli munito del be-
neplacito apostolico , quantunque
28o GRE
fosse chierico secolare , professasse
la regola de' minori , a cui era
sommamente addetto. Altri per lo
contrario sostengono, che si ren-
desse religioso di s. Francesco, do-
po essere stato già cardinale, a ca-
gione di un' infermità che lo ri-
dusse al punto di perdere la vita.
Vi ha qualche scrittore , oltre il
francescano Wadingo, Annal. Mi-
norum ad an. 1276, § 2, che lo
mette in dubbio per Papa. Il pa-
dre Pier Antonio da Venezia mi-
nor riformato, nelle Memorie dei
cardinali del suo ordine, appog-
giato sull'autorità d'un antico Ne-
crologio della chiesa di Piacen-
za, e sugli Annali mss. di quella
città, allegati ancora dal Wadin-
go, asserisce che Vicedomini fu as-
sunto al pontificato col nome di
Gregorio XI, e che avendolo ri-
tenuto per poche ore a cagione di
una repentina morte , neppure ne
assunse le insegne. Tutta volta, lo ri-
petiamo, non è annoverato nella serie
devoniani Pontefici, e ne'registri va-
ticani non ve n'è memoria alcuna.
Il dotto Francesco Pagi minorità
conventuale, in Brei^ìar. Roni. Pont.
tom. Ili, p. 4(9, nega assolutamente
il pontificato di Vicedomini , ed
il seguente Pontefice di nome Gre-
gorio prese il numeix) di XI.
GREGORIO XI, Papa CCIX.
Pietro Roger o Ruggiero di Beau-
fort , figlio di Guglielmo conte di
Beaufort e signore di Roziers ,
nacque in Malmont o Maumont,
terra della diocesi di Limoges, nella
parrocchia di Roziers; divenne ca-
nonico di Parigi , arcidiacono di
Rouen, e notaio apostolico per vo-
lere di Clemente VI fratello di suo
Ì)adre. Siccome giovane di eccel-
ente carattere, umile, benigno, e
^l grande applicazione agli stuoli ,
GRE
massime della legge, in cui si di-
ce ebbe per maestro neiruniversi-
tà di Perugia il famoso Baldo, che
pel concetto che ne avea lo con-
sultava in molti dubbi ; in età di
diciassette anni lo zio creollo cardi-
nale diacono con la diaconia di ».
Maria Nuova, e poi arciprete della
basilica lateranense, cumulando in
lui un gran numero di benefizi
ecclesiastici per sostenere con de-
coro la dignità. Seppe unire alla
dottrina, tale rara pietà, modestia,
e dolcezza di costumi , per cui si
guadagnò l'amore e la stima del
sacro collegio, onde dopo la morte
di Urbano V, al cui conclave come
a quello precedente d' Innocenzo
VI era intervenuto, fu eletto in
Avignone a pieni voli da tutti i
diecinove cardinali, che nel giorno
precedente erano entrati in concla-
ve, romano Pontefice a' 3o dicem-
bre 1370. Accettò contro sua vo-
glia, avendo allora trentanove an-
ni, ed il genitore ancor vivente.
Dal cardinale Guido de Boulogne
vescovo di Porto, a' 4 gennaio
1871 fu ordinalo prete, e nel
giorno seguente consacrato, e co-
ronato solennemente col nome di
Gregorio XI nel palazzo apostolico
in giorno di domenica; dopo la
qual funzione cavalcò per la città
d'Avignone , tenendogli la briglia
del cavallo il duca d'Angiò Luigi
fratello del re di Francia. Egli era
il settimo Pontefice che risiedeva
in Avignone, dopo che Clemente
V nel i3o5 avea stabilito la re-
sidenza pontificia in Francia ; ed
è perciò che nella sua prima co-
stituzione dichiarò che la patriar-
cale basilica lateranense in Roma
era la sede principale del sommo
Pontefice. Impose pena di scomu-
nica a tutti quelli che non voles-
GRE
SCIO confessare, che Cristo sotto le
specie sagramentnlì rimane eguai-
tneiite nel luogo immondo, come
nel ventre dell'uomo: diedero a
questa sentenza occasione gli errori
di Giovanni de Lanne francescano
e di altri religiosi , in un tempo
in cui Giovanni Wiclef ed altri
cominciavano a parlare erronea-
mente deW Eucaristia (Predi'). Se-
guendo le orme di Urbano V suo
predecessore, procurò Giegorio XI
di pacificare Carlo V re di Fran-
cia, con Edoardo III re d'Inghil-
terra, ma restarono senza effetto le
sue premure, non meno per ca-
gione della loro durezza , che per
la parzialità di ciascuno de' due
cardinali legati, mentre del fran-
cese monarca era stato cancelliere
il cardinal Gio. de Dormans, e del-
l' inglese il cardinal Simone de
Langham, ch'erano i legati. Le
stesse diligenze adoperò il Papa
con Enrico li re di Castiglia, e
con Ferdinando re di Portogallo,
i quali riconciliatisi, scrisse al pri-
mo i suoi ringraziamenti: insorte
poscia nuove diftìcoltà, la concor-
dia non fu definitivamente stabili-
ta che dopo due anni. Inoltre il
re di Castiglia lasciò all' arbitrio
della santa Sede la decisione della
dilferciiza che avea col re di Na-
\arra Enrico I, il quale si portò
in Avignone per congratularsi col
santo Padre di sua esaltazione; ove
pure si condussero gli ambasciato-
ri di Pietro IV re d'Aragona, per
fare al Pontefice il giuiamenlo di
fedeltà pel regno di Sardegna e
Corsica, e rinnovare i trattati sta-
biliti con Bonifacio VIII. Quindi
Gregorio XI esortò il detto re di
Portogallo a restituire all' arcive-
scovo di Braga il dominio libero
della città, ed Aroadeo VI conte
GRE 281
di Savoia perchè desistesse di spo-
gliare il vescovo di Ginevra della
signoria della medesima.
Nel 1372 Gregorio XI ordinò
che in occidente si celebrasse la fe-
sta della Presentazione al tempio
della Beata Vergine ( f^edi ) , ed
approvò r ordine de' Girolamini
monaci (P^edi). Nel medesimo an-
no il Pontefice, a mezzo di Ber-
nardo arcivescovo di Napoli, rice-
vette il giuramento della regina di
tal regno Giovanna I per le terre
investitele. Indi approvò la concor-
dia dalla medesima fatta con Fe-
derico re di Sicilia, ed acconsenti
che questi ed i suoi discendenti
s' intitolassero re di Trinacria , la-
sciando quello di re di Sicilia per
Giovanna I e di lei successori ;
quindi dichiarò che per tal divi-
sione nulla si scema ai diritti della
Chiesa romana nelle due Sicilie.
Non cessando Bernabò Visconti si-
gnore di Milano di molestare le
terre della Chiesa, il Papa gli di-
chiarò la guerra, e gli formò un
processo. Nello stesso tempo fece
vicari di Ferrara, Nicolò ed Al-
berto d'Este, con quelle condizio-
ni di vassallaggio che riportammo
all'articolo Ferrara. Ottenne da
Andrea Contarini doge di Venezia,
che non si ammettessero più nel-
r isola di Candia altri preti, che
quelli che fossero stati ordinati dai
vescovi del rito latino, o del rito
greco in comunione con la santa
Sede. Inviò a Lasco duca di Mol-
davia, rientrato nel seno dell'unità
cattolica , alcuni missionari pii e
dotti per ricondurvi la sua fami-
glia ed i suoi sudditi ; proteggendo
a un tempo le missioni de' frati
minori nella Bosnia e nelle pro-
vincie adiacenti. Sebbene sotto Ur-
bano V l'imperatore d'oriente GiO"
a82 GRE
vanni I Paleologo fosse ritornato
al grembo della Chiesa cattolica ,
non ostante i greci perseveravano
ne' loro errori, per lo che il Papa
nei iSyS gli inviò due nunzi, uno
religioso domenicano, l'altro fran-
cescano, esortando insieme con ef-
ficaci lettere il clero e popolo di
Costantinopoli a condannare l'anti-
co scisma. Altri dicono che i nun-
zi furono inviati a Giovanni Can-
tacuzeno, già dominatore dell'impe-
ro greco; certo è che il Paleologo
fu quello che recossi in Roma a
far l'abiura del greco scisma nel
pontificato del predecessore. Prese
provvidenza in Ungheria sui nuovi
convertiti dai roaomettanismo, che
talvolta ritornavano ad esso; ed
eccitò lo zelo del re di Francia
contro alcune sette turbolenti, le
quali non erano meno funeste alla
quiete dello stato che della Chiesa.
Ristabilì la disciplina ecclesiastica
ed il buon ordine nel clero, ripo-
nendo in vigore le antiche costitu-
zioni. Per la difesa poi della catto-
lica religione, e per frenare il cre-
scente orgoglio de' turchi, fece pub-
blicare una crociata per la Germa-
nia e per altri regni, concedendo
indulgenze a chiunque prendesse
le armi contro i nemici del nome
ci'istiano. JNon cessando il Visconti
dalle sue tirannie, lo dichiarò in-
corso nelle censure, e mandò a com-
batterlo un esercito sotto il coman-
do del conte di Savoia. In una
peste che afflisse Roma, concesse il
santo Padre per sei mesi indulgen-
za plenaria a chi ne restasse vitti-
ma ; e con pubblico decreto stabili
che nell'anno santo del giubileo,
oltre le basiliche Lateranense, Va-
ticana ed Ostiense, 6Ì dovesse an-
che visitare la Liberiana. Oppri-
mendo il re d'Aragona i diritti del-
GRE
la Chiesa, nel 1874 Gregorio XI
scrisse al vescovo di Lerida perchè
esortasse il re a desistere,* e con-
fermò ad istanza del re di Casti -
glia la pace giurata con l'aragone-
se monarca. Nell'anno seguente con
bolla de' 19 mag^io obbligò tutti
i prelati alla residenza delle loro
chiese, e di partire da Avignone
entro il termine di due mesi, tran-
ne i patriarchi titolari, i cardinali,
i legati, i nunzi, e gli altri ulficiatt
della curia e corte romana. E sic"
come un vescovo ebbe il coraggio
di rappresentargli che ancor lui
era assente da Roma sua sede, il
Papa si confermò nella sincera ri-
soluzione di por fine a quella spe-
cie di vedovanza in cui languiva
la chiesa romana, fuori del suo
luogo naturale trasportala : a ciò
di frequente veniva esortato dal
venerando religioso Pietro infante
di Aragona, da s. Caterina di Sie-
na, e da s. Brigida; e ricevendo
per lo stesso motivo un'ambasce-
ria di romani, a questi promise di
portarsi in Roma, ciò che significò
all' imperatore Carlo IV, a diversi
sovrani, e a tutti i signori e po-
poli d'Italia. A nulla valsero l'e-
nergiche contrarie rinostranze dei
re di Francia e di Castiglia, quelle
di altri principi a cui accomodava
la presenza del Papa in Provenza,
quelle de' cardinali amatori del de-
lizioso soggiorno sul Rodano nella
maggior parte francesi , quelle di
molti vescovi massime di Francia,
e quelle de' suoi molti parenti.
Questa partenza tuttavia fu pro-
lungata ad istanza dei re di Fran-
cia e d'Inghilterra, per terminare i
capitoli della pace che stavano pe^
conchiudere.
Nel tempo medesimo Gregorio
XI ottenne che in Francia si an^
GRE
nuUasse il pessimo costume di ne-
gare la confessione e la comunio-
ne ai giustiziati, ciò che meglio di-
cemmo agli analoghi articoli: indi
nei iSyG scomunicò i fiorentini, e
gli spedì contro il cardinal di Gi-
nevra con un esercito. Essendo
l' Italia, e sopra tutto lo stato ec-
clesiastico in preda ad ogni sorta
di disordini per le fazioni che pro-
/iltavano dell' assenza del Papa , i
cui legati, nunzi ed altri ministri
spesso erano esposti gravemente :
due eserciti che Gregorio XI vi
avea spediti ristahilirono precaria-
mente la tranquillità, laonde sempre
più si confermò in affrettare la sua
partenza per Roma. In quest' anno
dunque Gregorio XI a' io settem-
bre coi cardinali, meno sei che re-
starono in Avignone, con la curia,
corte e famiglia pontificia parti
d'Avignone con dispiacere dei fran-
cesi e dei popoli vicini. A Marsi-
glia montò sulla galera capitana
de' cavalieri gerosolimitani, e per
Genova, Livorno e Piombino ap-
prodò a Corneto , ove celebrò le
feste di Natale. Quindi nel gennaio
1877 si mise in mare, e da Ostia
pel Tevere giunse alla basilica di
s. Paolo, dove ricevè i magistrati
romani accompagnati dai bandere-
si colle loro insegne. Nel dì 17
gennaio fece celebrare la messa
sull'altare di s. Paolo dal vescovo
di Senigallia Pietro Amelio, che ci
ha lasciato il giornale di tal viaggio,
e dopo averla il Papa ascollata ,
con magnifica cavalcala, seguito da
tredici cardinali , dai prelati , e da
tuttala corte, s'avviò alla capitale
del mondo cattolico, che trovò de-
solala in quanto alle fabbriche, e
diminuita nella popolazione , ma
giubilante del più vivo tripudio.
Xia le acclamazioni e le dimostra-
GRE 283
zioni più onorifiche, tra i cantici,
i suoni d' istromenti , e quello di
tutte le campane, tra lo spargi-
mento di rose , di fiorì ed erbe
odorifere, preceduto dal castellano
gerosolimitano d' Emposta col ves-
sillo della Chiesa romana, Grego-
rio XI percorse Roma e giunse ad
ora di vespero sulla piazza della
basilica di s. Pietro. Ivi altra mol-
titudine di romani l'attendevano
con infinito numero di torcie ac-
cese , e tra la loro gioia , e reite-
rati applausi , il Pontefice entrò
nella basilica che trovò illuminata
da più di ottomila lampade. Do-
po aver orato sulla tomba dei
principi degli apostoli , si trasferì
al contiguo palazzo vaticano , ove
pranzò, ed altrettanto fece tutta la
comitiva che l'accompagnava. Nel-
la festa della cattedra di s. Pietro
a' 18 gennaio, e in quella di s.
Agnese a' 3 1 gennaio Gregorio XI
solennemente celebrò il pontificale
nella basilica di s. Pietro, facendo
altrettanto nel dì della Pasqua :
nella festa di Pentecoste pontificò
nella basilica Liberiana di s. Maria
e nel seguente giorno
Laterano
Maggiore
andò a s. Giovanni in
prima chiesa del mondo.
Subito il Papa prese
tutte le provvidenze
cura di
facevano
residenza
che
d' uopo alla ristabilita
pontificia in Roma. Accorse ni re-
stauro delle chiese di Roma, e di
altri principali edifizi, erigendo nel-
la basilica Liberiana il campanile.
Tra i benefizi fatti da lui alla ba-
silica Lateranense noteremo , che
fece la porla dal lato di setten-
trione tutta di marmo pario eoa
belli lavori d'architettura. A que-
sta basilica aveva Urbano V fatto
l'ampio ciborio di marmo, col qua-
le coprì l'altare papale , i cui
284 -GRE
ornamenti fece compiere Gregorio
XI; laonde nel disotto del cor-
nicione, che s'alza sulle quattro
colonne di granito , e che forma
base al tabernacolo e recinto su*
periore all'altare, si vedono in fac-
cia alla nave maggiore la sua arma
di rilievo messa a oro, da un lato
quella di Urbano V, e dall'altro
quella del cardinal frate Ugone
fratello dello stesso Gregorio XI,
o sia Ugo Roggerio di Malmont
benedettino. Nello stesso tempo il
Papa si occupò dei bisogni della
città di Roma, e dello stato eccle-
siastico, nella maggior parte in
commozione per opera de' fiorenti-
ni, ricuperando le terre usurpate
da potenti signori. Spedì diverse
ambascerie per l'Italia, e scrisse
alla città d'Ancona perchè si op-
ponesse con tutte le forze di ter-
ra e di mare contro i moti dei
fermani e degli ascolani. In An-
cona aveva collocato la curia ge-
nerale, quando inviò nello stes-
so stato da Avignone il cardinal
Roberto di Ginevra con seimila
bretoni a cavallo, e quattromila
fanti bretoni e guasconi assai bel-
licosi. Fece capitano della Chiesa
Rodolfo Varano, ritraendolo dal ser-
vizio della lega italiana detta della
libertà, istituita nella sollevata Ma-
cerata. In seguito ristabilì la re-
sidenza generale delia Marca, co-
ni andando al rettore e al giudice
de^ presidiato di Camerino , e a
tutta la sua curia, di passare a ri-
siedere in Osimo. Gregorio XI nel-
lo stesso anno iSyy approvò l'or-
dine de' monaci del Corpo di Ge-
sù Cristo. Indi ordinò che nella
vigilia della Natività di Maria si
digiunasse ; che nelle messe dei san-
ti dottori si dicesse il Credo; e
i^e piiino potesse portar innanzi la
GRE
croce , fosse patriarca , arcivesco-
vo o vescovo, alla presenza de' le-
gali o nunzi della Sede apostolica.
Per sollevarsi dal suo viaggio, ed
evitare i calori estivi , il l^ontcfìce
preceduto dalla ss. Eucaristia, con
tutta la corte passò in Anagni,
donde ne parti per ritornare in
Roma nel mese di novembre.
Nel 1 378 ordinò al vescovo di Can-
torbery ed al vescovo di Londra,
che procedessero contro l' eretico
Giovanni Wiclef secondo i sacri ca-
noni, e ne condannò gli errori. In-
tanto cresceva nel santo Padre la
malinconia da cui era stato preso
dopo il suo arrivo in Roma , per
non vedersi ubbidito dai romani
come richiedeva l'autorità sovrana;
perchè le città ribelli, lungi dal sot-
tomettersi, come aveano promesso,
continuavano nella rivolta; ed i
piccoli tiranni provocati dai fioren-
tini in guerra col Papa , a quelli
eransi uniti , e davano a pensare
alle milizie guasconi e bretoni che
Gregorio XI avea portate in Roma
a sua difesa. Cominciava egli a for-
mar r idea di ritornare in Fran-
cia ove era più venerato , e ne lo
stimolavano i cardinali francesi; e
volendo provvedere nel caso di
morte , dispose con bolla che il
successore si eleggesse in Roma o
fuori, ove fosse riunito il maggior
numero de' cardinali. Aggravato dai
dolori di calcoli che lo tormenta-
vano, essendo continuamente mala-
ticcio , e di complessione debole ,
cadde il Papa infermo sul princi-
pio di febbraio, e a' 27 venendo il
28 marzo 1378, a due ore di not-
te, avendo ricevuti con gran pie-
tà i sagraraenti , ed esortato i
cardinali a dargli il più degno per
successore , rese il suo spirito al
creatore nel palazzo vaticano, in
GRE
età di quarantasette anni meno al-
cuni giorni, avendo governalo sette
anni, due mesi e vent' olio gior-
ni fra Roma ed Avignone [Vedi),
al quale articolo riportammo im-
portanti notizie riguardanti questo
Pontefice, e il ristabilimento della
pontificia residenza in Roma, come
dei funesti avvenimenti ch'ebbero
luogo dopo la sua morte, la quale
fu intesa con piacere dai romani ,
perchè aveano penetrato il suo dise-
gno di partire, ed al quale prepara-
vano vigorosa resistenza. Fu sepolto
nella chiesa di s. Maria Nuova, sua
antica diaconia , ed ivi gli furono
terminati i funerali novendiali in-
cominciati nella basilica vaticana.
Più tardi il popolo romano per
gratitudine al suo sepolcro eresse un
monumento che descrivemmo al
voi. XII, p. i5o del Dizionario, con
onorevole epitaffio che sì legge nel
p. Giacobbe, Bibliot. Ponti/, p. 97,
e neir autore ancora delle Vite dei
Papi d' Avignone a p. 522.
Nel suo testamento, che si legge
nel d' Achery , Spìcileg. tom. HI,
pag. 738, Gregorio XI rivocò ed
abrogò qualunque cosa potesse aver
detto, non come sommo Pontefice,
ma come uomo privato, contro la
cattolica fede , per isbaglio di lin-
gua, ovvero per qualche perturba-
zione. Neil' appendice del Museunt
Jtalicuni si trovano le costituzioni
della Chiesa romana, che avea com-
pilate mentre era cardinale: le sue
lettere come quelle di tutti gli altri
Papi sono nelle note raccolte. In due
promozioni che fece in Avignone
creò nella prima dodici cardinali ,
dieci de' quali francesi , e fra essi
cinque del Limosino suoi compa-
triotli o parenti ; in tal modo egli
volle controbilanciare l' autorità dei
cardinali vecchi, che conoscendolo
GRE 285
naturalmente dolce e modesto, a-
veano intrapreso a governarlo con
impero. Nella seconda promozione
creò altri dodici cardinali, cioè otto
francesi, un romano, un milanese, un
genovese , ed uno spagnuolo che poi
fu l'antipapa Benedetto XIII , che
successe all' antipapa Clemente VII,
cardinale della prima promozione,
ed autore del famoso scisma d' A-
vignone. Fra i detti ventiquattro
cardinali , cinque erano cugini del
Pontefice. Amò molto i suoi pa-
renti, ma non gì' ingrandì più di
quello eh' erano stati da suo zio
Clemente VI , il quale però gran
passione ebbe per esaltarli. Ciò
non ostante, dice il p. Berthier nella
storia ecclesiastica di Francia, aven-
do egli di continuo appresso di sé
il suo padre, ì suoi fratelli, ed i
suoi nipoti , se non accrebbe di
molto le loro fortune , a loro sol-
lecitazione tuttavia fece molte gra-
zie, che non furono sempre distri-
buite con buona scelta , oltreché
viene tacciato d* una preferenza
troppo particolare verso i suoi
compatriotli. Però fu Gregorio XI
uno de' più scienziati del suo tem-
po, nelle leggi, ne' canoni, e nella
teologia ; di soavi costumi , cortesi
maniere, modesto, prudente, beni-
gno , veritiero , divotissimo del-
la Beata Vergine, generoso, pro-
tettore de' letterati , degli arti-
sti , e delle scienze. Alcuni lo ere»
dettero discepolo del famoso Bal-
do in Perugia, ma ciò non sembra
verosimile al Novaes , mentre par-
lando alcune volte il Baldo di Gre-
gorio XI, e citando con istima le
opinioni di lui, non fa mai men-
zione d' essergli stato maestro. Di
questo Pontefice scrissero poco fa-
vorevolmente gli scrittori del suo-
tempo sì francesi, che italiani, perchè*
'286 GRE
ai primi cadde di grazia per aver
l'istabilito la residenza pontifìcia in
Roma, né a'secondi entrò in gra-
zia, perchè quando mori era con gran
parte d' Italia in aspra guena. Gre-
gorio XI sarà sempre d' immortai
memoria per avere reintegrato Ro-
ma della pontifìcia residenza, trop-
po strano essendo stato il suo
trasportamento in Francia di Cle-
mente V, seguito da altri cinque
Pontefici francesi, tranne Urbano V
che in parte tentò di riparare a sì
parziale traslazione; ma la gloria
tutta si deve a Gregorio XI, che
con animo forte seppe superare tutti
gli ostacoli, e fu sordo a qualunque
contraria rappresentanza. La sua
■vita si legge presso tutti i biografi
particolarmente de' Papi , presso il
Baluzio, e gli autori delle vite dei
Pontefici che risiedettero in Avi-
gnone.
GREGORIO XII, Papa CCXIII.
Angelo Correr, Corraro o Conra-
rio, patrizio veneto, di antica fami-
glia, e fratello di Beriola che spo-
satasi con Angelo Condulmieri fu
madre di Eugenio IV, ed ava di
Paolo II , il perchè all' articolo
Condulmieri [Fedi), parlammo
della nobil famiglia Correr o Cor-
raro. Il nostro Angelo Corraro di-
venne dottore famoso nella teologia,
e di costumi illibati ed angelici ,
per cui acquistossi alta riputazione,
e fu assai lodato da s, Antonino, da
Lionardo d'Arezzo, dal Biondi e
dal Sandero. L' Ughelli si oppone
a quelli che lo dicono cistcrciense,
e solo congettura che potesse ave-
re amministrato qualche loro ceno-
bio; ma bensì canonico regolare, e
non di s. Giorgio in Alga, della qual
congregazione fu però benemerito
per averle dato benigno ospizio
dopo che Urbano VI nel 1879 lo
GRE
avea fallo vescovo di Castello o di
Venezia ; congregazione di cui ne
furono fondutori due suoi nepoti ,
come si dice al voi, VII, p. 277
del Dizionario. Nel 1890 Roni Ca-
cio IX lo trasferì al vescovato di
Calcide nell' isola di Negroponte,
e quando lo fece patriarca titolare
di Costantinopoli, gli conservò la
chiesa di Calcide in commenda.
Indi nel 1899 lo nominò referen-
dario apostolico, e nunzio alla cor-
te di Napoli per ridurre quel po-
polo alla divozione ed ubbidienza
del legittimo sovrano Ladislao, da
cui erasi ribellato per seguire il
partito di Lodovico duca d' Angiò,
con facoltà amplissima di amntini-
strar quella chiesa vacante, di con-
ferire benefizi , e riconciliare gli
scismatici, Innocenzo VII che da car-
dinale era stato suo intrinseco amico,
dalla nunziatura di Napoli lo destinò
alla legazione della Marca, e a' 1 2
giugno i4o5 lo creò cardinale del-
l' ordine de' preti, conferendogli per
titolo la chiesa di s. Marco, con-
fermandolo nella legazione colla
maggiore autorità , compiuta la
quale si recò in Roma , dove fu
ammesso alla più intima confiden-
za del Pontefice, Frattanto lo sci-
sma che avea principiato in Avi-
gnone, essendo insorto nel iSyS
contro Urbano VI l'antipapa Cle-
mente VII, ostinatamente veniva
sostenuto dal successore Pietro de
Luna o Benedetto XI li falso Pon-
tefice, ad onta che diverse nazioni
si fossero ritirate dalla sua obbe-
diebza. Innocenzo VII morì a' 6
novembre i4o6, laonde i cardinali
entrando in conclave a' 18 novem-
bre, a' 23 di esso mese fecero tutti
solenne giuramento, che chiunque
di loro fosse eletto, sarebbe pronto
a rinunziare al papato tosto che
GRE
facesse altreltanto l'antipapa, e qua*
lora ciò potesse giovare ad estin-
guere lo scisma, e rendere la pace
alla Chiesa, come narrano il Gobe-
Jino in Cosmodr. aetat. 6, cap.
88 ; e s. Antonino par. Ili, tit. 2,
cap. 5: il Rinaldi all'anno 1 4o6,
num. 1 1, ne riporta la formola. Ma
anche nel precedente conclave era-
si giurato altrettanto, senza efifetto,
perchè l' eletto Innocenzo VII di-
spensò i cardinali dal giuramento.
I quattordici cardinali che si tro-
vavano in Roma dell'obbedienza
d' Innocenzo VII , il primo di di-
cembre elessero Papa il cardinal
Corraro, il quale si trovava nell' e-
tà di quasi otlant'anni, se pure
non era di sessanta come scrive s.
Antonino con altri autori, o di set-
tanta come vogliono altri.
Col nome di Gregorio Xlla'rg
dello stesso dicembre fu solenne-
mente coronato in capo alle scale
della basilica vaticana, e nello stes-
so giorno con isplendida cavalcata
si portò a prendere possesso della
basilica lateranense , seguito dagli
oratori , dai baroni e senatore di
Roma. Però Antonio di Pietro, ci-
tato dal p. Galtico, nei Diaria eoe-
renion. par. I, tit. HI, p. 366, dice
che Gregorio XII fu eletto a' 3o
novembre, e tanto scrisse Teodorico
Niemo che v' era presente; che
nel giorno seguente fu pubblicato,
ed a' ig coronato, su che conven-
gono il Gobelino ed il Rinaldi,
Gregorio XII subito dopo l'elezio-
ne ratificò il mentovalo giuramen-
to, come attesta Lionardo d' Arez-
zo in Commentar, rer. gest. in Ital.
appresso il Miu-atori, Script, rer,
ital. lom. IX. Oltre a ciò il nuo-
vo Papa spesso diceva, che se per
1' unione della Chiesa gli mancasse-
ro le forze o i cavalli, egli a pie-
GRE 2^7
di con un bastone si porterebbe a
trattarla nel luogo designato; co-
me ancora , se per lo stesso fine
si dovesse traversare il mare, e gli
mancassero le opportune galere ,
egli entrerebbe nella prima barca
che gli si presentasse. Quindi dopo
dieci giorni dacché era stato elet-
to, in coerenza dì tali sentimenti
spedì tre nunzi, e scrisse all'antipa-
pa Benedetto XIII , ed ai pseudo-
cardinali dell'obbedienza di lui ,
eh' egli era prontissimo a deporre
il pontificato , quando Benedetto
XIII facesse altrettanto, atiìnchè
eleggendosi dai due collegi cardi-
nalizi un solo Pontefice, fosse ter-
minato il pernicioso scisma. Inoltre
Gi'egorio XII diceva nelle lettere
all'antipapa: che nel termine di
quindici mesi non crearebbe cardi-
nali se non quanti bastassero a
pareggiare il numero de' suoi. La
lettera pontificia aveva la seguente
direzione : Gregorius episcopus ser-
vus servonim Dei, Pttro de Luna
quem nonnuUae gentes in hoc mi-
serabili schismate BenedicUnn XIII
appellant , pacis et unionis affe.^
ctunx . Allora l* ostinato e furbo
antipapa, a'3 1 gennaio i4o7> co-
lendo illuderlo, gli rispose che per
rinunziare al papato bramava pri-
ma abboccarsi con lui. Gregorio
XII a tale effetto inviò a Mar-
siglia alcuni nunzi , per ivi trat-
tare del luogo e del tempo io
cui dovevano trovarsi insieme al-
la conferenza ; e fu conchiuso ai
20 aprile che ambedue coi loro
cardinali si trovassero in Savona
per la festa di s. Michele a' 29
settembre, ciò che prontamente il
Papa ratificò in Roma a' 3o luglio,
come distesamente ne tratta il Ri-
naldi all'anno 14075 num. 4- A-
tenore di questo concordato si mi-
288 GRE
se Gregorio XII in viaggio a' 9
agosto per Viterbo , e quindi per
Siena ove giunse a' 4 selferabre con
dodici cardinali. Intanto Ladislao
re di Napoli , che Gregorio XII
avea confermato nel regno, temen*
do che questo congresso terminasse
con dnnno suo, e vantaggio di Lo-
dovico d' Angiò suo rivale, mosse
nuovi rumori nello slato ecclesia-
stico colla speranza d' impadronir-
sene ; per lo che indusse con frode
il santo Padre a deporre dal go-
verno della Marca Luigi Migliorali
nipote d' Innocenzo VII, e tosto si
riconciliò con esso, per rendersi col
suo mezzo signore di quella provin-
cia. E in falli prese Ascoli e Fer-
mo, indi spedì per Roma un corpo
di soldati ad assediarla.
Gregorio XII dimorante in Sie-
na, vedendo che da una parte l'an-
tipapa confidava nelle forze dei
francesi e de'genovesi, e procurava
di tirarlo ad un luogo sospetto
per opprimerlo, essendo Savona nel
Genovesalo, e che dall'altra banda
quelli che gli dovevano maggior
fedeltà gli si ribellavano sì in Ro-
ma che nello stalo ecclesiastico ,
fra queste afflizioni, e col consiglio
d' uomini prudenti, che ne preve-
devano i pericoli, scrisse all'antipa-
pa, che per giusti molivi, ch'egli
fece pubblicare dai predicatori, si
doveva mutare il luogo del congres-
so , come attesta il Niemo nella
Storia dello scisma d' occidente ,
lib. 2, cap. 22, lib. 3, cap. 7. In-
tanto il Papa dopo essere slato in
Siena n'era partito alla fine del
1407 , portandosi in Lucca ove
giunse verso il termine di gennaio
i4o8. In questo tempo le milizie
di Ladislao che assediavano Roma,
aprirono breccia nelle mura della
città , e vi enUarono liberamente ,
GRE
essendone di consenso Paolo Or-
sini, che col cardinal Pietro Stefa-
neschi degli Annibaldi aveva rice-
vuto neir assenza del Papa il go-
verno della medesima, ed il cardi-
nale colla qualifica di legato e vi-
cario sì nel temporale che nello
spirituale. Aveva Gregorio XII giu-
rato nel conclave di non create
cardinale alcuno, se non nel caso
di dover eguagliare il numero dei
suoi a quello del collegio degli av-
versari , come si legge nel citato
Niemo al cap. 19; ma osservando
r odio che gli portavano i cardi-
nali vecchi, slimò conveniente crear-
ne degli altri , da' quali si potesse
promettere sicura fedeltà, e dichia-
rando con apostolica autorità, non
essere ciò contro il giuramento fat-
to, attese le nuove e giuste ragioni
che sopraggiunsero, ne elesse quat-
tro in Lucca a'9 maggio 1 4o8, cioè
il b. Giovanni di Domenico dello
Rianchini domenicano, maestro di
s. Antonino confessore del cardinal
Condulmieri; Antonio Corraro suo
nipote, che già avea fallo camer-
lengo di s. Chiesa ; Gabriele Con-
dulmieri altro suo nipote, tesorie-
re pontificio; e Jacopo da Udine.
Fu tanto il dispiacere de' cardinali
vecchi, ostinati nell' impedire que-
sta promozione, che grandemente
irritati giurarono di non ricono-
scerli mai per cardinali , e nello
slesso mese di maggio avendogli ■
Gregorio XII proibito di abboccar-
si cogli ambasciatori di Carlo VI
re di Francia , risolvettero di ab-
bandonare il Papa. Fu il primo a
a ciò effettuare il cardinal di Lie-
gi Egidj, che agli 1 1 dello stes-
so mese partì da Lucca per Pisa,
appresso al quale corse con gente
armata Paolo nipote del Pontefice,
ma non l'arrivò; e un giorno do»
GRE
pò sei altri cardiuali, cioè Gaetani
già patriarca d'Aquilieia vescovo di
Palestrina, Col-rado di Malta, Fran-
cesco Aguzzoni vescovo di Bordeaux,
Giordano Orsini, Rinaldo Brancacci
e Ottone Colonna poscia Martino V.
Questi cardinali nell'ultimo di lu-
glio presero la risoluzione di costrin-
gere Gregorio XII e l'antipapa a ri-
nunziare il pontificato, ovvero de-
porli ambedue in un concilio, che
Sarebbe adunato dai due partiti.
Corsero diversi manifesti sì del
fcardinali che del Papa, il quale
faceva loro riflettere l' ingiustizia
con cui l'avevano abbandonato, ed
accusato di non voler rendere la
pace alla Chiesa, e dimostrava ad
un tempo di noii ricusare il raez-
io di un concilio, quale non po-
tevano essi convocare, mentre la
sua elezione era stata legittima e
Canonica, e per conseguenza essere
legge indubitata l'appartenere sol-
tanto al Politefìce il convocare con-
cilii generali, che però egli lo de-
nunziava per celebrarsi in un luo-
go del patriarcato di Aquileia , da
scegliersi da essi medesimi, i quali
finalmente esortava colle maniere
più cortesi a ritornare da lui, che
avrebbe loro condonato tutto il
passato. A tutto Ciò si resero sor-
di ì cardinali, a' quali pure si uni-
rono i Cardinali Enrico Minutolo
vescovo di Frascati , Angelo del
titolo di S. Pudénzìana, ch'erano
col Papa ancora in Lucca, e Lan-
dolfo di s. Nicola in Carcere che
governava Perugia. Tutti questi
Con nuove accuse attaccarono l'af-
flitto Pontefice, il quale dopo avel'
confutato quanto aveano pubblica-
to contro di lui, partito dà Lucca
alla volta della Marca , 1-icevette
un messo del suo amico Carlo Ma-
latesta signore di Rimini, col quale
Voi.. IXtlI.
GRE 289
lo avvisava non essere sicura per
lui quella strada, avendo un gior-
no prima saputo che il cardinal
Baldassare Coscia era in agguato
per sorprenderlo. A tale notizia il
Papa si ritirò nel mese di luglio
in Siena, e privò detto cardina-
le della legazione di Bologna, ove
avea indotto i bolognesi a dichia-
rare che Gregorio XII doveva es-
sere abbandonato da tutti , e pu-
nito dalla Chiesa come propagatore
dello scisma, avendo pur commes-
so altre malvagità. Indi a' 19 set-
tembre del detto anno i4o8, e non
in altro tempo come altri dico»
no, fece in Siena la seconda pro-
mozione di nove cardinali, tra' qua-
li Angelo Barbarigo suo nipote, e
Pietro Morosini altro nobile veneto;
e ai 18 dello stesso mese formò
contro i suddetti cardinali ribelli
un processo nel quale li privò del
cardinalato, e dichiarò che il con-
cilio che intendevano celebl-are a
Pisa sarebbe di niuna autorità ^
qualora da essi deposti fosse cele-
brato senza il consentimento della
santa Sede. Siccome poi il Papa
era stato pregato da Uiadislao Y
re di Polonia a levare al sagro
fonte il proprio figlio , incaricò i
vescovi di Posnania e Cracovia a
fare le àue veci. Passati tre mesi
dacché soggiornava a Siena, partì
Gregorio XII per Rimini presso ì
Malatesta suoi costanti amici , ove
a' i3 dicembre dichiarò il cardi-
nale Antonio suo nipote legato a-
postolico a Roberto re de' romst-
ni, per impegnarlo ad impedire il
concìlio di Pisa, nello stesso tempd
che i Cardinali ribelli spedirono in
Germania, per incitargli contro gli
alemanni, i cardinali Francesco dei
ss. Quattro, e Landolfo di s, Nicola
in Carcere, come racconta il Gobe-
'9
290 GRE
lino, Cosmoclr. aeiat. 6, e. 8g. Ad
onta della ripugnanza di Gregorio
XII, e degl'impedimenti frapposti,
nel marzo 1^0^ incominciarono le
sessioni del concilio di Pixa (f^cr/i),
che diversi chiaoìano illegittimo
peivhè non convocato né presiedu-
to dal Papa. E siccome questi a-
\ea determinato di celebrare un
concilio per opporlo al pisano, nel
principio di maggio partì da Ri-
inini, e giunto a Cividale [f^edi) ,
ivi lo celebrò al modo che dicem-
mo in quell'articolo.
Frattanto i cardinali di Grego-
rio XII , e dell'antipapa Benedet-
to XIII furono riconosciuti per ve-
ri nel concilio di Pìsa^ il quale ai
5 giugno nella sessione XV depo-
se il Papa e l'antipapa, eil a' 26
detto dai cardinali restò eletto A-
kssandro V {Vedi), già legato di
Viterbo per Gregorio XII : i fedeli,
eh' eransi lusingati di veder termi-
nato lo scisma, dovettero gemere
più di prima, dappoiché si tratta-
vano da Papi Alessandro V, Bene-
detto XIII e Gregorio XII. Sapu-
tosi da questi l'operato del conci-
lio pisano , a' 5 settembre promi-
se con pubblico atto di dimettere
le insegne del pontificalo, se altret-
tanto facessero gli emuli, ed inca-
ricò il re de' l'omani, quello di Un-
gheria Sigismondo, e Ladislao re
di Napoli, perchè convenissero coi
pxincipi delie parti contrarie sulla
celebrazione di un legittimo conci-
lio, inviando perciò diversi legali
in vari luoghi. Intanto Alessandro
V dichiarossi contrario a Ladislao,
riconobbe per re di Napoli Lodo-
vico d'Angiò, e ricuperò la città
di Roma, assolvendo i romani dal
giuramento prestato a Gregorio XII
ed a Ladislao. Vedendosi Grego-
rio Xll abbandonato quasi da tut*
GRE
ti, come indicammo al testé ril.ito
articolo, e persino dai veneti irri-
tati per la deposizione del pati iar*
ca Panciarino, si portò a Gaeta
presso Ladislao, che alla di lui om-
bra aspirava al dominio di Roma,
dopo aver con accortezza scampa-
to gli agguati dei veneziani. Nei
maggio i4io morì in Bologna A-
lessandro V, e gli successe il cir-
diuid Coscia col nome di Giov/iii-
ni XXfJI (Vedi); nel qual mese
divenne re de' romani il nominata
Sigismondo, colla coopera/ione del
medesimo Giovanni XXIII, the
portossi in Roma, e scomunicò La-
dislao. Nello stesso anno i4io Gie-
gorio XII spedì Giovanni arcive-
scovo di Riga nelle parli settentrio-
nali , per tener fermi que' popoli
alla sua ubbidienza; creò legato
della Marca il cardinal Angelo di
s. Stefrino, affidò il governo di Fer-
mo a Luigi Migliorali, e lo dichia*
rò generale dell'esercito ecclesiasti-
co, con ordine di unirsi a quello
di Ladislao. Nel seguente anno
Gregorio XII in Gaeta nel giovedì
santo pubblicò anch' egli la bolla
in Coena Domini contro gli ere-
tici e scismatici, 11*3' quali nomina-
tamente scomunicò Lodovico d'An-
giò, l'antipapa, il sedicente Giovan-
ni XXIII , con quei cardinali che
ne seguivano il partito. Nel i4''2,
per sostenere il suo, Gregorio XII
dichiarò diversi legati, che mandò
in Germania ed altrove , pubbli-
cando diverse bolle in favore dei
suoi , massime del landgravio Er-
manno costantissimo nella sua ob-
bedienza. Ma pacificatosi Giovaa*
ni XXIII con Ladislao, Gregorio
XII abbandonò Gaeta , e coi tre
cardinali nipoti si rifugiò in Ri-
mini.
Nell'aoDO i4i 3 Ladislao si porlo
GRE
ad occupare Roma, e costrinse al-
la fuga Giovanni XXIII, il quale
vedendosi tradito si rivolse a Si-
gisnaondo re de' romani : questi gli
propose la celebrazione del conci-
lio, e Giovanni XXIII vi die l'as-
senso, e lo denunziò per la città
di Costanza. Allora fu scritto a
Gregorio XII che se veramente
bramava l'unione e la concordia
delle chiese, e di tutta la cristia-
nità, si portasse con quelli del suo
partito al concilio. L'effetto mostrò
oh' egli sinceramente desiderava
questa concordia ; ma temendo che
fossero per prevalere contro di lui
in Costanza i suoi nemici , nel
i4i4 procurò di svanirlo, come
congregato senza legittima autori-
tà, poiché era egli il vero pastore
della Chiesa. Lagnossi di Sigismon-
do perchè si era dichiarato dalla
parte di Giovanni XXIII, e gl'in-
vio il cardinal Eianchini arcivesco-
vo di Ragusi , e il patriarca di
Costantinopoli per fargli conoscere
la giustizia della sua causa, la qua-
le poi volle parimenti che il car-
dinal di Ragusi difendesse nel con-
cilio. I prelati adunati in Costan-
za non si mostrarono a lui pro-
pensi, non vollero che detto cardi-
nale alzasse i di lui stemmi, come
luogo che ubbidiva a Giovanni
XXIII; e cesare gli scrisse essere
di scandalo la sua ripulsa di por-
tarsi in Costanza a fine di termi-
nare il lagrimevole scisma che la-
cerava la Chiesa e l'unità de' fe-
deli. Il Papa però gli rispose, che
non ricusava il concilio, ma sì il
congresso convocato dal sedicente
Giovanni XXIII, giacché non con-
veniva fosse soggetto all' usurpatore
del pontificalo il vicario di Cristo
e successore di s. Pietro.
Giovanni XXIII si portò iu Co
GRE 29f
stanza, ed a'5 novembre i4i 4 ^^'^
principio al concilio che durò quat-
tr'anni; giurò di rinunziare, ma
non corrispose coli' effetto. Ma Gre-
gorio XII che sinceramente bra-
mava la pace delia Chiesa , con
lettera de' i3 marzo i^ì5 die pie*
na autorità al cardinal di Ragusi,
e agli altri della sua ubbidienza ,
che potessero ridurre a forma di
concilio generale il congresso di
Costanza , non come convocato da
Baldassare Coscia , ma ad istanza
di Sigismondo re de' romani e di
Ungheria, col patto che Baldassare
né lo presiedesse, né vi fosse pre-
sente. Indi da Rimini Gregorio XII
spedi a Costanza suo plenipotenzia-
rio Carlo Malatesta, e in riguardo
alla pace universale che sempre a-
vea desiderato, nella sessione XIV
a' i4 luglio i4'5l> pc'" mezzo del
medesimo Malatesta solennemente ri-
nunziò al pontificato, e da Gregorio
XII tornò ad essere Angelo cardinal
Corraro. Avendo egli poi saputo in
Rimini ciò che s' era fatto a Co-
stanza, adunò il concistoro, in cui
comparì per l'ultima volta cogli
abiti papali, approvò quanto il suo
procuratore Malatesta area fatto
in suo nome , depose il triregno
con tutte le altre insegne della sua
dignità j e protestò che non le a-
vrebbe riprese mai più in sua vita.
Il concilio depose Giovanni XXIII
da tutte le dignità , e scomunicò
l'antipapa Benedetto XIII. P'. An-
tipapa XXXVI. Lo stesso concilio ia
ricompensa al cardinal Angelo Cor-
raro d'un' azione cotanto generosa,
lo elesse vescovo suburbicario di
Porto, o meglio Tusculano, come
dicono rUghelli ed il Cardella, vica-
rio e legato perpetuo della Marca,
decano del sacro collegio, ed ebbe
io amministrazione perpetua le chic-
29* GRE
se di Recanali e di Macerata, for-
se per essersi affezionato partico-
larmente alla città di Becanati fi-
no da quando innanzi alla propria
esaltazione fu legato della Marca
nel i4o5, e forse perchè Recanati
in tempo dello scisma seguì costan-
temente le parti di lui , tranne
quando fu obbligata colle armi a
riconoscere precariamente altri, co-
me dichiara il eh. conte Monaldo
Leopardi nella Serie, de"" vescovi di
Recanati, a p. 142. Nel concilio fu-
rono altresì confermati tutti i suoi
atti ; dichiarossi che la costituzio-
ne con cui si era stabilito nel con-
cilio di non eleggere di nuovo
Gregorio XII, non era stata in di-
spregio di lui, ma a fine soltanto
di rendere in tal guisa la pace al-
la Chiesa ; che non gli sarebbero
mai opposte le cose fatte nel pon-
tificato, né lui sarebbe obbligato a
rispondere in giudizio, con altri
onori. F. Costanza.
Da Rimini il cardinal Angelo
Corraro si portò a Recanati , da
dove a' 7 ottobre i4i5 scrisse al
concilio di Costanza ratificando la
rinunzia fatta del papato , e rin-
graziando il concilio delle provvi-
denze adottate a suo riguardo. La
lettera incomincia: Sacrosancto Coii'
citioConstantiensi, devotionèm et sub-
jectionem, cum humili recomenda-
tione y e finisce: Datum Racaneti
die VII octobris anni MCCCCXf^
celava indictione. Humilis et devo-
tus vester Angelus episcopus san-
ctae ronianae Ecclesiae cardìnalis ,
Egli poi s' intitolava negli atti pub-
blici : Angelus miseratione divina ,
episcopus S. R. E. cardìnalis in
provinciae Marchiae Anconitanae
aposlolicae Sedis legatus, et vica-
rius in spiritualibus et temporali-
bus genera lis y etc. Avendo il car-
GtlE
uinal Angelo oltrepaisato novnnt.i
anni di età , altri dicono novanta
due, ed occupalo la Sede pontifi-
cia sino alia sua deposizione in Pisa
due anni, sei mési e tre giorni, e
fino alla sua libera e virtuosa ri-
nunzia in Costanza otto anni, set-
te mesi e cinque giorni , morì a
Recanati, dove avea stabilita la sua
dimora, a' 4 luglio i4'7f ovvero
a' 17 giugno, o a'7 settembre, o ai
18 ottobre, come riporta il JNo-
vaes. Il citato Leopardi dice che
morì probabilmente a' 1 3 ottobre,
ma sicuramente fra i 5 e li i4
dello stesso mese, soggiungendo che
il cardinale viveva a' 5 ottobre del-
l'anno i4'7i come rilevasi da una
lettera del comune di Recanati a
quello di Macerata, ma ai i4 del-
l'istesso mescerà già morto, come,
risulta dcigli annali di Piecanati.
Così egli premorì all' elezione del
Papa suo successore che fu Mar-
tino V, ch'ebbe luogo agli 11 del
seguente novembre. Fu sepolto nel-
la cattedrale di s. Flaviano in
un' urna di pietra, nella quale tut-
tora riposano le sue ceneri. Due
secoli dopo il cardinal Giulio Ro-
ma vescovo di Recanati fece apri-
re queir urna, e vi si trovò il cor-
po incorrotto , e al dire del No-
vaes, ornato ancora degli abili
pontificali similmente interi, citan-
do il Vittorelli, in Addit. ad Ciac-
con. tom. II, p. 754; rOldoini, in
Nov. addit. p. 760 ; ed il Quirini,
nella Porpora e tiara veneta, p. 3.
Ciò accadde quando il cardinal Ro-
ma nel 1623, a cagione del nuovo
coro e cantoria de' musici eh' egli
fece nel restaurare la chiesa, tras-
portò il sepolcro dalla parte au-
strale alla settentrionale della me-
desima. Neil' urna si legge l' iscri-
zione che diligentemente ba ripor-
GRE
tato il Leopardi a p. i43 , e si
legge pure nel padre Giacobbe
Bibl. Pont. p. 98: essa è in carat-
teri gotici, ed in versi leonini as-
sai cattivi, come si esprime il Car-
della, Mem. stor. tom. II, p. 325.
Con tale epitaffio chi lo compose
intese di ricordare come Grego-
rio XII cercò sempre un modo o-
nesto pei' unire gli erranti ai buo-
ni, e come avendo la pazzia fat-
tasi in Pisa raddoppiato lo scisma,
egli vi pose il riparo con la ri»
nunzia fatta in Costanza; che quin-
di governò la Marca, la quale già
lo conosceva, e gU era legata con
doppio vincolo, e finalmente lo ac-
colse in Kecanati il tempio di s.
Flaviano. A' 14 ottobre i4'7 il co-
mune di Recanati deputò sedici
cittadini , otto de' quali facessero
l'inventario de' beni del cardinale
defunto, ed altri mettessero in or-
dine e custodissero i medesimi be-
ni, prestando tutti giuramento di
esercitare fedelmente l'incarico. Per
ordine di Martino V lo spoglio del
cardinale fU ' spedito a Venezia al
liobile Alessandro Dorromei mer-
cante di Firenze colà dimorante, e
fu commissario pontificio per tali
cose -Paolo arcivescovo di Brindi-
ti, il quale avea dimorato in Re-
canati nella corte del cardinal Cor-
raro, che lo avea destinato g suo
esecutore testamentario Insieme ad
nitri tre personaggi. Nel teslameU'
to beneficò i suoi famigliari, donò
alla cattedrale diverbi arredi sacri
di argento, e reliquie, che in par-;
te andarono perduti nell'invasione
fiancese. A gloria del vero, Grego-
rio XII fu dotato di santità cosli
sublime, che s. Antonino in Chron.
par. HI, tit. 22, cap. 5, nella co-
stanza da lui mostrata nelle avver-
fiilà, lo paragona a s. Stefano mar-
GRE 393
tire. A questa santità egli accoppiò
il sapere e la dottrina non ondi-
naria, come abbiamo dal citato
Leonardo d'Arezzo, in Commentar,
rer. gest. in Italia, appresso il Mu-
ratori, i^cn/j^ rer. Italie. t.IX, p.gSG.
Il Bzovio, il Wadingo, V Ughelìi ed
altri riportano molte sue lettere
scritte nel pontificato. Vacò la san-
ta Chiesa dalla sua rinunzia alla
elezione di Martino V , due anni ,
quattro mesi e sette giorni.
GREGORIO XllI, P. CCXXXVI.
Ugo Boncompagni nacque in Bolo-»
gna fra sei altri suoi fratelli, a' 7
febbraio i5o2, da Cristoforo Bon-
compagni e da Angela o Agnese
Marescalchi , signori nobilissimi di
quella città. Fino da' primi anni
niostrossi d'indole nata per le scien-
ze, d'ingegno docile, e cosi amabile
di costumi , che in breve a tutti
divenne carissimo'; e spedito che fu
da quelle discipUne che al bisogno
e all' età sua si convenivano neU
l'università di Bologna, si applicò eoa
ardore allo studio delle soieoze sot-
to il magistero de' celebri giurecon-r
sulti Luigi Manzoli, Annibale Cac-
cianemici. Luigi Gozzadini e Carlo
Ruini. In età di circa ventinove
anni prese le insegne e il grado di
dottore, prima in canoni, poi in
leggi, e subito fu annoverato tra i
dottori de' signori anziani, indi nel
i534 nel collegio canonico. Nell'u-
niversità di sua patria per tre an-
ni spiegò le istituta, donde passò a
professore ordinario, avendovi per
editori e discepoli alcuni personag-
gi che dopo si resero famigerati ,
tra' quali Alessandro Farnese, Cri-
stoforo Madrucci, Ottone Truchr
ses, Reginaldo Polo e s. Carlo Bor-
romeo , tutti dipoi cardinali. Ha
del singolare quanto si racconta di
Cristoforo padre di Ugo, il qual^
a94 <>RE
gli predisse la futura sua prospe*
rilk e grandezza, dappoiché accin-
tosi egli alla fabbrica di un ma-
gnifìco palazzo, interrogato a qua-
le de' suoi figli sarebbe toccata
abitazione tanto splendida e nobi-
le, mosso da una interna ispirazio-
ne rispose , al futuro cardinale e
Pontefice. Giunto all'età di tren-
tasei anni , e mentre gli amici os-
servavano essere Bologna poco pel
suo singolare merito , il cardinal
Parisio rinomato giureconsulto lo
chiamò in Roma, ove giunse nel
1 538, e raccomandatolo caldamente
a Paolo III, questi prima lo fece
collaterale e primo giudice di Cam-
pidoglio, uffizio che allora avea ri-
formato, e neir anno seguente ab-
breviatere di parco maggiore e re-
ferendario delle due segnature; nei
quali gradi acquistandosi buona o-
pinione, molti affari venivano a lui
afHdati. Intimatosi il concilio ge-
nerale di Trento, vi fu mandato
nel x545 siccome peritissimo nei
canoni , e in qualità di uditore
della camera apostolica ; indi nel
1 547 si condusse in Bologna, quan-
do vi fu traslatato il concilio, e po-
scia tornò in Roma insieme con
altri prelati per dar conto a Pao-
lo !ll di delta traslazione. Vacan-
do nel i549 il posto di luogote-
nente civile dell'uditore generale
della camera , Giambattista Cicala
che n'era uditore, come ben infor-
mato dell'integrità e valore di Ugo,
procurò di averlo in quel posto, e
r ebbe da Paolo III ; e fatto poi
cardinale e legato della provincia
di Marittima e Campagna , l' ot-
tenne da Giulio III per suo vice-
legato , nella quale carica fu poi
confermato col titolo e colle facol-
tà di governatore apostolico nel
j555 da Paolo IV. Si diportò ia
GRE
qiiest* impiego con tal prudenza,
integrità e religione, che veniva a
piena voce commendato qual uo-
mo di somma diligenza e solleci-
tudine nell'adempimento da' propri
doveri : tutti egli ascoltava indistin-
tamente con equità, e la sola giu-
stizia avea in lui preponderanza ;
indefesso nello studio delle cause ,
vi si applicava giorno e notte, non
lasciandosi imporre da timori , uè
illudere dalle adulazioni. Il Novaes
dice che fu pure segretario apo-
stolico, ma il Bofiamici, De script.
Pont, epist., non ne fa parola.
Paolo IV chiamò Ugo a Roma,
e gli die luogo nella congregazio-
ne della sacra inquisizione , e poi
lo assegnò in qualità di datario al
cardinal Carafa suo nipote, nella
legazione ad Enrico II re di Fran-
cia, per implorare soccorso nella
guerra che si era accesa tra il Pa-
pa e Filippo II re di Spagna, e
dopo la pace a questo monarca
nella legazione delle Fiandre. Tor-
nato a Roma , nel 1 556 l' onorò
dell' ufBzio della segnatura di gra-
zia detta del concessu/n, e nel i558
lo fece uditore della camera e ve-
scovo di Viesti nel regno di Na-
poli, celebrando pontificalmente la
sua prima messa nel giorno di s.
Lorenzo, nella sagrestia della ba-
silica vaticana. Nel tempo che pre-
siedè a quella diocesi, lungi dal
goderne" 1' entrata , ma aggiungen-
dovi del proprio, l' impiegò al re-
stauro della cattedrale, per essere
stata la città poch'anzi saccheggia-
ta ed arsa da' turchi; non poten-
do applicarsi per sé medesimo al
governo di quella chiesa, dopo tre
anni la rinunziò. Di più il mede-
simo Pontefice avendo giusti mo-
tivi di levare il chiericato di ca-
mera ad Alessandro Sfoi*za, ad istau-
GRE
za del cardinal Carafa lo donò
senza pagamento ad Ugo, pei* ac-
crescergli onori e facoltà ; egli pe-
jò con pari moderazione e gene-
rosità non volle accettarlo: questo
contegno fu da tutti encomiato, ed
in ultimo anche dal Papa e dal
cardinale, che in principio n'erano
disgustati. Pio IV lo assegnò per
consigliere al proprio nipote il car-
dinal s. Carlo Borromeo, il quale
sosteneva la suprema amministra-
zione del pontificato, con istruzione
a questi che nulla dovesse intra-
prendere senza l' oracolo d' Ugo.
Trovandosi in angustie ri cardinal
Alfonso Carafa , per la multa di
centomila scudi a cui era stato
condannato nella casa dei Carafa,
Ugo gli donò seimila scudi che
ricavò dalla vendita di un ofTicio
camerale. Riapertosi il concilio di
Trento, fu ivi di nuovo inviato da
Pio IV, a cui recò gran lustro e
vantaggio colla sua dottrina e pru-
dente condotta, il perchè i legati
nulla intraprendevano senza averlo
consultato, secondo i voleri del Pon-
tefice. In s"ì augusto consesso Ugo
si acquistò molta gloria, come ri-
marchevole fu il suo disinteresse in
ricusare aiuti pecuniari offertigli dal
Papa, e procurati da' suoi ammi-
ratori. Contento di poco, non con
la pompa o col fasto, ma si faceva
conoscere per le virtù, diligenza e
telo nell'eseguire gì* incarichi, come
die a conoscere nel decreto della
residenza in cui ebbe tanta parte.
Ritornato dal concilio, essendo Pio
IV pienamente soddisfatto di lui,
gli offri il governo della Marca, ma
scorgendolo più inclinato a restare
in Roma, lo fece continuare nella
consulta del nipote, finché a' 12
marzo i565 lo creò cardinale pre-
te del 4U0I0 di 8. Sisto, e nel dar-
GRE 295
gli il cappello nel concistoro pub-
blico, a voce alta pronunziò queste
parole : Hic est in quo dolus in-
ventus non est, alludendo probabil-
mente alla causa dei Carafa , che
sebbene egli tutto di tal famiglia,
in essa non era compreso in quan-
to venne loro imputato.
Divenuto cardinale fu modelle
d' ogni bella qualità ; andando in
lui del pari la pietà verso Dio, la
carità coi pi*ossimi, la gravità nelle
parole , e l' integrità nel costume.
Nella sua condotta risplendeva una
certa magnificenza , temperata da
saggia modestia e parsimonia, alie-
na da' suoi estremi. Nemico dello
spirito di partito, non lasciavasi
adescare né dall'oro, né da qua-
lunque altra passione, a dichiararsi
a favore più di un principe che
d' un altro. La famiglia non era
abbondante di numero, ma si di-
stingueva per riservato contegno
e regolati costumi. Tali qualità
determinarono Pio IV due mesi
dopo la sua esaltazione, a spedirlo
legalo a latore in Ispagna per la
causa dell'arcivescovo di Toledo
Bartolomeo Carranza , che già si
trovava nelle carceri dell' inquisi-
zione per sospetti di eresia. In que-
sta legazione poco potè fare, per-
chè sentita nel i565 la morte del
Pontefice, fu obbligato recarsi al
conclave, a cui però non arrivò, e
trovò eletto s. Pio V. Il defunto
l'avea nominato segretario o pre-
fetto della segnatura de'brevi. Quan-
tunque nulla operasse nella causa
del Carranza, scopo principale di
sua legazione , diede però nella
corte di Madrid chiari argomenti
di coraggio e petto sacerdotale ,
dappoiché non temendo lo sdegno
del re , protestò che sarebbe subi-
to partito se non fosse stato rice-
agS ORG
Tuto ed accolto colle onorificenze
polite praticarsi coi cardinali lega-
ti. Volendo Filippo II nominare
^icui^i che insieme col cardinale
dovessero giudicare il Carranza ,
^«sistè qoragijiosaraeinte, e con tal
Ìerm^Z2;£< , die il monarca restan-
done sorpreso, ne concepì una stima
particolare; e quando il cardinale
pavù, ricusa da lui il viatico. Giunto
ì'n Genova trovò lettere del nuovo
Pontefice che gli coniandava ri-
prendere il viaggio per la Spagna,
ma egli esposte le sue di Alcol tà ,
^bbe il permesso di progredire per.
Roma, e giunto a' piedi del Papa,
questo accogliendolo amorevolmen-
te, gli disse : vionsignore abbiamo
occupato il vostro luogo. Giacché
ipel conclave il cardinale sarebbe
stato eletto, se non lo caiunniava-
XiO alcuni invidiosi di sue preclare
doti. Le fatiche da lui tollerate nel
■viaggio , congiunte alla avanzata
età, gli cagionarono un' infermità ,
da cui ristabilitosi riprese con ar-
dore le sue incumbenze. Mai potè
indursi ad accettare una pensione
annua di mille scudi assegnatagli
dalla liberalità del re di Spagna,
e non vi volle che l' espresso co-
diando pontifìcio per fargliela ri-
cevere. Avendo Cesare Speciano
portato al cardinale di espressa
Commissione del Papa la minuta
^i un breve , come a prefetto di
quella segnatura, egli dopo averla
ben letta e considerata, modesta-
mente ricusò di spedirla perchè
poteva in seguilo ^agioi^are pota-
bile pregiudizio alla libertà ecclesia-
stica, in guisa che allo stesso Pontefi-
ce convenne segnarla. Del qual pro-
cedere, quantunque s. Pào V ne sia
i:imasto alquanto risentito, nondi-
pieno poscia ammirò l' integrità e
virili del cardinale. Portatosi a 60-
t
GRE
logna per alcune necessità , die
compimento al magnifico palazzo,
incominciato da suo padre, e tor-
nato in Roma si diede di propo-
sito alla correzione del decreto di
Graziano, incumbenza già affidate^-
gli da Pio IV.
Passato a miglior vita s. Pio V,
entrarono in conclave a' ti maggio
1572 cinquantadue cardinali, che
poca fatica durarono ad eleggeroes
il successore. Assicurati i cardinali
Alteraps, Sforza, Orsini, Cesi, e,
Galli detto di Como, che in que-
st' occasione il cardinal Farnese si
teneva per escluso, avendogli detto
il cardinal Granvela che i suSi'agi
del re di Spagna non lo potevano,
aiutare per motivo di sua gioventti,
cominciarono tahnente a stringere
pel cardinal Boncompagno, al qua-
le molto inclinava il cardinal Bo-
nelli nipote del defunto co' suoi
voti , e con quelli del partito di
Pio IV, che nel giorno seguente i 3
maggio ebbero tutti t voti sicuri e.
necessari, in vigore de'quali il cardi-
nal Boncompagno nel giorno dopo,
in età di settant'anni, restò eletto
Pontefice con universale applauso.
Portossi frattanto alla sua Cella,
(F'edi) il cardinal di Como, per
fargli sapere che tutti si eranoi
uniti per dargli il voto, e per av-
visarlo di condursi alla cappella, 9,
fine di essere adorato Pontefice,
Il cardinal Boncompagno ciò udi-
to, senza punto alterarsi nell' ani-
mo, gli domandò se veramente i
voli erano bastanti alla sua ele-
2;ione ; e rispostogli dal cardinal di
Como eh' erano anco di vantaggio,
egli come se nulla di nuovo gli
fosse accaduto, seguitò colla stesse^
tranquillità a scrivere alcune cose
importanti , le quali terminate , le
mise in petto^ e pailì versa la cap-t
GRE
«ella dicendo : Andiamo col nome di
Dìo. Eletto Papa prese il nome di
Gregorio XIII, e scelse per simbo-
lo le parole del salmo Confirma
Itox Deus, quod operatus es in no-
bis. A' 20 maggio, festa di Pente-
coste, fu solennemente coronato nel-
la basilica vaticana; ed ai 27 det-
to, montato su di un bianco ca-
Yallp , con n^agnifica cavalcata si
portò a prendere il consueto pos-
sesso in s. Giovanni in Laterano,
che descrissero i due maestri di ce-
rimonie Mucanzio e Firmano pres-
so il Cancellieri, Storia de' possessi
p. 119. In vece del gettito del de-
naro al popolo pelle due funzioni
del banchetto, e della distribuzione
a' conclavisti , ne erogo l' importo
in ragionevoli limosine, e di tutto
trattamnio agli analoghi articoli. De-
stinò alla segreteria di stato il car-
dinal Galli, che con lode T avea
disimpegnata col predecessore; alla
dateria il prelato francese Conta-
velli versato nella materia ; e per
tesoriere Ridolfo Buondgliuoli, giu-
sto, moderato, diligente ed accorto^
Nel primo concistoro fece leggere
la bolla di s. Pio Y di non alie-
nare i beni della Chiesa, ed acco-
stando la mano al petto, giurò di
mai violarla. Deputò, i cardinali
Borromeo, Paleolli, Aldobrandini,
^ Paolo d' Arezzo a levare dal
clero gli abusi. Ordinò che le de-
terminazioni fatte dal predecessore
sul concilio di Trento fossero in-
violabilmente osservate; dichiarò che
la tacita permissione del Papa non
era sufficiente a dispensare i vesco-
vi dalla residenza. Deputò un gior-
no della settimana per la pubblica
Udienza ( Vedi ) ;, e per mostrare
il desiderio che aveva di sgravare
almeno in parte i sudditi, levò il
^azio dql quattrino, sulla carne poi-
GRE 297
cina, ed in Romagna estinse quel-
lo sul vino, nella qual provincia a-r
boli i fiscalati venali. Proibì il di-
pingere gli Agnus Qei benedetti
( Fedi )y e il distribuire reliquie
false; quindi istituì la festa del ss.
Rosario ( Fedi ) , e continuò la
guerra contro i turchi , come 91
disse all' articolo Costantinopoli
( Fedi ).
Considerando che per megliq
promovere la religione cattolica era?
no necessari dotti e santi ministri,
Gregorio XIII volle ristabilii-e, am-
pliare e fondar di nuovo in diverse
parti del mondo ventitre Collegi
^Fedi), ne' quali si dovessei'o istrui-
re i giovani di tutte le nazioni. Fi|
grandemente benemerito del Colle-
gio Germanico ( Fedi ) , fondò il
Collegio Inglese (Fedi), il Colle-
gio Greco ( Fedi) , il Collegio dei
Maroniti (Fedi) y la casa o colle-
gio da' Neofiti (Fedi), il Collegio
Homano ( Fedi), ed il Collegio
Armena ( Fedi ) , il quale però
non ebbe effetta. Confermò l' ordi-
ne equestre di j. Maurizio, e Iq
unì a quello di s. Lazzaro ( Fe-
di ) , istituì una particolare Con-'
gregnzione per la visita ( Fedi ) ,
per le diocesi di tutta la cristiani-
tà ; e per darne V esempio ai ve-?
scovi visitò tutti gli ospedali di
Roma. Fece grosse elemosine in
privato ed in pubblico , sì a luoghi
pii , che a persone particolari ; an-
ticipò quelle che mensuahnenteavea
assegnate alle famiglie bisognose ,
dotò zitelle, beneficò l'università
di Perugia , pagò i cospicui debiti
contratti dal cardinal Bonelli per
la sua legazione di Spagna, e soc-
corse molli nobili ch'erano vicini
a decadere dal grado de' loro mag-
giori. Tali furono i primordi del
pontificato di Gregorio, XUI. lu
298 GRE
mezzo alle zelanti sue sollecitudini
per mantenere la religione cattoli-
ca nella Scozia, e per farla rifio-
rire in Inghilterra , provvide alle
liti che insorgevano per privilegi
tra i vescovi e i regolari, e prese
particolar cura dei cistcrciensi, pre-
monstratensi e basiliani. Prescrisse
il teologo nelle cattedrali ; e per-
chè i parrochi vivessero con più
decenza , e meglio attendessero al
grave ullìzio, dichiarò che non si
potessero mettere pensioni sui be-
nefìzi curati, i quali non eccedes-
sero cento scudi di rendita. Del-
l'abiura fatta da Enrico III re di
Navarra, dello stocco e berrettone
benedetti mandali al re Carlo IX,
e della strage degli ugonotti che
questi fece eseguire in Francia
(f^edi) il giorno di s. Bartolomeo,
ne parlammo a quell'articolo, ed
è falsa la calunnia 'che ne sia
stato connivente il Pontefice: la
processione ed altre dimostrazioni
ch'egli fece, furono per le notizie
che ricevette della cessata strage.
I discorsi del Papa dimostrarono
ch'egli disapprovò quella crudele
carnifìcina, e non volle affatto sco-
municare Enrico III, e il principe
ài Condé , quantunque vi fosse
spinto. Frattanto avendo il conte
Giovanni Aldobrandini, gentiluomo
tli Ravenna, tramato occultamente
di dare in mano ai turchi la sua
patria, e la città d'Ancona, fu
pubblicamente decapitato , ed i
complici castigati. Colle strette com-
missioni che diede il santo Padre
ai governatori delle provincie pon-
tifìcie , pose freno alla licenza dei
baroni ; e colla rinnovazione dei
decreti contro le franchigie, i giuo-
chi dei ridotti, e quanto riguarda-
va il rispetto all' onestà , fece co-
noscere quanto gli era a cuore
GRE
l'ordine e la giustizia. Attendendo
Gregorio Xlil all'aumento dell'e-
rario del tesoro papale, nel dimi-
nuir le pubbliche gravezze, ed in
ricuperare molte terre della Chie-
sa, accrebbe le rendite della camera
apostolica. Riscattò con ingenti som-
me molti cipriolti fatti schiavi dai
turchi ; concesse gli spogli ai vescovi
poco facoltosi del regno di Napoli ;
allo spedale della Pietà in Venezia
donò diecimila scudi ; e comparti
pìngui pensioni all' arcivescovo di
Malvasia esiliato dai turchi , per
aver eccitato i popoli di Morea a
porsi sotto gli stendardi cristiani nel
tempo della guerra della lega.
Avvicinandosi la celebriazione del
giubileo universale daW ^nno .tan-
to XI [Vedi), Gregorio XIII co-
mandò eccellenti regolamenti per
felicemente celebrarlo, tanto per la
provvista de'commestibili, che per
l'accomodamento delle strade, proi-
bendo ai proprietari delle case ac-
crescerne il fìtto. Per incitare i
cardinali a restaurare ed abbellire
le loro chiese, ordinò che si faces-
se quanto occorreva alle principali
basiliche, rifacendo i portici della
Vaticana e della Liberiana : da
questa basilica fece regolarizzare
una strada dritta sino alla basilica
Lateranense, non che ampliò la
strada papale, onde ne fu posta
memoria con un' isciizione sul pa-
lazzo Amadei. Inoltre prosegui la
fabbrica del tempio vaticano , ne
accrebbe i pregi , e donò sontuosi
apparamenti, che pur concesse alla
basilica Lateranense, cui eresse una
nobile cappella pel ss. Sagramento.
Alla basilica di s. Paolo fece or-
nare l'altare maggiore ed altro.
Ingrandii la porta Celiraontana, e
rifece il ponte s. Maria o Rotto.
Nel Palazzo Vaticano ( Fedi )
GRE
aumentò le stanze , alzò la volta
della sala di Costantino , fece di-
pingere parte delle logge, fece la
bellissima galleria , coli' Italia anti-
ca e moderna rappresentata con
carte geografiche dipinte , 1' osser-
vatorio astronomico, la cappella co-
mune, e compì la magnifica sala re-
gia : ampliò inoltre la chiesa ed ospe-
dale di s. Marta , per la famiglia
pontificia. Nei iSj^ molto faticò
il Pontefice per ridurre Giovan-
ni III re di Svezia alla cattolica
religione, come per mantenere sul
trono di Polonia Enrico di Valois,
che divenuto re di Francia col
nome di Enrico III, lo soccorse
contro gli eretici ugonotti , che in
quel reame facevano lagrimevoli
danni. Oltre i diversi aiuti ripor-
tati al citato articolo Francu, Gre-
gorio XIII nel i574 mandò al re
duecentomila scudi colle proprie
galere fino a Marsiglia. Indi dopo
replicate preghiere, prima di Carlo
IX, poi di Caterina de' Medici sua
madre, quindi dello stesso Enri-
co III, e dopo varie consultazioni,
il santo Padre sped\ due bolle, la
prima a' 24 agosto 1^7^, l'altra
a' 18 luglio iSyG, nell'una si ap-
plicavano alla corona sopra i frutti
ecclesiastici un milione di franchi ,
o un milione di lire tornesi, o sia
scudi romani trecentomila circa, al
dir del Bernini, Storia delle eresie
tom. IV, cap. X, p. 54^; nell'al-
tra sì concedeva la facoltà di alie-
nare beni stabili del clero, pel va-
lore di un milione di franchi.
Queste due bolle per grata memo-
ria a Gregorio XllI furono inse-
rite nel tomo IV de' Commentari
del clero gallicano. Vedi Natale
Alessandro, Hisior.eccles. saec. XVI,
cap. I, art. XXI, num. i. Il re
di Spagna ( Vedi), avendo suppU-
GRE agg
calo anch' egli il Pontefice per la
guerra de' turchi e quella delle
Fiandre, di poter alienare beni ec-
clesiastici, Gregorio XMI vi accon-
discese con diverse condizioni, e ad
istanza dello stesso Fdippo II eres-
se la sede vescovile di Burgos in
metropoli. Nell'anno santo iSyS,
che con gran divozione celebrò, Gre-
gorio XIII die magnifico alloggio
al granduca di Toscana, al duca
di Parma, ad Ernesto di Baviera ,
ed al cugino Cai'lo di Cleves che
onorò dello stocco e berrettone be-
nedetti , e morendo venne sepolto
nella chiesa di s. Maria dell'Anima:
ai desolati servi di Carlo , il Papa
diede scudi cento per ciascuno. Per-
mise ai cappuccini di dilatarsi per
tutto il mondo, e beneficò la loro
chiesa in Frascati, rifacendo più
ampia quella di Roma; si adoperò
per impedir la confessione angusta-
na in Boemia, per indurre Massi-
miliano II a prendere in Roma la
corona imperiale , e per sedare i
tumulti di Genova.
Nel i5j6 mori in Roma l'ar-
civescovo Carranza, di cui parlam-
mo altrove, con riputazione di san-
to , benché giudicato sospetto di
eresia; ed il Pontefice fece porre
un epitaffio sulla di lui tomba, nel
quale si disse uomo illustre per
costumi e per sapere , modesto
nelle prosperità, e paziente nelle
avversità. La corte di Spagna noa
andò esente da critiche, pel rigore
esercitato sull'arcivescovo. Per l'im-
presa contro r Africa il sa&to Pa-
dre accordò a Sebastiano re di
Portogallo centocinquantamila scu-
di sui beni di chiesa, e per le sue
suppliche istituì il vescovato di
Macao. Smunto il pontificio tesoro
per le sovvenzioni date alla Ger-
mauia ed alla Francia , per U
9oo GRE
fortificazione e guardie della ma-
rina e dello slato d'Avignone, pei'
le li mesi ne e sostentamento di tan-
ti collegi, ed altro, il Papa in;-
pose alcune decime sopra i bene-
\hi d'Italia, esclusi i luoghi pii,
i inendicanti, e i don^inii veneti,
ed eresse ur» luogo di monte estin-
guibile. Frattanto Gregorio XIII
oonchiuse una lega con Filippo II
per liberare Maria Stuarda regina
di Scozia dalla tirannica prigionia
in cui la, teneva Elisabetta regina
d'Inghilterra, e provvedere alle cose
del regno; in pari tempo esortò i
veneziani a nou ricevere l' amba-
sciatore inglese, usò loro diverse
attenzioni , e distinse il doge Mo-
cenigo col donativo della rosa d'oro
))enedetta : iq tale lega il Papa si
adoperò perchè vi entrassero i re
di Svezia e di Polonia. Minaccia-
to Iq stato ecclesiastico dalla peste,
il Papa ricorse in più modi al di-
vino patrocinio, e spese più di
duecentomila scudi per le debite
provvisioni. Ottenne da Ridolfo II
qhe nel domandar 1^ conferma
della sua elezioqe all' impero, usas-
se tern^ini ossequiosi, come tqeglio
si è detto all' articolo Germania
(^P^edi). Nel iSjj spedì nella Sve-
zia il gesuita p. Possevino per ri-
cevere I' abiura del re, e dar sesto
agli affari religiosi. Dopo breve
vertenza il santo Padre concesse a
Filippo II , come re di Napoli e
Sicilia, la nomina alle vacate chie-
se di Catania e Palermo, istituendo
a di lui istanza i vescovati di s.
Marta, Truxillo ed Arequipa. Con
r aiuto del duca di Savoia Ema-
nuele Filiberto , ricuperò Grego-
rio XIII alla santa Sede i feudi
di Montafia e Tigliole nella dio-
cesi d' Asti : più tardi riconquistò
lioazaoo e Cisterna di Pienioate
GRE
devoluti alla cantera apostolica pei
morte del conte Baldassare Rango-
ne. Con grande soddisfazione del
suo zelo cominciò l'anno i^yS,
per la speranza che iq essq con-
cepì della ridqzioqe di più proviq-
eie orientali alla pontificia obbe-
dienza , per I^ conversione dallo
scisma dell'arcivescovo di Naxivan,
per quella del patriarca di Caldea
che stabilitosi in Roma fu genero-
sancente provvedutq, per quella del
patriarca de' maroniti, per quella
dell* arcivescovo di Cranganor, e
per quanto fece cogli abissini ed
etiopi. Soccorse que* ruteni ch'era-
no in Caffa, nella Taurica Cherso-
neso, ed i greci cui mandò molti
libi'i stampali; e presso il re por-
toghese procurò di far reintegrare
del regno Giovanni re 4^11* isola
Geylan , detronizzato per essersi
fatto cristiano con ventimila dei
suoi sudditi. Confermò V ordine
equestre dello Spirito Santo, isti-
tuito d£| Enrico III, o meglio rin-
novato. Deputò una congregazione
di uomini dotti per l'emendazione
della Bibbia greca ; ed essendosi
incominciatq sottp Pio IV, e $.
Pio V la correzione del decreto di
Graziano, e di tutto il Z^irilto ca-
nonico ( P^edi ), per la quale il
Papa avea lavorato, ne incaricò del
compimento il celebre Pamelio,
quindi lo fece staaipare in Roma.
Si occupò della bonificazione delle
saline di Cervia, e nel porto Cese-
natico fece nuove case, e il ponte
sul canal grande ; affrancando e
ricuperando ai domiqii della Chie-
sa diversi castelli, e le città di For-
limpopoli e Bertinoro. Nate nuo-
ve conlese nel iSyg tra il duca
di Modena e la i*epubblica di
Lucca pei confini della Garfagna-
na , con successo il Papa &' iater-,
GRE
pose. Colla stessa premura sop"ì i
contrasti insorti tra i duchi di
Mantova e di Nivers sopra una
parte dal Monferrato; e le verten-
ze tra l'ordine gerosolimitano eia
repubblica di Venezia: similmente
Gregorio XIII presso Filippo li,
beneficò i napoletani malcontenti
del viceré, e pacificò con lui Ste-
fano Batteri nuovo re di Polonia,
che gli avea mandato ambasciatori
di obbedienza, e perciò riconosciu-
to non ostante le proteste del re
di Francia.
Con gran premura il santo Pa-
dre si applicò per l'elezione del
nuovo generale dell'ordine Fran-
cescano {^Fedi) ^ e perchè in Fran-
cia fosse ricevuto il concilio di
Trento. Non concesse al cardinal
Enrico {^Vedi) re di Portogallo la
dispensa di prender moglie. Intra-
prese il disseccamento delle valli
di Ravenna^ e pose fine alla con-
troversia sui sali di Comacchio col
duca di Ferrara, e tra questi e la
comunità di Bologna sui confini
(ifel territorio. Pubblicò la raccolta
di tutte le bolle e costituzioni pon-
tificie da s. Gregorio VII sino ai
suoi tempi ; ed eresse Crema in
seggio vescovile. Nel i58o gran fa-
tica sostenne il Pontefice per com-
porre una differenza colla Francia,
per aver fatto colà il nunzio Dan-
dini stampare e distribuire la bol-
la in Coena Domini. Non cessan-
do Michele Baio di spargere ed
insegnar gli errori condannati da
Si Pio V , il Papa ne rinnovò la
condanna , ed ottenne l' abiura di
Baio che però non fu sincera. Sof-
frendo gravi danni dai protestanti
la religione cattolica nella Stiria e
nella Garin tia, con successo il san-
to Padre ottenne opportuni prov-
vedimenti dall' arciduca Carlo. Af-
GRE 3or
flitla Roma dall' epidemia del ca-
strone, parlicolar cura ne prese il
Pontefice, che con bolla confermò
i nuovi statuti dell'alma ciltà. Nel
i58o solennemente collocò il corpo
di s. Gregorio Nazianzeno nella son-
tuosa cappella da lui edificata nel-
la Chiesa di s. Pietro in Vaticano
(^Fedi)y e dal suo nome detta Gre-
goriana. Nel i58i 8Ì querelò coti
Filippo li per la pace conchiusa
coi turchi , la cui potenza voleva
egli abbattere a bene del cristia-
nesimo. In questo tempo, come di-
cemmo all'articolo Gerosolimitano
{Fedi), il gran maestro l' Evesque
fu imprigionato : Gregorio XI 11
sped\ a Malia monsignor Visconti
a libeiarlo , ed avocò a sé il giu-
dizio. Portatosi il gran maestro in
Roma, fu benignamente accolto, e
poi dichiaralo innocente : da que^
sto Papa ebbero origine gli inqui-
sitori e visitatori aposlolici di Mal-
ta, la cui serie riportammo al ci-
tato articolo. Continuando la visi-
ta che neir Italia avea ordinato il
Pontefice a tutte le diocesi, i ve».
neziani vi si opposero, ma poscia
si sottomisero con gran vantaggio
del culto divino. Contemporanea-
mente assalito Ivan IV czar di
Russia, che altri chiamano Gio-
vanni Basilio, dal re di Polonia,
ricorse per l'interposizione al Pon-
tefice, il quale gli spedì per nun-
zio il gesuita p. Antonio Possevino
con brevi , ricchi doni, e con nn
sunto del concilio di Firenze: con-
cfiiuse il nunzio la bramata pace, e
rispose egregiamente a tutte le ob-
biezioni che su punti religiosi gli
fece il principe, di che se ne par-
la all'articolo Russia. Confermò ai
fornarì i privilegi loro concessi da
Leone X e Giulio III, massime sui
loro crediti ; reintegrò ed ampliò
3o2 GRE
quegli antichi accordali da altri
Pontefici alle università de' mer-
canti, mereiai'!, speziali ed altri ; e
pei poveri assegnò il monistero di
s. Sisto per abitazione. Nel princi-
pio dell'autunno i58i assalito il
santo Padre da febbre terzana ,
diede agli ambiziosi e speculatori
qualche speranza di sede vacante:
tuttavia non lasciò di dare udien-
za , e col vigore del suo tempera-
mento, colla regola del vivere, e
col benefìzio dell'aria di Frascati
e del Quirinale, ove avea incomin-
ciato a edifìcare il palazzo aposto-
lico, riavutosi in breve, attese con
maggior premura e forza che mai
all' estirpazione degli abusi e del-
l'eresie, ed all'amplificazione della
Sede apostolica.
Nel i582 il Papa s'immortalò
con la celebre correzione del Ca-
lendario [f^'edi) , che a suo onore
fu chiamato Gregoriano, ne coman-
dò r osservanza, ed ordinò la cor-
rezione del Martirologio romano
(Fedi). In quest'anno per la care-
stia della Campagna romana, fece
cavare cinquantamila scudi dal Ca-
stel s. Angelo , per provvedere ai
bisogni ; ed eresse in arcivescovato
la sede vescovile della sua patria
Bologna, della cui gratitudine, come
degli altri benefizi compartitigli dal
concittadino Pontefice, se ne ten-
ne proposito all' articolo Bologna.
Gran dolore provò Gregorio XIII
nel i583 per l'apostasia di Ghe-
bardo Truchses arcivescovo ed elet-
tore di Colonia (^Fedi): lo depose,
ed istituì la nunziatiu'a apostolica
di Colonia. Gravi danni recando
allo stato della Chiesa i fuorusciti e
malviventi , contro di essi spedi
gente armata , e lo stesso Iacopo
Boncompagno generate di s. Chie-
sa, il quale più con accorte manie-
GRE
re che con la forza ne frenò l'im-
peto e le devastazioni. Conlinuan-
do i malviventi a commettere atro-
ci raisfilti nel i')83, nacr{ue tra i
Birri ed alcuni nobili romani qu<l-
la funesta zuffa che descrivemmo
a quell'articolo. In quest'anno e-
stinse il dàzio del macinato , ed
ac([uistò i territorii delle Chiane
nei confini della Toscana. Negli
ultimi del suo pontificato ricevette
la consolazione di accogliere la ce-
lebre ambasceria del Giappone
(Fedi), che in nome di tre re di-
chiararono la loro obbedienza al
successore di s. Pietro. Altri fasti
di questo Pontefice , sono l' aver
fatto in Roma amplissimi granari
nelle terme di Diocleziano, restau-
rate le carceri Savelli, erette fon-
tane nelle piazze Navona, del Po-
polo e della Rotonda ; in Porto
fabbricati diversi magazzini, ridot-
to in ottimo stato le mura e la
fortezza d'Ancona, e fortificato Avi-
gnone; costruì il ponte Centino ai
confini della Toscana, fabbricò un
palazzo in Loreto, e la strada che
conduce al santuario, ed in Monte
Porzio edificò la chiesa di s. Gre-
gorio. Approvò la congregazione
dell'oratorio istituita da s. Filippo
Neri, onde quelli che ne fanno
parte sono detti filippini ; e sepa-
rò i carmelitani calzati dalla nuo-
va riforma de^li scalzi. Ordinò che
la festa di s. Anna madre della
Beata Vergine fosse per tutto il
mondo celebrata a' 26 luglio con
uffizio di rito doppio , e pose nel
martirologio romano il gran Pon-
tefice s. Gregorio VII. Determinò
che ne* monisteri e conventi di
Spagna non potessero abitare me-
no di tredici religiosi. Eresse in
vescovato la chiesa di s. Severo nel
regno di Napoli ; ed alle prime
GRE
sette chiese di Milano concesse le
indulgenze che godono quelle di
Roma. Confermò la confraternita
del Gonfalone, e 1' eresse in arci-
confraternita ; ed approvò la con-
fraternita della Pietà de' carcerati.
Soleva recarsi a, Civitavecchia nel-
r autunno , e nella primavera ed
altri tempi a Frascati nella villa
Mondragone e nella villa Boncom-
pagno. Nel fine di agosto iSjS fu
ancora alla Madonna della Quer-
cia presso Viterbo, gli concesse pri-
vilegi, indulgenze e donativi, ap-
provando ed ampliando la fiera.
In quella circostanza visitò le ame-
nissime ville di Bagnaia, di Capra-
rola e della Sforzesca, dei cardina-
li Gambara, Farnese e Sforza.
Aggravato Gregorio XllI dal pe-
so di oltantatre anni e tre mesi di
età, avendo voluto contro il pare-
re de' medici e de' suoi amorevoli
e familiari , osservare esattamente
la quaresima, e non guardarsi dal-
le fatiche del suo ministero, a* 5
aprile fu assalito da lenta febbre,
e da molesta infiammazione di fau-
ci ; ma ne anche per questo lasciò
egli i cibi magri , né le solite oc-
cupazioni. JVella domenica dopo a-
ver celebrato la messa, volle inter-
venire alla cappella , e nel lunedì
tenne concistoro. Nel di seguente
si pose a letto contro sua voglia ,
e sebbene nel mercoledì dasse spe-
ranza di miglioramento, in breve
tempo la natura cede sì precipito-
samente, che non rimanendo tem-
po né forza a formata confessione
o a nuova coiinmione, cui gì* im-
pedì il vomito di ricevere come
ansiosamente desiderava, prima che
gli fosse compitamente amministra-
ta r estrema unzione dal cardinal
Boncompagni penitenziere maggio-
re, ia mezzo a frequenti atti di
GRE 3o3
pietà, che con voce tramortita re-
plicava, soavemente spirò a' io
aprile i585, avendo governalo do-
dici anni , dieci mesi e vent'olto
giorni. Fu sepolto presso la sua
cappella Gregoriana nella basilica
vaticana, ove nel decorso secolo gli
fu eretto quel deposito di cui par-
lammo al voi. XII, p. ag9 del Di-
zionario: l'anteriore di stucco fatto
da Prospero di Brescia è riportato
inciso dal Bonanni alquanto diffe-
rente dall'odierno, anche in ciò ch'é
rimasto ad ornar la semplice tom-
ba di Gregorio XIV, Numismata
stimm. Pont, templi Faticoni , p.
Ilo. Quello di stucco «fu eretto
per ordine del cardinal Girolamo
Boncompagni, quello di marmo pei*
volere del cardinal Jacopo Bon-
compagni, agnati del Pontefice. \t\
otto promozioni creò trentaquattro
cardinali, fra'quali due nipoti Fi-
lippo Boncompagni e Filippo Gua-
stavillani o Vastavillani , non ciie
Francesco Sforza parente della mo-
glie del proprio figlio : inoltre dai
cardinali di Gregorio XIII uscirono
i Papi Urbano VII, Gregorio XIV,
Innocenzo IX e Leone XI, tutti crea-
ti nella penultima promozione. La
sua famiglia Boncompagno i^Fetli)
fu da lui assai beneficata , al mo-
do che dicemmo a detto articolo:
però del palazzo Sora di Roma,
che ha dei pregi, e che il Milizia
non crede del Bramante come si
reputa, se ne parlò al voi. XXIV ,
p. -aSr del Dizionario. Giacomo
suo figlio ch'ebbe prima di farsi
ecclesiastico da una donna libera ,
indi da lui legittimato e ricolmato
di dignità, di feudi e di ricchezze,
per avere di propria autorità ca-
valo dalle carceri un servitore che
gli era caro, e sebbene po<iCÌa ve
Io riconducesse, il Papa lo confinò
3o4 GRE
a Perugia da dove noi ricliitimò
che per reiterate istanze di prin-
cipi ragguardevoli. Le rai-e virtù
di cjuesto gran Pontefice, uno dei
più illustri che occuparono la cat-
tedra di san Pietro, trassero dopo
la sua morte le lagrime del popo-
lo, che lo riguardò come uno dei
più degni Papi, indefessamente al-
lento al bene de' suoi sudditi; ma
il suo governo non fu abbastanza
severo, e ladronecci gravissimi ri-
hiasero impuniti, cui energicamen-
te riparò l' immediato successore
Sisto V. Era egli per riguardo al
corpo di statura alta, di comples-
sione robusta, di naso aquilino,
con occhi azzurri, barba folta e
composta in. guisa che conciliava
venerazione , e indicava maestà.
Molto piàcevasi di cavalcare per la
città e fuori, secondo 1' uso d'allo-
ra, ed era di tale agilità che salen-
do a cavallo non abbisognava di
aiuto : camminava a passi grandi
e veloci.
Per rispetto poi alle qualità del-
l'animo, nelle risoluzioni era accor-
to, nel praticare grave, nelle ri-
sposte pronto, nel vestire e nel
mangiare moderato : co' poveri fu
misericordioso, co' disgraziati dispo-
sto sempre al soccorso, e co' lette-
rali SI sollecito nel provvederli, che
ben quarantaselte ne provvide con
cariche ragguardevoli, altri stipen-
diandoli del proprio, con dieci scu-
di d'oro al mescj parte di palaz-
zo e due servitori , come narra il
Serassi nella Fila di Mazzoni p.
49. La maggior sua gloria era il
dispensar favori , e perciò coutava
per perduto quel giorno , in cui
non corrispondesse con prove del-
la sua innata beneficenza. Dice il
Vittorelli in Ciacconio t. IV, p. 7,
che la sua liberatila non ebbe It-
OHE
rtiiti, pel'chè greci, cipriottì, lede
scili, inglesi, scozzesi, polacchi, mo-
scoviti , indiani, unglicri, illirici,
boemi, moravi, lituani, transilvu-
ni, sassoni, svizzeri, francesi, italia-
ni, dotti, ignoranti; nobili, plebei,
vergini i vedoVe, maritate, zitelle,
ori'ani, luoghi pii, famiglie religio-
se e secolari, tulli parteciparono
della generosità di Gregorio XllI ,
e pure non lasciò debito, ma uii
avanzo di settecentomila scudi. Il
senato aggregò alla nobiltà il tì-
glio Giacomo , ed eresse in Cam-
pidoglio una statua al Pontefice.
Dei biografi di Gregorio XIII ne
trattammo al citato articolo Borr
COMPAGNI. Vacò la sahta Sede tre-
dici giorni, y. Principio Fabricny
Delle allusioni, imprese ed emble-
mi sopra la s'ita di Gregorio Xlliy
Roma i588 pel Grassi.
GREGORIO XIV, P. CCXXIX.
Nicolò Sfondrati ebbe per padre
Francesco conte di Rivera, barone
di Valsessina fallo da Carlo V, chia-
mato il Padre della patria , ch*^
dopo la morte della moglie nei
i544 Paolo III creò cardinale. LjI
madre fu Anna Visconti, che mor-
ta in Somma, castello nel Milanese
di sua famiglia , dove si era por-
tala a visitare Maddalena Viscon-
ti sua genitrice , Nicolò fu estrat-
to dal suo cadavere agli 1 1 feb-
braio i535, dopo sette mesi dac-
ché era stato conceputo. La fami-
glia Sfondrati era nobile di Mila-
no, ma originaria di Cremona, co-
me può vedersi nel p. Vairani nei
Documenti cremonesi, par. II , p.
83, la quale discendeva da un
certo Corrado tedesco, che in tem-
po di Ottone IV imperatore venne
in Italia, Ove i suoi discendenti gli
accrebbero lo splendore, come st
legge in Gio. Francesco Ciesceuz»,
GRE
pò sei altri cardinali, cioè Gaetani
già patriarca d'Aquileia vescovo di
Palestrina, Corrado di Malta, Fran-
cesco Aguzzoni vescovo di Bordeaux,
Giordano Orsini, Rinaldo Brancacci
e Ottone Colonna poscia Martino V.
Questi cardinali nell'ultimo di lu-
glio presero la risoluzione di costrin-
gere Gregoi'io XII e l'antipapa a ri-
nunziare il pontificato, ovvero de-
poili ambedue in un concilio, che
sarebbe adunato dwi due partiti.
Corsero diversi manifesti s\ dei
cardinali che del Papa, il quale
faceva loro riflettere l' ingiustizia
con cui l'avevano abbandonato, ed
accusalo di non voler rendere la
pace alla Chiesa, e dimostrava ad
un tempo di non ricusare il mez-
zo di un concilio, quale non po-
tevano essi convocare, mentre la
sua elezione era stata legittima e
canonica, e per conseguenza essere
legge indubitata l'appartenere sol-
tanto al Pontefice il convocare con-
cilii generali, che però egli lo de-
nunziava per celebrarsi in un luo-
go del patriarcato di Aquileia , da
scegliersi da essi medesimi, i quali
finalmente esortava colle maniere
più cortesi a ritornare da lui, che
avrebbe loro condonato tutto il
passato. A tutto ciò si resero sol*-
di i cardinali, a' quali pure si uni-
rono i cardinali Enrico Minutolo
vescovo di Frascati , Angelo del
titolo di s. Pudenzianaj ch'erano
col Papa ancora in Lucca, e Lan-
dolfo di s. Nicola in Carcere che
governava Perugia. Tutti questi
con nuove accuse attaccarono l'af-
flitto Pontefice, il quale dopo aver
confutato quanto aveano pubblica-
to contro di Ini, partito da Lucca
alla volta della Marca , ricevette
Im messo del suo amico Carlo Ma-
latesia signore di Riiuiui, col quale
TOL. XXXU.
GRE 38§
Io avvisava non essere sicura per
lui quella strada, avendo un gior-
no prima saputo che il cardinal
Baldassare Coscia era in agguato
per sorprenderlo. A tale notizia il
Papa &i ritirò nel mese di luglio
in Siena, e privò detto cardina-
le della legazione di Bologna, óve
avea indotto i bolognesi a dichia-
rare che Gregorio XII doveva es-
sere abbandonato da tutti , e pu-
nito dalla Chiesa come propagatore
dello scisma, avendo pur commes-
so altre malvagità. Indi a' 19 set-
tembre del detto anno i4o8, e non
in altro tempo come altri dico-
no, fece in Siena la seconda pro-
rnozione di nove cardinali, tra' qua-
li Angelo Barbarigo suo nipote, é
Pietl'o Morosini altro nobile veneto;
e ai 28 dello stesso mese formò
contro i suddetti cardinali ribelli
un processo nel quale li privò del
cardinalato, e dichiarò che il con-
cilio che intendevano celebrare A
Pisa Sarebbe di niuna autorità ,
qualora da essi deposti fosse cele-
brato senza il consentimento delia
santa Sede. Siccome poi il Papa
era stato pregato da Uladislao V
re di Polonia a levare al sagro
fonte il proprio figlio , incaricò i
vescovi di Posnania e Cracovia a
fare le sue veci. Passati tre mesi
dacché soggiornava a Siena, partì
Gregorio XII per Rimini presso i
Malalesta suoi costanti amici , ove
a' i3 dicembre dichiarò il cardi-
nale Antonio suo nipote legato a-
postolico a Roberto re de' roma-
ni, per impegnarlo ad impedire il
concilio di Pisa, nello stesso tempo
che i cardinali ribelli spedirono in
Germania, per incitargli contro gli
alemanni, i cardinali Francesco dei
ss. Quattro, e Landolfo di s. Nicola
in Carcere, come racconta il (}obe-
'9
ago GRE
lino, Cosmodr. aetnt. 6, e. 8g, Ad
onta della ripugnanza di Gregorio
XII, e degl'impedimenti fiapposti,
nel marzo 14^9 incominciarono le
sessioni dei concilio di Pina (F^fli),
che diversi chiamano iliegitlimo
perdiè non convocato né presiedu-
to dal Papa. E siccome questi a-
vea determinato di celebrait; un
concilio per opporlo al pisano, nel
jMMncipio di maggio p^rlì òa Jli-
mini, e giunto a Cividnle [P'edi) ,
ivi lo celel>r() al modo che dicem-
mo in quell'articolo.
Frallanlo i cardinali di Grego-
rio XII, e dell'antipapa Benedet-
to Xlil furono riconosciuti per ve-
ri nel concilio di Fisa^ il quale ai
5 giugno nella sessione XV depo-
se il Papa e l'antipapa, ed a' 26
detto dai cardinali restò eletto ^•
lessandro V {Fedi), già legato di
Viterbo per Gregorio XII : i fedeli,
eh* eransi lusingati di veder termi-
nato lo scisma, dovettero gemere
più di prima, dappoiché si tratta-
vano da Papi Alessandro V, Bene-
detto XIH e Gregorio XII. Sapu-
tosi da questi l'operato del conci-
lio pisano , a' 5 settembre promt-
re con pubblico atto di dimettere
le insegne del pontificato, se altret-
tanto facessero gli emuli, ed inca-
ricò il re de' romani, quello di Vn-
glieria Sigismondo, e Ladislao re
di Napoli, perchè convenissero coi
principi delle parti contrarie snìki
celebrazione di un legittimo conci-
lio, inviando perciò diversi legati
in vai-i luoghi. Intanto Alessandro
V dichiarossi contrario a Ladislao,
liconobbe per re di Napoli Lodo-
vico d' Angiò , e ricuperò la città
di Roma, assolvendo i rortpani dal
giuramento prestato a Gregorio XII
ed a Ladislao, Vedendosi Grego-
rio XII abbandonato quasi da tut-
GRE
ti, come indicammo ni testé citalo
articolo, e persino dai veneti irri-
tuii per la dpposizione del pnlriar-
ca Pancia ri no , si portò a Gaeta
presso Ladislao, che alla di lui om-
bra aspirava al dominio di Roma,
dopo aver con accortezza scampa-
to gli agguati dei veneziani. Nel
maggio i^io morì in Bologna A-
lessaiidro V, e gli successe il c;ir-
dinnl Coscia col nome di Giovan-
ni XKflI [T'edì); nel qaal mese
divenne re de' romani il nominato
Sigismondo, colla cooperazione del
medesimo Giovanni XX ili, che
pertossi in Roma, e scomunicò La-
dislao. Nello stesso anno i4'o Gre-
gorio XII spedì Giovanni arcive-
scovo di Riga nelle parli settentrio-
nali , per teiìcr fermi que' jKjpoli
alla sua ubbidienza; creò legato
delia Marca il cai^linal Angelo di
s. Stemmo, affidò il governo di Fer-
mo a Luigi Migliorati, e lo dichia-
rò generale dell' esercito ecclesiasti-
co, con ordine di unirsi a quello
di I>adistao. Nel seguente anno
Gregorio XII in Gaeta nel giovedì
santo pubblicò anch' egli la bolla
in Coenn Domini contro gli ere-
tici e scismatici, tra' quali nomina-
trimente scomunicò Lodovico d' An-
giò, l'antipapa, il sedicente Giovan-
ni XX in , con quei cardinali che
ne seguivano il partito. Nel i4">
per sostenere il suo, Gregorio XII
dichiarò div^-si legati, che mandò
in Germania ed altrove , pubbli-
cando diverse bolle in favore dei
suoi , massime del landgravio "Ea--
manno costantissimo nella sua ob-
bedienza. Ma pacificatosi Giovan*
ni XXIII con Ladislao, Gregorio
XII al>b»ndouò Gaeta , e coi Ire
cardinali nipoti si rifugiò in Ri-
mini.
Neii'anao 1 4 1 3 Ladi&Jao si portò
GRE
ad OfiRuparc Roma, e costrinse al-
la fuga Giovanni XXIII , il quale
vedendosi tradito si rivolse a Si-
gismondo re de* romani: questi gli
propose la celebrazione del conci-
lio, e Giovanni XXIII vi die l'as-
senso , e lo denunziò per la città
di Costanza. Allora fu scritto a
Gregorio XII che se veramente
bramava V unione e la concordia
delle chiese, e di tutta la cristia-
nità, si portasse con quelli del suo
partito al concilio. L'eiTetto mostrò
eh' egli sinceramente desiderava
questa concordia ; ma temendo che
fossero per pi-evalere contro di lui
in Costanza i suoi remici , nel
1 4 1 4 procurò di svanirlo , come
congregnto senza legittima autori-
tà, poiché era egli il vero pastore
(iella Chiesa. Lagnossi di Sigismon-
«lo perchè si era dichiarato dalla
parie di Giovanni XXIII, e gl'in-
vio il cardinal Bianchini arcivesco-
vo di Raglisi , e il patriarca di
Costantinopoli per fargli conoscere
)a giustizia della sua causa, la qua-
le poi volle parimenti che il car-
dinal di Ragusi difendesse nel con-
cilio. I prelati adunati in Costan-
za non si mostrarono a lui pro-
pensi, non vollero che detto cardi-
nale alzasse ì di lui stemmi, come
luogo che ubbidiva a Giovanni
XXIII; e cesare gli scrisse essere
di scandalo la sua ripulsa di por-
tarsi in Costanza a fine di termi-
nare il lagrimevole scisma che la-
cerava la Chiesa e l'unità de* fe-
deli. Il Papa però gli rispose, che
non ricusava il concilio, ma si il
congresso convocato dal sedicente
Giovanni XXIII, giacché non con-
veniva fosse soggetto all' usurpatore
del pontificato il vicario di Cristo
e successore di s. Pietro.
Giovanni XXIII si portò iu Co-
GRE ijgi
stanza, ed a'5 novembre i4'4 ^^'^
principio al concilio che durò qual-
tr' anni ; giurò di rinunziare, ma
non corrispose coli' effetto. Ma Gre-
gorio XII che sinceramente bra-
mava la pace della Chiesa , con
lettera de' i3 marzo i4i5 die pie-
na autorità al cardinal di Ragusi,
e agli altri della sua ubbidienza ,
che potessero ridurre a forma di
concilio generale il congresso di
Costanza , non come convocato da
Raldassare Coscia , ma od istanza
di Sigismondo re de' romani e di
Ungheria, col patto che Baldassare
né lo presiedesse, né vi fosse pre-
sente. Indi da Rimini Gregorio XH
spedi a Costanza suo plenipotenzia-
rio Carlo Malalesta, e in riguardo
alla pace universale che sempre a-
vea desiderato, nella sessione XIV
a* i4 luglio i4i^j P^i* mezzo del
medesimo Malatesta solennemente ri-
nunziò al pontificalo, e da Gregorio
XII tornò ad essere Angelo cardinal
Corraro. Avendo egli poi saputo ìa
Rimini ciò che s'era fatto a Co-
stanza, adunò il concistoro, in cui
comparì per l' ultima volle cogli
abiti papali, approvò quanto il suo
procuratore Malatesta avea Hitto
in suo nome , depose il triregno
con tutte le altre insegne delia sua
dignità , e protestò che non le a-
vrcbbe riprese mai più in sua vita.
11 concìlio depose Giovanni XXIII
da tutte le dignità , e scomunicò
l'antipapa Benedetto XIII. /^. An-
tipapa XXXVI. Lo slesso concilio ìd
ricompensa al cardinal Angelo Cor-
raro d'un' azione cotanto generosa,
lo elesse vescovo suburbicario di
Porto, o meglio Tusculano, come
dicono rUghetli ed il Cardella, vica>
rio e legato perpetuo della Marca,
decano del sacro collegio, ed ebbe
in ammioisttrdzioof perpetua le cbie-
igi
GRE
se di Recanati e di Alacerala, for-
se per essersi affezionato partico-
laroiente alla città di hccanuti li-
no da quando innanzi alla propria
esaltazione fu legato della Mjirca
nel i4o5, e forse perchè Recanati
in tempo dello scisma seguì costan-
temente le parti di lui , tranne
quando fu obbligala colle armi a
riconoscere precariamente altri, co-
me dichiara il eh. conte Monaldo
Leopardi nella Serie de vescovi di
Recanati, a p. 142. Nel concilio fu-
rono altres'i confermati tutti i suoi
atti ; dichiarossi che la costituzio-
ne con cui si era stabilito nel con-
cilio di non eleggere di nuovo
Gregorio XII, non era stata in di-
spregio di lui, ma a fine soltanto
di rendere in tal guisa la pace al-
la Chiesa ; che non gli sarebbero
mai opposte le cose fatte nel pon-
tificato, né lui sarebbe obbligato a
rispondere in giudizio, con altri
onori. V. Costanza.
Da Rimini il cardinal Angelo
Corra ro si portò a Recanati , da
dove a' 7 ottobre i^iS scrisse al
concilio di Costanza ratificando la
rinunzia fatta del papato , e rin-
graziando il concilio delle provvi-
denze adottate a suo riguardo. La
lettera incomincia: Sacrosancto Con.'
cilioConstanliensi,devotione/n et sub-
jectionem, cuni humili recomenda-
lione 3 e finisce: Datum Racaned
die VII octobris anni MCCCCXP^
octava indiclione. Humilis et devo-
tus vester Angelus episcopus san-
ctae ronianae Ecclesiae cardinalis.
Egli poi s'intitolava negli atti pub-
iblici : Angelus miseratìone divina ,
episcopus S. R. E. cardinalis in
provinciae Marchiae Anconitanae
apostolicae Sedis legalus, et vica-
rius in spiritualibtis et teniporali-
h,us genera lis , etc. Avendo U cai'-
GRE
dinal Angelo oltrepassato novaitM
anni di età , altri dicono novanta
due, ed occupato la Sede pontifi-
cia sino alla sua deposizione in J'isa
due anni, sei mesi e tre giorni, e
fino alla sua libera e virtuosa ri-
nunzia in Costanza otto anni, set-
te mesi e cinque giorni , mori a
Recanati, dove avea stabilita la sua
dimora, a' 4 luglio i4i7» ovvero
a' 17 giugno, o a'7 settembre, o ai
18 ottobre, come riporta il No-
vaes. li citato Leopardi dice che
morì probabilmente a' 1 3 ottobre,
ma sicuramente fra i 5 e li i4
dello slesso mese, soggiungendo che
il cardinale viveva a' 5 ottobre del-
l'anno i4>7) come rilevasi da una
lettera del comune di Recanati a
quello di Macerala, ma ai i4 del-
l'istesso mese era già morto, come
risulta dagli annali di Recanati .
Cosi egli premori all' elezione del
Papa suo successore che fu Mar-
tino V, ch'ebbe luogo agli 11 del
seguente novembre. Fu sepolto nel-
la cattedrale di s. Fiaviano in
un' urna di pietra, nella quale tut-
tora riposano le sue ceneri. Due
secoli dopo il cardinal Giulio Ro-
ma vescovo di Recanati fece apri-
re quell'urna, e visi trovò il cor-
po incorrotto , e al dire del iVo-
vaes, ornalo ancora degli abiti
pontificali similmente interi, citan-
do il Vittorelli, in Addit. ad Ciac'
con. tom. II, p, 754; rOIdoini, in
Nov. addit. p. 760 ; ed il Quirini,
nella Porpora e tiara veneta, p. 3.
Ciò accadde quando il cardinal Ro-
ma nel 1623, a cagione del nuovo
coro e cantoria de' musici eh' egli
fece nel restaurare la chiesa, tras-
portò il sepolcro dalla parte au-
strale alla settentrionale della me-
desima. Nell'urna si legge l' iscri-
zione che diligeutemente ha ripor-
tato il Leopardi a p. i43 , e si
legge pure? nel padre Giacobbe
Bibl. Pont. p. g8: essa è in carat-
teri gotici , ed in versi leonini as-
sai cattivi, come si esprime il Car-
della, Meni. star. tom. II, p. 325.
Con tale epitaffio chi lo compose
intese di ricordare come Grego-
rio XII ceitò sempre un modo o-
nesto per unire gli erranti ai buo-
n^ e come avendo la pazzia fat-
'tasi in Pisa raddoppiato lo scisma,
egli vi pose il riparo con la ri-
nunzia fatta in Costanza; che quin-
di governò la Marca, la quale già
lo conosceva, e gli era legata con
doppio vincolo, e finalmente lo ac-
colse in Recanati il tempio di s.
Flaviano. A' i4 ottobre 14 17 il co-
mune di Recanati deputò sedici
cittadini , otto de' quali facessero
r inventario de' beni del cardinale
defunto, ed altri mettessero in or-
dine e custodissero i medesimi be-
ni, prestando tutti giuramento di
esercitare fedelmente l'incarico. Per
ordine di Martino V lo spoglio del
cardinale fu spedito a Venezia al
nobile Alessandro Borromei mer-
cante di Firenze colà dimorante, e
fu commissario pontificio per tali
cose Paolo arcivescovo di Brindi-
si, il quale avea dimorato in Re-
canali nella corte del caidinal Cor-
raro , che lo avea destinalo a suo
esecutore testamentario insieme ad
altri tre personaggi. Nel testamen-
to beneficò i suoi famigliari, donò
alla cattedrale diversi arredi sacri
di argento, e reliquie, che in par-
te andarono perduti nell'invasione
francese. A gloria dej vero, Grego-
rio XII fu dolalo di santità così
sublime, che s. Antonino in Chron.
par. Ili, lit. 22, cap. 5, nella co-
stanza da lui mostrata nelle avver-
sità, lo paragona a s. Stefano raar-
GRE 293
tire. A questa santità egli accoppiò
il sapere e la dottrina non ordi-
naria, come abbiamo dal citato
Leonardo d'Arezzo, in Commentar,
rer. gest. vi Italia, appresso il Mu-
ratori, lycr/^j/. rer. italic. t.IX, p.g36.
Il Bzovio, il Wadingo, l' Ughelli ed
altri riportano molle sue lettere
scritte nel pontificato. Vacò la san-
ta Chiesa dalla sua rinunzia alla
elezione di Martino V , due anni ,
quattro mesi e sette giorni.
GREGORIO XUI, P. CCXXXVL
Ugo Boncompagni nacque in BolO"
gna fra sei altri suoi fi'atelli, a 7
febbraio i5o2, da Cristoforo Bon-»
compagni e da Angela o Agnese
Marescalchi , signori nobilissimi di
quella città. Fino da' primi anni
mostrossi d'indole nata per le scien-
ze, d'ingegno docile, e così amabile
di costumi , che in breve a tutti
divenne carissimo'; e spedito che fu
da quelle discipline che al bisogno
e all' età sua si convenivano nel-
l'università di Bologna, si applicò eoa
ardore allo studio delle scienze sot-
to il magistero de' celebri giurecon-
sulti Luigi Manzoli, Annibale Cac-
cianemici, Luigi Gozzadini e Carlo
. Ruini. In età di circa ventinove
anni prese le insegne e il grado di
dottore, prima in canoni, poi ia
leggi, e subito fu annoverato tra i
dottori de' signori anziani, indi nel
i534 nel collegio canonico. Nell'u-»
niversità di sua patria per tre an-
ni spiegò le istituta, donde passò a
professore ordinario, avendovi per
uditori e discepoli alcuni personag-
gi che dopo si resero famigerati ,
tra' quali Alessandro Farnese, Cri-
stoforo Madrucci , Ottone Truch-
ses, Reginaldo Polo e s. Carlo Bor-
romeo , tutti dipoi cardinali. Ha
del singolare quanto si racconta di
Cristoforo padre di Ugo, il quale
,f)4 ^^^
gli predisse la futura sun prospe*
rilà e grandezza, dappoiché «coin*
tosi egli alla fabbrica di un ma»
gnifico palazzo, interrogato a qua-
le de' suoi figli sarebbe toccata
abitazione tanto splendida e nobi-
le^ mosso da una interna ispirazio-
ne rispose , al futuro cardinale e
Pontefice. Giunto all'età di tren-
tasei anni, e mentre gli amici os>
servavano essere Bologna poco pel
suo singolare merito , il cardinal
Parisio rinomato giureconsulto lo
chiamò in Roma, ove giunse nel
i538,e raccomandatolo caldamente
a Paolo 111, questi prima lo fece
collaterale e primo giudice di Cam-
pìdogtio, udizio che allora avea ri-
formcito, e nell'anno seguente ab-
breviatcre di parco maggiore e re-
ferendario delle due segnature; nei
quali gradi acquistandosi buona o-
pìnioiie, molti alTari venivano a lui
alKdati. Intimatosi il concilio ge-
nerale di Trento, vi fu mandato
nel l5^5 siccome peritissimo nei
canoni , e in qualità di uditore
della camera apostolica ; indi nel
1^47 S' condusse in Bologna, quan-
do vi fu traslatato il concilio, e po-
scia tornò in Roma insieme con
altri prelati per dar conto a Pao-
lo ìli di detta traslazione. Vacan-
do nel i549 il posto di luogote-
nente civile dell' uditore generale
della camera , Giambattista Cicala
che n'era uditore, come ben infor-
mato dell'integrità e valore di Ugo,
procurò di averlo in quel posto, e
l'ebbe da Paolo III; e fatto poi
cardinale e legato della provincia
di Marittima e Campagna , V ot-
tenne da Giulio IH per suo vice-
legato , nella quale carica fu poi
confermato col titolo e colle facol-
tà di governatore apostolico nel
i555 da Paolo IV. Si diportò ia
GRE
quest'impiego con tal prudenza,
integrità e religione, che veniva <t
piena voce commendalo quul uo-
mo di somma diligenza e solleci*
Indine nell'adempimento de' propri
doveri : tutti egli ascoltava indistin*
tamente con equità, e la sola giù*
stizia avea in lui preponderanza ;
indefesso nello studio delle cause »
vi si ap[)licava giorno e nu|te, non
lasciandosi imporre da timori , nò
illudere dalle adulazioni. Il Novaes
dice che fu pure segretario apo-
stolico, ma il Bonamici, De script,
Pont, epist., non ne fa parola.
Paolo IV chiamò Ugo a Roma,
e gli die luogo nella congregazio-
ne della sacra inquisizione , e poi
lo assegnò in qualità di datario al
cardinal Carafa suo nipote, nella
legazione ad Enrico II re di Fi'an-
eia, per implorare soccorso nella
guerra che si era accesa tra il fa-
pa e Filippo II re di Spagna, e
dopo la pace a questo monarca
nella legazione delle Fiandre. Tor-
nato a Roma , nel i ^SQ V onorò
dell'uffizio della segnatura di gra-
zia detta del concessum,e nel i558
lo fece uditore della camera e ve-
scovo di Viesli nel regno di Na-
poli, celebrando pontificalmente la
sua prima messa nel giorno di s.
Lorenzo, nella sagrestia della ba-
silica vaticana. Nel tempo che pre-
siedè a quella diocesi, lungi dal
goderne l'entrata, ma aggiungen-
dovi del proprio, l' impiegò al re-
stauro della cattedrale, per essere
stata la città poch'anzi saccheggia-
ta ed arsa da' turchi; non poten-
do applicarsi per sé medesimo al
governo di quella chiesa, dopo tre
anni la rinunziò. Di più il mede-
simo Pontefice avendo giusti mo-
tivi di levare il chiericato di ca-
mera ad Alessandro Sfoi-za, ad istaa-
GRE
za del cardiaal Carafa Io dono
senza pagamento ad Ugo, per ac-
crescergli onoi'i e facoltà ] egli pe>
lò con pai-i moderazione e gene-
xosità uon Tolie accettarlo: questo
contegno fu da tutti encomiato, ed
in ultimo anche dal Papa e dal
cardinale, che in principio n'erano
disgustati. Pio IV lo assegnò pei-
consigliere al proprio nipote il car-
dinal s. Carlo Borromeo, il quale
sosteneva la suprema ammmislra-
zione del pontiGcato, con istruzione
a questi che nulla dovesse intrar
prendere senza l' oracolo d' Ugo.
Trovandosi in angustie il car<linal
Alfonso Carafa , per la multa di
centomila scudi a cuj era stato
condannato nella casa dei Carafa,
Ugo gli donò seimila scudi che
ricavò dalla vendita di un ollìcio
camerale. Riapertosi il concìlio di
Trento, fu ivi di nuovo inviato da
Pio IV, a cui recò gran lustro e
vantaggio colla sua doltriiva e pru-
dente condotta, il perchè i legali
nulla intraprendevano senza averlo
consultato, secondo i volei i del Pon*
tefìce. In sì augusto consesso Ugo
sì acquistò molta gloria, come ri-
aiarchevole fu il suo disinteresse in
ricusare aiuti pecuniari offertigli dal
Papa, e procurati da' suoi ammi-
ratori. Contento di poco, non eoa
la pompa o col fasto, ma si faceva
conoscere per le virtù, diligenza e
zelo nell'eseguire gì' incarichi, come
die a conoscere nel decreto della
residenza in cui ebbe tanta parte.
Ritornalo dal concilio, essendo Pio
IV pienamente soddisfatto di lui,
gli otfri il governo della ALuca, ma
scorgendolo più inclinato a restare
in Roma, lo fece continuare nella
consulta del nipote, finché a' 13
marzo i565 lo creò cardinale pre-
te del titolo di s. Sisto, e nel dai-
GRE 295
gli il cappello nel concistoro pub-
blico, a voce alta pronunziò queste
parole : Hic est in quo dolas in-
ventus non est, alludendo probabil-
mente alla causa dei Cara& , che
sebbene egli tulio di tal famiglia»
in essa non era compreso in quan-
to venne loro imputato.
Divenuto cardinale fu modello
d' ogni bella qualità ; andando in
lui del pari la pietà verso Dio, la
carità coi prossimi, la gravità nelle
parole , e l' integrità nel costume.
Nella sua condotta risplendeva una
certa magnifìceaza , temperata da
saggia modestia e parsimonia, alie-
na da' suoi estremi. Nemico dello
spirito di partito, non lusciavasi
adescare né dall'oro, né da qua-
lunque altra passione, a dichiararsi
a favore più di un principe che
d' un altro. La famiglia non era
abbondante di numero, ma si di-
stingueva per riservato contegno
e regolati costumi. Tali qualità
determinarono Pio IV due mesi
dopo la sua esalta7Ìone, a spedirlo
legato a late re in Ispagaa per la
causa dell'arcivescovo di Toledo
Bartolomeo Carranza , che già si
trovava nelle carceri dell' inquisi-
zione per sospetti di eresia. In que-
sta legazione poco potè fare, per-
chè sentita nel i565 la morte del
Pontefice, fu obbligato recarsi al
conclave, a cui però non arrivò, e
trovò eletto s. Pio V. Il defunto
l'avea nominato segretario o pre-
fetto della segnatura de'brevi. Quan-
tunque nulla operasse nella causa
del Carx'anza, scopq^ principale di
sua legazione , diede però nella
corte di Madrid chiari argomenti
di coraggio e petto sacerdotale ,
dappoiché non temendo lo sdegno
del i'e , protestò che sarebbe subi-
lo pattilo se uon fosse stato rice-
agSj GRE
vuto ed accolto colle onorificenze
polite praticarsi coi cardinali lega-
ci. Volendo Filippo li nominare
alcuni che insieme col cardinale
dovessero giudicare il Carranza ,
]|"esislè corag^iosamente, e con tal
fermezza , che il monarca i-estan-
^one sorpreso, ne concepì una stima
particolare; e quando il cardinale
partì, ricusò da lui il viatico. Giunto
in Genova trovò lettere del nuovo
Pontefice che gli comandava ri-
prendere il viaggio per la Spagna,
ina egli esposte le sue dillicoltìi ,
ebbe il permesso di progredire per
Roma, e giunto a' piedi del Papa,
questo accogliendolo amorevolmen-
te, gli disse : monsignore abbiamo
occupato il vostro luogo. Giacché
nel conclave il cardinale sarebbe
^tato eletto, se non lo calunniava-
no alcuni invidiosi di sue preclare
doli. Le fatiche da lui tollerate nel
"viaggio , congiunte alia avanzata
età, gli cagionarono un'infermità,
da cui ristabilitosi riprese con ar-
dore le sue incumbeiize. Mai potè
indursi ad accettare una pensione
annua di mille scudi assegnatagli
dalla liberalità del re di Spagna,
e non vi volle che l' espresso co-
mando pontificio per fargliela ri-
cevere. Avendo Cesare Spedano
portato al cardinale di espressa
éommissione del Papa la minuta
di un breve , come a prefetto di
quella segnatura, egli dopo averla
ben Ietta e considerata, raodesta-
naente ricusò di spedirla perchè
poteva in seguito cagionare nota-
bile pregiudizio alia libertà ecclesia-
stica, in guisa che allo stesso Pontefi-
ce convenne segnarla. Del qual pro-
cedere, quantunque s. Pio V ne sia
rimasto aUjuanto risentito, nondi-
meno poscia ammirò l'integrità e
"^irtii del cardinale. Portatosi a Bo-
GRB
logna per alcune necessità , die
compimento al magnifico palazzo
incominciato da suo padre, e tor-
nato in Roma si diede di pro|)o-
sito alla correzione del decr«;to <li
Graziano, incumbenza già allidata-
gli da Pio IV.
Passato a miglior vita s. Pio V,
entrarono in conclave a' 12 maggio
1572 cinquantadue cardin;di, che
poca fatica durarono ad eleggerne
il successore. Assicurati i cardinali
Alteraps, Sforza, Orsini, Cesi, e
Galli detto di Como, che ia que-
st' occasione il cardinal Farnese si
teneva per escluso, avendogli detto
il cardinal Granvela che i suffragi
del re di Spagna non lo potevano
aiutare per motivo di sua gioventù,
cominciarono talmente a stringere
pel cardinal Boncompagno, al qua-
le molto inclinava il cardinal Bo-
nelli nipote del defunto co' suoi
voti , e con quelli del partito di
Pio IV, che nel giorno seguente 1 3
maggio ebbero tutti i voti sicuri e
necessari, in vigore de'quali il cardi-
nal Boncompagno nel giorno dopo,
in età di settant'anni, restò eletto
Pontefice con universale applauso.
Portossi frattanto alla sua Cella
(F'edi) il cardinal di Como, per
fargli sapere che tutti si erano
uniti per dargli il voto, e per av-
visarlo di condursi alla cappella, a
fine di essere adorato Pontefice.
Il cardinal Boncompagno ciò udi-
to, senza punto alterarsi ned' ani-
mo, gli domandò se veramente i
voti erano bastanti alla sua ele-
z,ione ; e rispostogli dal cardinal di
Como eh' erano anco di vantaggio,
egli come se nulla di nuovo gli
fosse accaduto, seguitò colla stessa
tranquillità a scrivere alcune cose
importanti, le quali terminate, le
mise ia petto, e partì verso la cap-
GRE
polla dicendo : Andiaino col nome di
t)io. Eletto Papa prese il nome di
(jiegorio XIII, e scelse per simbo-
lo le parole del salmo Oonjirnia
hox Deus, (jfuod operaitis es iti no-
bis. A' 20 n) aggio, festa di Pente-
coste, fu solennemente coronato nel-
la basilica vaticana; ed ai 27 det-
to, montalo su di un bianco ca-
vallo , con magnifica cavalcata si
portò a prendere il consueto pos-
sesso in s. Giovanni in Laterano ,
che descrissero i due maestri di ce-
rimonie Mucanzio e Firmano pres-
so il Cancellieri, Sloria de' possessi
p. 119. In vece del gettito del de-
naro al popolo nelle due funzioni
del banchetto, e della distribuzione
«' conclavisti , ne erogò V importo
in ragionevoli limosine, e di tutto
trattammo agli analoghi articoli. De-
stinò alla segreteria di stato il car-
dinal Galli, che con lode T avea
disimpegnata col predecessore ; alla
dateria il prelato francese Conta-
relli versato nella materia ; e per
tesoriere Ridolfo Buoiitigliuoli, giu-
sto, moderato, diligente ed accorto.
Nel primo concistoro fece leggere
la bolla di s. Pio V di non alie-
nare i beni della Chiesa, ed acco-
stando la mano al petto, giurò di
mai violarla. Deputò i caixlinali
Borromeo, Paleotli, Aldobrandini,
e Paolo ci' Arezzo a levare dal
clero gli abusi. Ordinò che le de-
terminazioni fatte dal predecessore
sul concilio di Trento fossero ìut
\iolabilroente osservate; dichiarò che
la tacita permissione del Papa non
era sufficiente a dispensare i vesco-
vi dalla residenza. Deputò un gior-
no della settimana per la pubblica
Udienza ( Fedi ) ; e per mostrare
il desiderio che aveva di sgravare
almeno in parte i sudditi, levò il
^azio d^l quattrino sulla carne por-
GRE 397
ciiia, ed in Romagna estinse quel-
lo sul vino, nella qual provincia a-
boli i tìscalati venali. Proibì il di-
pingere gli Agnus Dei benedetti
( Vedi ), e il distribuire reliquie
false ; quindi istituì la festa del ss.
Rosario ( Vedi ) , e continuò 1^
guerra contro i turchi , come si
disse air articolo Costantinopoli
( Vedi ).
Considerando che per megliq
promovere la religione cattolica era-
no necessari dotti e santi ministri,
Gregorio XIII volle ristabilire, am-
pliare e fondar di nuovo in diverse
parti del mondo ventitré Collegi
{^Vedi), ne' quali si dovessero istrui-
re i giovani di tutte le nazioni. Fi|
grandemente benemerito del Colle-
gio Germanico ( Vedi ) , fondò il
Collegio Inglese (^Vedi) , il Colle.-r
gio Greco ( Vedi) , il Collegio dei
Maroniti (Vedi)y la casa o colle-
gio de Neofiti (Vedi), il Collegio
Romano ( Vedi ) , ed il Collegio
Armeno ( Vedi ) , il quale però
non ebbe effetto. Confermò 1' ordi-
ne equestre di s. Maurizio, e lo
unì a quello di s. Lazzaro ( Ve-
di ) , istituì una particolare Con»
gregazione per la visita ( Vedi ) ,
per le diocesi di tutta la cristiani-
tà ; e per darne l' esempio ai ve-
scovi visitò tutti gli ospedali di
Roma. Fece grosse elemosine in
privato ed in pubblico , sì a luoghi
pii , che a persone particolari ; an-
ticipò quelle che mensualmenteavea
assegnate alle famiglie bisognose,
dolo zitelle, beneficò l'università
di Perugia , pf»gò i cospicui debiti
contralti dal cardinal Ronelli per
la sua legazione di Spagna, e soc-
corse molti nobili ch'erano vicini
a decadere dal grado de' loro mag-
giori. Tali furono i primordi del
pontificato di Gregorio Xlll. Ii^
298 GRE
mezzo alle zelanti sue sollecttitclini
per mantenere la religione catlolì*
ca nella Sco7.in, e per farla i-iHo-
rire in Inghilterra , provvide alle
liti che insorgevano per privilegi
tra i vescovi e i regolari, e prese
pnrticolar cura dei eisterciensi, pre-
tuonslratensi e bnsiliani. Prescrisse
il teologo nelle cattedrali ; e per-
chè i parrochi vìvessero con più
decenza , e meglio attendessero al
grave ulDzio, dichiarò che non si
potessero mettere pensioni sui be-
nefìzi curali, i quaii non eccedes-
sero cento seudi di rendita. Del-
l'abiura fatta da Enrico III re di
!Na varrà, dello stocco e berrettone
benedetti mandali al re Carlo IX,
e della strage degli ugonotti che
questi fece eseguire in Francia
{yedi) il giorno di s. Bartolomeo,
ne parlammo a quell'articolo, ed
è falsa la calunuia che ne sia
stato connivente il Pontefice : la
processione ed altre ditnostrazioni
ch'egli fece, furono per le notizie
che ricevette della cessata strage.
I discorsi del Papa dimostrarono
ch'egli disapprovò quella crudele
carnifìcina, e non volle afi(atto sco-
municare Enrico III, e il principe
di Condé, quantunque vi fosse
spinto. Frattanto avendo il conte
Giovanni Aldobrandìni, gentiluomo
di Ravenna, tramato occultamente
di dare ia mano ai turchi la sua
patria , e la città d' Ancona , fu
pubblicamente decapitato , ed i
complici castigati. Colle strette com-
missioni che diede il santo Padre
ai governatori delle provincie pon-
tifìcie , pose freno alla licenza dei
baroni ; e colla rinnovnzione dei
decreti contro le franchigie, i giuo-
chi dei ridotti, e quanto riguarda-
■va. il rispetto all'onestà, fece co-
noscere quanto gli era a cuore
GRE
r ordine e la giustizia. Attendenti»
Gregorio XIII all'aumento dell'e-
rario del tesoro papale, nel dimi*
Duir le pubbliche gravezze, ed ia
ricuperare molte terre della Ghie*
.Sii, accrebbe le rendite della camera
apostolica. Riscattò con ingenti som»
me molti cipriotti fatti schiavi dai
tuix^hi ; concesse gli «pogli ai vescovi
poco facoltosi del regno di Napoli ;
allo spedale della Pietà in Venezia
donò diecimila scudi; e comparti
pingui pensioni all' arcivescovo di
Malvasia esiliato dai turchi , per
aver eccitato i popoli di Morea a
porsi sotto gli stendardi cristiani nel
tempo della guerra della len[n.
Avvicinandosi la celebrazione del
giubileo universale dell' Anno saii'
to XI (f^edt), Gregorio XIII co-
mandò eccellenti regolamenti pei*
felicemente celebrarlo, tanto per la
provvista de'cornmestibili, che pei*
L'accomodamento delle strade, proi»
bendo ai proprietari delle case ac-
crescerne il fitto. Per incitare i
cardinali a restaurare ed abbellire
le loro chiese, ordinò che si faces-
se quanto occorreva alle principali
basiliche, rifacendo i portici della
Vaticana e della Liberiana : da
questa basilica fece regolarizzare
una strada dritta sino alla basilica
Lateranense, non che ampliò la
strada papale , onde ne fu posta
memoria con un' iscrizione sul pa-
lazzo Amadei. Inoltre prosegui la
fabbrica del tempio vaticano, ne
accrebbe i pregi , e donò sontuosi
apparamenti, che pur concesse alla
basilica Lateranense, cui eresse una
nobile cappella pel ss. Sagramento^
Alla basilica di s. Paolo fece or-
nare l'altare maggiore ed altro.
Ingrandì la porta Celi montana, «
rifece il ponte s. Maria o Rotta.
Nel Palazzo Valicano ( Vedi )
GRE
aumentò le stanze , alzò la volta
(Iella kala di Costaatiao , fece di*
piugere parte delle logge, fece la
bellissima galleria , coli' Italia anti-
ca e moderna rappresentata con
carte geografiche dipinte , l' osser-
vatorio astronomico, la cappella co-
mune, e compì la magnifica sala re-
gia : ampliò inoltre la chiesa ed ospe-
dale di s. Marta , per la famiglia
pontifìcia. Nel i5j/{, molto faticò
il Pontefice per ridurre Giovan-
ni III re di Svezia alla cattolica
religione, come per mantenere sul
trono di Polonia Enrico di Valois,
ciie divenuto re di Francia col
nome di Enrico HI , lo soccorse
contro gli eretici ugonotti , che in
quel reame facevano lagrimevoli
danni. Olire i diversi aiuti ripor-
tati al citato articolo Francia, Gre-
gorio XIII nel 1^74 mandò al re
duecentomila scudi colle proprie
galere tipo a Marsiglia. Indi dopo
j-eplicate preghiere, prima di Carlo
IX, poi di Caterina de' Medici sua
madre, quindi dello stesso Enri-
co III, e dopo varie consultazioni,
il santo Padre s{3edi due bolle, la
prima a' ^4 ag^*''^ i^74> l'alt''^
a' i8 luglio 1^76, nell'una si ap-
plicavano alla corona sopra i frutti
ecclesiastici un milione di franchi ,
o un milione di lire tornesi, o sia
scudi romani trecentomiia circa, al
dir del Bernini, Storia delle eresie
tom. IV, cap. X, p. 542; nell'al-
tra si concedeva la facoltà di alie-
nare beni stabili del clero, pel va-
lore di uà milione di franchi.
Queste due bolle per grata memo-
ria a Gregorio XllI furono inse-
rite nel tomo IV de' Commentari
del clero gallicano. Vedi Natale
Alessandro, Histor. eccles. saec. XVI,
cap. I, art. XXI, num. i. Il re
di Spagna ( Vedi), avendo suppU-
GRE 299
calo anch' egli il Pontefice per la
guerra de' turchi e quella della
Fiandre, di poter alienare beni ec-
clesiastici, Gregorio XIII vi accon-
discese con diverse condizioni, e ad
istanza dello stesso Filippo II eres-
se la sede vescovile di Burgos ia
metropoli. Nell'anno santo 1^7 5,
che con gran divozione celebrò, Gre-
gorio XllI die magnifico alloggia
al granduca di Toscana, al duca
di Parma, ad Ernesto di Baviera ,
ed al cugino Carlo di Cleves che
onorò dello stocco e berrettone be-
nedetti , e morendo venne sepolto
nella chiesa di s. Maria dell'Anima:
ai desolati servi di Carlo , il Papa
diede scudi cento per ciascuno. Per-
mise ai cappuccini di dilatarsi per
tutto il mondo, e beneficò la loro
chiesa in Frascati, rifacendo più
ampia quella di Roma; si adoperò
per impedir la confessione augusta-
ua in Boemia, per indurre Massi-
D)iliano 11 a prendere in Roma la
corona imperiale , e per sedare i
tumulti di Genova.
Nel 1576 morì in Roma l'ar-
civescovo Carrauza, di cui parlam-
mo altrove, cou riputazione di san-
to , benché giudicato sospetto di
eresia; ed il Pontefice fece porre
un epitaffio sulla di lui tomba, nel
quale si disse uomo illustre per
costumi e per sapere , modesto
nelle prosperità, e paziente nelle
avversità. La oorte di Spagna non
andò esente da critiche, pei rigore
esercitato sull'arcivescovo. Per l'im-
presa contro r Africa il santo Pa-
die accordò a Sebastiano re di
Portogallo centocinquantamila scu-
di sui beni di chiesa, e per le sue
suppliche istituì il vescovato di
Macao. Smunto il pontifìcio tesoro
per le sovvenzioni ónte alla Ger-
mauia ed alla Francia , per la
Sòó GRE
ìiiil'AhmÀnnc. e guardie della mfi«
l'ina e dellQ stato d' Avij^'iiotie, per
le limosirie e sostentamiMito di tan-
ti colk'j^i, ed altro, il Papa irn-
pose alcune decime sopra i bene-
lizi d' Italiq , esclusi i luoghi nii,
i mendicanti, e i dominii veneti,
od eresse un luogo di monte estin-
guibile. Frattanto Gregorio XIII
oonchiuse una lega con Filippo li
per liberare Maria Stuarda regina
di Scozia dalla tirannica prigionia
in cui la teneva Elisabetta regina
dlngbilterra, e provvedere alle cose
del regno; in pari tempo esortò i
veneziani a non ricevere l' amba-
sciatore inglese, usò loro diverse
attenzioni , e distinse il doge Mo-
qenigo col donativo della rosa d'oro
benedetta : in tale lega il Papa si
adoperò perchè vi entrassero i re
di Svexia e di Polonia. Minaccia-
to lo stato ecclesiastico dalla peste,
il Pupa ricorse in più modi al di-
vino patrocinio, e spese più di
duecentomila scudi per le debite
provvisioni. Ottenne dg Ridolfo H
che nel domandar la conferma
della sua elezione all' impero, usas-
se termini ossequiosi, come meglio
si è detto all' articolo Germania
(f^edi). Nel 1577 spedì nella Sve-
àia il gesuita p. Possevino per ri-
cevere r abiura del re, e dar sesto
agli atlàri religiosi. Dopo breve
vertenza il santo Padre concesse a
Filippo II , come re di Napoli e
Sicilia, la nomina alle vacate chie-
se di Catania e Palermo, istituendo
a di lui istanza i vescovati di s .
Marta, Tiuxillo ed Arequipa. Con
V aiuto dei duca di Savoia Ema-
nuele Filiberto , ricuperò Gi'ego-
j'io XIII alla santa Sede i feudi
di Montafia e Tigliole nella dio-
cesi d' Asti : più tardi riconquistò
Luazc\no e Cistoma di Piemonte
GRE
devoluti alla camera apostolici psi
morte del conte Baldassare Rungo-
ne. Con grande spddisfazione del
suo zelo cominciò l'anno 1^7^ 1
per la speranza che in esso con-
cepì della riduzione di più provin-
cie orientali alla pontifìcia obbe-
dienza , per la conversione dallo
scisma dell'arcivescovo 4i Naxivan,
per quella del patriarca di Caldea
che stabilitosi in Roma fu genero-
samente provveduto, per quella del
patriarca de' maroniti , per quella
dell' arcivescovo di Cranganor, e
per quanto fece cogli abissini ed
etiopi. Soccorse que' ruteni ch'era-
no io Calla, nella Taurica Cherso-
neso, ed i greci cui mandò molti
libri stampati; e presso il re por-
toghese procurò di far reintegrare
del regno Giovanni re dell' isola
Ceylan , detronizzato per essersi
fatto cristiano con ventimila dei
suoi sudditi. Confermò 1' ordine
equestre dello Spirito Santo, isti-
tuito da Enrico 111, o meglio rin-
novato. Deputò una congregazione
di uomini dotti per l'emendazione
della Bibbia greca ; ed essendosi
incominciato sotto Pio IV, e s.
Pio V la correzione del decreto di
Graziano, e di tutto il Diruto ca-
nonico ( f^edi ) , per la quale il
Papa avea lavorato, ne incaricò del
compimento il celebre Pamelio,
quindi lo fece stampare in R.oma.
Si occupò della bonificazione delle
saline di Cervia, e nel porto Cese-
natico fece nuove case, e il ponte
sul canal grande ; alTrancando e
ricuperando ai dominii della Chie-
sa diversi castelli, e le città di For-
limpopoli e Bertinoro. Nate nuo-
ve contese nel 1^79 tra il duca
di Modena e la repubblica di
Lucca pei confini della Garfagna-
na , con successo- il Papa s' ipter-
ORE
pose. Colla stessa premura sopì i
contrasti insorti tra i duchi di
Mantova e di Nivers sopra una
parte dal Monferrato; e le verten-
ze tra l'ordine gerosolimitano e la
repubblica di Venezia: similmente
Gregorio XIII presso Filippo llj
beneficò i napoletani malcontenti
del viceré, e pacificò con lui Ste-
fano Baltori nuovo re di Polonia^
che gli avea mandato ambasciatori
di obbedienza, e perciò riconosciu-
to non ostante le proteste del re
di Francia.
Con gran premura il santo Pa-
dre si applicò per l'elezione del
nuovo generale dell'ordine Fraii'
cescano [Vedi) , e perchè in Fran-
cia fosse ricevuto il concilio di
Trento. Non concesse al cardinal
Enrico [Fedi) re di Portogallo la
dispensa di prender moglie. Intra-
prese il disseccamento delle valli
di Ravennaj e pose fine alla con-
troversia sui sali di Comacchio col
duca di Ferrara, e tra questi e la
comunità di Bologna sui confini
del territorio. Pubblicò la raccolta
di tutte le bolle e costituzioni pon-
tifìcie da s. Gregorio VII sino ai
suoi tempi ; ed eresse Crema in
seggio vescovile. J\el i58o gran fa-
tica sostenne il Pontefice per com-
porre una differenza colla Francia,
per aver fatto colà il nunzio Dan-
dini stampare e distribuire la bol-
la in Coena Doinirà. Non cessan-
do Michele Baio di spargere ed
insegnar gli errori condannati da
8. Pio V , il Papa ne rinnovò la
condanna, ed ottenne l'abiura di
Baio che però non fu sincera. Sof-
frendo gravi danni dai protestanti
la religione cattolica nella Stiria e
nella Carintia, con successo il san-
to Padre ottenne opportuni px'ov-
vedimeuti dall' arciduca Carlo. Af-
GRE 3of
flitla Roma dall'epidemia del ca-
strone, parlicolar cura ne prese il
Pontefice, che con bolla confermò
i nuovi statuti dell'alma cillà. Nel
i58o solennemente collocò il cor[)o
di s. Giegorio Nazianzeuo nella son-
tuosa cappella da lui edificata nel-
la Chiesa di s. Pietro in Vaticano
[Vedi), e dal suo nome detta Gre-
goriana. Nel 1 58 r si querelò con
Filippo II per la pace conchiusa
coi turchi , la cui potenza voleva
egli abbattere a bene del cristia-
nesimo. In questo tempo, come di-
cemmo all'articolo Gerosolimitano
[Vedi), il gran maestro l' Evesque
fu imprigionato: Gregorio XI 11
spedì a Malia monsignor Visccnli
a liberarlo, ed avocò a sé il giu-
dizio. Portatosi il gran maestro ì\\
Roma, fu benignamente accolto, e
poi dichiarato innocente : da que-
sto Papa ebbero origine gli inquit
sitorì e visitatori apostolici di Mal-
ta, la cui serie riportammo al ci-
tato articolo. Continuando la visi-
ta che nell'Italia avea ordinato il
Pontefice a tutte le diocesi, i ve»
neziani vi si opposero, ma poscia
si sottomisero con gran vanlaggiot
del culto divino. Contemporanea-
mente assalito Ivan IV czar di
Russia, che altri chiamano Gio-
vanni Basilio, dal re di Poloni;»,
ricorse per l'interposizione al Pon-
tefice, il quale gli spedì per nun-
zio il gesuita p. Antonio Possevino
con brevi , ricchi doni, e con un
sunto del concilio di Firenze: con-
chiuse il nunzio la bramata pace, e
rispose egregiamente a tutte le ob-
biezioni che su punti religiosi gli
fece il principe, di che se ne par-
la all'articolo Russia. Confermò ai
fornari i privilegi loro concessi da
Leone X e Giulio III, massime sui
loro crediti ; reintegrò ed ampliò
3òi GRE
quegli nntìchi accordali da nitri
Pontefici alle uniTcrsilà de' mer-
canti, merciari, speziali ed altri ; e
pei poveri assegnò il monislero di
s. Sisto per abitazione. Nel princi-
pio dell'autunno i58i assalito il
santo Padre da febbre terzana ,
diede agli ambiziosi e speculatori
qualche speranza di sede vacante:
tuttavia non lasciò di dare udien-
M, e col vigore del suo tempera-
mento, colla regola del vivere, e
col benefizio dell' aria di Frascati
e del Quirinale, ove avea incomin-
ciato a edificare il palazzo aposto-
lico, riavutosi in breve, attese con
maggior premura e forza che mai
air estirpazione degli abusi e del-
l'eresie, ed all'amplificazione della
Sede apostolica.
Nel i582 il Papa s'immortalò
con la celebre correzione del Ca-
lencfario [Vedi), che a suo onore
fu chiamato Gregoriano, ne coman-
dò l'osservanza, ed ordinò la cor-
rezione del Martirologio romano
(Fedi). In quest'anno per la care-
stia della Campagna romana, fece
cavare cinquantamila scudi dal Ca-
stel s. Angelo , per provvedere ai
bisogni; ed eresse in arcivescovato
la sede vescovile della sua patria
Bologna, della cui gratitudine, come
degli altri benefizi compartitigli dal
concittadino Pontefice , se ne ten-
ne proposilo all' articolo Bologna.
Gran dolore provò Gregorio XIII
nel i583 per l'apostasia di Ghe-
rardo Truchses arcivescovo ed elet-
tore di Colonia [f^edi): lo depose,
ed istituì la nunziatura apostolica
di Colonia. Gravi danni recando
allo stato della Chiesa i fuorusciti e
malviventi , contro di essi spedì
gente armata , e lo stesso Iacopo
Boncompagno generale di s. Chie-
sa, il quale più con accorte manie-
GRE
re che con la forza ne frenò l'ind*
peto e le devastazioni. Continuan-
do i malviventi a commettere atro-
ci misfatti nel i583, nacque tra i
Birri ed alcuni nobili romani quel-
la funesta zuffa che descrivemmo
a quell'articolo. In quest'anno e-
stinse il dazio del macinato, ed
acquistò i territori i delle Chiane
nei confini della Toscana. Negli
ultimi del suo pontificato ricevette
la consolazione di ac<;ogiiere In ce-
lebre ambasceria del Giappone
[Vedi), che in nome di tre re di-
chiararono la loro obbedienza al
successore di s. Pietro. Altii fasti
di questo Pontefice , sono l' aver
fatto in Roma amplissimi granari
nelle terme di Diocleziano, restau-
rate le carceri Savelli, erette fon-
tane nelle piazze Navona, del Po-
polo e della Rotonda ; in Porto
fabbricali diversi magazzini, ridot-
to in ottimo stalo le mura e la
fortezza d'Ancona, e fortificato Avi-
gnone; costruì il ponte Centino ai
confini della Toscana, fabbricò un
palazzo in Loreto, e la strada che
conduce al santuario, ed in Monte
Porzio edificò la chiesa di s. Gre-
gorio. Approvò la congregazione
dell'oratorio istituita da s. Filippo
Neri , onde quelli che ne fanno
parte sono delti filippini ; e sepa-
rò i carmelitani ealzali dalla nuo-
va riforma degli scalzi. Ordinò che
la festa di s. Anna madre della
Beala Vergine fosse per tutto il
mondo celebrata a' 26 luglio con
uffizio di rito doppio, e pose nd
martirologio romano il gran Pon-
tefice s. Gregorio VII. Determinò
che ne' monisleri e conventi di
Spagna non potessero abitare me-
no di tredici religiosi. Eresse in
vescovato la chiesa di s. Severo nel
regno di Napoli ; ed alle prime
GRE
Miltc chiese di Milano concesse le
indulgenze che godono quelle di
Roma. Confermò la confra terni la
del Gonfalone, e l' eresse in arci-
confroternita ; ed approvò la cnn-
fraternita della Pietà de' carcerati.
Soleva recarsi a Civitavecchia nel-
r autunno , e nella primavera ed
altri tempi a Frascati nella villa
Mondragone e nella villa Bonoom-
jìagno. JNel fine di agosto 1578 fu
ancora alla Madonna della Quer-
cia presso Viterbo, gli concesse pri-
vilegi, indulgenze e donativi, ap-
provando ed ampliando la fiera.
In quella circostanza visitò le ame-
nissìme ville di Cagnaia, di Capra-
rola e della Sforzesca, dei cardina-
li Gambnrn, Farnese e Sforza.
Aggravato Gregorio XIII dal pe-
no di oltantatre anni e tre mesi di
età, avendo voluto contro il pare-
re de' medici e de' suoi amorevoli
e familiari , osservare esaltamente
la quaresima, e non guardarsi dal-
le fatiche del suo ministero, a' 5
aprile fu assalito da lenta febbre,
e. da molesta infiammazione di fau-
ci ; ma ne anche per questo lasciò
egli i cibi magri , né le solite oc-
cupazioni. Nella domenica dopo n-
vcr celebrato la messa, volle inter-
venire alla cappella , e nel lunedì
tenne concistoro. Nel dì seguente
si pose a letto contro sua voglia ,
e sebbene nel mercoledì dasse spe-
ranza di miglioramento, in breve
tempo la natura cede sì precipito,
«amente, che non rimanendo tem-
po uè foi7a a formala confessione
« a nuova comunione, cui gì' im-
pedì il vomito di ricevere come
ansiosamente desiderava, prima che
gli fosse compitamente amministra-
ta l' estrema unzione dal cardinal
Boncompagni penitenziere maggio-
re, io mezzo a frequenti atti di
GRE 3oÌ
pietà, che con voce tramortita re-
plicava, soavemente spirò a' io
aprile i585, avendo goveniafo do-
dici anni , dieci mesi e veiit'otto
giorni. Fu sepolto presso la sua
cappella Gregoriana nella basilica
vaticana, ove nel decorso secolo gli
fu eretto quel deposito di cui par-
lammo al voi. XII, p. 299 del Di-
zionario: l'anteriore di stucco fatto
da Prospero di Brescia è riportato
inciso dal Bonanni alquanto dilFc-
renle dall'odierno, anche in ciò eh' è
rimasto ad ornar la semplice tom-
ba di Gregorio XI V , Numismtila
summ. Pont, templi Vaticani , p.
Ilo. Quello di stucco fu eretto
per ordine del cardinal Girolamo
Boncompagni, quello di marmo per
volere del cardinal Jacopo Bon-
compagni, agnati del Pontefice. In
otto promozioni creò trentaquatlro
cardinali, fra'quali due nipoti Fi-
lippo Boncompagni e Filippo Gua-
stavillani o Vaslavillani , non che
Francesco Sfì)ria. parente della mo-
glie del proprio figlio : inoltre dai
cardinali di Gregorio XIII uscirono
i Papi Urbano VII, Gregorio XIV,
Innocenzo IX e Leone XI, tutti crea-
li nella penultima promozione. La
sua famiglia Boneompagno (Fedi)
fu da lui assai beneficata , al mo-
do che dicemmo a detto articolo:
però del palazzo Sora di Roma,
che ha dei pregi, e che il Milizia
non crede del Bramante come si
reputa, sene parlò al voi. XXIV ,
p. :i5f del Dizionario. Giacomo
suo figlio ch'ebbe prima di farsi
ecclesiastico da una donna libera ,
indi da luì legittimato e ricolmato
di dignità, di feudi adi riccliezze,
per avere di propria autorità ca-
vato dalle carceri un servitore che
gli era caro, e sebbene poscia ve
lo riconducesse, il Papa lo confini»
3o4 ORE
a Perugia <la dove noi richiatnb
che per reiterate istanze di prin-
cipi ragguardevoli. Le rare virtù
di questo gran l'onteiice, uno dei
più illustri che occuparono la cat-
tedra di Sfin Pietro, trassero dopo
la sua morte le lagrime del popo-
lo, che lo riguardò come uno dei
più degni Papi, indefessamente al-
lento al bene de' suoi sùdditi; ma
il suo governo non fu abbastanza
severo, e ladronecci gravissimi ri-
masero impuniti, cui energicamen-
te riparò l' immediato successore
Sisto V. Era egli per riguardo al
corpo di statura alta, di comples-
sione robusta, di naso aquilino,
con occhi azzurri, barba folta e
composta in guisa che conciliava
■venerazione , e indicava maestà.
Molto piacevasi di cavalcare per la
città e fuori, secondo 1' uso d'allo-
ra, ed era di tale agilità che salen-
do a cavallo non abbisognava di
aiuto : camminava a passi grandi
e veloci.
Per rispetto poi alle qualità del-
l'animo, nelle l'isoluzioiii era accor-
to , nel praticare grave, nelle ri-
sposte pronto i nel vestire e nel
mangiare moderato : co' poveri fu
misericordioso, co' disgraziati dispo-
sto sempre al soccorso, e co' lette-
rati sì sollecito nel provvederli, che
ben quarantaselte ne provvide con
cariche ragguardevoli, altri stipen-
diandoli del proprio, con dieci scu-
di d'oro al mese, parte di palaz-
\ zo e due servitori , come narra il
' Serassi nella Fila di Mazzoni p.
49. La maggior sua gloria era il
dispensar favori , e perciò contava
per perduto quel giorno , in cui
non corrispondesse con prove del-
ia sua innata beneficenza. Dice il
.Vittorelli in Ciacconip t. IV, p. 7,
che la sua liberalità non ebbe li-
GRE
miti, perchè greci, cipnotri, tede-
schi, inglesi, scozzesi, polacchi, mo-
scoviti j indiani, ungheri, illirici ^
boemi, moravi, lituani, transilva-
ni, sassoni, svizzeri, francesi, italia-
ni, dotti, ignoranti, nobili, plebei,
vergini, vedove, maritate, zitelle,
orfani, luoghi pii, famiglie religio-
se e secolari, tutti partecìjiarono
della generosità di Gregorio XIII ,
e pure non lasciò debito, ma un
avanzo di scttecentomila scudi, il
senato aggregò alla nobiltà il fi-
glio Giacomo , ed eresse in Cam-
pidoglio una statua al Pontefice.
Dei biografi di Gregorio XIII n»;
trattammo al citato artic«)lo Bon-
coMPAGNi. Vacò la santa Sede tre-
dici giorni, y. Principio Fabrioi i
Delle allusioni, imprese ed emble-
mi sopra la vita di Gregorio XIIl,
Roma i588 pel Grassi.
GREGORIO XIV, P. CCXXIX;
Nicolò Sfondrati ebbe per padr«
Francesco conte di Rivera, barone
di Valsessina fatto da Carlo V, chin-
mato il Padre della patria, che
dopo la morte della moglie nei
i544 Paolo III creò cardinale. La
madre fu Anna Visconti, che mor-
ta in Somma, castello nel Milanesi
di sua famiglia , dove si era por-
tata a visitare Maddalena Viscon-
ti sua genitrice, Nicolò fu estrat-
to dal suo cadavere agli i i feb-
braio i535, dopo sette mesi dac-
ché era stato conceputo. La fami-
glia Sfondrati era nobile di Mila-
no, ma originaria di Cremona, co-
me può vedersi nel p. Vairani nei
Documenti cremonesi, par. II , p.
83, la quale discendeva da un
certo Corrado tedesco, che in tem-
po di Ottone IV imperatore venne
in Italia, ove i suoi discendenti gii
accrebbero lo splendore, come si
legge iu Gio. Francesco Gresceuw^
CRE
de' ss. Vincenzo ed Anastasio alle
tre fontane, prefetto della congre-
gazione delle indulgenze e sucre
reliquie.
Anno iSSp.
Nell'anniversario dell'elezione si
api'\ il nuovo museo Gregoria-
no-egizio. Discoprimento del ta-
bulano capitolino. Si pubblica il
libro intitolato : Esposizione di di-
ritto e di fatto , con autentici do-
cunienti, in risposta alla dichiara-
zione e memoria del governo pius-
siano, pubblicata nella gazzetta di
slato di Berlino il 3 1 dicembre
i838. Viaggio del Pontefice a s.
Felice ed a Terracina, cui vennero
stabiliti miglioramenti tanto per la
salubrità dell'aria, che ad ornato
e comodo della città. A* 26 mag-
gio solenne canonizzazione nella
basilica vaticana, dei beati Alfon-
so de Liguori, Francesco di Giro-
lamo, Giovanni Giuseppe della Cro-
ce, Pacifico da Sauseverino, e Ve-
ronica Giuliani. Quindi con breve
de' 2 e giugno , che comincia Pa-
triarchaleni basilicani nostrani La-
teranenseni, diretto al cardinal ar-
ciprete e capitolo lateranense, ac-
compagnò il dono che fece al
capitolo stesso del calice d' oro che
uvea usato nella messa pontificale
celebrata nella funzione di della
canonizzazione ; e confermò col me-
desimo breve tutti i privilegi in
qualunque modo concessi dai Papi
predecessori alla chiesa lateranen-
se, a' canonici e clero di essa. Qui
noteremo che il Papa comparti al-
tri benefizi alla medesin)a, sia col
marmoreo paviuiento della sagre-
stia, sia per la nuova vita eh' eb-
bero le pitture alfumicate del Bal-
ducci nella volta dell'altare papale,
mentre nella sottoposta cappella o
confessione, comesi disse all'urtico-
lo Fenestrella, vennero operati re-
voi.. XXXII.
GRE 32 r
stauri ed abbellimenti. Edifìzio eret-
to per abitazioni nella via di Ripetta.
Bonificazione della valle Umbra
compita. A' 3 dicembre pubblica-
zione della lettera apostolica , In
supremo apostolatus fastigio consti'
luti, contro l'inumano commercio
degli schiavi.
Concistori.
De' 18 febbraio. Creò dieci ve-
scovi ed arcivescovi, ed il seguen-
te cardinale.
Carlo Aclon^ nato in Napoli ,
pubblicato nel concistoro de' 24
gennaio 1842. Prete del titolo di
s. Maria della Pace.
Dei 2 1 febbraio. Creò sei vesco-
vi ed arcivescovi, compreso il pa-
triarca titolare di Costantinopoli.
Degli 8 luglio. Creò nove vesco-
vi ed arcivescovi , ed il seguente
cardinale , pronunciando l' allocu-
zione Offlcii menwres tuendoruut
Ecclesiae jurium, in difesa dell'ar-
civescovo di Gnesna e Posnania
Martino de Dunin, con la quale si
lamentò dell' ingiusta condanna fat-
ta contro di lui dai giudici laici a
cagione de' matrimoni misti.
Ferdinando Maria Pignattelli ,
della congregazione de' chierici re-
golari teatini, di Napoli. Prete del
titolo di s. Maria della Vittoria, e
arcivescovo di Palermo.
Degli 1 1 luglio. Creò sei vescovi.
Dei 22 novembre. Creò quattro
vescovi ed arcivescovi, e con l'al-
locuzione Multa quideni gravia et
acerba deplorò alcuni rutem- uniti
della Lituania e della Russia Bian-
ca, i quali con una parte del clero
e del popolo, lasciala miserabilmen-
te la Chiesa cattolica, erano passati
sotto gli scismatici della chiesa gre-
co-russa.
De' 23 dicembre. Creò quattor-
dici vescovi ed arcivescovi , ed t
quattro seguenti cardinali.
21
322 GRE
Giovanni Maria Mastai Fer-
retti di Senigalliu , pubblicalo nel
concistoro de' i4 dicembre i84o.
Prete del titolo de' ss, Marcellino
e Pietro, arcivescovo d' Imola.
Ugone Roberto Giovanni Carlo
de la Tour d' Auvergne Laura'
f^itaiSf della diocesi di Tolosa. Pre-
te, vescovo d'Arras.
Gaspare Bernardo PianelCi di
Jesi, pubblicato nel concistoro dei
i4 dicembre i84o. Prete del ti-
tolo di s, Sisto, vescovo di Viter-
bo e Toscanella.
Luigi P^ anni celli Casoni di A-
melia , pubblicato nel concistoro
de' 24 gennaio 1842. Prete del ti-
tolo di s. Calisto, legato aposlolioo
di Bologna.
AwNO 1840.
Riconoscimento della repubblica
del Cbilì, e stabilimento d'un in-
caricato d' affari di essa presso la
santa Sede. Compimento della rie-
dificazione del tempio di s. Maria
degli Angeli presso Asi»i, pel qua-
le contribuì del proprio; e depu-
tazione del cardinal Luigi Lain-
bruschini a consacrarlo nel ponti-
fìcio nome , il che eseguì agli 8
settembre. Compita la sontuosa na-
ve traversa della basilica di s. Pao-
lo, il Papa a' 5 ottobre ne consa-
grò solennemente l'altare principa-
le, pronunziando l'allocuzione Sa-
cra inler monumenta. Riedificazio-
ne d' un tratto dell'acquedotto Fe-
lice, fuori di porta Maggiore. Gua-
rentigia ai rispettivi autori sulla
proprietà delle opere letterarie ed
artistiche pubblicate. Epistola en-
ciclica Probe notisy XVIII kal. se-
ptembris , per eccitare i fedeli a
contribuire limosine alla beneme-
rita società della propagazione del-
la fede , in onore della quale so-
cietà fece coniare una medaglia.
Lettera apostolica Augustissiniani
GRE
beatissimi apostoli Paidi , per in-
vitare i fedeli a somministrar s'ac-
corsi pel risorgente tempio della
basilica ostiense.
Concistori.
De' 27 aprile. Creò dieciotlo ve-
scovi ed arcivescovi , oltre il pa-
triarca di Babilonia ossia de' cal-
dei, con l'allocuzione Quas Eccle-
sia Catholica apud gentem Clial-
daeoruni; (juindi pronunziò l'allo-
cuzione Afflictas in Tunquino, in cui
commendò la fortezza di quei mis-
sionari, che le catene, le percosse
e la morte non valselo a rimuo-
verli dal confessare pubblicamente
e costantemente la fede di Gesii
Cristo, massime nella Cina , Tou-
kino e Cocincina.
Dei i3 luglio. Creò tredici ve-
scovi ed arcivescovi.
Dei i4 dicembre. Creò quattor-
dici vescovi ed i due seguenti car-
dinali.
Lodovico Altieri romano, pub-
blicato nel concistoro de' 21 apri-
le 1845, dell'ordine de'preti.
Silvestro Belli di Anagni , pub-
blicato nel concistoro de' 12 luglio
1841. Prete del titolo di s. Balbi-
na , vescovo di Jesi. Defunto a' 9
settembre i844'
Dei 1 7 dicembre. Creò sei vesco-
vi ed arcivescovi, e provvide uà
mouislero nutlius.
Asino 1841.
Formazione del censo gratuito
o statistica della popolazione di Ro-
ma. Convenzione tra la santa Se-
de e Carlo Alberto re di Sarde-
gna sull'immunità ecclesiastica per-
sonalcj fatta nel marzo. Conven-
zione tra la santa Sede apostolica
e Francesco IV arciduca d'Austria
duca di Modena, sull'esercizio del
foro ecclesiastico specialmente cri-
minale, e sopra altri punti di di-
GRE
«ciplina, conchiusa in maggio. Giun-
gono in Roma a fare omaggio al
Papa i deputati de' tre regni cri-
stiani del Tigre, dell'Amara e di
Schoa neir Abissinia. La pia casa
d' industria e l' istituto de* sordo-
muli fioriscono : il secondo ne dà
pubblico saggio al Pontefice e car-
dinali. Il viceré d' Egitto Mehe-
med Ali volendo donare alla ba-
silica di s. Paolo bellissimi rocchi
d'alabastro orientale, una divisione
della marineria pontificia si reca a
prenderli all'isola di Filac. Il Papa
spedisce donativi al viceré , che
poi con lettera ne espresse il som-
mo gradimento. A' 3o agosto in-
traprende il viaggio per visitare
diversi santuari de' suoi stati , ed
a' 6 ottobre fa ritorno in Roma:
Perugia, Orvieto e Viterbo ne ce-
lebrarono r avvenimento con me-
daglie all' uopo coniate ; per tutto
dimostrazioni d'entusiasmo, fedeltà
e venerazione. Riconoscimento di
d. Maria II regina di Portogallo,
e ricevimento d' un suo ministro
presso la santa Sede. Colla lettera
apostolica Cuni honiinuni mentes ,
de' 3i ottobre, riformò e richia-
mò al primiero splendore l'ordine
equestre dello speione d'oro. Pro-
tezione alla vaccinazione del vaiuolo.
Condslori.
Del primo marzo. Creò sei ve-
scovi ed arcivescovi, ed il seguente
cardinale, pronunziando l'allocuzio-
ne yijfflictas in Hisponia relìgionis
reSj con la quale alzò di nuovo la
voce apostolica sui molti riprove-
voli ordinamenti emessi, e sui fat-
ti colà eseguiti dal governo contro
il diritto delia Chiesa.
Lodovico Giacovio Maurizio de
Bonald della diocesi di Rhodez. Pre-
te del titolo della ss. Trinità al
monte Pincio , e arcivescovo di
Lione.
GRE
323
Dei 12 luglio. Creò dodici ve-
scovi ed arcivescovi, ed il seguen-
te cardinale.
Pasquale Gizzi di Ceccano, pub-
blicato nel concistoro de'22 genna-
io i844' Pfete del titolo di s. Puden-
ziana, e legato apostolico di Forlì.
Dei i5 luglio. Creò quattro ve-
scovi ed arcivescovi,
Ajwo 1842.
L'imperatore di Russia Nicolaol,
grato alle accoglienze fatte dal Pa-
pa al granduca Alessandro princi-
pe ereditario , gli mandò in dono
una gran tazza di malachite con
basamento di diaspro; e poi quan-
tità di malachite per la basilica
ostiense : la tazza venne dal Papa
destinata alla biblioteca vaticana ,
cui fece pur dono di una raccolta
d* idoli , ed altre cose d' oro e di
bronzo , antiche ed indiane. Nel-
l'anniversario dell'elezione si apri-
rono al pubblico le terze loggie del
palazzo vaticano, restaurate sotto la
direzione del cav. Filippo Agricola :
i magnifici abbellimenti , accre-
scimenti e restauri de' palazzi e
giardini pontificii del Vaticano, del
Quirinale e di Castel Gandolfo fu-
rotio operati in epoche diverse. Ai
22 febbraio pubblicò la lettera a-
postolica Caiholicae religionis, con
la quale raccomandò a' Fedeli l'in-
felice stato della religione in Ispa-
gna, prescrivendo solenni preghie-
re con indulgenza plenaria in for-
ma di giubileo. Lettera apostolica
Inter ea, qiiae supremi apostolalus
munere urgente, emanata il primo
di aprile, e diretta ai vescovi del-
la Svizzera, riguardante l'abolizione
dei conventi. Neil' aprile in Lisbo-
na fu formalmente battezzato l'in-
fante di Portogallo d. Gio. Maria
Fernando Gregorio, tenuto al sacro
fonte dal Papa, che inviò in dono
alla regina madre Maria II la rosa
3^4 fi RE
d' oro benedetta. La repubMica
dell'Equatore commise uaa niissio'
ne speciale ad un suo rappresen»
tante, che gitmse in Roma nel mag-
gio. Affida ai religiosi ospitalari
benefratelii l'arcispedale di s. Gia-
como in Augusta, aumentando l'è-
difìzio d'un nuovo grandioso brac-
cio, e la facciata esterna della con-
tigua chiesa. Istituzione de'navigli a
vapore. Il tempio di Marte Ultore,
la piramide di Caio Cestio, e l'arco
di Druso sono resi più visibili.
Torna a visitar Civitavecchia , per
osservare il progresso delle mura
ampliate, delle fortificazioni, i la-
vori idraulici, ed altre cose ordi-
nate. A monsignor Antonio Tra-
versi patriarca di Costantinopoli
defunto, nella basilica Liberiana, di
cui l'aveva fatto canonico, gli fa
celebrare i funerali, ed ivi gli eri-
ge un marmoreo monumento. Or-
vieto con medaglia monumentale
volle ricordare le riparazioni fatte
alla famosa facciata del duomo.
Concistori.
Dei 24 gennaio. Creò sedici ve-
scovi ed arcivescovi , ed i due se-
guenti cardinali, pronunciando l'al-
locuzione Quod tamdiu adfaciliO'
rem Sabinensis ecc lesine , circa il
nuovo ordinamento di sua diocesi.
Federico Giuseppe Schwarzen-
he.rg di Vienna d'Austria. Prete
del titolo di s. Agostino, arcive-
scovo di Salisburgo.
Cosimo Corsi di Firenze, Prete
del titolo de' ss. Giovanni e Paolo,
vescovo di Jesi.
De' 27 gennaio. Creò quattor-
dici vescovi ed arcivescovi , com-
preso il patriarca di Cilicia degli
armeni, con l' allocuzione Benedi-
cti XIV gloriosissimae menioriae
praedecessoris nostri.
Be' 2 3 maggio. Creò quattordi-
ci vescovi ed arcivescovi.
GRE
Ai 2i luglio. Creò ventuno ve-
scovi ed arcivescovi, e prommtiò
l'allocuzione Ilaereiiletn din ani-
mo nostro dolorein ob miserii-
mani Catìiolicae ecclesiae in Ibis-
siaco imperio conditione alim, se-
guita da una /^posizione correda-
ta di documenti sulle incessanti
cure della slessa Santità Sua , a
riparo dei gravi mali da cui h
ajyiitta la religione cattolica negli
imperiali e reali doniinii di Rus-
sia e Polonia.
An50 1843.
Donativi alla università romana
di vari oggetti. Erezione dell'arse-
nale marittimo in Ancona benefi-
cata in altri modi, oltre la fortez-
za restaurata e l' erezione in essa
del bastione Gregoriano. Visita del-
le Provincie di Marittima e Cam-
pagna, e del nuovo porto e cana-
le di Terracina in costruzione :
Prosinone ne volle eternare la me-
moria colla coniazione d'una me-
daglia ; ovunque applausi e prote-
ste di amore filiale. In giugno con
decreto apostolico commise al car-
dinal Pietro Ostini di consagrare
monsignor Antonio Gava vescovo
di Belluno e Fcltre {Fedi), ai qua-
li articoli sono riportate le benefi-
cenze patrie e l'istituzione del se-
minario Gregoriano. Breve aposto-
lico de' 5 agosto , Inter maximas
et acerbissinias quas turbulentissi-
mis hisce temporibus^ di condanna
del libro intitolato: Lettera sulla
direzione degli studi ^ Ginevra i843.
Breve ai cattolici d' Olanda, In
sanata hac Petri Sede , de' 4 set-
tembre, contro Enrico Giovanni
Van Buul, nuovo arcivescovo sci-
smatico d' Utrecht. Lettera apo-
stolica degli 8 novembre, Ubi no-
vani inipioruni honiinum societa-
teni in tua dioecesi , indirizzata al
vescovo di Bayeux , con la quali
GRE
condannò la nuova sella di Pietro
Michele Vintras, che prelen'le ave-
re oiistenose comunicazioni col di-
vino Spirilo. Beatificazione della
vt'u. Maria Francesca delle cinque
piaglic, celebrata a' 12 novembre.
Concistori,
Dei 27 gennaio. Creò diecìselte
vescovi ed arcivescovi, compreso il
patriarca titolare di Costantinopoli,
ed i seguenti quattro cardinali.
Francesco di Paola Fìlladicn-
ni di Messina. Prete del titolo di
s. Alessio, arcivescovo di Messina.
Ignazio Giovanni Cadolini di
Cremona. Prete del titolo di s.
Susanna, arcivescovo di Ferrara.
Paolo MangeUi di Forb. Dia-
cono di s. Maria della Scala.
Giovanni Serafini di Magliano
in Sabina. Diacono de' ss. Vito e
Modesto, prefetto generale della
congregazione delle acque e strade.
Dei 3o gennaio. Creò tredici
vescovi ed arcivescovi.
Dei 3 aprile. Creò nove vescovi
ed arcivescovi , compreso il pa-
triarca di Lisbona, con l'allocuzio-
ne Conquesti snnms non semel,
sulle cose del Portogallo, di cui
procede il riordinamento, anzi è
(juasi al suo termine; e colla pro-
mulgazione del nuovo cardinal ca-
merlengo di santa romana Chiesa.
Dei 19 giugno. Creò dodici ar-
civescovi e vescovi, coi due se-
guenti cardinali, avendo pronun-
ciata r allocuzione Quod fiiit die
3 aprilisy egualmente riguardante
gli affari col regno di Portogallo.
Francesco Soraiva da s. Lodo-
vico di Braga. Prete, patriarca di
Lisbona.
Antonio Maria Cadolini di
Ancona , della congregazione dei
chierici regolari di s. Paolo. Pre-
te del titolo di s. Clemente, ve-
scovo d'Ancona.
GRE 325
Dei 22 giugno. Creò selle ve^
scovi ed arcivescovi.
Anno i844'
Compimento della strada ria-
perta, che da Civitavecchia mette
ad Orbetello ed a tutta la ma-
remma toscana. Nuovo museo Gre-
goriano con galleria nel palazzo
luteranense. JNella basilica vatica-
na agli 1 1 febbraio consagrò ve-
scovi i cardinali Castracane, Poli-
dori , Cagiano e Clarelii. A' 12
marzo, festa di s. Gregorio I Ma-
gno, l'artistica congregazione dei
Virtuosi al Pantheon eseguì in Cam-
pidoglio la premiazione del secondo
concorso biennale Gregoriano, col
fondo assegnatole in perpetuo dal
Papa. Lettera enciclica degli 8
maggio, Inter praecipuas machina-
tiones, contro le società bibliche,
ed i settari biblici riprovati e con-
dannati, massime quelli di Nuova
York in America, appartenenti al-
la società denominata Alleanza
cristiana. Il re de' francesi Luigi
Filippo donò al Pontefice due
quadri, uno in isniallo sopra tavo-
la di porcellana, in cui Vittoria
Jacquetot dipinse la Madonna del
velo di Ralfaello, l'altro in arazzo
rappresentante s. Stefano proto-
martire . Rifusione della nuova
campana maggiore della patriar-
cale basilica Liberiana, benedetta
poi solennemente dallo stesso Pa-
pa a' 3 maggio 184^. Essendo
presidente dello studio del musai-
co in grande ed in ismalti taglia-
ti della rev. fabbrica di s. Pietro
monsignor Lorenzo Lucidi, il Pon-
tefice assegnò alla conservazione
ed incremento del medesimo an-
nua somma perpetua. La grande
operazione poi del censimento ha
formato una delle primarie, gravi
e serie sollecitudini del Pontefice,
per cui è stata trattata con ira-
326 GRE
parzialità e giustizia , colla mng-
gior fiducia verso i censiti per la
revisione intrapresa , forse la più
grandiosa che si conosca, massime
nel prò- presidentato di monsignor
Ga.spare Grassellini.
Concistori.
Dei 9, -2 gennaio. Cveh venti ve-
scovi ed arcivescovi , compreso il
patriarca titolare di Costantinopo-
li ; creò i tre seguenti cardinali, e
«•-onferì l'uffizio di vice - cancellie-
re di santa romana Chiesa, e som-
mista delle lettere apostoliche.
Fabio Maria Asquini di Udi-
ne, pubblicato nel concistoro de'2 i
aprile \%\S. Prete del titolo di s.
Stefano al Monte Celio.
Anton Maria Cagiano de Aze-
vedo della diocesi d'Aquino. Prete
del titolo di s. Croce in Gerusa-
lemme, e vescovo di Senigallia.
Nicola Clarelli Paracciani di
Rieti. Prete del titolo di s. Pietro
in Vincoli, e vescovo di Montefla-
scone e Cornelo.
Dei 25 gennaio. Creò undici
vescovi ed arcivescovi, compreso
il patriarca di Cilicia degli arme-
ni , pel quale pronunziò l' allocu-
zione Successione patriarcarwn non
inlerrupta.
De' 17 giugno. Creò diecinove ve-
scovi ed arcivescovi , fra' quali il
cardinal vescovo suburbicario d'O-
stia e Velletri, decano del sacro colle-
gio, e legato apostolico di Velletri.
De' 22 luglio. Creò otto vesco-
vi ed arcivescovi, ed i tre seguenti
cardinali. .
Francesco Capaccini romano,
pubblicato nel concistoro de' 2 i a-
prile 1845, dell'ordine de' preti.
Domenico Cara fa di Traeilo di
Napoli. Prete del titolo di s. Ma-
ria degli Angeli, arcivescovo di Be-
nevento.
Giuseppe Antonio Zacchia, nato
GRE
nel castello di Vezzano , diocesi di
Luni e Sarzana, pubblicato nel con-
cistoro de'2 I aprile i84>. Diacono
di 8. Nicola in Carcere Tulliano.
De* i5 luglio. Creò sei vescovi
ed arcivescovi, fra' quali l'arcive-
scovo di Tarso in partihus, scio-
gliendo dal vincolo il cardinal Pao-
lo Polidori pei titolo che ne por-
tava.
Aifxo 184^.
I beni rustici ed urbani costi-
tuenti il COSI detto Appannaggio
negli stati pontifìcii, concessi dalla
santa Sede coli' annuo canone di
quattromila scudi, fino dagli 8 mag-
gio I 8 1 6, in enfiteusi al defunto prin-
cipe Eugenio Beauharnais, e quin-
di passati alla principessa Augusta
Amalia di Baviera di lui vedova
consorte, ed al figlio principe im-
periale di Russia Massimiliano duca
di Leuchtenberg, furono coli' auto-
rità del pontificio chirografo de' 22
marzOj e col contralto formalmen-
te stipulato a' 3 aprile, ricuperati
all' utile dominio della santa Sede
dal cardinal Mario Mattei a ciò de-
putato, per il prezzo di tre milioni
settecento cinquantamila scudi. La
real casa di Leuchtenberg fu rap-
presentata dal commendatore Roux
de Damiani. E perchè la detta ri-
cupera della massa de' beni meglio
corrispondesse' alle sovrane intenzio-
ni, di essere cioè con tante vendi-
te divisa in favore specialmente dei
luoghi pii, corpi morali e sudditi
pontificii, onde l'industria pubblica
se ne giovasse a maggior incremen-
to del commercio interno, con chi-
rografo de' i4 aprile e stipolazione
de' 24 detto, ebbe luogo la retro-
vendita generale de' medesimi be-
ni ad una rispettabile società ro-
mana, per quindi etfettuare le par-
ziali vendite. Gli affari ecclesiastici
della Spagna vanno a prendere un
GRE
l)uon andanrtenlo, dappoiché la re-
gina ha inviato presso la santa Se-
de un plenipotenziario per tratta-
re la riordinazione degli affari me-
desimi a norma de' sacri canoni.
La medaglia annuale che si dispen-
sa per la festa de' ss. Pietro e Pao-
lo, rappresenta il nuovo ponte eret-
to tra Genzano e Galloro.
Concistori.
De' 20 gennaio. Creò quindici
vescovi ed arcivescovi.
De' 2 I aprile. Creò dodici vesco-
vi ed arcivescovi, e quattro cardi-
nali che riservò in petto.
De' 24 aprile. Creò otto vescovi,
compreso un arcivescovo ed il pa-
triarca titolare di Costantinopoli.
Da quanto abbiamo di sopra
accennato risulta , che il Pontefice
Gregorio XVI felicemente regnan-
te tenne cinijuantaquattro concisto-
ri, senza comprendervi i pubblici
e quelli convocati per la celebra-
ta canonizzazione; più adunò Ire
concistori in cui non furono crea-
li vescovi, e in due neppure car-
dinali, cioè ai IO agosto i834, ai
IO dicembre iHSy, ed ai 3o no-
vembre i838 in cui accettò la
rinunzia del cardinal Odescalchi
creandone un altro in sua vece.
Nei delti concistori creò ottanta-
diie cardinali, quattro de'quali però
non ancora pubblicali, e questi in
venliqiialtro promozioni cardinalizie;
patriarchi, arcivescovi e vescovi sette-
ceiUocintjiuantacincfue , e provvide
quattro monisteri nitllius dioecesis.
Gli arcivescovi e vescovi fatti con
decreti della congregazione di pro-
pagandante sono ctnlonovantacin-
que;\ vicariati apostolici istituiti con
decreti della medesima sono trai-
tasei, le sedi arcivescovili e vesco-
vili istituite nuovamente con bol-
le concistoriali sono ventitré oltre
tre arcivescovati , mentre quelle i-
GRE 327
stilulte con decreti della congre-
gazione mentovata sono quindici
compreso un arcivescovato. Ecco i
nomi de'vicar-iati apostolici: £git>
to, Gujana, Tunisi, Baja d'Hunson,
Curacao, Giammaica, Oregon, Te-
xas, Hu-quang, Yunnam, Tche-
kiang, Leao-tuiig, Mongolia, Xan-
tung , Honam , Siam orientale,
Calcutta, Ceylan, Madras, Pondiche-
ry, Sirhind o Sardhana, Distretto o-
rientale di Inghilterra, Distretto di
Galles, Distretto di Lancasler, Di-
stretto di York, S.Maurizio, Limbur-
go, Luxeuiburgo, Batavia, Oceania
occidentale, Oceania orientale, Ocea-
nia centrale, Melanenia, Micronesia
Sandwich, e Patna o Patanà. Gli
altri vicariati apostolici istituiti iti
questo medesimo anno nelle In-
die orientali, sono nominati in
queir articolo. Ecco i nomi del-
le sedi arcivescovili istituite con
bolle concistoriali: s. Giacomo dei
Chili, Cambray e Siracusa; quel-
li delle sedi vescovili sono: Nocera
de' Pagani, s. Giovanni di Cuyo,
Bruges, Ortona, Pamplona, Giove-
nazzo e Terlizzi, Tempio, Guaya-
quil, Algeri, s. Carlo nell' America,
Serena, California, Caserta, Poggio
Mirteto, s. Salvatore, Chacapoyas,
Pitigliano, Noto, Caltanisetta, Tra-
pani, A ci reale, Costarica, e Ve-
ra-Cruz. Ecco i nomi delle sedi
vescovili istituite con decreti della
congregazione di propaganda fidti
Adelaide, Detroit, Galway, Hali-
fax, Hartford, Hobartown, Montreal,
Nashville Natchez , Nuovo - Bruns-
wick , Petricola ossia Little Rock,
Pittsburg, Vincennes, Perth, e Sid-
ney arcivescovato. Noteremo che i
cardinali morti nell'odierno pontifi-
cato sono sessantunOy cioè quaraii'
tatre creati da Pio VII, Leone XII,
Pio VIII, e diciatto creali dal Papa
Gregorio XVI.
LO Olì DO
3^8 GRE
Finalmente il Pontefice con de-
creti della congregaziune de' riti ,
ha confermato il culto imineinora-
bile de' seguenti beali, benché al-
cuni di essi in diversi luoghi sicnu
venerati col titolo di santi. Le date
indicano l'epoca del decreto d'o-
gnuno.
Enrico Susone svedese, sacerdote
domenicano: 22 aprile i83i.
Cecardo vescoto di Luni-Sarza-
na, martire: 9 aprile 1882.
Corrado figlio di Enrico duca
di Baviera, monaco cistcrciense, mor-
to vicino a Moifetta.
Giovanni Dominici domenicano,
cardinale ed arcivescovo di liagusi.
Giovanni di Rieti, nato in Paro-
chianodiocesi di Amelia, agostiniano.
Lucia d' Amelia monaca agosti-
niana : 3 agosto i832.
Gherardo da Villamagna, luogo
vicino a Firenze, cavaliere gerosoli-
mitano: 18 marzo i833.
Simone da Todi agostiniano.
Giordano da Pisa domenicano :
23 agosto i833.
Simone da Cascia agostiniano.
Marco Gusman fratello di s. Do-
menico, sacerdote del suo ordine: 2
giugno 1834.
Artoldo de' conti di Savoia, cer-
tosino e vescovo di Belley.
Cristina Risconti de' duchi di
Milano, terziaria agostiniana: 19
settembre i834.
Pietro de Bequetle inglese del-
l'ordine eremitano di s. Agostino:
28 agosto i835.
Giovanni de Bequetle inglese del-
l'ordine eremitano di s. Agostino.
GRE
Arcangelo da Calnlesimo nella
diocesi di Mazziira de' minori os-
servanti : 9 settembre i836.
Alberto monaco camaldolese : 3o
settembre 1H37.
Evangelista veronese, sacerdote a-
gostiniano: 17 novembre 1837.
Pellegrino sacerdote agostiniano.
Umberto ///conte di Savoia: 7
seltefnbre i838.
Bonifazio de'conti di Savoia, ar-
civescovo di Cantorbery.
Rizzerio da Muccia sacerdote
francescano: r4 settembre i838.
Lodovica de'conti di Savoia, mo-
naca francescana riformata : 1 2 a-
gosto 1839.
Bronislava polacca monaca pre-
raostratense: 2 3 agosto 1839.
Jìfarco di Monte Gallo sacerdote
minore osservante : 20 settembre
1839.
Camilla Gentili di Sanse veri no
maritata: i5 gennaio i84i.
Cristina Ceccarelli monaca ago-
stiniana.
Fortunato vescovo di Napoli.
Luigi Rabatà sacerdote carmeli-
tano : IO dicembre 1841.
Angelo di Massaccio martire e
monaco camaldolese: 22 aprile 1842.
/?owieocarmelitano:29aprilei842-
Lodovico Morhioli bolognese, ter-
ziario carmelitano : 24 ottobre \ 84 -
Ballista Ferenò monaca d- i.
Chiara: 7 febbraio i843.
Francesco da Caldarola sace"-
dote de' minori osservanti : i set-
tembre 1843.
Giacomino di Caapeci laico car-
melitano : 5 marzo i845.
FmE DEL VOLUME TRU.ESIMOSECONDO.
0
< t.
BX 841 ..ri67
1840
SMCR
Moroni , Gaet
ano.
1802-1883.
Di z ionario d
i erud
i zione
storico-ecc
les ias
t Ica
AFK-9455 (awsk)